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	<title>SCRIVONAPOLI &#187; Personaggio</title>
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	<description>Giornale Online &#124; Le notizie di Napoli e Campania</description>
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		<title>Ciro Esposito primo italiano alla guida della Società IPEG</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Jun 2026 09:52:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<br />
Dagli Stati Uniti lo sguardo si &#232; posato su Napoli per la guida della IPEG (International Pediatric Endosurgery Group), ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p align="CENTER"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Dagli Stati Uniti lo sguardo si &egrave; posato su Napoli per la guida della IPEG (International Pediatric Endosurgery Group), la pi&ugrave; importante societ&agrave; scientifica internazionale di chirurgia laparoscopica e robotica pediatrica. </span></span></p>
</blockquote>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">L&rsquo;onore di questa carica &egrave; andato al professor </span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><strong>Ciro Esposito</strong></span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, Ordinario di Chirurgia pediatrica dell&rsquo;Universit&agrave; Federico II e direttore della UOC di Chirurgia pediatrica dell&rsquo;Azienda Ospedaliera federiciana. Cos&igrave;, Napoli si conferma sempre pi&ugrave; al centro della chirurgia pediatrica internazionale e rafforza il proprio legame scientifico con gli Stati Uniti. La nomina &egrave; stata resa ufficiale in occasione del Congresso Mondiale di Chirurgia Pediatrica, che si &egrave; svolto a Vienna davanti a una platea di circa 1500 chirurghi pediatrici provenienti da tutto il mondo. A consegnare la medaglia che simboleggia questa nomina &egrave; stato il presidente uscente Kate Barsness, di Chicago. Per il professor Esposito si tratta di un ulteriore, importante riconoscimento del lavoro portato avanti da oltre vent&rsquo;anni a Napoli nel campo della chirurgia mini-invasiva, laparoscopica e robotica pediatrica. Un settore nel quale il Policlinico Federico II ha consolidato un ruolo di riferimento, attirando pazienti non solo dalla Campania e da altre regioni italiane, ma anche dall&rsquo;estero.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #00000a;">&ldquo;</span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><em>Sono onorato di questo prezioso riconoscimento</em></span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"> &ndash; ha detto Esposito &ndash; </span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><em>soprattutto perch&eacute; sono il primo italiano che ricopre questa importante carica. &Egrave; la dimostrazione che anche i chirurghi pediatrici americani apprezzano il lavoro di sviluppo nel campo delle nuove tecnologie laparoscopiche e robotiche che da oltre vent&rsquo;anni con il mio team di medici e infermieri portiamo avanti presso la UOC di Chirurgia pediatrica dell&rsquo;Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II</em></span></span><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">&rdquo;. Il rapporto tra Napoli e Stati Uniti avr&agrave; ora una nuova tappa di grande rilievo: Esposito avr&agrave; infatti il compito di organizzare il Congresso americano di chirurgia pediatrica, che si svolger&agrave; proprio a Napoli nell&rsquo;aprile 2027. L&rsquo;appuntamento porter&agrave; in citt&agrave; circa mille chirurghi pediatrici e vedr&agrave; la partecipazione anche della Societ&agrave; europea di chirurgia pediatrica, ESPES, e della Societ&agrave; italiana di chirurgia pediatrica, SICP. Napoli diventer&agrave; cos&igrave;, per alcuni giorni, un punto di incontro tra le principali scuole chirurgiche internazionali, con un dialogo diretto tra esperienza americana, competenze europee e tradizione italiana. Al centro del confronto ci saranno le tecnologie che stanno cambiando la chirurgia pediatrica: la robotica, l&rsquo;applicazione dell&rsquo;intelligenza artificiale alla chirurgia mini-invasiva, e la chirurgia guidata dalla fluorescenza, nota come ICG guided surgery.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Al Policlinico Federico II queste innovazioni sono gi&agrave; parte della pratica quotidiana. La struttura dispone di due sale operatorie multimediali integrate 3D, 4K e ICG dedicate alla chirurgia pediatrica, tra le pi&ugrave; avanzate in Italia. La UOC diretta da Esposito &egrave; inoltre centro di riferimento regionale per la chirurgia robotica e mini-invasiva pediatrica. La chirurgia robotica e mini-invasiva consente di eseguire interventi pi&ugrave; precisi, riducendo il rischio di complicanze e il dolore post-operatorio. Ma nel modello sviluppato all&rsquo;Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II la tecnologia si coniuga con l&rsquo;umanizzazione delle cure. I bambini possono accedere alla sala operatoria con macchinine, tirare un rigore, grazie a una piccola porta da calcio installata nel percorso e, per i pazienti pi&ugrave; grandi, utilizzare visori di realt&agrave; virtuale.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">La nomina di Esposito alla guida dell&rsquo;IPEG e il congresso americano in programma a Napoli nel 2027 segnano dunque un doppio riconoscimento: al percorso personale di un chirurgo italiano e alla capacit&agrave; della scuola napoletana di dialogare alla pari con i pi&ugrave; avanzati centri internazionali, dagli Stati Uniti all&rsquo;Europa.</span></span></p>
