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	<title>SCRIVONAPOLI &#187; Pompei</title>
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	<description>Giornale Online &#124; Le notizie di Napoli e Campania</description>
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		<title>Pompei, emerge una sala affrescata</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Feb 2025 18:07:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[affresco]]></category>
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		<category><![CDATA[Pompei]]></category>

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		<description><![CDATA[A più di 100 anni dalla scoperta della villa dei Misteri,un nuovo grande affresco getta luce sui misteri di Dioniso ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div><b></b>A più di 100 anni dalla scoperta della villa dei Misteri,un nuovo grande affresco getta luce sui misteri di Dioniso nel mondo classico. In una grande sala per banchetti, scavata in queste settimane nell’area centrale di Pompei, nell’insula 10 della Regio IX, è emerso <b>un fregio a dimensioni quasi reali, ovvero una “megalografia”</b> (dal greco &#8220;dipinto grande&#8221;- ciclo di pitture a grandi figure), che gira intorno a tre lati dell’ambiente; il quarto era aperto sul giardino.</div>
<div><b>Il fregio mostra il corteo di Dioniso</b>, dio del vino: <b>baccanti</b>  rappresentate<b> come danzatrici,</b> ma anche come <b>cacciatrici</b> <b>feroci,</b> con un capretto sgozzato sulle spalle o con una spada e le interiora di un animale nelle mani; <b>giovani satiri</b> con le orecchie appuntite <b>che suonano il doppio flauto,</b> mentre <b>un altro compie un sacrificio di vino</b> (libagione) in stile acrobatico, versando dietro le proprie spalle un getto di vino da un corno potorio (usato per bere) in una patera (coppa bassa). <b>Al centro della composizione c’è una donna con un vecchio sileno</b> che impugna una torcia: si tratta di una inizianda, vale a dire una donna mortale che, tramite un rituale notturno, sta per essere iniziata nei misteri di Dioniso, il dio che muore e rinasce, promettendo altrettanto ai suoi seguaci.</div>
<div></div>
<div>Un dettaglio curioso consiste nel fatto che tutte le figure del fregio sono rappresentate su piedistalli, come se fossero delle statue, mentre al tempo stesso movimenti, carnagione e vestiti le fanno apparire molto vive.</div>
<div>Gli archeologi hanno battezzato la dimora con il fregio<b> “casa del Tiaso”,</b> con riferimento al corteo di Dioniso. Nell’antichità esistevano una serie di culti, tra cui quello di Dioniso, che erano accessibili solo a chi compiva un rituale di iniziazione, come suggerito nel fregio di Pompei. Tali culti si chiamavano “misterici”, perché solo gli iniziati potevano conoscerne i segreti. Spesso erano legati alla promessa di una nuova vita beata, sia in questo mondo sia in quello dell’oltretomba.</div>
<div><b> </b></div>
<div><b>Il fregio scoperto a Pompei è attribuibile al II Stile della pittura pompeiana,</b> che risale al I sec. a.C. Più precisamente, il fregio può essere datato agli anni 40-30 a.C. Questo significa che nel momento dell’eruzione del Vesuvio, che seppellì Pompei nel 79 d.C. sotto lapilli e ceneri, il fregio dionisiaco era già vecchio di circa un secolo.</div>
<div></div>
<div> L’unico altro esempio di una megalografia con rappresentazioni di simili rituali è il fregio detto “dei Misteri” nella omonima villa fuori le porte di Pompei, anche esso in II Stile pompeiano.</div>
<div>Il nuovo fregio trovato a Pompei, rispetto alla villa dei Misteri aggiunge un altro tema all’immaginario dei rituali iniziatici di Dioniso: la caccia, che viene evocata non solo dalle baccanti cacciatrici, ma anche da un secondo, più piccolo fregio che corre al di sopra di quello con baccanti e satiri: qui sono raffigurati animali vivi e morti, tra cui un cerbiatto e un cinghiale appena sventrato, galli, uccelli vari, ma anche pesci e molluschi.</div>
<div></div>
<div>“<i>Tra 100 anni la giornata di oggi verrà vissuta come storica </i>&#8211; Dichiara il Ministro della Cultura <b>Alessandro Giuli- </b><i>perché storica è la scoperta che mostriamo. La megalografia rinvenuta nell’insula 10 della Regio IX apre un altro squarcio sui rituali dei misteri di Dioniso. Si tratta di un documento storico eccezionale e, insieme a quella della Villa dei Misteri, costituiscono un unico nel loro genere, facendo di Pompei una straordinaria testimonianza di un aspetto della vita della classicità mediterranea in gran parte sconosciuto. Tutto questo rende importante e preziosa la ripresa delle attività di scavo a Pompei, che il Governo sostiene convintamente e per la quale, di recente, ha stanziato 33 milioni di euro per interventi di scavo, manutenzione programmata, restauro e valorizzazione in questo sito e nel territorio circostante. Viviamo un momento importante per l’archeologia italiana e mondiale che ha registrato anche un forte incremento dei visitatori, a partire da questo Parco Archeologico: oltre 4 milioni e 87 mila presenze nel 2023 e 4 milioni e 177 mila unità nel 2024”.</i></div>
