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	<title>SCRIVONAPOLI &#187; Sicurezza Alimentare</title>
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	<description>Giornale Online &#124; Le notizie di Napoli e Campania</description>
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		<title>L’oggetto più sporco della casa potrebbe essere nella tua cucina</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2026 16:14:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Sicurezza Alimentare]]></category>

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Nella percezione comune della pulizia domestica, gli ambienti del bagno sono considerati tra i principali ricettacoli ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><strong><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2026/10/Screenshot-2026-10-22-alle-18.10.59.png"><img class="  wp-image-160675 alignleft" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2026/10/Screenshot-2026-10-22-alle-18.10.59-300x234.png" alt="Guglielmo" width="126" height="98" /></a></strong></p>
<p style="font-weight: 400;">
<p style="font-weight: 400;">
<p style="font-weight: 400;">
<p style="font-weight: 400;">Nella percezione comune della pulizia domestica, gli ambienti del bagno sono considerati tra i principali ricettacoli di germi e batteri. La microbiologia ambientale dimostra tuttavia che anche un oggetto di uso quotidiano in cucina può ospitare una densità microbica estremamente elevata: la comune spugnetta per i piatti. Questo strumento, concepito per pulire stoviglie, pentole e piani di lavoro, può trasformarsi con l&#8217;uso quotidiano in un ambiente favorevole alla proliferazione microbica. La combinazione di un&#8217;elevata porosità, dell&#8217;umidità trattenuta, della temperatura dell&#8217;ambiente domestico e della presenza continua di residui organici e nutrienti crea condizioni favorevoli allo sviluppo di comunità batteriche complesse e biofilm protettivi. Studi condotti su campioni di spugne usate hanno rilevato concentrazioni molto elevate, fino a circa cinquanta miliardi di cellule batteriche per centimetro cubo in alcune aree analizzate. Tra la moltitudine di microrganismi innocui possono essere presenti anche patogeni opportunisti, come Pseudomonas aeruginosa, e batteri come Escherichia coli, Salmonella e Staphylococcus aureus, che possono arrivare sulla spugna attraverso alimenti, mani o superfici contaminate. Anche Moraxella osloensis, identificata in alcune spugne da cucina, è stata associata alla produzione di odori sgradevoli, sebbene non sia l&#8217;unica responsabile dei cattivi odori che possono svilupparsi nelle spugne umide. Il rischio principale non deriva dalla sola presenza di batteri, ma dal ruolo della spugnetta come possibile vettore di contaminazione crociata, capace di trasferire microrganismi da un tagliere alle posate, ai piatti e alle superfici destinate al contatto con alimenti pronti al consumo. Sulle tecniche per igienizzare la spugna esiste molta confusione. Passarla sotto un getto d&#8217;acqua calda con un po&#8217; di detersivo per piatti aiuta a rimuovere residui e parte dei microrganismi, ma non garantisce una disinfezione efficace delle cavità più profonde. Anche il passaggio nel forno a microonde o la bollitura possono ridurre sensibilmente la carica microbica, ma non assicurano una bonifica duratura: la spugna può essere nuovamente contaminata e i microrganismi eventualmente sopravvissuti possono riprendere a moltiplicarsi quando le condizioni tornano favorevoli. L&#8217;approccio più corretto e sicuro prevede una gestione rigorosa basata su tre regole fondamentali e facilmente applicabili. La prima è l&#8217;asciugatura: dopo ogni utilizzo, la spugnetta dovrebbe essere sciacquata con cura, strizzata e riposta su un supporto traforato che ne favorisca la ventilazione. Ridurre l&#8217;umidità residua limita le condizioni favorevoli alla crescita microbica, anche se non elimina necessariamente i batteri già presenti. La seconda è, se si possiede una lavastoviglie, periodicamente inserire la spugna mentre si effettua un lavaggio completo (se non diversamente indicato dal produttore della spugna stessa). Non esiste ciclo di lavaggio ,ovviamente, che garantisca in ogni condizione l&#8217;eliminazione totale dei microrganismi e dei biofilm ma può abbatterne drasticamente la carica. Infine, la sostituzione frequente: nessun trattamento può assicurare che una spugna usurata o mantenuta a lungo in condizioni poco igieniche sia sicura. Sostituirla regolarmente, indicativamente ogni una o due settimane in funzione dell&#8217;utilizzo, è una precauzione ragionevole. È opportuno anticipare la sostituzione se la spugna emana cattivi odori persistenti, si deteriora e risulta sfibrata o viene contaminata da liquidi provenienti da alimenti crudi.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>A cura del Dott. Guglielmo Casciello</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>Biologo, esperto in igiene e sicurezza degli alimenti</em></p>
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		<title>Cibo in frigorifero, parte il conto alla rovescia</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Oct 2026 09:27:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Sicurezza Alimentare]]></category>

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Una delle domande che mi vengono poste più spesso riguarda proprio gli alimenti già aperti e conservati in frigorifero: ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-26-alle-11.50.51.png"><img class="alignnone  wp-image-160420" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-26-alle-11.50.51-300x213.png" alt="GUGLIELMO CASCIELLO" width="116" height="82" /></a></p>
<p style="font-weight: 400;">Una delle domande che mi vengono poste più spesso riguarda proprio gli alimenti già aperti e conservati in frigorifero: per quanto tempo possiamo tenerli? Quando è ancora sicuro consumarli? Facciamo un po&#8217; di chiarezza, perché affidarsi soltanto all&#8217;aspetto o all&#8217;odore dell&#8217;alimento non è sempre sufficiente. I microrganismi responsabili del deterioramento e, soprattutto, di alcune contaminazioni pericolose possono infatti essere presenti senza modificare in maniera evidente l&#8217;aspetto, l&#8217;odore o il sapore del cibo. L&#8217;apertura della confezione rappresenta un passaggio importante. Un prodotto sottovuoto, in atmosfera protettiva o sigillato ermeticamente è stato conservato all&#8217;interno di condizioni controllate ma una volta aperto, entra in contatto con l&#8217;ambiente esterno, con l&#8217;ossigeno, l&#8217;umidità e i microrganismi che possono arrivare dalle mani, dagli utensili e dalle superfici della cucina. Da quel momento, quindi, non è più sufficiente controllare la data riportata sulla confezione. Le indicazioni del produttore relative alla conservazione dopo l&#8217;apertura diventano il riferimento principale e, in assenza di indicazioni specifiche, il tempo di consumo deve essere valutato in funzione del tipo di alimento e delle condizioni di conservazione. Tra i prodotti che richiedono maggiore attenzione ci sono carne fresca, pesce e preparazioni gastronomiche. Carne macinata e pollo, una volta aperti, dovrebbero essere consumati entro 24-48 ore.</p>
