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	<title>SCRIVONAPOLI &#187; Da non perdere</title>
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	<description>Giornale Online &#124; Le notizie di Napoli e Campania</description>
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	<language>it-IT</language>
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		<title>Maggio al Parco Archeologico di Ercolano</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 06:45:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Da non perdere]]></category>

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		<description><![CDATA[Un maggio ricco di appuntamenti al Parco Archeologico di Ercolano: l’ultimo atto de “I luoghi del cibo”, le aperture in ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div><b></b>Un maggio ricco di appuntamenti al Parco Archeologico di Ercolano: l’ultimo atto de “I luoghi del cibo”, le aperture in occasione della Festa del Lavoro e della Domenica al Museo, e i nuovi percorsi tematici dedicati al mito di Ercole per famiglie e bambini. Un programma pensato per pubblici diversi, che conferma il ruolo del Parco come polo culturale vivo e accessibile nel cuore dell’area vesuviana.</div>
<div><b>1 maggio – Ultimo appuntamento con “I luoghi del cibo a Ercolano”</b></div>
<div><i>Visita tematica | Ultimo appuntamento della stagione</i></div>
<div>Il 1° maggio si chiude con l’ultimo appuntamento il ciclo di visite tematiche “I luoghi del cibo a Ercolano”, un percorso dedicato alla civiltà del cibo e ai piaceri della tavola nel mondo romano. Dal thermopolium alle domus, dal forno all’Antica Spiaggia fino al Padiglione della Barca, la visita racconta abitudini alimentari, commercio, produzione del pane, pesca e i dati emersi dalle più recenti ricerche antropologiche sul sito.</div>
<div></div>
<div><b>Informazioni pratiche</b></div>
<div><b>Data: </b>1° maggio 2026</div>
<div><b>Turni: </b>10:00–11:00 (visita in italiano) – 11:30–12:30 (visita in inglese)</div>
<div><b>Gruppi: </b>max 25 persone per turno</div>
<div><b>Costo: </b>attività gratuita con biglietto ordinario di ingresso al sito</div>
<div><b>Prenotazioni: </b><a href="http://www.coopculture.it/it/prodotti/i-luoghi-del-cibo-a-ercolano/" target="_blank" rel="noopener">www.coopculture.it/it/prodotti/i-luoghi-del-cibo-a-ercolano/</a></div>
<div></div>
<div><b>Visita la mostra collegata a Villa Campolieto</b></div>
<div>
<div><i>Si consiglia l’acquisto del biglietto integrato Parco + mostra per integrare la visita con la mostra “Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola a Ercolano”, allestita a Villa Campolieto (Corso Resina 283), a pochi metri dal Parco.</i></div>
</div>
<div></div>
<div><b>1 maggio – Festa del Lavoro: il Parco è regolarmente aperto</b></div>
<div>In occasione della Festa del Lavoro il Parco Archeologico di Ercolano osserverà il consueto orario di apertura. L’ingresso è a pagamento secondo le tariffe ordinarie.</div>
<div><b>Orario: </b>8:30 – 19:30 (ultimo ingresso ore 18:00)</div>
<div><b>Ingresso: </b>a pagamento con tariffe ordinarie (riduzioni e gratuità secondo normativa)</div>
<div><b>Informazioni:</b></div>
<div></div>
<div><b>3 maggio – #domenicalmuseo: ingresso gratuito al Parco e a Villa Sora</b></div>
<div>Domenica 3 maggio torna l’appuntamento con l’iniziativa ministeriale <b>#domenicalmuseo</b>: tutti i siti statali sono accessibili gratuitamente per l’intera giornata. Il Parco Archeologico di Ercolano aderirà all’iniziativa con ingresso libero per tutti i visitatori.</div>
<div><b>Data: </b>domenica 3 maggio 2026</div>
<div><b>Orario: </b>8:30 – 19:30 (ultimo ingresso ore 18:00)</div>
<div><b>Ingresso: </b>gratuito per tutti</div>
<div><b>Informazioni: </b><a id="OWA19fa50cc-414f-a650-c4b0-81a25d7de5a8" class="x_x_x_x_x_x_x_x_x_x_x_x_OWAAutoLink" href="https://ercolano.cultura.gov.it/" target="_blank" rel="noopener" data-auth="NotApplicable"><u>ercolano.cultura.gov.it</u></a></div>
<div>Per #domenicalmuseo aperta gratuitamente anche Villa Sora, a Torre del Greco, un’occasione per scoprire e valorizzare un luogo di rilevante interesse storico e culturale del territorio, inserito nel circuito delle iniziative di promozione del patrimonio. Il <b>Gruppo Archeologico Vesuviano</b>, dalle <b>ore 10.30 alle ore 12.45</b>, accoglierà appassionati e curiosi con una <b>visita guidata gratuita</b>, accompagnandoli alla scoperta degli ambienti ancora conservati della villa.<br />
Prenotazioni: <b>379 2196736</b> – <a id="OWA6c1a3a9f-e602-acfb-239e-3fafab0178de" class="x_x_x_x_x_x_x_x_x_x_x_x_OWAAutoLink mailto-link" href="mailto:archeotorre@gmail.com" target="_blank"><u>archeotorre@gmail.com</u></a></div>
<div></div>
<div><b>8 e 15 maggio – “Ercole in città” – Visita tematica per famiglie</b></div>
<div><i>Itinerario mitologico per bambini e famiglie</i></div>
<div>Con l’arrivo di maggio debutta “Ercole in città”, un itinerario tematico dedicato al mito dell’eroe attraverso affreschi, edifici pubblici e racconti delle sue celebri fatiche. Il percorso è pensato in particolare per bambini e famiglie, con un approccio narrativo e coinvolgente che rende l’archeologia accessibile e appassionante anche per i più piccoli.</div>
<div></div>
<div><strong>Foto: Sovrintendenza</strong></div>
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		<title>San Pietro a Majella, Giornata Internazionale del Jazz</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 10:49:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Da non perdere]]></category>

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		<description><![CDATA[<br />
Giovedì 30 aprile 2026 il Conservatorio di San Pietro a Majella celebrerà la Giornata Internazionale del Jazz con una ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div></div>
<div>Giovedì 30 aprile 2026 il Conservatorio di San Pietro a Majella celebrerà la Giornata Internazionale del Jazz con una maratona musicale incentrata sull’omaggio a Miles Davis e John Coltrane nel centenario della nascita.</div>
<div>Ospitata nella Sala Scarlatti, la kermesse prenderà il via alle ore 13.00 con gli allievi del Dipartimento di Jazz che ricorderanno i due musicisti con l’esecuzione di celebri standard come “All Blues” e “Freddie Freeloader”, brani simbolo della rivoluzione modale impressa da Davis con l’album Kind of Blue, e “Resolution” e “Lazy Bird”, pagine che restituiscono la forza innovativa della scrittura di Coltrane.</div>
<div>Con l’esibizione di ensemble e formazioni diverse, il programma della giornata attraverserà anche i repertori di Chick Corea, Horace Silver, Benny Golson, Duke Ellington, Sonny Rollins e Cedar Walton, offrendo al pubblico una panoramica sulla storia e sull’evoluzione del jazz.</div>
