Il fico bianco del Cilento arriva all’Onu

L’impresa Santomiele ha fatto del prodotto tipico il simbolo della cultura

Nel Cilento, l’impresa Santomiele ha fatto del fico bianco di origine protetta il simbolo della cultura mediterranea ed è candidata all’ONU per rappresentare l’Europa alla giornata dedicata alle pmi.

La pandemia ha cambiato dinamiche e priorità: oggi in molti sognano di lasciare la città per vivere in un luogo con ritmi più lenti e spazi verdi, senza però perdere le opportunità lavorative e le comodità che i grandi centri urbani offrono. E chi invece già vive in questi luoghi remoti può usufruire sempre di più dei vantaggi che la digitalizzazione ha portato e continuerà a portare, anche grazie alle risorse messe in campo dal PNRR.
A raccontare questo nuovo paradigma è “Paesini”, il progetto nato dalla collaborazione tra What Italy Is, collettivo di Content Creator che ha lo scopo di raccontare l’Italia oggi, ed EOLO, Società Benefit e principale operatore leader in Italia nella fornitura di connettività tramite la tecnologia FWA. Una serie di 52 storie che vivrà sui social e che durante tutto l’anno racconterà luoghi remoti del Paese e storie di persone comuni che proprio in queste località, anche grazie a internet, sono riuscite a realizzare il proprio sogno di vita.

Il team del collettivo ha fatto tappa a Prignano Cilento, a poco più di 60 km da Salerno, dove ha incontrato il geologo Antonio Longo, fondatore dell’impresa “Santomiele”. Su queste colline, racconta Antonio, il territorio determina il destino dei fichi, la cui coltivazione, in passato, non è mai stata considerata particolarmente importante. Eppure, continua Antonio, l’umidità del mattino, che attraversa le colline e scende verso Agropoli e la piana di Paestum, determina la grandezza del fico bianco di questa zona, sensibilmente maggiore rispetto ad altre piante di fico più diffuse in Italia.
Dal recupero della coltivazione familiare di inizio ‘900, Antonio ha sviluppato un processo di lavorazione naturale, investendo sempre in conoscenza e portando avanti la trasformazione del fico attraverso la ricerca e lo sviluppo di un flusso di lavoro armonico, che racchiuda l’identità del luogo in cui vive. Nella visione di Santomiele, design, cultura e arte si intrecciando con la tecnologia, grazie anche alla collaborazione con l’Università di Salerno che sviluppa soluzioni utili a mantenere i processi naturali, primo fra tutti il rispetto dei tempi di essiccazione dei fichi e la loro trasformazione.
Non è un caso che questa piccola impresa, posta in un territorio non storicamente solido nel fare sistema, sia stata candidata all’ONU per rappresentare l’Europa alla giornata dedicata alle piccole e medie imprese, per il loro modello di impresa sostenibile, dove i valori sono nelle persone e nei prodotti locali (obiettivi dell’agenda 2030 dell’ONU).