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		<title>Cultura in mutamento, fra musica e tradizione</title>
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		<pubDate>Wed, 06 May 2026 17:31:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Personaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Persone]]></category>

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Si è svolto nella Chiesa dei SS. Marcellino e Festo, presso il Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr">
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<p class="s7" style="text-align: left;">Si è svolto nella Chiesa dei SS. Marcellino e Festo, presso il Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, l’incontro tra <span class="s2">La Niña</span> – pseudonimo di Carola Moccia – e gli studenti dell’Ateneo federiciano. Al centro del dibattito con l’artista, organizzato nell’ambito del format “I Linguaggi della Creatività”, le tematiche della cultura, dell’identità e della tradizione, calate nel contesto partenopeo.</p>
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<p class="s6">A dialogare con l’artista, il professor<span class="s2"> Lello Savonardo</span>, coordinatore del Corso di Laurea Magistrale in Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica e responsabile scientifico dell’Osservatorio Giovani del Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Ad aprire l’incontro, le parole della Direttrice del Dipartimento di Scienze Sociali, la professoressa<span class="s2"> Dora Gambardella</span>, che ha accolto La Niña e <span class="s2">Alfredo Maddaluno</span>, il suo collaboratore e produttore.</p>
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<p class="s7">“La Niña è un simbolo di Generazione CreAttiva che vuole promuovere il talento dei giovani anche per l’impegno sociale attraverso l’arte”. Così il professor Savonardo ha definito l’artista partenopea. “Con le sue canzoni, che trasmettono messaggi sociali, ci permette di fare una discussione, un confronto, una lezione con i nostri studenti su questi temi”, ha continuato il docente. “Generazione CreAttiva è un progetto di ricerca-azione. In questo contesto abbiamo inserito ‘I Linguaggi della Creatività. Conversazioni con La Niña’ per discutere con lei non solo dei processi creativi, del suo talento e dei suoi percorsi artistici, ma anche dell’impegno sociale che lei promuove nelle sue canzoni”.</p>
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<p class="s6">Il successo non le ha impedito di guardare al suo passato e alla sua formazione: “La realtà non poteva corrispondere alle aspettative perché non ce n’erano, di aspettative. Penso siano le più grandi nemiche della creatività. È stato un anno incredibile. Ho avuto la conferma che la musica è un linguaggio molto potente: custodisce sensazioni molto complesse ma unisce allo stesso tempo le persone con molta semplicità. Ho sentito molta naturalezza con il mio pubblico, viscerale. Sento che abbiamo costruito qualcosa di indistruttibile”. In conclusione, rispondendo alla domanda del professor Savonardo: “dove trovi l’ispirazione?”. La risposta è stata sorprendente: “quando ho scritto Pica Pica – ha detto la Niña – l’ho fatto in 30 minuti, ero posseduta. Quando ho finito mi sono chiesta chi mi ha aiutato, con chi ero? Ma ero da sola”.</p>
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		<title>Claudio Baglioni, in cattedra alla Federico II</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 09:24:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Personaggio]]></category>
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		<description><![CDATA[Si è tenuto, nella suggestiva cornice cinquecentesca della chiesa di San Marcellino, l&#8217;incontro tra Claudio Baglioni e gli studenti dei ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Si è tenuto, nella suggestiva cornice cinquecentesca della chiesa di San Marcellino, l&#8217;incontro tra Claudio Baglioni e gli studenti dei corsi di laurea in musicologia, etnomusicologia, storia dell&#8217;arte, storia dell&#8217;architettura, geografia ed economica dell&#8217;Università degli Studi di Napoli Federico II e gli studenti del laboratorio radiofonico d’Ateneo, F2 RadioLab. Una sala gremita ha accolto l&#8217;Artista e architetto in un dialogo aperto e intenso sul rapporto tra musica, bellezza e patrimonio culturale.</p>
<p>Al centro della conversazione il progetto <strong>&#8220;GrandTour LA VITA È ADESSO&#8221;, </strong>il tour in quaranta tappe che da fine giugno a metà settembre 2026 porterà Baglioni a esibirsi nei più suggestivi scenari all&#8217;aperto d&#8217;Italia: luoghi di inestimabile valore storico, archeologico e paesaggistico. In Campania, le tre tappe previste sono l&#8217;Anfiteatro degli Scavi di Pompei, l&#8217;Arena dei Templi di Paestum e la Reggia di Caserta.</p>