<div>Alle ore 18, sarà la volta dell’Orchestra del Conservatorio, diretta dal maestro Giuseppe Galiano, che eseguirà “Rhapsody in Blue” di George Gershwin, con Lino Costagliola al pianoforte.</div>
<div>La manifestazione vivrà il suo clou alle ore 18.30 con il concerto dei docenti del Dipartimento di Jazz, intitolato “La musica di Miles Davis e John Coltrane”.</div>
<div>Sul palco della Sala Scarlatti saliranno Maria Pia De Vito alla voce, Giulio Martino al sax, Matteo Franza e Marco Sannini alla tromba, Nicola Ferro al trombone, Michele Di Martino e Dino Massa al piano, Marco De Tilla al contrabbasso, Antonio Romano e Salvatore Tranchini alla batteria, da anni protagonisti della scena jazzistica italiana e internazionale.</div>
<div>A loro il compito di riproporre brani che sono entrati a pieno titolo nella storia della musica del Novecento, come “My Favorite Things” di John Coltrane e “Tutu” di Miles Davis.</div>
<div>I concerti di giovedì 30 aprile sono ad ingresso gratuito fino ad esaurimento posti.</div>
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		<title>La Mortella, agli Incontri Musicali Herman Med Cerisha</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Apr 2026 17:16:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Da non perdere]]></category>
		<category><![CDATA[Ischia]]></category>

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		<description><![CDATA[Sarà il pianista Herman Med Cerisha il protagonista dei concerti di sabato 11 e domenica 12 aprile ai Giardini La ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sarà il pianista <strong>Herman Med Cerisha</strong> il protagonista dei concerti di <strong>sabato 11 e domenica 12 aprile</strong> ai <strong>Giardini La Mortella</strong> di Ischia. Herman classe 2006 è nato a Bari e a soli 8 anni è stato ammesso al National College of Music George Enescu di Bucarest, Romania. Un vero prodigio. Nel 2020, grazie ad una borsa di studio, si è trasferito a Londra per studiare alla Purcell School, dove nel 2021 ha ottenuto il riconoscimento come miglior studente dell&#8217;anno. Dal 2024, grazie ad una nuova borsa di studio, frequenta la Royal Academy of Music di Londra, dove continua il suo perfezionamento.</p>
<p>Herman ha ottenuto oltre 40 premi in concorsi internazionali, ha partecipato a masterclass con pianisti di fama internazionale, esibendosi in sale da concerto di prestigio. Nel 2025 è stato anche selezionato come Talent Unlimited Artist, organizzazione che sostiene il suo percorso artistico.</p>
<p>Il programma che Herman Med Cerisha offrirà al pubblico della Mortella presenta alcuni dei maggiori capolavori del repertorio pianistico, tra cui la celeberrima <strong>sonata op. 53 di Ludwig van Beethoven</strong>, denominata <strong>Waldstein</strong>, dal nome del conte suo amico e protettore al quale è stata dedicata. In questa monumentale sonata, vero e proprio compendio delle conquiste formali del compositore, Beethoven dilata a dismisura le potenzialità dello strumento e della tecnica pianistica.</p>
<p><strong>I concerti si terranno alle ore 17.00 presso la Recital Hall dei Giardini la Mortella.</strong></p>
<p><strong>Info e prenotazioni: lamortella.org</strong></p>
<p>A partire dal mese di aprile torneranno anche gli incontri culturali di “<strong>Kepos &#8211; Paesaggi e Archeologia</strong>” la serie di conferenze di divulgazione storica e scientifica promosse dalla Fondazione Walton con il coordinamento scientifico di Mariangela Catuogno per valorizzare il patrimonio archeologico e naturalistico dell’isola d’Ischia. Primo incontro in calendario, giovedì <strong>16 aprile</strong>, con un appuntamento dedicato al rapporto tra committenza ed esecutori nella realizzazione del <strong>Giardino all’Inglese della Reggia di Caserta</strong>. Il tema del dialogo tra artista e committenza tornerà anche nell’incontro conclusivo, previsto nel mese di ottobre, dedicato a <strong>Raffaello e alla sua attività a Villa Farnesina a Roma</strong>.</p>
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		<title>Palazzo Reale, riapre il giardino Romantico</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 15:56:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Da non perdere]]></category>

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		<description><![CDATA[In occasione della Pasqua riapre definitivamente il Giardino Romantico del Palazzo Reale di Napoli, dopo il complesso restauro. Una sorpresa per i ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">In occasione della Pasqua riapre definitivamente il Giardino Romantico del Palazzo Reale di Napoli, dopo il complesso restauro. Una sorpresa per i visitatori che trascorreranno al museo la prima domenica del mese in cui l’accesso è gratuito, come in tutti i siti della cultura italiani. Il giorno di Pasquetta, come era consuetudine prima del restauro, il Giardino sarà interdetto al pubblico, ma da martedì 7 aprile sarà definitivamente aperto tutti i giorni della settimana fino ad un’ora prima del tramonto.</p>
<p style="font-weight: 400;"><em>«La riapertura del Giardino Romantico &#8211; </em>commenta il Direttore generale Musei <strong>Massimo Osanna</strong><em> &#8211; restituisce ai pubblici una parte importante del Palazzo Reale, ampliando e arricchendo l’esperienza di visita. L’intervento ha consentito di recuperare la leggibilità del disegno storico e dei valori della composizione ottocentesca, restituendo al giardino la sua identità di spazio in cui architettura, paesaggio e sapere botanico si intrecciano. </em></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>Si tratta di un intervento significativo, sostenuto dal Ministero della Cultura nell’ambito del Piano Strategico Grandi Progetti Beni Culturali, che ha permesso di recuperare un contesto di grande qualità, rendendolo nuovamente accessibile e fruibile nel rispetto della sua complessità storica e paesaggistica»</em></p>
<p style="font-weight: 400;"> I lavori, iniziati nel settembre del 2024, hanno interessato la risistemazione delle componenti, impiantistica, architettonica e vegetale per restituire la sua complessa e stratificata immagine storica. Durante questi venti mesi di interdizione al pubblico, si conclusi i lavori strutturali e si sono aggiunti i tempi della natura. Infatti, per la realizzazione dei tappeti erbosi e per la messa a dimora delle piante iniziati alla fine del settembre scorso, è stato necessario sospendere le attività nei mesi più caldi della stagione estiva ed attendere  in primavera l’attecchimento delle piante.</p>
