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	<title>SCRIVONAPOLI &#187; LO SPECIALE</title>
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	<description>Giornale Online &#124; Le notizie di Napoli e Campania</description>
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		<title>Il mare, la storia e le tradizioni</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Sep 2025 08:47:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[LO SPECIALE]]></category>

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		<description><![CDATA[<br />
Angelo Labella è il nuovo Comandante della Capitaneria di Porto di Torre del Greco. Il mare non deve essere  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p class="p1"><b><i>Angelo Labella è il nuovo Comandante della Capitaneria di Porto di Torre del Greco. </i></b><b><i>Il mare non deve essere<span class="Apple-converted-space">  </span>solo una risorsa, ma bene tutelato e condiviso.</i></b></p>
</blockquote>
<p class="p1">Nella suggestiva cornice di Villa Campolieto, una villa vesuviana situata lungo il Miglio d&#8217;oro, nel comune di Ercolano,<span class="Apple-converted-space">  </span>ha avuto luogo la cerimonia del passaggio di consegne tra il Capitano di Fregata (CP) <b>Leonello Salvatori </b>e<b> </b>il pari grado <b>Angelo Labella</b>. Il Comandante Labella è ufficialmente il nuovo Comandante della Capitaneria di Porto di Torre del Greco il quale ha preso l’incarico dal collega che lascia Torre del Greco dopo un anno per assumere un nuovo e prestigioso incarico presso il Reparto Ambientale Marino del Ministero dell&#8217;Ambiente e della Sicurezza Energetica, dove continuerà a operare a tutela dell&#8217;ambiente marino e costiero. Angelo Labella proviene dal Comando generale del Corpo delle Capitanerie di porto &#8211; Guardia Costiera. Nel suo curriculum spiccano ruoli di alto profilo, nell’ambito del Secondo Reparto del Corpo, occupandosi di Protezione di dati personali, Prevenzione della corruzione e interrogazioni parlamentari. A presiedere la cerimonia, il Contrammiraglio (CP) <b>Gaetano</b> <b>Angora</b>, Direttore Marittimo della Campania, davanti al quale il Comandante Salvatori ha pronunciato la solenne formula di rito che ha ufficializzato il cambio al vertice. Al nuovo Comandante Labella chiediamo quali le importanti sfide che l&#8217;attendono: <span class="s1">≪</span><i>Sono stato designato quale capo del compartimento marittimo e comandante del porto di Torre del Greco, una realtà portuale storica, stessa dal 1908,<span class="Apple-converted-space">  </span>che ha un connubio nel panorama nazionale associato proprio alla marineria italiana, quindi dalle antiche tradizioni. Cercheremo in tutti i modi di agevolare l&#8217;azione amministrativa tenendo sempre ben impressi i principi dell&#8217;azione amministrativa, ovvero la trasparenza, l&#8217;efficacia e l&#8217;efficienza</i><span class="s1">≫</span><span class="s2">.<span class="Apple-converted-space">  </span></span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Quali gli o</span>biettivi nel breve e nel lungo termine?<span class="Apple-converted-space">  </span><span class="s1">≪</span><i>Quelli di aumentare dove è possibile le performance già ottime della Capitaneria di Porto di Torre del Greco, ovviamente<span class="Apple-converted-space">  </span>seguendo le linee di indirizzo del Comando Generale del Corpo delle Capitanerie<span class="Apple-converted-space">  </span>di Porto e della Direzione Marittima di Napoli e<span class="Apple-converted-space">  </span>-laddove dovessero esserci &#8211; anche quelle delle Procure competenti per il territorio di giurisdizione della Capitaneria di Porto di Torre del Greco</i><span class="s1">≫</span>.<span class="Apple-converted-space">  </span>Comandante, quali sono gli uomini e i mezzi di cui potrà disporre da domani mattina? <span class="s1">≪</span><i>Nel compartimento marittimo di Torre del Greco, che include anche l&#8217;ufficio locale marittimo di Portici, avrò il supporto dei 70 uomini circa che sono presenti in forza presso il compartimento marittimo. Come mezzi abbiamo a disposizione una motovedetta e un gommone dislocato presso l&#8217;ufficio locale di Portici, ovviamente più il parco auto. Con queste riusciremo a fare le attività di vigilanza previste dalle normative di settore</i><span class="s1">≫</span>.<span class="Apple-converted-space">  </span>Quali sono le prime cose che lei si è impegnato a fare? <span class="s1">≪</span><i>Sì, non ho mai lavorato nell&#8217;area campana, quindi innanzitutto devo in brevissimo tempo capire<span class="Apple-converted-space">  </span>il contesto esterno dove andiamo a lavorare questo è uno dei primi obiettivi quello di conoscere molto bene la situazione portuale quindi i concessionari, gli utilizzatori e i fruitori del porto, e<span class="Apple-converted-space">  </span>cercherò di capire quali sono le criticità che un porto come quello di Torre del Greco può avere</i><span class="s1">≫</span>. La collaborazione della Capitaneria con le altre istituzioni è consolidata, il Comandante della Polizia Municipale di Torre del Greco<span class="Apple-converted-space">  </span><b>Gennaro Russo</b>, conferma questa sinergia <span class="s1">≪</span> <i>Sin dal mio arrivo al comando e di concerto con tutte le altre forze dell&#8217;ordine sul territorio, abbiamo da subito instaurato un rapporto di collaborazione reciproca e di mutualità che ci ha portato sul territorio ad operare azioni importanti sotto ogni profilo, come la<span class="Apple-converted-space">  </span>sicurezza della balneazione con pattugliamenti sulla zona costiera che ci hanno portato a rilevare una serie di illeciti in materia di balneabilità, di ambiente e di ecologia. Noi riteniamo che solo collaborando sul territorio possiamo arrivare a delle azioni non solo di salvaguardia<span class="Apple-converted-space">  </span>ma anche a difesa dei cittadini che si trovano a vivere in territori come i nostri, che presentano una serie di criticità sia dal punto di vista morfologico che dal punto di vista socio-culturale</i><span class="s1">≫</span>.</p>
<p class="p1">Il Comandante uscente<span class="Apple-converted-space">  </span><b>Leonello Salvatori</b><span class="Apple-converted-space">  </span>durante il suo mandato ha portato avanti diverse iniziative sul fronte ambientale e nella salvaguardia del mare, nonché per la sicurezza della navigazione e nella filiera della pesca con particolare attenzione alla tutela del consumatore; ha intensificato l&#8217;attività di controllo ambientale in stretta collaborazione con la Procura della Repubblica e con le altre forze dell’ordine. Al Comandante chiediamo di tracciarci il consuntivo di un anno intenso di attività: <span class="s1">≪</span> <i>I risultati sono stati sicuramente ragguardevoli. Abbiamo fatto decine di attività di controllo non solo nei comuni rivieraschi ma anche nella provincia di Benevento. Inoltre<span class="Apple-converted-space">  </span>siamo stati i primi in Campania a fare il bando di concorso per Skipper<span class="Apple-converted-space">  </span>come ufficiale di porto di seconda classe</i><span class="s1">≫</span>. Alla cerimonia hanno partecipato, oltre al Contrammiraglio (CP) Gaetano Angora, Direttore Marittimo della Campania, una nutrita rappresentanza di autorità militari, civili e religiose e i Gonfaloni dei Comuni di Torre del Greco, Ercolano, Portici e San Giorgio a Cremano, oltre ai sindaci dei comuni costieri, i Procuratori delle Procure della Repubblica di Torre Annunziata e Benevento, i vertici delle forze di polizia e delle polizie locali e i presidi degli Istituti scolastici dei comuni di competenza. Torre del Greco è sede di una Capitaneria di Porto, con una lunga storia legata al mare, alla pesca, al diporto, alle attività portuali e al turismo marittimo.</p>
<p class="p1"><b>Harry di Prisco</b></p>
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		<title>Il Beato Bartolo Longo sarà santo</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Feb 2025 15:48:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[LO SPECIALE]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo annuncia la Sala Stampa vaticana che, nel bollettino di oggi, comunica che Papa Francesco ha approvato i voti favorevoli ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Lo annuncia la Sala Stampa vaticana che, nel bollettino di oggi, comunica che Papa Francesco ha approvato i voti favorevoli della Sessione Ordinaria dei Padri Cardinali e Vescovi per la canonizzazione del Fondatore del Santuario, delle Opere di carità e della stessa nuova Città di Pompei.</p></blockquote>
<p>«Facciamo festa perché la canonizzazione del Beato Bartolo Longo è, ancora una volta, una<br />
dichiarazione d’amore che Dio fa all’umanità», ha detto l’Arcivescovo Prelato, Monsignor<br />
Tommaso Caputo, che appresa la notizia si è recato in Basilica per pregare dinanzi al Quadro<br />
della Madonna del Rosario e poi nella Cappella “Beato Bartolo Longo”, dove insieme ai<br />
sacerdoti e all’intera comunità, alla presenza anche delle autorità cittadine è stato cantato<br />
l’inno del “Te Deum” in un accorato rendimento di grazie dinanzi alle spoglie mortali del</p>
<p>Fondatore.</p>
<p>È una giornata storica. L’annuncio tanto atteso in tutto il mondo dai devoti della Madonna di<br />
Pompei è arrivato: Bartolo Longo sarà canonizzato.<br />
La notizia è stata ufficializzata, poco dopo mezzogiorno di oggi, nel consueto bollettino della Sala<br />
Stampa vaticana: «Papa Francesco – si legge tra l’altro nella nota – ha approvato i voti favorevoli<br />
della Sessione Ordinaria dei Padri Cardinali e Vescovi per la canonizzazione del Beato Bartolo<br />
Longo».<br />
A lungo le campane del Santuario hanno suonato a festa mentre l’Arcivescovo di Pompei,<br />
Monsignor Tommaso Caputo, si è subito recato in Basilica per pregare dinanzi alla venerata<br />
Immagine della Madonna del Rosario e poi nella Cappella “Beato Bartolo Longo”, dove ha guidato<br />
la recita del “Te Deum” in un accorato rendimento di grazie dinanzi alle spoglie mortali del<br />