<p>Gli studenti hanno rivolto all&#8217;Artista domande sulla sua carriera, sulle scelte che l&#8217;hanno guidato e sull&#8217;idea di coniugare la dimensione musicale alla scoperta e alla valorizzazione dei beni culturali italiani. Baglioni ha restituito testimonianze e riflessioni richiamando il grande concetto storico-culturale del viaggio di formazione settecentesco e la sua trasfigurazione in una straordinaria esperienza live contemporanea.</p>
<p>Al suo ingresso in sala, Claudio Baglioni è stato accolto dal rettore Matteo Lorito, che ha consegnato all&#8217;Artista un riconoscimento simbolo dell&#8217;Università Federico II: il sigillo d’Ateneo realizzato dal Maestro orafo Asad Ventrella, che ha creato il labirinto federiciano per celebrare la tappa degli ottocento anni dalla fondazione dell&#8217;Università degli Studi di Napoli e la sua indipendenza. Tra i doni anche la pergamena con la motivazione: “All’Architetto Claudio Baglioni, Poeta della musica italiana, per l&#8217;alto valore artistico e culturale del suo percorso musicale, e per aver scelto, per il suo GrandTour, location di inestimabile valore storico, archeologico e paesaggistico trasformando i suoi concerti in una narrazione della bellezza della Campania e dell’Italia tutta”.</p>
<p>“Vi ringrazio di questa accoglienza in un luogo così bello e suggestivo, non me l&#8217;aspettavo &#8211; ha esordito<strong> Baglioni</strong>entrando nella Chiesa di San Marcellino tra gli studenti della Federico II &#8211; non intendo solo questa magnificenza, ma anche una sala così gremita e che mi vuole bene. Devo confessare che faccio il musicista, il compositore e l&#8217;interprete per caso, non avevo nella mia famiglia una tradizione di musicisti o di artisti, né a livello professionale né amatoriale, mi ci sono trovato per puro caso e piano piano è diventata la mia professione, anzi forse ancora più il mio mestiere e la mia vita.  Sono abilitato ad essere architetto e la cosa curiosa è che sono iscritto all&#8217;albo degli Architetti di Napoli. I miei studi di Architettura me li sono portati un po&#8217; dentro il mio mestiere di musicista, perché buona parte dei palchi dei miei concerti, specialmente negli ultimi 20-25 anni, li ho disegnati io, da solo o in collaborazione con dei progettisti o appunto architetti e scenografi. In qualche modo questi tre fattori &#8211; essere musicista, essere “quasi” architetto e essere qui a Napoli &#8211; sono tre coincidenze straordinarie e anche di questo vi ringrazio”.</p>
<p>“Con il suo <strong>&#8220;GrandTour LA VITA È ADESSO</strong>&#8220;, Claudio Baglioni restituisce vita e significato contemporaneo al grande viaggio di formazione settecentesco, attraverso il linguaggio universale della musica – ha detto il <strong>rettore Lorito</strong> &#8211; La scelta di esibirsi in quaranta tra i più suggestivi scenari all&#8217;aperto d&#8217;Italia &#8211; luoghi di inestimabile valore storico, archeologico e paesaggistico &#8211; è un atto di profonda sensibilità culturale, prima ancora che artistica. Il progetto incarna l&#8217;anima autentica del Grand Tour: un viaggio che arricchisce l&#8217;individuo, promuove la conoscenza dell&#8217;arte e della cultura italiana e dimostra come un Artista possa farsi, al tempo stesso, interprete e custode dell&#8217;identità di un Paese. Per gli studenti, confrontarsi con il percorso e le scelte di un protagonista italiano della cultura internazionale rappresenta sempre un&#8217;occasione preziosa: la testimonianza che visione, impegno e rispetto per la bellezza possono trasformare un&#8217;opera d&#8217;arte in un&#8217;eredità condivisa. È con questo spirito che il nostro Ateneo &#8211; custode di oltre ottocento anni di sapere &#8211; ha accolto oggi Claudio Baglioni conferendogli un riconoscimento simbolico espressione di grande stima”.</p>
<p>All’incontro, condotto da <strong>Roberta Cacciapuoti e Matteo Torromino</strong>, studenti del laboratorio radiofonico della Federico II, F2 Radio Lab, hanno partecipato con i loro allievi i professori <strong>Andrea Maglio, Maria Paradiso, Simona Frasca, Giorgio Ruberti e Isabella Valente</strong>. Presenti anche gli allievi del professore <strong>Francesco de Cristofaro. </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>A Brescia arriva la pizza col ragù napoletano</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Nov 2025 10:45:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Personaggio]]></category>
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		<description><![CDATA[In occasione della prima Giornata del Ragù Napoletano, istituita dalla Regione Campania per la seconda domenica di novembre, lo chef ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em>In occasione della prima Giornata del Ragù Napoletano, istituita dalla Regione Campania per la seconda domenica di novembre, lo chef e pizzaiolo Ciro Di Maio presenta da San Ciro a Brescia la sua nuova creazione: una pizza dedicata al ragù campano, omaggio alle domeniche napoletane e alle nonne custodi della ricetta. Un intreccio tra memoria, innovazione e identità gastronomica del Sud.</em></p></blockquote>