<p style="font-weight: 400;">La direttrice delegata <strong>Tiziana D’Angelo</strong> ha voluto riaprire lo spazio verde offrendo una piacevole sorpresa in occasione delle festività pasquali e della prevista affluenza di turisti e visitatori.</p>
<p style="font-weight: 400;"> <em>“Domenica è prevista anche l’apertura gratuita dei musei su iniziativa del Ministero della Cultura – </em>ricorda la direttrice<em> delegata – Un’ occasione eccellente per restituire ai visitatori del Palazzo Reale  e all’intera comunità il Giardino Romantico restaurato, offrendo loro l’opportunità di riscoprirne  il fascino secolare. Il giardino sarà aperto tutti i giorni della settimana, un polmone al centro della città, sempre accessibile gratuitamente”.</em></p>
<p style="font-weight: 400;"><em> </em>Lo studio e la progettazione, durati quasi due anni, sono stati affidati all’architetto paesaggista <strong>Marco Ferrari</strong>, che, successivamente alla risistemazione delle componenti architettoniche e impiantistiche, si è concentrato sul patrimonio vegetale con la finalità di arricchirlo e recuperare la valenza del collezionismo botanico. La ricomposizione della collezione botanica è avvenuta tramite la messa a dimora di nuovi alberi, arbusti e piante erbacee, attraverso una selezione dagli elenchi redatti da Friedrich Dehnhardt, «giardiniere botanico» di Ferdinando II di Borbone, che progettò il giardino negli anni Quaranta dell’Ottocento, pur nell&#8217;adattamento ai mutati scenari ambientali. Il Giardino Romantico ha un’estensione di 14.400 mq di cui 2.750 mq di superfici sono state pavimentate con cocciopesto di tufo e 3.150 mq sono piantate a prato. Sono state messe a dimora oltre 4.000 piante di cui 20 esemplari arborei e palmizi, 1.300 arbusti e 3.000 erbacee. Mentre i lavori del giardino sono ormai terminati  sono in fase di conclusione  anche quelli del restauro della cancellata monumentale, che circonda il giardino lungo via San Carlo.  Sui teli di cantiere è riportata  la scritta <strong>&#8220;AverCura&#8221;</strong>, nessun logo, nessuna immagine, ma solo un&#8217;esortazione al rispetto e alla cura dei nostri beni culturali.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>La  Storia</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Il Giardino Romantico ha una data di nascita, il 1842, quando l’architetto Gaetano Genovese e il botanico tedesco Frederic Dehnhardt lo ridisegnò ripartendo dal giardino del palazzo dei viceré, a seguito dell’abbattimento di alcuni edifici adibiti a maneggio. Ha appena compiuto 100 anni, invece, l’accesso da via san Carlo, ora chiuso, con lo scalone di accesso e un viale neobarocco che conduce direttamente alla Biblioteca Nazionale, realizzati nel 1924 dall’ingegnere Camillo Guerra. La veste odierna del giardino trae origine dagli interventi di ammodernamento del palazzo diretti dall’architetto Gaetano Genovese per Ferdinando II di Borbone, a seguito dell’incendio che nel febbraio del 1837 aveva profondamente segnato il complesso. Ad Antonio Niccolini, architetto di Casa Reale, si deve l’ambiziosa concezione generale del contesto urbano e del nuovo assetto del palazzo e dei giardini, secondo l’ormai consolidato gusto paesaggistico introdotto nel Regno di Napoli da John Andrew Graefer a Caserta.</p>
<p style="font-weight: 400;">Per la scelta della componente floristico-vegetazionale, volta a modellare l’elevato del giardino e a orientare viste sul paesaggio litoraneo, il Vesuvio e Castel Nuovo, è chiamato il botanico tedesco Friedrich Dehnhardt, già Capo giardiniere presso l’Orto Botanico di Napoli e Direttore dei giardini di Capodimonte, della Floridiana e dell’<em>Hortus Camaldulensis</em>. La sua decennale esperienza si traduce, per il nuovo giardino di Palazzo Reale, in uno straordinario assortimento botanico: su una superficie complessiva di poco meno di due ettari, tra il 1842 e il 1843 si collocano a dimora circa settemila piante, afferenti a quasi quattrocento specie arboree, arbustive ed erbacee, autoctone ed esotiche, introdotte in Europa da Asia, Australia, Africa e Americhe. Negli anni Ottanta dell’Ottocento si assiste alla demolizione dei bastioni di Castel Nuovo, in occasione del Risanamento urbanistico di Napoli, operazione che comporta l’ampliamento dello spazio prospicente il giardino e l’apertura prospettica verso la piazza del Municipio. Lo spostamento nell’Appartamento delle Feste della Real Biblioteca dal Palazzo dei Regi Studi nel 1924 e la conseguente necessità di un accesso dedicato implicano l’inserimento di un nuovo elemento nel giardino: un rigido viale rettilineo, perpendicolare al palazzo, taglia in trincea la composizione naturaliforme di Genovese e Dehnhardt. Il giardino è disegnato con aiuole sinuose nelle quali trovano dimora piante locali ed esotiche. Attualmente, al centro spicca un magnifico esemplare di Ficus magnolioide con splendidi rami di radici colonnari, mentre nelle aiuole sono visibili esemplari di pino delle Canarie, magnolia, jacaranda originaria del Sudamerica, piante di Strelitzia e Cycas importate nel corso del Settecento dall’Africa e dall’Asia.</p>
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		<title>Ori e splendori del trono che torna a Palazzo Reale</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Feb 2026 18:44:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Da non perdere]]></category>

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		<description><![CDATA[Torna nella “sua” sala il trono di Palazzo Reale, restaurato e con un nuovo certificato di nascita.  Splendido e luccicante, ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Torna nella “sua” sala il trono di Palazzo Reale, restaurato e con un nuovo certificato di nascita.  Splendido e luccicante, con la doratura che lo riporta alle origini, il trono torna a Napoli dopo oltre 16 mesi di assenza. Per l’occasione sono stati anche condotti importanti lavori sui tessili della sala.</p>
<p style="font-weight: 400;">Alla presentazione sono intervenuti<strong> </strong>tutti i protagonisti della realizzazione di un lavoro che ha coinvolto finanziatori, restauratori e storici dell’arte.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ha aperto l’incontro la Direttrice delegata <strong>Tiziana D’Angelo</strong>, che ha introdotto Il Vicedirettore delle Gallerie d’Italia  di Napoli <strong>Antonio Denunzio </strong>in rappresentanza di Intesa Sanpaolo. Il restauro del trono rientra infatti  nella XX edizione del progetto “Restituzioni”, promosso dalla Banca in collaborazione con il Ministero della Cultura.</p>
