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	<title>SCRIVONAPOLI &#187; scavi</title>
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	<description>Giornale Online &#124; Le notizie di Napoli e Campania</description>
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		<title>Palazzo Reale, allestita una mostra con i reperti</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Dec 2024 18:16:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono stati inaugurati i nuovi spazi che saranno riservati al bookshop del Palazzo Reale di Napoli che si trovano nella ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Sono stati inaugurati i nuovi spazi che saranno riservati al bookshop del Palazzo Reale di Napoli che si trovano nella parte terminale del percorso di visita. Uno spazio di oltre 280 mq e una saletta al piano superiore dedicati alla vendita dei cataloghi, di libri e al merchandising di Palazzo Reale e dove sarà possibile anche organizzare eventi letterari e didattici.</p></blockquote>
<p>I lavori di recupero architettonico e impiantistico sono iniziati nel settembre del 2023 e si sono appena conclusi. Oltre a creare un nuovo spazio di accoglienza sono stati messi in risalto gli scavi archeologici  di un pozzo e di alcuni camminamenti ( XV e XVI secolo) dove sono stati trovato circa 5000 frammenti  ed è stata allestita una  piccola mostra in cui sono esposti 17 reperti restaurati.</p>
<p>Lo spazio che precedentemente era utilizzato come biglietteria  era buio e cupo, ma con questo allestimento è stato illuminato da una pavimentazione bianca in marmo <i>Calacatta Caldia</i> con fasce grigie in marmo azzurrato <i>Bardiglio imperiale</i>  ed arredato da scaffalature in legno bianco.</p>
<p><i>“Una scelta che si armonizza sia con lo Scalone d’Onore sia con la pavimentazione dell’Ambulacro e del Giardino Pensile uniformandosi alle tonalità del Palazzo</i> &#8211; dichiara l’architetto <b>Paola Ricciardi</b>, dirigente delegata dal Direttore generale dei Musei prof. Massimo Osanna – <i>Un nuovo spazio che amplia i servizi offerti ai visitatori che sarà disponibile dalla primavera non appena sarà scelto il concessionario attraverso un bando che partirà la prossima settimana”.</i></p>
<p style="font-weight: 400;">Anche questo progetto (circa 800 mila euro) è inserito nel Piano Strategico “Grande Progetto Beni Culturali” del MIC che ha assegnato al Palazzo Reale, nel febbraio del 2022, un finanziamento di 23 milioni di euro.</p>
<p style="font-weight: 400;"><em>“Non solo è stato effettuato un recupero degli spazi, ma anche un incremento del piano calpestabile attraverso la realizzazione di passerelle in acciaio e vetro che permettono al pubblico di osservare le aree archeologiche, risalenti al periodo vicereale, creando una suggestione attraverso un camminamento sospeso” </em>ha<em> </em>dichiarato la responsabile del progetto <strong>Almerinda Padricelli.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2024/12/Screenshot-2024-12-13-alle-19.12.58.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-157027" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2024/12/Screenshot-2024-12-13-alle-19.12.58-300x203.png" alt="mostra scala reale" width="300" height="203" /></a></p>
<p style="font-weight: 400;">Il bookshop sarà accessibile al termine del percorso di visita, ma sarà anche aperto un ulteriore ingresso per il pubblico  dai porticati del Palazzo dal lato di Piazza del Plebiscito.<em> </em></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>“In fase progettuale – </em>continua l&#8217;architetto <strong>Padricelli</strong><em> &#8211; è stato deciso di riaprire una finta porta, murata da anni, che permette il passaggio direttamente al Cortile d’Onore. Un attraversamento su una seconda passerella vetrata che consente la vista degli scavi ma che, soprattutto, apre un cannocchiale prospettico tramite il quale lo sguardo si proietta attraverso il Cortile d’Onore, il Giardino Romantico verso il Maschio Angioino”.</em></p>