<p>Il profumo del ragù che sobbolle per ore nella pentola, la casa che si riempie di vapore e attesa, la domenica che prende forma attorno al tavolo. È da quell’immaginario che nasce la nuova pizza di Ciro Di Maio, pizzaiolo e chef napoletano trapiantato a Brescia, ideata per celebrare la Giornata del Ragù Napoletano, la ricorrenza ufficialmente istituita dalla Regione Campania per la seconda domenica di novembre.</p>
<p>Nel suo locale “San Ciro”, a Brescia in via Sorbanella, Ciro ha deciso di rendere omaggio alla sua terra reinterpretando uno dei simboli più amati della cucina partenopea: il ragù. «È una ricetta che non si prepara, si cresce», spiega sorridendo lo chef. «Il ragù non è un sugo: è una storia che si racconta ogni domenica, quando la famiglia si riunisce e la casa profuma di tempo lento».</p>
<p>La sua pizza nasce proprio da questa idea di memoria. È una base verace, a lunga lievitazione, cotta nel forno a legna, sormontata da un sugo di carne cucinato con pazienza secondo la tradizione campana — braciole di manzo, tracchiulelle, cotiche e salsiccia — ma alleggerito e bilanciato mozzarella fior di latte o persino provola affumicata per far risaltare il ragù, restituendo cremosità e delicatezza. Un filo d’olio DOP e una decina di foglie di basilico (“la pizza deve profumare”, ripete spesso chef Ciro) completano un piatto che è al tempo stesso pizza, omaggio e manifesto d’amore.</p>
<p>La proposta nasce nel segno della prima “Giornata del Ragù Napoletano”, approvata con 34 voti favorevoli e una sola astensione dal Consiglio Regionale della Campania. L’intento della legge è quello di «ricordare un&#8217;identità culturale e non solo una ricetta gastronomica», dedicando la giornata anche «alle nonne, vere custodi di questa pietanza che unisce le famiglie».</p>
<p>È un messaggio che Ciro Di Maio sente profondamente suo. Nato a Frattamaggiore, nel cuore del Napoletano, nel 1990, cresciuto tra il profumo dei sughi e le voci della strada, Ciro ha costruito la sua carriera a forza di passione e sacrificio. Dopo gli studi all’alberghiero, interrotti per cominciare a lavorare giovanissimo, si è trasferito in Lombardia quindici anni fa, nel 2010, trovando un impiego da pizzaiolo in una grande catena. In pochi anni è riuscito a rilevare la pizzeria, diventandone prima socio e poi titolare unico. Così è nato San Ciro, oggi punto di riferimento per la ristorazione verace nel Bresciano.</p>
<p>Nel suo ristorante lavorano una quindicina di persone. Il menù spazia dalle pizze napoletane ai piatti di alta cucina, con ingredienti selezionati: pomodorini del Piennolo, olio DOP, porchetta di Ariccia IGP, mozzarella e ricotta di bufala campana DOP. Ma la vera firma di Ciro resta la manualità: “ogni pizza deve avere il suo carattere”, ama dire. “Odio le pizze perfettamente rotonde. Le tiro, le stendo, le tocco: se hanno più pomodoro da un lato, è perché uso pomodori veri”.</p>
<p>Negli anni San Ciro è diventato un luogo di incontro tra Nord e Sud, tra Brescia e Napoli. Sulle pareti del locale campeggiano le foto con i clienti più affezionati — calciatori del Brescia Calcio e della Germani Basket, personaggi dello spettacolo come Eva Henger, che una sera ha persino indossato il grembiule per impastare con lui.</p>
<p>Ma Ciro non dimentica le sue origini. Ha avviato progetti di formazione nel Rione Sanità di Napoli, portando online lezioni per gli studenti dell’Istituto Alberghiero D’Este Caracciolo. E nelle carceri lombarde, insegna il mestiere di pizzaiolo ai detenuti, convinto che “l’impasto possa cambiare le vite”.</p>
<p>«Questa pizza al ragù campano è la mia maniera di dire grazie alla terra da cui vengo. Il ragù non è solo un piatto: è la voce delle nostre nonne, è la domenica che inizia all’alba, è il rumore lento del cucchiaio di legno che gira nel tegame. Quando ho saputo della Giornata del Ragù Napoletano, ho sentito che dovevo fare qualcosa per celebrare quel legame. A Brescia ho trovato la mia seconda casa, ma il profumo del ragù mi riporta sempre a via Rossini, a Frattamaggiore, dove tutto è cominciato. Ho voluto creare una pizza che raccontasse quell’emozione, che unisse la mia vita di oggi con la mia infanzia. È una pizza che ha il sugo della tradizione, ma anche la leggerezza del presente. È una dedica alla mia storia, e a tutte le persone che ogni domenica mettono il cuore nel loro ragù».</p>
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		<title>Maratona sullo Stelvio, impresa di Gianni Sasso</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Sep 2025 10:42:44 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Persone]]></category>