<p style="font-weight: 400;">La direttrice<strong> </strong>dei  Laboratori del Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale<strong> Michela </strong><strong>Michela Cardinali</strong>, ha illustrato le fasi del restauro del trono e la referente scientifica del progetto per Palazzo Reale e <strong>Paola Ricciardi </strong>ne ha tracciato il percorso.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Antonella Delli Paoli, </strong>funzionaria storica dell’arte Palazzo Reale con <strong>Ilaria La Volla</strong>, funzionaria restauratrice della reggia napoletana, hanno curato la visita guidata, raccontando delle scoperte documentarie che hanno rivelato la sua fattura sabauda e non borbonica e illustrando la risistemazione dei tessili nella sala del Trono realizzata dalla restauratrice <strong>Graziella Palei</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il 12 settembre 2024 il trono è partito alla volta del <em>Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale </em>di Torino<em> </em>per il restauro reso possibile grazie al progetto “Restituzioni” di Intesa Sanpaolo ed è stato sostituito, in questo periodo di assenza, da una seduta borbonica settecentesca.</p>
<p style="font-weight: 400;">I lavori, durati 7 mesi, sono stati condotti, dopo un’ispezione realizzata con tecnologie avanzate grazie a scienziati del CNR, dai restauratori del CCR La Venaria Reale che hanno applicato il protocollo di analisi e di intervento già adottato su manufatti analoghi, come il trono del Palazzo del Quirinale<em>.</em></p>
<p style="font-weight: 400;">Nel corso di questi mesi, sono stati avviati studi e ricerche dai funzionari storici dell’arte di Palazzo Reale che hanno rivelato una datazione diversa da quella nota fino ad ora: il trono, catalogato come di fattura borbonica e risalente al 1845-50, è stato, in realtà, è stato commissionato dai Savoia e liquidato nel 1874. Una notizia che fa slittare la sua realizzazione di 30 anni e che riscrive non solo la storia del trono e la sua origine, ma anche la cronologia del Palazzo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Subito dopo il restauro, nel mese di maggio dello scorso anno, il trono è stato esposto alla Reggia di Venaria di Torino per un’esclusiva <em>preview</em> della XX edizione di una delle più importanti iniziative del <em>Progetto Cultura di Intesa </em>Sanpaolo, la mostra “Restituzioni” che si è svolta a Roma al Palazzo delle Esposizioni, dal 28 ottobre 2025 al 18 gennaio 2026.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ma perché la Sala del Trono fosse degna di ricevere il suo protagonista principale sono stati effettuati restauri al tappeto sui quali poggia la seduta regale, alle fasce laterali che ricoprono la pedana e alle mantovane delle tende della sala oltre ad un accurato “spolvero” del baldacchino, curati dalla restauratrice Graziella<strong> Palei</strong>, della ditta “Conservazione e Restauro Opere d’Arte” con il coordinamento delle restauratrici di Palazzo Reale.</p>
<p style="font-weight: 400;">I lavori ai tessili sono stati effettuati negli ultimi tre mesi direttamente nella sala del Trono, in modo che potessero essere osservate dal vivo le fasi del restauro, complesso e delicato.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ora finalmente il simbolo della reggia è rientrato al suo posto ed i visitatori possono tornare a immergersi nell’atmosfera regale che si respira a Palazzo.</p>
<p style="font-weight: 400;"> <strong>DICHIARAZIONI</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><u> </u></strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Massimo Osanna<em> Direttore generale Musei </em></strong></p>
<p><em>Il rientro del Trono al Palazzo Reale di Napoli segna il compimento di un articolato percorso di studio, restauro, ricerca e valorizzazione che ha profondamente rinnovato la conoscenza di questo significativo.</em></p>
<p><em>Le attività di studio condotte dai professionisti del museo hanno consentito di chiarire con precisione origine e datazione, mentre l’intervento conservativo, realizzato nell’ambito del progetto Restituzioni di Intesa Sanpaolo in collaborazione con il Centro di Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”, e le successive esposizioni temporanee presso la Reggia di Venaria e il Palazzo delle Esposizioni di Roma, hanno contribuito in modo determinante alla valorizzazione dell’opera e all’ampliamento delle sue modalità di fruizione.</em></p>
<p><em>Questa esperienza conferma come i musei siano oggi luoghi attivi di produzione di conoscenza, in cui studio, conservazione e valorizzazione procedono insieme, e mette in evidenza il valore di collaborazioni virtuose, sia all’interno del Sistema Museale Nazionale sia nel dialogo tra pubblico e privato.</em></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Tiziana D’Angelo, Direttrice delegata del Palazzo Reale di Napoli</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>Il trono, simbolo del Palazzo Reale di Napoli, fa ritorno nell’Appartamento di Etichetta, nella sala cui appartiene e che oggi ritrova la propria identità. Un restauro reso possibile dal progetto Restituzioni di Intesa Sanpaolo, ma che si colloca all’interno di un più ampio e complesso intervento sulla Sala del Trono coordinato e diretto dai nostri restauratori, che ha visto anche lavori di risistemazione e ripristino dei tessili, del tappeto e del baldacchino. </em><em>Dunque un importante lavoro di squadra completato dagli studi dei nostri storici dell’arte e archivisti, che hanno ricondotto la commissione e realizzazione del trono all’età sabauda, facendo nuova luce su una delle opere più rappresentative della Reggia.</em></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici Intesa Sanpaolo e Direttore Generale Gallerie d’Italia</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>“Il modo con cui ci siamo presi cura del prezioso manufatto di Palazzo Reale dimostra chiaramente lo spirito </em><em>di Restituzioni, il programma che da oltre trentasei anni ci vede al fianco delle istituzioni pubbliche nella </em><em>difesa e valorizzazione del patrimonio culturale italiano. </em></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>Il restauro del trono affidato ai migliori </em><em>professionisti, le nuove conoscenze emerse dagli studi, il percorso di condivisione  dell’opera, prima a Venaria </em><em>Reale e poi a Roma, per “restituirla” oggi, in una veste di rinnovata bellezza, alla propria comunità: tutto </em><em>questo racconta l’impegno concreto della Banca per preservare e promuovere le testimonianze artistiche del </em><em>Paese, di cui è ricchissima Napoli, una delle città delle nostre Gallerie d’Italia alla quale siamo </em><em>particolarmente legati.”