Fondatore. Insieme al Prelato, si sono raccolti in preghiera i sacerdoti della Città mariana, i diaconi,<br />
le Suore domenicane “Figlie del Santo Rosario di Pompei”, i Fratelli delle Scuole cristiane, i<br />
religiosi di altre congregazioni e ai numerosi pellegrini che, come ogni mattina, gremivano il<br />
Santuario. Ed è festa, in modo speciale, nei Centri “Beata Vergine” e “Bartolo Longo”, nelle case<br />
famiglia del Centro “Giovanni Paolo II”, alla Mensa dei poveri “Papa Francesco” e in tutti i luoghi<br />
della carità pompeiana. Bartolo Longo è per tutti un padre.</p>
<p>Le prime parole dell’Arcivescovo Tommaso Caputo<br />
Nella sua prima dichiarazione il Prelato esprime la gioia della famiglia del Santuario, la stessa gioia<br />
dei fedeli di tutto il mondo, devoti della Vergine di Pompei. Ma c’è anche tanta riconoscenza per<br />
Papa Francesco: nella Città mariana è continua la preghiera per il Santo Padre, soprattutto nella<br />
celebrazione dell’Eucarestia e nella recita del Rosario. «Ogni parola – dice Monsignor Caputo –<br />
sembra incapace di spiegare tutta la nostra commozione e la gratitudine per il Papa che, pur in un<br />
momento di sofferenza e dalla “cattedra” speciale dell’Ospedale Gemelli, ha voluto concedere a<br />
tutti i devoti della Madonna di Pompei, ovunque nel mondo, questa grande gioia. A Pompei<br />
amiamo il Papa in modo speciale e profondo e preghiamo per lui, certi che la Madonna del Rosario<br />
e Bartolo Longo, dal Cielo, ascoltino la nostra invocazione e il Santo Padre torni alla quotidianità<br />
del ministero petrino».<br />
«Bartolo Longo – ricorda – fu beatificato il 26 ottobre 1980 e, già negli anni successivi, una<br />
moltitudine di persone ha espresso un’esigenza del cuore: vedere il Fondatore canonizzato. In tanti</p>
<p>hanno pregato intensamente secondo questa intenzione, in tanti si sono rivolti al Beato chiedendo la<br />
sua intercessione nei frangenti più difficili della loro vita. Il Santo Padre ha dato ascolto al popolo di<br />
Dio, che oggi fa festa». «La gioia – prosegue – non è tanto per Bartolo Longo. Egli è già in Cielo e<br />
contempla la visione beatifica del Padre. Cosa potrebbe desiderare di più? La gioia è per noi che<br />
abbiamo un nuovo Santo, una figura alla quale guardare e da imitare per raggiungere, un giorno,<br />
anche noi, il Paradiso. In ogni canonizzazione infatti si può distinguere il disegno di Dio. Quanti<br />
sono i santi nascosti, quelli della porta accanto. Non arriveranno all’onore degli altari, ma sono santi<br />
agli occhi del Padre. La canonizzazione, il riconoscimento pubblico della santità di un uomo o di<br />
una donna, è invece strumentale alla volontà di Dio che, attraverso quei testimoni, ci dona un aiuto<br />
per darci la salvezza e la vita in pienezza, una gioia che niente e nessuno potrà più toglierci.<br />
Facciamo festa perché anche la canonizzazione del Beato Bartolo Longo è, ancora una volta, una<br />
dichiarazione d’amore che Dio fa all’umanità».<br />
Per quanto Longo abbia terminato la sua esistenza terrena nel 1926, Longo è un santo<br />
modernissimo. A portare alla canonizzazione del Beato – spiega ancora Monsignor Caputo – la sua<br />
modernità: «Longo fu anticipatore dei tempi, modello di quella “Chiesa in uscita”, centrale nel<br />
magistero di Papa Francesco. Quando si leggono i suoi testi si resta esterrefatti dalla modernità<br />
lessicale, ma ancora di più contenutistica. Egli ha una visione profetica, conosce bene l’umanità ed<br />
è consapevole delle prospettive. Opera, scrive, parla tra fine Ottocento e le prime tre decadi del<br />
Novecento, ma sembra un santo di oggi».</p>
<p><strong>Note biografiche del Beato Bartolo Longo</strong><br />
Bartolo Longo nacque il 10 febbraio 1841 a Latiano, in provincia di Brindisi, e nel 1863 giunse a<br />
Napoli per completare gli studi di Giurisprudenza. Attraverso amici e professori, si avvicinò al<br />
mondo dello spiritismo, abbandonando completamente la fede cattolica nella quale era stato<br />
educato. Grazie al professor Vincenzo Pepe ed al domenicano padre Alberto Radente, riuscì però a<br />
tornare sulla via del bene.<br />
La sua conversione fu totale, si dedicò anima e corpo alla religione e alla carità. Grazie alla<br />
nobildonna Caterina Volpicelli – oggi Santa, – conobbe la Contessa Marianna Farnararo De Fusco,<br />
rimasta vedova in giovane età, con cinque figli piccoli. La nobildonna pugliese, che il 1° aprile<br />
1885 sposò Bartolo Longo a Napoli, sarà decisiva nella realizzazione di tutta l’opera pompeiana,<br />
alla quale contribuì con le sue risorse economiche e con le sue idee, che spesso determinarono le<br />
scelte del Longo.<br />
Proprio per curare le proprietà di Marianna, Bartolo Longo giunse, nel 1872, a Valle di Pompei.<br />
Aggirandosi per le campagne del luogo, sentì salirgli dal cuore il dubbio che ormai da tempo lo<br />
tormentava: come avrebbe fatto a salvarsi, a causa delle esperienze poco edificanti della vita<br />
passata? Era mezzogiorno e al suono delle campane si accompagnò una voce: “Se propaghi il<br />
Rosario, sarai salvo!”.<br />
Capì, dunque, la sua vocazione e si propose di non allontanarsi da Valle di Pompei, senza aver<br />
diffuso il culto alla Vergine del Rosario. Cominciò col catechizzare i contadini; ristrutturò, poi, la<br />
piccola chiesa parrocchiale del Santissimo Salvatore e decise, su consiglio del Vescovo di Nola, di<br />
erigere una nuova chiesa, dedicata alla Madonna del Rosario.<br />
Il 13 novembre 1875, arrivò a Pompei la prodigiosa immagine della Vergine del Rosario. Prima da<br />
Napoli e poi, pian piano, da ogni parte del mondo, cominciarono a giungere offerte per la<br />
costruzione della nuova chiesa, la cui prima pietra fu posta l’8 maggio 1876. L’anno seguente il<br />
Longo scrisse e divulgò la pia pratica dei “Quindici Sabati”; due anni dopo, guarì lui stesso da una<br />
grave malattia grazie alla recita della Novena d’impetrazione che aveva composto, della quale ci<br />
furono, immediatamente, 900 edizioni, in 22 lingue.<br />
Il 14 ottobre 1883, ventimila pellegrini, riuniti a Pompei, recitarono per la prima volta la Supplica<br />
alla Vergine del Rosario, sgorgata dal cuore di Bartolo Longo, in risposta all’Enciclica Supremi</p>
<p>Apostolatus Officio (1° settembre 1883), con la quale Leone XIII additava proprio la recita del<br />
Rosario come rimedio ai mali che affliggevano il mondo contemporaneo.<br />
Nel 1884 fondò il periodico “Il Rosario e la Nuova Pompei”. Intanto, grazie a lui, intorno al cantiere<br />
della nuova chiesa sorgeva una vera e propria città con case per gli operai – tra i primi esempi di<br />
edilizia popolare, che anticipava l’attenzione della Rerum Novarum alla questione sociale – il<br />
telegrafo, la stazione ferroviaria, un piccolo ospedale, l’osservatorio meteorologico e quello<br />
geodinamico. Nel 1887 fondò l’Orfanotrofio Femminile, la prima delle sue Opere di Carità a favore<br />
di bambini e adolescenti.<br />
Qualche anno più tardi, nel 1891, il cardinale Raffaele Monaco La Valletta consacrò il nuovo<br />
Tempio. Il Santuario di Pompei era conosciuto sempre più e fedeli di ogni genere chiedevano le più<br />
disparate grazie. All’avvocato Longo si rivolsero anche dei detenuti, per esortarlo a prendersi cura<br />
dei propri figli. Fu in questo periodo che il Santo maturò quella che ancora oggi è considerata la sua<br />
intuizione più originale: non solo credere nella possibilità del recupero dei figli dei carcerati, ma<br />
scommettere sul fatto che essi, a loro volta, avrebbero potuto salvare i loro genitori dalla<br />
disperazione.<br />
Nel 1892 veniva collocata la prima pietra dell’Ospizio per i figli dei carcerati, retto, a partire dal<br />
1907, dai Fratelli delle Scuole Cristiane di San Giovanni Battista de La Salle. Dopo appena sei anni<br />
gli allievi erano oltre cento. Il primo ragazzo accolto, un calabrese, divenne, poi, sacerdote.<br />
In seguito furono accolte a Pompei anche le figlie dei carcerati, affidate alla cura delle Suore<br />
Domenicane “Figlie del Santo Rosario di Pompei”, fondate nel 1897. Il 4 agosto di quell’anno,<br />
infatti, Longo e la consorte Marianna fecero richiesta al Cardinale Camillo Mazzella, Vicario<br />
Pontificio per il Santuario di Pompei, di erigere canonicamente la nuova Congregazione, approvata<br />
ufficialmente il 25 agosto.<br />
Il 5 maggio 1901 fu inaugurata la facciata della Basilica, eretta con il contributo dei fedeli di ogni<br />
parte del mondo e dedicata alla Pace Universale. Il 9 febbraio 1924 morì la Contessa Marianna,<br />
mentre Bartolo Longo, al quale l’anno seguente Papa Pio XI conferì l’onorificenza di Cavaliere di<br />
Gran Croce del Santo Sepolcro, si spense, poi, all’età di ottantacinque anni, il 5 ottobre 1926. Due<br />
anni dopo, grazie all’impegno di Fratel Adriano di Maria dei Fratelli delle Scuole Cristiane, che<br />
continuò il lavoro dell’avvocato, Pompei fu riconosciuta come comune autonomo. L’opera del<br />
Longo ha avuto il suo primo, solenne riconoscimento con la Beatificazione da parte di Giovanni<br />
Paolo II, il 26 ottobre 1980.</p>
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		<title>Ischia, il punto sulla ricostruzione post frana</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Nov 2024 18:13:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ischia]]></category>
		<category><![CDATA[LO SPECIALE]]></category>

