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	<title>SCRIVONAPOLI &#187; Da non perdere</title>
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	<description>Giornale Online &#124; Le notizie di Napoli e Campania</description>
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		<title>Pompei, dalle rovine antiche alle icone pop</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 07:47:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Da non perdere]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160;<br />
 Al Parco Archeologico di Pompei, una mostra diffusa di astici di Philip Colbert, in una rilettura della storia dell’arte ]]></description>
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<blockquote><p><b> <i>Al Parco Archeologico di Pompei, una mostra diffusa di astici di Philip Colbert, in una rilettura della storia dell’arte firmata dall’artista britannico “erede” di Andy Warhol .</i></b></p></blockquote>
<div><b>Dalle rovine dell&#8217;antichità alle icone della cultura pop, passando per un messaggio di rinascita per il territorio.</b> Dal 27 luglio al Parco Archeologico di Pompei prende il via <i>Philip Colbert in Pompeii: Pop Mythology</i>, la più grande installazione artistica mai realizzata dall&#8217;artista britannico, considerato dalla critica l&#8217;erede di Andy Warhol. Oltre trenta sculture monumentali del suo iconico alter ego, <i>The Lobster</i>, popoleranno Pompei e i siti del territorio, tra cui il sito protostorico di Longola, dove una delle opere sarà allestita come segno <b>di attenzione verso il territorio</b> dopo il grave incendio doloso che ha colpito l&#8217;area poche settimane fa.</div>
<p><i>Pop Mythology</i>, organizzata dal Il Cigno Arte nel il Parco Archeologico di Pompei,<i> </i>rappresenta il prossimo grande progetto di arte pubblica di Colbert e segna un nuovo capitolo nella sua esplorazione della mitologia, della storia e della cultura contemporanea. Sempre più riconosciuto come uno dei principali artisti delle installazioni site-specific su larga scala, Colbert ha realizzato importanti interventi artistici a Taipei, Seoul, Hong Kong, Shanghai, Singapore, Macao, Londra, Venezia, Napoli, Roma e in Sicilia, costruendo una pratica artistica globale e distintiva. Il suo lavoro si colloca all’intersezione tra arte, intrattenimento e cultura di massa, creando esperienze accessibili e di forte impatto per il pubblico di tutto il mondo.</p>
<p>«<i>Pompei è, per me, la città dell’antichità per eccellenza» </i>spiega<i> </i><b><i>Philip Colbert </i></b><i>«un luogo che esiste oltre il tempo. Non riesco a immaginare un contesto più potente in cui creare un dialogo scultoreo sul tempo, sull’identità e sui modi in cui l’arte può trascendere i propri limiti. Le rovine di Pompei incarnano al tempo stesso tragedia e bellezza, e la città stessa sembra sospesa tra passato e presente».</i></p>
<p>Ispirata all’arte antica di Pompei, in particolare al celebre mosaico a soggetto marino proveniente dalla Casa del Fauno, oggi al Museo archeologico di Napoli, la mostra che include molte sculture mai esposte prima dall’artista, dialoga con la storia del sito e del suo territorio attraverso il viaggio simbolico del motivo dell’astice di Colbert, che riecheggia la storia stessa di Pompei fatta di distruzione, conservazione e memoria collettiva.</p>
<p>Mentre i visitatori attraversano il sito, le sculture emergono in modo inatteso all’interno del Parco: colorati astici in acciaio inox e opere con patina bronzea appariranno tra colonne, archi e rovine antiche. Accanto a queste, una nuova trilogia di monumentali sculture in acciaio nero, concepite come “reperti mitologici del futuro”, tra cui guerrieri-astice robotici, si presenterà come rovina speculativa proveniente da un futuro immaginario.</p>
<p><b>Oltre a Pompei, dal 28 luglio le opere saranno esposte negli altri siti gestiti dal Parco archeologico: Longola, Boscoreale, Oplontis, Villa San Marco, Villa Arianna e il Real Polverificio Borbonico.</b></p>
<p><i>«L&#8217;allestimento di un&#8217;opera a Longola assume un significato particolare</i>», sottolinea il Direttore del Parco, <b>Gabriel Zuchtriegel. </b>«<i>Dopo l&#8217;incendio che ha colpito il sito, la presenza di una scultura di Colbert rappresenta un gesto di attenzione e solidarietà verso questo luogo e verso la comunità che lo vive. L&#8217;arte contemporanea può contribuire a mantenere alta l&#8217;attenzione sul patrimonio culturale e a trasformare una ferita in un&#8217;occasione di partecipazione e rinascita. Nel corso della mostra, seguiranno incontri con scuole e associazioni nei vari luoghi, tra Boscoreale, Castellammare di Stabia, Torre Annunziata e Longola nel Comune di Poggiomarino&#8221;.</i></p>
<p>Fondendo mitologia classica e immaginario futuristico, <i>Pop Mythology </i>presenta Pompei non solo come un luogo archeologico storico, ma come uno spazio culturale vivo, in dialogo con l’arte contemporanea e la cultura visiva moderna. Riflettendo su temi quali la mortalità, la civiltà e il rapporto dell’umanità con la tecnologia, la mostra crea un dialogo tra rovine antiche e futuri immaginati, invitando un nuovo pubblico a scoprire Pompei attraverso uno sguardo contemporaneo e dando vita a un’esperienza immersiva, ludica e sorprendente.</p>
<p><i>«Il Parco Archeologico di Pompei ha accolto l’universo figurativo di Philip Colbert con le sue immagini apparentemente ludiche e grottesche, che non rappresentano una fuga dalla realtà, ma una satira spietata – </i><b><i>conclude il curatore Cesare Biasini Selvaggi</i></b><i> –. È una maschera tragica comune – non solo l’alter ego dell’artista britannico – con cui copriamo il nostro fallimento. Le sue opere sono gli idoli folli di un’umanità irrazionale, incapace di imparare dalla storia, che continua a consumare guerre nel mondo, sopraffazioni, egoismi e a ignorare o sottovalutare la Natura. Pompei è il luogo in cui la storia ha fermato il tempo per consegnarci un monito eterno: la fragilità dell’umanità e del suo destino di fronte alla forza incontenibile della Natura. Ma c’è un filo di resistenza civile, di possibilità di rinascita intessuto da Colbert che si dipana fuori dal recinto sacro del Parco, lungo l’itinerario espositivo inedito di sedi satelliti nella carne viva, e spesso ferita, dell’hinterland campano. A partire dal Parco archeologico naturalistico di Longola (Poggiomarino), la Pompei prima di Pompei. Qui, lo scorso 19 giugno, le fiamme della criminalità hanno cercato di bruciare la memoria appiccando un grave incendio che ha devastato il sito, distruggendo le strutture dell’infopoint e i laboratori didattici. E poi la lunga marcia degli astici di Colbert prosegue, fino a Boscoreale, Torre Annunziata, Castellammare e Scafati. Una marcia per ricordare che il senso della meraviglia, dello stupore, la fantasia e la creatività non sono un lusso per pochi, ma la risorsa più grande per riscrivere gli immaginari del presente-futuro e ritrovare il senso di essere comunità contro ogni forma di criminalità, degrado, barbarie. Colbert a Pompei non deve divertire o consolare: deve provocare le coscienze».</i></p>
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		<title>Il ricco week end dei Musei del Vomero</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 16:38:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Da non perdere]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160;<br />
 L’evento estivo “Le voci di sopra: suoni e visioni dei Musei del Vomero” debutterà venerdì 19 giugno con il primo concerto ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><em> </em>L’evento estivo<strong><em> “Le voci di sopra: suoni e visioni dei Musei del Vomero” </em></strong>debutterà venerdì 19 giugno con il primo concerto della rassegna musicale al femminile curata da Salvatore Caruso, <strong>&#8220;Aura fest, figlie delle stelle&#8221;</strong> che animerà la suggestiva Piazza d&#8217;Armi di Castel Sant&#8217;Elmo al tramonto (dalle 19,30) con la possibilità di gustare un aperitivo sulla terrazza più panoramica della città.</p>
<p><em> </em><strong>19 giugno &#8211; Aura fest, figlie delle stelle</strong></p>