<p style="font-weight: 400;">L’inaugurazione è stata preceduta da una breve conferenza alla quale è intervenuto anche il progettista <strong>Vittorino Parente</strong> e nel corso della quale è stato proiettato un video che ha illustrato lo svolgimento dei lavori e che sarà visibile anche al pubblico all’interno del bookshop.</p>
<p style="font-weight: 400;"><em> </em><strong>Gli scavi</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Nel 1999 i locali che ospiteranno il bookshop furono interessati da lavori di restauro che portarono alla luce opere murarie dell’area di un parco annesso al Maschio Angioino, danneggiate dagli scontri avvenuti tra Angioini e Aragonesi. Il viceré spagnolo Don Pedro da Toledo, nella metà del 1500, contestualmente alla costruzione del Palazzo Vicereale, dispose la riorganizzazione dell’area del parco a cui è riconducibile la pavimentazione in laterizi a spina di pesce. Allo stesso periodo risale la costruzione di una cisterna profonda circa 19 metri,  che costituiva probabilmente, un punto di approvvigionamento idrico</p>
<p style="font-weight: 400;">Il pozzo e le vasche furono poi occlusi dopo la costruzione del Palazzo ad opera di Domenico Fontana, nel 1600, ma nel corso dei lavori furono utilizzati come discariche per rifiuti domestici. Gli scavi, infatti, hanno portato alla luce oltre 5000 frammenti di vetro, oggetti metallici, di legno, in cuoio e in osso che hanno concorso a fornire uno spaccato della cultura materiale e delle abitudini alimentari a Napoli in epoca Vicereale.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>La mostra</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>&#8220;Le ceramiche dei Viceré. I reperti provenienti dal pozzo di Palazzo Vecchio&#8221; </em>è il titolo dell’esposizione permanente aperta oggi e il cui allestimento è stato curato dall’architetto Stefano Gei con i testi dell’archeologa Milena Morreale.</p>
<p style="font-weight: 400;">L’esposizione sulle ceramiche vicereali è ospitata in un piccolo ambiente ottocentesco dal quale anticamente avveniva l’accesso ai locali della <em>Tesoreria della Real Casa</em>, gli uffici contabili dei Borbone, ubicati al piano ammezzato; oggi lo spazio si connota come punto di snodo tra il percorso di visita dell’Appartamento di Etichetta e il nuovo bookshop. In mostra sono esposti 17 pezzi, tra ciotole, brocche, piatti e mattonelle selezionati tra i ritrovamenti degli scavi che forniscono uno spaccato della cultura materiale e delle abitudini alimentari a Napoli in epoca Vicereale. Tra i reperti esposti spicca una coppetta in porcellana bianca e smalto blu cobalto del Periodo Ming, della fine XVI sec., corrispondente all’Era di regno Wanli, importata dalla Cina meridionale.</p>
<p style="font-weight: 400;"><em>“Collocata al termine del percorso di visita, subito dopo lo Scalone d’Onore e in stretto rapporto dialettico con la sua monumentale architettura neoclassica, la piccola mostra anticipa il tema dei ritrovamenti archeologici che si materializzano negli adiacenti spazi del nuovo bookshop, proponendo ai visitatori di compiere un flashback nella narrazione delle vicende storico-architettoniche di Palazzo Reale, immergendosi nel tempo in cui lo stesso edificio non era stato ancora costruito &#8211; </em>specifica l’architetto <strong>Stefano Gei</strong>, che ha curato l’allestimento della mostra<em> &#8211; Con l’essenziale allestimento, che ripropone in chiave contemporanea il tema neoclassico dell’esedra, si intende stabilire una nuova visuale prospettica dal Cortile d’Onore, riproponendo l’idea originaria dell’architetto Domenico Fontana del collegamento visivo con un secondo cortile, rimasto incompiuto e poi soppresso per la costruzione dello scalone, di cui possiamo ancora ammirare tracce in piperno nel locale della mostra”.</em></p>
<p style="font-weight: 400;">Per la mostra ci si è avvalsi della collaborazione della dott.ssa <strong>Sonia Pomicino</strong>, progettista e direttore operativo per la componente archeologica della Soprintendenza ABAP per il Comune di Napoli.</p>
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		<title>Pompei, riapre la casa della Fontana piccola</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Nov 2024 16:38:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[casa]]></category>
