Stupro di Caivano, la triste marcia della solitudine

In corteo al Parco Verde per chiedere legalità e giustizia. Ma il territorio non c'è

Caivano

Marco Martone

La sagoma della scarpetta rossa, con quella frase che è un appello disperato “No alla violenza”, sembra essere un salto nel vuoto, dopo i fatti terribili, inaccettabili che si sono verificati proprio qui, a pochi metri di distanza, nel Parco Verde di Caivano, teatro di una violenza cieca e ignorante, figlia di un degrado latente, rispetto al quale si è fatto troppo poco nel corso degli anni. Perché lo stupro delle due cuginette sarà una ferita incurabile, per le famiglie vittime del soppruso e per tutto il quartiere, attonito, sgomento e qualche volta complice. Arriverà il premier Giorgia Meloni e sarà l’ennesimo tentativo di sollevare la polvere da un  contesto di  vergogna e di povertà.  La manifestazione promossa oggi è l’ennesimo tentativo di sollevare le coscienze, di aprire uno squarcio di luce, nel buio fitto dell’indifferenza.

Ma a scendere in piazza cerano poche persone, chiamate a raccolta dai comitati civici, per “mostrare sostegno e solidarietà alle vittime dello stupro”. Un flop l’appuntamento presso la parrocchia di San Paolo Apostolo, guidata da don Maurizio Patriciello, prete simbolo nella lotta all’illegalità. Un uomo lasciato solo con la sua chiesa e pochi fedeli già in occasione dell’ultima messa celebrata. La esigua folla, formata quasi esclusivamente da rappresentanti di associazioni e da persone venute da fuori, si è diretta in corteo fino al capannone dove sarebbero avvenuti i fatti.  Uno striscione in testa al corteo con l’immagine di due bambine e la scritta “il nostro mondo è stato lacerato ora bisogna ricostruirlo”. Poi decine di manifesti ognuno dei quali con uno slogan che rivendica diritto e legalità sul territorio. Dalle finestre poche persone affacciate. Poi tante persiane chiuse. Domani è un altro giorno, il parco verde tornerà alla sua realtà fatta di solitudine e miseria. Da qualche parte due bambine e una decina di adolescenti fanno i conti con il proprio destino di vittime e carnefici.