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	<title>SCRIVONAPOLI &#187; L&#8217;Omelia</title>
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	<description>Giornale Online &#124; Le notizie di Napoli e Campania</description>
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		<title>«Ai protagonisti del male e nemici della vita, gridiamo con forza: Pentitevi!»</title>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2019 06:51:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[L'Omelia]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p>Migliaia di persone, soprattutto giovani, nel luogo simbolo della musica e del divertimento, il Palapartenope, che per una sera si è trasformato in un luogo di preghiera e raccoglimento.<span class="Apple-converted-space"> </span>Un nuovo, caloroso abbraccio per la piccola Noemi, la bambina di 4 anni ferita nel corso di un agguato, lo scorso 3 maggio e che per fortuna comincia, da qualche giorno, a dare segnali di ripresa.<span class="Apple-converted-space"> </span>C’era anche il cardinale di Napoli, Crescenizo Sepe alla veglia organizzata per la Diocesi da don Michele Madonna.<span class="Apple-converted-space"> </span>Nel pomeriggio la meditazione con padre Raniero Cantalamessa, cui ha fatto seguito la Celebrazione Eucaristica presieduta dal Cardinale Sepe. Napoli continua, dunque, a mostrare il proprio cuore. E il dramma di Noemi sembra sempre più trasformarsi in una forte voglia di cambiamento, di rifiuto del male, di voglia di lottare contro la parte malata del territorio.<span class="Apple-converted-space"> </span>Un vero miracolo che unisce una città spesso divisa e controversa. Nell’attesa del miracolo vero, che tutti i napoletani attendono si compia in una stanza del Santobono.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>Riuniti nel nome di Cristo, viviamo questa sera un grande momento di gioia spirituale.</p>
<p>E’ qui rappresentata tutta la Diocesi che ha voluto riunirsi per riflettere e pregare.</p>
<p>Riflettere sulla bellezza della nostra vita e della nostra fede ma anche sulle nostre colpe e sulle nostre fragilità. Riflettere sui mali della società, sulle sofferenze della comunità, sulle precarietà della Città, sulla malvagità e la crudeltà di un manipolo di delinquenti, che si sentono forti solo con l’uso delle armi.</p>
<p>Sappiamo che non basta riflettere. Bisogna agire, trovando il necessario sostegno nella preghiera per trasformare i nostri cuori e arrivare alla conversione, che presuppone il pentimento e l’invocazione della misericordia di Dio.</p>
<p>E alla misericordia di Dio vogliamo affidare oggi la piccola Noemi, che, secondo le ultime notizie e io stesso sono stato da lei questa mattina,<span class="Apple-converted-space"> </span>migliora ma ancora soffre in un lettino dell’Ospedale Santobono. Con Noemi vogliamo affidare al Buon Dio anche tutte le vittime innocenti della camorra e della delinquenza comune. Vogliamo affidare i genitori di Noemi e i familiari delle vittime innocenti.</p>
<p>Lo facciamo ancora oggi dando continuità agli incontri di preghiera tenuti, nei giorni scorsi, in vari Decanati della Diocesi e durante la celebrazione eucaristica in Cattedrale, in occasione della prodigiosa liquefazione del Sangue del nostro Patrono San Gennaro.</p>
<p>Ci rivolgeremo a Cristo Salvatore anche domani, in tutte le Messe domenicali della Diocesi, durante le quali pregheremo perché il Signore assista e protegga la piccola Noemi ricordando anche le vittime innocenti di quella delinquenza, la cui crudeltà grida vendetta al cospetto di Dio e degli uomini.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>La violenza, comunque espressa, è opera diabolica e non potrà mai vincere perché Cristo ha vinto il male e ha fondato la civiltà dell’amore.</p>