		<category><![CDATA[piccola]]></category>
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		<description><![CDATA[<br />
Con la riapertura al pubblico della casa della Fontana Piccola giovedì 21 novembre, a seguito della conclusione del cantiere ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2024/11/Screenshot-2024-11-18-alle-17.35.52.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-156784" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2024/11/Screenshot-2024-11-18-alle-17.35.52-300x194.png" alt="Pompei" width="300" height="194" /></a></div>
<div><b>Con la riapertura al pubblico della casa della Fontana Piccola giovedì 21 novembre</b>, a seguito della conclusione del cantiere di restauro, si inaugura la nuova stagione dell’iniziativa <b>“<i>Raccontare i cantieri”</i></b><i>.</i></div>
<div>L’iniziativa, alla sua quarta edizione, consentirà<b> ogni giovedì fino al 17 aprile 2025 (alle ore 10,30)</b>, ai possessori della <b>MyPompeii Card </b>la visita ai cantieri di valorizzazione e restauro in corso presso i siti del Parco archeologico di Pompei.</div>
<div>Il primo cantiere della <b>Casa della Fontana Piccola</b> sarà illustrato ai visitatori dai funzionari e restauratori del Parco che hanno seguito i lavori, <b>giovedì 21 novembre a partire dalle ore 10,30.</b></div>
<div>Collocata in una posizione importante lungo Via di Mercurio, la casa è organizzata in modo tale che sin dall&#8217;ingresso sia possibile scorgere la splendida fontana che decora il giardino della parte posteriore, e intuire l’elevato stato sociale del proprietario. La preziosa fontana è rivestita di mosaici colorati e conchiglie ed è ornata dalla statua bronzea di un pescatore e di un Amorino (esposti in copia). Tutto intorno, le pareti laterali del peristilio sono affrescate con grandi vedute di paesaggio eseguite pochi anni prima dell’eruzione, tra cui notevole è la rappresentazione di una città marittima, tema molto in voga nelle rappresentazioni dell’epoca e particolarmente adatto alla decorazione di giardini. Le coperture in cemento dei due atri, riposizionate all&#8217;altezza originaria, risalgono ad un restauro del 1971 e restituiscono la percezione della volumetria antica dell’abitazione.</div>
<div><b>La casa è stata oggetto di interventi di manutenzione straordinaria delle coperture. </b>Tra le principali operazioni condotte, spicca il rinforzo strutturale delle travi in calcestruzzo dell&#8217;atrio principale, effettuato con l&#8217;impiego di materiali FRP, insieme alla completa sostituzione del suo manto di copertura.</div>
<div>Un&#8217;attenzione particolare è stata dedicata alla revisione della copertura del peristilio, per garantire una protezione ottimale dagli agenti atmosferici, e all&#8217;impermeabilizzazione di tutti i solai piani, intervento fondamentale per prevenire infiltrazioni d&#8217;acqua che potrebbero danneggiare le strutture storiche. Inoltre, è stata effettuata la messa in sicurezza degli apparati decorativi del peristilio, preservandone l&#8217;integrità e la bellezza.</div>
<div>Questo ciclo di lavori è stato completato dal restauro dei blocchi in muratura della facciata della Fontana Grande, domus adiacente alla Fontana Piccola, intervento complesso per la movimentazione dei singoli blocchi, e testimonianza del continuo impegno del Parco nella salvaguardia e nella valorizzazione del patrimonio storico di Pompei.</div>
<div></div>
<div>L’iniziativa <b>“Raccontare i cantieri</b>” fino al 17 aprile 2025, consentirà di conoscere 20<b> cantieri del sito di Pompei e del sito di Oplontis. </b>Dalla Casa della Fontana Piccola allo Scavo IX-10, dalla Casa dell’Atrio all’Insula Occidentalis. E poi, ancora, le Terme del Foro, l’Insula Meridionalis, la Necropoli di Porta Stabia, l’Insula dei Casti Amanti, il cantiere di Civita Giuliana, la Casa di Leda, i Granai del Foro, la casa di Cesio Blando, la casa di Giulio Polibio a vari altri cantieri.</div>
<div>Un’occasione per conoscere la delicata e al tempo stesso complessa attività di scavo, di messa in sicurezza, restauro e manutenzione, attraverso il racconto e la visione in diretta degli esperti sul campo – archeologi, architetti, restauratori e ingegneri. Ma anche un’occasione di poter fruire in anteprima assoluta di dimore di eccezionale pregio e raffinatezza o di straordinaria condizione di ritrovamento</div>