<div></div>
<div> “<i>La caccia delle baccanti di Dioniso</i> – spiega il direttore del Parco archeologico di Pompei, <b>Gabriel Zuchtriegel, </b>co-autore di un primo studio del nuovo rinvenimento pubblicato sull’E-Journal degli Scavi di Pompei – <i>a partire dalle ‘Baccanti’ di Euripide del 405 a.C., una delle più amate tragedie dell’antichità, diventa una metafora per una vita sfrenata, estatica, che mira a ‘qualcosa di diverso, di grande e di visibile’, come dice il coro nel testo di Euripide. La baccante esprimeva per gli antichi il lato selvaggio e indomabile della donna; la donna che abbandona i figli, la casa e la città, che esce dall’ordine maschile, per danzare libera, andare a caccia e mangiare carne cruda nelle montagne e nei boschi; insomma, l’opposto della donna ‘carina’, che emula Venere, dea dell’amore e delle nozze, la donna che si guarda nello specchio, che si ‘fa bella’. Sia il fregio della casa del Tiaso sia quello dei Misteri mostrano la donna come sospesa, come oscillante tra questi due estremi, due modalità dell’essere femminile a quei tempi. Sono affreschi con un significato profondamente religioso, che però qui avevano la funzione di adornare spazi per banchetti e feste… un po’ come quando troviamo una copia della Creazione di Adamo di Michelangelo su una parete di un ristorante italiano a New York, per creare un po’ di atmosfera. Dietro queste meravigliose pitture, con il loro gioco con illusione e realità, possiamo vedere i segni di una crisi religiosa che stava investendo il mondo antico, ma ci possiamo anche cogliere la grandezza di una ritualità che risale a un mondo arcaico, almeno fino al II millennio a.C., al Dioniso dei popoli micenei e cretesi, che era chiamato anche Zagreus, signore degli animali selvatici.”</i></div>
<div></div>
<div>L&#8217;ambiente del Tiaso dionisiaco sarà visibile per il pubblico fin da subito nell’ambito delle visite al cantiere, già avviate dall’inizio dello scavo per i vari ambienti via via indagati.</div>
<div>Tutti i giorni dal lunedì al venerdì alle ore 11 – previa prenotazione al numero 327 2716666 &#8211; sarà possibile accedere in due gruppi da 15 persone, accompagnati dal personale di cantiere che illustrerà i principali rinvenimenti e ambienti emersi e la metodologia di scavo. <b>Per accedere alle visite sarà necessario munirsi del regolare biglietto di ingresso al parco archeologico.</b></div>
<div><b> </b></div>
<div>Le indagini nella cosiddetta Regio IX di Pompei &#8211; uno dei nove quartieri in cui è suddiviso il sito – sono partite a febbraio 2023,<b> in un’area estesa per circa 3.200 mq</b>, quasi un intero isolato della città antica sepolta nel 79 d.C. dal Vesuvio. Oggi il cantiere è nella sua fase di conclusione, che prevede gli ultimi interventi di messa in sicurezza, al termine dei quali un progetto di valorizzazione consentirà anche una futura fruizione permanente dell’area da parte di tutti i visitatori.</div>
<div></div>
<div>Il <b>progetto</b> di “Scavo, messa in sicurezza e restauro dell’Insula 10 Regio IX&#8221; era stato intrapreso ai fini della riconnessione con il tessuto urbano di via di Nola e della riduzione dei rischi connessi ai cambiamenti climatici.</div>
<div>Lo scavo, in cui sono stati individuati oltre 50 nuovi ambienti distribuiti su di una superficie di oltre 1500 m2, ha restituito <b>due case ad atrio</b>, già parzialmente indagate nell’800, costruite in età Sannitica e trasformate nel I secolo d.C. in officine produttive: <b>una fullonica (lavanderia) e un panificio con il forno</b>, con gli spazi per le macine e gli ambienti per la lavorazione dei prodotti alimentari da distribuire in città.</div>
<div><b> </b></div>
<div><b>A sud di queste due case officine sono emersi alcuni ambienti di soggiorno, pertinenti ad una grande domus.</b>  Tra questi, <b>oltre al grande ambiente con scene dionisiache, un salone nero</b> con scene tratte dalla saga troiana; <b>un sacrario a fondo azzurro</b> con le quattro stagioni e allegorie dell’agricoltura e della pastorizia e <b>un grande quartiere termale</b>.<b> Restano ancora inesplorati l’ingresso, il quartiere dell’atrio e gran parte del peristilio </b>(giardino colonnato).</div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Pompei, riapre la casa della Fontana piccola</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Nov 2024 16:38:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[casa]]></category>
		<category><![CDATA[piccola]]></category>