<p>Sarà l’attrice <strong>Cristina Donadio</strong> la madrina della prima serata della rassegna musicale dedicata a giovani artiste nazionali affiancate da talenti locali. L’attrice napoletana aprirà la serata con un reading di un brano della scrittrice Viola Ardone: “ Tutto quello che non voglio è quello di cui ho bisogno”.</p>
<p>La kermesse racconta il nostro presente, con le sue anomalie e ipocrisie, attraverso uno sguardo nuovo, caratterizzato da leggerezza ed eleganza. Il nome stesso dell&#8217;evento, <strong><em>&#8220;Aura&#8221;,</em></strong> richiama la capacità unica di una presenza artistica di generare intensità e lasciare una profonda traccia emotiva nello spazio e nel tempo.</p>
<p>La prima cantautrice a salire sul palco sarà <strong>Lil Jolie</strong>, nome d’arte di Angela Ciancio, che si è fatta conoscere pubblicando i suoi primi brani nel 2018, il primo album nel 2022 e ha collaborato con artisti del calibro di Carl Brave e Ketama126.  Ha partecipato ad<strong><em> Amici</em></strong> e <strong><em>Sanremo Giovani</em></strong> con Vale LP. Nel 2026 torna con un nuovo progetto personale, segnando una fase più matura e consapevole della sua carriera. La sua musica affronta temi come identità, fragilità e crescita personale, con influenze urban e indie.</p>
<p>Dopo di lei il concerto di Anna Scassillo<strong>, </strong>in arte <strong>Anna and Vulkan</strong>, 30 anni, ha scelto il nome con un chiaro riferimento al Vesuvio, simbolo del ritorno a casa, dopo gli studi a <strong>Trieste</strong> e un periodo trascorso a <strong>Vienna </strong>dove ha cominciato a scrivere e produrre autonomamente brani suonando chitarra, batteria, basso e tastiere.</p>
<p>Figlia d’arte si avvicina alla musica lentamente e in maniera indipendente, cominciando a suonare la chitarra e il pianoforte da autodidatta<strong> </strong>e a scrivere le prime canzoni verso i 15 anni. Mette insieme il gruppo Sonder, in cui partecipa come batterista e cantante, nel 2023 debutta da solista per Pluggers e l’anno successivo esce con il primo EP <strong><em>“Andare, tornare”</em></strong>, accolto con entusiasmo da stampa e pubblico.</p>
<p>L’estate del 2024 il suo primo tour e poi esce il singolo “<em>Comme se fa (a te scurda)</em>” un brano <strong>neapolitan funk</strong>.</p>
<p>Il talento genuino di Anna and Vulkan spazia dal <strong>cantautorato tradizionale </strong>alla <strong>nu-disco </strong>fino al <strong>psychedelic pop</strong>. Selezionata da <strong>Vevo </strong>come <strong>Newcomer 2025</strong>, sale sul palco del <strong>1° Maggio 25 a Roma </strong>e ricomincia con un tour estivo in tutta Italia e due date in Europa<strong> </strong>(Barcellona e Lintz). Il suo primo disco esce nel novembre 2025<strong>, </strong>quest’anno<strong> </strong>il nuovo singolo “<em>MIEZ O’ VIENT</em>”, con il video ufficiale è uscito in anteprima su Repubblica Online, anticipa la seconda parte di<strong> “<em>Nuovo Amore Passato”</em></strong><em>, </em>che uscirà̀ entro la fine giugno.</p>
<p><strong>20 giugno &#8211; Allert’ Comedy</strong></p>
<p>Risate, satira e autoironia irrompono sulla collina del Vomero con la rassegna <strong><em>“King of Comedy” </em></strong>tutti i sabati alle 19,30 fino al 18 luglio.</p>
<p>Il debutto è affidato a <strong>Vincenzo Comunale</strong>, curatore dell’intera rassegna che si svolgerà nella piazza d’Armi di Castel Sant’Elmo, con lo spettacolo del collettivo <strong>Allert Comedy</strong> fondato da lui nel 2018 con i comici Adriano Sacchettini, Davide DDL e Flavio Verdino.</p>
<p>Vincenzo Comunale è stato inserito dalla rivista Forbes nel 2025, nella lista dei 100 italiani under 30 che stanno cambiando il mondo. Ha vinto premi nazionali, come il “Premio Massimo Troisi” e il “Premio Charlot” ed ha partecipato a diversi programmi televisivi come “Battute?” (Rai 2), “Le Iene” (Italia 1), su Comedy Central, “Mad in Italy” e “Audiscion” (Rai 2), ma soprattutto dal 2016 è nel cast fisso di “Zelig”, condotto da Claudio Bisio e Vanessa Incontrada su canale 5 ed anche del nuovo “ZeligOn” (dal 2025), condotto da Paolo Ruffini e Lodovica Comello, sempre in prima serata su Italia 1.</p>
<p>Nei primi anni di vita il collettivo Allert inizia un sodalizio con lo Slash+, locale del Vomero nel quale ancora oggi, una volta al mese, va in scena TuttiTranneNoi. Nel 2024 Flavio Verdino abbandona il gruppo e un nuovo comico ne entra a far parte: Raffaele Nolli. La missione di Allert Comedy è proporre spettacoli comici di qualità̀ e contribuire a diffondere la cultura della stand-up comedy, portando anche esponenti nazionali ad esibirsi nella città di Napoli, con l’obiettivo di rappresentare una nuova frontiera della comicità̀ napoletana, lontano dagli stereotipi e “macchiette”.</p>
<p><strong>Il programma completo della rassegna al link  </strong><a href="https://linktr.ee/museinazionalivomero" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://linktr.ee/museinazionalivomero&amp;source=gmail&amp;ust=1781878699616000&amp;usg=AOvVaw3CeIlzRIBBTQf6hHIaCdci"><strong>https://linktr.ee/museinazionalivomero</strong></a><strong>. dove è possibile anche acquistare</strong><strong> i biglietti (15 euro) oppure direttamente presso la biglietteria del museo, in caso di disponibilità residua (massimo 200 posti).</strong></p>
<p><strong>21 giugno &#8211; Festa della Musica</strong></p>
<p><em><u>Certosa di San Marino dalle 10.00 alle 13.00 e Castel Sant’Elmo alle 20,30.</u></em></p>
<p>L’iniziativa è organizzata grazie alla collaborazione tra i Musei Nazionali del Vomero e il <strong>Conservatorio San Pietro a Majella, </strong>per la realizzazione congiunta di iniziative che portano giovani talenti emergenti del Conservatorio ad esibirsi nei Musei del Vomero, con il comune obiettivo di valorizzare il patrimonio storico-artistico e musicale. In occasione della festa della musica appuntamento diffuso per tutti alla <strong>Certosa di San Martino</strong> con performance concerti e incontri, lungo il percorso di visita, con Marco Gaudino trio, Jass duo e Riccardo Mauriello Trio.</p>
<p>La sera apertura straordinaria di Castel Sant’Elmo in occasione della Festa della musica dalle 19.30 alle 23,30. Nella <strong>Piazza d’Armi</strong>, alle 20,30 si terrà un  concerto  dei talenti emergenti del Conservatorio  a cura dal Maestro Giulio Martino dello <strong><em>“SPAM Jazz ensemble”</em></strong> con Riccardo Mauriello (chitarra) Gaetano Mazzaro (basso) Rosario Vitiello (batteria) e le voci di Giorgia Auricchio, Aurora Sofia Luongo, Chiara Esposito e Lucia Petito. <em>La partecipazione è compresa nel biglietto di ingresso al Museo</em></p>
<p><em><u>Villa Floridiana</u></em><strong><u> </u></strong><em><u>Ore 11.00 – 13.00 </u></em></p>
<p>Nell’<strong>Auditorium</strong> della Villa il concerto<strong><em> “Passa ammore, ride e va…”. </em></strong><em>organizzato in collaborazione con l’Associazione Amici della Floridiana.</em> Un coro di 22 elementi ripercorre l’arte poetica e musicale di Ernesto Murolo e Ernesto Tagliaferri. Gli arrangiamenti sono di Michele Bonè, con Gennaro Esposito (chitarre), Arcangelo Michele Caso (violoncello) e Giuseppe di Colandrea (oboe e clarinetto).</p>
<p><em>Il concerto è compreso nel biglietto di ingresso al Museo.</em></p>
<p>Alla stessa ora, ma nel<strong> Teatrino di Verzura </strong>all’interno del parco, il <strong><em>Concerto Piccola Orchestra Neaphonis</em></strong> diretta da Sergio Naddei con ingresso gratuito. Questo il programma: H. Villa Lobos Bachiana n°5, L. Brouwer Cancion de cuna, Le chitarre di Neaphonis, M. Llobet: Canzoni catalane, A. York Home, Snowflight, Willow, H. Villa Lobos: Preludi e J. Turina Fantasia sevillana.</p>
<p><em>Il concerto è gratuito.</em><strong><br />
</strong></p>
<p><strong>21 giugno &#8211; Solstizio d’Estate</strong></p>
<p><em><u>ore 10.00 alle ore 13.30</u></em></p>
<p>I Musei Nazionali del Vomero, in collaborazione con l’UAN &#8211; <strong>Unione Astrofili Napoletani</strong> &#8211; promuovono l’iniziativa <strong>“Sotto il Sole del Solstizio”</strong>, un appuntamento dedicato alla scoperta dei fenomeni astronomici legati al solstizio d’estate, in programma sulla Piazza d’Armi di Castel Sant’Elmo.</p>