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		<description><![CDATA[A distanza di due anni dalla drammatica frana del 26 novembre 2022 a Casamicciola Terme, che ha causato la perdita ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>A distanza di due anni dalla drammatica frana del 26 novembre 2022 a Casamicciola Terme, che ha causato la perdita di 12 vite, la gestione emergenziale si avvia a conclusione dopo un intenso e proficuo lavoro che ha visto una forte coesione e partecipazione di tutte le istituzioni coinvolte. Contemporaneamente, il processo di ricostruzione ha registrato importanti avanzamenti, frutto di uno sforzo attuativo che ha consentito di ottenere risultati significativi. La ricostruzione privata, che per troppi anni era rimasta bloccata a causa di numerosi fattori ed ostacoli, è ben avviata, tanto che ad oggi sono stati emanati 125 decreti. Solo negli ultimi tre mesi sono stati firmati 36 decreti di concessione del contributo, fra attività di ricostruzione e delocalizzazioni, per un importo di circa 30 milioni di euro per oltre 100 unità abitative. Proprio oggi, infatti, sono stati firmati, altri otto decreti per la ricostruzione privata, 5 dei quali per interventi di ricostruzione e riparazione degli edifici e 3 per le delocalizzazioni, con un finanziamento ulteriore di circa 13 milioni di euro. Si tratta di un avanzamento significativo dal momento che con i provvedimenti firmati oggi potranno partire nuovi cantieri di ricostruzione nei due condomini più numerosi del Comune di Casamicciola, IGEA e Villa Eden, con ben 44 unità abitative totali.</p>
<p>Sempre nella giornata di oggi, inoltre, alla vigilia della ricorrenza della frana, il processo di ricostruzione e di messa in sicurezza dell’isola segna un ulteriore importante avanzamento con la firma da parte della Banca Europea per gli Investimenti (BEI), di un contratto di finanziamento con il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), con il quale viene messa a disposizione da 150 milioni di euro da destinare agli interventi di ricostruzione di edifici pubblici e privati gravemente danneggiati dal terremoto del 2017 e della frana del 2022. Si tratta di una prima tranche di risorse a fronte di una delibera della BEI che prevede uno stanziamento fino a 1 miliardo di euro. Tale supporto finanziario è ulteriormente rafforzato dall’accordo di consulenza tecnica gratuito, siglato tra la BEI e la Struttura Commissariale nel 2023, che ha permesso di identificare le principali misure di adattamento climatico, le opzioni di investimento e i requisiti per la progettazione tecnica della ricostruzione post-sisma di Ischia e degli interventi contro il dissesto idrogeologico. I dati a disposizione, desunti dall’innovativa piattaforma di monitoraggio, consentono anche di guardare positivamente al 2025, durante il quale partiranno circa 80 cantieri della ricostuzione pubblica post sisma e post frana e almeno altrettanto quelli della ricostruzione privata.</p>
<p>“La gestione dell’emergenza, dichiarata due anni fa, si avvia alla conclusione con risultati importanti, per i quali ringrazio tutti gli attori istituzionali e sociali coinvolti. A partire dal Dipartimento della protezione civile, al Governo, alla Regione Campania, al Prefetto, ai Sindaci dell’isola, fino alle Università e ai centri di Competenza, oltre ai soggetti attuatori, alle Forze dell’Ordine, ai cittadini e alle loro associazioni. Ciascuno ha dato un supporto prezioso e indispensabile. Per avviare la ricostruzione post sisma e post frana, non abbiamo atteso la fine della fase emergenziale, ma abbiamo fatto partire tutte le attività che erano necessarie. La ricostruzione privata e pubblica, nonché l’opera di messa in sicurezza del territorio, sono in fase di avanzata attuazione, come i dati dimostrano. La svolta definitiva sulla ricostruzione ci sarà certamente nel 2025 quando tutte le progettazioni in corso saranno definite e sarà finalmente varato il Piano della ricostruzione della Regione Campania”. Ha commentato il Commissario Straordinario, Giovanni Legnini, che ha aggiunto: “Un particolare ringraziamento va alla BEI, con la quale oggi abbiamo concluso l’accordo di progetto e che ha messo a disposizione del MEF la prima tranche di 150 milioni di euro di un finanziamento deliberato fino a un miliardo di euro, che dovrà trovare complessiva copertura nel bilancio dello Stato”. Gli interventi emergenziali I dati contenuti nel rapporto di monitoraggio, che viene aggiornato costantemente dalla Struttura commissariale (grazie anche alla nuova piattaforma di raccolta delle informazioni Irmap) registra, al 26 novembre di quest’anno, 209 interventi emergenziali, finanziati per complessivi 93 milioni di euro. Il complesso di questi interventi, che riguardano i sei comuni dell’isola, più della metà dei quali è concentrato su Casamicciola, è stato finalizzato al ripristino delle aree colpite dall’evento franoso e dalla riduzione del rischio residuo. Per quanto riguarda lo stato di attuazione, circa il 60% degli interventi previsti risulta o concluso (94 interventi) o con lavori in fase esecutiva (32 interventi). Risultano, inoltre, in corso di affidamento 23 interventi, altri 49 sono in fase di progettazione, mentre quelli ancora da avviare sono 11.</p>
<p>Relativamente alla messa in sicurezza del territorio, oltre agli interventi emergenziali, bisogna considerare anche il Piano degli interventi strutturali, approvato dal Commissario straordinario con ordinanza n. 8. Un Piano che prevede 58 Interventi nel Comune di Casamicciola Terme, suddivisi in 17 interventi prioritari per la messa in sicurezza strutturale e tutte le progettazioni del Piano degli interventi (per un investimento di circa 50 milioni) e 41 interventi (per complessivi 120 milioni) inseriti nell’ambito della programmazione quinquennale degli interventi Art. 5-ter ancora da finanziare. Per quanto riguarda lo stato di attuazione degli interventi prioritari, 14 sono quelli in corso di progettazione o in fase di affidamento, mentre per altri 40 è stato predisposto il documento di indirizzo della progettazione (DIP). Complessivamente fra la fine del 2024 e il 2025 potranno essere avviati, fra interventi emergenziali e interventi strutturali, oltre 80 cantieri riguardanti il dissesto idrogeologico, consentendo di fare avanzare un’opera molto consistente di messa in sicurezza del territorio. Risultano, invece, ancora tutti da finanziare gli 87 interventi strutturali da eseguire negli altri comuni dell’isola (Lacco Ameno, Forio, Ischia, Serrara Fontana, Barano d’Ischia) per complessivi 208 milioni di euro. Assistenza alla popolazione e alle imprese post frana Dalle 1200 persone che, nelle fasi immediatamente successive alla frana del 26 novembre, hanno usufruito dell’assistenza, il numero si è progressivamente ridotto fino a 303. Di queste, circa 200 sono sistemate in appartamenti e percepiscono il Cas mentre solo 103 persone usufruiscono ancora dell’assistenza alberghiera, che cesserà il 31 dicembre prossimo, con la fine dello stato di emergenza. Per quanto riguarda lo stato di attuazione dell’assistenza alle imprese, sono pervenute complessivamente 82 domande di contributo e sono stati emanati 71 provvedimenti di concessione. Il piano intercomunale di protezione civile Tutti i Comuni hanno finalmente raggiunto un’intesa per definire il primo Piano Intercomunale di Protezione Civile. Tale Piano sarà oggetto di un’esercitazione per testarne l’efficacia nei giorni 27 e 28 novembre con un’iniziativa di rilievo nazionale e internazionale, vista la partecipazione del Capo Dipartimento della Protezione civile e dei Direttori della Protezione Civile di Francia e Germania. Il Piano, elaborato dai sei comuni a seguito dall’aggiornamento dei rispettivi piani comunali di protezione civile, con il supporto della Struttura Commissariale e della Regione Campania, come previsto dall’ordinanza commissariale n.18 del 27 febbraio 2024, mira a rafforzare la capacità di risposta e il coordinamento operativo tra tutti gli enti coinvolti in caso di emergenza idrogeologica.</p>
<p>La ricostruzione privata post-sisma Si è sbloccata anche la ricostruzione privata. In poco meno di tre mesi, sono stati emanati 36 decreti di concessione di contributi fra interventi di ricostruzione privata post-sisma e di delocalizzazione che hanno riguardato un centinaio di unità abitative. Segno che il nuovo quadro regolatorio messo a punto dalla Struttura commissariale funziona e comincia a dare i suoi frutti. Il numero totale di decreti di concessione contributi per la ricostruzione privata post-sisma passa a 125 (di cui 7 riguardanti le delocalizzazioni) per un numero di unità immobiliari recuperato o in corso di recupero di 241, e uno stanziamento complessivo che supera i 68 milioni di euro. Complessivamente, ad oggi sono 193 le domande presentate, sono stati approvati 136 progetti, 55 sono in istruttoria presso la Conferenza dei servizi o presso i Comuni, 3 non sono state approvate e 1 è stata ritirata dal richiedente. I decreti complessivamente emanati sono 125. La ricostruzione pubblica e degli edifici di culto post sisma Progressi importanti si stanno registrando anche sul versante della ricostruzione pubblica, compresa quella relativa agli edifici di culto. Anche in questo caso ci si aspetta una significativa accelerazione delle opere nel 2025, quando potranno essere avviati più di trenta nuovi cantieri. Per quanto riguarda lo stato di attuazione al 26 novembre 2024, dei 62 interventi previsti, 8 risultano conclusi e 11 con lavori in corso, mentre sono in fase avanza la progettazione per 35 interventi. Restano da avviare solo 8 interventi. I punti di forza del modello Ischia Si è stabilito in modo molto dettagliato il nesso tra la messa in sicurezza del territorio, sotto il profilo idrogeologico, e la ricostruzione, così come tra delocalizzazione e la rigenerazione urbana. È stato introdotto, come parte integrante dei processi di ricostruzione, il criterio innovativo dell’adattamento ai cambiamenti climatici che le progettazioni in corso, sia afferenti al dissesto idrogeologico che alla ricostruzione, devono rispettare. È stata avviata un’importante collaborazione con la BEI che ha donato uno studio specifico per l’isola di ischia sui cambiamenti climatici. Inoltre, la BEI concederà un finanziamento fino a 1 miliardo di euro, di cui una prima tranche da 150 milioni già messa a disposizione, con l’impegno di orientare sia gli interventi pubblici che quelli privati verso criteri di sostenibilità e all’adattamento alle previsioni sul cambiamento climatico. Nei processi di ricostruzione è stato ribadito un forte impegno per la riduzione del consumo di suolo; infatti, con le delocalizzazioni volontarie e quelle obbligatorie si punta a consentire l’acquisto sul mercato di immobili esistenti e recuperare gli edifici dismessi. Ulteriore obiettivo nel segno della sostenibilità è quello relativo al riuso dei materiali da frana, dei detriti e delle terre e rocce da scavo. È stato, inoltre, definito un Piano di gestione forestale molto rilevante, perché una delle concause degli effetti del dissesto idrogeologico è costituito dalla mancata cura del patrimonio boschivo nella parte montana. Infine, a garanzia di una maggiore trasparenza sulle attività, è stato adottato un Sistema di monitoraggio avanzato che per mette di visionare, in tempo reale, lo stato di avanzamento dei cantieri e degli interventi in corso. Anche in questo caso è stato molto rilevante l’apporto della BEI, e il sistema che per adesso riguarda gli interventi pubblici presto sarà esteso anche agli interventi privati. Si tratta di uno strumento che non solo consente di offrire informazioni trasparenti ai cittadini su tutte le attività della ricostruzione ma rappresenta anche uno strumento utile per monitorare l’attività dei soggetti attuatori e quindi spingerli al rispetto dei cronoprogrammi previsti.</p>
