Lello Giulivo: “La musica è la voce dei cuori”

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di  Mariateresa Di Pastena

“Paese mio bello – L’Italia che cantava e canta” è l’eloquente titolo del concerto che andrà in scena, alle ore 21, venerdì 16 e sabato 17 ottobre al teatro Sannazzaro di Napoli (via Chiaia 157, Napoli, ingresso 15 euro).  Ma è anche il nome del quartetto canoro che ne è protagonista e che è  formato dalle voci dei bravissimi artisti Lello Giulivo, Gianni Lamagna, Anna Spagnuolo e Patrizia Spinosi (ed è accompagnato dalle abilissime chitarre di Michele Boné e Paolo Propoli). Voci, melodie e parole che accarezzano l’anima di chi le ascolta, che incantano con la loro soavità. Perché si sente che quel canto, quella musica sono frutto di un amore incondizionato per la musica stessa e  per ciò che rappresenta, e  di anni di studio e di lavoro.

Un sodalizio professionale  recente, il loro, ma cementato da un’amicizia lunga  quarant’anni. Un sodalizio in cui si mescolano la ricchezza del bagaglio delle loro prestigiose esperienze professionali,  una  passione innata e il ricordo di un incontro lavorativo,  nel lontano 1979, in ‘Festa di Piedigrotta’, di Raffaele Viviani, per la regia del maestro Roberto De Simone. 

Lo ricorda con grande emozione,  Lello Giulivo,  artista eccellente ed eclettico:   cantante, attore, doppiatore, mimo, ha alle spalle una lunga e fervida carriera, iniziata, giovanissimo, come cantante, e partecipando al recital di Massimo Ranieri ‘Macchie ‘e culore’ per la regia di Mauro Bolognini. Verso la  metà degli anni 80 entrò a far parte, per diversi anni, della Nuova Compagnia di Canto Popolare. Tantissime le sue esperienze teatrali, tra cui quelle fondamentali  nelle produzioni realizzate e dirette dal maestro Roberto De Simone, come ‘La gatta Cenerentola’. Ricordiamo anche ‘Novecento Napoletano’ con Marisa Laurito; ‘ Masaniello’, diretto da Armando Pugliese, e ‘Uomo e galantuomo’ di Edurado De Filippo, con il figlio Luca. Numerose anche le sue collaborazioni discografiche e  le sue esperienze cinematografiche, tra cui quelle con Nanni Loy e Pappi Corsicato,  e nel film ‘La Passione di Cristo’, diretto da Mel Gibson.  

Noto al pubblico televisivo per aver interpretato recentemente  il boss Mariano Tregara in Un posto al sole, Lello ha risposto con estrema gentilezza alle domande che gli abbiamo rivolto.

Come nasce l’idea di questo bellissimo progetto?

‘Paese mio bello’ è una formazione nata nel 2018 e composta da  quattro  vecchi compagni di lavoro, che hanno sempre avuto, e continuano ad avere, voglia di fare musica.  Il concerto è stato già presentato il 2 luglio a Villa Pignatelli, rappresentando una sorta di rinascita culturale dopo il lockdown. Le serate di venerdì e sabato nascono  in concomitanza con l’uscita del disco omonimo, per la casa discografica  Soundfly, e del video di uno dei brani,  ‘Viéneme ‘nzuonno’. Siamo molto fieri del fatto che Castellammare di Stabia, candidata a capitale della Cultura 2022, abbia scelto un nostro video per rappresentare la città. 