<p>Un’opportunità di approfondire il rapporto tra astronomia, misurazione del tempo e storia scientifica del territorio, attraverso attività divulgative e osservazioni guidate in una delle cornici panoramiche più suggestive della città.</p>
<p>Alle ore 11.00, presso la Chiesa di Sant’Erasmo sulla Piazza d’Armi, una conversazione divulgativa accompagnerà i partecipanti alla scoperta del significato astronomico del solstizio e a partire dalle ore 12.00, sarà possibile partecipare a osservazioni del Sole al telescopio e visitare una mostra di orologi solari e strumenti gnomonici, allestita grazie al contributo della Sezione di Gnomonica.</p>
<p>La mattinata si concluderà alle ore 13.00 con il tracciamento al suolo di una linea meridiana, un gesto simbolico che intende commemorare la storica meridiana tracciata da Giovanni Antonio Rizzi Zannoni per il Regno di Napoli proprio dalla garitta settentrionale di Castel Sant&#8217;Elmo.</p>
<p>L’evento si inserisce nelle attività di valorizzazione e divulgazione promosse dai Musei Nazionali del Vomero, con l’obiettivo di favorire l’incontro tra patrimonio culturale e conoscenza scientifica, offrendo al pubblico occasioni di partecipazione e approfondimento in un luogo simbolo della storia e del paesaggio napoletano.</p>
<p><em>La partecipazione è compresa nel biglietto di ingresso al Museo.</em></p>
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		<title>Ecco Castore, storica imbarcazione restaurata dagli Scugnizzi</title>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2026 17:34:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Da non perdere]]></category>

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		<description><![CDATA[Giovedì 28 maggio alle ore 12.30 presso il Quartier Generale Marina Militare di Napoli,  Via A. Acton, 1,  festeggeremo il ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b>Giovedì 28 maggio alle ore 12.30 presso il Quartier Generale Marina Militare di Napoli,  Via A. Acton, 1,</b>  festeggeremo il varo di Castore, la storica imbarcazione a vela in legno restaurata dagli &#8220;Scugnizzi a vela&#8221; nel laboratorio &#8220;I mestieri del mare&#8221;. Lo straordinario materiale didattico appartenuto allo Sport Velico della Marina Militare, ha rappresentato per circa tre anni un &#8220;Cantiere scuola&#8221;, nel quale i giovani provenienti dall&#8217;area penale campana e dai Servizi sociali del Comune di Napoli Municipalità I^, hanno acquisto esperienza e competenze necessarie all&#8217;inserimento lavorativo nel comparto cantieristico del Porto di Napoli</p>
<div dir="ltr">
<div class="gmail_quote">
<div dir="ltr">Al varo di Castore sono annunciati : Il Comandante Logistico della Marina Militare, Ammiraglio di squadra<b> Vincenzo Montanaro,</b> il Presidente della Regione Campania, <b>Roberto Fico,</b> il Sindaco di Napoli, <b>Gaetano Manfredi,</b>  l’Assessore al Lavoro alle Politiche giovanili e sociali del Comune di Napoli, <b>Chiara Marciani,</b> il Procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, <b>Antonio Ricci, </b>la Presidente del Tribunale dei Minori di Napoli, <b>Paola Brunese,</b> il Procuratore del Tribunale dei Minori di Napoli, <b>Patrizia Imperato</b>, il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Tirreno Centrale,<b>Eliseo Cuccaro</b></div>
</div>
</div>
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		<title>Capri, nella Certosa di San Giacomo l’odissea dei prigionieri</title>
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		<pubDate>Thu, 07 May 2026 09:53:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Capri]]></category>
		<category><![CDATA[Da non perdere]]></category>

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		<description><![CDATA[<br />
Di tutto l&#8217;orrore del nazismo, e della follia del suo F&#252;hrer, questa &#232; forse una delle storie di vita, ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-07-alle-11.52.06.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-159914" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-07-alle-11.52.06-300x199.png" alt="Capri" width="300" height="199" /></a></p>
<p>Di tutto l&rsquo;orrore del nazismo, e della follia del suo F&uuml;hrer, questa &egrave; forse una delle storie di vita, e di prigionia, ancora poco conosciute. L&rsquo;isola di Capri, che nel 1945 fu testimone della liberazione di 139 prigionieri delle SS (Schutzstaffel) provenienti dal campo di concentramento di Dachau, ne racconta la storia, e l&rsquo;odissea, in una mostra documentale, esposta dall&rsquo;11 maggio alla Certosa di San Giacomo, che illustra, in tre lingue, tutta la vicenda storica. La collettiva, patrocinata dal Comune di Capri &egrave; stata finanziata dal Comune di Capri insieme alla regione Trentino Alto Adige, in collaborazione con lo storico Hotel Lago Di Braies e con la sezione eventi della Casa d&rsquo;aste Bozner Kunstauktionen.</p>
<p>Alla conferenza stampa di inaugurazione, in programma luned&igrave; 11 maggio alle ore 17,<span class="Apple-converted-space">&nbsp; </span>parteciperanno: il Sindaco del Comune di Capri <strong>Paolo Falco</strong>, il Sindaco del Comune di Villabassa <strong>Gunther Wisthaer</strong>, l&rsquo;assessore alla cultura del Trentino Alto Adige <strong>Angelo Gennaccaro</strong>, l&rsquo;assessore alla cultura della Regione Campania <strong>Ninni Cutaia</strong>, l&rsquo;assessore alla Cultura del Comune di Capri <strong>Melania Esposito</strong>, il direttore dell&rsquo;Istituto Musei e Parchi di Capri<strong> Luca Di Franco,<span class="Apple-converted-space">&nbsp; </span></strong>ed il curatore della mostra<strong> Walter Boaretto.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></strong> <span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<p><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-07-alle-11.51.31.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-159916" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-07-alle-11.51.31-300x192.png" alt="capri" width="300" height="192" /></a></p>
<p>Tutto ha inizio nel 1945, a Villabassa vicino al lago di Braies in Alto Adige, in quell&rsquo;albergo diventato noto per la fiction, con Terence Hill, Un passo dal cielo: un hotel la cui facciata in pietra si specchia nelle acque cristalline del lago, in uno spazio, senza tempo, sospeso tra cielo e storia. <span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<p>Durante la Seconda guerra mondiale, quando l&rsquo;esercito nazista batteva in lungo e in largo questo luogo strategico delle Alpi, al confine con l&rsquo;Austria e ad un passo dalla Germania, accadde un fatto straordinario e, ancora oggi, poco noto.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span>In quell&rsquo;albergo, tra l&rsquo;aprile ed il maggio del &rsquo;45 vennero condotti 139 prigionieri delle SS, provenienti dal campo di concentramento di Dachau, appartenenti a diciassette nazioni europee diverse: ostaggi che, secondo i piani del generale SS Ernst Kaltenbrunner, sarebbero dovuti essere utilizzati come merce di scambio in caso di trattative con gli alleati anglo-americani.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<p>Ancor prima erano stati condotti nei campi di concentramento di Buchenwald e Flossenb&uuml;rg e, successivamente, portati a Dachau. Con un convoglio speciale, giunsero a Innsbruck ed infine a Villabassa, in provincia di Bolzano, sorvegliati da una squadra delle SS. A Villabassa furono liberati da un gruppo di soldati della Wehrmacht, capitanti dall&rsquo;ufficiale Wichard von Alvensleben il 30 aprile 1945.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<p>Successivamente i prigionieri furono portati nell&rsquo;Hotel Lago di Braies, sulla riva dell&rsquo;omonimo lago, per garantire loro una maggiore sicurezza dopo la liberazione. Truppe americane giunsero a Braies il 4 maggio del 1945 e presero in consegna gli ostaggi liberati.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<p>Ma l&rsquo;odissea non era finita, perch&eacute; i prigionieri furono condotti, tra l&rsquo;8 ed il 10 maggio del 1945, tra Napoli, dove per alcuni di loro l&rsquo;incubo ebbe fine, e Capri, dove gli altri vennero sottoposti a nuovi interrogatori. Coloro che provenivano da paesi in guerra con gli alleati vennero alloggiati nell&rsquo;albergo Eden Paradiso di Anacapri.</p>
