Suo Orsola, la storia della musica lirica italiana

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 “Napoli rivive la grande scena”: una Mostra per celebrare i 2500 anni della città con un viaggio internazionale della cultura partenopea negli Istituti italiani di cultura nel mondo.

Il camerino virtuale è la chicca del progetto multimediale dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli.

Una delle più significative testimonianze della storia della scena teatrale con bozzetti e costumi di ispirazione storica, mitologica, letteraria, romanzesca, allegorica e fantastica, che documentano centinaia di titoli, personaggi, interpreti e costumi apparsi nei Reali Teatri di Napoli e in alcuni tra i principali teatri italiani ed europei nell’Ottocento. “Napoli rivive la grande scena. I figurini teatrali a Napoli per un immaginario della storia della musica lirica italiana patrimonio dell’umanità” è il titolo didascalico di una suggestiva mostra di respiro internazionale ideata e realizzata in occasione dei 2500 anni dalla fondazione della città di Napoli, dall’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli insieme con il Comitato Nazionale Neapolis 2500, istituito congiuntamente dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dal Ministero della Cultura, con l’obiettivo di portare in giro per il mondo, attraverso la cultura partenopea, uno spaccato della grande stagione del melodramma europeo.

La mostra arricchisce ulteriormente il nutrito e articolato programma di eventi organizzati per le celebrazioni dei 2500 anni dalla fondazione di Napoli, una grande capitale mediterranea che il Governo punta a rendere sempre più protagonista in Europa e nel mondo”. Così il vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, Antonio Tajani, sottolinea l’importanza di un’iniziativa che, come evidenzia anche il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, “conferma la crescente consapevolezza del grande ‘capitale’ storico e identitario di Napoli che, in particolare nel suo originale e ineguagliabile ‘genius loci’, rappresenta non soltanto un modello culturale e simbolico, ma anche una risorsa economica che può e deve costituire un motore di crescita e innovazione, oltre che di progresso sociale e civile, per l’Italia intera”.

“I figurini teatrali – evidenzia Michele di Bari, Prefetto di Napoli e presidente del Comitato Nazionale Neapolis 2500 – non sono soltanto opere d’arte ma sono tracce vive della creatività napoletana che, per secoli, ha contribuito a definire l’immaginario dell’opera italiana nel mondo. Come Comitato Nazionale Neapolis 2500 sosteniamo con convinzione questo progetto perché il patrimonio dell’umanità non è ciò che semplicemente ereditiamo, ma ciò che scegliamo di valorizzare e trasmettere e Napoli, con la sua tradizione lirica, continua a farlo con orgoglio e responsabilità in tutto il mondo”.

L’allestimento della mostra curato dalle storiche dell’arte Francesca De Ruvo e Alessandra Monica Mazzaro con il coordinamento scientifico di Pierluigi Leone de Castris, con un progetto senza precedenti capace di attrarre sia gli addetti ai lavori, dagli scenografi agli storici della moda, sia il vasto pubblico degli appassionati di teatro e musica, è articolato in sezioni che fondono storia, tradizione e innovazione. Tre sono esattamente le sezioni della mostra: i figurini originali, la riproposizione dei costumi di scena e un’esperienza immersiva con un camerino virtuale animato da ologrammi ed altre tecnologie digitali, accompagnando così il visitatore in un affascinante viaggio immersivo dal bozzetto alla mise en scène.

L’innovativa articolazione della mostra in sezioni che mettono in dialogo arte, musica, moda e spettacolo – sottolinea il Rettore dell’Università Suor Orsola Benincasa Lucio d’Alessandro – è frutto dell’impegno del nostro Ateneo, la più antica libera Università italiana, nello sviluppare nuove forme di fruizione, valorizzazione e comunicazione del patrimonio culturale che sappiano fare sistema tra scienze umane e nuove tecnologie così come insegniamo da anni in alcuni dei nostri percorsi di alta formazione di avanguardia come il corso di laurea magistrale in Digital Humanities e il dottorato di ricerca in Humanities and Technologies”.

I figurini teatrali della Collezione Pagliara

Realizzati dai più abili figurinisti attivi nei Reali Teatri di Napoli per vestire ‘capricciose’ prime donne, interpreti e intere compagnie di canto e di ballo delle mises en scène musicate da compositori come Gioacchino Rossini, Giuseppe Verdi e Gaetano Donizetti e allestite da scenografi come Pasquale Canna e Pietro Venier, i figurini teatrali della collezione della Fondazione Pagliara dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli consentono un viaggio lungo quasi un secolo nel panorama musicale e teatrale europeo, che proprio a Napoli, e particolarmente al San Carlo, trovò uno dei momenti più alti della produzione costumistica di tutti i tempi.

Il prezioso materiale grafico in mostra proviene dalla raccolta di oltre 1280 costumi teatrali appartenuta a Carlo Guillaume, impresario dei Reali Teatri di Napoli nella seconda metà del XIX secolo e appaltatore e proprietario dei costumi dalla stagione 1871-1872 alla stagione 1876-1877, acquisita nel 1896 da Rocco Pagliara e poi confluita nella raccolta d’arte della Fondazione Adelaide e Maria Antonietta Pagliara.

Rifiniti a grafite o a china, colorati a tempera o in delicati acquerelli, i disegni in mostra delineano i principali filoni tematici del melodramma ottocentesco, in cui costumi storico-letterari si affiancano a iconografie esotiche e orientaleggianti, insieme alle quali rappresentazioni immaginifiche si alternano a temi antichi legati alla classicità e a modelli apertamente influenzati dalle mode del tempo.

Dai disegni ai costumi con la firma di Odette Nicoletti

La grande carica innovativa della mostra è rappresentata dalla sezione centrale allestita grazie alla realizzazione di costumi di scena ispirati a una selezione di figurini, ideati per le cure di Odette Nicoletti in collaborazione con Luigi Benedetti ed esposti su manichini, con approfondimenti dedicati ai materiali e alle tecniche utilizzate.

La scelta si è ispirata ai costumi ideati dal figurinista Filippo del Buono che, grazie alla sua versatilità e al costante aggiornamento sulle tendenze dell’epoca, fu per oltre quarant’anni la figura dominante nella produzione costumistica dei Reali Teatri di Napoli. Tra i quattro balli rappresentati – Il Talismano, L’Amadriade, Saida e Zoraide – i primi due offrono allo spettatore un’esperienza particolarmente significativa: il primo perché i costumi furono utilizzati unicamente nelle due rappresentazioni del novembre 1865; il secondo perché l’opera, rimasta allo stadio progettuale, non vide mai la creazione degli abiti di scena, che solo oggi si presentano nella ricchezza dei loro tessuti e delle loro lavorazioni sartoriali.

Il Camerino virtuale: un viaggio immersivo dal bozzetto al palcoscenico

Il camerino virtuale rappresenta il cuore tecnologico del progetto “Napoli Rivive la grande scena”, un’esperienza digitale immersiva che trasforma la fruizione della raccolta storica di figurini teatrali della Collezione Pagliara in un viaggio emozionale attraverso la grande tradizione del ballo e del bel canto italiano. Concepito come uno spazio espositivo innovativo, il camerino virtuale ricrea digitalmente l’atmosfera intima e suggestiva del camerino teatrale, quel luogo magico dove il costume prende vita sul corpo dell’interprete prima di approdare sul palcoscenico. Attraverso l’integrazione di tecnologie avanzate di realtà virtuale, body tracking, olografia e videoproiezione, il visitatore non è più semplice spettatore ma diventa protagonista attivo di una vera e propria messa in scena digitale.