<p>Mentre gioiamo per la ripresa, benché faticosa, della piccola Noemi, diventata una di noi e di tutta Napoli, e gioiamo per l’impegno delle Forze dell’Ordine che hanno arrestato il killer di piazza Nazionale, vogliamo gridare con forza ai protagonisti del male e nemici della vita: Pentitevi!<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>La strada da voi scelta porta al carcere e alla morte. Non avete futuro e il vostro presente è fatto di violenza, di vigliaccheria, di prepotenza e di crudeltà. Siete fuori dal consesso civile e verrà anche per voi il giorno del giudizio. Nella famiglia umana non c’è posto per voi.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Vi nascondete, vi mimetizzate. Siete vigliacchi, perché sapete imporvi solo grazie all’uso delle armi. Siete sconfitti dalla reazione della Città, dalle voci di incoraggiamento e sostegno a Noemi, dalle manifestazioni di condanna della vostra assurda scelta di vita. Ravvedetevi e troverete nel Signore cuore e braccia aperti.</p>
<p>Questa sera, in questa Veglia, preghiamo per Noemi, per tutti quelli che sono vittime della violenza e delle ingiustizie, ma preghiamo anche per voi delinquenti e camorristi. Preghiamo per la nostra Napoli che voi oltraggiate con i vostri comportamenti e che, invece, noi amiamo e difendiamo con forza.</p>
<p>Su Napoli questa sera si apre un Cielo che non è quello buio, lontano, sconosciuto, misterioso; è il Cielo ricco di amore, al quale guardiamo con fiducia e speranza. E’ il Cielo dove arrivano le nostre preghiere; è il Cielo del Cristo risorto; è il Cielo dei nostri cuori riconciliati con Dio; è il Cielo di Maria, la Madre del Figlio di Dio, la nostra Madre premurosa che veglia su di noi, sulla nostra Città.</p>
<p>Ecco, questo Cielo si apre su Napoli ed è un Cielo che ha un cuore che vibra, gioisce e soffre per noi.</p>
<p>A Te, nostra Mamma Celeste, rivolgiamo la nostra supplica. Veglia su Noemi, su di noi e sulle nostre famiglie, sull’amata città di Napoli che deve ritrovare e confermare la forza di reazione e di solidarietà come manifestato in questi giorni di dolore. Sconfiggi, con il Tuo amore di Madre,<span class="Apple-converted-space">  </span>la violenza e i violenti, i delinquenti comuni e i camorristi. Convertili al bene, alla giustizia, alla convivenza civile, all’amore fraterno.</p>
<p>A Te, Regina di Napoli, affidiamo Noemi, i bambini, i giovani, tutte le mamme, tutti noi.</p>
<p>Dio ci benedica e</p>
<p>‘A Maronna c’accunpagna</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Miracolo di San Gennaro, il messaggio del Cardinale</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Sep 2016 16:24:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[L'Omelia]]></category>

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		<description><![CDATA[Omelia pronunciata dal Cardinale Crescenzio Sepe durante la solenne concelebrazione eucaristica di oggi, nella Chiesa Cattedrale, in onore di San ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Omelia pronunciata dal Cardinale Crescenzio Sepe durante la solenne concelebrazione eucaristica di oggi, nella Chiesa Cattedrale, in onore di San Gennaro, patrono di Napoli e della Campania. Nel corso della celebrazione, alle ore 10.38, l’Arcivescovo di Napoli ha annunciato la liquefazione del sangue del Martire, contenuto nella teca che aveva nelle mani e che agitava per dimostrare l’avvenuta liquefazione, precisando che il sangue era già sciolto quando è stata aperta la cassaforte posta nella Cappella del Santo per prendere la teca. </strong><strong>Presenti numerosi Vescovi, i Principi Camilla e Carlo di Borbone, il Sindaco di Napoli, il Presidente della Regione, il Prefetto, tutte le Autorità cittadine, migliaia di fedeli, la Deputazione del Tesoro di San Gennaro, il Comitato di San Gennaro.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cari Confratelli Vescovi,</p>