</em></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Alfonso Frugis, Presidente del Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>La collaborazione tra la Fondazione Centro per la Conservazione ed il Restauro dei Beni Culturali “La Venaria Reale” (CCRR) e il Palazzo Reale di Napoli è nata anni fa nell’ambito di un progetto di conservazione preventiva e programmata, che ha portato i professionisti del Centro a condurre una campagna di schedatura conservativa e definizione di attività dirette sulle opere delle collezioni del Palazzo. Grazie al lavoro congiunto, il Palazzo Reale di Napoli ha potuto avere una mappa delle priorità di restauro, tra cui la necessità di intervenire sul trono</em>.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Michela Cardinali, direttrice Laboratori di Restauro e Scuola di Alta Formazione e Studio del CCR “La Venaria Reale”</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>Grazie alla rassegna “Restituzioni” di Intesa Sanpaolo è stato possibile compiere questo impegnativo restauro che ha coniugato le competenze dei funzionari del Palazzo Reale di Napoli e dei restauratori e scienziati del CCR. Abbiamo potuto effettuare radiografie digitali complete sul trono, per comprenderne la complessità costruttiva, grazie ad un apparato radio-tomografico di cui sono dotati i nostri laboratori per effettuare analisi su oggetti di grandi dimensioni. Si è poi eseguita la pulitura della doratura selettiva e senza l’utilizzo di agenti chimici aggressivi grazie a tecnologie LASER e con un approccio sostenibile ed eco-compatibile a cui il CCR da tempo guarda</em>”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Suo Orsola, la storia della musica lirica italiana</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 17:15:45 +0000</pubDate>
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 “Napoli rivive la grande scena”: una Mostra per celebrare i 2500 anni della città con un viaggio internazionale della ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-21-alle-18.13.38.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-159316" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-21-alle-18.13.38-300x191.png" alt="Suor Orsola 2" width="300" height="191" /></a></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong> </strong><strong>“Napoli rivive la grande scena”: una Mostra per celebrare i 2500 anni della città con un viaggio internazionale della cultura partenopea negli Istituti italiani di cultura nel mondo.</strong></p>
<blockquote>
<p style="font-weight: 400;"><em>Il camerino virtuale è la chicca del progetto multimediale dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli.</em></p>
<p><strong>Una delle più significative testimonianze della storia della scena teatrale con bozzetti e costumi</strong> di ispirazione storica, mitologica, letteraria, romanzesca, allegorica e fantastica, che documentano centinaia di titoli, personaggi, interpreti e costumi apparsi nei Reali Teatri di Napoli e in alcuni tra i principali teatri italiani ed europei nell’Ottocento. <strong>“Napoli rivive</strong> <strong>la grande scena. I figurini teatrali a Napoli per un immaginario della storia della musica lirica italiana patrimonio dell&#8217;umanità&#8221; è il titolo didascalico di una suggestiva mostra di respiro internazionale ideata e realizzata </strong>in occasione dei 2500 anni dalla fondazione della città di Napoli, dall’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli insieme con il <strong>Comitato Nazionale Neapolis 2500</strong>, istituito congiuntamente dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dal Ministero della Cultura, con l’obiettivo di portare in giro per il mondo, <strong>attraverso la cultura partenopea, uno spaccato della grande stagione del melodramma europeo.</strong></p></blockquote>
<p>“<strong>La mostra arricchisce ulteriormente il nutrito e articolato programma di eventi organizzati per le celebrazioni dei 2500 anni dalla fondazione di Napoli</strong>, una grande capitale mediterranea che il Governo punta a rendere sempre più protagonista in Europa e nel mondo”. Così il vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale<strong>, Antonio Tajani</strong>, sottolinea l’importanza di un’iniziativa che, come evidenzia anche il Ministro della Cultura, <strong>Alessandro Giuli,</strong> “conferma <strong>la crescente consapevolezza del grande ‘capitale’ storico e identitario di Napoli che, in particolare nel suo originale e ineguagliabile ‘genius loci’,</strong> rappresenta non soltanto un modello culturale e simbolico, ma anche <strong>una risorsa economica </strong>che può e deve costituire <strong>un motore di crescita e innovazione, oltre che di progresso sociale e civile, per l’Italia intera</strong>”.</p>
<p>“I figurini teatrali &#8211; evidenzia <strong>Michele di Bari</strong>, Prefetto di Napoli e presidente del Comitato Nazionale Neapolis 2500 &#8211; non sono soltanto opere d’arte ma <strong>sono tracce vive della creatività napoletana che, per secoli, ha contribuito a definire l’immaginario dell’opera italiana nel mondo</strong>. Come Comitato Nazionale Neapolis 2500 sosteniamo con convinzione questo progetto perché <strong>il patrimonio dell’umanità non è ciò che semplicemente ereditiamo, ma ciò che scegliamo di valorizzare e trasmettere e Napoli, con la sua tradizione lirica, continua a farlo con orgoglio e responsabilità in tutto il mondo</strong>”.</p>
<p>L’allestimento della mostra curato dalle storiche dell’arte <strong>Francesca De Ruvo e Alessandra Monica Mazzaro</strong> con il coordinamento scientifico di <strong>Pierluigi Leone de Castris</strong>, con un progetto senza precedenti capace di attrarre sia gli addetti ai lavori, dagli scenografi agli storici della moda, sia il vasto pubblico degli appassionati di teatro e musica, è articolato in sezioni che fondono storia, tradizione e innovazione. <strong>Tre sono esattamente le sezioni della mostra</strong>: i figurini originali, la riproposizione dei costumi di scena e un’esperienza immersiva con un camerino virtuale animato da ologrammi ed altre tecnologie digitali, accompagnando così il visitatore in un affascinante viaggio immersivo dal bozzetto alla mise en scène.</p>
<p>“<strong>L’innovativa articolazione della mostra in sezioni che mettono in dialogo arte, musica, moda e spettacolo</strong> &#8211; sottolinea il Rettore dell’Università Suor Orsola Benincasa <strong>Lucio d’Alessandro</strong> &#8211; è frutto dell’impegno del nostro Ateneo, la più antica libera Università italiana, nello <strong>sviluppare nuove forme di fruizione, valorizzazione e comunicazione del patrimonio culturale che sappiano fare sistema tra scienze umane e nuove tecnologie</strong> così come insegniamo da anni in alcuni dei nostri percorsi di alta formazione di avanguardia come il corso di laurea magistrale in <strong>Digital Humanities</strong> e il dottorato di ricerca in <strong>Humanities and Technologies</strong>”.</p>