<p style="font-weight: 400;">La carne macinata, in particolare, presenta una superficie esposta molto maggiore rispetto a un taglio intero, creando condizioni più favorevoli alla contaminazione e alla moltiplicazione dei microrganismi.  Anche il pesce fresco sfilettato o già pulito ha una conservabilità limitata e dovrebbe essere consumato rapidamente, preferibilmente entro il giorno successivo all&#8217;apertura, mantenendo sempre una corretta refrigerazione. Diverso è il comportamento dei formaggi: mozzarella, ricotta e stracchino contengono molta acqua e, una volta aperti e rimossi dalla protezione originaria o dal liquido di conservazione, offrono condizioni favorevoli alla crescita di lieviti e batteri. Per questi prodotti il tempo di conservazione in frigorifero è generalmente limitato a pochi giorni, indicativamente due o tre. I formaggi stagionati e a pasta dura, invece, hanno una maggiore stabilità e possono conservarsi anche per due o tre settimane. In questo caso è importante anche il modo in cui vengono avvolti: una carta specifica per alimenti e traspirante permette di limitare l&#8217;accumulo di umidità e quindi di ridurre le condizioni favorevoli alla formazione di muffe. La pellicola trasparente, se utilizzata senza criterio, può invece trattenere l&#8217;umidità a contatto con il formaggio. Anche le confezioni metalliche aperte meritano attenzione. Passata di pomodoro, legumi, tonno e altre conserve non dovrebbero essere lasciati per giorni nella lattina una volta aperta.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il contatto con l&#8217;ossigeno può favorire fenomeni di ossidazione e modificare le caratteristiche dell&#8217;alimento, oltre a rendere meno pratica una corretta conservazione. Il contenuto residuo è quindi meglio trasferirlo in un contenitore pulito di vetro o di plastica per alimenti, dotato di coperchio. Nel caso dei prodotti conservati sott&#8217;olio, l&#8217;alimento dovrebbe rimanere adeguatamente coperto dall&#8217;olio. Per queste conserve, il consumo dovrebbe avvenire entro tre o quattro giorni. Per sughi pronti e salse cotte, una volta aperti, il riferimento indicato è generalmente di circa tre giorni, sempre in frigorifero e salvo diverse istruzioni riportate dal produttore. Una buona abitudine può essere quella di scrivere sulla confezione il giorno in cui è stata aperta. Dopo qualche giorno, infatti, è facile non ricordare se quel vasetto sia stato aperto ieri oppure cinque giorni fa. Infine io suggerisco di ricordare una regola pratica: ciò che viene aperto per primo dovrebbe essere consumato per primo. Non serve affidarsi esclusivamente all&#8217;odore o all&#8217;aspetto e, soprattutto, non conviene aspettare che un alimento presenti un segnale evidente di deterioramento prima di considerarlo non più sicuro.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>A cura del Dott. Guglielmo Casciello</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Biologo, esperto in igiene e sicurezza degli alimenti</p>
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		<title>Le regole d&#8217;oro per cuocere la carne</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Sep 2026 10:34:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Sicurezza Alimentare]]></category>

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Portare in tavola una bella fetta di carne è uno dei piaceri semplici della vita, ma dietro ai fornelli ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-26-alle-11.50.51.png"><img class="alignnone  wp-image-160420" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-26-alle-11.50.51-300x213.png" alt="GUGLIELMO CASCIELLO" width="108" height="77" /></a></p>
<p style="font-weight: 400;">Portare in tavola una bella fetta di carne è uno dei piaceri semplici della vita, ma dietro ai fornelli si combatte spesso una silenziosa battaglia tra le nostre abitudini e la scienza della sicurezza alimentare. In cucina, si sa, ognuno ha la sua teoria: c&#8217;è chi ha paura del minimo filo di rosa e cuoce tutto fino a farlo diventare un ceppo di legno, e chi, al contrario, rischia un po&#8217; troppo pur di non rovinare il sapore. Eppure, la sicurezza a tavola non deve essere un&#8217;ansia o un&#8217;ossessione, ma solo una questione di buone regole, facili da capire e da applicare. Il segreto sta nel comprendere che ogni tipo di carne ha la sua storia e, soprattutto, i suoi ospiti indesiderati, ovvero batteri, virus e parassiti. Ecco perché non possiamo assolutamente trattare una bistecca di manzo allo stesso modo di una coscia di pollo o di un hamburger e la spiegazione è puramente anatomica. Prendiamo la classica fiorentina o un bel filetto di manzo. Nel pezzo di carne intero e sano, i batteri si concentrano tutti quasi esclusivamente sulla superficie esterna, perché sono stati trasferiti lì accidentalmente durante le fasi di macellazione e lavorazione. All&#8217;interno del muscolo, invece, i batteri non riescono a penetrare facilmente. Questo significa che se scottiamo la bistecca ad alta temperatura, il calore distruggerà all&#8217;istante qualsiasi pericolo superficiale. Per essere scientificamente sicuri, il termometro da cucina inserito al cuore della bistecca dovrebbe segnare 63 °C. Una volta tolta dal fuoco, però, bisogna applicare un piccolo trucco: lasciarla riposare per almeno tre minuti prima di tagliarla. In questo breve lasso di tempo, il calore si distribuisce in modo uniforme completando l&#8217;opera di sicurezza e i succhi si stabilizzano, rendendo la carne morbidissima. Se poi si preferisce una cottura decisamente al sangue, che si attesta intorno ai 50 o 55 °C, si accetta consapevolmente un piccolissimo rischio in più, che su un taglio intero di manzo è comunque minimo. Con il pollame, invece, le regole cambiano radicalmente e non si scherza affatto. Batteri molto diffusi come la Salmonella o il Campylobacter non si fermano alla superficie. A causa della conformazione anatomica del pollo e dei metodi di lavorazione, i microrganismi finiscono inevitabilmente anche nelle cavità interne, tra le pieghe profonde e nei tessuti connettivi. Per il pollo e il tacchino, quindi, la cottura al sangue non esiste: devono essere cotti tassativamente in ogni loro parte, fino all&#8217;osso, raggiungendo i 74 °C al cuore per eliminare ogni minaccia. Un discorso simile, seppur con motivazioni diverse, vale per il maiale, dove la cottura corretta serve a proteggerci da insidiosi nemici microscopici, alcuni dei quali molto noti alle cronache. Un tempo lo si cuoceva molto bene per paura della Trichinella, un parassita pericoloso. Oggi questo specifico rischio è realmente minimo nella carne che compriamo al supermercato grazie ai controlli severissimi