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	<title>SCRIVONAPOLI &#187; SCIENZA</title>
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	<description>Giornale Online &#124; Le notizie di Napoli e Campania</description>
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		<title>Napoli, al via il terzo congresso NQSTI</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 16:35:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[SCIENZA]]></category>

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		<description><![CDATA[ Il congresso nazionale NQSTI (National Quantum Science and Technology Institute) aperto oggi a Napoli, nella Giornata mondiale dedicata alla fisica quantistica, ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong>Il congresso nazionale NQSTI (<em>National Quantum Science and Technology Institute) </em>aperto oggi a Napoli, nella Giornata mondiale dedicata alla fisica quantistica, rappresenta un momento chiave per fare il punto sullo stato dell’arte della ricerca quantistica in Italia e rafforzare la rete nazionale che coinvolge oltre 600 ricercatori, e più di 40 soggetti tra università, enti pubblici e aziende impegnate nello sviluppo di queste tecnologie strategiche.</p>
<p>Il presidente dell’Istituto, Claudio Pettinari, ha così sottolineato la valenza del settore nel suo intervento di apertura dei lavori: “<em>Il finanziamento del Pnrr, grazie ad un investimento di 116 milioni di euro in tre anni, ha rappresentato un passaggio cruciale per lo sviluppo delle tecnologie quantistiche in Italia, rafforzando una massa critica di ricercatrici e ricercatori in una realtà capace di competere a livello internazionale. </em><em>NQSTI oggi è una grande realtà con una duplice missione:</em> <em>da un lato rafforzare la ricerca scientifica nel campo delle quantum technologies (computazione, comunicazione, sensing), dall’altro costruire un ecosistema capace di portare queste tecnologie fuori dai laboratori.</em> <em>Grazie al lavoro sinergico di questi tre anni e grazie all’impegno del Mur, che ha reso possibile tutto questo, guardiamo al futuro europeo con ambizione e responsabilità”</em>.</p>
<p>Durante la quattro giorni, sino a venerdì 17, un fitto calendario di interventi scientifici, workshop e momenti di confronto su tutti i principali ambiti della ricerca quantistica: dal calcolo quantistico alla comunicazione sicura, dai sensori avanzati ai nuovi materiali, fino alle applicazioni industriali e al trasferimento tecnologico, sarà dedicato agli sviluppi del settore scientifico. Ampio spazio sarà riservato anche al dialogo tra ricerca e impresa, con iniziative dedicate all’innovazione e alle startup, come le attività di knowledge transfer e presentazione di progetti imprenditoriali nel campo delle tecnologie deep tech.</p>
<p>“<em>Sarà una settimana intensa di lavori qui a Napoli</em> – ha dichiarato Fabio Beltram, coordinatore scientifico di NQSTI &#8211; <em>per sviluppare concetti e innovazioni nell&#8217;ambito della fisica quantistica. A Napoli, a Città della Scienza, sono riuniti centinaia di fisici attivi in questo importante settore che è alla base delle tecnologie più moderne, uno strumento di sviluppo per moltissimi settori tecnologici. Siamo cresciuti molto grazie ai fondi del PNRR che ci sono stati assegnati e ora siamo una risorsa potente per il Paese. Un primo esempio che mi piace portare è la nascita di Q-SUD, il Polo Quantistico Nazionale basato sulla città di Napoli, un riferimento non solo italiano, ma internazionale</em>”.</p>
<p>Intanto, nella prima giornata dei lavori, è stato presentato lo stato dell’arte della seconda rivoluzione quantistica, quella che ha portato dai laboratori alla realtà quotidiana l’applicazione della fisica quantistica nella vita di tutti i giorni. Tra i progetti attuativi spiccano quelli legati alla biomedicina come i settori della microbiologia e dell’oncologia, come ha illustrato la ricercatrice Giada Bianchetti:</p>
<p>“<em>Le tecniche basate sulla luce quantistica, che permettono di studiare in modo più approfondito le proprietà dei sistemi biologici, potrebbero tradursi in strumenti diagnostici più efficaci, ad esempio per identificare infezioni anche a concentrazioni molto basse o per analizzare in modo più sicuro più accurato le caratteristiche dei tumori- </em>afferma la ricercatrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia<em> -. Siamo partiti da un problema clinico molto concreto: la sepsi, nella quale il tempo è un fattore cruciale: si stima che ogni ora di ritardo diagnostico aumenti la mortalità del 7%. Oggi il metodo per identificare i batteri è l’emocoltura che richiede concentrazioni elevate di microrganismi prima di essere rilevati e, per farlo, servono diversi giorni. Disporre di strumenti in grado di individuare i batteri direttamente in campioni di sangue o urine, già a basse concentrazioni, potrebbe ridurre i tempi della diagnosi, limitando così l’uso non necessario di antibiotici</em>”.</p>
