(di Livio Esposito) –
Emeroteca-Biblioteca Tucci, quanti napoletani sanno di che si tratta e magari anche dove è ubicata? Nel cuore del centro storico di Napoli, a piazza Matteotti, nell’austero Palazzo Vaccaro (il Palazzo delle Poste, datato 1936, fattura urbanistica rigorosamente fascista) c’è uno straordinario scrigno di cultura, dove si conservano libri, giornali, epistolari, bandi, manoscritti, manifesti, molti rarissimi se non addirittura unici. Appunto, l’Emeroteca-Biblioteca “Tucci”, che ha una storia di quasi centoventi anni, è sconosciuta ai più. Nella stessa Napoli ancora pochi sanno della sua esistenza.
La fondazione risale al 1907, grazie all’allora Sindacato Corrispondenti, un’organizzazione sindacale che raggruppava i giornalisti napoletani che fungevano da corrispondenti da Napoli di testate nazionali. Aveva la sede in un ammezzato all’interno di un edificio, ora scomparso, di via Monteoliveto, di fronte a Palazzo Gravina, allora sede delle Poste e Telegrafi, oggi sede della facoltà di Architettura.
Quell’ammezzato fu concesso dalle Poste che per anni lo avevano utilizzato come deposito di posta da destinare al macero. E divenne la sala stampa dei corrispondenti. La concessione fu anche favorita da un evento eccezionale che aveva monopolizzato cronache e commenti nella Napoli della “belle epoque” di quei tempi, il caso Cuocolo (che sarebbe poi diventato, il processo Cuocolo, il primo grande processo, nella storia, contro la criminalità organizzata).
I Cuocolo erano due coniugi, erano stati ferocemente assassinati. Erano collusi con la camorra (lui era considerato un basista, specializzato in furti), al termine delle indagini vennero rinviati a giudizio numerosi camorristi, probabilmente appartenenti al clan rivale. Quel fatto di cronaca suscitò persino le attenzioni dei Savoia e attirò a Napoli inviati di tutte le maggiori testate italiane che avevano necessità di un posto dove scrivere e dei supporti telegrafici e telefonici (servizi gestiti in monopolio dalle Poste) per spedire alle loro redazioni gli articoli. Allora così funzionava. Quel deposito delle Poste concesso ai corrispondenti napoletani divenne anche la sala stampa per gli inviati che seguivano il caso Cuocolo.
Terminato il successivo processo la sala stampa rimase in uso ai giornalisti napoletani che ritennero opportuno, perché sarebbe stato agevolato il loro lavoro, collezionare le famose “mazzette” giornaliere dei quotidiani napoletani. Nacquero così le collezioni e nacque così l’emeroteca. L’ex deposito divenne in breve troppo angusto e nel 1913 i corrispondenti riuscirono a trasferirsi direttamente a Palazzo Gravina, e grazie ad uno dei fondatori, Vincenzo Tucci, cui è intestata l’Emeroteca, ottennero un po’ di saloni, qualche stanza e qualche prezioso finanziamento.
La nuova Sala Stampa – Emeroteca fu inaugurata la sera dell’11 ottobre del 1917 dal ministro delle Poste Luigi Fera. Dell’inaugurazione si occuparono i maggiori giornali italiani. Il “Mattino” dedicò all’avvenimento la “spalla” a quattro colonne, esattamente la metà della sua prima pagina, listata a lutto per la recente morte del fondatore e direttore Edoardo Scarfoglio. Nel 1936 la sede fu poi spostata nel nuovo grande Palazzo delle Poste progettato dal Vaccaro in piazza Matteotti, dove è tuttora allocata.
Dal 1970 è gestita, come presidente del consiglio direttivo, dal giornalista Salvatore Maffei, che con entusiasmo e dedizione l’ha arricchita, nonostante le difficoltà finanziarie (l’Emeroteca è gestita dall’associazione privata degli ex giornalisti corrispondenti), fino ad imporla all’attenzione di ricercatori, scrittori, studiosi e studenti provenienti da tutto il mondo.
Oggi l’Emeroteca Tucci può esibire un patrimonio inestimabile: oltre diecimila collezioni di periodici italiani e stranieri (il più antico del 1648), raccolte in trecentomila volumi, di cui duecento unici al mondo. E cinquantamila libri comprendenti incunaboli, volumi rarissimi del 1500 e del 1600, lettere autografe di artisti e scrittori degli ultimi quattro secoli, una collezione, unica, di oltre cento manifesti futuristi ed una importante pinacoteca.
L’ex sala stampa è ora una verso e proprio contenitore di “tesori”. Nelle imponenti librerie sono conservate collezioni di testate storiche, prevalentemente napoletane: Monsignor Perrelli, Marc Aurelio, Il merlo giallo, Il fischietto, Don Basilio, Omnibus, Fanfulla, Don Chisciotte, Flegrea. E poi ancora due annate di “La settimana”, settimanale fondato nel 1902 da Matilde Serao che aveva appena lasciato “Il Mattino”. Poco distante l’intera collezione del “giornale delle Due Sicilie”.
Su un’altra vetrina altre rarità: una collezione racchiusa in un unico libro dei numeri dal 28 agosto all’11 dicembre 1789 della testata “I morti giudici de’ vivi”.
Di tutto ciò si parla nel libro, “La memoria di carta” di Lino Zaccaria (Giannini editore, collana Sorsi). L’autore ne ricostruisce la storia, con una accurata visita-perlustrazione del luogo enumera i “gioielli” più rari e preziosi conservati e dà voce, con una lunghissima intervista a Salvatore Maffei, l’artefice del miracolo. Il volume si chiude con un riepilogo di tutte le più significative pubblicazioni dell’Emeroteca, che negli anni si è trasformata anche in editore.
Il volume sarà presentato giovedì prossimo, 22 gennaio nella sala De Lillo dell’emeroteca alle ore 11. Previsti i saluti di Salvatore Maffei e Giulia Giannini, con interventi di Vicenzo Di Vincenzo, direttore di “Il Mattino”, della giornalista Donatella Trotta e del professor Marcello Andria, docente di Bibliografia all’università di Salerno. Modererà Tiuna Notarbartolo, direttrice del Premio Elsa Morante.