<p>Ed &egrave; proprio l&rsquo;isola di Capri a rendere omaggio, dopo pi&ugrave; di 80 anni, alla memoria di quegli uomini, per la maggior parte politici mitteleuropei di altissimo rango: statisti, ufficiali, diplomatici e aristocratici divisi fra prigionieri d&rsquo;onore e parenti degli oppositori al nazismo. Dopo alcune settimane, anche questi ultimi poterono fare ritorno nelle loro case.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<p>Tra essi ci furono i familiari del colonello di Stato maggiore, il conte von Stauffenberg, che il 20 luglio del &rsquo;44 architett&ograve; l&rsquo;attentato, non riuscito, al F&uuml;hrer. Gli altri prigionieri erano: il cancelliere austriaco Kurt von Schuschnigg, assieme alla moglie Vera ed alla figlioletta Elisabeth, il vice cancelliere austriaco e sindaco di Vienna, Richard Schmitz, il generale greco Alexandros Papagos con l&rsquo;intero stato maggiore militare greco, il vescovo di Clermont Ferrand, Gabriel Piguet, il generale tedesco Franz Halder, il presidente della banca centrale tedesca ed ex ministero dell&rsquo;economia, Hjalmar Schacht.</p>
<p>E ancora, dalla Francia, il primo ministro Leon Blum, unico ebreo assieme alla moglie Jeanne, e cinque italiani, tra cui forse il pi&ugrave; illustre &egrave; Mario Badoglio: figlio del maresciallo Pietro, capo del governo italiano dopo la caduta di Mussolini avvenuta il 25 luglio del &lsquo;43.</p>
<p>E ancora, Tullio Tamburini ed Eugenio Apollonio, rispettivamente capo e vicecapo della polizia nella repubblica di Sal&ograve;. E ancora, il generale Sante Garibaldi nipote di Giuseppe Garibaldi ed il principe Filippo d&rsquo;Assia, marito di Mafalda di Savoia.</p>
<p>La collettiva vuole evidenziare tutti gli aspetti storici e umani della vicenda, cercando di dare risposte ad alcune domande: Chi erano i prigionieri che fecero parte del trasporto? Da quali campi di concentramento provenivano? Quale era l&rsquo;obiettivo delle SS? Come avvenne la liberazione degli ostaggi?</p>
<p>Interrogativi e chiarimenti che scorrono, in ordine cronologico, nei 24 pannelli distribuiti nel Chiostro Piccolo, gioiello del Quattrocento della Certosa di San Giacomo. Dove, testi e immagini dell&rsquo;epoca trasportano il visitatore indietro nel tempo.</p>
<p>L&rsquo;isola di Capri, che Goethe descrisse come un affascinante monumento di roccia in mezzo all&rsquo;azzurro, divenne l&rsquo;ultimo avamposto di una prigionia politica senza precedenti, prima di assaporare la libert&agrave; in quel paradiso terrestre cos&igrave; distante dal Lago di Braies, in Alto Adige, eppure ad esso cos&igrave; affine per bellezza e pace. Una natura, amena ed incontaminata, custode silente di un pezzo di storia, oscura, del nostro Paese: con cui, ancora oggi, siamo costretti a convivere, per non dimenticare.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<p>La collettiva sar&agrave; visitabile fino al 3 giugno, quando chiuder&agrave; la rassegna il concerto in ricordo di quello che fu organizzato il 3 giugno del 1945 come omaggio alla libert&agrave; dei prigionieri. Tra i musicisti ci furono anche i nonni del Sindaco di Capri, il violinista Paolo Falco e sua moglie Elisabeth Rudorff.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Maggio al Parco Archeologico di Ercolano</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 06:45:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Da non perdere]]></category>

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		<description><![CDATA[Un maggio ricco di appuntamenti al Parco Archeologico di Ercolano: l’ultimo atto de “I luoghi del cibo”, le aperture in ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div><b></b>Un maggio ricco di appuntamenti al Parco Archeologico di Ercolano: l’ultimo atto de “I luoghi del cibo”, le aperture in occasione della Festa del Lavoro e della Domenica al Museo, e i nuovi percorsi tematici dedicati al mito di Ercole per famiglie e bambini. Un programma pensato per pubblici diversi, che conferma il ruolo del Parco come polo culturale vivo e accessibile nel cuore dell’area vesuviana.</div>
<div><b>1 maggio – Ultimo appuntamento con “I luoghi del cibo a Ercolano”</b></div>
<div><i>Visita tematica | Ultimo appuntamento della stagione</i></div>
<div>Il 1° maggio si chiude con l’ultimo appuntamento il ciclo di visite tematiche “I luoghi del cibo a Ercolano”, un percorso dedicato alla civiltà del cibo e ai piaceri della tavola nel mondo romano. Dal thermopolium alle domus, dal forno all’Antica Spiaggia fino al Padiglione della Barca, la visita racconta abitudini alimentari, commercio, produzione del pane, pesca e i dati emersi dalle più recenti ricerche antropologiche sul sito.</div>
<div></div>
<div><b>Informazioni pratiche</b></div>
<div><b>Data: </b>1° maggio 2026</div>
<div><b>Turni: </b>10:00–11:00 (visita in italiano) – 11:30–12:30 (visita in inglese)</div>
<div><b>Gruppi: </b>max 25 persone per turno</div>
<div><b>Costo: </b>attività gratuita con biglietto ordinario di ingresso al sito</div>
<div><b>Prenotazioni: </b><a href="http://www.coopculture.it/it/prodotti/i-luoghi-del-cibo-a-ercolano/" target="_blank" rel="noopener">www.coopculture.it/it/prodotti/i-luoghi-del-cibo-a-ercolano/</a></div>
<div></div>
<div><b>Visita la mostra collegata a Villa Campolieto</b></div>
<div>
<div><i>Si consiglia l’acquisto del biglietto integrato Parco + mostra per integrare la visita con la mostra “Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola a Ercolano”, allestita a Villa Campolieto (Corso Resina 283), a pochi metri dal Parco.</i></div>
</div>
<div></div>
<div><b>1 maggio – Festa del Lavoro: il Parco è regolarmente aperto</b></div>
<div>In occasione della Festa del Lavoro il Parco Archeologico di Ercolano osserverà il consueto orario di apertura. L’ingresso è a pagamento secondo le tariffe ordinarie.</div>
<div><b>Orario: </b>8:30 – 19:30 (ultimo ingresso ore 18:00)</div>
<div><b>Ingresso: </b>a pagamento con tariffe ordinarie (riduzioni e gratuità secondo normativa)</div>
<div><b>Informazioni:</b></div>
<div></div>
<div><b>3 maggio – #domenicalmuseo: ingresso gratuito al Parco e a Villa Sora</b></div>
<div>Domenica 3 maggio torna l’appuntamento con l’iniziativa ministeriale <b>#domenicalmuseo</b>: tutti i siti statali sono accessibili gratuitamente per l’intera giornata. Il Parco Archeologico di Ercolano aderirà all’iniziativa con ingresso libero per tutti i visitatori.</div>
<div><b>Data: </b>domenica 3 maggio 2026</div>
<div><b>Orario: </b>8:30 – 19:30 (ultimo ingresso ore 18:00)</div>
<div><b>Ingresso: </b>gratuito per tutti</div>
<div><b>Informazioni: </b><a id="OWA19fa50cc-414f-a650-c4b0-81a25d7de5a8" class="x_x_x_x_x_x_x_x_x_x_x_x_OWAAutoLink" href="https://ercolano.cultura.gov.it/" target="_blank" rel="noopener" data-auth="NotApplicable"><u>ercolano.cultura.gov.it</u></a></div>
<div>Per #domenicalmuseo aperta gratuitamente anche Villa Sora, a Torre del Greco, un’occasione per scoprire e valorizzare un luogo di rilevante interesse storico e culturale del territorio, inserito nel circuito delle iniziative di promozione del patrimonio. Il <b>Gruppo Archeologico Vesuviano</b>, dalle <b>ore 10.30 alle ore 12.45</b>, accoglierà appassionati e curiosi con una <b>visita guidata gratuita</b>, accompagnandoli alla scoperta degli ambienti ancora conservati della villa.<br />
Prenotazioni: <b>379 2196736</b> – <a id="OWA6c1a3a9f-e602-acfb-239e-3fafab0178de" class="x_x_x_x_x_x_x_x_x_x_x_x_OWAAutoLink mailto-link" href="mailto:archeotorre@gmail.com" target="_blank"><u>archeotorre@gmail.com</u></a></div>
<div></div>
<div><b>8 e 15 maggio – “Ercole in città” – Visita tematica per famiglie</b></div>
<div><i>Itinerario mitologico per bambini e famiglie</i></div>