negli allevamenti italiani ed europei, e rimane un problema legato quasi solo alla cinghialeria o alla selvaggina. Tuttavia, nel maiale si nascondono insidie molto più attuali, come il batterio Yersinia, il virus dell&#8217;Epatite E e, soprattutto, il Toxoplasma. Questo parassita, tristemente famoso soprattutto tra le donne in gravidanza, può formare delle microscopiche cisti proprio all&#8217;interno dei muscoli del maiale. Fortunatamente, sia i batteri che i virus e il Toxoplasma non resistono alle alte temperature: la regola impone quindi di raggiungere almeno i 63 °C al cuore per i tagli interi, seguiti dai soliti tre minuti di riposo fuori dal fuoco. In questo modo si ottiene un compromesso perfetto per avere una carne totalmente bonificata, ma ancora succulenta e morbida. Il vero inganno della cucina moderna si nasconde però in un grande classico: la carne tritata, che sia un hamburger o la comunissima salsiccia fresca. Se prendiamo un pezzo di carne integro, abbiamo detto che i batteri restano fuori e la parte interna è relativamente pulita. Ma cosa succede quando quel pezzo di carne viene inserito nel tritacarne? Succede che la superficie viene frammentata e quello che prima era confinato all&#8217;esterno viene rimescolato e distribuito dritto nel cuore dell&#8217;impasto. Polpette, hamburger e salsicce vanno perciò cotti sempre in modo uniforme fino a raggiungere i 71 °C al cuore. Senza il calore della padella, della griglia o del forno, la carne macinata cruda resta una roulette russa microbiologica. Diventa quindi evidente che, per gestire tutto questo senza impazzire e senza tirare a indovinare, l&#8217;unico vero alleato in cucina è il termometro a sonda. L&#8217;occhio umano, infatti, è un rilevatore poco affidabile: in chimica esiste il fenomeno del &#8220;rosa persistente&#8221;, per cui la carne può rimanere rosata anche se ha ampiamente superato la temperatura di sicurezza così come può virare prematuramente verso il marrone ingannandoci sulla sua reale cottura. Imparare a usare questo piccolo strumento da pochi euro permette di fare scelte consapevoli a seconda del taglio che abbiamo davanti, azzerando i pericoli invisibili e valorizzando al massimo il sapore.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>A cura del Dott. Guglielmo Casciello</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Biologo, esperto in igiene e sicurezza degli alimenti</p>
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		<title>L’inganno del bicarbonato</title>
		<link>https://www.scrivonapoli.it/linganno-del-bicarbonato/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 17:30:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Sicurezza Alimentare]]></category>

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È un gesto automatico, quasi un rito propiziatorio da cucina: riempire la bacinella d&#8217;acqua, versare un cucchiaio abbondante di ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-26-alle-11.50.51.png"><img class="alignnone  wp-image-160420" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-26-alle-11.50.51-300x213.png" alt="GUGLIELMO CASCIELLO" width="142" height="101" /></a></p>
<p>È un gesto automatico, quasi un rito propiziatorio da cucina: riempire la bacinella d&#8217;acqua, versare un cucchiaio abbondante di bicarbonato o qualche goccia di amuchina e lasciare in ammollo insalata, pomodori e fragole. Lo facciamo per pulizia, per paura dei pesticidi o dei batteri invisibili. Ma dal punto di vista della sicurezza alimentare, ci stiamo muovendo sulle basi di un falso mito duro a morire. La scienza, infatti, dice esattamente il contrario di ciò che la saggezza popolare tramanda da generazioni: l&#8217;ammollo prolungato con il bicarbonato non disinfetta. A chiarirlo sono gli studi condotti dagli enti di controllo sulla sicurezza alimentare, dall&#8217;EFSA europea alla FDA americana. Il bicarbonato di sodio ha un&#8217;azione chimica molto specifica e limitata ad alcune molecole, ma è del tutto privo di efficacia battericida. In parole povere, non uccide nè la <i>Salmonella</i> nè l&#8217;<i>Escherichia coli </i>ad esempio. Anzi, fare un &#8220;bagno statico&#8221; a frutta e verdura rischia di creare un paradosso: la bacinella diventa una minestra di batteri che si ridistribuiscono su tutta la superficie dell&#8217;alimento. E i disinfettanti a base di cloro? Funziona benissimo per la carica batterica superficiale, ed è infatti raccomandata dal Ministero della Salute per contesti specifici, come la gravidanza ma non ha effetto su pesticidi sistemici penetrati all&#8217;interno e, se non risciacquata a dovere, lascia residui chimici sgraditi nel piatto. E allora cosa fare? La risposta degli esperti è disarmante nella sua semplicità: il rimedio migliore, più economico ed efficace resta l&#8217;acqua corrente potabile. Non serve l&#8217;ammollo, serve la pressione dell&#8217;acqua unita allo strofinamento meccanico. Passare la frutta e la verdura sotto il getto del rubinetto, usando le mani o una spazzolina a setole morbide per i prodotti a buccia dura come patate o meloni, riesce a rimuovere fino al 98% dei residui superficiali di terra, batteri e pesticidi idrosolubili. C’è poi una regola d&#8217;oro che quasi tutti infrangiamo: lavare gli alimenti <i>prima</i> di sbucciarli. Che si tratti di un melone o di una mela, il passaggio della lama del coltello attraverso una buccia non lavata trasporta direttamente i batteri dalla superficie fino al cuore della polpa. Quindi la raccomandazione finale è sempre quella di lavare accuratamente ed energicamente frutta e verdura prima di tagliarli e consumarli. Semplice, scientifico e a costo zero.</p>
<p><b>A cura del Dott. Guglielmo Casciello</b></p>
<p><i>Biologo, esperto in igiene e sicurezza degli alimenti</i></p>
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		<title>Il pericolo invisibile nel cocktail</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Aug 2026 09:55:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
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Che sia un aperitivo al tramonto sul lungomare o un drink rinfrescante in un bar del centro, c&#8217;è un ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-26-alle-11.50.51.png"><img class="alignnone  wp-image-160420" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-26-alle-11.50.51-300x213.png" alt="GUGLIELMO CASCIELLO" width="93" height="66" /></a></p>
