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	<title>SCRIVONAPOLI &#187; RICERCA</title>
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	<description>Giornale Online &#124; Le notizie di Napoli e Campania</description>
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		<title>Pompei, si progetta il futuro</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Nov 2025 17:32:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[RICERCA]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell’antico cuore del passato, Pompei, si progetta il futuro.  I nuovi scenari scientifici per la vulcanologia, la finanza e le ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Nell’antico cuore del passato, Pompei, si progetta il futuro.  I nuovi scenari scientifici per la vulcanologia, la finanza e le comunicazioni, prefigurati dalla Seconda rivoluzione della fisica quantistica, sono stati tra i temi principali del convegno <em>Quantum Nexus </em>– <em>Timeless </em><em> Entanglement, </em>che si è svolto all&#8217;Auditorium del Parco Archeologico di Pompei, organizzato dall’Associazione Eudora presieduta dai fisici Berardo Ruggiero (Cnr-Isasi) e Paolo Silvestrini (Università della Campania Luigi Vanvitelli) e da Francesco Sangiovanni − in collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il convegno, che ha visto la partecipazione di 100 scienziati e ricercatori, è stato preceduto dal video messaggio della Ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini: “<em>Oggi celebriamo l’idea che scienza e patrimonio culturale possano parlare la stessa lingua, la fisica quantistica ci mostra che le relazioni possono essere più forti della distanza e del tempo</em> – ha detto l’onorevole Bernini -.  <em>La cultura scientifica è parte integrante della nostra identità culturale, scegliere Pompei come sede, davanti a un patrimonio che racconta Roma e il Mediterraneo, rende questo messaggio ancora più forte</em>”.</p>
<p style="font-weight: 400;">Al convegno di Pompei , alla presenza di oltre 100 scienziati presenti nella città senza tempo di Pompei,  è stata l’occasione per illustrare le basi teoriche e gli esperimenti che hanno portato alla fisica quantistica macroscopica odierna, e le nuove tecnologie che costituiscono il cuore della seconda rivoluzione quantistica, tra queste: il computer quantistico, le applicazioni su piattaforme fotoniche, e il gravimetro quantistico, che vede l’Italia come luogo di grande tradizione riconosciuto a livello internazionale.</p>
<p style="font-weight: 400;"><em>“Che cosa sia veramente il tempo viene raramente chiesto nelle discipline storiche che analizzano il tempo passato, sperando di ricavarne anche qualcosa di utile per affrontare il presente e il futuro. S. Agostino diceva che la nostra percezione del tempo è basata su un’illusione, e recenti studi quantistici arrivano a conclusioni sorprendentemente simili” – </em>ha dichiarato, invece, il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, in apertura dei lavori.</p>
<p style="font-weight: 400;">Particolare attenzione ha destato l’intervento del professor Stefano Branca dell’Istituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia INGV, in merito al gravimetro, strumento che sfrutta i principi della meccanica quantistica, per il monitoraggio vulcanologico. “<em>I movimenti delle masse possono essere superficiali, come quelle degli acquiferi, oppure dei corpi magmatici che dal profondo si spostano verso la superficie e quindi variano i volumi all&#8217;interno della crosta terrestre. Il gravimetro quantistico, che ha una precisione elevatissima, riesce a vedere anche masse piccole, permettendo di vedere nel tempo e nello spazio gli spostamenti di queste masse</em>”.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ai lavori del Convegno internazionale, tra gli altri, hanno partecipato da remoto i 4 premi Nobel per la Fisica: Anthony J. Leggett (2003), John Michael Kosterlitz (2016), Giorgio Parisi (2021) e Michel Devoret (2025). Significativo, durante il dibattito, il confronto tra Devoret, Leggett, Pascazio, Ruggiero, Tafuri e Silvestrini, con una discussione sullo stato dell&#8217;arte e le prospettive delle tecnologie quantistiche per piattaforme superconduttive ribadendo il ruolo della scuola napoletana di Superconduttività nel settore.</p>
<p style="font-weight: 400;">Altro passaggio interessante quello sulla chiave crittografica che garantisce la segretezza dei flussi di dati, impedendo ogni intercettazione o tentativo di hackeraggio  “<em>La tecnologia della comunicazione di chiavi crittografiche o QKD, Quantum Key Distribution, &#8211; </em>ha affermato il professor Francesco Cataliotti, referente del CNR Firenze per i sistemi applicativi quantistici &#8211;  <em>permette di trasmettere delle chiavi che poi possono essere usate per criptare qualunque tipo di dato, dalla finanza alla salute, alle trasmissioni collegate per esempio allo Stato o a qualunque altra applicazione</em>”.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il convegno di Pompei segna l’ultimo importante appuntamento di: <em>2025 &#8211; Anno internazionale della Scienza e della Tecnologia Quantistica</em>, promosso dall’Unesco insieme alle Nazioni Unite, per promuovere la consapevolezza sull&#8217;impatto della fisica quantistica nella tecnologia e nella vita quotidiana.</p>