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		<description><![CDATA[Gianni nel comune di Valdidentro ha corso in compagnia della famosa Running Coach, Eleonora Gardelli, campionessa italiana di maratona, e ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Gianni nel comune di Valdidentro ha corso in compagnia della famosa Running Coach, Eleonora Gardelli, campionessa italiana di maratona, e di Giovanni Achenza, il triatleta italiano pluriolimpionico. Una corsa di solidarietà la sua per raccogliere fondi per bambini e ragazzi disagiati o disabili di “Sport senza Frontiere”. Intanto il maratoneta ischitano continua ad allenarsi a Livigno in vista della sua nuova partecipazione alla maratona di New York che si terrà il prossimo 2 novembre. Il suo sarà un ritorno negli States dove nel 2008 stabilì il suo primo record del mondo con le stampelle.</p></blockquote>
<p><b>di Gennaro Savio</b><br />
Tra cori e applausi scroscianti, all’atleta paralimpico ischitano Gianni Sasso è stata riservata un’accoglienza da eroe sportivo all’arrivo della “Energy2Run Cancano”, la maratona di diciannove chilometri svoltasi nei giorni scorsi nel comune di Valdidentro, in uno dei paradisi naturalistici più belli e preziosi d’Italia: il Parco Nazionale dello Stelvio. In uno scenario a dir poco spettacolare dai panorami mozzafiato a oltre 2.000 metri di altitudine, ben seicento atleti hanno corso tra i celebri bacini artificiali di Cancano, circondati dalle vette rocciose dell’Alta Valtellina. Un percorso difficile e faticoso con salite all’8% di ripidità che nella seconda parte ha costretto Gianni a dover correre sei chilometri in maniera praticamente obliqua con una stampella più corta ed un’altra più lunga.<br />
Diciannove chilometri percorsi con grande entusiasmo da Gianni in due ore e mezza in compagnia della famosa Running Coach, Eleonora Gardelli, campionessa italiana di maratona, e di Giovanni Achenza, il triatleta italiano pluriolimpionico compagno di squadra di Gianni alle Paralimpiadi di Rio 2016 dove si aggiudicò il bronzo conquistato anche alle Paralimpiadi di Tokyo.<br />
Gianni, cinquantacinque anni suonati, come sempre non corre solo per il piacere di praticare sport, ma sempre e soprattutto con l’obiettivo di regalare un sorriso ai meno fortunati, ai ragazzi e ai bambini disagiati o disabili, e in questo caso la sua gara è stata abbinata alla raccolta fondi per l’associazione “Sport senza Frontiere” che avviene sul sito della Rete del Dono.<br />
Intanto Gianni a Livigno continua la preparazione atletica in vista della sua nuova partecipazione alla maratona di New York del prossimo 2 novembre. Nella città in cui, nel corso della maratona più famosa del mondo, nel novembre del 2008 stabilì il record del mondo in 5 ore, 5 minuti e 44”. Record che ha ulteriormente migliorato negli anni e che detiene tuttora con una percorrenza di 4 ore e 28 minuti stabilito ad Amsterdam. L’obiettivo a New York sarà quello di avvicinarsi proprio al suo primo record newyorkese ma anche e soprattutto di raccogliere fondi per i bambini speciali.</p>
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		<title>Gianni Sasso, a Salerno per un nuovo record</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Mar 2025 10:29:37 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Personaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Persone]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutta l’isola d’Ischia sarà con lui, per un nuovo record da battere. Gianni Sasso, l’atleta paralimpico isolano parteciperà alla manifestazione ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Tutta l’isola d’Ischia sarà con lui, per un nuovo record da battere. Gianni Sasso, l’atleta paralimpico isolano parteciperà alla manifestazione podistica &#8220;Salerno Corre&#8221;, gara competitiva nazionale di 10 chilometri, giunta alla decima edizione. La corsa è in programma domenica 6 aprile a partire dalle ore 8.30. L’atleta ischitano, noto per le sue numerose partecipazioni e vittorie a molti eventi internazionali e titolare della nazionale italiana di calcio di atleti con disabilità, si sta preparando da giorni e tenterà di stabilire il record mondiale sui 10 km con le stampelle, con la certificazione ufficiale del Guinness dei Primati. Un&#8217;impresa che l&#8217;atleta non affronterà da solo: tutta Ischia è con lui. I sei comuni hanno infatti concesso il loro patrocinio, appoggiando la sua impresa e tifando per lui. Salerno corre, per gli esperti, rappresenta una delle gare più piatte e veloci che ci siano su questa distanza. Mercoledì prossimo nel Salone dei Marmi, a Palazzo di Città, si terrà la conferenza stampa alla quale parteciperanno, tra gli altri, il sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli; il presidente della Asd Atletica Salerno, Ruggero Gatto; il consigliere nazionale Fidal, Carlo Cantales.</span></p>
<p><strong>Marco Martone</strong></p>
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		<title>Marco Ambrosino miglior chef dell’anno</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jan 2025 17:49:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Personaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Persone]]></category>

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		<description><![CDATA[<br />