<p style="font-weight: 400;">Che sia un aperitivo al tramonto sul lungomare o un drink rinfrescante in un bar del centro, c&#8217;è un elemento che diamo sempre per scontato, quasi fosse un mero decoro trasparente e rinfrescante: il ghiaccio. Lo consideriamo innocuo per definizione. Dopotutto, cosa potrà mai esserci di pericoloso in un po&#8217; d&#8217;acqua congelata immersa nell&#8217;alcol? La risposta dei laboratori di microbiologia rischia di rovinare qualche serata: il ghiaccio è, a tutti gli effetti normativi e sanitari, un alimento. E come tale, è uno dei veicoli più frequenti di contaminazioni e intossicazioni alimentari. Il primo grande errore è credere che il freddo e l&#8217;alcol &#8220;sterilizzino&#8221; la bevanda. È una falsa sicurezza. Il congelamento non uccide i microrganismi patogeni come la <em>Listeria</em>, la <em>Salmonella</em> o il <em>Norovirus</em>, ma li blocca semplicemente in una sorta di ibernazione temporanea. Non appena il cubetto comincia a sciogliersi nel bicchiere, i batteri si &#8220;risvegliano&#8221; e tornano galleggianti e attivi. E la gradazione alcolica di un normale spritz o gin tonic non è assolutamente sufficiente a disinfettare il contenuto. Quindi è lecito chiedersi da dove arrivino i batteri che possiamo ritrovare nel ghiaccio. Raramente la colpa è dell&#8217;acqua di partenza, a meno che non ci si trovi in paesi con reti idriche non potabili. Il vero punto debole nella catena della sicurezza è la gestione quotidiana del congelatore e della macchina del ghiaccio nei locali. Le ispezioni igienico-sanitarie rilevano continuamente due errori gravissimi: la scarsa manutenzione e pulizia dei filtri delle macchine e, soprattutto, il &#8220;fattore umano&#8221;.</p>
<p style="font-weight: 400;">Servirsi del ghiaccio usando mani non igienizzate, lasciare i depositi aperti o, peggio ancora, immergere il bicchiere direttamente nella vasca per raccogliere i cubetti (trasferendo così i batteri presenti sull&#8217;esterno del vetro) sono prassi che possono trasformare il ghiaccio in una bomba microbiologica. Il risultato? Dalla semplice &#8220;diarrea del viaggiatore&#8221; a gastroenteriti ben più acute che rischiano di rovinare le vacanze. Allora come proteggersi senza rinunciare al piacere di un drink fresco? L&#8217;occhio vuole la sua parte anche in fatto di sicurezza. Un ghiaccio alimentare sicuro deve presentarsi limpido, completamente inodore e privo di retrogusti o sgradevoli opacità centrali. Se notiamo un sapore anomalo, il drink va fermato subito. E per chi viaggia in mete esotiche, resta valida la ferrea regola dell&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità: se l&#8217;acqua del rubinetto locale non si può bere, non si deve accettare nemmeno il ghiaccio. Trattare quel cubetto con il rigoroso rispetto che si deve a una carne cruda o a un frutto di mare è il primo passo per godersi il relax in totale sicurezza.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>A cura del Dott. Guglielmo Casciello</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>Biologo, esperto in igiene e sicurezza degli alimenti</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Pompei, dalle rovine antiche alle icone pop</title>
		<link>https://www.scrivonapoli.it/pompei-dalle-rovine-antiche-alle-icone-pop/</link>
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		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 07:47:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160;<br />
 Al Parco Archeologico di Pompei, una mostra diffusa di astici di Philip Colbert, in una rilettura della storia dell’arte ]]></description>
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<blockquote><p><b> <i>Al Parco Archeologico di Pompei, una mostra diffusa di astici di Philip Colbert, in una rilettura della storia dell’arte firmata dall’artista britannico “erede” di Andy Warhol .</i></b></p></blockquote>
<div><b>Dalle rovine dell&#8217;antichità alle icone della cultura pop, passando per un messaggio di rinascita per il territorio.</b> Dal 27 luglio al Parco Archeologico di Pompei prende il via <i>Philip Colbert in Pompeii: Pop Mythology</i>, la più grande installazione artistica mai realizzata dall&#8217;artista britannico, considerato dalla critica l&#8217;erede di Andy Warhol. Oltre trenta sculture monumentali del suo iconico alter ego, <i>The Lobster</i>, popoleranno Pompei e i siti del territorio, tra cui il sito protostorico di Longola, dove una delle opere sarà allestita come segno <b>di attenzione verso il territorio</b> dopo il grave incendio doloso che ha colpito l&#8217;area poche settimane fa.</div>
<p><i>Pop Mythology</i>, organizzata dal Il Cigno Arte nel il Parco Archeologico di Pompei,<i> </i>rappresenta il prossimo grande progetto di arte pubblica di Colbert e segna un nuovo capitolo nella sua esplorazione della mitologia, della storia e della cultura contemporanea. Sempre più riconosciuto come uno dei principali artisti delle installazioni site-specific su larga scala, Colbert ha realizzato importanti interventi artistici a Taipei, Seoul, Hong Kong, Shanghai, Singapore, Macao, Londra, Venezia, Napoli, Roma e in Sicilia, costruendo una pratica artistica globale e distintiva. Il suo lavoro si colloca all’intersezione tra arte, intrattenimento e cultura di massa, creando esperienze accessibili e di forte impatto per il pubblico di tutto il mondo.</p>
<p>«<i>Pompei è, per me, la città dell’antichità per eccellenza» </i>spiega<i> </i><b><i>Philip Colbert </i></b><i>«un luogo che esiste oltre il tempo. Non riesco a immaginare un contesto più potente in cui creare un dialogo scultoreo sul tempo, sull’identità e sui modi in cui l’arte può trascendere i propri limiti. Le rovine di Pompei incarnano al tempo stesso tragedia e bellezza, e la città stessa sembra sospesa tra passato e presente».</i></p>
<p>Ispirata all’arte antica di Pompei, in particolare al celebre mosaico a soggetto marino proveniente dalla Casa del Fauno, oggi al Museo archeologico di Napoli, la mostra che include molte sculture mai esposte prima dall’artista, dialoga con la storia del sito e del suo territorio attraverso il viaggio simbolico del motivo dell’astice di Colbert, che riecheggia la storia stessa di Pompei fatta di distruzione, conservazione e memoria collettiva.</p>
<p>Mentre i visitatori attraversano il sito, le sculture emergono in modo inatteso all’interno del Parco: colorati astici in acciaio inox e opere con patina bronzea appariranno tra colonne, archi e rovine antiche. Accanto a queste, una nuova trilogia di monumentali sculture in acciaio nero, concepite come “reperti mitologici del futuro”, tra cui guerrieri-astice robotici, si presenterà come rovina speculativa proveniente da un futuro immaginario.</p>
<p><b>Oltre a Pompei, dal 28 luglio le opere saranno esposte negli altri siti gestiti dal Parco archeologico: Longola, Boscoreale, Oplontis, Villa San Marco, Villa Arianna e il Real Polverificio Borbonico.</b></p>
<p><i>«L&#8217;allestimento di un&#8217;opera a Longola assume un significato particolare</i>», sottolinea il Direttore del Parco, <b>Gabriel Zuchtriegel. </b>«<i>Dopo l&#8217;incendio che ha colpito il sito, la presenza di una scultura di Colbert rappresenta un gesto di attenzione e solidarietà verso questo luogo e verso la comunità che lo vive. L&#8217;arte contemporanea può contribuire a mantenere alta l&#8217;attenzione sul patrimonio culturale e a trasformare una ferita in un&#8217;occasione di partecipazione e rinascita. Nel corso della mostra, seguiranno incontri con scuole e associazioni nei vari luoghi, tra Boscoreale, Castellammare di Stabia, Torre Annunziata e Longola nel Comune di Poggiomarino&#8221;.</i></p>