<div>Con l’arrivo di maggio debutta “Ercole in città”, un itinerario tematico dedicato al mito dell’eroe attraverso affreschi, edifici pubblici e racconti delle sue celebri fatiche. Il percorso è pensato in particolare per bambini e famiglie, con un approccio narrativo e coinvolgente che rende l’archeologia accessibile e appassionante anche per i più piccoli.</div>
<div></div>
<div><strong>Foto: Sovrintendenza</strong></div>
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		<title>San Pietro a Majella, Giornata Internazionale del Jazz</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 10:49:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Da non perdere]]></category>

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		<description><![CDATA[<br />
Giovedì 30 aprile 2026 il Conservatorio di San Pietro a Majella celebrerà la Giornata Internazionale del Jazz con una ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div></div>
<div>Giovedì 30 aprile 2026 il Conservatorio di San Pietro a Majella celebrerà la Giornata Internazionale del Jazz con una maratona musicale incentrata sull’omaggio a Miles Davis e John Coltrane nel centenario della nascita.</div>
<div>Ospitata nella Sala Scarlatti, la kermesse prenderà il via alle ore 13.00 con gli allievi del Dipartimento di Jazz che ricorderanno i due musicisti con l’esecuzione di celebri standard come “All Blues” e “Freddie Freeloader”, brani simbolo della rivoluzione modale impressa da Davis con l’album Kind of Blue, e “Resolution” e “Lazy Bird”, pagine che restituiscono la forza innovativa della scrittura di Coltrane.</div>
<div>Con l’esibizione di ensemble e formazioni diverse, il programma della giornata attraverserà anche i repertori di Chick Corea, Horace Silver, Benny Golson, Duke Ellington, Sonny Rollins e Cedar Walton, offrendo al pubblico una panoramica sulla storia e sull’evoluzione del jazz.</div>
<div>Alle ore 18, sarà la volta dell’Orchestra del Conservatorio, diretta dal maestro Giuseppe Galiano, che eseguirà “Rhapsody in Blue” di George Gershwin, con Lino Costagliola al pianoforte.</div>
<div>La manifestazione vivrà il suo clou alle ore 18.30 con il concerto dei docenti del Dipartimento di Jazz, intitolato “La musica di Miles Davis e John Coltrane”.</div>
<div>Sul palco della Sala Scarlatti saliranno Maria Pia De Vito alla voce, Giulio Martino al sax, Matteo Franza e Marco Sannini alla tromba, Nicola Ferro al trombone, Michele Di Martino e Dino Massa al piano, Marco De Tilla al contrabbasso, Antonio Romano e Salvatore Tranchini alla batteria, da anni protagonisti della scena jazzistica italiana e internazionale.</div>
<div>A loro il compito di riproporre brani che sono entrati a pieno titolo nella storia della musica del Novecento, come “My Favorite Things” di John Coltrane e “Tutu” di Miles Davis.</div>
<div>I concerti di giovedì 30 aprile sono ad ingresso gratuito fino ad esaurimento posti.</div>
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		<title>La Mortella, agli Incontri Musicali Herman Med Cerisha</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Apr 2026 17:16:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Da non perdere]]></category>
		<category><![CDATA[Ischia]]></category>

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		<description><![CDATA[Sarà il pianista Herman Med Cerisha il protagonista dei concerti di sabato 11 e domenica 12 aprile ai Giardini La ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sarà il pianista <strong>Herman Med Cerisha</strong> il protagonista dei concerti di <strong>sabato 11 e domenica 12 aprile</strong> ai <strong>Giardini La Mortella</strong> di Ischia. Herman classe 2006 è nato a Bari e a soli 8 anni è stato ammesso al National College of Music George Enescu di Bucarest, Romania. Un vero prodigio. Nel 2020, grazie ad una borsa di studio, si è trasferito a Londra per studiare alla Purcell School, dove nel 2021 ha ottenuto il riconoscimento come miglior studente dell&#8217;anno. Dal 2024, grazie ad una nuova borsa di studio, frequenta la Royal Academy of Music di Londra, dove continua il suo perfezionamento.</p>
<p>Herman ha ottenuto oltre 40 premi in concorsi internazionali, ha partecipato a masterclass con pianisti di fama internazionale, esibendosi in sale da concerto di prestigio. Nel 2025 è stato anche selezionato come Talent Unlimited Artist, organizzazione che sostiene il suo percorso artistico.</p>
<p>Il programma che Herman Med Cerisha offrirà al pubblico della Mortella presenta alcuni dei maggiori capolavori del repertorio pianistico, tra cui la celeberrima <strong>sonata op. 53 di Ludwig van Beethoven</strong>, denominata <strong>Waldstein</strong>, dal nome del conte suo amico e protettore al quale è stata dedicata. In questa monumentale sonata, vero e proprio compendio delle conquiste formali del compositore, Beethoven dilata a dismisura le potenzialità dello strumento e della tecnica pianistica.</p>
<p><strong>I concerti si terranno alle ore 17.00 presso la Recital Hall dei Giardini la Mortella.</strong></p>
<p><strong>Info e prenotazioni: lamortella.org</strong></p>
<p>A partire dal mese di aprile torneranno anche gli incontri culturali di “<strong>Kepos &#8211; Paesaggi e Archeologia</strong>” la serie di conferenze di divulgazione storica e scientifica promosse dalla Fondazione Walton con il coordinamento scientifico di Mariangela Catuogno per valorizzare il patrimonio archeologico e naturalistico dell’isola d’Ischia. Primo incontro in calendario, giovedì <strong>16 aprile</strong>, con un appuntamento dedicato al rapporto tra committenza ed esecutori nella realizzazione del <strong>Giardino all’Inglese della Reggia di Caserta</strong>. Il tema del dialogo tra artista e committenza tornerà anche nell’incontro conclusivo, previsto nel mese di ottobre, dedicato a <strong>Raffaello e alla sua attività a Villa Farnesina a Roma</strong>.</p>
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		<title>Palazzo Reale, riapre il giardino Romantico</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 15:56:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Da non perdere]]></category>

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		<description><![CDATA[In occasione della Pasqua riapre definitivamente il Giardino Romantico del Palazzo Reale di Napoli, dopo il complesso restauro. Una sorpresa per i ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">In occasione della Pasqua riapre definitivamente il Giardino Romantico del Palazzo Reale di Napoli, dopo il complesso restauro. Una sorpresa per i visitatori che trascorreranno al museo la prima domenica del mese in cui l’accesso è gratuito, come in tutti i siti della cultura italiani. Il giorno di Pasquetta, come era consuetudine prima del restauro, il Giardino sarà interdetto al pubblico, ma da martedì 7 aprile sarà definitivamente aperto tutti i giorni della settimana fino ad un’ora prima del tramonto.</p>
<p style="font-weight: 400;"><em>«La riapertura del Giardino Romantico &#8211; </em>commenta il Direttore generale Musei <strong>Massimo Osanna</strong><em> &#8211; restituisce ai pubblici una parte importante del Palazzo Reale, ampliando e arricchendo l’esperienza di visita. L’intervento ha consentito di recuperare la leggibilità del disegno storico e dei valori della composizione ottocentesca, restituendo al giardino la sua identità di spazio in cui architettura, paesaggio e sapere botanico si intrecciano. </em></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>Si tratta di un intervento significativo, sostenuto dal Ministero della Cultura nell’ambito del Piano Strategico Grandi Progetti Beni Culturali, che ha permesso di recuperare un contesto di grande qualità, rendendolo nuovamente accessibile e fruibile nel rispetto della sua complessità storica e paesaggistica»</em></p>
<p style="font-weight: 400;"> I lavori, iniziati nel settembre del 2024, hanno interessato la risistemazione delle componenti, impiantistica, architettonica e vegetale per restituire la sua complessa e stratificata immagine storica. Durante questi venti mesi di interdizione al pubblico, si conclusi i lavori strutturali e si sono aggiunti i tempi della natura. Infatti, per la realizzazione dei tappeti erbosi e per la messa a dimora delle piante iniziati alla fine del settembre scorso, è stato necessario sospendere le attività nei mesi più caldi della stagione estiva ed attendere  in primavera l’attecchimento delle piante.</p>