Dopo il successo nella Guida Gambero Rosso 2025 per il miglior Pre-dessert, lo chef di Sustànza è premiato per ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="font-weight: 400;">Dopo il successo nella Guida Gambero Rosso 2025 per il miglior Pre-dessert, lo chef di Sustànza è premiato per il suo impegno nel recupero delle tradizioni del Mediterraneo e per la piena maturità raggiunta.</p>
</blockquote>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Marco Ambrosino</strong>, chef del ristorante <strong>Sustànza</strong> di Napoli, è Il Miglior Chef dell’anno secondo la Guida ai Ristoranti d’Italia, Europa e Mondo di “Identità Golose”. Un riconoscimento importante, che arriva a coronamento del grande lavoro di ricerca e di approfondimento culturale che lo chef di Procida porta avanti da ormai un anno e mezzo all’interno della Galleria Principe di Napoli.</p>
<p style="font-weight: 400;">“Lo premiamo per l’identità molto forte che esprime in ogni dettaglio, soprattutto nel menu. Un viaggio appassionato nelle tradizioni del Mediterraneo, fuori da ogni stereotipo”. Sono queste le motivazioni che hanno spinto lo staff di Identità Golose ad assegnare il premio allo chef. Secondo l’ideatore e curatore di Identità Golose <strong>Paolo Marchi</strong>, da Sustànza lo chef ha raggiunto la sua completa maturità, grazie a un ambiente capace di fargli esprimere tutte le sue potenzialità. “È un traguardo straordinario che premia il nostro lavoro, non solo da Sustànza, ma in tutto il progetto di ScottoJonno”, lo spazio caffè letterario che ospita il ristorante e che sta diventando luogo di vero e proprio culto a Napoli come ritrovo di intellettuali e turisti, e sede di decine di presentazioni di libri ed eventi culturali</p>
<p style="font-weight: 400;">“Un ringraziamento speciale va a Identità Golose e alla proprietà di cotto Jonno e Sustànza, nella persona di Luca Iannuzzi, per credere e assecondare i miei progetti, e a tutta la brigata di sala e di cucina per l&#8217;esperienza che ogni giorno costruiamo insieme” racconta orgoglioso <strong>Marco Ambrosino</strong>. “Non voglio, però, essere io l’unico protagonista. Dietro a ogni piatto c’è una storia, uno spunto culturale, che coincide spesso con quelli dei progetti nei quali sono coinvolto in prima persona, come il <strong>Collettivo Mediterraneo</strong>. Occasioni come queste sono centrali per porre certe tematiche sotto i riflettori”.</p>
<p style="font-weight: 400;">“Un risultato importantissimo che ci fa credere ancora di più in quello che abbiamo costruito in questi anni con Marco Ambrosino. Sono orgoglioso della nostra squadra e non potrebbe essere diversamente in un giorno così speciale” aggiunge la proprietà, <strong>Luca Iannuzzi</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>LA SCHEDA DELLA GUIDA</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>“Marco Ambrosino è uno degli chef più etici d&#8217;Italia. E non parliamo solo di sostenibilità ambientali, ma di un rapporto politico con la materia del cucinare, che lui intende in senso complessivo. La sua ossessione è il Mediterraneo come bacino di incontro di culture differenti che lui vuole far dialogare, dalla sua Procida al Marocco, per creare future memorie prescindendo dalle origini, che per lui hanno più a che fare con l&#8217;anima che con il certificato di nascita”. </em><em>Lo chef Ambrosino affonda le sue radici nel Mediterraneo e ha cuore il concetto di “porto” come posizione ideale per avere una visione del mondo e per entrare in contatto con il significato di multietnia e dei suoi meccanismi. Grazie al supporto e al confronto con la moglie architetto Simona Castagliuolo, nel 2019 Marco fonda Collettivo Mediterraneo, un progetto proprio di inclusione sociale e culturale, attraverso storie di multiculturalità.</em></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>“Un approccio commosso, che in questo ristorante all&#8217;interno della rivalutata Galleria Principe di Napoli sembra avere un senso potente, in un continuo dialogo con il bar ScottoJonno, al piano sotto, in una vecchia tesoreria poi anche café chantant, e con una città che non si volta mai dall&#8217;altra parte.</em></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>La cucina di Sustanza è piena di sapori, esplora senza timori fermentazioni e amarezze, dando vita a un&#8217;esperienza di inarrivabile profondità, portando il cliente in una terra che è davvero di nessuno e quindi di tutti.</em></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>Da provare il Mischiato potente con zuppa di pane macerato, alici marinate, olio di nocciola, garum di verdure alla griglia”. Simbolo di una ricerca senza eguali sul Mediterraneo, tanto dal punto di vista gastronomico quanto antropologico e sociale, il piatto di chef Ambrosino è realizzato a partire da ingredienti di prossimità estremamente poveri, il pane e la pasta, e va a toccare le corde del nostro patrimonio genetico con inaspettata naturalità. Se il primo, infatti, viene utilizzato insieme al fumetto di pesce per preparare una salsa cremosa e vellutata, la seconda &#8211; la pasta Mischiato Potente: un mix di sette formati diversi prodotto dal Pastificio dei Campi di Gragnano &#8211; viene invece condita a freddo con un brodo realizzato con le piante tipiche della macchia mediterranea, alici marinate, maionese di nocciole e colatura di alici. </em><em>Marco Ambrosino ottiene un importante riconoscimento per il suo talento, ma anche per il profondo impegno a favore dell’inclusione sociale e culturale. Un cuoco dei tempi nostri che ha scelto di non lasciare nessuno indietro.</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Augusto de Luca, quelle foto a Carla Fracci</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jan 2025 15:38:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[FOTOGRAFIA]]></category>