<p>Ma anche nella ricerca per la prevenzione e la cura dei tumori le metodologie quantistiche possono risultare incisive: “<em>Il progetto Q-Meta, propone di sviluppare spettroscopie e microscopie basate sulla luce quantistica per studiare il metabolismo dei tumori in modo innovativo e il meno invasivo possibile. Queste tecniche offrono una sensibilità molto elevata, che permette di rilevare anche segnali biologici estremamente deboli come quelli di autofluorescenza di molecole coinvolte nei processi metabolici. L’obiettivo è capire come le cellule tumorali rispondono all’ambiente, ad esempio a fattori come rigidità e pressione del tessuto. Questi stimoli, infatti, influenzano il metabolismo delle cellule, con un impatto diretto sulla crescita, la progressione e l’invasività. Comprendere questi meccanismi è quindi fondamentale, perché può aprire la strada a strategie terapeutiche innovative che possono rivelarsi più mirate ed efficaci, soprattutto per le forme di tumori più aggressive e complesse</em>”.</p>
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		<title>Città della Scienza, tra arte e meraviglia</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Oct 2025 08:27:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[SCIENZA]]></category>

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		<description><![CDATA[<br />
Città della Scienza si prepara a lanciare un nuovo, affascinante percorso di scoperta che intreccia la magnificenza dell’arte barocca ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p class="p1">Città della Scienza si prepara a lanciare un nuovo, affascinante percorso di scoperta che intreccia la magnificenza dell’arte barocca con il rigore e la curiosità del metodo scientifico.</p>
</blockquote>
<p class="p1"><strong>Sabato 18 e domenica 19 ottobre</strong> si terrà il primo appuntamento de “<strong>I weekend di Luca Giordano: Arte, Scienza e Meraviglia</strong>“, un ampio progetto finanziato dalla Regione Campania, pensato per far conoscere alle nuove generazioni le eccellenze culturali del passato attraverso un approccio del tutto innovativo. Da sempre, infatti, il connubio tra arte e scienza rappresenta un pilastro fondamentale dell’identità di Città della Scienza.</p>
<p class="p1">Nel corso del fine settimana, i visitatori saranno immersi nell’universo di <strong>Luca Giordano</strong>, maestro del Seicento napoletano la cui opera diventerà un inaspettato terreno di indagine e sperimentazione. L’iniziativa si distingue per la sua capacità di declinare temi artistici in chiave scientifica attraverso una serie di laboratori interattivi differenziati per fasce d’età, in cui arte e scienza si incontrano e dialogano<span class="s1"><sup>.</sup></span></p>
<p class="p1">Per i più piccoli, dai 3 ai 6 anni, è stato pensato l’interactive lab <strong>“Un movimento colorato”</strong>, un’esperienza creativa in cui il gesto e il movimento si traducono in colore, invitando i bambini a osservare e interpretare la dinamicità del corpo in una forma artistica. I giovani esploratori tra i 7 e i 10 anni potranno invece partecipare a <strong>“Un mondo che si muove intorno a noi”</strong>, un laboratorio dedicato all’osservazione delle dinamiche e delle traiettorie di oggetti di uso quotidiano, trasformando la fisica del moto in una composizione grafica, un disegno colorato o uno schizzo.</p>
<p class="p1">Ai ragazzi dagli 11 ai 13 anni è rivolto l’interactive lab <strong>“Luca si muove”</strong>, un approfondimento che parte direttamente dall’analisi delle opere dell’artista. Osservando capolavori come <em>“Il ratto di Elena” </em>e “<em>Il trionfo di Galatea</em>“, i partecipanti impareranno a riconoscere le direzioni e le geometrie del movimento impresse sulla tela, svelando la scienza nascosta nei capolavori del pittore.</p>