<p style="font-weight: 400;">La direttrice delegata <strong>Tiziana D’Angelo</strong> ha voluto riaprire lo spazio verde offrendo una piacevole sorpresa in occasione delle festività pasquali e della prevista affluenza di turisti e visitatori.</p>
<p style="font-weight: 400;"> <em>“Domenica è prevista anche l’apertura gratuita dei musei su iniziativa del Ministero della Cultura – </em>ricorda la direttrice<em> delegata – Un’ occasione eccellente per restituire ai visitatori del Palazzo Reale  e all’intera comunità il Giardino Romantico restaurato, offrendo loro l’opportunità di riscoprirne  il fascino secolare. Il giardino sarà aperto tutti i giorni della settimana, un polmone al centro della città, sempre accessibile gratuitamente”.</em></p>
<p style="font-weight: 400;"><em> </em>Lo studio e la progettazione, durati quasi due anni, sono stati affidati all’architetto paesaggista <strong>Marco Ferrari</strong>, che, successivamente alla risistemazione delle componenti architettoniche e impiantistiche, si è concentrato sul patrimonio vegetale con la finalità di arricchirlo e recuperare la valenza del collezionismo botanico. La ricomposizione della collezione botanica è avvenuta tramite la messa a dimora di nuovi alberi, arbusti e piante erbacee, attraverso una selezione dagli elenchi redatti da Friedrich Dehnhardt, «giardiniere botanico» di Ferdinando II di Borbone, che progettò il giardino negli anni Quaranta dell’Ottocento, pur nell&#8217;adattamento ai mutati scenari ambientali. Il Giardino Romantico ha un’estensione di 14.400 mq di cui 2.750 mq di superfici sono state pavimentate con cocciopesto di tufo e 3.150 mq sono piantate a prato. Sono state messe a dimora oltre 4.000 piante di cui 20 esemplari arborei e palmizi, 1.300 arbusti e 3.000 erbacee. Mentre i lavori del giardino sono ormai terminati  sono in fase di conclusione  anche quelli del restauro della cancellata monumentale, che circonda il giardino lungo via San Carlo.  Sui teli di cantiere è riportata  la scritta <strong>&#8220;AverCura&#8221;</strong>, nessun logo, nessuna immagine, ma solo un&#8217;esortazione al rispetto e alla cura dei nostri beni culturali.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>La  Storia</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Il Giardino Romantico ha una data di nascita, il 1842, quando l’architetto Gaetano Genovese e il botanico tedesco Frederic Dehnhardt lo ridisegnò ripartendo dal giardino del palazzo dei viceré, a seguito dell’abbattimento di alcuni edifici adibiti a maneggio. Ha appena compiuto 100 anni, invece, l’accesso da via san Carlo, ora chiuso, con lo scalone di accesso e un viale neobarocco che conduce direttamente alla Biblioteca Nazionale, realizzati nel 1924 dall’ingegnere Camillo Guerra. La veste odierna del giardino trae origine dagli interventi di ammodernamento del palazzo diretti dall’architetto Gaetano Genovese per Ferdinando II di Borbone, a seguito dell’incendio che nel febbraio del 1837 aveva profondamente segnato il complesso. Ad Antonio Niccolini, architetto di Casa Reale, si deve l’ambiziosa concezione generale del contesto urbano e del nuovo assetto del palazzo e dei giardini, secondo l’ormai consolidato gusto paesaggistico introdotto nel Regno di Napoli da John Andrew Graefer a Caserta.</p>
<p style="font-weight: 400;">Per la scelta della componente floristico-vegetazionale, volta a modellare l’elevato del giardino e a orientare viste sul paesaggio litoraneo, il Vesuvio e Castel Nuovo, è chiamato il botanico tedesco Friedrich Dehnhardt, già Capo giardiniere presso l’Orto Botanico di Napoli e Direttore dei giardini di Capodimonte, della Floridiana e dell’<em>Hortus Camaldulensis</em>. La sua decennale esperienza si traduce, per il nuovo giardino di Palazzo Reale, in uno straordinario assortimento botanico: su una superficie complessiva di poco meno di due ettari, tra il 1842 e il 1843 si collocano a dimora circa settemila piante, afferenti a quasi quattrocento specie arboree, arbustive ed erbacee, autoctone ed esotiche, introdotte in Europa da Asia, Australia, Africa e Americhe. Negli anni Ottanta dell’Ottocento si assiste alla demolizione dei bastioni di Castel Nuovo, in occasione del Risanamento urbanistico di Napoli, operazione che comporta l’ampliamento dello spazio prospicente il giardino e l’apertura prospettica verso la piazza del Municipio. Lo spostamento nell’Appartamento delle Feste della Real Biblioteca dal Palazzo dei Regi Studi nel 1924 e la conseguente necessità di un accesso dedicato implicano l’inserimento di un nuovo elemento nel giardino: un rigido viale rettilineo, perpendicolare al palazzo, taglia in trincea la composizione naturaliforme di Genovese e Dehnhardt. Il giardino è disegnato con aiuole sinuose nelle quali trovano dimora piante locali ed esotiche. Attualmente, al centro spicca un magnifico esemplare di Ficus magnolioide con splendidi rami di radici colonnari, mentre nelle aiuole sono visibili esemplari di pino delle Canarie, magnolia, jacaranda originaria del Sudamerica, piante di Strelitzia e Cycas importate nel corso del Settecento dall’Africa e dall’Asia.</p>
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		<title>Ori e splendori del trono che torna a Palazzo Reale</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Feb 2026 18:44:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Da non perdere]]></category>

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		<description><![CDATA[Torna nella “sua” sala il trono di Palazzo Reale, restaurato e con un nuovo certificato di nascita.  Splendido e luccicante, ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Torna nella “sua” sala il trono di Palazzo Reale, restaurato e con un nuovo certificato di nascita.  Splendido e luccicante, con la doratura che lo riporta alle origini, il trono torna a Napoli dopo oltre 16 mesi di assenza. Per l’occasione sono stati anche condotti importanti lavori sui tessili della sala.</p>
<p style="font-weight: 400;">Alla presentazione sono intervenuti<strong> </strong>tutti i protagonisti della realizzazione di un lavoro che ha coinvolto finanziatori, restauratori e storici dell’arte.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ha aperto l’incontro la Direttrice delegata <strong>Tiziana D’Angelo</strong>, che ha introdotto Il Vicedirettore delle Gallerie d’Italia  di Napoli <strong>Antonio Denunzio </strong>in rappresentanza di Intesa Sanpaolo. Il restauro del trono rientra infatti  nella XX edizione del progetto “Restituzioni”, promosso dalla Banca in collaborazione con il Ministero della Cultura.</p>
<p style="font-weight: 400;">La direttrice<strong> </strong>dei  Laboratori del Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale<strong> Michela </strong><strong>Michela Cardinali</strong>, ha illustrato le fasi del restauro del trono e la referente scientifica del progetto per Palazzo Reale e <strong>Paola Ricciardi </strong>ne ha tracciato il percorso.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Antonella Delli Paoli, </strong>funzionaria storica dell’arte Palazzo Reale con <strong>Ilaria La Volla</strong>, funzionaria restauratrice della reggia napoletana, hanno curato la visita guidata, raccontando delle scoperte documentarie che hanno rivelato la sua fattura sabauda e non borbonica e illustrando la risistemazione dei tessili nella sala del Trono realizzata dalla restauratrice <strong>Graziella Palei</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il 12 settembre 2024 il trono è partito alla volta del <em>Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale </em>di Torino<em> </em>per il restauro reso possibile grazie al progetto “Restituzioni” di Intesa Sanpaolo ed è stato sostituito, in questo periodo di assenza, da una seduta borbonica settecentesca.</p>
<p style="font-weight: 400;">I lavori, durati 7 mesi, sono stati condotti, dopo un’ispezione realizzata con tecnologie avanzate grazie a scienziati del CNR, dai restauratori del CCR La Venaria Reale che hanno applicato il protocollo di analisi e di intervento già adottato su manufatti analoghi, come il trono del Palazzo del Quirinale<em>.</em></p>