<div></div>
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		<title>Pompei, gli scavi per tutti</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Apr 2024 08:36:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Un altro tassello per implementare l’accessibilità e la fruizione dell’antica città di Pompei. Il Parco Archeologico aggiunge alle iniziative volte ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Un altro tassello per implementare l’accessibilità e la fruizione dell’antica città di Pompei. Il Parco Archeologico aggiunge alle iniziative volte a favorire l’inclusione di tutti i cittadini al patrimonio culturale, le guide <i>Museo per tutti di Pompei,</i> nate dalla collaborazione con l’équipe di Museo per tutti dell’associazione <i>L’abilità onlus</i> in collaborazione con <i>Fondazione De Agostini.</i> Due guide facilitate gratuite rivolte a persone con disabilità intellettiva che contengono una serie di materiali in linguaggio Easy to read e in Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA), da guardare e utilizzare sia in preparazione che durante la visita stessa o successivamente come follow up dell’esperienza.</p>
<p>Pompei entra così a far parte della <b>rete di <i>Museo per tutti</i>,</b> ideata nel 2015 da<b> L’abilità onlus</b> e <b>da Fondazione De Agostini</b>, che include così 38 siti fra Beni artistici e culturali presenti in tutto il territorio nazionale, con l’obiettivo di abbattere le barriere cognitive attraverso uno strumento semplice e un linguaggio comune a tutti.</p>
<p>Questi strumenti si uniscono alle altre iniziative del Parco volte a garantire la più ampia fruizione dei siti archeologici di competenza: dagli itinerari senza barriere architettoniche come “<i>Pompei per tutti</i>” e quelli della Villa Arianna e Villa San Marco a Stabia, della Villa di Poppea a Oplontis e presso il sito di Boscoreale con la Villa Regina e l’Antiquarium; ai  modellini tattili in 3d con supporti esplicativi in braille in alcuni luoghi di Pompei (come lo scheletro di cavallo presso l&#8217;ambiente stalla nei pressi della casa di Cerere e i supporti didattici della Conceria); alla guida “<i>Pompei in blu &#8211; viaggio nella casa del Menandro</i>” agenda visiva interattiva per persone con disturbi dello spettro autistico; fino ai percorsi multimediali inclusivi <i>Enjoy LIS Art</i> presenti sui monitor e sull’app, per visitare i siti di Oplontis, Boscoreale e Stabia.</p>
<p><i>“Oggi celebriamo una tappa importante del percorso che il Parco Archeologico di Pompei ha intrapreso, a partire dal 2016 con Pompei per Tutti, verso una nuova visione dell’accessibilità. In tale ottica il sito archeologico diventa luogo di incontro inclusivo della comunità tutta,dove le diversità sono un arricchimento e non più un limite. – dichiara il </i><b>Direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel</b><i> &#8211; La guida accessibile rappresenta uno strumento fondamentale di lettura della città antica, attraverso un linguaggio semplificato che permette di conoscere la ricchezza di questo sito. Semplificare, però, non deve essere confuso con banalizzare o limitare la conoscenza; al contrario vogliamo rendere decifrabile la complessità che ci circonda in modo che tutti possano cogliere la bellezza di Pompei nella sua interezza, anche coloro che non hanno gli strumenti per interpretare concetti astratti come, ad esempio, i bambini piccoli. Lo strumento Musei per tutti di Pompei sarà fondamentale anche per lavorare con le scuole in modo sempre più inclusivo”.</i></p>