<p class="p1">L’offerta del fine settimana si completa con lo spettacolare science show per tutti <strong>“Giochi di luce”</strong><span class="s1"><sup>. </sup></span>Un viaggio affascinante per comprendere la natura sfuggente e ambigua della luce, come si propaga e quali inganni può creare, svelando le leggi della natura che governano questo elemento fondamentale tanto nell’arte quanto nella scienza.</p>
<p class="p1">Questo primo fine settimana segna l’avvio di un percorso che proseguirà con altri appuntamenti, confermando ancora una volta la vocazione di Città della Scienza come laboratorio di idee e di cultura. Una missione che mira a superare le barriere disciplinari per offrire al pubblico, e soprattutto ai giovani, chiavi di lettura sempre nuove per comprendere la realtà e il patrimonio culturale, stimolando la curiosità e la sete di conoscenza attraverso l’emozione della scoperta.</p>
<p class="p4">Inoltre i visitatori potranno esplorare le affascinanti attrazioni del museo.  L’avventura scientifica si rinnova con <strong>Corporea,</strong> un viaggio interattivo all’interno del corpo umano, la mostra <strong>Insetti &amp; Co.,</strong> per esplorare da vicino il mondo degli insetti; il <strong>Planetario </strong>con spettacoli immersivi per perdersi tra le stelle e i misteri dell’universo…<strong>e la novità</strong>: fino all’11 gennaio 2026 è visitabile la mostra: <strong>Arachnida: il fascino segreto di ragni e scorpioni</strong>.</p>
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		<title>Ciro, il fossile di dinosauro in mostra a Tokyo</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Mar 2023 19:39:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[SCIENZA]]></category>
		<category><![CDATA[dino]]></category>
		<category><![CDATA[dinosauro]]></category>
		<category><![CDATA[fossile]]></category>
		<category><![CDATA[Mostra]]></category>
		<category><![CDATA[tokyo]]></category>

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		<description><![CDATA[Fino al 18 giugno 2023, il fossile di Dinosauro, noto come Ciro e rinvenuto a Pietraroja (BN), sarà esposto presso ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Fino al 18 giugno 2023, il fossile di Dinosauro, noto come Ciro e rinvenuto a Pietraroja (BN), sarà esposto presso il Museo nazionale della natura e delle scienze di Tokyo nell’ambito della Dino Expo 2023, mostra dall’alto valore scientifico aperto ad un pubblico di specialisti e non solo. L’esposizione, che conta migliaia di visitatori anche con picchi di trentamila persone al giorno, permetterà di ammirare una ricca collezione di fossili e le più rilevanti scoperte paleontologiche degli ultimi anni. Per la prima volta in Giappone è stato esposto un fossile a corpo intero di Zulu, un dinosauro corazzato che si proteggeva dai dinosauri carnivori con le sue scaglie appuntite sul corpo e una potente coda, conservato presso il Royal Ontario Museum in Canada.<br />
Tra gli ospiti d’eccezione, esposto per la prima volta fuori dall’Italia, è stato Scipionyx samniticus. Per anni il Museo nipponico ha richiesto in prestito il fossile, il primo dinosauro ritrovato in Italia e pubblicato sulla rivista Nature nel 1998, ma solo quest’anno il trasferimento è stato realizzato con successo. Ciro è noto nella comunità internazionale dei paleontologi come uno dei fossili più importanti per lo straordinario e unico stato di conservazione degli organi interni dopo 110 milioni di anni. L’arrivo di Ciro ha avuto una straordinaria eco mediatica in Giappone e rappresenterà una opportunità unica per rendere noto il fossile non solo agli scienziati, ma anche a tutti gli appassionati di dinosauri nel mondo. La Soprintendenza, in vista del ritorno del reperto, sta programmando una più adeguata esposizione del reperto e nuove attività di conoscenza e promozione.</p>
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		<title>Città della Scienza, tra tecnologia e divertimento</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2023 11:09:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[SCIENZA]]></category>

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		<description><![CDATA[Grande successo a Città della Scienza per le attività del periodo natalizio, UN MESE DI SCIENZA, GIOCO E FANTASIA, che ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #333333;">Grande successo a Città della Scienza per le attività del periodo natalizio, </span><span style="color: #ff0000;"><b>UN MESE DI SCIENZA, GIOCO E FANTASIA</b></span><b><span style="color: #333333;">,</span></b><span style="color: #333333;"> che hanno animato il centro scientifico dall&#8217;8 dicembre a quest&#8217;ultimo weekend di festività.</span><span style="color: #333333;"><br />