<p><strong><u>I figurini teatrali della Collezione Pagliara</u></strong></p>
<p>Realizzati dai più abili figurinisti attivi nei Reali Teatri di Napoli per vestire ‘capricciose’ prime donne, interpreti e intere compagnie di canto e di ballo delle mises en scène musicate da compositori come <strong>Gioacchino Rossini, Giuseppe Verdi e Gaetano Donizetti</strong> e allestite da scenografi come Pasquale Canna e Pietro Venier, i figurini teatrali della collezione della Fondazione Pagliara dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli consentono <strong>un viaggio lungo quasi un secolo nel panorama musicale e teatrale europeo, che proprio a Napoli, e particolarmente al San Carlo, trovò uno dei momenti più alti della produzione costumistica di tutti i tempi.</strong></p>
<p>Il prezioso materiale grafico in mostra proviene dalla raccolta di oltre <strong>1280 costumi teatrali appartenuta a Carlo Guillaume</strong>, impresario dei Reali Teatri di Napoli nella seconda metà del XIX secolo e appaltatore e proprietario dei costumi dalla stagione 1871-1872 alla stagione 1876-1877, acquisita nel 1896 da Rocco Pagliara e poi confluita nella raccolta d’arte della Fondazione Adelaide e Maria Antonietta Pagliara.</p>
<p>Rifiniti a grafite o a china, colorati a tempera o in delicati acquerelli, i disegni in mostra delineano i principali filoni tematici del melodramma ottocentesco, in cui costumi storico-letterari si affiancano a iconografie esotiche e orientaleggianti, insieme alle quali rappresentazioni immaginifiche si alternano a temi antichi legati alla classicità e a modelli apertamente influenzati dalle mode del tempo.</p>
<p><strong><u>Dai disegni ai costumi con la firma di Odette Nicoletti</u></strong></p>
<p>La grande carica innovativa della mostra è rappresentata dalla sezione centrale allestita grazie alla realizzazione di costumi di scena ispirati a una selezione di figurini, ideati per le cure di <strong>Odette Nicoletti</strong> in collaborazione con <strong>Luigi Benedetti</strong> ed esposti su manichini, con approfondimenti dedicati ai materiali e alle tecniche utilizzate.<strong><u><br />
</u></strong></p>
<p>La scelta si è ispirata ai costumi ideati dal figurinista <strong>Filippo del Buono</strong> che, grazie alla sua versatilità e al costante aggiornamento sulle tendenze dell’epoca, fu per oltre quarant’anni la figura dominante nella produzione costumistica dei Reali Teatri di Napoli. Tra i quattro balli rappresentati &#8211; <em>Il Talismano</em>, <em>L’Amadriade</em>, <em>Saida</em> e <em>Zoraide</em> &#8211; i primi due offrono allo spettatore un’esperienza particolarmente significativa: il primo perché i costumi furono utilizzati unicamente nelle due rappresentazioni del novembre 1865; il secondo perché l’opera, rimasta allo stadio progettuale, non vide mai la creazione degli abiti di scena, che solo oggi si presentano nella ricchezza dei loro tessuti e delle loro lavorazioni sartoriali.</p>
<p><strong><u>Il Camerino virtuale: un viaggio immersivo dal bozzetto al palcoscenico</u></strong></p>
<p>Il camerino virtuale rappresenta il cuore tecnologico del progetto <strong>“Napoli Rivive la grande scena”,</strong> un’esperienza digitale immersiva <strong>che trasforma la fruizione della raccolta storica di figurini teatrali della Collezione Pagliara in un viaggio emozionale attraverso la grande tradizione del ballo e del bel canto italiano. </strong>Concepito come uno spazio espositivo innovativo, il camerino virtuale ricrea digitalmente l’atmosfera intima e suggestiva del camerino teatrale, quel luogo magico dove il costume prende vita sul corpo dell’interprete prima di approdare sul palcoscenico. <strong>Attraverso l’integrazione di tecnologie avanzate di realtà virtuale, body tracking, olografia e videoproiezione, il visitatore non è più semplice spettatore ma diventa protagonista attivo di una vera e propria messa in scena digitale.</strong></p>
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		<title>Un Natale a casa Croce</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Nov 2025 10:13:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nell’ambito delle celebrazioni del venticinquesimo centenario della fondazione di Napoli, promosse dal Comitato Nazionale Neapolis 2500, istituito congiuntamente dal Ministero ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Nell’ambito delle celebrazioni del venticinquesimo centenario della fondazione di Napoli, promosse dal Comitato Nazionale Neapolis 2500, istituito congiuntamente dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dal Ministero della Cultura è in programma <strong>la prima</strong> <strong>proiezione a Napoli del docufilm “Un Natale a casa Croce” diretto dal Maestro Pupi Avati</strong>.</p>
<p>La serata-evento, organizzata dalla <strong>Fondazione Biblioteca Benedetto Croce</strong> con l’<strong>Università degli Studi Suor Orsola Benincasa,</strong> si terrà <strong>mercoledì 3 dicembre 2025 alle ore 19 al Cinema Filangieri</strong> e si inserisce nel calendario delle iniziative del Comitato Nazionale Neapolis 2500 pensate per valorizzare il patrimonio storico e artistico di Napoli e proiettarlo in una dimensione internazionale, <strong>favorendo la circolazione delle idee e delle opere italiane nel mondo e rafforzando il ruolo della cultura quale strumento di cooperazione e sviluppo.</strong></p>
<p>Il film, prodotto da <strong>Minerva Pictures, Istituto Luce e Rai Documentari</strong>, è un intenso racconto che esplora le vicende umane e intellettuali del filosofo e senatore Benedetto Croce, ponendo al contempo <strong>la città di Napoli come protagonista nel periodo compreso tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento</strong>. Gran parte delle riprese si è svolta nel Palazzo Filomarino, casa del filosofo e storica sede della Fondazione Biblioteca Benedetto Croce.</p>
<p>Prima della proiezione sono previsti gli <strong>interventi </strong>del regista, <strong>Pupi Avati</strong>, e del suo cosceneggiatore <strong>Luigi Boneschi</strong>. L’introduzione sarà a cura del Prefetto <strong>Michele di Bari</strong>, di <strong>Lucio d’Alessandro</strong>, Rettore dell’Università Suor Orsola Benincasa e membro del Comitato Nazionale Neapolis 2500 e di <strong>Benedetta Craveri</strong>, presidente della Fondazione Biblioteca Benedetto Croce, ultimo componente in vita della famiglia ad aver conosciuto il nonno Benedetto e tra i protagonisti del docufilm.</p>