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		<category><![CDATA[scavi]]></category>

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		<description><![CDATA[<br />
Con la riapertura al pubblico della casa della Fontana Piccola giovedì 21 novembre, a seguito della conclusione del cantiere ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2024/11/Screenshot-2024-11-18-alle-17.35.52.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-156784" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2024/11/Screenshot-2024-11-18-alle-17.35.52-300x194.png" alt="Pompei" width="300" height="194" /></a></div>
<div><b>Con la riapertura al pubblico della casa della Fontana Piccola giovedì 21 novembre</b>, a seguito della conclusione del cantiere di restauro, si inaugura la nuova stagione dell’iniziativa <b>“<i>Raccontare i cantieri”</i></b><i>.</i></div>
<div>L’iniziativa, alla sua quarta edizione, consentirà<b> ogni giovedì fino al 17 aprile 2025 (alle ore 10,30)</b>, ai possessori della <b>MyPompeii Card </b>la visita ai cantieri di valorizzazione e restauro in corso presso i siti del Parco archeologico di Pompei.</div>
<div>Il primo cantiere della <b>Casa della Fontana Piccola</b> sarà illustrato ai visitatori dai funzionari e restauratori del Parco che hanno seguito i lavori, <b>giovedì 21 novembre a partire dalle ore 10,30.</b></div>
<div>Collocata in una posizione importante lungo Via di Mercurio, la casa è organizzata in modo tale che sin dall&#8217;ingresso sia possibile scorgere la splendida fontana che decora il giardino della parte posteriore, e intuire l’elevato stato sociale del proprietario. La preziosa fontana è rivestita di mosaici colorati e conchiglie ed è ornata dalla statua bronzea di un pescatore e di un Amorino (esposti in copia). Tutto intorno, le pareti laterali del peristilio sono affrescate con grandi vedute di paesaggio eseguite pochi anni prima dell’eruzione, tra cui notevole è la rappresentazione di una città marittima, tema molto in voga nelle rappresentazioni dell’epoca e particolarmente adatto alla decorazione di giardini. Le coperture in cemento dei due atri, riposizionate all&#8217;altezza originaria, risalgono ad un restauro del 1971 e restituiscono la percezione della volumetria antica dell’abitazione.</div>
<div><b>La casa è stata oggetto di interventi di manutenzione straordinaria delle coperture. </b>Tra le principali operazioni condotte, spicca il rinforzo strutturale delle travi in calcestruzzo dell&#8217;atrio principale, effettuato con l&#8217;impiego di materiali FRP, insieme alla completa sostituzione del suo manto di copertura.</div>
<div>Un&#8217;attenzione particolare è stata dedicata alla revisione della copertura del peristilio, per garantire una protezione ottimale dagli agenti atmosferici, e all&#8217;impermeabilizzazione di tutti i solai piani, intervento fondamentale per prevenire infiltrazioni d&#8217;acqua che potrebbero danneggiare le strutture storiche. Inoltre, è stata effettuata la messa in sicurezza degli apparati decorativi del peristilio, preservandone l&#8217;integrità e la bellezza.</div>
<div>Questo ciclo di lavori è stato completato dal restauro dei blocchi in muratura della facciata della Fontana Grande, domus adiacente alla Fontana Piccola, intervento complesso per la movimentazione dei singoli blocchi, e testimonianza del continuo impegno del Parco nella salvaguardia e nella valorizzazione del patrimonio storico di Pompei.</div>
<div></div>
<div>L’iniziativa <b>“Raccontare i cantieri</b>” fino al 17 aprile 2025, consentirà di conoscere 20<b> cantieri del sito di Pompei e del sito di Oplontis. </b>Dalla Casa della Fontana Piccola allo Scavo IX-10, dalla Casa dell’Atrio all’Insula Occidentalis. E poi, ancora, le Terme del Foro, l’Insula Meridionalis, la Necropoli di Porta Stabia, l’Insula dei Casti Amanti, il cantiere di Civita Giuliana, la Casa di Leda, i Granai del Foro, la casa di Cesio Blando, la casa di Giulio Polibio a vari altri cantieri.</div>
<div>Un’occasione per conoscere la delicata e al tempo stesso complessa attività di scavo, di messa in sicurezza, restauro e manutenzione, attraverso il racconto e la visione in diretta degli esperti sul campo – archeologi, architetti, restauratori e ingegneri. Ma anche un’occasione di poter fruire in anteprima assoluta di dimore di eccezionale pregio e raffinatezza o di straordinaria condizione di ritrovamento</div>
<div></div>
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		<title>Pompei, l&#8217;arte nelle piccole case</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Oct 2024 09:16:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[casti amanti]]></category>
		<category><![CDATA[Pompei]]></category>

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<br />