Grande anche il successo della </span><span style="color: #ff0000;"><b>FESTA DELLA BEFANA</b></span><span style="color: #333333;"> che ha visto, il 6 gennaio, </span><span style="color: #ff0000;"><b>più di 2000 visitatori</b></span><span style="color: #333333;"> partecipare ai laboratori, ai science show e alle mostre in programma.</span><span style="color: #333333;"><br />
Una ricca offerta di nuove mostre, tra cui quella sul tema dello <b>Spazio</b> e la mostra di fumetti &#8220;<b>Bonelli Story</b>&#8220;, ha rappresentato un richiamo sia per i cittadini napoletani che per i tanti turisti provenienti sia dal nostro Paese che dall&#8217;estero.<br />
Nel mese di attività natalizie, il museo scientifico interattivo è stato visitato da circa </span><span style="color: #ff0000;"><b>25.000 visitatori</b></span><span style="color: #333333;">, quasi raddoppiando il numero di visitatori del 2019, ultimo anno di riferimento prima della crisi pandemica.</span><span style="color: #333333;"><br />
Un chiaro segnale del rilancio della struttura di Bagnoli.<br />
<i>&#8220;Siamo molto soddisfatti non solo del dato in sé &#8211; ha dichiarato il presidente di Città della Scienza <b>Riccardo Villari</b> &#8211; ma soprattutto del fatto che Città della Scienza è entrata pienamente a far parte del circuito dell&#8217;offerta culturale e turistica cittadina, con numeri significativi e un&#8217;offerta di qualità per un segmento di pubblico, ovvero le famiglie con bambini e ragazzi, che noi riteniamo di grande importanza, proprio perché rappresenta il nostro futuro, un futuro in cui scienza e tecnologia sono sempre più rilevanti&#8221;.</i><br />
</span></p>
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		<title>Un oceano di scienza, tutto sul “polmone blu”</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jun 2022 06:47:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[SCIENZA]]></category>

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		<description><![CDATA[<br />
 Il weekend al Museo dell’11 e 12 giugno, con le sue molteplici attività indirizzate ai ragazzi, è dedicato alla ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p class="p4"><span class="s2"><span class="Apple-converted-space"> </span></span><b><i>Il weekend al Museo dell’11 e 12 giugno, con le sue molteplici attività indirizzate ai ragazzi, è dedicato alla salvaguardia dei nostri mari. E con la fine della scuola ritornano a Città della Scienza i campi estivi.</i></b></p>
</blockquote>
<p class="p6">In occasione della <span class="s3">Giornata Mondiale degli Oceani</span> dell’8 giugno, Città della Scienza costruisce il palinsesto del weekend dell’11 e 12 giugno per lanciare un messaggio di sensibilizzazione volto alla tutela di una risorsa molto importante: l’acqua. <span class="s3">Un oceano di scienza</span> – Tutto sul “polmone blu” del Pianeta! Per avere un <span class="s3">oceano</span> con una ricca fauna selvatica e per stabilizzare il clima, è fondamentale che almeno il 30% delle terre, delle acque e degli oceani del nostro pianeta siano protetti. <span class="s3">L’acqua</span> genera numerose forme di vita; gioca ruoli essenziali nei cicli della materia e dell’energia a livello planetario e ci fornisce svariati alimenti indispensabili nelle nostre diete. Tra le varie attività, volte a celebrare l’inestimabile valore di questi ecosistemi marini, i ragazzi sperimenteranno i possibili usi degli scarti alimentari per la realizzazione delle <span class="s3">bio-plastiche</span>, esplorandone le potenzialità, sia dal punto di vista sensoriale che dei suoi possibili usi.<span class="Apple-converted-space"> </span>Come di consueto si potranno effettuare le visite guidate al Museo interattivo del Corpo Umano <span class="s3">Corporea</span>, alla Mostra <span class="s3">Insetti &amp; Co</span>, ai tanti altri nuovi percorsi espositivi ed assistere agli straordinari spettacoli del<span class="s3"> Planetario</span>. Con la fine dell’anno scolastico tornano a Città della Scienza anche i <span class="s3"><b>campi estivi</b></span><b>: d</b>al <b>20 giugno al 29 luglio 2022</b>, per bambini e ragazzi smart, dai 5 agli 11 anni. <span class="s3">“<b>Un’estate da scienziati”</b></span><b>,</b> con tante attività basate sul gioco e la sperimentazione attiva, perché imparare cose nuove divertendosi è l’approccio giusto. <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>A Napoli prima mappatura globale di batteri e virus</title>