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		<title>Santobono e Duke University insieme per la ricerca</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jan 2025 15:19:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[BUONA SANITA']]></category>
		<category><![CDATA[RICERCA]]></category>

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		<description><![CDATA[Santobono Pausilipon e Duke University insieme per la ricerca nel campo delle terapie innovative in oncoematologia. Conenna: “Investiamo in progetti ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><b>Santobono Pausilipon e Duke University insieme per la ricerca nel campo delle terapie innovative in oncoematologia. Conenna: “Investiamo in progetti di formazione internazionale”. Progetto realizzato col supporto dell’Associazione di volontariato Genitori Insieme.</b></p></blockquote>
<p>Il Dipartimento di Oncoematologia Pediatrica dell’Azienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale Santobono Pausilipon e il Centro per i Trapianti di Cellule Staminali e Terapie Cellulari del Dipartimento di Pediatria della Duke University di Durham, in North Carolina, insieme per la ricerca nel campo delle terapie innovative per i bambini sottoposti a trapianti di cellule staminali.<span class="gmail-Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Il prestigioso progetto è stato possibile anche grazie al sostegno dell’Associazione di volontariato Genitori Insieme APS-ETS, guidata dalla presidente <b>Fiorella di Fiore</b>, che ha contribuito concretamente a rendere possibile questa importante esperienza di formazione e di ricerca internazionale che confermando il proprio impegno nella promozione di cure avanzate per i piccoli pazienti del Polo Oncologico pediatrico partenopeo. Una collaborazione che prevede, tra l’altro, un anno di formazione e di ricerca negli Stati Uniti per <b>Fabiana Cacace</b>, ematologa del Pausilipon. <span class="gmail-Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Un primo risultato di questa collaborazione è stata l’accettazione, da parte dell’American Society of Hematology (ASH), il congresso più prestigioso al mondo nel campo dell’ematologia, di uno studio che analizza le condizioni cliniche dei bambini di età inferiore a un anno sottoposti a trapianto di cellule staminali e che necessitano di supporto in terapia intensiva.</p>
<p>Questa specifica fascia di pazienti, chiamata &#8220;infanti&#8221;, è caratterizzata da un rischio particolarmente elevato di complicanze gravi dopo il trapianto. La loro vulnerabilità è dovuta all’immaturità degli organi e al metabolismo farmacologico non completamente sviluppato, che li espone a tossicità e infezioni.</p>
<p>Lo studio, condotto su 107 infanti trapiantati tra il 2003 e il 2023 presso la Duke University, ha evidenziato come le complicanze respiratorie acute siano una delle principali cause di mortalità post-trapianto. Più della metà dei pazienti che necessitano di terapia intensiva richiede ventilazione meccanica invasiva. Tuttavia, un dato particolarmente significativo emerso dalla ricerca è che il numero di neutrofili o il raggiungimento dell’engraftment non influenzano in modo decisivo la sopravvivenza dei pazienti sottoposti a ventilazione invasiva. Questo dato suggerisce che, anche in assenza di una risposta immunitaria completa, i piccoli pazienti possono superare con successo le fasi più critiche.</p>
<p>I risultati ottenuti rappresentano un’importante base scientifica per la definizione di nuove linee guida e strategie terapeutiche personalizzate per la gestione di questi pazienti estremamente fragili. L’obiettivo a lungo termine è migliorare la capacità di individuare precocemente i bambini a maggior rischio di complicanze post-trapianto, garantendo loro cure tempestive ed efficaci.</p>
<p>All’importante evento internazionale, inoltre, è stata presentata anche una nuova metodologia di lavaggio delle cellule staminali pre-trapianto, sviluppata per ridurre la tossicità, specie nei bambini, legata ai prodotti utilizzati per il congelamento.</p>
<p>“Grazie all’associazione Genitori Insieme che da anni ci supporta in importanti iniziative a sostegno dei nostri piccoli pazienti. Investiamo in formazione internazionale per acquisire competenze sempre più avanzate e per avviare importanti collaborazioni internazionali che ci consentiranno di implementare ulteriormente la qualità delle nostre cure oncologiche” dichiara <b>Rodolfo Conenna</b>, direttore generale dell’AORN Santobono Pausilipon.</p>
<p>“La nostra ricerca rappresenta solo l’inizio di una collaborazione scientifica internazionale volta a migliorare la qualità della vita e le prospettive di guarigione dei nostri piccoli pazienti,” concludono <b>Francesco Paolo Tambaro</b>, direttore della Struttura Trapianto di Cellule Ematopoietiche e Terapie Cellulari e <b>Fabiana Cacace</b>, che fanno parte del team di ricerca internazionale.</p>
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		<title>Riproduzione assistita, un centro alla Federico II</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jan 2025 18:19:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[RICERCA]]></category>
		<category><![CDATA[fecondazione]]></category>
		<category><![CDATA[Federico II]]></category>
		<category><![CDATA[univerità]]></category>