Gli inglesi le chiamerebbero “Tiny House”: piccole case autonome, dalle dimensioni ridotte ma in questo caso, dalle decorazioni ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="x_x_x_x_x_divRplyFwdMsg" dir="ltr"></div>
<div><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2024/10/Screenshot-2024-10-25-alle-11.13.55.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-156665" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2024/10/Screenshot-2024-10-25-alle-11.13.55-300x226.png" alt="Pompei" width="300" height="226" /></a></div>
<div>Gli inglesi le chiamerebbero “<i>Tiny House</i>”: piccole case autonome, dalle dimensioni ridotte ma in questo caso, dalle decorazioni estremamente raffinate. È il caso di una tra le più recenti unità abitative emerse nel corso delle indagini in atto nel cantiere dell’Insula dei casti Amanti, nel quartiere centrale della città antica di Pompei, lungo Via dell’Abbondanza.</div>
<div>Una casa dallo spazio<b> </b>ristretto, senza il tradizionale atrio. Una particolarità considerato che, nonostante le ridotte dimensioni della dimora, non sarebbe stato impossibile l’inserimento di un piccolo atrio con la classica vasca (impluvio) per la raccolta dell’acqua piovana, tipico nell’architettura delle ricche dimore pompeiane, e che invece in questo caso è assente.</div>
<div> Una scelta probabilmente da mettere in relazione con i mutamenti che stavano attraversando la società romana, e pompeiana nello specifico, nel corso del I secolo d.C.  e che questo rinvenimento consente di studiare e approfondire. Un primo inquadramento scientifico è riportato nell’ultimo articolo della rivista scientifica digitale del Parco.</div>
<div>L’abitazione colpisce per l’alto <b>livello delle decorazioni parietali</b>, che non ha nulla da invidiare alla più grande e ricca casa dei Pittori al Lavoro, con la quale confina. Grazie al ritrovamento di un affresco ben conservato, rappresentante il mito di <b>Ippolito e Fedra</b>, la si è denominata provvisoriamente <b>Casa di Fedra.</b></div>
<div>I due ambienti attualmente oggetto di indagini si trovano nella parte retrostante dell’abitazione. Nel primo, oltre al quadretto mitologico con <b>Ippolito e Fedra</b>, le pareti splendidamente decorate in IV stile mostrano altre scene tratte dal repertorio dei miti classici: una rappresentazione di un <i>symplegma </i>(amplesso) <b>tra satiro e ninfa</b>, un quadretto con <b>coppia divina, forse Venere e Adone,</b> nonché una scena, purtroppo danneggiata dalle esplorazioni borboniche, in cui probabilmente si può riconoscere un <b>Giudizio di Paride</b>.</div>
<div>Una finestra, a fianco al <b>quadretto con</b> <b>Ippolito e Freda, </b>si apre su un piccolo cortile,dove al momento dell’eruzione <b> </b>  erano in corso lavori edilizi, caratterizzato all’ingresso dalla presenza di un piccolo larario (altare domestico) con una ricca <b>decorazione dipinta a motivi vegetali e animali su fondo bianco</b>.</div>
<div><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2024/10/Screenshot-2024-10-25-alle-11.13.45.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-156666" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2024/10/Screenshot-2024-10-25-alle-11.13.45-300x205.png" alt="Pompei" width="300" height="205" /></a></div>
<div>Il cortile è dotato di una zona coperta che precede una grande vasca con le pareti dipinte di rosso. Intorno correva una canaletta, che consentiva di convogliare l’acqua piovana verso l’imbocco di un pozzo collegato con una cisterna sottostante.</div>
<div>Nella decorazione del larario campeggia nella parte alta un rapace in volo, probabilmente un’aquila, che regge fra gli artigli un ramo di palma, e nella parte inferiore la scena principale composta da due serpenti affrontati, che incorniciano un altare con fusto circolare e scanalato su cui si dispongono le offerte. Si riconoscono da sinistra: la pigna, un elemento sopraelevato che sostiene un uovo, quelli che sembrerebbero essere un fico e un dattero. A riempire il fondo della scena due arbusti con foglie lanceolate e bacche gialle e rosse su cui si muovono tre passeri.</div>
<div>All’interno della nicchia sono statti rinvenuti <b>gli oggetti rituali, lasciati con l’ultima offerta prima dell’eruzione del 79 d.C che distrusse Pompei: un bruciaprofumi in ceramica acroma con lacune antiche</b> e <b>una lucerna</b>, entrambi con evidenti tracce di bruciato. Le analisi di laboratorio hanno consentito di individuare resti di rametti di essenze odorose, mentre due parti di un fico essiccato sono state recuperate alle spalle dei due oggetti. Sul piano dell’altare sono stati ritrovati, inoltre, due listelli in marmi colorati e un terzo elemento, presumibilmente in marmo rosso, con una raffigurazione di un volto riconducibile alla sfera dionisiaca, probabilmente un sileno.</div>