		<category><![CDATA[Personaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[<br />
Augusto De Luca*, (Napoli, 1 luglio 1955) è un fotografo e performer. Ha ritratto molti personaggi celebri. Studi classici, ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-157523" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-22-alle-16.30.19-300x197.png" alt="Carla Fracci 4" width="300" height="197" /></p>
<p>Augusto De Luca<strong>*</strong>, (Napoli, 1 luglio 1955) è un fotografo e performer. Ha ritratto molti personaggi celebri. Studi classici, laureato in giurisprudenza. E&#8217; diventato fotografo professionista nella metà degli anni &#8217;70. Si è dedicato alla fotografia tradizionale e alla sperimentazione utilizzando diversi materiali fotografici . Il suo stile è caratterizzato da un&#8217;attenzione particolare per le inquadrature e per le minime unità espressive dell&#8217;oggetto inquadrato. Immagini di netto realismo sono affiancate da altre nelle quali forme e segni correlandosi ricordano la lezione della metafisica. E&#8217; conosciuto a livello internazionale, ha esposto in molte gallerie italiane ed estere. Le sue fotografie compaiono in collezioni pubbliche e private come quelle della International Polaroid Collection (USA), della Biblioteca Nazionale di Parigi, dell&#8217;Archivio Fotografico Comunale di Roma, della Galleria Nazionale delle Arti Estetiche della Cina (Pechino), del Museo de la Photographie di Charleroi (Belgio).</p>
<p><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-22-alle-16.30.25.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-157522" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-22-alle-16.30.25-300x168.png" alt="Carla Fracci 3" width="300" height="168" /></a><br />
“Sono passati diversi anni, ma il ricordo di quell’incontro, la memoria di quel momento magico resterà per sempre. Erano i primi anni novanta, per essere precisi il 1991 e da poco era uscito in tutte le librerie il libro “Napoli Donna”, con i miei ritratti di trentasette importanti donne napoletane, accompagnati dalle interviste della giornalista Giuliana Gargiulo. Avendo avuto un notevole riscontro, io e Giuliana decidemmo di realizzare un altro libro, stavolta sulle donne di Milano, libro che però per vari motivi non fu mai pubblicato. Preparammo allora una scaletta di nomi illustri e la prima della lista era Carla Fracci. Il caso volle che dopo neanche un mese la stupenda ballerina insieme al marito Beppe Menegatti venissero a Napoli proprio da Giuliana che li ospitò. Ricordo bene infatti che la conobbi ad una cena in casa sua. Le proposi di partecipare al progetto e lei ne fu subito entusiasta. Era andato tutto bene… però la Fracci sarebbe rimasta a Napoli pochi giorni, io dovevo subito trovare una location e soprattutto decidere come fotografarla. Cominciai allora a documentarmi e a cercare…. leggendo la sua biografia capii dalla data di nascita che il suo segno zodiacale era il leone, un segno che le calza a pennello; infatti io l’ avevo sempre considerata una donna molto forte,una vera guerriera, caratterialmente e professionalmente. Mi ricordai allora che a casa della mia amica Valeria Carità, in un antico palazzo a Monte di Dio, quartiere San Ferdinando, avevo visto un grande leone di pietra.</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-157520" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2025/01/Screenshot-2025-01-22-alle-16.30.49-300x219.png" alt="Carla Fracci 1" width="300" height="219" /></p>
<p>Immediatamente organizzai tutto e il giorno dopo io e la Fracci ci recammo in quella lussuosa casa. Lei era bellissima, delicata ed eterea come una porcellana cinese e indossò lo stupendo vestito merlettato che si vede nella foto. Dopo qualche prova e pochi scatti capii che avevo la foto giusta. Finalmente potevo rilassarmi. Passammo un po’ di tempo a chiacchierare e poi la riaccompagnai. La rividi a Milano perché venne ad una mia mostra fotografica al “Diaframma” in via Brera. Le diedi il suo ritratto e lei subito mi disse: ” Bella…..e poi il leone è il mio segno zodiacale”, capii di aver fatto centro.”</p>
<blockquote>
<p class="gmail-yj6qo"><strong> * Foto di Augusto De Luca &#8211; (</strong><strong>Scrivonapoli è stato AUTORIZZATO alla pubblicazione GRATUITA e NON RETRIBUITA delle foto).</strong></p>
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		<title>Fondazione Ravello, Lucio Gregoretti direttore artistico</title>
		<link>https://www.scrivonapoli.it/fondazione-ravello-lucio-gregoretti-direttore-artistico/</link>