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		<description><![CDATA[Verrà inaugurato il 21 gennaio l’ ‘International Training Center for Medically Assisted Reproduction – Embryology’ dell’Università degli Studi di Napoli ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Verrà inaugurato il 21 gennaio l’ ‘International Training Center for Medically Assisted Reproduction – Embryology’ dell’Università degli Studi di Napoli Federico II.</strong></p>
<p>Il <strong>centro, primo al mondo nel suo genere,</strong> è stato realizzato dall’<strong>Ateneo federiciano</strong> in sinergia con <strong>Merck</strong>, rappresenterà il punto di riferimento a livello internazionale per l’alta tecnologia e la formazione del campo delle tecniche di riproduzione assistita.</p>
<p>Alla cerimonia, che si terrà <strong>martedì 21 alle 11.30 al secondo piano dell’Edificio 9 C del polo medico universitario di via Pansini</strong>, interverranno <strong>Matteo Lorito</strong>, Rettore dell’Università Federico II, <strong>Thomas D’Hooghe</strong>, Vicepresidente e Responsabile Global Medical Affairs Fertility, Merck KGaA, Darmstadt, Germania, <strong>Giovanni Esposito</strong>, Presidente della Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università Federico II, <strong>Giuseppe Longo</strong>, Direttore generale AOU Federico II, <strong>Giuseppe Bifulco</strong>, Direttore del Dipartimento “Materno-Infantile” dell’Università Federico II, e <strong>Carlo Alviggi</strong>, Coordinatore Scientifico di Medicina della Riproduzione della Federico II, settore in cui la Federico II rappresenta una realtà di eccellenza a livello internazionale.</p>
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		<title>Alla Sanità una camera funeraria del IV secolo a.C.</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Apr 2023 06:45:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[RICERCA]]></category>

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		<description><![CDATA[<br />
Per la prima volta realizzata una radiografia muonica del sottosuolo nel rione Sanità di Napoli che ha  svelato l’esistenza ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="font-weight: 400;"><em>Per la prima volta realizzata una radiografia muonica del sottosuolo nel rione Sanità di Napoli che ha  svelato l’esistenza di una camera funeraria di età ellenistica. I risultati, ottenuti da un team di ricerca</em> <em><em>dell’Università Federico II di Napoli e</em> dell’INFN , in collaborazione con l’Università giapponese di Nagoya, sono pubblicati sulla rivista Scientific Reports di Nature.  La radiografia muonica, sicura e non invasiva, sfrutta tecnologie sviluppate nei grandi esperimenti di fisica delle particelle al CERN e ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN.</em></p>
</blockquote>
<p style="font-weight: 400;"> C’è un tesoro nascosto e fisicamente irraggiungibile nel sottosuolo di Napoli. Si tratta delle rovine dell’antica necropoli di Neapolis costruita dai Greci tra la fine del IV e gli inizi del III sec. a.C. i cui resti si trovano oggi a circa 10 metri sotto l’attuale livello stradale, in corrispondenza del rione Sanità. Purtroppo, l’altissima densità abitativa e le caratteristiche urbanistiche dell’area rendono molto difficile procedere con scavi sistematici, ma le ricerche archeologiche svolte, che avevano condotto anche al rinvenimento degli <em>Ipogei dei Togati</em> e <em>dei Melograni,</em> hanno portato i ricercatori a ipotizzare la presenza di ulteriori monumenti sconosciuti.</p>
<h3 style="font-weight: 400;"><span style="color: #0000ff;">Come studiare questo patrimonio archeologico sotterraneo senza potervi accedere?</span></h3>
<p style="font-weight: 400;">La risposta a questa domanda nasce dall’alleanza tra discipline apparentemente lontane: la fisica delle particelle e l’archeologia e arriva da una tecnica chiamata radiografia muonica che, per la sua natura non invasiva, è particolarmente indicata in ambienti urbani dove non è pensabile applicare metodi di indagine attivi come la perforazione o le onde sismiche.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>La ricerca</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Un gruppo di ricercatori e ricercatrici dell’Università di Napoli Federico II e dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN)<strong>,</strong> in collaborazione con l’Università di Nagoya, in Giappone, ha utilizzato la radiografia muonica per ispezionare la presenza di possibili cavità nel sottosuolo del rione Sanità di Napoli e ha individuato la presenza di una camera funeraria sotterranea definendone la posizione tridimensionale. La ricerca è pubblicata sulla rivista Scientific Reports di Nature.</p>
<p style="font-weight: 400;">La radiografia muonica, o muografia, è una tecnica che utilizza i muoni, particelle prodotte nella cascata che segue l’interazione dei raggi cosmici con l’atmosfera terrestre, per ricostruire un’immagine della struttura interna di un oggetto. Il principio è simile a quello delle radiografie, con il vantaggio di poter investigare oggetti molto più grandi e distanti dal punto di osservazione, per la maggiore capacità di penetrazione dei muoni rispetto ai raggi X.</p>