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		<title>Ritrovate le taverne dove soggiornò Garibaldi</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Mar 2022 11:48:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[LO SPECIALE]]></category>

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Un cammino lungo antiche taverne e tracciati romani<br />
“Le antiche osterie dell’800 lungo la Napoli – Reggio Calabria dell’’800 ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2022/03/Schermata-2022-03-21-alle-12.40.51.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-152767" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2022/03/Schermata-2022-03-21-alle-12.40.51-300x217.png" alt="Garibaldi" width="300" height="217" /></a><span style="color: #333333;"><br />
<strong>Un cammino lungo antiche taverne e tracciati romani</strong></span></p>
<p>“Le antiche osterie dell’800 lungo la Napoli – Reggio Calabria dell’’800 quella via Regia Borbonica che abbiamo riportato alla luce ora e che potrebbe essere itinerario turistico dalla Campania alla Calabria. Ad esempio è stata rintracciata la stazione di posta della Duchessa. In una Contrada che si chiama Vignali tra Serre ed Auletta che sono due comuni della provincia di Salerno c’è l’antico percorso romano della Via Popilia che costeggia un piccolo corso d’acqua e subito dopo un ponte in pietra abbiamo ritrovato un caseggiato rurale. Tale caseggiato era la Taverna di un certo Messer Giacomo, riportata in alcini documenti storici come esistente già a partire dal XVI secolo. Un resto di architrave, ritrovato recentemente nel terreno intorno all’edificio, reca incisa la data del 15961! Un percorso davvero interessante e sorprendente. Taverne, osterie, stazioni postali dell’800 lungo la Via Regia Borbonica. Ad esempio Sicignano degli Alburni era punto di passaggio ma anche importante luogo di sosta per i viaggiatori che si spostavano lungo l’arteria consolare che incrocia la stessa Via Regia, in quanto sede di numerose taverne ed osterie. In questa zona, in particolare nel tratto tra le frazioni di Scorzo e Zuppino, recenti studi archeologici hanno collocato la mansio “Nares Lucanae”, ovvero la stazione di posta segnalata sulla Tavola Peutingeriana lungo l’antica Via Popilia. Il toponimo Nares, di origine osco-sabina, sta a significare “sorgenti”; in effetti il sito archeologico, ubicato sotto il monte Alburno, è ricco di grosse fonti d’acqua che vengono utilizzate oggi per l’irrigazione dei terreni circostanti”.</p>
<p><span style="color: #333333;">Lo ha affermato <b>Luca Esposito</b>, storico della cartografia del Regno di Napoli, architetto, che dopo uno studio di ben 8 anni ha ritrovato la Napoli – Reggio Calabria dell’800: la Via Regia Borbonica e l’ha anche geo – referenziata sui sistemi satellitari.<br />
“Numerosi sono i viaggiatori che nei loro racconti descrivono le taverne dello Scorzo, a partire da <b>Marco Tullio Cicerone</b>, in fuga da Roma nel 58 a.C., fino a Giuseppe Garibaldi, alla testa delle sue camice rosse. Molto rinomate erano le pietanze servite in questi locali &#8211; ha proseguito Luca Esposito &#8211; e la buona resistenza dei cavalli e dei muli che si potevano cambiare presso le stazioni di posta. Lungo la Via Regia Borbonica che abbiamo ritrovato non solo è possibile notare le antiche stazioni postali ma anche le taverne ed osterie di allora ed i lavatoi! Ma è tutto il tratto, dalla Duchessa fino ad Auletta, ad essere ricco di osterie, bettole, locali di ristoro, tanto da essere conosciuto fin dall’antichità come Strada delle Taberne, complice probabilmente anche la particolare salubrità dell’aria e l’abbondanza di acque sorgive. E addirittura in alcuni passi letterari del tempo queste Osterie vengono anche ben descritte. Ad esempio ad Auletta c’era una postazione con caserma di gendarmeria e taverna. E questa postazione l’abbiamo ritrovata. Si tratta di una costruzione, all’ingresso dell’abitato di Scorzo. Un edifico di ben due piani con un bel portale in pietra sopra il quale il concio chiave reca inciso l’anno 1821. Sulla facciata campeggia la seguente insegna: dal 1821 “La Taverna” ristorante, pizzeria…”.<br />
Attraversando l’abitato dello Scorzo si notano diversi portali in pietra, su alcuni dei quali sono visibili le date di costruzione risalenti ai primi dell’Ottocento.<br />
C’è anche la piccola Chiesa di S. Antonio. Costruita nel 1684, come risulta dalla data sul portale di ingresso, si suppone che fosse una chiesa per i postiglioni, le carovane e per i pochi abitanti che gestivano le taverne. Nei pressi della Torre di S. Angelo della Serra, torretta di avvistamento di epoca longobarda, ci sono i ruderi dell’alloggio del corpo di guardia ma abbiamo ritrovato anche notevoli tratti di una cinta muraria.<br />
E’ una strada molto impegnativa ed in particolare verso Auletta si riscontrano discese e salite in forte pendenza!</span></p>
<p><strong>Numerose le antiche Taverne riscoperte!</strong></p>
<p>“Poco fuori il centro abitato di Scorzo si incontra sulla destra un grosso caseggiato diruto, posto su due livelli. Si tratta dell’ex Taverna dell’Annunziata menzionata in un documento del giugno del 1697 in cui si parla anche di una piccola cappella ad essa attaccata . Il fabbricato è evidentemente segnalato anche sull’Atlante Borbonico, sulla destra, subito dopo S. Antonio. Zuppino è la frazione più grande del comune di Sicignano degli Alburni, anch’essa come lo Scorzo sviluppatasi lungo la consolare regia data la presenza di taverne e ostelli per la sosta dei viaggiatori. Taverne ed antiche fontane, davvero splendide! Infatti nell’attraversare questa piccola località, oltre alle solite costruzioni dai caratteristici portali in pietra di inizio Ottocento – ha continuato <b>Luca Esposito</b> &#8211; si può notare una piazzetta nella quale è collocata, a sinistra, una chiesa risalente agli inizi del Novecento, mentre a destra, sul fondo della piazza, un’antica fontana dalla quale sgorga un forte getto d’acqua. Di sicuro questa fonte era già presente fin dal periodo romano. La località, sulla mappa ottocentesca, viene denominata “Supino” a confermare l’ipotesi di alcuni storici locali secondo i quali il nome prenda origini dall’espressione romana “Sub pinus” (sotto il pino), una grossa conifera che offriva refrigerio ai milites che sostavano nei pressi di quella che doveva essere la Statio Nares Lucanae. Anche Zuppino era provvista della sua taverna: si tratta dell’edificio che sorge in piazza di fianco alla fontana, oggi palesemente rimaneggiato, ma della cui struttura originaria sono ancora visibili i due massicci barbacani angolari. Denominata anche come taverna “Fiumicello”, perché situata proprio di fianco alla sorgente d’acqua, si ha menzione di essa già a partire dal XVI secolo, mentre in un documento del 1697 viene riproposta una precisa descrizione degli ambienti interni. A circa 200 metri dopo la piazzetta, all’uscita del piccolo centro abitato, sulla sinistra si trova il bivio con la S.P. 36 che conduce al raccordo autostradale Sicignano-Potenza. Tale strada, indicata chiaramente anche sull’Atlante Borbonico, collegava la Strada Regia al Castello di S. Nicandro, oggi detto S. Licandro, un’antichissima struttura militare costruita dai normanni intorno all’anno 1000 e di cui oggi sono ancora visibili i ruderi nei pressi del fiume Tanagro. Dal castello era possibile presidiare il corso fluviale per difendersi dalle pericolose incursioni saracene. Esso viene menzionato già nel 1080 da Amato da Montecassino, nella sua celebre “Historia Normannorum”, citando gli eventi che nel 1054 portarono Guglielmo ed Unfredo di Altavilla, mercenari del principe longobardo di Salerno Gisulfo II, alla conquista della roccaforte, sancendo l’inizio della conquista normanna dell’Italia meridionale, completata nel 1077 con la resa di Salerno a Roberto il Guiscardo. Dal sisma del 1982 il castello è inagibile, ridotto in stato di rudere e raggiungibile solo a piedi mediante una strada in terra battuta. Il nostro obiettivo è che la Via Regia Borbonica lungo la quale abbiamo ritrovato le antiche taverne, le osterie di un tempo, ben 14 tratte postali ottocentesche ma anche Castelli e Palazzi, possa essere al centro dei fondi PNRR e dei vari bandi divenendo così patrimonio turistico!”.</p>
<p><strong>Via romana Popilia e Percorso Borbonico insieme! </strong><span style="color: #333333;"><strong>Ma anche la Taverna dove alloggiò Garibaldi!</strong></span></p>