<p>Fondendo mitologia classica e immaginario futuristico, <i>Pop Mythology </i>presenta Pompei non solo come un luogo archeologico storico, ma come uno spazio culturale vivo, in dialogo con l’arte contemporanea e la cultura visiva moderna. Riflettendo su temi quali la mortalità, la civiltà e il rapporto dell’umanità con la tecnologia, la mostra crea un dialogo tra rovine antiche e futuri immaginati, invitando un nuovo pubblico a scoprire Pompei attraverso uno sguardo contemporaneo e dando vita a un’esperienza immersiva, ludica e sorprendente.</p>
<p><i>«Il Parco Archeologico di Pompei ha accolto l’universo figurativo di Philip Colbert con le sue immagini apparentemente ludiche e grottesche, che non rappresentano una fuga dalla realtà, ma una satira spietata – </i><b><i>conclude il curatore Cesare Biasini Selvaggi</i></b><i> –. È una maschera tragica comune – non solo l’alter ego dell’artista britannico – con cui copriamo il nostro fallimento. Le sue opere sono gli idoli folli di un’umanità irrazionale, incapace di imparare dalla storia, che continua a consumare guerre nel mondo, sopraffazioni, egoismi e a ignorare o sottovalutare la Natura. Pompei è il luogo in cui la storia ha fermato il tempo per consegnarci un monito eterno: la fragilità dell’umanità e del suo destino di fronte alla forza incontenibile della Natura. Ma c’è un filo di resistenza civile, di possibilità di rinascita intessuto da Colbert che si dipana fuori dal recinto sacro del Parco, lungo l’itinerario espositivo inedito di sedi satelliti nella carne viva, e spesso ferita, dell’hinterland campano. A partire dal Parco archeologico naturalistico di Longola (Poggiomarino), la Pompei prima di Pompei. Qui, lo scorso 19 giugno, le fiamme della criminalità hanno cercato di bruciare la memoria appiccando un grave incendio che ha devastato il sito, distruggendo le strutture dell’infopoint e i laboratori didattici. E poi la lunga marcia degli astici di Colbert prosegue, fino a Boscoreale, Torre Annunziata, Castellammare e Scafati. Una marcia per ricordare che il senso della meraviglia, dello stupore, la fantasia e la creatività non sono un lusso per pochi, ma la risorsa più grande per riscrivere gli immaginari del presente-futuro e ritrovare il senso di essere comunità contro ogni forma di criminalità, degrado, barbarie. Colbert a Pompei non deve divertire o consolare: deve provocare le coscienze».</i></p>
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		<title>Il ricco week end dei Musei del Vomero</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 16:38:24 +0000</pubDate>
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 L’evento estivo “Le voci di sopra: suoni e visioni dei Musei del Vomero” debutterà venerdì 19 giugno con il primo concerto ]]></description>
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<p><em> </em>L’evento estivo<strong><em> “Le voci di sopra: suoni e visioni dei Musei del Vomero” </em></strong>debutterà venerdì 19 giugno con il primo concerto della rassegna musicale al femminile curata da Salvatore Caruso, <strong>&#8220;Aura fest, figlie delle stelle&#8221;</strong> che animerà la suggestiva Piazza d&#8217;Armi di Castel Sant&#8217;Elmo al tramonto (dalle 19,30) con la possibilità di gustare un aperitivo sulla terrazza più panoramica della città.</p>
<p><em> </em><strong>19 giugno &#8211; Aura fest, figlie delle stelle</strong></p>
<p>Sarà l’attrice <strong>Cristina Donadio</strong> la madrina della prima serata della rassegna musicale dedicata a giovani artiste nazionali affiancate da talenti locali. L’attrice napoletana aprirà la serata con un reading di un brano della scrittrice Viola Ardone: “ Tutto quello che non voglio è quello di cui ho bisogno”.</p>
<p>La kermesse racconta il nostro presente, con le sue anomalie e ipocrisie, attraverso uno sguardo nuovo, caratterizzato da leggerezza ed eleganza. Il nome stesso dell&#8217;evento, <strong><em>&#8220;Aura&#8221;,</em></strong> richiama la capacità unica di una presenza artistica di generare intensità e lasciare una profonda traccia emotiva nello spazio e nel tempo.</p>
<p>La prima cantautrice a salire sul palco sarà <strong>Lil Jolie</strong>, nome d’arte di Angela Ciancio, che si è fatta conoscere pubblicando i suoi primi brani nel 2018, il primo album nel 2022 e ha collaborato con artisti del calibro di Carl Brave e Ketama126.  Ha partecipato ad<strong><em> Amici</em></strong> e <strong><em>Sanremo Giovani</em></strong> con Vale LP. Nel 2026 torna con un nuovo progetto personale, segnando una fase più matura e consapevole della sua carriera. La sua musica affronta temi come identità, fragilità e crescita personale, con influenze urban e indie.</p>
<p>Dopo di lei il concerto di Anna Scassillo<strong>, </strong>in arte <strong>Anna and Vulkan</strong>, 30 anni, ha scelto il nome con un chiaro riferimento al Vesuvio, simbolo del ritorno a casa, dopo gli studi a <strong>Trieste</strong> e un periodo trascorso a <strong>Vienna </strong>dove ha cominciato a scrivere e produrre autonomamente brani suonando chitarra, batteria, basso e tastiere.</p>
<p>Figlia d’arte si avvicina alla musica lentamente e in maniera indipendente, cominciando a suonare la chitarra e il pianoforte da autodidatta<strong> </strong>e a scrivere le prime canzoni verso i 15 anni. Mette insieme il gruppo Sonder, in cui partecipa come batterista e cantante, nel 2023 debutta da solista per Pluggers e l’anno successivo esce con il primo EP <strong><em>“Andare, tornare”</em></strong>, accolto con entusiasmo da stampa e pubblico.</p>
<p>L’estate del 2024 il suo primo tour e poi esce il singolo “<em>Comme se fa (a te scurda)</em>” un brano <strong>neapolitan funk</strong>.</p>
<p>Il talento genuino di Anna and Vulkan spazia dal <strong>cantautorato tradizionale </strong>alla <strong>nu-disco </strong>fino al <strong>psychedelic pop</strong>. Selezionata da <strong>Vevo </strong>come <strong>Newcomer 2025</strong>, sale sul palco del <strong>1° Maggio 25 a Roma </strong>e ricomincia con un tour estivo in tutta Italia e due date in Europa<strong> </strong>(Barcellona e Lintz). Il suo primo disco esce nel novembre 2025<strong>, </strong>quest’anno<strong> </strong>il nuovo singolo “<em>MIEZ O’ VIENT</em>”, con il video ufficiale è uscito in anteprima su Repubblica Online, anticipa la seconda parte di<strong> “<em>Nuovo Amore Passato”</em></strong><em>, </em>che uscirà̀ entro la fine giugno.</p>
<p><strong>20 giugno &#8211; Allert’ Comedy</strong></p>
<p>Risate, satira e autoironia irrompono sulla collina del Vomero con la rassegna <strong><em>“King of Comedy” </em></strong>tutti i sabati alle 19,30 fino al 18 luglio.</p>
<p>Il debutto è affidato a <strong>Vincenzo Comunale</strong>, curatore dell’intera rassegna che si svolgerà nella piazza d’Armi di Castel Sant’Elmo, con lo spettacolo del collettivo <strong>Allert Comedy</strong> fondato da lui nel 2018 con i comici Adriano Sacchettini, Davide DDL e Flavio Verdino.</p>