<p style="font-weight: 400;">Per svolgere questa indagine sono stati impiegati due rivelatori di muoni costituiti da film di emulsioni nucleari, speciali lastre fotografiche che consentono di “fotografare” con grande precisione il passaggio delle particelle che le attraversano, registrandone le traiettorie. I rivelatori sono stati posizionati a circa 18 metri di profondità rispetto al livello stradale, a 2 metri di distanza tra loro, in una antica cantina, utilizzata nel XIX secolo per conservare alimenti. Gli strumenti hanno raccolto dati per circa un mese, catturando circa 10 milioni di muoni, grazie a cui è stato possibile ricostruire una visione stereoscopica degli strati sovrastanti, definendo la posizione tridimensionale di una nuova camera funeraria.</p>
<p style="font-weight: 400;">“La prima sfida è stata ideare un rivelatore di muoni compatto con alta risoluzione angolare, trasportabile in un posto angusto e privo di accesso alla rete elettrica”, spiega <strong>Giovanni De Lellis dell’Università Federico II e dell’INFN di Napoli</strong>, portavoce dell’esperimento SND@LHC al CERN e tra gli ideatori del progetto. “Il rivelatore che abbiamo sviluppato” – continua – “si basa sulle tecnologie che impieghiamo negli esperimenti di fisica subnucleare al CERN, e ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN, che studiano le proprietà dei neutrini e ricercano la materia oscura”.</p>
<p style="font-weight: 400;">“I muoni prodotti nell’interazione dei raggi cosmici con l’atmosfera penetrano nei palazzi e nella roccia sottostante e possono attraversarla fino a raggiungere i rivelatori. Tuttavia, a seconda della densità e dello spessore della roccia attraversata, una parte di questi muoni viene assorbita”, spiega <strong>Valeri Tioukov, ricercatore dell’INFN di Napoli</strong>, che ha coordinato il progetto. “Dal numero di muoni che arriva sul rivelatore dalle diverse direzioni è possibile stimare la densità del materiale che hanno attraversato. Abbiamo trovato un eccesso nei dati  che si spiega solo con la presenza di una nuova camera funeraria” conclude Tioukov.</p>
<p style="font-weight: 400;">La presenza di ulteriori ipogei funerari ipotizzata per tanti anni viene oggi confermata dai risultati della radiografia muonica”, conclude <strong>Carlo Leggieri di Celanapoli</strong>, associazione che custodisce questo sito promuovendone il recupero e la fruizione.</p>
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		<title>La Stazione Zoologica di Napoli compie 150 anni</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jul 2022 07:24:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[RICERCA]]></category>

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		<description><![CDATA[La Stazione Zoologica Anton Dohrn – Istituto Nazionale di Biologia, Ecologia e Biotecnologie Marine – celebra quest’anno il 150° anniversario ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #333333;">La Stazione Zoologica Anton Dohrn – Istituto Nazionale di Biologia, Ecologia e Biotecnologie Marine – celebra quest’anno il <b>150° anniversario dalla fondazione</b>. Si tratta del primo istituto indipendente e internazionale di biologia marina al mondo e del più antico Ente di ricerca Italiano indipendente dalle Accademie, un patrimonio unico di conoscenze, che vede brillare la competenza e la ricerca italiana nel mondo.<br />
Nell’ambito degli eventi di divulgazione e partecipazione pubblica per il 150° anniversario dell’Ente, il 6 e 7 luglio si terrà a Napoli (Villa Comunale), il Meeting &#8220;<b>150 anni di Scienza presso la Stazione Zoologica Anton Dohrn: valorizzare il passato per progettare il futuro</b>&#8220;. All’iniziativa è stata conferita la Medaglia di rappresentanza del Capo dello Stato Sergio Mattarella. La conferenza ha ricevuto il patrocino del Ministero dell’Università e della Ricerca e il Ministero della Transizione Ecologica. L’apertura dei lavori è in programma il 6 luglio alle ore 10:00 con, tra gli altri, Roberto Danovaro, Presidente SZN, Gaetano Manfredi, Sindaco di Napoli, Corrado De Concini, Presidente Accademia Nazionale delle Scienze.</p>
<p>Alla “due giorni” parteciperanno scienziati, ambasciatori, personalità della ricerca, docenti e studenti per raccontare la storia unica di questo Ente sin dalla sua fondazione e per pianificare la scienza futura su mari e oceani “<i>per uno sviluppo sostenibile per tutti i popoli a cominciare dagli ultimi della nostra Casa comune…</i>” per citare il pensiero di Papa Francesco in alcuni passi della sua Enciclica “<i>Laudato Si’</i>”. Il convegno segue un filone evolutivo, evidenziando aspetti biologici e storici che hanno caratterizzato il percorso della Stazione Zoologica Anton Dohrn, i progetti di ricerca rivolti alla salvaguardia degli oceani e l’inserimento dell’Ente in un contesto internazionale.<br />
La Stazione Zoologica Anton Dohrn, in particolare, viene fondata a Napoli nel 1872 grazie alla visione dello scienziato tedesco Anton Dohrn che, ispirato da Charles Darwin, ha cercato nei mari italiani e nel Golfo di Napoli le prove scientifiche dell’evoluzionismo. <b>20 premi Nobel</b> hanno lavorato e studiato presso l’Ente dalla sua fondazione, fornendogli una reputazione unica nel panorama internazionale. Qui ricercatori italiani e stranieri collaborano per lo sviluppo di ricerche di eccellenza sul presente e sul futuro del mare. Recentemente, la Stazione Zoologica è stata inclusa tra le <b>migliori dieci istituzioni al mondo</b> nell’ambito della biologia marina. Si tratta di un riconoscimento di grande rilievo per la ricerca scientifica italiana nel suo complesso, che vede nel settore marino uno dei suoi punti di forza, alla pari con le più prestigiose istituzioni internazionali statunitensi, francesi, tedesche e australiane.</p>