<p><i>“Siamo molto orgogliosi che “Museo per tutti” possa annoverare tra i suoi beni culturali Pompei. &#8211; spiega</i><b><i>Carlo Riva direttore di L’abilità onlus e responsabile di Museo per tutti</i></b><i> -La presentazione di oggi arriva alla fine di un lavoro molto articolato della nostra équipe in collaborazione con il personale del Parco Archeologico, che ha richiesto un tempo molto lungo di pensiero riflessivo e confronto tecnico per capire come restituire le bellezze dell’antica Pompei ai visitatori con disabilità intellettiva. Ci ha condotto la passione e il desiderio di raccontare la storia, la vita, l’arte ad un pubblico che vogliamo avvicinare a questo luogo per percepirne – come in tutti noi &#8211; il valore e il significato. La fruizione di questo patrimonio dell’umanità ai bambini e agli adulti con disabilità intellettiva è un atto di civiltà e di rispetto perché la cultura sia di tutti e per tutti. Duecento pagine di parole corrette, immagini e simboli comunicativi, descrizioni dedicate che vengono messe a disposizione di persone che potranno così comprendere nel piacere della loro visita il mito, la vita quotidiana, la spiritualità di Pompei con facilità e quindi con lo stupore nato dal capire dove sei e cosa Pompei vuol dire per te”. </i></p>
<p><i> “Museo per tutti &#8211; aggiunge </i><b><i>Marcella Drago, Segretario Generale di Fondazione De Agostini</i></b><i> &#8211; ci rende particolarmente orgogliosi, perché unico nel suo genere. Lo abbiamo ideato insieme all’associazione L’abilità nel 2015 e continuiamo a sostenerlo perché crediamo che offrire alle persone con disabilità intellettiva la possibilità di fruire delle opere d’arte e godere la bellezza di luoghi di cultura sia importante tanto quanto eliminare le barriere architettoniche che limitano le persone con disabilità fisica. Quello dell’inclusione sociale è, infatti, uno degli obiettivi che la nostra Fondazione incoraggia in molti progetti, con la profonda convinzione che sia importante assicurare a tutti, soprattutto ai più fragili, le stesse opportunità. Siamo davvero soddisfatti che Museo per tutti approdi al Parco Archeologico di Pompei, uno dei siti archeologici più rappresentativi e tra i più importanti al mondo. Questo traguardo definisce bene il successo dell’iniziativa e il mio augurio oggi è quello che Museo per tutti possa rendere questo sito di incredibile bellezza davvero per tutti”.</i></p>
<p>Il percorso delle guide, sviluppato grazie al lavoro di accessibilità a cura dell’équipe di <i>Museo per tutti </i>con il supporto di funzionari e personale del Parco per consentire di gestire agevolmente la visita pur nella complessità del luogo, si snoda all’interno dell’intera area archeologica proponendo <b>15 tappe</b>, comprendenti edifici pubblici, privati e l’Antiquarium. A quest’ultimo è dedicato un approfondito excursus con la descrizione di una decina di reperti.</p>
<p><b>Le guide sono realizzate in <i>Easy to read </i>e con i simboli della Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA), con un adattamento dei contenuti mirato a rispettare bisogni differenti. </b></p>
<p>Il pubblico ha così a disposizione <b>schede descrittive</b>, ricche di dettagli tanto sull’organizzazione degli spazi quanto sugli apparati decorativi che rendono uniche ville e palazzi; <b>capitoli o box  di approfondimenti </b>per chi vuole conoscere di più; una <b>mappa orientativa facilitata </b>che permette di <b>localizzare facilmente </b>le tappe del percorso e tutti gli spazi di servizio disponibili, così da rendere il pubblico più autonomo nell’orientamento; <b>un indice dei percorsi costruito in immagini </b>per facilitare la comprensione del tempo di visita; <b>un insieme di pittogrammi </b>in CAA che permetteranno ai caregiver di realizzare materiali ancor più personalizzati a supporto della comprensione delle spiegazioni e della visita stessa.</p>
<p>Il lavoro ha coinvolto due associazioni locali,<i>la Scintilla</i>, in collaborazione con i Servizi Educativi del Pio Monte della Misericordia di Napoli,e il <i>Tulipano</i>per la validazione delle guide. Tale collaborazione ha visto i gruppi di validatori formati da persone con disabilità intellettiva, protagonisti di un lavoro di perfezionamento delle guide e di messa alla prova della sua fruibilità direttamente in loco tramite l’organizzazione di cicli di visite all’interno dell’area.</p>