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		<pubDate>Fri, 28 May 2021 17:09:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[SCIENZA]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno studio globale crea la prima mappa del microbioma urbano di 60 città. Contributi della Federico II con la Task ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><span style="color: #000000;">Uno studio globale crea la prima mappa del microbioma urbano di 60 città. Contributi della Federico II con la <a style="color: #000000;" href="http://www.tfm.unina.it)"><b>Task Force per gli Studi sul Microbioma</b></a>.</span></p></blockquote>
<p><span style="color: #000000;">Gli ambienti urbani sono colonizzati da un complesso insieme di microrganismi, molti ancora sconosciuti. Per questo, il consorzio interazionale <b>MetaSUB &#8211; <a style="color: #000000;" href="http://metasub.org">Metagenomics and Metadesign of Subways and Urban Biomes</a></b>, coordinato dal Professor <b>Christopher Mason</b> della Weill Cornell Medicine di New York si è impegnato nel <b>caratterizzare la biodiversità del microbioma urbano, analizzando l&#8217;aria e le superfici della rete di trasporti urbani.</b></span></p>
<p><b>L&#8217;Italia partecipa attraverso il campionamento della città di Napoli.</b> Al consorzio MetaSUB, infatti, partecipa anche la <b>Federico II e la sua <a style="color: #000000;" href="http://www.tfm.unina.it)">Task Force per gli Studi sul Microbioma</a>.</b> Un team di ricercatori del <b>Dipartimento di Agraria</b>, hanno effettuato il campionamento delle superfici della <b>Linea 1 della Metropolitana di Napoli,</b> partecipando al Global City Sampling Day (gCSD).</p>
<p>A partire dal 2016, il 21 giugno di ogni anno, ricercatori di tutto il mondo hanno partecipato ad una giornata dedicata alla raccolta di tamponi superficiali nelle stazioni ferroviarie, metropolitane e sugli autobus in 60 città distribuite in 6 continenti. I tamponi sono stati fatti su diverse superfici, all&#8217;interno delle carrozze e sulle banchine, come tornelli, biglietterie automatiche, panchine e scale mobili.</p>
<p>Analizzando circa 5.000 campioni raccolti in 4 anni, attraverso metodiche avanzate basate sull&#8217;analisi dei genomi dei microrganismi presenti su queste superfici, è stato possibile creare una mappa globale del microbioma urbano. <b>I risultati dello studio, recentemente pubblicati sulla rivista</b> <b><i>Cell</i>, hanno portato all&#8217;identificazione di più di 4.200 diverse specie di virus e batteri, molti mai identificati prima</b>, <b>creando il primo catalogo mondiale della diversità microbica negli ecosistemi urbani</b>. Ogni città presenta un microbioma caratteristico, selezionato dalle specifiche condizioni climatiche e che permette di distinguerla dalle altre.</p>
<p>I risultati di questo studio possono aprire nuovi orizzonti per comprendere meglio le vie di propagazione di microrganismi e virus nell&#8217;ambiente e contribuire ad evitare la diffusione di microrganismi potenzialmente coinvolti nella trasmissione dell&#8217;antibiotico-resistenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Acquario, arrivata la prima vasca della SZN</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Feb 2020 17:32:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[SCIENZA]]></category>

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		<description><![CDATA[La Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli si prepara alla tanto attesa riapertura del suo Aquarium con l’installazione della prima ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b></b>La <i>Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli</i> si prepara alla tanto attesa riapertura del suo <i>Aquarium</i> con l’installazione della prima vasca nuova, avvenuta il 13 e 14 febbraio nei locali ristrutturati. Un’anticipazione del taglio del nastro preannuncia il grande evento che coinvolgerà autorità, esperti internazionali, l’intera cittadinanza di Napoli, e non solo. La vasca dell’Aquarium, fondato nel 1874 da Anton Dohrn e recentemente restaurato, è costruita in vetroresina coibentata, con supporto in acciaio, assemblabile e autoportante, ed ospiterà esemplari di murene ed altre specie mediterranee.