 In questi due anni ci siamo esibiti non solo in Italia ma anche all’estero, in Germania e in Turchia.  Cantiamo Napoli e l’Italia intera, ma non solo, ripercorrendo il passato, le nostre passioni, i nostri viaggi, forti delle nostre esperienze. Si parte dall’Opera Buffa,  dalle villanelle, passando  attraverso i versi dei sonetti di Shakespeare, tradotti in napoletano  e musicati dal mio collega e carissimo amico Gianni Lamagna, che fa parte appunto del nostro quartetto  e che è, ormai da moltissimi anni, nella Nuova Compagnia di Canto Popolare.   E ancora, il concerto offre brani di Raffaele Viviani, il tango argentino e i canti messicani;  nei bis, un omaggio dedicato alla Cavalleria Rusticana, di Mascagni,  e uno ai Beatles. Il 16 saranno ospiti le SesèMamà, il gruppo composto da Brunella Selo, Fabiana Martone, Annalisa Madonna ed Elisabetta Serio, e con il quale ci scambieremo delle canzoni sul palco. 

‘L’Italia cantava e canta’, come dice il titolo, riferendosi al passato e al presente: ma come convivono la tradizione della musica e della canzone napoletana con la musica di oggi?

 

Benissimo! Cito una frase di Eduardo De Filippo: “Se ci serviamo della tradizione come di un trampolino, è ovvio che salteremo assai più in alto che se partissimo da terra!”

Hai iniziato la tua carriera giovanissimo…  Come nascono le passioni per la musica, per il canto, per la recitazione ecc.?

Per la musica, fin da piccolissimo: avevo cinque anni. Poi, quando ne avevo diciassette, ho cominciato a muovere i primi passi sul palco. E sono rimasto folgorato dalla figura del mimo. Nel 1976 ho appreso i primi rudimenti del comportamento corporeo dal bravissimo Jerry Di Giacomo.  In seguito, durante la mia carriera, ho lavorato anche  con il grande Michele Monetta. 

La parola ‘musica’  cosa ti fa venire in mente?

E’ sentimento, emozione. E’ la voce dei cuori che battono all’unisono. E’ qualcosa di impercettibile, di astratto ma, allo stesso tempo, di concreto. 

Tra le tante esperienze, anche il film ‘La Passione di Cristo’ di Mel Gibson…

Quella è stata per me un’esperienza molto formativa sia a livello professionale che umano: ha arricchito le mie conoscenze, non solo cinematografiche. Con Mel Gibson ho avuto un ottimo rapporto e cercavo di stare sul set il più possibile per  imparare. Per svolgere il mio ruolo, quello del ‘soldato brutale’, mi sono dovuto documentare e questo mi ha fatto crescere anche da un punto di vista mistico, dell’inconscio.

Sia lì che in Un posto al sole, in cui hai interpretato il boss Mariano Tregara,  sempre ruoli da duro, da cattivo …

E’ proprio così! Evidentemente la mia faccia si presta particolarmente a questi ruoli, ma ho interpretato anche  quelli brillanti … 

A  quali tuoi lavori teatrali sei più affezionato?

A ‘Novecento napoletano’, a ‘La Gatta Cenerentola’,  a  ‘Varietà Viviani’, ma direi a tutti! C’è una cosa che spesso mi dicono, e di cui sono fiero: che sono un attore vivianesco.

Napoli: cosa rappresenta per te?

Una Sirena. E’ la voce delle sirene di Ulisse, voci che ammaliano. Napoli è bellezza culturale, paesaggistica, bellezza in ogni senso. Purtroppo, però, diventa una matrigna quando costringe qualcuno, suo malgrado, ad abbandonarla per poter emergere. E’ capitato e capita a molti artisti: ad esempio al mio amico Pino Daniele. 

In una bellissima vostra canzone, che nasce come poesia di Carlo Fedele, un verso recita, in napoletano, ‘‘Bonanotte a  ‘stu munno ca nun se vò adderezzà”. Ma, secondo te, il mondo non vuole o non può raddrizzarsi?

Purtroppo non vuole! I paesi più ricchi non hanno nessuna intenzione di aiutare quelli più poveri, anzi, li hanno sempre e solo sfruttati, a partire dai colonizzatori. Le persone ricche continueranno ad arricchirsi, e quelle povere resteranno tali.  E il difficilissimo periodo che abbiamo vissuto, e che stiamo vivendo, temo non cambierà le menti di  chi ha in mano le redini.