<div>Infine, nella parte anteriore dell’altare si sono individuati una base quadrangolare e modanata in marmo, con un alloggio centrale e sulla sinistra un coltello in ferro il cui manico termina con gancio ad occhiello per la sospensione.</div>
<div>Il cantiere in corso presso l’Insula dei casti amanti è oggetto di un complesso progetto- diviso in due lotti differenti – che ha previsto diverse fasi, di cui alcune già conclusesi e che hanno permesso di rendere possibile la fruizione al pubblico del complesso, attraverso un sistema di passerelle sopraelevate. Le diverse fasi hanno interessato: la verifica, progettazione e realizzazione della nuova copertura; gli scavi archeologici; la riprofilatura dei fronti di scavo; la messa in sicurezza degli elevati murari; il restauro delle superfici e degli elementi archeologici.</div>
<div>Attualmente, gli archeologi del Parco stanno operando ne<b>l settore nord-est dell’isolato, all’interno di una serie di ambienti con accesso dal vicolo orientale. </b>L’apporto delle indagini in corso sta permettendo di definire sempre più precisamente la sistemazione planimetrica dell’Insula, tanto da consentire di individuare questa nuova unità abitativa.</div>
<div></div>
<div>“<i>È un esempio di archeologia pubblica o, come preferisco chiamarla, archeologia circolare: conservazione, ricerca, gestione, accessibilità e fruizione formano un circuito virtuoso &#8211; </i><b>dichiara il Direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel </b><i>&#8211; Scavare e restaurare sotto gli occhi dei visitatori, ma anche pubblicare i dati online sul nostro e-journal e sulla piattaforma <a href="http://open.pompeiisites.org/">open.pompeiisites.org</a> significa restituire alla società che finanzia le nostre attività tramite biglietti, tasse e sponsorizzazioni la piena trasparenza di ciò che facciamo, non per il bene di una ristretta cerchia di studiosi, ma per tutti. L’archeologia deve essere di tutti perché solo così creeremo comprensione verso gli archeologi che lavorano in tutta Italia sui cantieri nell’ambito della cosiddetta archeologia preventiva. Se il cantiere della metro o di una strada ritarda a causa di rinvenimenti archeologici, visitare Pompei e osservare il lavoro di archeologi e restauratori può aiutarci a capire perché vale la pena documentare e salvaguardare le tracce delle generazioni che hanno vissuto prima di noi.”</i></div>
<div>Poche settimane fa anche <b>Alberto Angela </b>e’ tornato nell’Insula dei Casti Amanti per realizzare un servizio su questi nuovi ambienti. Presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, il servizio andrà in onda in versione integrale su<b> Raiuno sabato 26 ottobre alle 15,05</b> circa<b> nella trasmissione Passaggio a Nord Ovest</b> .</div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Pompei, gli scavi per tutti</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Apr 2024 08:36:27 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Pompei]]></category>
		<category><![CDATA[scavi]]></category>

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		<description><![CDATA[Un altro tassello per implementare l’accessibilità e la fruizione dell’antica città di Pompei. Il Parco Archeologico aggiunge alle iniziative volte ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Un altro tassello per implementare l’accessibilità e la fruizione dell’antica città di Pompei. Il Parco Archeologico aggiunge alle iniziative volte a favorire l’inclusione di tutti i cittadini al patrimonio culturale, le guide <i>Museo per tutti di Pompei,</i> nate dalla collaborazione con l’équipe di Museo per tutti dell’associazione <i>L’abilità onlus</i> in collaborazione con <i>Fondazione De Agostini.</i> Due guide facilitate gratuite rivolte a persone con disabilità intellettiva che contengono una serie di materiali in linguaggio Easy to read e in Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA), da guardare e utilizzare sia in preparazione che durante la visita stessa o successivamente come follow up dell’esperienza.</p>
<p>Pompei entra così a far parte della <b>rete di <i>Museo per tutti</i>,</b> ideata nel 2015 da<b> L’abilità onlus</b> e <b>da Fondazione De Agostini</b>, che include così 38 siti fra Beni artistici e culturali presenti in tutto il territorio nazionale, con l’obiettivo di abbattere le barriere cognitive attraverso uno strumento semplice e un linguaggio comune a tutti.</p>
<p>Questi strumenti si uniscono alle altre iniziative del Parco volte a garantire la più ampia fruizione dei siti archeologici di competenza: dagli itinerari senza barriere architettoniche come “<i>Pompei per tutti</i>” e quelli della Villa Arianna e Villa San Marco a Stabia, della Villa di Poppea a Oplontis e presso il sito di Boscoreale con la Villa Regina e l’Antiquarium; ai  modellini tattili in 3d con supporti esplicativi in braille in alcuni luoghi di Pompei (come lo scheletro di cavallo presso l&#8217;ambiente stalla nei pressi della casa di Cerere e i supporti didattici della Conceria); alla guida “<i>Pompei in blu &#8211; viaggio nella casa del Menandro</i>” agenda visiva interattiva per persone con disturbi dello spettro autistico; fino ai percorsi multimediali inclusivi <i>Enjoy LIS Art</i> presenti sui monitor e sull’app, per visitare i siti di Oplontis, Boscoreale e Stabia.</p>