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		<title>Pompei, nuova luce sui segreti dell’edilizia romana</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Mar 2024 09:43:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nuovi dati sull’edilizia romana emergono dagli scavi in corso al Parco Archeologico di Pompei. Negli ambienti di antiche domus che lo ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nuovi dati sull’edilizia romana emergono dagli scavi in corso al Parco Archeologico di Pompei. Negli ambienti di antiche domus che lo scavo archeologico sta portando alla luce nella Regio IX, insula 10, sono riemerse importanti testimonianze di un cantiere in piena attività: strumenti di lavoro, tegole e mattoni di tufo accatastati e cumuli di calce.</p>
<p><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2024/03/File-di-tegole-e-cataste-di-blocchetti-in-tufo-giallo-dallatrio-del-panificio-Regio-IX-2.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-156316" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2024/03/File-di-tegole-e-cataste-di-blocchetti-in-tufo-giallo-dallatrio-del-panificio-Regio-IX-2-300x225.jpeg" alt="File di tegole e cataste di blocchetti in tufo giallo dall'atrio del panificio Regio IX  - 2" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Secondo gli studiosi il cantiere era attivo fino al giorno dell’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., che iniziò intorno all’ora di pranzo e durò fino alla mattina del giorno successivo. Lo scavo nell’area in questione, finalizzato alla regimentazione dell’assetto idrogeologico lungo il confine tra la parte scavata e quella non scavata della città romana, sta attestando la presenza di un cantiere antico che interessava tutto l’isolato. Particolarmente numerose sono le evidenze dei lavori in corso nella casa con il panificio di Rustio Vero, dove è stata già documentata negli scorsi mesi una natura morta con la raffigurazione di una focaccia e un calice di vino. L’atrio era parzialmente scoperto, a terra si trovavano accatastati materiali per la ristrutturazione e su un’anta del tablino (ambiente di ricevimento), decorato in IV stile pompeiano con un quadro mitologico con “Achille a Sciro”, si leggono ancora oggi quelli che probabilmente erano i conteggi del cantiere, ovvero numeri romani scritti a carboncino, facilmente cancellabili a differenza dei graffiti incisi nell’intonaco.</p>
<p>Tracce delle attività in corso si trovano anche nell’ambiente che ospitava il larario, dove sono state trovate anfore riutilizzate per “spegnere” la calce impiegata nella stesura degli intonaci. In diversi ambienti della casa sono stati scoperti strumenti di cantiere, dal peso di piombo per tirare su un muro perfettamente verticale (“a piombo”) alle zappe di ferro usate per la preparazione della malta e per la lavorazione della calce. Anche nella casa vicina, raggiungibile da una porta interna, e in una grande dimora alle spalle delle due abitazioni, per ora solo parzialmente indagata, sono state riscontrate numerose testimonianze di un grande cantiere, attestato anche dagli enormi cumuli di pietre da impiegare nella ricostruzione dei muri e dalle anfore, ceramiche e tegole raccolte per essere trasformate in cocciopesto.</p>
<p><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2024/03/Serpenti-agatodemoni-in-stucco-Larario-Regio-IX.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-156317" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2024/03/Serpenti-agatodemoni-in-stucco-Larario-Regio-IX-300x200.jpeg" alt="Serpenti agatodemoni in stucco Larario Regio IX" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Si tratta di un’“<em>occasione straordinaria per sperimentare le potenzialità di una stretta collaborazione tra archeologi e scienziati dei materiali</em>”, scrivono gli autori di un articolo pubblicato su<u>ll’E-Journal degli Scavi di Pompei</u>. Nell’analisi dei materiali e delle tecniche costruttive, il Parco Archeologico di Pompei si è avvalso del supporto di un gruppo di esperti del <em>Massachusetts Institute of Technology</em>, USA. “L’ipotesi portata avanti dal team è quella dello <strong><em>hot mixing</em></strong>, ovvero la miscelazione a temperature elevate, dove la calce viva (e non la calce spenta) è premiscelata con pozzolana a secco e successivamente idratata e applicata nella costruzione dell’<em>opus caementicium</em>”, si legge nel testo.</p>