<p>“Anche dopo l’abitato di Zuppino il tracciato stradale borbonico coincide con esattezza all’attuale Statale, mentre non si hanno riscontri certi in merito al percorso della Via Popilia, sebbene alcuni archeologi sostengano che questa cammini pressoché parallelamente alla S.S. 19, lato sinistro, fino al ponte romano sul Tanagro, oltre il quale la consolare romana si inoltra nell’interno in direzione del piano della Cerreta, nel comune di Auletta. Questa teoria è stata rafforzata dalla scoperta dei resti crollati di un ponte sul torrente Petroso – <b>ha concluso Luca Esposito</b> &#8211; rinvenuto nella fitta boscaglia ai piedi del promontorio di Castelluccio Cosentino. Ed ecco la Taverna dell’Olmo o Taverna dell’Urmo, un edificio su due livelli ben conservato, a cui è addossato un muro parzialmente diroccato con un portale ad arco in pietra. L’edificio sorge dove anticamente erano i confini tra Sicignano e Castelluccio e risulta documentato già nel 1697.</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-152769" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2022/03/Schermata-2022-03-21-alle-12.40.39-300x206.png" alt="Garibaldi" width="300" height="206" /></p>
<p><span style="color: #333333;">Gli appunti di storia l</span><span style="color: #333333;">ocal</span><span style="color: #333333;">e, infine, parlano della solita sosta, anche in questa struttura, dell’eroe dei due mondi, <b>Giuseppe Garibaldi</b>. Superata anche la Taverna di S. Giuseppe, altro edificio di interesse storico, la strada incrocia il corso del torrente Petroso, superandolo grazie ad un ponte che conserva la struttura originaria settecentesca, nascosta dalla vegetazione. Il restringimento della carreggiata in corrispondenza del ponte testimonia l’antichità dello stesso. Immediatamente dopo il ponte, esattamente al km 38-II, compare sulla destra la sagoma di un grosso caseggiato rurale: si tratta della Taverna segnalata in mappa dopo il miglio. Dunqur un lavoro durato 8 anni di ricerca che vuole offrire al territorio una grande opportunità per il suo sviluppo turistico!”.</span></p>
<p><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2022/03/Schermata-2022-03-21-alle-12.40.44.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-152768" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2022/03/Schermata-2022-03-21-alle-12.40.44-300x225.png" alt="Garibaldi" width="300" height="225" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Intesa Sanpaolo, Torino e Napoli tra arte e cultura</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Mar 2022 09:10:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
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I quattro musei in edifici storici della Banca &#8211; a Milano, Vicenza, Torino e Napoli &#8211; uniscono idealmente l’Italia ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2022/03/Schermata-2022-03-16-alle-10.05.37.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-152719" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2022/03/Schermata-2022-03-16-alle-10.05.37-300x187.png" alt="museo banca" width="300" height="187" /></a></p>
<p class="p7"><b>I quattro musei in edifici storici della Banca &#8211; a Milano, Vicenza, Torino e Napoli &#8211; uniscono idealmente l’Italia attraverso l’arte e la cultura. </b><b>A Torino martedì 17 maggio inaugurano le “Gallerie d’Italia – Torino”: cinque piani dedicati alla fotografia e al Barocco piemontese. Il museo sarà sede dell’Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo. Esposto il Ciclo pittorico dell’antico Oratorio della Compagnia di San Paolo. </b><b>A Napoli sabato 21 maggio apre la nuova sede delle “Gallerie d’Italia – Napoli”: spazi triplicati rispetto agli attuali. Esposti il <i>Martirio di sant’Orsola di Caravaggio</i> e la pittura napoletana; nuovi percorsi di ceramiche antiche e di arte contemporanea. </b><b>Entrambi i progetti architettonici sono firmati<span class="Apple-converted-space">  </span></b><b>da Michele De Lucchi – AMDL CIRCLE. </b><b>In futuro ampliati anche i musei di Milano e Vicenza.</b></p>
</blockquote>
<p class="p10">Intesa Sanpaolo annuncia l’apertura di due nuovi musei delle Gallerie d’Italia in edifici storici della Banca ristrutturati secondo il progetto architettonico di Michele De Lucchi – AMDL Circle.</p>
<p class="p10"><b>Martedì 17 maggio 2022 a Torino</b> in Piazza San Carlo a Palazzo Turinetti, sede legale e storica di Intesa Sanpaolo, la Banca inaugura il quarto museo, diecimila metri di percorso espositivo su cinque piani, di cui tre ipogei. Il progetto architettonico trasforma gli spazi di Palazzo Turinetti, in un luogo unico dove fotografia e video arte documenteranno e conserveranno immagini, avvenimenti, riflessioni per promuovere i temi legati all’evoluzione della sostenibilità ESG (Environmental, Social, Governance). Le “Gallerie d’Italia – Torino” saranno sede dell’Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo – con circa 7 milioni di scatti realizzati dagli anni Trenta agli anni Novanta da una delle principali agenzie di fotogiornalismo italiane – ed esporranno una selezione di opere dalle collezioni del Gruppo tra cui il ciclo pittorico dell&#8217;antico Oratorio della Compagnia di San Paolo di proprietà della Banca.</p>
<p class="p10"><b>Sabato 21 maggio 2022</b> <b>a Napoli</b> sarà inaugurata la nuova sede delle Gallerie d’Italia nel monumentale edificio storico dell’ex Banco di Napoli progettato dall’architetto Marcello Piacentini in via Toledo 177. Le “Gallerie d’Italia – Napoli” triplicano gli spazi attuali di Palazzo Zevallos Stigliano, portandoli a diecimila metri quadri. Si tratta di un intervento architettonico di grande impatto che attualizza l’edificio senza snaturarne il pregio storico. L’ampiezza degli spazi pone le Gallerie napoletane al pari di grandi musei nazionali; i criteri museologici e museografici adottati si allineano ai più innovativi e riconosciuti standard museali internazionali. Sarà esposta una selezione di dipinti e sculture di ambito napoletano e meridionale dagli inizi del XVII ai primi decenni del XX secolo, a partire dal capolavoro della collezione Intesa Sanpaolo, il <b><i>Martirio di sant’Orsola</i></b> di Caravaggio, oltre a nuovi itinerari dedicati alle ceramiche attiche e magnogreche e all’arte moderna e contemporanea.</p>
<p class="p12">L’apertura dei due musei costituisce un fondamentale passo di Intesa Sanpaolo nella<i> </i>promozione della cultura in Italia e nella valorizzazione del proprio patrimonio artistico formato da oltre 35 mila opere d’arte di proprietà, il cui valore economico è inserito a <i>fair value</i> nel bilancio dal 2017.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p10">I quattro musei delle Gallerie d’Italia – Milano, Napoli, Torino e Vicenza – richiamano i tratti distintivi comuni consolidando il sistema museale di Intesa Sanpaolo gestito dal Progetto Cultura della Banca, nato per valorizzare il patrimonio storico artistico confluito negli anni nel Gruppo. Le sedi sono palazzi storici già uffici della Banca che, nell’opera di ristrutturazione guidata dalle nuove esigenze – tra cui l’apertura al pubblico, la tutela e conservazione delle opere d’arte, la sostenibilità, la piena accessibilità –, mantengono evidente il ricordo delle loro passate funzioni.</p>
<p class="p10">Il Piano d’Impresa 2022-2025 presentato di recente dal Consigliere delegato e CEO Carlo Messina rafforza l’impegno di Intesa Sanpaolo nella cultura con l’ampliamento degli altri due musei della Banca a Milano e Vicenza, portando entro il 2025 al raddoppio degli spazi espositivi complessivi delle Gallerie d’Italia &#8211; da 14.200 metri quadri a 30.000 metri quadri &#8211; e consolidando la posizione del Gruppo tra i primi operatori culturali privati a livello internazionale per reputazione, impegno e per dimensioni, qualità e valore finanziario della collezione, impegno che si inserisce nelle attività ESG del Gruppo<i>.<span class="Apple-converted-space"> </span></i></p>
<p class="p10">Entrambi i musei realizzeranno numerose attività tra cui mostre temporanee originali, didattica per le scuole, ricerca scientifica, iniziative per l’inclusione sociale. Alcuni degli spazi saranno a disposizione per eventi e iniziative cittadine.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p12"><b>Le Gallerie d’Italia – Torino<span class="Apple-converted-space"> </span></b></p>
<p class="p10">L’ingresso alle nuove Gallerie d’Italia – Torino avverrà dall’attuale accesso al cortile della Banca, piazza San Carlo 156, attraverso un grande scalone che diventerà anche luogo di socialità e porterà i visitatori verso gli spazi espositivi ipogei destinati alle mostre.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p10">Al primo piano sotterraneo, il progetto prevede la presenza di aule didattiche con spazi modulari caratterizzati da una grande vetrata che si affaccia sulla “Sala dei 300”, la storica sala dove si svolgevano le Assemblee dell’Istituto Bancario Sanpaolo-IMI prima della costruzione del grattacielo torinese. Qui saranno ospitate le mostre temporanee. <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p10">Il secondo piano ipogeo, dove si troverà la biglietteria, sarà un luogo di comunicazione e di incontro, anche per le scolaresche in visita, punto di snodo del museo da cui il pubblico potrà decidere come muoversi attraverso molteplici percorsi secondo le scelte e gli interessi. Una “manica lunga” pensata per la fotografia classica condurrà ai locali al terzo piano sotterraneo dove troverà sede l’Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo, visibile da parte dei visitatori attraverso una grande vetrata. Un pannello touchscreen di grande dimensione permetterà di consultare le immagini digitalizzate dell’Archivio, reso così accessibile alla fruizione collettiva.<span class="Apple-converted-space">  </span>In questo piano si troverà uno dei maggiori elementi caratterizzanti delle Gallerie torinesi: una sala multimediale (40 x 14 m), vero gioiello di tecnologia e di innovazione, dotata di 17 proiettori 4K in grado di offrire al visitatore la sensazione di essere letteralmente immersi nelle immagini e nei video.</p>