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Si tratta del più antico acquario del XIX secolo ancora in attività, prevalentemente dedicato alla fauna e flora del Mediterraneo, dove si potranno apprezzare particolari e curiosità dedicate anche ad altri mari. Questa struttura verrà a breve restituita al suo vasto pubblico di turisti curiosi, di esperti e addetti ai lavori, e di cittadini partenopei amanti del mare, ansiosi di potersene riappropriare.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>L’operazione ha richiesto un’importante organizzazione logistica per far convivere la struttura storica con le necessità tecniche per l’inserimento della vasca attraverso le finestre della facciata Nord, rimuovendo le inferriate e utilizzando idonei mezzi di sollevamento e movimentazione.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>L’arrivo della nuova vasca è un momento di fondamentale importanza per consolidare l’attività dell’Ente di Ricerca, come spiega <b>Claudia Gili<i>, </i></b><i>neo </i><i>dirigente tecnologo alla Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli</i> di cui l’<i>Aquarium </i>rappresenta un forte simbolo e la vetrina della ricerca in ambito marino:<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><i>&lt;&lt; E’ stato molto toccante per me, che sono appena arrivata, cogliere nelle persone che lavorano qui da anni, l’emozione suscitata da questo piccolo traguardo che rappresenta la rinascita dell’Aquarium, che ha un altissimo valore storico &gt;&gt;</i>.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Apre al pubblico il Centro Ricerche Tartarughe Marine di Portici</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Feb 2019 16:11:16 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[SCIENZA]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p><b></b>Apre definitivamente al pubblico, grazie al lavoro congiunto della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli e della Fondazione Dohrn, il “<b>Centro Ricerche Tartarughe Marine di Portici e Osservatorio del Golfo di Napoli&#8221;</b>, ospitato presso l’ex macello del Comune di Portici. <b>La cerimonia di apertura si terrà mercoledì 20 febbraio, a partire dalle ore 11,00. </b>Presso la prestigiosa sede, che si sviluppa su 600 mq coperti e oltre 7.000 mq scoperti, ristrutturata e adattata agli scopi scientifici grazie a fondi erogati dalla Regione Campania, i visitatori potranno partecipare a percorsi didattici multimediali, oltre che a laboratori dedicati alla cura delle tartarughe marine e alle analisi ambientali. Oltre agli avanzati laboratori, presso il centro di Portici è presente un ambulatorio con sala chirurgica e radiologica dedicata alle tartarughe marine, fiore all’occhiello della struttura. <i>&lt;&lt;</i><i>Il Centro Ricerche e Osservatorio Golfo di Napoli è un esempio straordinario di efficienza prodotta dalla collaborazione tra Enti pubblici, con l’obiettivo comune di avviare un’operazione di sensibilizzazione ed educazione ambientale. La sinergia tra la Stazione Zoologica A. Dohrn e il Comune di Portici si è concretizzata nello spazio di due mesi e la condivisione degli intenti è più viva che mai. La Fondazione Dohrn, spin-off della Stazione Zoologica, gestirà i rapporti con il pubblico con progetti che coinvolgeranno gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado, oltre che tutti i portatori d’interesse, aprendosi a collaborazione anche con le realtà già presenti sul territorio. In tale contesto le tartarughe marine saranno ambasciatrici del buono stato ambientale, al fine di sensibilizzare il pubblico sull’importanza della salvaguardia e corretta gestione degli ecosistemi marini del Mediterraneo, e in particolare del Golfo di Napoli.&gt;&gt;,</i><i> </i>spiega <b><i>Vincenzo Saggiomo</i></b><i>,</i> <b><i>Direttore della Fondazione Dohrn.</i></b> A fargli eco <b>Vincenzo Cuomo</b>, <b><i>Sindaco del Comune di Portici: </i></b><i>&lt;&lt;Grazie alla completa sintonia con i vertici della Fondazione Dohrn, riusciamo a raggiungere un obiettivo fondamentale prefissato nei mesi scorsi: aprire definitivamente le porte di questo polo scientifico al pubblico. La straordinaria location, le peculiarità della struttura, le professionalità impegnate, lo splendido parco pubblico annesso, integrano perfettamente questo sito con le altre attrazioni presenti sul territorio, dalla Reggia al Parco Gussone fino al Museo di Pietrarsa, qualificando ulteriormente gli itinerari turistici della nostra città. Il 20 febbraio sarà una bella giornata per Portici, a riprova che con l&#8217;impegno e la dedizione condivisi i risultati non tardano ad arrivare&gt;&gt;.<span class="Apple-converted-space"> </span></i> Sarà possibile prenotare la propria visita presso la struttura attraverso un sistema di prenotazione telematico. I visitatori di ogni fascia di età potranno ammirare i nuovi acquari tematici dedicati ai descrittori di qualità ambientale degli ecosistemi marini, imparando a conoscere i problemi ambientali che affliggono il Mar Mediterraneo, e seguire le migrazioni e il comportamento delle tartarughe marine rilasciate dopo le adeguate cure di riabilitazione.<br />