<p style="font-weight: 400;">Nel corso di questi mesi, sono stati avviati studi e ricerche dai funzionari storici dell’arte di Palazzo Reale che hanno rivelato una datazione diversa da quella nota fino ad ora: il trono, catalogato come di fattura borbonica e risalente al 1845-50, è stato, in realtà, è stato commissionato dai Savoia e liquidato nel 1874. Una notizia che fa slittare la sua realizzazione di 30 anni e che riscrive non solo la storia del trono e la sua origine, ma anche la cronologia del Palazzo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Subito dopo il restauro, nel mese di maggio dello scorso anno, il trono è stato esposto alla Reggia di Venaria di Torino per un’esclusiva <em>preview</em> della XX edizione di una delle più importanti iniziative del <em>Progetto Cultura di Intesa </em>Sanpaolo, la mostra “Restituzioni” che si è svolta a Roma al Palazzo delle Esposizioni, dal 28 ottobre 2025 al 18 gennaio 2026.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ma perché la Sala del Trono fosse degna di ricevere il suo protagonista principale sono stati effettuati restauri al tappeto sui quali poggia la seduta regale, alle fasce laterali che ricoprono la pedana e alle mantovane delle tende della sala oltre ad un accurato “spolvero” del baldacchino, curati dalla restauratrice Graziella<strong> Palei</strong>, della ditta “Conservazione e Restauro Opere d’Arte” con il coordinamento delle restauratrici di Palazzo Reale.</p>
<p style="font-weight: 400;">I lavori ai tessili sono stati effettuati negli ultimi tre mesi direttamente nella sala del Trono, in modo che potessero essere osservate dal vivo le fasi del restauro, complesso e delicato.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ora finalmente il simbolo della reggia è rientrato al suo posto ed i visitatori possono tornare a immergersi nell’atmosfera regale che si respira a Palazzo.</p>
<p style="font-weight: 400;"> <strong>DICHIARAZIONI</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><u> </u></strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Massimo Osanna<em> Direttore generale Musei </em></strong></p>
<p><em>Il rientro del Trono al Palazzo Reale di Napoli segna il compimento di un articolato percorso di studio, restauro, ricerca e valorizzazione che ha profondamente rinnovato la conoscenza di questo significativo.</em></p>
<p><em>Le attività di studio condotte dai professionisti del museo hanno consentito di chiarire con precisione origine e datazione, mentre l’intervento conservativo, realizzato nell’ambito del progetto Restituzioni di Intesa Sanpaolo in collaborazione con il Centro di Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”, e le successive esposizioni temporanee presso la Reggia di Venaria e il Palazzo delle Esposizioni di Roma, hanno contribuito in modo determinante alla valorizzazione dell’opera e all’ampliamento delle sue modalità di fruizione.</em></p>
<p><em>Questa esperienza conferma come i musei siano oggi luoghi attivi di produzione di conoscenza, in cui studio, conservazione e valorizzazione procedono insieme, e mette in evidenza il valore di collaborazioni virtuose, sia all’interno del Sistema Museale Nazionale sia nel dialogo tra pubblico e privato.</em></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Tiziana D’Angelo, Direttrice delegata del Palazzo Reale di Napoli</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>Il trono, simbolo del Palazzo Reale di Napoli, fa ritorno nell’Appartamento di Etichetta, nella sala cui appartiene e che oggi ritrova la propria identità. Un restauro reso possibile dal progetto Restituzioni di Intesa Sanpaolo, ma che si colloca all’interno di un più ampio e complesso intervento sulla Sala del Trono coordinato e diretto dai nostri restauratori, che ha visto anche lavori di risistemazione e ripristino dei tessili, del tappeto e del baldacchino. </em><em>Dunque un importante lavoro di squadra completato dagli studi dei nostri storici dell’arte e archivisti, che hanno ricondotto la commissione e realizzazione del trono all’età sabauda, facendo nuova luce su una delle opere più rappresentative della Reggia.</em></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici Intesa Sanpaolo e Direttore Generale Gallerie d’Italia</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>“Il modo con cui ci siamo presi cura del prezioso manufatto di Palazzo Reale dimostra chiaramente lo spirito </em><em>di Restituzioni, il programma che da oltre trentasei anni ci vede al fianco delle istituzioni pubbliche nella </em><em>difesa e valorizzazione del patrimonio culturale italiano. </em></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>Il restauro del trono affidato ai migliori </em><em>professionisti, le nuove conoscenze emerse dagli studi, il percorso di condivisione  dell’opera, prima a Venaria </em><em>Reale e poi a Roma, per “restituirla” oggi, in una veste di rinnovata bellezza, alla propria comunità: tutto </em><em>questo racconta l’impegno concreto della Banca per preservare e promuovere le testimonianze artistiche del </em><em>Paese, di cui è ricchissima Napoli, una delle città delle nostre Gallerie d’Italia alla quale siamo </em><em>particolarmente legati.”</em></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Alfonso Frugis, Presidente del Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>La collaborazione tra la Fondazione Centro per la Conservazione ed il Restauro dei Beni Culturali “La Venaria Reale” (CCRR) e il Palazzo Reale di Napoli è nata anni fa nell’ambito di un progetto di conservazione preventiva e programmata, che ha portato i professionisti del Centro a condurre una campagna di schedatura conservativa e definizione di attività dirette sulle opere delle collezioni del Palazzo. Grazie al lavoro congiunto, il Palazzo Reale di Napoli ha potuto avere una mappa delle priorità di restauro, tra cui la necessità di intervenire sul trono</em>.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Michela Cardinali, direttrice Laboratori di Restauro e Scuola di Alta Formazione e Studio del CCR “La Venaria Reale”</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>Grazie alla rassegna “Restituzioni” di Intesa Sanpaolo è stato possibile compiere questo impegnativo restauro che ha coniugato le competenze dei funzionari del Palazzo Reale di Napoli e dei restauratori e scienziati del CCR. Abbiamo potuto effettuare radiografie digitali complete sul trono, per comprenderne la complessità costruttiva, grazie ad un apparato radio-tomografico di cui sono dotati i nostri laboratori per effettuare analisi su oggetti di grandi dimensioni. Si è poi eseguita la pulitura della doratura selettiva e senza l’utilizzo di agenti chimici aggressivi grazie a tecnologie LASER e con un approccio sostenibile ed eco-compatibile a cui il CCR da tempo guarda</em>”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Suo Orsola, la storia della musica lirica italiana</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 17:15:45 +0000</pubDate>
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 “Napoli rivive la grande scena”: una Mostra per celebrare i 2500 anni della città con un viaggio internazionale della ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-21-alle-18.13.38.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-159316" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-21-alle-18.13.38-300x191.png" alt="Suor Orsola 2" width="300" height="191" /></a></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong> </strong><strong>“Napoli rivive la grande scena”: una Mostra per celebrare i 2500 anni della città con un viaggio internazionale della cultura partenopea negli Istituti italiani di cultura nel mondo.</strong></p>
<blockquote>
<p style="font-weight: 400;"><em>Il camerino virtuale è la chicca del progetto multimediale dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli.</em></p>