<p>Vincenzo Comunale è stato inserito dalla rivista Forbes nel 2025, nella lista dei 100 italiani under 30 che stanno cambiando il mondo. Ha vinto premi nazionali, come il “Premio Massimo Troisi” e il “Premio Charlot” ed ha partecipato a diversi programmi televisivi come “Battute?” (Rai 2), “Le Iene” (Italia 1), su Comedy Central, “Mad in Italy” e “Audiscion” (Rai 2), ma soprattutto dal 2016 è nel cast fisso di “Zelig”, condotto da Claudio Bisio e Vanessa Incontrada su canale 5 ed anche del nuovo “ZeligOn” (dal 2025), condotto da Paolo Ruffini e Lodovica Comello, sempre in prima serata su Italia 1.</p>
<p>Nei primi anni di vita il collettivo Allert inizia un sodalizio con lo Slash+, locale del Vomero nel quale ancora oggi, una volta al mese, va in scena TuttiTranneNoi. Nel 2024 Flavio Verdino abbandona il gruppo e un nuovo comico ne entra a far parte: Raffaele Nolli. La missione di Allert Comedy è proporre spettacoli comici di qualità̀ e contribuire a diffondere la cultura della stand-up comedy, portando anche esponenti nazionali ad esibirsi nella città di Napoli, con l’obiettivo di rappresentare una nuova frontiera della comicità̀ napoletana, lontano dagli stereotipi e “macchiette”.</p>
<p><strong>Il programma completo della rassegna al link  </strong><a href="https://linktr.ee/museinazionalivomero" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://linktr.ee/museinazionalivomero&amp;source=gmail&amp;ust=1781878699616000&amp;usg=AOvVaw3CeIlzRIBBTQf6hHIaCdci"><strong>https://linktr.ee/museinazionalivomero</strong></a><strong>. dove è possibile anche acquistare</strong><strong> i biglietti (15 euro) oppure direttamente presso la biglietteria del museo, in caso di disponibilità residua (massimo 200 posti).</strong></p>
<p><strong>21 giugno &#8211; Festa della Musica</strong></p>
<p><em><u>Certosa di San Marino dalle 10.00 alle 13.00 e Castel Sant’Elmo alle 20,30.</u></em></p>
<p>L’iniziativa è organizzata grazie alla collaborazione tra i Musei Nazionali del Vomero e il <strong>Conservatorio San Pietro a Majella, </strong>per la realizzazione congiunta di iniziative che portano giovani talenti emergenti del Conservatorio ad esibirsi nei Musei del Vomero, con il comune obiettivo di valorizzare il patrimonio storico-artistico e musicale. In occasione della festa della musica appuntamento diffuso per tutti alla <strong>Certosa di San Martino</strong> con performance concerti e incontri, lungo il percorso di visita, con Marco Gaudino trio, Jass duo e Riccardo Mauriello Trio.</p>
<p>La sera apertura straordinaria di Castel Sant’Elmo in occasione della Festa della musica dalle 19.30 alle 23,30. Nella <strong>Piazza d’Armi</strong>, alle 20,30 si terrà un  concerto  dei talenti emergenti del Conservatorio  a cura dal Maestro Giulio Martino dello <strong><em>“SPAM Jazz ensemble”</em></strong> con Riccardo Mauriello (chitarra) Gaetano Mazzaro (basso) Rosario Vitiello (batteria) e le voci di Giorgia Auricchio, Aurora Sofia Luongo, Chiara Esposito e Lucia Petito. <em>La partecipazione è compresa nel biglietto di ingresso al Museo</em></p>
<p><em><u>Villa Floridiana</u></em><strong><u> </u></strong><em><u>Ore 11.00 – 13.00 </u></em></p>
<p>Nell’<strong>Auditorium</strong> della Villa il concerto<strong><em> “Passa ammore, ride e va…”. </em></strong><em>organizzato in collaborazione con l’Associazione Amici della Floridiana.</em> Un coro di 22 elementi ripercorre l’arte poetica e musicale di Ernesto Murolo e Ernesto Tagliaferri. Gli arrangiamenti sono di Michele Bonè, con Gennaro Esposito (chitarre), Arcangelo Michele Caso (violoncello) e Giuseppe di Colandrea (oboe e clarinetto).</p>
<p><em>Il concerto è compreso nel biglietto di ingresso al Museo.</em></p>
<p>Alla stessa ora, ma nel<strong> Teatrino di Verzura </strong>all’interno del parco, il <strong><em>Concerto Piccola Orchestra Neaphonis</em></strong> diretta da Sergio Naddei con ingresso gratuito. Questo il programma: H. Villa Lobos Bachiana n°5, L. Brouwer Cancion de cuna, Le chitarre di Neaphonis, M. Llobet: Canzoni catalane, A. York Home, Snowflight, Willow, H. Villa Lobos: Preludi e J. Turina Fantasia sevillana.</p>
<p><em>Il concerto è gratuito.</em><strong><br />
</strong></p>
<p><strong>21 giugno &#8211; Solstizio d’Estate</strong></p>
<p><em><u>ore 10.00 alle ore 13.30</u></em></p>
<p>I Musei Nazionali del Vomero, in collaborazione con l’UAN &#8211; <strong>Unione Astrofili Napoletani</strong> &#8211; promuovono l’iniziativa <strong>“Sotto il Sole del Solstizio”</strong>, un appuntamento dedicato alla scoperta dei fenomeni astronomici legati al solstizio d’estate, in programma sulla Piazza d’Armi di Castel Sant’Elmo.</p>
<p>Un’opportunità di approfondire il rapporto tra astronomia, misurazione del tempo e storia scientifica del territorio, attraverso attività divulgative e osservazioni guidate in una delle cornici panoramiche più suggestive della città.</p>
<p>Alle ore 11.00, presso la Chiesa di Sant’Erasmo sulla Piazza d’Armi, una conversazione divulgativa accompagnerà i partecipanti alla scoperta del significato astronomico del solstizio e a partire dalle ore 12.00, sarà possibile partecipare a osservazioni del Sole al telescopio e visitare una mostra di orologi solari e strumenti gnomonici, allestita grazie al contributo della Sezione di Gnomonica.</p>
<p>La mattinata si concluderà alle ore 13.00 con il tracciamento al suolo di una linea meridiana, un gesto simbolico che intende commemorare la storica meridiana tracciata da Giovanni Antonio Rizzi Zannoni per il Regno di Napoli proprio dalla garitta settentrionale di Castel Sant&#8217;Elmo.</p>
<p>L’evento si inserisce nelle attività di valorizzazione e divulgazione promosse dai Musei Nazionali del Vomero, con l’obiettivo di favorire l’incontro tra patrimonio culturale e conoscenza scientifica, offrendo al pubblico occasioni di partecipazione e approfondimento in un luogo simbolo della storia e del paesaggio napoletano.</p>
<p><em>La partecipazione è compresa nel biglietto di ingresso al Museo.</em></p>
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		<title>Ecco Castore, storica imbarcazione restaurata dagli Scugnizzi</title>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2026 17:34:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Giovedì 28 maggio alle ore 12.30 presso il Quartier Generale Marina Militare di Napoli,  Via A. Acton, 1,  festeggeremo il ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b>Giovedì 28 maggio alle ore 12.30 presso il Quartier Generale Marina Militare di Napoli,  Via A. Acton, 1,</b>  festeggeremo il varo di Castore, la storica imbarcazione a vela in legno restaurata dagli &#8220;Scugnizzi a vela&#8221; nel laboratorio &#8220;I mestieri del mare&#8221;. Lo straordinario materiale didattico appartenuto allo Sport Velico della Marina Militare, ha rappresentato per circa tre anni un &#8220;Cantiere scuola&#8221;, nel quale i giovani provenienti dall&#8217;area penale campana e dai Servizi sociali del Comune di Napoli Municipalità I^, hanno acquisto esperienza e competenze necessarie all&#8217;inserimento lavorativo nel comparto cantieristico del Porto di Napoli</p>