<p>Normalmente, la calce viva viene immersa nell’acqua, cioè “spenta”, molto tempo prima dell’uso in cantiere, formando il cosiddetto grassello di calce, un materiale di consistenza plastica. Lo “spegnimento”, ovvero la reazione tra calce viva e acqua, produce calore. Solo al momento della messa in opera, la calce viene poi mescolata con sabbia e inerti per produrre la malta o il cementizio.</p>
<p>Nel caso del cantiere di Pompei, invece, risulta che la calce viva, ovvero non ancora portata a contatto con l’acqua, venisse in un primo momento mescolata solo con la sabbia pozzolanica. Mentre il contatto con l’acqua avveniva poco prima della posa in opera del muro. Ciò significa che, durante la costruzione della parete, la miscela di calce, sabbia pozzolanica e pietre era ancora calda per via della reazione termica in corso e di conseguenza si asciugava più rapidamente, abbreviando i tempi di realizzazione dell’intera costruzione.</p>
<p>Diversamente quando si trattava di intonacare le pareti, sembra che la calce venisse prima spenta e successivamente mescolata con gli inerti per essere poi stesa, come si fa ancora oggi.</p>
<p><strong>“</strong><em>Pompei è uno scrigno di tesori e non tutto si è svelato nella sua piena bellezza. Tanto materiale deve ancora poter emergere. Nell’ultima Legge di Bilancio abbiamo finanziato nuovi scavi in tutta l’Italia e una parte importante di questo stanziamento è destinata proprio a Pompei </em>– dichiara il Ministro della Cultura,<strong> Gennaro Sangiuliano –</strong><em> Mi ha fatto molto piacere quando il direttore del Parco archeologico, Gabriel Zuchtriegel, ha ricordato che, mai come in questo momento, sono attivi così tanti scavi nel sito: possiamo dire che è un record degli ultimi decenni. Allo stesso tempo stiamo lavorando anche su altri fronti. Nei mesi scorsi il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha ceduto al Ministero della Cultura l’ex Spolettificio di Torre Annunziata,</em><em> dove nascerà un grande museo per raccogliere tutti questi reperti</em><strong>”.</strong></p>
<p><strong> </strong>“<em>Lo scavo nella Regio IX, insula 10, progettato negli anni del Grande Progetto Pompei sta dando, come era prevedibile, importanti risultati per la conoscenza della città antica. Un cantiere di ricerca interdisciplinare, nato come il precedente scavo della Regio V, dalla necessità di mettere in sicurezza i fronti di scavo, ossia le pareti di materiale eruttivo lasciate dagli scavi del XIX e XX secolo che incombono pericolosamente sulle aree scavate. Pompei continua a essere un cantiere permanente dove ricerca, messa in sicurezza, manutenzione e fruizione sono attività connesse e prassi quotidiana</em>”, afferma il Direttore generale Musei, <strong>Massimo Osanna</strong>.</p>
<p><strong> </strong>“<em>È un ulteriore esempio di come la piccola città di Pompei ci fa capire tante cose del grande Impero romano, non ultimo l’uso dell’opera cementizia. Senza il cementizio non avremmo né il Colosseo, né il Pantheon, né le Terme di Caracalla. Gli scavi in corso a Pompei offrono la possibilità di osservare quasi in diretta come funzionava un cantiere antico </em>– sottolinea il Direttore del Parco, <strong>Gabriel Zuchtriegel</strong> – <em>I dati che emergono sembrano puntare sull’utilizzo della calce viva nella fase di costruzione dei muri, una prassi già ipotizzata in passato e atta ad accelerare notevolmente i tempi di una nuova costruzione, ma anche di una ristrutturazione di edifici danneggiati, per esempio da un terremoto. Questa sembra essere stata una situazione molto diffusa a Pompei, dove erano in corso lavori un po’ ovunque, per cui è probabile che dopo il grande terremoto del 62 d.C., diciassette anni prima dell’eruzione, ci fossero state altre scosse sismiche che colpirono la città prima del cataclisma del 79 d.C. Ora facciamo rete tra enti di ricerca per studiare il saper fare costruttivo degli antichi romani: forse possiamo imparare da loro, pensiamo alla sostenibilità e al riuso dei materiali</em>”.</p>
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