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		<title>Palazzo Reale di Napoli, a tavola con l&#8217;arte</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Nov 2025 11:00:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nell’ambito degli eventi celebrativi dei 2500 anni dalla fondazione di Neapolis, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Nell’ambito degli eventi celebrativi dei <strong>2500 anni dalla fondazione di Neapolis</strong>, la <strong>Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli</strong> e il <strong>Palazzo Reale di Napoli</strong> promuovono il convegno <em>A tavola con l’arte. Le colture di eccellenza nella provincia di Napoli per la tutela e la conservazione del paesaggio</em>, in programma il <strong>17 novembre 2025</strong>, alle ore 9:30, presso la Sala Conferenze del Palazzo Reale.</p>
<p style="font-weight: 400;">L’incontro si propone di approfondire il valore delle <strong>colture agricole tradizionali</strong> e delle <strong>eccellenze agroalimentari</strong> come strumenti di tutela attiva del paesaggio e di continuità culturale, capaci di intrecciare <strong>sapienza contadina, identità territoriale e innovazione produttiva</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Attraverso un dialogo tra studiosi, produttori ed esperti del settore, il convegno intende restituire un’immagine viva del territorio napoletano, in cui il <strong>patrimonio materiale e immateriale</strong> si fonde con la <strong>cultura alimentare</strong> e con le forme storiche del paesaggio rurale.</p>
<p style="font-weight: 400;">Dopo l’introduzione della <strong>Soprintendente Paola Ricciardi</strong> e della <strong>Direttrice delegata del Palazzo Reale Tiziana D’Angelo</strong>, i lavori saranno aperti da <strong>Brunella Como</strong>, responsabile del settore Patrimonio demoetnoantropologico della SABAP NA-MET, che illustrerà il contributo delle ricerche sul patrimonio immateriale alla definizione e alla salvaguardia delle colture di eccellenza nel territorio.</p>
<p style="font-weight: 400;">Seguirà una <strong>tavola rotonda</strong> dedicata ai casi studio emblematici del territorio, tra cui la <strong>mela limoncella di Sant’Agata dei due Golfi</strong>, il <strong>limone di Sorrento IGP</strong> e la <strong>ciliegia Somma dei Monti Lattari</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">A seguire <strong>Giuseppe Orefice,</strong> esperto di sviluppo locale integrato<strong>, </strong>proporrà una riflessione sul “saper fare” agricolo come eredità culturale viva, mentre <strong>Alessandro Manna</strong>, presidente dell’Associazione Siti Reali, guiderà un approfondimento sul Grand Tour del gusto in Campania ai temi dei Borbone.</p>
<p style="font-weight: 400;">La mattinata si concluderà con l’incontro<em> A tavola con l’arte dai Borbone ai Savoia nelle collezioni di Palazzo Reale e Villa Pignatelli, </em>introdotto da <strong>Stefania Gatto</strong><em>, </em>funzionario di Palazzo Reale e con gli interventi delle storiche dell’arte <strong>Antonella Delli Paoli </strong>(<em>La tavola dei Re. Per un itinerario sulla cultura alimentare dei Borbone</em><strong>)</strong> ed <strong>Elena Carrelli</strong> (Villa Pignatelli. Cultura della tavola al tempo dei Savoia).</p>
<p style="font-weight: 400;">Seguirà una <strong>visita guidata tematica</strong> all’<strong>Appartamento di Etichetta</strong> e al <strong>Giardino Pensile del Palazzo Reale di Napoli</strong>, alla scoperta dei legami tra arte, natura e cultura del cibo alla corte borbonica.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Paola Ricciardi</strong>, Soprintendente ABAP per l’area metropolitana di Napoli:</p>
<p style="font-weight: 400;">“<em>La tutela del paesaggio non può prescindere dal riconoscimento e dalla valorizzazione delle culture che lo hanno generato. Le colture agricole tradizionali, i saperi artigianali e la cultura alimentare rappresentano un patrimonio vivo che lega la storia del territorio alla vita delle comunità. Parlare di eccellenze agroalimentari significa, in fondo, parlare di identità e di futuro, di una bellezza che continua a produrre valore e a nutrire la nostra memoria collettiva</em>.”</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Tiziana D’Angelo,</strong> direttrice delegata del Palazzo Reale di Napoli:</p>
<p style="font-weight: 400;"><em>“Luoghi storici come Palazzo Reale custodiscono opere che testimoniano la tradizione alimentare attraverso i secoli e raccontano la storia di prodotti autoctoni dei territori campani. Gli itinerari delle visite che fanno da corollario a questo convegno ci conducono tra le nature morte esposte nella reggia, che ci riportano ai tempi dei Borbone, mentre a Villa Pignatelli la tavola imbandita ci fa tornare al periodo dei Savoia.”</em></p>
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		<title>La mostra fotografica su Totò</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Oct 2025 15:27:13 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2025/10/scn_158_4397_002-online.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-158968" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2025/10/scn_158_4397_002-online-300x300.jpg" alt="Totò 7" width="300" height="300" /></a> <a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2025/10/scn_403_1099_019-online.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-158969" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2025/10/scn_403_1099_019-online-210x300.jpg" alt="Totò 8" width="210" height="300" /></a> <a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2025/10/Credito_Museo-Biblioteca-dell’Attore-Genova.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-158967" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2025/10/Credito_Museo-Biblioteca-dell’Attore-Genova-200x300.jpg" alt="Totò 6" width="200" height="300" /></a> <a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2025/10/Credito_Gino-Luigi-Campolongo.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-158966" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2025/10/Credito_Gino-Luigi-Campolongo-300x224.jpg" alt="Totò 5" width="300" height="224" /></a> <a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2025/10/Credito_Archivio-Parisio-Onlus.-Ph_Studio-Troncone_3.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-158963" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2025/10/Credito_Archivio-Parisio-Onlus.-Ph_Studio-Troncone_3-200x300.jpg" alt="Totò 4" width="200" height="300" /></a> <a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2025/10/Credito_Archivio-Parisio-Onlus.-Ph_Studio-Troncone_2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-158962" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2025/10/Credito_Archivio-Parisio-Onlus.-Ph_Studio-Troncone_2-300x200.jpg" alt="Totò 3" width="300" height="200" /></a> <a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2025/10/Credito_Archivio-Parisio-Onlus.-Ph_Studio-Troncone_1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-158961" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2025/10/Credito_Archivio-Parisio-Onlus.-Ph_Studio-Troncone_1-300x197.jpg" alt="Totò 2" width="300" height="197" /></a></p>