<p class="p10">Il percorso di visita non si limita agli spazi ipogei. Risalendo fino al piano terra il pubblico troverà un chiostro all’aperto delimitato da Piazza San Carlo, via XX Settembre e via Santa Teresa, dove apriranno anche una nuova libreria, il caffè e il ristorante.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p10">Al piano nobile del Palazzo, nell’infilata di sale che affacciano su Piazza San Carlo, il percorso museale curato da Fernando Mazzocca, Alessandro Morandotti e Gelsomina Spione esporrà circa cinquanta opere – dipinti, sculture, arazzi, arredi – dal XIV al XVIII secolo, allestiti in dialogo con gli apparati decorativi tardobarocchi (sovrapporte, boiseries, specchi) del palazzo; un ambiente dedicato ospiterà inoltre le nove grandi tele di proprietà della Banca realizzate nella seconda metà del Seicento per decorare l’antico Oratorio della Compagnia di San Paolo, oggi distrutto. Nello stesso piano la storica “Sala Turinetti” sarà destinata a eventi e iniziative cittadine.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p10">La Direzione del museo torinese è affidata a Michele Coppola, Executive Director Arte Cultura e Beni Storici e Direttore delle Gallerie d’Italia, affiancato dal Vicedirettore Antonio Carloni, già direttore del Festival internazionale Cortona On The Move.</p>
<p class="p10"><span class="s1">Le due mostre inaugurali</span></p>
<p class="p10">L’inaugurazione degli spazi espositivi avverrà con la mostra <b>“La fragile meraviglia. Un viaggio nella natura che cambia” </b>di Paolo Pellegrin, un reportage fotografico d’autore dedicato al tema del cambiamento climatico con la curatela di Walter Guadagnini e il contributo di Mario Calabresi. Il lavoro rappresenta una committenza originale che ha visto impegnato il fotografo in Paesi come Namibia, Islanda, Costa Rica, Italia per fornire una personale lettura per immagini del rapporto tra l’uomo e il suo ambiente naturale, tema cruciale della contemporaneità. La riflessione per immagini di Pellegrin dialogherà con la mostra <b>“Dalla guerra alla luna. 1945-1969”</b>, una selezione di immagini storiche dell’Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo a cura di Giovanna Calvenzi e Aldo Grasso che documenta il miracolo economico fino alla più grande conquista dell’uomo moderno, lo sbarco sulla luna.</p>
<p class="p12"><b>Le Gallerie d’Italia – Napoli</b></p>
<p class="p10">Il cantiere di Palazzo Piacentini è stato avviato nel 2020 mantenendo la piena continuità sia delle attività bancarie ospitate nell’edificio, sia di quelle espositive di Palazzo Zevallos Stigliano.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p10">Si tratta di un intervento architettonico di grande impatto che attualizza l’edificio, il cui corpo principale è opera del 1940 di Marcello Piacentini, senza snaturarne il pregio storico in coerenza con quanto realizzato per le altre sedi delle Gallerie d&#8217;Italia.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p10">Le opere della collezione permanente sono distribuite lungo tre itinerari tematici. Al primo piano, nella sezione del museo curata da Fernando Mazzocca, troviamo una selezione di dipinti e sculture principalmente di ambito napoletano e meridionale, del periodo che va dagli inizi del XVII ai primi decenni del XX secolo, a partire dal capolavoro assoluto delle collezioni, il<i> Martirio di sant’Orsola</i> di Caravaggio, ultima tela del maestro realizzata nel maggio del 1610, poche settimane prima della sua morte. Spiccano fra gli altri i nomi di Artemisia Gentileschi, Luca Giordano, Gaspar van Wittel, Anton Smink Pitloo, Giacinto Gigante, Domenico Morelli. Una raccolta di disegni e sculture di Vincenzo Gemito forma uno dei nuclei più importanti del grande autore, documentando efficacemente la sua straordinaria parabola artistica.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p10">Al secondo piano saranno esposti gli itinerari dedicati alle ceramiche attiche e magnogreche e alle opere dalle collezioni di arte moderna e contemporanea. Il primo, curato da Fabrizio Paolucci, presenta per la prima volta al pubblico nella sua interezza la storica Collezione Caputi appartenente a Intesa Sanpaolo, formata da oltre 500 vasi e altri reperti realizzati ad Atene, in Apulia e in Lucania tra il V e il III secolo a.C, tutti provenienti da Ruvo di Puglia, centro nella provincia di Bari che rivestì un ruolo politico, economico e culturale molto rilevante in Magna Grecia.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p10">Un’infilata di sale che affacciano su via Toledo ospita, sullo stesso piano, il secondo itinerario: una selezione di opere dalla collezione d’arte del XX e XXI secolo di Intesa Sanpaolo, curata da Luca Massimo Barbero, che costituisce un suggestivo percorso attraverso accostamenti cronologici che dal dopoguerra giungono fino al contemporaneo. Sono presenti opere di Lucio Fontana, Alberto Burri, Piero Manzoni, Enrico Castellani, Mario Schifano, Giulio Paolini, Alighiero Boetti, Michelangelo Pistoletto, Giosetta Fioroni, Carol Rama, Afro, Emilio Vedova, Gerhard Richter, Jannis Kounellis, Sol LeWitt. <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p10">Le ‘Gallerie d’Italia – Napoli’ rappresentano a tutti gli effetti un luogo per la cittadinanza. Grazie al monumentale atrio d’ingresso che vive in simbiosi con la strada si stabilisce continuità e stretta connessione con lo spazio urbano. Cuore pulsante dell’edificio sarà il grande salone al piano terra dedicato alle mostre temporanee e alle grandi iniziative culturali con i migliori artisti e curatori internazionali. Da via Toledo si potrà accedere liberamente alla caffetteria-bistrot e al bookshop. <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p10">Tre aule didattiche, al primo piano, permettono l’ampliamento delle attività educative per le scuole e per pubblici specifici, sempre gratuite, che hanno rappresentato negli anni un elemento di fondamentale impegno da parte della Banca verso il territorio.<span class="Apple-converted-space">  </span>Una nuova biblioteca con una raccolta di volumi del patrimonio librario di Intesa Sanpaolo, collegata al Servizio Bibliotecario Nazionale, offrirà a studiosi e appassionati l’opportunità di approfondire temi e aspetti legati alle opere delle collezioni e alle mostre temporanee del museo.</p>
<p class="p10">La Direzione del museo napoletano rimane affidata a Michele Coppola, Executive Director Arte Cultura e Beni Storici e Direttore delle Gallerie d’Italia, affiancato dal Vicedirettore Antonio Ernesto Denunzio.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p10">La prima esposizione temporanea ospitata nella nuova sede sarà la mostra conclusiva della XIX edizione di <b>Restituzioni</b>, il programma biennale di salvaguardia e valorizzazione del patrimonio artistico nazionale che Intesa Sanpaolo conduce da oltre trent’anni in collaborazione con il Ministero della Cultura. Saranno esposte al pubblico le opere del patrimonio pubblico restaurate grazie a Intesa Sanpaolo nel triennio scorso (la pandemia ha dilazionato i tempi ma non ha fermato il progetto) appartenenti a siti archeologici, musei, luoghi di culto da tutta Italia.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
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		<title>Auguri Rita, i tuoi 18 anni tra Scafati e Liverpool</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Mar 2022 20:39:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un vestito rosso, il colore di una passione, per la squadra inglese del Liverpool, che non si pu&#242; spiegare e ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Un vestito rosso, il colore di una passione, per la squadra inglese del Liverpool, che non si pu&ograve; spiegare e che per questo &egrave; ancora pi&ugrave; forte e coinvolgente. Un amore sportivo secondo solo a quello che si pu&ograve; provare per la squadra del cuore, quella vera, quella che indossa la maglia azzurra: Il Napoli. Il compleanno di <strong>Rita Casciello</strong>, che di </span><strong>Scrivonapoli </strong><span style="font-weight: 400;">&egrave; come una sorta di figlia adottiva, &egrave; stato una miscela di amore, emozioni ma soprattutto di colori. L&rsquo;azzurro e il rosso, i colori del cielo e del cuore, che i ragazzi della &ldquo;<em>Quinta D</em>&rdquo; del Liceo linguistico Caccioppoli di Scafati, hanno voluto sbattere in faccia, con tutta la forza dei loro &ldquo;quasi&rdquo; 20 anni, ai potenti della terra, impegnati in una guerra senza senso, che le emozioni le spegne, che uccide uomini e donne e che ferma anche lo sport e rende tutto terribilmente fosco, buio.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una serata magica per festeggiare una data importante, una di quelle che non si dimenticano, 18 anni! Un compleanno rinviato, a causa del maledetto Covid ma forse proprio per questo ancora pi&ugrave; bello da vivere, con il dolce peso di un&rsquo;attesa che si &egrave; protratta nel tempo. Lo scenario incantevole di Capo di Sorrento, nel contesto di Villa Marav&igrave;, tra vino bianco, spritz e paccheri con le cozze. Un ricco buffet, una cascata di cioccolata per concludere la serata. Una notte di stelle. Quelle in abiti attillati e tacchi alti, scatenate sulla pista da ballo e quelle luccicanti, di cartapesta, allestite sui tavoli nella sala. Ognuno dei quali dedicato ad un trionfo sportivo del Liverpool, con tanto di codice a barra per rivivere, con il cellulare, le emozioni di grandi partite e gol d&rsquo;autore. Gli allestimenti impeccabili di Carolina Casciello, le foto di Matteo Cinque. Una festa multietnica, senza barriere, in cui si &egrave; parlato in italiano e in spagnolo, nel rispetto di chi indossa un velo e lo fa con dignit&agrave; e convinzione. Perch&eacute; l&rsquo;amicizia non si perde dietro a stupidi pregiudizi. Una serata di gioia e qualche lacrima di emozione, per mamma Rosanna e pap&agrave; Enzo, che di <em>Scrivonapoli</em> e della storia del nostro giornale &egrave; parte integrante. L&rsquo;abbraccio e il ballo lento, proprio come si faceva tanti anni fa, con la figlia ormai maggiorenne,&nbsp;al centro della pista, tra cellulari accesi a riprendere la scena e sguardi compiaciuti e commossi di chi assisteva a quel trionfo di amore, &egrave; stato il momento clou della festa.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E poi tanti regali, il pi&ugrave; bello dei quali &egrave; stato fatto a Rita dai compagni di classe e gli allievi della scuola di ballo di Rosanna. Un video con le immagini pi&ugrave; belle della festeggiata, bambina, adolescente ora donna ma sempre con lo stesso sguardo, gli stessi occhi, la stessa infinita passione per le cose che ama. Gli amici, il calcio, i gatti&hellip;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un privilegio essere stati a questa serata, un onore aver occupato un posto in prima fila.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tra qualche mese molti di questi ragazzi saranno in giro per il mondo. Rita nella sua Liverpool, un sogno che si avvera. Gli altri tra Amsterdam, Bologna, Londra, Parigi. Qualcuno rester&agrave; a Napoli, magari anche a Scafati, a due passi da quella Pompei&nbsp; che &egrave; da sempre culla di cultura, turismo, storia. Molti non si incontreranno mai pi&ugrave;, altri resteranno amici per sempre. &Egrave; il senso della vita! Quello che a qualcuno nel mondo sta sfuggendo di mano, per idiozia e follia.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E allora, cara Rita,&nbsp; </span><span style="font-weight: 400;">&ldquo;<strong>Walk on walk on with hope in your heart. And you&rsquo;ll never walk alone</strong>&rdquo;. </span><em><span style="font-weight: 400;">Continua a camminare con la speranza nel cuore. E non camminerai mai da sola. E in qualsiasi parte del mondo andrai, porterai con te un pezzo di questa magica sera e un piccolo ricordo del nostro grande affetto.</span></em></p>