In questo straordinario luogo, punto di rinascita culturale per la comunità di Portici e l’intera regione Campania, si intende condividere con il pubblico i risultati della ricerca scientifica marina, rendendolo partecipe della necessità di operare insieme per la conoscenza e conservazione della biodiversità dei nostri mari.</p>
<p><b>La Stazione Zoologica Anton Dohrn &#8211; La Storia</b></p>
<p>La Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli (SZN) è Ente nazionale di ricerca a carattere non strumentale, e ambisce a consolidare il proprio ruolo come riferimento nazionale ed internazionale per le competenze nel settore della biologia marina. La SZN favorisce la ricerca sulla biodiversità marina, la più grande fonte di conoscenza ancora inesplorata del Pianeta che rappresenta un contributo importante all’avanzamento delle conoscenze, consentendo lo sviluppo di nuovi strumenti per lo sviluppo sostenibile della risorsa mare. La SZN ai sensi del nuovo statuto è anche Istituto Nazionale di Biologia, Ecologia e Biotecnologie Marine, e si sta aprendo sempre di più alla collaborazione intersettoriale con aree non strettamente di propria competenza allo scopo di potenziare ancora di più la propria competenza multidisciplinare all’interno dell’Area Biologica, includendo molti specialisti da ogni campo delle scienze della vita. La sfida delle biotecnologie è parte della missione dell’Ente, che la raccoglie favorendo la Blue Growth. Le attività di ricerca sono attuate attraverso l’azione di tre Dipartimenti che ne caratterizzano i diversi ambiti culturali, e sono svolte in collaborazione con Università ed Istituzioni di ricerca europee ed extraeuropee ed in stretto rapporto con imprese pubbliche e private; tali ricerche sono finalizzate allo sviluppo delle conoscenze e della loro applicazione alla tutela dell’ambiente e al miglioramento della qualità della vita.</p>
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		<title>Uno studio della Stazione Zoologica Anton Dohrn fa luce sulla Skeletonema marinoi</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2018 09:53:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un recente articolo pubblicato dalla rivista ISME Journal, del gruppo Nature, dimostra come anche nell&#8217;ecosistema marino al microscopio esista la ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Un recente articolo pubblicato dalla rivista ISME Journal, del gruppo Nature, dimostra come anche nell&#8217;ecosistema marino al microscopio esista la relazione preda-predatore.</p>
<p><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2018/04/Schermata-2018-04-17-alle-11.51.16.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-137677" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2018/04/Schermata-2018-04-17-alle-11.51.16-245x300.png" alt="Schermata 2018-04-17 alle 11.51.16" width="245" height="300" /></a><br />
Anche nel piccolo mondo visto al microscopio vige la legge del leone e della gazzella e proprio l&#8217;ecosistema marino ci spiega che esistono lotte feroci tra prede e predatori. Infatti, proprio due dei suoi componenti più importanti, le diatomee, alghe unicellulari facenti parte del primo anello della catena alimentare, e i copepodi, microscopici crostacei che si nutrono delle piccole alghe, consentono di comprendere questa relazione &#8220;speciale&#8221;. Mentre i copepodi possono nuotare e spostarsi verso la preda, le diatomee, non possedendo strutture per la locomozione, per sfuggire ai loro predatori devono mettere in atto altre strategie di difesa. Per scoprirle, un gruppo di ricercatori della Stazione Zoologica Anton Dohrn, guidato dalla Dott.ssa Mariella Ferrante, ha visitato i laboratori della Stazione Marina di Tjӓrnӧ, in Svezia, dove sono stati riprodotti gli incontri tra la Skeletonema marinoi, una diatomea che normalmente forma catene cellulari molto lunghe, e due diversi tipi di copepodi. Quando la Skeletonema marinoi percepisce la presenza dei predatori, riduce la lunghezza delle sue catene cellulari per diminuire il rischio di essere individuata e, conseguentemente, mangiata. In pratica, la microscopica alga cambia la propria forma per fuggire dai suoi naturali avversari. Questo studio, pubblicato dalla rivista ISME Journal, del gruppo Nature, fornisce un grande contributo alla comprensione della funzione dei geni nelle interazioni tra microrganismi e di come tali interazioni siano fondamentali per la vita stessa.  