<p>Illustri Autorità, Altezze Reali Carlo e Camilla di Borbone con figlie;</p>
<p>S. Em. Aristarco, Metropolita di Kemerovo e Prokop’evsk    Ordinario della Metropolia di Kuzbass (Russia);</p>
<p>S.E. Mons. Giuseppe Do Manh Hung Vescovo Ausiliare di Saigon;</p>
<p>Un saluto cordiale rivolgo ai Membri della Deputazione della Cappella di San Gennaro, con il Presidente on. Sindaco di Napoli, e ai Membri del Comitato San Gennaro, con il suo Presidente.</p>
<p>Un particolare saluto al Presidente della Regione, on. Vincenzo De Luca.</p>
<p>Ancora un saluto grato e cordiale rivolgo a voi, cari Amici Giornalisti e operatori tutti delle Comunicazioni, che ci permettete di diffondere  questo Evento oltre i confini della nostra Città e della nostra regione,fino a tutti i Paesi del mondo attraverso i vostri organi di informazione e, in particolare,  grazie alla diretta televisiva di Canale 21 e Tvluna con diretta streaming assicurata dal server Mariatv di Cuneo.</p>
<p>È con grande gioia e sentita commozione che vi annunzio che anche quest’anno, nel giorno della Festività liturgica del nostro Santo Patrono, il Vescovo martire Gennaro, il Signore ha mostrato la sua benevolenza verso di noi permettendo lo scioglimento del Sangue racchiuso in questa teca.</p>
<p>In realtà, quando poco fa ho aperto la cassaforte alla presenza del Sindaco e dei Membri della Deputazione, ho costatato che il sangue era già sciolto, com’è avvenuto in questi ultimi anni.</p>
<p>Perché ognuno possa verificare da vicino l’avvenuto prodigio, alla fine della Messa mostrerò la teca passando in mezzo a voi e, uscito dalla Cattedrale, benedirò tutto il popolo di Napoli, della Campania e quanti con noi sono collegati tramite radio e televisione.</p>
<p>Al Dio della vita e al Signore della storia ogni onore e gloria, oggi e per sempre, perché ci ha benedetti con il suo amore misericordioso! A S. Gennaro la nostra gratitudine per la sua continua ed efficace protezione del nostro popolo che, soprattutto in questa circostanza, sa esprimere con entusiasmo la sua radicale devozione verso il suo santo Patrono.</p>
<p>In realtà, il sangue di S. Gennaro è diventato il sangue del nostro popolo; di tutti noi napoletani! Qui a Napoli, arte e fede, cultura e spiritualità si sono incontrate in una formidabile alleanza, disegnando insieme spazi di preghiera  e di comunione. Dalla loro complicità si è accresciuta, nei secoli, quella profonda pietà popolare che caratterizza ancora, in qualche modo, la religiosità del nostro popolo. Basta scendere per strada: senti il respiro della gente, riconosci il vissuto di un popolo che non smette mai di stupire per la sua fede, per l’antica saggezza, per la capacità di adattarsi a mille situazioni diverse, per la forza di sopravvivenza a tante congiunture negative. Qui si trova ancora gente disponibile a dare una coperta a chi muore di freddo o è nudo di dignità o di compagnia. Qui, forse come in nessun’altra città del mondo, si contano tanti santi, tanti edifici di culto, tante istituzioni benefiche.</p>
<p>Dalla sinergica alleanza sono nati anche capolavori unici che costituiscono l’orgoglio di tutti noi, cittadini e credenti. Camminando per le nostre strade ci si imbatte in opere greche, romane, francesi, spagnole ma anche in molte edicole che raccontano la fede in Gesù, nella Madonna, nei santi protettori. Qui scopriamo che Dio abita nelle nostre strade, nelle case, nelle piazze: il sangue di S. Gennaro ha impregnato finanche le pietre della città.</p>
<p>Percepiamo che il Signore della Storia si fa nostro compagno di viaggio e si affianca a quanti sono alla ricerca della verità e del senso da dare alla propria vita.</p>