<p>Marco</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il programma di Procida Capitale</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Nov 2021 11:38:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[LO SPECIALE]]></category>
		<category><![CDATA[Procida]]></category>

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		<description><![CDATA[<br />
150 eventi distribuiti in 330 giorni di programmazione: l’anno della nuova Capitale Italiana della Cultura inizia il 22 gennaio. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p dir="ltr"><strong>150 eventi distribuiti in 330 giorni di programmazione: l’anno della nuova Capitale Italiana della Cultura inizia il 22 gennaio. Coinvolti 350 artisti di 45 Paesi differenti. Dimensione internazionale, co-creazione, inclusione ed ecosostenibilità le parole-chiave.</strong></p>
</blockquote>
<hr />
<p dir="ltr"><strong>44</strong> progetti culturali (di cui <strong>34</strong> originali), <strong>150</strong> eventi distribuiti in un cartellone di <strong>330</strong>giorni di programmazione, <strong>350</strong> artisti provenienti da <strong>45</strong> Paesi differenti del mondo e il coinvolgimento diretto di oltre 2000 cittadini, con la rigenerazione di <strong>7</strong> luoghi simbolo dell’isola.</p>
<p><strong>La cultura non isola</strong></p>
<p dir="ltr">Il programma di Procida Capitale Italiana della Cultura 2022 è suddiviso in 5 sezioni declinate con cinque verbi &#8211; <strong>Procida inventa, Procida ispira, Procida include, Procida impara, Procida innova</strong> &#8211; sotto un unico tema, <em>La cultura non isola</em>, ideato prima della pandemia e oggi più che mai attuale, che pone l’isola come luogo di esplorazione, sperimentazione e conoscenza, modello delle culture e metafora dell’uomo contemporaneo. Vengono sviluppate tre categorie di progetti: <strong>Progetti Faro</strong>, che favoriscono processi di trasformazione, rigenerazione e rivitalizzazione urbana; <strong>Progetti Ancora</strong>, che approfondiscono le eredità culturali, con un forte impulso dalla dimensione locale alla visibilità nazionale ed internazionale; <strong>Progetti Comunità</strong>, volti a promuovere, facilitare e costruire comunità solidali, capitale sociale e beni relazionali.</p>
<p dir="ltr">Prima isola scelta dal Ministero della Cultura, in virtù del suo progetto, nato con un percorso di <strong>co-creazione</strong> che ha coinvolto la cittadinanza e che è stato ritenuto capace di <em>rappresentare un modello per i processi sostenibili di sviluppo a base culturale delle realtà isolane e costiere del paese</em>, Procida – la più piccola tra le tre isole del golfo di Napoli &#8211; raccoglierà il testimone da Parma il <strong>14 gennaio 2022</strong> e inaugurerà il suo anno da capitale il <strong>22 gennaio</strong>, con un evento di 8 ore che, ispirandosi alla suggestione dei miti del mare, partirà dalla terraferma, attraverserà il golfo di Napoli per giungere sull’isola, coinvolgendo la comunità isolana attraverso performance teatrali, parate e uno spettacolo pirotecnico.</p>
<p dir="ltr">L’anno da Capitale è, per Procida, il compimento di un lungo percorso avviato con la presentazione della candidatura e che ha già registrato tappe significative, come la prestigiosa mostra “PANORAMA” di Italics dello scorso settembre, lo sviluppo di una eterogenea rete di collaborazioni nazionali e internazionali &#8211; con Enit Agenzia Nazionale del Turismo, il Consolato Generale USA di Napoli, il Forum Austriaco di Cultura a Roma, fino alla recente sottoscrizione di un protocollo di intesa con la RAI Radiotelevisione Italiana S.p.a. -, la selezione quale best practice nell’azione “Cultural Heritage in Action” in Finlandia e l’avvio di un importante programma volontari che prevede preziosi scambi con Matera e Parma.</p>
<p dir="ltr">Un consistente impatto mediatico è stato generato intorno all’isola e al progetto: un italiano su due già a luglio sapeva che Procida sarà Capitale italiana della Cultura nel 2022 (indagine Doxa promossa dalla Regione Campania), ne hanno parlato anche, tra gli altri &#8211; New York Times, CNN e The Guardian &#8211; National Geographic ha scelto Procida quale una delle 25 mete da visitare nel mondo nel 2022.</p>
<p dir="ltr">La governance di Procida Capitale Italiana della Cultura vede insieme il Comune di Procida e la Regione Campania in un accordo di collaborazione, che si è tradotto nella creazione di una cabina di regia per il coordinamento, la realizzazione e il monitoraggio degli interventi.</p>
<p dir="ltr">“Con l&#8217;assegnazione del prestigioso riconoscimento &#8211; spiega il presidente della Regione Campania, <strong>Vincenzo De Luca</strong> &#8211; è stato premiato un progetto bellissimo, un programma di sviluppo &#8211; non solo locale &#8211; a base culturale e di valorizzazione del patrimonio materiale e immateriale dell&#8217;isola e della Campania, a cui Regione e Comune hanno fortemente creduto”.<br />
La Regione ha già programmato, per rendere realizzabile il progetto di Procida Capitale della Cultura 2022, lo stanziamento di <strong>8.730.412,63 euro</strong>, cifra destinata allo sviluppo del programma culturale, alla realizzazione di interventi integrativi e complementari per la valorizzazione del patrimonio culturale campano e a opere infrastrutturali di rilievo, primo fra tutti il restauro e la riqualificazione di Palazzo d&#8217;Avalos. Inoltre, la Regione assicura il potenziamento dei trasporti via terra e via mare nonché dei servizi sanitari affinché il programma culturale si svolga in sicurezza, nel pieno rispetto delle regole anti-covid. Il Ministero della Cultura ha stanziato per Procida Capitale 1 milione di euro.<br />
“Siamo orgogliosi di poter rappresentare l’Italia dei borghi e delle piccole isole, l’intero golfo di Napoli e la Campania, e lo faremo con un programma in grado di valorizzare la nostra identità e lasciare una profonda eredità culturale anche negli anni a venire”, sottolinea il sindaco di Procida, <strong>Dino Ambrosino</strong>.</p>
<p dir="ltr">“Procida 2022 non sarà una ‘Disneyland’ degli eventi culturali ma un importante acceleratore della crescita del territorio, in chiave sostenibile e nel pieno rispetto del suo paesaggio. &#8211; spiega <strong>Agostino Riitano</strong>, direttore di Procida 2022 &#8211; Ci siamo svincolati dagli schemi tradizionali di narrazione di un progetto culturale inteso come intrattenimento, piuttosto abbiamo raccontato i processi di innovazione sociale dando centralità alla vita urbana orientata dalla cultura. Siamo consapevoli di avere generato in questi mesi di duro lavoro un importante attrattore culturale: per questa ragione abbiamo lavorato per attuare una politica pubblica di sviluppo locale a base culturale e non un mero evento, seppur grande. Siamo stati protagonisti di una pagina epocale della storia delle politiche culturali nazionali, soprattutto ci siamo distinti per aver puntato su quattro principi chiari: responsabilità, non è sufficiente agire, è necessaria la consapevolezza delle ricadute; cooperazione, collante generativo di valori e scambi; economia del dono, dinamica circolare e sistematica del dare e ricevere; intelligenza collettiva, le opinioni differenti sono una forza. Procida 2022 lascerà un’importante eredità culturale materiale e immateriale all’isola, alla Campania e al Paese”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr"><strong>La dimensione internazionale</strong></p>
<p dir="ltr">La dimensione internazionale del programma si traduce in progetti come la <strong>Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterrraneo</strong> (BJCEM &#8211; <em>Biennale des Jeunes Créateurs de l&#8217;Europe et de la Méditerranée</em>) con i progetti <strong>The Tending of the Otherwise</strong> (aprile &#8211; settembre), che coinvolge 25 giovani artisti dell’area euromediterranea e <strong>Is.Land</strong>, programma di residenze diffuse per cinque giovani artisti internazionali (settembre).</p>
<p dir="ltr">Il tema dell’insularità ispira invece il progetto <strong>Echi delle distanze</strong> (maggio &#8211; settembre), che coinvolge musicisti provenienti da isole di tutto il mondo &#8211; dal Madagascar a Taiwan, da Creta a Papua Nuova Guinea- stimolati dall’incontro con un’altra comunità isolana, quella di Procida. Con <strong>Amìh</strong> (ottobre e novembre), 15 musicisti provenienti da diversi Paesi del mondo si riuniscono a Procida per sviluppare un linguaggio comune attraverso la musica, dando vita a uno spettacolo musicale per orchestra e teatro ispirato all’isola e ai suoi silenzi, da portare in tournée nelle più importanti città italiane.