<p><strong>Una delle più significative testimonianze della storia della scena teatrale con bozzetti e costumi</strong> di ispirazione storica, mitologica, letteraria, romanzesca, allegorica e fantastica, che documentano centinaia di titoli, personaggi, interpreti e costumi apparsi nei Reali Teatri di Napoli e in alcuni tra i principali teatri italiani ed europei nell’Ottocento. <strong>“Napoli rivive</strong> <strong>la grande scena. I figurini teatrali a Napoli per un immaginario della storia della musica lirica italiana patrimonio dell&#8217;umanità&#8221; è il titolo didascalico di una suggestiva mostra di respiro internazionale ideata e realizzata </strong>in occasione dei 2500 anni dalla fondazione della città di Napoli, dall’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli insieme con il <strong>Comitato Nazionale Neapolis 2500</strong>, istituito congiuntamente dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dal Ministero della Cultura, con l’obiettivo di portare in giro per il mondo, <strong>attraverso la cultura partenopea, uno spaccato della grande stagione del melodramma europeo.</strong></p></blockquote>
<p>“<strong>La mostra arricchisce ulteriormente il nutrito e articolato programma di eventi organizzati per le celebrazioni dei 2500 anni dalla fondazione di Napoli</strong>, una grande capitale mediterranea che il Governo punta a rendere sempre più protagonista in Europa e nel mondo”. Così il vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale<strong>, Antonio Tajani</strong>, sottolinea l’importanza di un’iniziativa che, come evidenzia anche il Ministro della Cultura, <strong>Alessandro Giuli,</strong> “conferma <strong>la crescente consapevolezza del grande ‘capitale’ storico e identitario di Napoli che, in particolare nel suo originale e ineguagliabile ‘genius loci’,</strong> rappresenta non soltanto un modello culturale e simbolico, ma anche <strong>una risorsa economica </strong>che può e deve costituire <strong>un motore di crescita e innovazione, oltre che di progresso sociale e civile, per l’Italia intera</strong>”.</p>
<p>“I figurini teatrali &#8211; evidenzia <strong>Michele di Bari</strong>, Prefetto di Napoli e presidente del Comitato Nazionale Neapolis 2500 &#8211; non sono soltanto opere d’arte ma <strong>sono tracce vive della creatività napoletana che, per secoli, ha contribuito a definire l’immaginario dell’opera italiana nel mondo</strong>. Come Comitato Nazionale Neapolis 2500 sosteniamo con convinzione questo progetto perché <strong>il patrimonio dell’umanità non è ciò che semplicemente ereditiamo, ma ciò che scegliamo di valorizzare e trasmettere e Napoli, con la sua tradizione lirica, continua a farlo con orgoglio e responsabilità in tutto il mondo</strong>”.</p>
<p>L’allestimento della mostra curato dalle storiche dell’arte <strong>Francesca De Ruvo e Alessandra Monica Mazzaro</strong> con il coordinamento scientifico di <strong>Pierluigi Leone de Castris</strong>, con un progetto senza precedenti capace di attrarre sia gli addetti ai lavori, dagli scenografi agli storici della moda, sia il vasto pubblico degli appassionati di teatro e musica, è articolato in sezioni che fondono storia, tradizione e innovazione. <strong>Tre sono esattamente le sezioni della mostra</strong>: i figurini originali, la riproposizione dei costumi di scena e un’esperienza immersiva con un camerino virtuale animato da ologrammi ed altre tecnologie digitali, accompagnando così il visitatore in un affascinante viaggio immersivo dal bozzetto alla mise en scène.</p>
<p>“<strong>L’innovativa articolazione della mostra in sezioni che mettono in dialogo arte, musica, moda e spettacolo</strong> &#8211; sottolinea il Rettore dell’Università Suor Orsola Benincasa <strong>Lucio d’Alessandro</strong> &#8211; è frutto dell’impegno del nostro Ateneo, la più antica libera Università italiana, nello <strong>sviluppare nuove forme di fruizione, valorizzazione e comunicazione del patrimonio culturale che sappiano fare sistema tra scienze umane e nuove tecnologie</strong> così come insegniamo da anni in alcuni dei nostri percorsi di alta formazione di avanguardia come il corso di laurea magistrale in <strong>Digital Humanities</strong> e il dottorato di ricerca in <strong>Humanities and Technologies</strong>”.</p>
<p><strong><u>I figurini teatrali della Collezione Pagliara</u></strong></p>
<p>Realizzati dai più abili figurinisti attivi nei Reali Teatri di Napoli per vestire ‘capricciose’ prime donne, interpreti e intere compagnie di canto e di ballo delle mises en scène musicate da compositori come <strong>Gioacchino Rossini, Giuseppe Verdi e Gaetano Donizetti</strong> e allestite da scenografi come Pasquale Canna e Pietro Venier, i figurini teatrali della collezione della Fondazione Pagliara dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli consentono <strong>un viaggio lungo quasi un secolo nel panorama musicale e teatrale europeo, che proprio a Napoli, e particolarmente al San Carlo, trovò uno dei momenti più alti della produzione costumistica di tutti i tempi.</strong></p>
<p>Il prezioso materiale grafico in mostra proviene dalla raccolta di oltre <strong>1280 costumi teatrali appartenuta a Carlo Guillaume</strong>, impresario dei Reali Teatri di Napoli nella seconda metà del XIX secolo e appaltatore e proprietario dei costumi dalla stagione 1871-1872 alla stagione 1876-1877, acquisita nel 1896 da Rocco Pagliara e poi confluita nella raccolta d’arte della Fondazione Adelaide e Maria Antonietta Pagliara.</p>
<p>Rifiniti a grafite o a china, colorati a tempera o in delicati acquerelli, i disegni in mostra delineano i principali filoni tematici del melodramma ottocentesco, in cui costumi storico-letterari si affiancano a iconografie esotiche e orientaleggianti, insieme alle quali rappresentazioni immaginifiche si alternano a temi antichi legati alla classicità e a modelli apertamente influenzati dalle mode del tempo.</p>
<p><strong><u>Dai disegni ai costumi con la firma di Odette Nicoletti</u></strong></p>
<p>La grande carica innovativa della mostra è rappresentata dalla sezione centrale allestita grazie alla realizzazione di costumi di scena ispirati a una selezione di figurini, ideati per le cure di <strong>Odette Nicoletti</strong> in collaborazione con <strong>Luigi Benedetti</strong> ed esposti su manichini, con approfondimenti dedicati ai materiali e alle tecniche utilizzate.<strong><u><br />
</u></strong></p>
<p>La scelta si è ispirata ai costumi ideati dal figurinista <strong>Filippo del Buono</strong> che, grazie alla sua versatilità e al costante aggiornamento sulle tendenze dell’epoca, fu per oltre quarant’anni la figura dominante nella produzione costumistica dei Reali Teatri di Napoli. Tra i quattro balli rappresentati &#8211; <em>Il Talismano</em>, <em>L’Amadriade</em>, <em>Saida</em> e <em>Zoraide</em> &#8211; i primi due offrono allo spettatore un’esperienza particolarmente significativa: il primo perché i costumi furono utilizzati unicamente nelle due rappresentazioni del novembre 1865; il secondo perché l’opera, rimasta allo stadio progettuale, non vide mai la creazione degli abiti di scena, che solo oggi si presentano nella ricchezza dei loro tessuti e delle loro lavorazioni sartoriali.</p>
<p><strong><u>Il Camerino virtuale: un viaggio immersivo dal bozzetto al palcoscenico</u></strong></p>
<p>Il camerino virtuale rappresenta il cuore tecnologico del progetto <strong>“Napoli Rivive la grande scena”,</strong> un’esperienza digitale immersiva <strong>che trasforma la fruizione della raccolta storica di figurini teatrali della Collezione Pagliara in un viaggio emozionale attraverso la grande tradizione del ballo e del bel canto italiano. </strong>Concepito come uno spazio espositivo innovativo, il camerino virtuale ricrea digitalmente l’atmosfera intima e suggestiva del camerino teatrale, quel luogo magico dove il costume prende vita sul corpo dell’interprete prima di approdare sul palcoscenico. <strong>Attraverso l’integrazione di tecnologie avanzate di realtà virtuale, body tracking, olografia e videoproiezione, il visitatore non è più semplice spettatore ma diventa protagonista attivo di una vera e propria messa in scena digitale.</strong></p>
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