<p><i>“Oggi celebriamo una tappa importante del percorso che il Parco Archeologico di Pompei ha intrapreso, a partire dal 2016 con Pompei per Tutti, verso una nuova visione dell’accessibilità. In tale ottica il sito archeologico diventa luogo di incontro inclusivo della comunità tutta,dove le diversità sono un arricchimento e non più un limite. – dichiara il </i><b>Direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel</b><i> &#8211; La guida accessibile rappresenta uno strumento fondamentale di lettura della città antica, attraverso un linguaggio semplificato che permette di conoscere la ricchezza di questo sito. Semplificare, però, non deve essere confuso con banalizzare o limitare la conoscenza; al contrario vogliamo rendere decifrabile la complessità che ci circonda in modo che tutti possano cogliere la bellezza di Pompei nella sua interezza, anche coloro che non hanno gli strumenti per interpretare concetti astratti come, ad esempio, i bambini piccoli. Lo strumento Musei per tutti di Pompei sarà fondamentale anche per lavorare con le scuole in modo sempre più inclusivo”.</i></p>
<p><i>“Siamo molto orgogliosi che “Museo per tutti” possa annoverare tra i suoi beni culturali Pompei. &#8211; spiega</i><b><i>Carlo Riva direttore di L’abilità onlus e responsabile di Museo per tutti</i></b><i> -La presentazione di oggi arriva alla fine di un lavoro molto articolato della nostra équipe in collaborazione con il personale del Parco Archeologico, che ha richiesto un tempo molto lungo di pensiero riflessivo e confronto tecnico per capire come restituire le bellezze dell’antica Pompei ai visitatori con disabilità intellettiva. Ci ha condotto la passione e il desiderio di raccontare la storia, la vita, l’arte ad un pubblico che vogliamo avvicinare a questo luogo per percepirne – come in tutti noi &#8211; il valore e il significato. La fruizione di questo patrimonio dell’umanità ai bambini e agli adulti con disabilità intellettiva è un atto di civiltà e di rispetto perché la cultura sia di tutti e per tutti. Duecento pagine di parole corrette, immagini e simboli comunicativi, descrizioni dedicate che vengono messe a disposizione di persone che potranno così comprendere nel piacere della loro visita il mito, la vita quotidiana, la spiritualità di Pompei con facilità e quindi con lo stupore nato dal capire dove sei e cosa Pompei vuol dire per te”. </i></p>
<p><i> “Museo per tutti &#8211; aggiunge </i><b><i>Marcella Drago, Segretario Generale di Fondazione De Agostini</i></b><i> &#8211; ci rende particolarmente orgogliosi, perché unico nel suo genere. Lo abbiamo ideato insieme all’associazione L’abilità nel 2015 e continuiamo a sostenerlo perché crediamo che offrire alle persone con disabilità intellettiva la possibilità di fruire delle opere d’arte e godere la bellezza di luoghi di cultura sia importante tanto quanto eliminare le barriere architettoniche che limitano le persone con disabilità fisica. Quello dell’inclusione sociale è, infatti, uno degli obiettivi che la nostra Fondazione incoraggia in molti progetti, con la profonda convinzione che sia importante assicurare a tutti, soprattutto ai più fragili, le stesse opportunità. Siamo davvero soddisfatti che Museo per tutti approdi al Parco Archeologico di Pompei, uno dei siti archeologici più rappresentativi e tra i più importanti al mondo. Questo traguardo definisce bene il successo dell’iniziativa e il mio augurio oggi è quello che Museo per tutti possa rendere questo sito di incredibile bellezza davvero per tutti”.</i></p>
<p>Il percorso delle guide, sviluppato grazie al lavoro di accessibilità a cura dell’équipe di <i>Museo per tutti </i>con il supporto di funzionari e personale del Parco per consentire di gestire agevolmente la visita pur nella complessità del luogo, si snoda all’interno dell’intera area archeologica proponendo <b>15 tappe</b>, comprendenti edifici pubblici, privati e l’Antiquarium. A quest’ultimo è dedicato un approfondito excursus con la descrizione di una decina di reperti.</p>
<p><b>Le guide sono realizzate in <i>Easy to read </i>e con i simboli della Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA), con un adattamento dei contenuti mirato a rispettare bisogni differenti. </b></p>