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		<pubDate>Sat, 18 Jan 2025 10:05:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Personaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Persone]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Consiglio di amministrazione della Fondazione Ravello, riunitosi in data odierna, dopo attenta valutazione delle qualificate manifestazioni di interesse pervenute, ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Il Consiglio di amministrazione della Fondazione Ravello, riunitosi in data odierna, dopo attenta valutazione delle qualificate manifestazioni di interesse pervenute, ha nominato il maestro&nbsp;<strong>Lucio Gregoretti&nbsp;</strong>direttore artistico dell&rsquo;edizione 2025 del Ravello Festival e della programmazione musicale della Fondazione per tutto il corrente anno. Compositore, organizzatore musicale, direttore artistico e docente di composizione, Lucio Gregoretti &egrave; nato a Roma nel 1961 e si &egrave; formato al Conservatorio &ldquo;Santa Cecilia&rdquo; di Roma, dove si &egrave; diplomato tra l&rsquo;altro in Composizione con Mauro Bortolotti e successivamente ai corsi di perfezionamento di Luciano Berio. Gregoretti ha studiato anche direzione d&rsquo;orchestra con Piero Bellugi, Franco Ferrara e Giampiero Taverna. Gi&agrave; Presidente dell&rsquo;Associazione Nuova Consonanza, &egrave; stato &ldquo;composer in residence&rdquo; e docente presso diversi organismi internazionali. Sue opere di teatro musicale sono state commissionate e rappresentate per le pi&ugrave; prestigiose istituzioni musicali in ambito nazionale ed internazionale.</p>
<p style="font-weight: 400;">SALUTO DEL PRESIDENTE ALESSIO VLAD</p>
<p style="font-weight: 400;">&ldquo;Saluto con soddisfazione l&rsquo;arrivo a Ravello come direttore artistico di Lucio Gregoretti.</p>
<p style="font-weight: 400;">Musicista di solide basi, ottimo e versatile compositore, intellettuale curioso che conoscendo profondamente il nostro territorio e la sua storia ne sapr&agrave; interpretare al meglio le esigenze.</p>
<p style="font-weight: 400;">Buon lavoro Lucio Gregoretti!&rdquo;</p>
<p style="font-weight: 400;">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Monti Lattari, il re delle bocce ha 90 anni</title>
		<link>https://www.scrivonapoli.it/monti-lattari-il-delle-bocce-ha-90-anni/</link>
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		<pubDate>Fri, 15 Nov 2024 21:51:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Personaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Persone]]></category>

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		<description><![CDATA[A 90 anni d’età conduce la squadra di Agerola alle fasi finali del torneo di bocce. La meraviglia dello sport ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b></b><i></i>A 90 anni d’età conduce la squadra di Agerola alle fasi finali del torneo di bocce. La meraviglia dello sport si materializza alle Olimpiadi dei Monti Lattari, che si concluderanno il 24 novembre prossimo con la maratona a Sant’Antonio Abate. I riflettori tuttavia sono puntati sul “nonno agerolese”, il quale ha dimostrato ancora una volta che lo spirito sportivo non ha età. La manifestazione, partita ormai un mese fa da Castellammare di Stabia, vede Pimonte come Comune capofila nell’organizzazione della kermesse sportiva che quest’anno è giunta alla seconda edizione con il coinvolgimento di 9 Comuni.</p>
<p>Peppe Mascolo ha gareggiato con grinta e saggezza, dispensando consigli ai più giovani, come solo i veri campioni sanno fare. “Nelle olimpiadi dei Monti Lattari l’esperienza nelle bocce di questo campione ha fatto la differenza – afferma Francesco Somma, sindaco di Pimonte – Un esempio di come le olimpiadi uniscano generazioni diverse, con passione e rispetto per i valori più autentici dello sport”.</p>
<p>Il programma di questa manifestazione proseguirà oggi, venerdì 15 novembre alle ore 19, con le sfide finali di bocce e braccio di ferro a Sant&#8217;Antonio Abate, mentre nel weekend (domenica 17 novembre ore 9) le Olimpiadi dei Monti Lattari faranno tappa a Pimonte. Presso i locali dell’ex chiesa San Michele Arcangelo (via Oratorio) si terranno le gare di ping pong e freccette. “Continuiamo a vivere insieme questa straordinaria esperienza di unione e partecipazione sui Monti Lattari – conclude Somma – Insieme stiamo raggiungendo gli obiettivi prefissati: favorire l’aggregazione e il confronto, avvicinare sempre più cittadini a nuovi sport e divertire partecipanti e spettatori”.</p>
<p>L&#8217;evento coinvolge 1100 atleti di 9 Comuni che si stanno sfidando all&#8217;insegna dello sport in 13 discipline sportive. Le Olimpiadi dei Monti Lattari sono promosse dal Comune di Pimonte, insieme ad Agerola, Casola di Napoli, Gragnano, Lettere, Santa Maria la Carità, Sant’Antonio Abate, Vico Equense e Castellammare di Stabia, finanziato dalla Regione Campania e patrocinato dal Coni regionale, ed è una manifestazione che celebra i valori dello sport e mira a promuovere l’integrazione territoriale.</p>
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