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	<title>SCRIVONAPOLI &#187; Premio Napoli</title>
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	<description>Giornale Online &#124; Le notizie di Napoli e Campania</description>
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		<title>Cesare Moreno: «Le periferie entrino a far parte della cultura della città»</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Dec 2017 08:44:50 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[L'intervista]]></category>
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		<description><![CDATA[di Marco Martone &#8211;<br />
Cultura nelle periferie, che parte dal basso e che si integri con il territorio. Sono gli ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><strong>di Marco Martone &#8211;</strong></p></blockquote>
<p>Cultura nelle periferie, che parte dal basso e che si integri con il territorio. Sono gli obiettivi primari dell’associazione <strong>Maestri di Strada</strong>, rappresentata da <strong>Cesare Moreno</strong> cui è stato assegnato in questi giorni il premio alla Cultura della <strong>Fondazione Premio Napoli</strong>, in quanto promotore di un’idea di città dove centro e periferie contribuiscono alla costruzione di un’identità culturale complessa, più ricca. Il riconoscimento sarà consegnato martedì prossimo al <strong>Teatro Mercadante</strong> di Napoli. Cesare Moreno ne ha parlato nel corso della trasmissione “<strong>Oltre l’Ostacolo</strong>”, sulle frequenze di <strong>Radio Svago Web</strong>.<br />
«Hanno riconosciuto il mio impegno per la cultura delle periferie dove lavoro da sempre e dove continuo a vivere. La mia idea è sempre stata di fare in modo che la capacità di inventare cose in periferia, anche in condizioni difficili, entri a far parte della cultura della città. Mi sento rappresentante di una cultura indigena».<br />
<strong>Quali sono le difficoltà maggiori che incontra in tal senso?</strong><br />
«È indispensabile capire che la città è fatta di centro e di periferia e queste due parti devono dialogare tra loro, cosa non frequente. Questo premio fa onore, prima che a me, a chi ha deciso di assegnarmelo».<br />
<strong>C’è dunque ancora speranza che Napoli, con le sue periferie, siano altri rispetto a criminalità e Gomorra?</strong><br />
«Mi viene voglia di fare un  paradosso. Il primo modo per conoscere la bellezza del territorio in cui ci troviamo è riconoscere anche i suoi aspetti più brutti. Lo stereotipo è pensare che Napoli sia fatta solo di criminali ma anche credere che sia mare, aria e fantasia. I maestri di strada dicono, “questa è la mia città, tutto ciò che ne fa parte mi appartiene”. Questo è il senso del nostro impegno».<br />
<strong>E le iniziative non mancano.</strong><br />
«Nei mesi scorsi abbiamo inaugurato un tour di turisti nel quartiere di San Giovanni a Teduccio. Zona dove ci sono le cose brutte ma anche aspetti positivi. Noi dobbiamo far crescere il bello senza negare il brutto. Puntando su isole di bellezza, solidarietà, pulizia e voglia di vivere anche in ambienti difficili. La bellezza la creiamo noi, non c’è fuori».<br />
<strong>La cultura ci salverà dunque?</strong><br />
«Se per cultura intendiamo inventare modi di vita civili, il racconto il condividere immagini mentali, diventa la nostra arma contro il degrado e il brutto che c’è. Ma si tratta di una cultura sviluppata dentro i territori non solo quella che si trova nelle librerie. È questo l’unico modo per affrontare il confronto civile invece del corpo a corpo».</p>
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