Analizzando i geni espressi dalle diatomee in presenza dei predatori è stato possibile notare, infatti, un’attivazione dei geni coinvolti nella risposta allo stress, accompagnata ad un cambiamento nel metabolismo dei grassi per la produzione di energia, necessaria probabilmente per sfuggire alla predazione. La visita ai laboratori svedesi è stata possibile grazie ai finanziamenti di ASSEMBLE, un progetto della Comunità Europea che supporta gli scambi tra stazioni marine situate in diverse parti del mondo e che ha contribuito al consolidamento di diversi studi e collaborazioni nell’ambito della biologia marina.</p>
<p>Fondata nel 1872</p>
<p>Villa Comunale<br />
80121 Napoli, Italy<br />
Tel. +39 081 5833310<br />
Fax +39 081 7641355<br />
Secretary Office<br />
+39 081 5833218</p>
<p>stazione.zoologica@szn.it<br />
www.szn.it</p>
<p>Ufficio Stampa<br />
Simone Ottaiano</p>
<p>Cell. 333 6596385</p>
<p>ufficiostampa@szn.it</p>
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		<title>I &#8220;Capelli di Venere&#8221; e l&#8217;origine della vita: sorprendente scoperta della Stazione Anton Dohrn</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Apr 2017 17:03:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;I Capelli di Venere&#8221;, colonie di batteri scoperte dopo l&#8217;eruzione del 2011 del vulcano sottomarino Tagoro, situato nell&#8217;arcipelago delle Canarie, ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">&#8220;I Capelli di Venere&#8221;, colonie di batteri scoperte dopo l&#8217;eruzione del 2011 del vulcano sottomarino Tagoro, situato nell&#8217;arcipelago delle Canarie, rappresentano l&#8217;origine della vita. Questa la preziosa scoperta che parte dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, grazie alle attività di ricerca coordinate dal Professor Roberto Danovaro, Presidente dell&#8217;Ente di Ricerca partenopeo. Lo studio è stato pubblicato dalla rivista scientifica &#8220;Nature Ecology and Evolution&#8221;. L&#8217;equipe dei ricercatori, ha esplorato analiticamente gli effetti dell’eruzione del vulcano Tagoro riscontrando, sorprendentemente, la presenza di un nuovo habitat sviluppatosi ad altissime temperature: I Capelli di Venere. Si tratta di colonie di batteri disposti in lunghi filamenti di colore bianco che ricoprivano, come una folta capigliatura, la sommità del vulcano sommerso. Prelevati da robot sottomarini, analizzati nei laboratori per osservazione, &#8220;I Capelli di Venere&#8221; rappresentano una scoperta del tutto nuova per la scienza, una nuova specie appartenente all&#8217;ordine Thiotrichales, Thiolava Veneris, batteri in grado di vivere in ambienti estremi, con alte temperature ed esalazioni tossiche, caratteristiche tipiche dei luoghi dove potrebbe essere nata la vita sulla Terra.</p>
<p class="p1">&lt;&lt;L&#8217;habitat de I Capelli di Venere, potrebbe essere simile alle oasi idrotermali degli oceani primordiali, dove potrebbe essere nata la vita sulla Terra&gt;&gt; &#8211; afferma, infatti, il Presidente della SZN Roberto Danovaro &#8211; &lt;&lt;Parliamo, in termini funzionali, di una specie di microorganismi dotati di una peculiare caratteristica, che permette loro di avere una grande capacità di adattamento senza precedenti, rispetto agli organismi conosciuti sin da ora&gt;&gt;. Da tale studio comprendiamo come in un ambiente estremo con temperature elevate, lava, poco ossigeno e sostanze tossiche come titanio e metano, i batteri abbiano potuto ricavare energia anche dai composti di zolfo e di azoto.  &lt;&lt;Utilizzando ogni risorsa disponibile e adattandosi a qualsiasi condizione, i batteri sono anche diventati la base della catena alimentare di una comunità di organismi che ha colonizzato l&#8217;area, dimostrando che un sistema biologico può rinascere anche dopo un&#8217;eruzione sottomarina&gt;&gt;, conclude il Presidente della SZN. Uno studio fondamentale che ci permetterà di comprendere, inoltre, come tali batteri si siano evoluti in seguito e distribuiti nel corso delle ere.</p>
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