<p>Il pubblico ha così a disposizione <b>schede descrittive</b>, ricche di dettagli tanto sull’organizzazione degli spazi quanto sugli apparati decorativi che rendono uniche ville e palazzi; <b>capitoli o box  di approfondimenti </b>per chi vuole conoscere di più; una <b>mappa orientativa facilitata </b>che permette di <b>localizzare facilmente </b>le tappe del percorso e tutti gli spazi di servizio disponibili, così da rendere il pubblico più autonomo nell’orientamento; <b>un indice dei percorsi costruito in immagini </b>per facilitare la comprensione del tempo di visita; <b>un insieme di pittogrammi </b>in CAA che permetteranno ai caregiver di realizzare materiali ancor più personalizzati a supporto della comprensione delle spiegazioni e della visita stessa.</p>
<p>Il lavoro ha coinvolto due associazioni locali,<i>la Scintilla</i>, in collaborazione con i Servizi Educativi del Pio Monte della Misericordia di Napoli,e il <i>Tulipano</i>per la validazione delle guide. Tale collaborazione ha visto i gruppi di validatori formati da persone con disabilità intellettiva, protagonisti di un lavoro di perfezionamento delle guide e di messa alla prova della sua fruibilità direttamente in loco tramite l’organizzazione di cicli di visite all’interno dell’area.</p>
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		<title>Pompei, nuova luce sui segreti dell’edilizia romana</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Mar 2024 09:43:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nuovi dati sull’edilizia romana emergono dagli scavi in corso al Parco Archeologico di Pompei. Negli ambienti di antiche domus che lo ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nuovi dati sull’edilizia romana emergono dagli scavi in corso al Parco Archeologico di Pompei. Negli ambienti di antiche domus che lo scavo archeologico sta portando alla luce nella Regio IX, insula 10, sono riemerse importanti testimonianze di un cantiere in piena attività: strumenti di lavoro, tegole e mattoni di tufo accatastati e cumuli di calce.</p>
<p><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2024/03/File-di-tegole-e-cataste-di-blocchetti-in-tufo-giallo-dallatrio-del-panificio-Regio-IX-2.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-156316" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2024/03/File-di-tegole-e-cataste-di-blocchetti-in-tufo-giallo-dallatrio-del-panificio-Regio-IX-2-300x225.jpeg" alt="File di tegole e cataste di blocchetti in tufo giallo dall'atrio del panificio Regio IX  - 2" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Secondo gli studiosi il cantiere era attivo fino al giorno dell’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., che iniziò intorno all’ora di pranzo e durò fino alla mattina del giorno successivo. Lo scavo nell’area in questione, finalizzato alla regimentazione dell’assetto idrogeologico lungo il confine tra la parte scavata e quella non scavata della città romana, sta attestando la presenza di un cantiere antico che interessava tutto l’isolato. Particolarmente numerose sono le evidenze dei lavori in corso nella casa con il panificio di Rustio Vero, dove è stata già documentata negli scorsi mesi una natura morta con la raffigurazione di una focaccia e un calice di vino. L’atrio era parzialmente scoperto, a terra si trovavano accatastati materiali per la ristrutturazione e su un’anta del tablino (ambiente di ricevimento), decorato in IV stile pompeiano con un quadro mitologico con “Achille a Sciro”, si leggono ancora oggi quelli che probabilmente erano i conteggi del cantiere, ovvero numeri romani scritti a carboncino, facilmente cancellabili a differenza dei graffiti incisi nell’intonaco.</p>
<p>Tracce delle attività in corso si trovano anche nell’ambiente che ospitava il larario, dove sono state trovate anfore riutilizzate per “spegnere” la calce impiegata nella stesura degli intonaci. In diversi ambienti della casa sono stati scoperti strumenti di cantiere, dal peso di piombo per tirare su un muro perfettamente verticale (“a piombo”) alle zappe di ferro usate per la preparazione della malta e per la lavorazione della calce. Anche nella casa vicina, raggiungibile da una porta interna, e in una grande dimora alle spalle delle due abitazioni, per ora solo parzialmente indagata, sono state riscontrate numerose testimonianze di un grande cantiere, attestato anche dagli enormi cumuli di pietre da impiegare nella ricostruzione dei muri e dalle anfore, ceramiche e tegole raccolte per essere trasformate in cocciopesto.</p>