<div dir="ltr">
<div class="gmail_quote">
<div dir="ltr">Al varo di Castore sono annunciati : Il Comandante Logistico della Marina Militare, Ammiraglio di squadra<b> Vincenzo Montanaro,</b> il Presidente della Regione Campania, <b>Roberto Fico,</b> il Sindaco di Napoli, <b>Gaetano Manfredi,</b>  l’Assessore al Lavoro alle Politiche giovanili e sociali del Comune di Napoli, <b>Chiara Marciani,</b> il Procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, <b>Antonio Ricci, </b>la Presidente del Tribunale dei Minori di Napoli, <b>Paola Brunese,</b> il Procuratore del Tribunale dei Minori di Napoli, <b>Patrizia Imperato</b>, il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Tirreno Centrale,<b>Eliseo Cuccaro</b></div>
</div>
</div>
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		<title>Capri, nella Certosa di San Giacomo l’odissea dei prigionieri</title>
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		<pubDate>Thu, 07 May 2026 09:53:49 +0000</pubDate>
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Di tutto l&#8217;orrore del nazismo, e della follia del suo F&#252;hrer, questa &#232; forse una delle storie di vita, ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-07-alle-11.52.06.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-159914" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-07-alle-11.52.06-300x199.png" alt="Capri" width="300" height="199" /></a></p>
<p>Di tutto l&rsquo;orrore del nazismo, e della follia del suo F&uuml;hrer, questa &egrave; forse una delle storie di vita, e di prigionia, ancora poco conosciute. L&rsquo;isola di Capri, che nel 1945 fu testimone della liberazione di 139 prigionieri delle SS (Schutzstaffel) provenienti dal campo di concentramento di Dachau, ne racconta la storia, e l&rsquo;odissea, in una mostra documentale, esposta dall&rsquo;11 maggio alla Certosa di San Giacomo, che illustra, in tre lingue, tutta la vicenda storica. La collettiva, patrocinata dal Comune di Capri &egrave; stata finanziata dal Comune di Capri insieme alla regione Trentino Alto Adige, in collaborazione con lo storico Hotel Lago Di Braies e con la sezione eventi della Casa d&rsquo;aste Bozner Kunstauktionen.</p>
<p>Alla conferenza stampa di inaugurazione, in programma luned&igrave; 11 maggio alle ore 17,<span class="Apple-converted-space">&nbsp; </span>parteciperanno: il Sindaco del Comune di Capri <strong>Paolo Falco</strong>, il Sindaco del Comune di Villabassa <strong>Gunther Wisthaer</strong>, l&rsquo;assessore alla cultura del Trentino Alto Adige <strong>Angelo Gennaccaro</strong>, l&rsquo;assessore alla cultura della Regione Campania <strong>Ninni Cutaia</strong>, l&rsquo;assessore alla Cultura del Comune di Capri <strong>Melania Esposito</strong>, il direttore dell&rsquo;Istituto Musei e Parchi di Capri<strong> Luca Di Franco,<span class="Apple-converted-space">&nbsp; </span></strong>ed il curatore della mostra<strong> Walter Boaretto.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></strong> <span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<p><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-07-alle-11.51.31.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-159916" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-07-alle-11.51.31-300x192.png" alt="capri" width="300" height="192" /></a></p>
<p>Tutto ha inizio nel 1945, a Villabassa vicino al lago di Braies in Alto Adige, in quell&rsquo;albergo diventato noto per la fiction, con Terence Hill, Un passo dal cielo: un hotel la cui facciata in pietra si specchia nelle acque cristalline del lago, in uno spazio, senza tempo, sospeso tra cielo e storia. <span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<p>Durante la Seconda guerra mondiale, quando l&rsquo;esercito nazista batteva in lungo e in largo questo luogo strategico delle Alpi, al confine con l&rsquo;Austria e ad un passo dalla Germania, accadde un fatto straordinario e, ancora oggi, poco noto.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span>In quell&rsquo;albergo, tra l&rsquo;aprile ed il maggio del &rsquo;45 vennero condotti 139 prigionieri delle SS, provenienti dal campo di concentramento di Dachau, appartenenti a diciassette nazioni europee diverse: ostaggi che, secondo i piani del generale SS Ernst Kaltenbrunner, sarebbero dovuti essere utilizzati come merce di scambio in caso di trattative con gli alleati anglo-americani.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<p>Ancor prima erano stati condotti nei campi di concentramento di Buchenwald e Flossenb&uuml;rg e, successivamente, portati a Dachau. Con un convoglio speciale, giunsero a Innsbruck ed infine a Villabassa, in provincia di Bolzano, sorvegliati da una squadra delle SS. A Villabassa furono liberati da un gruppo di soldati della Wehrmacht, capitanti dall&rsquo;ufficiale Wichard von Alvensleben il 30 aprile 1945.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<p>Successivamente i prigionieri furono portati nell&rsquo;Hotel Lago di Braies, sulla riva dell&rsquo;omonimo lago, per garantire loro una maggiore sicurezza dopo la liberazione. Truppe americane giunsero a Braies il 4 maggio del 1945 e presero in consegna gli ostaggi liberati.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<p>Ma l&rsquo;odissea non era finita, perch&eacute; i prigionieri furono condotti, tra l&rsquo;8 ed il 10 maggio del 1945, tra Napoli, dove per alcuni di loro l&rsquo;incubo ebbe fine, e Capri, dove gli altri vennero sottoposti a nuovi interrogatori. Coloro che provenivano da paesi in guerra con gli alleati vennero alloggiati nell&rsquo;albergo Eden Paradiso di Anacapri.</p>
<p>Ed &egrave; proprio l&rsquo;isola di Capri a rendere omaggio, dopo pi&ugrave; di 80 anni, alla memoria di quegli uomini, per la maggior parte politici mitteleuropei di altissimo rango: statisti, ufficiali, diplomatici e aristocratici divisi fra prigionieri d&rsquo;onore e parenti degli oppositori al nazismo. Dopo alcune settimane, anche questi ultimi poterono fare ritorno nelle loro case.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<p>Tra essi ci furono i familiari del colonello di Stato maggiore, il conte von Stauffenberg, che il 20 luglio del &rsquo;44 architett&ograve; l&rsquo;attentato, non riuscito, al F&uuml;hrer. Gli altri prigionieri erano: il cancelliere austriaco Kurt von Schuschnigg, assieme alla moglie Vera ed alla figlioletta Elisabeth, il vice cancelliere austriaco e sindaco di Vienna, Richard Schmitz, il generale greco Alexandros Papagos con l&rsquo;intero stato maggiore militare greco, il vescovo di Clermont Ferrand, Gabriel Piguet, il generale tedesco Franz Halder, il presidente della banca centrale tedesca ed ex ministero dell&rsquo;economia, Hjalmar Schacht.</p>
