Arriva il Protocollo d’Intesa per i minorenni

Due donne, da anni impegnate nella tutela dei minori, si sono strette la mano avviando una nuova collaborazione a fianco dei ragazzi che vivono situazioni di forte disagio sociale: giovani tra i 14 e i 25 anni, già sottoposti a procedimenti penali o seguiti dai Servizi Sociali.

Da una parte: la direttrice dell’Ussm Carmela Ianniello e, dall’altra, la Presidente della Fondazione “I Figli degli Altri” Rosetta Cappelluccio, unite da un obiettivo comune:  “Dare il via – si legge nel Protocollo   – a nuovi progetti ed interventi mirati, a favore dei minori e dei giovani adulti sottoposti a procedimento penale nell’ambito della competenza del Tribunale per i Minorenni”. 

“ A livello clinico e operativo  – dichiara la presidente della Fondazione, la psicologa e psicoterapeuta Rosetta Cappelluccio – questo protocollo rappresenta un passaggio fondamentale: integrare interventi psicoterapeutici, psicoeducativi e di rete significa intervenire non solo sul comportamento deviante, ma sui sistemi motivazionali e regolativi profondi, che lo sostengono. Lavorare sulla regolazione emotiva, sull’attaccamento e sui contesti di vita dei ragazzi è ciò che consente un reale cambiamento riducendo, in modo significativo, il rischio di recidiva e favorendo percorsi evolutivi più adattivi”. 

I progetti previsti nel nuovo Protocollo d’Intesa, siglato pochi giorni fa, spaziano dagli sportelli di ascolto psicologico e di orientamento educativo fino ai laboratori psico-educativi sulla gestione delle emozioni, dei conflitti e del comportamento. Fino ai percorsi di accompagnamento per il reinserimento scolastico e lavorativo dei ragazzi, per arrivare a programmi terapeutici, individuali e di gruppo, finalizzati alla regolazione emotiva e alla prevenzione della recidiva.

Proprio sul fronte della prevenzione alla recidiva, la Fondazione “I figli degli Altri” è attivamente impegnata con un’ampia rete di interventi, preventivi e psicoeducativi. Dal 2022 promuove progetti nelle scuole della Campania legati all’autismo e al contrasto del bullismo, affiancati da percorsi strutturali di prevenzione all’aggressività e alla violenza tra pari. A questi si aggiungono interventi specifichi sui rischi digitali, con attività dedicate alla prevenzione dell’adescamento on line, dal sexting alla diffusione consensuale di contenuti intimi (revenge porn), sempre più diffusi tra gli adolescenti.

Parallelamente la Fondazione ha sviluppato, nel corso degli anni, iniziative rivolte al ritiro sociale e alle nuove forme di isolamento giovanile, come il fenomeno degli Hikikomori, oltre a strumenti di contatto diretto facilmente accessibili per i ragazzi, come un Podcast dedicato alla consapevolezza emotiva e relazionale dei più giovani.

Dallo scorso anno, inoltre, l’intervento della Fondazione è esteso anche al Carcere Minorile di Nisida, dove è stato avviato un programma specifico, finalizzato alla gestione della rabbia e dell’aggressività nei giovani detenuti: in un’ottica mirata di trattamento, prevenzione alla recidiva e reinserimento sociale.  

 “ Dietro  ogni nostro progetto – conclude la Cappelluccio – c’è una rete di Istituzioni che si muove in modo integrato: dalla scuola ai servizi territoriali, dalla rete giudiziaria al supporto alle famiglie. Il nostro obiettivo è il recupero psicosociale dei minori, con il conseguente reinserimento nella scuola o nel mondo del lavoro.  Operiamo in contesti complessi segnati da marginalità e vulnerabilità: fare rete significa esserci, concretamente, per questi ragazzi.  In Italia un minore su 5 soffre di un disturbo mentale e questo, soprattutto in presenza di contesti difficili familiari, aumenta, significativamente, il rischio di recidiva”.