<p><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2024/03/Serpenti-agatodemoni-in-stucco-Larario-Regio-IX.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-156317" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2024/03/Serpenti-agatodemoni-in-stucco-Larario-Regio-IX-300x200.jpeg" alt="Serpenti agatodemoni in stucco Larario Regio IX" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Si tratta di un’“<em>occasione straordinaria per sperimentare le potenzialità di una stretta collaborazione tra archeologi e scienziati dei materiali</em>”, scrivono gli autori di un articolo pubblicato su<u>ll’E-Journal degli Scavi di Pompei</u>. Nell’analisi dei materiali e delle tecniche costruttive, il Parco Archeologico di Pompei si è avvalso del supporto di un gruppo di esperti del <em>Massachusetts Institute of Technology</em>, USA. “L’ipotesi portata avanti dal team è quella dello <strong><em>hot mixing</em></strong>, ovvero la miscelazione a temperature elevate, dove la calce viva (e non la calce spenta) è premiscelata con pozzolana a secco e successivamente idratata e applicata nella costruzione dell’<em>opus caementicium</em>”, si legge nel testo.</p>
<p>Normalmente, la calce viva viene immersa nell’acqua, cioè “spenta”, molto tempo prima dell’uso in cantiere, formando il cosiddetto grassello di calce, un materiale di consistenza plastica. Lo “spegnimento”, ovvero la reazione tra calce viva e acqua, produce calore. Solo al momento della messa in opera, la calce viene poi mescolata con sabbia e inerti per produrre la malta o il cementizio.</p>
<p>Nel caso del cantiere di Pompei, invece, risulta che la calce viva, ovvero non ancora portata a contatto con l’acqua, venisse in un primo momento mescolata solo con la sabbia pozzolanica. Mentre il contatto con l’acqua avveniva poco prima della posa in opera del muro. Ciò significa che, durante la costruzione della parete, la miscela di calce, sabbia pozzolanica e pietre era ancora calda per via della reazione termica in corso e di conseguenza si asciugava più rapidamente, abbreviando i tempi di realizzazione dell’intera costruzione.</p>
<p>Diversamente quando si trattava di intonacare le pareti, sembra che la calce venisse prima spenta e successivamente mescolata con gli inerti per essere poi stesa, come si fa ancora oggi.</p>
<p><strong>“</strong><em>Pompei è uno scrigno di tesori e non tutto si è svelato nella sua piena bellezza. Tanto materiale deve ancora poter emergere. Nell’ultima Legge di Bilancio abbiamo finanziato nuovi scavi in tutta l’Italia e una parte importante di questo stanziamento è destinata proprio a Pompei </em>– dichiara il Ministro della Cultura,<strong> Gennaro Sangiuliano –</strong><em> Mi ha fatto molto piacere quando il direttore del Parco archeologico, Gabriel Zuchtriegel, ha ricordato che, mai come in questo momento, sono attivi così tanti scavi nel sito: possiamo dire che è un record degli ultimi decenni. Allo stesso tempo stiamo lavorando anche su altri fronti. Nei mesi scorsi il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha ceduto al Ministero della Cultura l’ex Spolettificio di Torre Annunziata,</em><em> dove nascerà un grande museo per raccogliere tutti questi reperti</em><strong>”.</strong></p>
<p><strong> </strong>“<em>Lo scavo nella Regio IX, insula 10, progettato negli anni del Grande Progetto Pompei sta dando, come era prevedibile, importanti risultati per la conoscenza della città antica. Un cantiere di ricerca interdisciplinare, nato come il precedente scavo della Regio V, dalla necessità di mettere in sicurezza i fronti di scavo, ossia le pareti di materiale eruttivo lasciate dagli scavi del XIX e XX secolo che incombono pericolosamente sulle aree scavate. Pompei continua a essere un cantiere permanente dove ricerca, messa in sicurezza, manutenzione e fruizione sono attività connesse e prassi quotidiana</em>”, afferma il Direttore generale Musei, <strong>Massimo Osanna</strong>.</p>
<p><strong> </strong>“<em>È un ulteriore esempio di come la piccola città di Pompei ci fa capire tante cose del grande Impero romano, non ultimo l’uso dell’opera cementizia. Senza il cementizio non avremmo né il Colosseo, né il Pantheon, né le Terme di Caracalla. Gli scavi in corso a Pompei offrono la possibilità di osservare quasi in diretta come funzionava un cantiere antico </em>– sottolinea il Direttore del Parco, <strong>Gabriel Zuchtriegel</strong> – <em>I dati che emergono sembrano puntare sull’utilizzo della calce viva nella fase di costruzione dei muri, una prassi già ipotizzata in passato e atta ad accelerare notevolmente i tempi di una nuova costruzione, ma anche di una ristrutturazione di edifici danneggiati, per esempio da un terremoto. Questa sembra essere stata una situazione molto diffusa a Pompei, dove erano in corso lavori un po’ ovunque, per cui è probabile che dopo il grande terremoto del 62 d.C., diciassette anni prima dell’eruzione, ci fossero state altre scosse sismiche che colpirono la città prima del cataclisma del 79 d.C. Ora facciamo rete tra enti di ricerca per studiare il saper fare costruttivo degli antichi romani: forse possiamo imparare da loro, pensiamo alla sostenibilità e al riuso dei materiali</em>”.</p>
<p><strong> </strong></p>
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