<p>Guardando, infatti, alla rilevanza di mari e oceani per l’umanità, le <b>Nazioni Unite</b> hanno dedicato il prossimo decennio 2021-2030 alla <b>Ricerca sugli Oceani per uno sviluppo sostenibile</b>. Un respiro su due, infatti, è reso possibile grazie alla produzione di ossigeno dal mare, gli oceani mitigano il clima e i cambiamenti climatici e forniscono cibo di qualità, sostenendo la vita di oltre un miliardo di persone. Resta tuttavia ancora tantissimo da fare per la ricerca scientifica. Mari e oceani sono la più grande riserva di biodiversità, risorse e servizi ecosistemici del Pianeta, ma sono fortemente minacciati e danneggiati.<br />
La protezione di mari e oceani e il ripristino degli ecosistemi marini sono <b>obiettivi chiave del PNRR</b>, sia del Ministero dell’Università e della Ricerca che del Ministero della Transizione Ecologica. <b>I mari italiani coprono il 15% del Mediterraneo</b> e offrono straordinarie prospettive di crescita economica sostenibile. La formazione, il lavoro, il futuro dei nostri giovani e più in generale il rilancio del Belpaese dipenderanno in maniera rilevante anche dalla crescita dell’economia blu.</span></p>
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		<title>Genoma nelle cellule figlie, scoperta del Ceinge</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Feb 2022 18:48:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[RICERCA]]></category>

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		<description><![CDATA[I risultati dello studio saranno utili a comprendere meglio quando e perché si verificano le alterazioni della duplicazione cellulare che ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><strong><em>I risultati dello studio saranno utili a comprendere meglio quando e perché si verificano le alterazioni della duplicazione cellulare che provocano malattie tra le quali il cancro.</em></strong></p></blockquote>
<p>Lo sviluppo dell’organismo umano avviene mediante miliardi di divisioni cellulari a partire da quella prima cellula che è l’uovo fecondato. Anche negli individui adulti le cellule continuano a duplicarsi rimpiazzando quelle che naturalmente muoiono per esaurimento, dopo avere svolto la propria funzione. La divisione cellulare è un processo biochimico complesso che genera cellule figlie sane se, tra le altre cose, garantisce una corretta ripartizione fra esse del genoma. In particolare, la fedeltà e la precisione dei meccanismi che permettono la replicazione del materiale genetico e la separazione delle due copie così ottenute di DNA nelle cellule figlie sono fondamentali per la salute delle cellule stesse, degli organi e dell’organismo. Alterazioni dei processi che garantiscono la fedeltà della divisione cellulare possono, infatti, causare numerose condizioni patologiche tra cui il cancro<u>.</u></p>
<p>Un gruppo di ricercatori del CEINGE-Biotecnologie Avanzate di Napoli, guidati dal professor Domenico Grieco, ha identificato un meccanismo cruciale per la divisione cellulare. Gli studiosi si sono soffermati sull’attività dell’enzima Cdk1, già noto per essere determinante nella mitosi, e hanno scoperto che non tutti gli enzimi di questo tipo devono “lavorare”. Anzi, una piccola quota deve necessariamente rimanere inattiva perché la divisione cellulare avvenga in maniera corretta.</p>
<p>«L’informazione che abbiamo trovato è importante perché ci fa capire meglio come avviene la ripartizione del DNA duplicato durante la divisione cellulare – spiega Domenico Grieco, professore ordinario di Biochimica Clinica dell’Università di Napoli Federico II presso il Dipartimento di Farmacia e Principal Investigator del CEINGE –. Ciò ci consentirà in futuro di identificare eventuali fattori che possano interferire con la quota di enzimi Cdk1 inattivi, che abbiamo chiamato i-Cdk1, e che possono perturbare questo meccanismo, alterando la corretta segregazione del DNA. Con queste ulteriori conoscenze sarà forse possibile bloccare o evitare tali fattori».</p>
<p>«Tutte le cellule dei nostri organi posseggono all’interno dei loro nuclei lo stesso identico DNA – continua Grieco –. Si tratta della struttura biochimica che racchiude tutte le informazioni, codificate nei geni, e necessarie a costruire le proteine che svolgono tutte le funzioni cellulari. Perché ciò sia garantito c’è bisogno di estrema fedeltà dei meccanismi di divisione cellulare. La fase della divisione cellulare in cui il DNA viene replicato è definita fase S, di sintesi del DNA appunto, mentre quella in cui le due copie del DNA vengono separate e ripartite in due aree separate della cellula madre viene detta fase M o mitosi. A quel punto le due copie separate del DNA verranno avvolte da una membrana nucleare a formare il nucleo delle cellule figlie. In questo studio, il nostro gruppo ha scoperto un meccanismo biochimico necessario alla formazione del fuso mitotico, la struttura che le cellule costruiscono durante la mitosi per permette di separare fisicamente e ripartire le due copie del DNA replicato nelle cellule figlie».</p>