<p>Forte di questa fede in Cristo Signore e seguendo l’esempio di carità del suo amato Protettore, San Gennaro, la Chiesa di Napoli si sente fortemente interpellata a calarsi nella realtà esistenziale della sua gente, che sta vivendo un momento difficile della sua storia. Di essa siamo parte, del suo destino ci sentiamo responsabili non solo come cittadini tra gli altri, ma anche come credenti e discepoli di Cristo, chiamati a mettere l’uomo in piedi, a sostenerlo nelle sue difficoltà, a rialzarlo nelle sue cadute.</p>
<p>Così, oggi costatiamo che, accanto a modelli di vita tradizionali, vanno affermandosi linguaggi, stili di vita e simboli che propongono nuovi orientamenti di vita, spesso in contrasto con il Vangelo di Gesù. Inoltre, succede anche di costatare che non tutti possono beneficiare delle stesse opportunità di crescita sociale, per cui accanto ai più fortunati convivono sacche di poveri considerati, secondo il linguaggio di Papa Francesco, “non cittadini” o “cittadini a metà” (Evangelii gaudium, 74). Ma è soprattutto la  mancanza di lavoro la piaga più grave e causa principale di queste disuguaglianze. Ed è emblematico il vedere le saracinesche abbassate di tanti negozi, costretti a chiudere mostrando un panorama avvilente in molte zone della città.</p>
<p>Ma la mancanza di lavoro è anche causa della grave crisi di legalità che attanaglia mortalmente la nostra città, provocando criminalità e favorendo l’organizzazione della malavita, che facilmente arruola ragazzi nelle file del crimine. È, purtroppo, questa la rappresentazione che alcuni fanno della nostra città, che viene umiliata e privata di una verità più autentica di se stessa e delle sue grandi risorse ed eccellenze. Certamente, il crimine organizzato è la piaga più purulenta da estirpare, perché capace di contaminare e offendere un corpo sociale già debole e provato.</p>
<p>Contro questo continuo tentativo  di oltraggio alla nostra Città, oggi celebriamo la festa del nostro Patrono per affermare con forza che i mercanti di morte e i meschini “professionisti” della violenza non prevarranno sulla dignità, la pace e la civile convivenza del nostro popolo e dovranno arrendersi dinanzi a quegli uomini di buona volontà – e ce ne sono –  che lavorano ogni giorno per mantenere viva la speranza di un futuro migliore. Di fronte a chi pugnala Napoli alle spalle, c’è chi continua ad amarla senza riserve con onestà, con civismo, col tendere la mano a chi è nel bisogno, col guardare con rispetto, per non sciuparle, le bellezze che ci circondano.</p>
<p>C’è bisogno di avere della città una visione complessiva e alta, pensando al suo futuro, oltre alle emergenze. Napoli non ha mai fatto mancare vento alla bandiera della speranza! È questa la bandiera che noi innalziamo come segno e presenza di una Chiesa che è chiamata dal suo Divino Fondatore non ad esercitare il mestiere del “fare”, quanto, invece, quello del “dare”.</p>
<p>È quello che, soprattutto in questo Giubileo della Misericordia, la Chiesa di Napoli sta cercando di fare, rileggendo i segni delle opere di misericordia: dar da mangiare agli affamati; dar da bere agli assetati (negli ultimi due anni) e, quest’anno pastorale, vestire gli ignudi.</p>
<p>Nella solennità del nostro Patrono, vorrei che si sciogliesse anche il sangue di questa promessa: una Chiesa e una città tanto piene di misericordia da far cadere le braccia di chi ancora impugna armi o è pronto a farlo, facendosi schiavo della violenza e dell’odio, tradendo se stesso e la sua città. Questa è l’opera che la mia Chiesa vorrebbe consegnare alla città e al mondo. La misericordia, che è bene che si ostina a non farsi da parte e persiste nel cercare e praticare tutte le vie che, a prima vista, sembrano impossibili.</p>
<p>È questa la speranza viva di questa festa che, in quest’anno davvero straordinario, sentiamo più nostra che mai.</p>
<p>Dio vi benedica</p>
<p>S. Gennaro interceda per noi e</p>