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		<title>Women Today, a Napoli il Festival Internazionale</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Oct 2025 17:05:41 +0000</pubDate>
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Inaugurazione il 7 novembre alle ore 18.00 al Museo de Tesoro di San Gennaro con il collettivo di artiste, ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Inaugurazione il 7 novembre alle ore 18.00 al Museo de Tesoro di San Gennaro con il collettivo di artiste, per la kermesse ideata da Caterina Arciprete in sette location cittadine di grande fascino.</strong></p>
</blockquote>
<p style="font-weight: 400;"><strong>ART FOR WOMEN TODAY</strong> è un collettivo internazionale di artiste contemporanee, creato con l&#8217;intento di generare ponti tra diverse culture, linguaggi e storie. A <strong>Napoli dal 7 al 21 novembre</strong> con un <strong>Festival</strong> internazionale e l’obiettivo comune di descrivere e sostenere la donna di oggi. Nato nel 2024 da un&#8217;idea di <strong>Caterina Arciprete</strong> (artista e art director) con il sostegno della galleria svedese ArtSight. Dopo gli eventi di Stoccolma, Roma e Ginevra, approda a Napoli nel circuito Obvia_Extra Mann. Un Festival multidisciplinare che ha come protagoniste artiste internazionali e di territorio, volto a narrare la donna nelle sue innumerevoli sfaccettature.</p>
<p style="font-weight: 400;">Di grande impatto sono i luoghi, contenitori di Art For Women Today: il <strong>Museo del Tesoro di San Gennaro, la Chiesa e Museo di San Giuseppe dei Nudi, Pianoterra ETS, il Museo Civico Gaetano Filangieri, NINA Art Gallery Open Space, la Chiesa Museo di Santa Luciella ai Librai, il Complesso Monumentale Sant&#8217;Anna dei Lombardi, il Museo Archivio Storico Banco di Napoli e il Complesso Monumentale Purgatorio ad Arco</strong>. Siti che accolgono mostre, presentazioni di progetti editoriali d&#8217;arte, performance, musica, danza e talks dedicati alla donna e il suo circostante, come co-protagonisti, dove ogni evento è accompagnato dalla storia del luogo stesso che dà vita ad un dialogo tra antico e contemporaneo. Con la caratteristica che gli eventi site-specific sono ideati con la collaborazione dei complessi museali, delle artiste, dell&#8217;IS Polo delle Arti Caselli-Palizzi e dell&#8217;Accademia di Belle Arti di Napoli. Mentre le declinazioni editoriali, realizzate in edizioni limitate, puntano a sostenere le donne più fragili accolte da <strong>Pianoterra ETS e Arcidonna</strong> Centro antiviolenza di Napoli.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>In particolare il programma sarà inaugurato il 7 Novembre alle ore 18.00 al Museo del Tesoro di San Gennaro, in Via Duomo 149, con il Vernissage ART FOR WOMEN TODAY, presentazione del CALENDARIO 2026 e le Opere delle artiste in mostra fino al 23 novembre.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">L’ <strong>8 novembre, alle ore 11.30 presso la Chiesa di San Giuseppe dei Nudi</strong>, in Via G. Mancinelli 19, <strong>ART FOR WOMEN TODAY e NAPOLI</strong>, presentazione del collettivo e del loro dialogo con la storia di Napoli. Che prosegue sempre l’<strong>8 novembre alle ore 12.30, presso il Museo San Giuseppe dei Nudi</strong>, in via G. Mancinelli 19, con il Vernissage <strong>CARTOLINE D&#8217;ARTISTA</strong>, al quale partecipano le Artiste del collettivo Art for Women Today, le cui opere saranno in mostra fino al 3 gennaio 2026. E il Vernissage <strong>DONNE DA MUSEO</strong> con la partecipazione del Collettivo studenti IS Polo delle Arti Caselli-Palizzi. L’<strong>11 novembre, alle ore 17.00 presso Pianoterra ETS</strong>, in Plazza San Domenico Maggiore 3, si tiene l’incontro con le <strong>Artiste e mercatino</strong> negli spazi dell&#8217;Associazione. Il <strong>13 novembre alle ore 18.00 al Museo Civico Gaetano Filangieri</strong>, in Via Duomo 288, si tiene <strong>ROPE OF TRUST</strong>, una Performance dell&#8217;artista Elena Belobragina su Commento musicale: E Grieg Suite n1 per pianoforte a 4 mani, Serena Tomei e Anna Bartolotta. Duetti vocali: Anna Bartolotta e Maria Rosaria Riccio. Il <strong>14 novembre alle ore 17.00 presso NINA Art Gallery Open Space</strong> in Via Nilo 34, nel Cortile interno Palazzo del Real Monte Manso di Scala, il Vernissage <strong>DETTAGLI </strong>con le Artiste_Yemisi Wilson, Sylvie Wozniak, Isabelle De Boulloche, (in mostra fino al 3 dicembre dal martedi al venerdi 16.30-19.30 o su appuntamento cell. 347 732 37 14). Lo stesso giorno <strong>14 novembre alle ore 18.30 nella Chiesa Museo di Santa Luciella ai Librai</strong>, in Vico Santa Luciella 56, si tiene la Presentazione dei progetti del collettivo <strong>ART FOR WOMEN TODAY</strong> e visita guidata. Il <strong>15 novembre alle ore 17.00 nel Complesso Monumentale Sant&#8217;Anna dei Lombardi</strong>, Sagrestia del Vasari, in Plazza Monteoliveto 4, si tiene <strong>BE YOURSELF</strong>, in mostra le opere di Caterina Arciprete e Gisela Quinteros (fino al 6 dicembre). Un pomeriggio con <strong>Performance d&#8217;arte e danza</strong> e la coreografia di Alessandro Amoroso, tra Spettacolo, Visita e degustazione (euro 15,00 su prenotazione). Il <strong>17 novembre alle ore 17.30, al Museo di San Giuseppe dei Nudi,</strong> in Via G. Mancinelli 19, è la volta del Convegno <strong>DONNE AD ARTE</strong>.  Mentre il <strong>18 Novembre alle ore 17.30 al Museo Archivio Storico Banco di Napoli</strong> in Via dei Tribunali 214, si tiene la presentazione del libro <strong>NEI PASSI, NELLO SPAZIO BIANCO</strong> di Caterina Arciprete. E per finire il <strong>21 novembre alle ore 17.30 nel Complesso Monumentale Purgatorio ad Arco</strong>, in Via Tribunali 39, si tiente il Vernissage <strong>CARTOLINE PER LUCIA</strong>, Collettivo studenti Accademia di Belle Arti di Napoli (opere in mostra fino al 7 gennaio 2026), e alle ore 18.30 la lettura del racconto &#8216;Lucia?&#8217; di Emanuele Arciprete, scrittore, fotografo, e videomaker.</p>
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