<p>E non è tutto: questa scoperta potrebbe avere anche risvolti decisivi per la terapia dei tumori. «Grazie ai risultati di questo studio sarà forse possibile identificare nuovi bersagli dipendenti dal controllo di i-Cdk1, allo scopo di colpire selettivamente cellule in cui i meccanismi di segregazione del DNA siano già alterati come avviene in molti tipi di tumori», aggiunge il professore.</p>
<p>Lo studio, pubblicato su <strong>Cell Reports</strong><strong>,</strong> è stato realizzato nei laboratori del CEINGE con il sostegno della Fondazione <strong>AIRC per la Ricerca sul Cancro</strong> ad un progetto di ricerca condotto da Domenico Grieco.</p>
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		<title>Gran Galà per la ricerca oncologica pediatrica</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Dec 2021 18:07:00 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[BUONA SANITA']]></category>
		<category><![CDATA[RICERCA]]></category>

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		<description><![CDATA[Realizzare laboratori di ricerca in oncoematologia pediatrica per allineare l’AORN Santobono Pausiliponagli standard richiesti per il riconoscimento IRCCS (Istituto di ricerca a carattere scientifico). Questo l’obiettivo ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #333333;"><b>Realizzare laboratori di ricerca in oncoematologia pediatrica</b> per allineare l’AORN Santobono Pausiliponagli standard richiesti per il riconoscimento <b>IRCCS (Istituto di ricerca a carattere scientifico)</b>. Questo l’obiettivo da raggiungere con i fondi raccolti in occasione del <b>LABELON Gran Galà di Natale</b>. Un riconoscimento importantissimo, che porterebbe il Santobono, già oggi ospedale pediatrico di eccellenza, a diventare un riferimento nazionale e internazionale all’avanguardia per tutte le aree cliniche della pediatria.</span></p>
<p>Presso la sede istituzionale della Fondazione Santobono Pausilipon Onlus, la consegna <b>di un assegno di 50.000 euro</b>, cifra raccolta grazie alla donazione delle aziende del territorio, invitate a partecipare al progetto da <b>Luigi Barone</b> e <b>Tommaso Ambrosio</b>, CEO e Founder del LABELON, presenti alla consegna, con <b>Gigi D’Alessio</b>, guest in concerto al Galà e artista vicino alla Fondazione, insieme a <b>Raffaele Veneruso</b>; <b>Rodolfo Conenna</b>,<b> </b>il direttore generale AORN SantobonoPausilipon; <b>Flavia Matrisciano</b>, il direttore generale Fondazione Santobono Pausilipon ONLUS; e <b>Anna Maria Ziccardi</b>, il presidente Fondazione SantobonoPausilipon ONLUS.</p>
<p>Nel corso del Gran Galà di Natale, si è tenuta anche un’asta di beneficenza con <b>una maglia autografata</b>donata da <b>Fabian Ruiz</b>, che ha inviato anche una lettera di solidarietà e figurine limited edition; il quadro <b>Maradona 90</b>, realizzato e donato dall’artista <b>Raffaele Zenga</b>; e il vinile <b>“Noi due” autografato</b> di <b>Gigi D’Alessio</b>. La cifra di 50.000 euro è stata raggiunta anche grazie alla donazione della <b>maglia autografata del capitano Lorenzo Insigne</b>, acquistata da Luigi Barone e Tommaso Ambrosio.</p>
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		<title>Gencovid, un anno di ricerca sul virus</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Mar 2021 18:17:44 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[RICERCA]]></category>
		<category><![CDATA[Covid]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[virus]]></category>

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		<description><![CDATA[Ad un anno dall&#8217;avvio, il progetto Gencovid traccia un bilancio delle sue attivit&#224; e dei risultati raggiunti nelle attivit&#224; di ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #333333;">Ad un anno dall&rsquo;avvio, il progetto <a href="http://www.gencovid.it">Gencovid</a> </span><span style="color: #333333;">traccia un bilancio delle sue attivit&agrave; e dei risultati raggiunti nelle attivit&agrave; di monitoraggio, diagnosi e ricerca sul Sars-Cov-2.&nbsp;</span><span style="color: #333333;">Oltre 900.000 tamponi somministrati, 300.000 analisi molecolari, 2000 sequenze individuate: sono alcuni dei numeri del modello di ricerca sul <strong>Sars-Cov-2</strong>, nato a marzo 2020 in Campania, che si muove nel segno della cooperazione tra <strong>Regione Campania</strong>, che ha finanziato il progetto, Enti territoriali e Istituti di ricerca scientifica e che coinvolge 7 centri internazionali di ricerca che, da un anno, lavorano con l&rsquo;obiettivo di individuare strategie sanitarie di contenimento della pandemia e nuovi studi sull&rsquo;evoluzione epidemiologica del Sars-Cov-2.<br />
Alla base del modello, che ha riunito I<strong>stituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno</strong>, Istituto Telethon di <strong>Genetica e Medicina (Tigem)</strong>, Centro di Ingegneria Genetica e Biotecnologie Avanzate (Ceinge), Laboratorio di virologia dell&rsquo;Azienda Ospedaliera Universitaria ed Dipartimento di Scienze Mediche Traslazionali&nbsp;della Federico II, Istituto Nazionale Tumori IRCCS Pascale, Azienda Ospedaliera dei Colli e Universit&agrave; degli studi della Campania &ldquo;Luigi Vanvitelli&rdquo;, ci sono le attivit&agrave; di tracciamento, studio e sequenziamento.<br />