<p>‘A Maronna c’accumpagna</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Dieci anni di cardinale, la lettera di Sepe alla città</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jun 2016 21:45:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[L'Omelia]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160;<br />
Cari Confratelli nell’Episcopato<br />
Cari Sacerdoti, Diaconi, religiosi, seminaristi,<br />
Distinte Autorità<br />
Amici tutti,<br />
Un cordiale saluto e un sentito ringraziamento ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Cari Confratelli nell’Episcopato</p>
<p>Cari Sacerdoti, Diaconi, religiosi, seminaristi,</p>
<p>Distinte Autorità</p>
<p>Amici tutti,</p>
<p>Un cordiale saluto e un sentito ringraziamento per la vostra gradita presenza a questa liturgia di ringraziamento, a ricordo del X Anniversario del mio servizio Episcopale in questa gloriosa e santa Chiesa che è in Napoli.</p>
<p>Al Padre della Vita, al Signore della Storia, allo Spirito Amore ogni onore e gloria!</p>
<p>10 anni: tempo di Dio che, il 1° luglio del 2006, mi inviò a Napoli come suo rappresentante, per servire la Chiesa e la comunità territoriale, annunciando a tutti il Vangelo del Regno e testimoniando il suo amore per ogni creatura.</p>
<p>Tempo di Dio: tempo del mistero di Dio che si è incarnato in Cristo, il quale ha trasmesso ad alcuni fragili e deboli uomini la missione di continuare l’opera di misericordia nell’oggi della storia.</p>
<p>Una chiamata d’amore per donare amore a tutti: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici; dare la vita come gratuitamente l’abbiamo ricevuta. Infatti, non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga”.</p>
<p>Così mi sono immerso in questa terra, conoscendola sempre di più, cogliendone ed esaltandone i tanti pregi, denunciandone i difetti, evidenziandone le ansie, i disagi e i bisogni, condannando le azioni malavitose e illegali, invitando al pentimento e al cambiamento, sollecitando l’impegno di tutti a realizzare il bene comune, contro l’individualismo, l’egoismo, l’affarismo, la prepotenza.</p>
<p>E’ questa la mia missione, il mio servizio di amore verso un popolo generoso e cordiale che, da duemila anni, ha saputo professare, nella sua grande maggioranza, la sua fede a Cristo e alla Chiesa. Quanti santi, ieri e oggi, hanno reso e rendono bella e affascinante, anche davanti agli occhi del mondo, questa nostra santa Chiesa napoletana, fondata dagli Apostoli.</p>
<p>Ho saputo adempiere al mandato datomi? Ho i miei grossi dubbi, ma ho anche la certezza che il mio Signore, ricco di bontà e di misericordia, mi perdona e supplisce, con la sua grazia, alla mia debolezza e ai miei limiti e non mi lascia solo.</p>
<p>Per questo lo ringrazio costatando con gioia che, per l’ininterrotta Successione Apostolica e per la trasmissione della fede operata da sacerdoti, religiosi/e e dal popolo di Dio, oggi la comunità ecclesiale e, per riflesso, quella civile, vive ancora sostanzialmente impregnata del Vangelo di Cristo e, seppure in forme spesso insufficienti o anche discutibili, non ha rifiutato le sue origini cristiane. È questa, in realtà, la sfida che, in ogni tempo e luogo, la società pone alla Chiesa.</p>
<p>Anche la Chiesa di Napoli si è interrogata e ha tentato di dare delle risposte che fossero adeguate alle profonde trasformazioni socio-culturali della nostra gente. Ciò va a onore e riconoscenza di quanti ci hanno preceduti nel servizio apostolico.</p>
<p>In questi ultimi anni, tutti noi membri di questa Chiesa, abbiamo cercato di costruire un progetto pastorale basato su una dimensione fondamentale del nostro essere Chiesa: la comunione, intesa come partecipazione e missione sia dentro che fuori la comunità cristiana. Pensare insieme, progettare insieme per agire insieme nel nome di Cristo e con la forza dello Spirito Santo.</p>