<p>E ancora, dalla Francia, il primo ministro Leon Blum, unico ebreo assieme alla moglie Jeanne, e cinque italiani, tra cui forse il pi&ugrave; illustre &egrave; Mario Badoglio: figlio del maresciallo Pietro, capo del governo italiano dopo la caduta di Mussolini avvenuta il 25 luglio del &lsquo;43.</p>
<p>E ancora, Tullio Tamburini ed Eugenio Apollonio, rispettivamente capo e vicecapo della polizia nella repubblica di Sal&ograve;. E ancora, il generale Sante Garibaldi nipote di Giuseppe Garibaldi ed il principe Filippo d&rsquo;Assia, marito di Mafalda di Savoia.</p>
<p>La collettiva vuole evidenziare tutti gli aspetti storici e umani della vicenda, cercando di dare risposte ad alcune domande: Chi erano i prigionieri che fecero parte del trasporto? Da quali campi di concentramento provenivano? Quale era l&rsquo;obiettivo delle SS? Come avvenne la liberazione degli ostaggi?</p>
<p>Interrogativi e chiarimenti che scorrono, in ordine cronologico, nei 24 pannelli distribuiti nel Chiostro Piccolo, gioiello del Quattrocento della Certosa di San Giacomo. Dove, testi e immagini dell&rsquo;epoca trasportano il visitatore indietro nel tempo.</p>
<p>L&rsquo;isola di Capri, che Goethe descrisse come un affascinante monumento di roccia in mezzo all&rsquo;azzurro, divenne l&rsquo;ultimo avamposto di una prigionia politica senza precedenti, prima di assaporare la libert&agrave; in quel paradiso terrestre cos&igrave; distante dal Lago di Braies, in Alto Adige, eppure ad esso cos&igrave; affine per bellezza e pace. Una natura, amena ed incontaminata, custode silente di un pezzo di storia, oscura, del nostro Paese: con cui, ancora oggi, siamo costretti a convivere, per non dimenticare.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<p>La collettiva sar&agrave; visitabile fino al 3 giugno, quando chiuder&agrave; la rassegna il concerto in ricordo di quello che fu organizzato il 3 giugno del 1945 come omaggio alla libert&agrave; dei prigionieri. Tra i musicisti ci furono anche i nonni del Sindaco di Capri, il violinista Paolo Falco e sua moglie Elisabeth Rudorff.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Maggio al Parco Archeologico di Ercolano</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 06:45:40 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Sicurezza Alimentare]]></category>

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		<description><![CDATA[Un maggio ricco di appuntamenti al Parco Archeologico di Ercolano: l’ultimo atto de “I luoghi del cibo”, le aperture in ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div><b></b>Un maggio ricco di appuntamenti al Parco Archeologico di Ercolano: l’ultimo atto de “I luoghi del cibo”, le aperture in occasione della Festa del Lavoro e della Domenica al Museo, e i nuovi percorsi tematici dedicati al mito di Ercole per famiglie e bambini. Un programma pensato per pubblici diversi, che conferma il ruolo del Parco come polo culturale vivo e accessibile nel cuore dell’area vesuviana.</div>
<div><b>1 maggio – Ultimo appuntamento con “I luoghi del cibo a Ercolano”</b></div>
<div><i>Visita tematica | Ultimo appuntamento della stagione</i></div>
<div>Il 1° maggio si chiude con l’ultimo appuntamento il ciclo di visite tematiche “I luoghi del cibo a Ercolano”, un percorso dedicato alla civiltà del cibo e ai piaceri della tavola nel mondo romano. Dal thermopolium alle domus, dal forno all’Antica Spiaggia fino al Padiglione della Barca, la visita racconta abitudini alimentari, commercio, produzione del pane, pesca e i dati emersi dalle più recenti ricerche antropologiche sul sito.</div>
<div></div>
<div><b>Informazioni pratiche</b></div>
<div><b>Data: </b>1° maggio 2026</div>
<div><b>Turni: </b>10:00–11:00 (visita in italiano) – 11:30–12:30 (visita in inglese)</div>
<div><b>Gruppi: </b>max 25 persone per turno</div>
<div><b>Costo: </b>attività gratuita con biglietto ordinario di ingresso al sito</div>
<div><b>Prenotazioni: </b><a href="http://www.coopculture.it/it/prodotti/i-luoghi-del-cibo-a-ercolano/" target="_blank" rel="noopener">www.coopculture.it/it/prodotti/i-luoghi-del-cibo-a-ercolano/</a></div>
<div></div>
<div><b>Visita la mostra collegata a Villa Campolieto</b></div>
<div>
<div><i>Si consiglia l’acquisto del biglietto integrato Parco + mostra per integrare la visita con la mostra “Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola a Ercolano”, allestita a Villa Campolieto (Corso Resina 283), a pochi metri dal Parco.</i></div>
</div>
<div></div>
<div><b>1 maggio – Festa del Lavoro: il Parco è regolarmente aperto</b></div>
<div>In occasione della Festa del Lavoro il Parco Archeologico di Ercolano osserverà il consueto orario di apertura. L’ingresso è a pagamento secondo le tariffe ordinarie.</div>
<div><b>Orario: </b>8:30 – 19:30 (ultimo ingresso ore 18:00)</div>
<div><b>Ingresso: </b>a pagamento con tariffe ordinarie (riduzioni e gratuità secondo normativa)</div>
<div><b>Informazioni:</b></div>
<div></div>
<div><b>3 maggio – #domenicalmuseo: ingresso gratuito al Parco e a Villa Sora</b></div>
<div>Domenica 3 maggio torna l’appuntamento con l’iniziativa ministeriale <b>#domenicalmuseo</b>: tutti i siti statali sono accessibili gratuitamente per l’intera giornata. Il Parco Archeologico di Ercolano aderirà all’iniziativa con ingresso libero per tutti i visitatori.</div>
<div><b>Data: </b>domenica 3 maggio 2026</div>
<div><b>Orario: </b>8:30 – 19:30 (ultimo ingresso ore 18:00)</div>
<div><b>Ingresso: </b>gratuito per tutti</div>
<div><b>Informazioni: </b><a id="OWA19fa50cc-414f-a650-c4b0-81a25d7de5a8" class="x_x_x_x_x_x_x_x_x_x_x_x_OWAAutoLink" href="https://ercolano.cultura.gov.it/" target="_blank" rel="noopener" data-auth="NotApplicable"><u>ercolano.cultura.gov.it</u></a></div>
<div>Per #domenicalmuseo aperta gratuitamente anche Villa Sora, a Torre del Greco, un’occasione per scoprire e valorizzare un luogo di rilevante interesse storico e culturale del territorio, inserito nel circuito delle iniziative di promozione del patrimonio. Il <b>Gruppo Archeologico Vesuviano</b>, dalle <b>ore 10.30 alle ore 12.45</b>, accoglierà appassionati e curiosi con una <b>visita guidata gratuita</b>, accompagnandoli alla scoperta degli ambienti ancora conservati della villa.<br />
Prenotazioni: <b>379 2196736</b> – <a id="OWA6c1a3a9f-e602-acfb-239e-3fafab0178de" class="x_x_x_x_x_x_x_x_x_x_x_x_OWAAutoLink mailto-link" href="mailto:archeotorre@gmail.com" target="_blank"><u>archeotorre@gmail.com</u></a></div>
<div></div>
<div><b>8 e 15 maggio – “Ercole in città” – Visita tematica per famiglie</b></div>
<div><i>Itinerario mitologico per bambini e famiglie</i></div>
<div>Con l’arrivo di maggio debutta “Ercole in città”, un itinerario tematico dedicato al mito dell’eroe attraverso affreschi, edifici pubblici e racconti delle sue celebri fatiche. Il percorso è pensato in particolare per bambini e famiglie, con un approccio narrativo e coinvolgente che rende l’archeologia accessibile e appassionante anche per i più piccoli.</div>
<div></div>
<div><strong>Foto: Sovrintendenza</strong></div>
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