&ldquo;Sin dai primi mesi dell&rsquo;emergenza sanitaria, <strong>l&rsquo;Istituto Zooprofilattico Sperimentale</strong> ha effettuato screening di massa nei territori focolaio dell&rsquo;epidemia da Covid19 e, congiuntamente al Tigem e all&rsquo;Azienda Ospedaliera dei Colli, nell&rsquo;ambito dell&rsquo;attivit&agrave; di sequenziamento di varianti SARS-CoV-2, ha trasmesso i risultati diagnostici su GISAID<strong>,</strong> la piattaforma online per diffondere in tempo reale le informazioni sulle sequenze acquisite e trasferirle simultaneamente alla comunit&agrave; scientifica mondiale&rdquo; dichiara Antonio Limone, direttore generale dell&rsquo;Izsm.<br />
&ldquo;Fino ad oggi, presso il centro di sequenziamento genomico del Tigem, sono stati stati sequenziati i genomi virali SARS-CoV-2 di circa 6000 tamponi. Questo rappresenta il numero pi&ugrave; alto di genomi virali sequenziati da un singolo istituto italiano (<strong>pi&ugrave; del 30% dei genomi SARS-CoV-2 sequenziati in Italia</strong>). Ci&ograve; ha portato all&rsquo;identificazione di 58 varianti, alcune delle quali con caratteristiche di particolare patogenicit&agrave;, presenti in regione Campania. Questo successo &egrave; stato possibile grazie all&rsquo;efficiente collaborazione tra il <strong>Tigem, l&rsquo;Izsm e l&rsquo;Ospedale Cotugno</strong> ed al supporto della Regione Campania che ha creduto fin dall&rsquo;inizio nel nostro progetto&rdquo; ha dichiarato Andrea Ballabio direttore del Tigem.<br />
In questo scenario si inseriscono anche gli studi effettuati, in laboratori di classe 3, dai Ricercatori del Ceinge, in collaborazione con gli esperti dell&rsquo;Izsm, che ha caratterizzato la funzione di nuove molecole anti-virali sulle varianti identificate dal <strong>Ceinge</strong>. &ldquo;Un lavoro che ha portato a 21 lavori scientifici pubblicati, all&rsquo;individuazione di 4 nuove metodologie diagnostiche, al sequenziamento di oltre 12 genomi e al deposito di 7 brevetti per applicazioni cliniche&rdquo;, evidenzia Pietro Forestieri, presidente del Ceinge. Inoltre, nell&rsquo;ambito di studi di Genetica Umana e Genomica funzionale legati alla identificazione dei fattori ereditari tra ospite-dipendente, il Ceinge ha condotto, insieme all&rsquo;Izsm, un progetto su 1.000 genomi di pazienti asintomatici per identificare varianti associate ai soggetti asintomatici.<br />
Attualmente, al vaglio dei ricercatori del Dipartimento di Scienze Mediche Traslazionali e del laboratorio di Virologia dell&rsquo;Azienda Ospedaliera Universitaria della Federico II, oltre l&rsquo;indagine genetica e terapica del Sars-Cov-2 per l&rsquo;individuazione di nuovi approcci per la prevenzione e la cura dell&rsquo;infezione, c&rsquo;&egrave; anche lo sviluppo clinico di nuovi test basati sulle nano particelle o sull&rsquo;impiego di differenti matrici per le attivit&agrave; diagnostiche o terapeutiche, come la ricerca sui polifosfati per l&rsquo;inibizione dell&rsquo;infezione. In particolare, l&rsquo;Istituto Nazionale Tumori IRCCS &ldquo;Fondazione G. Pascale&rdquo; ha svolto attivit&agrave; di approfondimento diagnostico e di follow-up clinico su soggetti poli-patologici al fine di individuare farmaci attenuativi e trattamenti clinici efficaci.<br />
Ulteriore oggetto di studio &egrave; il progetto &ldquo;Jumping&rdquo;, condotto dall&rsquo;Izsm in collaborazione con l&rsquo;Istituto superiore di sanit&agrave;, per prevenire il rischio di un ulteriore salto di specie del Covid-19.<br />
&ldquo;Sebbene il rischio di trasmissione zoonotica inversa tra animali allevati e allevatori positivi al Sars-Cov-2 sia, ad oggi, basso &ndash; aggiunge Limone &ndash; i ricercatori dell&rsquo;Izsm stanno procedendo nell&rsquo;elaborazione di metodologie d&rsquo;analisi ad hoc per il monitoraggio sierologico di specie diverse e la prevenzione di ulteriori situazioni emergenziali&rdquo;.<br />
&ldquo;Ad un anno dal suo inizio, il progetto <strong>Gencovid</strong> traccia dunque un bilancio pi&ugrave; che positivo, rivelandosi determinante e strategico nell&rsquo;ambito delle attivit&agrave; messe in campo a livello regionale e non solo, nella ricerca sul Sars-Cov-2. I suoi risultati rendono questo modello strategico ed organizzativo auspicabilmente mutuabile anche al di fuori dell&rsquo;emergenza da Covid-19&rdquo;, conclude Limone.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ricerca, isolata a Napoli una variante del Covid-19</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2021 07:29:14 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[RICERCA]]></category>

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		<description><![CDATA[Prosegue l&#8217;impegno della Regione Campania finalizzato all&#8217;alta ricerca scientifica sul coronavirus. L&#8217;Istituto Pascale e l&#8217;Università Federico II, grazie ai fondi stanziati dalla ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Prosegue l&#8217;impegno della Regione Campania finalizzato all&#8217;alta ricerca scientifica sul coronavirus. L&#8217;Istituto Pascale e l&#8217;Università Federico II, grazie ai fondi stanziati dalla Regione e che stanno portando a risultati di assoluto valore scientifico grazie alle eccellenze della Campania nel campo della ricerca medica, hanno individuato un&#8217;altra variante del Covid-19, mai individuata prima in Italia.<br />