<p>Questo impegno missionario ha comportato la necessità di aprire le porte e uscire per andare incontro a tanti che si sentono lontani o esclusi dal richiamo di Cristo o che rifiutano il suo Vangelo. Seguendo le indicazioni dateci dal Papa San Giovanni Paolo II nella sua visita a Napoli e tenendo conto delle particolari esigenze del nostro popolo, abbiamo tracciato insieme il piano “Organizzare la Speranza”, articolato su tre pilastri: comunicare la fede, educare alla fede, vivere la fede, sui quali si sarebbe retta l’architettura dell’attività pastorale della nostra comunità.</p>
<p>Ma intanto emergeva sempre di più la necessità di coinvolgere tutti, non solo i fedeli, ma anche cittadini, istituzioni e associazioni, nel collaborare insieme per il recupero e la valorizzazione del territorio, favorendo una consapevolezza più attenta ai comportamenti etici e agli interessi generali della cittadinanza.</p>
<p>Nacque così la provvidenziale idea del “Giubileo per Napoli”, indetto nel 2011. Dopo qualche iniziale, comprensibile disorientamento, lo spirito del Giubileo fu progressivamente recepito e assimilato dalle varie articolazioni della Diocesi e dalla comunità civile, modificando relazioni e linguaggi, abolendo barriere e pregiudizi, favorendo un lavoro sinergico, i cui frutti si notano ancora oggi.</p>
<p>Come icona del Giubileo fu scelta la tela delle “Sette opere di misericordia” del Caravaggio perché simboleggiava, in maniera impareggiabile, l’apertura della Chiesa ai bisogni della città, la concretezza dei suoi interventi, lo spirito di misericordia che l’avrebbe caratterizzata.</p>
<p>La carità come opera di misericordia è così divenuta la strada su cui è incamminata la nostra Diocesi che vuole concretizzarla ogni anno, come già sta facendo, attraverso la pratica, una dopo l’altra, delle sette opere di misericordia. In tal modo, questa pratica, che non è certamente esauribile in un rigido elenco, ci aiuta a concretizzare il comandamento del Signore, promuovendo una coscienza aperta all’altro, alle sue necessità, ai bisogni comuni della collettività.</p>
<p>In questo nostro camminare insieme, che abbiamo sintetizzato nella Lettera pastorale “Canta e cammina”, siamo stati confortati dalla benedizione di Papa Benedetto XVI e dall’attuale magistero di Papa Francesco, che ci invita ad essere una “Chiesa in uscita”, cioè proiettata verso la comunità degli uomini, anche e soprattutto di quelli che sono andati via di casa, una chiesa aperta ad accogliere tutti e a curare, come in un “ospedale da campo”, le ferite dell’uomo d’oggi, smarrito e confuso, senza più utopie che lo sostengono, senza più fiducia in nulla e in nessuno, neanche in se stesso.</p>
<p>È il compito che la nostra comunità diocesana si è assunta in questi anni, riscoprendo la propria missione a servizio del progresso dell’uomo, dello sviluppo della vita, del benessere della casa comune, dell’avvenire per le nuove generazioni. In realtà, in questo campo rimane ancora tanto da fare. Importante è non lasciarci prendere da un pessimismo sterile, dall’individualismo, ma continuare ad essere segni di speranza per tutti, attuando la rivoluzione della carità e della misericordia.</p>
<p>Sollecitati, come Chiesa, a collaborare con tutti, dobbiamo immergerci nella vita della nostra gente fino a curare le ferite, fino a condividerne l’odore, fino a consumarsi, sulle orme del Maestro, per gli altri e dare la vita.</p>
<p>Chiediamo a Maria, nostra Madre, di aiutarci a fare sempre più bella e progredita la nostra Napoli, a testimoniare il comando del Signore di amarci gli uni gli altri, e a custodire, “mediante lo Spirito Santo” che abita in noi, il bene prezioso della fede che ci è stato affidato.</p>
<p>Dio vi benedica e</p>
<p>‘A Maronna V’accumpagna</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em> </em></p>
]]></content:encoded>
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