Il pericolo invisibile nel cocktail

Perché il ghiaccio è l'ingrediente più a rischio dell'estate

GUGLIELMO CASCIELLO

Che sia un aperitivo al tramonto sul lungomare o un drink rinfrescante in un bar del centro, c’è un elemento che diamo sempre per scontato, quasi fosse un mero decoro trasparente e rinfrescante: il ghiaccio. Lo consideriamo innocuo per definizione. Dopotutto, cosa potrà mai esserci di pericoloso in un po’ d’acqua congelata immersa nell’alcol? La risposta dei laboratori di microbiologia rischia di rovinare qualche serata: il ghiaccio è, a tutti gli effetti normativi e sanitari, un alimento. E come tale, è uno dei veicoli più frequenti di contaminazioni e intossicazioni alimentari. Il primo grande errore è credere che il freddo e l’alcol “sterilizzino” la bevanda. È una falsa sicurezza. Il congelamento non uccide i microrganismi patogeni come la Listeria, la Salmonella o il Norovirus, ma li blocca semplicemente in una sorta di ibernazione temporanea. Non appena il cubetto comincia a sciogliersi nel bicchiere, i batteri si “risvegliano” e tornano galleggianti e attivi. E la gradazione alcolica di un normale spritz o gin tonic non è assolutamente sufficiente a disinfettare il contenuto. Quindi è lecito chiedersi da dove arrivino i batteri che possiamo ritrovare nel ghiaccio. Raramente la colpa è dell’acqua di partenza, a meno che non ci si trovi in paesi con reti idriche non potabili. Il vero punto debole nella catena della sicurezza è la gestione quotidiana del congelatore e della macchina del ghiaccio nei locali. Le ispezioni igienico-sanitarie rilevano continuamente due errori gravissimi: la scarsa manutenzione e pulizia dei filtri delle macchine e, soprattutto, il “fattore umano”.

Servirsi del ghiaccio usando mani non igienizzate, lasciare i depositi aperti o, peggio ancora, immergere il bicchiere direttamente nella vasca per raccogliere i cubetti (trasferendo così i batteri presenti sull’esterno del vetro) sono prassi che possono trasformare il ghiaccio in una bomba microbiologica. Il risultato? Dalla semplice “diarrea del viaggiatore” a gastroenteriti ben più acute che rischiano di rovinare le vacanze. Allora come proteggersi senza rinunciare al piacere di un drink fresco? L’occhio vuole la sua parte anche in fatto di sicurezza. Un ghiaccio alimentare sicuro deve presentarsi limpido, completamente inodore e privo di retrogusti o sgradevoli opacità centrali. Se notiamo un sapore anomalo, il drink va fermato subito. E per chi viaggia in mete esotiche, resta valida la ferrea regola dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: se l’acqua del rubinetto locale non si può bere, non si deve accettare nemmeno il ghiaccio. Trattare quel cubetto con il rigoroso rispetto che si deve a una carne cruda o a un frutto di mare è il primo passo per godersi il relax in totale sicurezza.

A cura del Dott. Guglielmo Casciello

Biologo, esperto in igiene e sicurezza degli alimenti