&#8220;Si tratta &#8211; ha dichiarato il presidente Vincenzo De Luca &#8211; di una scoperta di straordinario valore scientifico, un risultato tempestivo e utilissimo, che conferma l&#8217;importanza di aver finanziato questi studi, la necessità dell&#8217;adozione di misure straordinarie nazionali da parte del Governo per non vanificare il programma di vaccinazioni che è pienamente in corso, e che rende ancor di più indispensabili le forniture dei vaccini necessari per fronteggiare l&#8217;epidemia&#8221;.<br />
Un professionista di ritorno da un viaggio in Africa, dopo il tampone, è risultato positivo al Covid 19. Grazie alla collaborazione tra i laboratori della Federico II e del Pascale, Giuseppe Portella della Federico II individua il caso altamente sospetto e in tempi rapidissimi l&#8217;equipe di Nicola Normanno del Pascale ha scoperto una variante Covid mai descritta sinora in Italia.<br />
&#8220;La sequenza del campione giunta a noi dal Policlinico Federiciano &#8211; spiega il ricercatore dell&#8217;Istituto dei tumori di Napoli &#8211; ci ha subito insospettiti perché non presentava analogie con altri campioni provenienti dalla nostra regione. Dopo un confronto con il gruppo del Reparto Zoonosi Emergenti dell’Istituto Superiore di Sanità abbiamo avuto la conferma che si tratta di una variante descritta finora in un centinaio di casi in alcuni paesi europei ed africani, ma anche negli Stati Uniti. Abbiamo immediatamente depositato la sequenza nel database internazionale GISAID ed avvertito le autorità sanitarie&#8221;. Sono infatti immediatamente partite tutte le procedure previste, a cominciare dal tracciamento dei contatti.<br />
Di questa variante al momento non si conoscono il potere di infezione, né altre sue caratteristiche come accade per molte varianti rare del virus. Si chiama B.1.525, e finora ne sono stati individuati soltanto 32 casi in Gran Bretagna, e pochi casi anche in Nigeria, Danimarca e Stati Uniti. Mai finora in Italia.<br />
La nuova mutazione è simile alla variante inglese, B117, e contiene una serie di mutazioni che destano allarme tra gli esperti, compresa la mutazione E484K sulla proteina Spike, che si trova all&#8217;esterno del virus e che gioca un ruolo importante per l’ingresso del virus nelle cellule. Questa mutazione è stata anche trovata nelle varianti sudafricane e brasiliane. Sono allo studio eventuali risposte negative all&#8217;azione anticorpale dei vaccini.</p>
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		<title>Ricerca, nasce l&#8217;associazione &#8216;Geppina Coppola&#8217;</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2020 18:06:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[RICERCA]]></category>

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		<description><![CDATA[Un premio scientifico per onorare la memoria di Geppina Coppola, istituito con l&#8217;Inaf &#8211; Osservatorio Astronomico di Capodimonte, è l&#8217;iniziativa ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #333333;">Un premio scientifico per onorare la memoria di Geppina Coppola, istituito con l&#8217;Inaf &#8211; Osservatorio Astronomico di Capodimonte, è l&#8217;iniziativa che l&#8217;Aps &#8220;Geppina Coppola&#8221; rivolge a giovani neolaureati in Fisica o Astronomia. Una somma di denaro di 1500 euro e l&#8217;invito a tenere un seminario presso l&#8217;Osservatorio Astronomico di Capodimonte, è il riconoscimento che verrà assegnato al vincitore del premio, intitolato proprio alla giovane ricercatrice di Striano, scomparsa prematuramente nel 2015. C&#8217;è tempo fino al 31 maggio 2021 per partecipare con la propria tesi di laurea magistrale, il bando completo sarà pubblicato nei prossimi giorni sul sito dell&#8217;Associazione e sul sito dell&#8217;Osservatorio Astronomico. Si tratta della prima iniziativa pubblica dell&#8217;APS &#8220;Geppina Coppola&#8221;, nata con lo scopo di promuovere la cultura scientifica e l&#8217;innovazione didattica, garantire il diritto allo studio e prevenire la dispersione scolastica, organizzare e gestire attività di promozione e diffusione della cultura. </span></p>
<p><span style="color: #333333;">Ricercatrice presso l&#8217; Osservatorio Astronomico di Capodimonte, laureata con lode presso l&#8217;Università &#8220;Federico II&#8221; di Napoli dove conseguì il dottorato di ricerca in Fisica, impegnata in politica e nel sociale, Geppina Coppola morì improvvisamente nel 2015 alle soglie di una brillante carriera come ricercatrice, qualche giorno dopo aver dato alla luce la sua prima figlia. &#8220;Continueremo sulla strada che Geppina ci aveva indicato, portando avanti iniziative che diano impulso alla vita culturale e sociale del territorio, dialogando con il mondo dell&#8217;università, della scuola, dell&#8217;associazionismo e delle istituzioni&#8221;, spiega il presidente dell&#8217;Aps, Arturo Colantonio. Marcella Marconi, direttore dell&#8217;Osservatorio Astronomico di Capodimonte, struttura di ricerca dell&#8217;Istituto Nazionale di Astrofisica, dichiara: &#8220;Pensare a un premio per i giovani è il modo migliore per onorare la memoria di Geppina, astrofisica brillante, collega attenta e disponibile, amica saggia e sincera&#8221;. . </span></p>
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