Cultura in mutamento, fra musica e tradizione

La Niña incontra pubblico e studenti all’Università “Federico II” di Napoli

Si è svolto nella Chiesa dei SS. Marcellino e Festo, presso il Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, l’incontro tra La Niña – pseudonimo di Carola Moccia – e gli studenti dell’Ateneo federiciano. Al centro del dibattito con l’artista, organizzato nell’ambito del format “I Linguaggi della Creatività”, le tematiche della cultura, dell’identità e della tradizione, calate nel contesto partenopeo.

A dialogare con l’artista, il professor Lello Savonardo, coordinatore del Corso di Laurea Magistrale in Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica e responsabile scientifico dell’Osservatorio Giovani del Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Ad aprire l’incontro, le parole della Direttrice del Dipartimento di Scienze Sociali, la professoressa Dora Gambardella, che ha accolto La Niña e Alfredo Maddaluno, il suo collaboratore e produttore.

“La Niña è un simbolo di Generazione CreAttiva che vuole promuovere il talento dei giovani anche per l’impegno sociale attraverso l’arte”. Così il professor Savonardo ha definito l’artista partenopea. “Con le sue canzoni, che trasmettono messaggi sociali, ci permette di fare una discussione, un confronto, una lezione con i nostri studenti su questi temi”, ha continuato il docente. “Generazione CreAttiva è un progetto di ricerca-azione. In questo contesto abbiamo inserito ‘I Linguaggi della Creatività. Conversazioni con La Niña’ per discutere con lei non solo dei processi creativi, del suo talento e dei suoi percorsi artistici, ma anche dell’impegno sociale che lei promuove nelle sue canzoni”.

Il successo non le ha impedito di guardare al suo passato e alla sua formazione: “La realtà non poteva corrispondere alle aspettative perché non ce n’erano, di aspettative. Penso siano le più grandi nemiche della creatività. È stato un anno incredibile. Ho avuto la conferma che la musica è un linguaggio molto potente: custodisce sensazioni molto complesse ma unisce allo stesso tempo le persone con molta semplicità. Ho sentito molta naturalezza con il mio pubblico, viscerale. Sento che abbiamo costruito qualcosa di indistruttibile”. In conclusione, rispondendo alla domanda del professor Savonardo: “dove trovi l’ispirazione?”. La risposta è stata sorprendente: “quando ho scritto Pica Pica – ha detto la Niña – l’ho fatto in 30 minuti, ero posseduta. Quando ho finito mi sono chiesta chi mi ha aiutato, con chi ero? Ma ero da sola”.