</p>
<p dir="ltr"><strong>Co-creazione e racconto: l’isola è protagonista</strong></p>
<p dir="ltr">Il processo diventa evento, la restituzione al pubblico è l’ultimo tassello di un percorso. E Procida si racconta anche con le voci dei suoi cittadini, i residenti e quelli temporanei, i turisti che scelgono di trascorrervi qualche giorno. Con <strong>Voci al vento</strong> (luglio), per esempio, le storie dei viaggiatori diretti sull’isola diventano pagine di un diario di bordo, ispirando nuovi racconti che prendono vita dai tetti delle case dei luoghi più suggestivi dell’isola.</p>
<p dir="ltr">Con <strong>Happening of Human Books</strong> (maggio &#8211; settembre) 180 cittadini di tutte le età, guidati dal regista Armando Punzo della Compagnia della Fortezza, interpretano ciascuno una pagina de “L’immortale” di Jorge Luis Borges, capolavoro sul tema dell’isolamento, del viaggio e della ricerca dell’immortalità, recitando in 22 luoghi simbolo dell’isola.</p>
<p dir="ltr">Agenti critici del cambiamento secondo l’agenda ONU 2030, i bambini diventano – con Procida 2022 &#8211; anche progettisti: con <strong>Restart from the future</strong> (giugno) la Scuola di Architettura per Bambini &#8211; curata da Farm Cultural Park &#8211; mette in relazione i bambini procidani con i principali studi internazionali di architettura, per realizzare 7 architetture sociali pensate e concepite da bambini per altri bambini, che resteranno come opere permanenti nell’ex tenimento agricolo di Palazzo D’Avalos.</p>
<p dir="ltr">Con <strong>Accogliere ad Arte</strong> (novembre 2021-marzo 2022) gli operatori del turismo partecipano a un percorso di incontri formativi e riscoperta del proprio patrimonio culturale; con <strong>Nutrice</strong> (marzo-ottobre) gli isolani accompagnano i “cittadini temporanei” in percorsi alla ricerca di un’esperienza “intima” del processo alimentare, restituendo una rinnovata coscienza dei sapori e della relazione tra uomo e ambiente.</p>
<p dir="ltr"><strong>Un anno di grandi mostre</strong></p>
<p dir="ltr">Una serie di grandi mostre attraversa l’anno di Procida Capitale.<br />
<strong>I Greci prima dei Greci</strong> (giugno -settembre), in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli condivisa con il Parco Archeologico dei Campi Flegrei e il Museo Civico di Procida, racconta – attraverso un percorso diffuso tra i tre siti – il ruolo centrale della cultura ellenica nello sviluppo socio-economico e culturale della Campania e dell’intero Meridione.</p>
<p dir="ltr">Sarà invece il complesso monumentale di Palazzo d’Avalos, uno dei luoghi della rigenerazione di Procida 2022, a ospitare <strong>SprigionARTI</strong> (maggio-dicembre), una mostra di arte contemporanea con opere <em>site-specific</em> di <strong><em>Jan Fabre, Andrea Anastasio, Francesco Arena, Foma Fantasma</em></strong> con la curatela di Vincenzo De Bellis e Agostino Riitano.</p>
<p dir="ltr">La fotografia è protagonista del progetto <strong>Abitare metafisico</strong> (ottobre-dicembre) di <em><strong>Mimmo Jodice</strong></em>, uno dei più grandi fotografi della contemporaneità, le cui opere – in un percorso diffuso tra le architetture dell’isola – raccontano l’identità di Procida, indagata dal maestro in uno straordinario percorso pluriennale.<br />
Un altro grande interprete della fotografia contemporanea, <strong><em>Antonio Biasiucci</em></strong>, dà vita alla mostra <strong>Una Sola Moltitudine</strong> (giugno-settembre), che racconta la condizione di vita dei detenuti dell&#8217;ex carcere di Palazzo d’Avalos attraverso suppellettili e indumenti abbandonati.
</p>
<p dir="ltr"><strong>Il tema dell’ecosostenibilità</strong></p>
<p dir="ltr">I temi dell’ecosostenibilità, della lotta al <em>climate change</em> e del recupero dell’armonia con il pianeta attraversano l’intero programma culturale: tutti gli eventi sono plastic-free e il tema del riutilizzo ispira una serie di progetti, a cominciare da <strong>I misteri del Venerdì Santo</strong> (aprile), che prevede laboratori artigianali e workshop per favorire il riuso, il riciclo e il recupero dei materiali nell’allestimento dei celebri carri allegorici che caratterizzano la storica processione pre-pasquale, tra i riti identitari più sentiti sull’isola.</p>
<p dir="ltr">Un messaggio forte è anche quello de <strong>La flotta di carta</strong> (aprile): migliaia di barche di carta, origami realizzati dagli studenti procidani e flegrei, attraverseranno il golfo di Napoli per sensibilizzare al rispetto dell’ambiente. A guidarla, l’artista tedesco <em><strong>Frank Bölter</strong></em>, che navigherà su una barca di carta lunga trenta piedi.</p>
<p dir="ltr">Il materiale “rifiutato” ispira anche <strong>Riciclarcere</strong> (29-30 settembre), con professionisti internazionali del riciclaggio artistico impegnati nella valorizzazione di oggetti in disuso, in primis metalli, bidoni e lamiere.</p>
<p dir="ltr">Di <em>antropocene e sostenibilità</em> si discute negli incontri <strong>Esercizi sul futuro</strong>(marzo-dicembre), che chiama sull’isola alcuni tra i grandi pensatori della contemporaneità. La scienza è il filo conduttore di due progetti &#8211; <strong>La sapienza della folla e Scienza aperta, <em>per una democrazia della conoscenza</em></strong>&#8211; che chiamano a raccolta i cittadini affinché contribuiscano ad ampliare la conoscenza di ambiente e natura. E al mare del golfo di Napoli, alla sua tutela e al patrimonio naturale e culturale che custodisce è dedicata la mostra fotografica <strong>Watersurface</strong> (agosto-dicembre), con scatti subacquei di Pasquale Vassallo, Guido Villani e di Nicholas Samaras, già autore dell’iconica foto di un ippocampo aggrappato a una mascherina.
</p>
<p dir="ltr"><strong>Procida 2022 è soprattutto inclusione</strong></p>
<p dir="ltr">Procida 2022 sarà un evento inclusivo, in linea con il percorso di co-creazione che ha portato alla redazione del dossier. Lo sarà anche attraverso una serie di progetti esplicitamente immaginati per favorire la dimensione dell’accessibilità, come <strong>Tutto per tutti</strong>, che propone percorsi di accoglienza per superare i limiti e le barriere delle disabilità. Procida è anche l’isola dell’accoglienza, come testimonia il successo del SAI (sistema di accoglienza integrazione), già Sprar, con ospitalità diffusa per migranti e richiedenti asilo: ad alcuni di loro è rivolto <strong>22 Nodi</strong> (aprile e agosto), un programma di attività marinare finalizzato al superamento del trauma delle traversate in mare.
</p>
<p dir="ltr"><strong>Cinema, letteratura e musica: Procida inventa e ispira</strong></p>
<p dir="ltr">Teatro, cinema, letteratura e musica si declinano attraverso una serie di progetti, alcuni dei quali dal format consolidato, come <strong>MarEtica</strong> (8 &#8211; 11 settembre), una rassegna che &#8211; con l’imprimatur di <em><strong>Alessandro Baricco</strong></em> &#8211; intreccia la letteratura con la vocazione nautica-sportiva dell’isola.</p>
<p dir="ltr">E ancora: <strong>Procida Racconta</strong> (8-12 giugno, direzione artistica di Chiara Gamberale, con il premio Strega 2021 <strong><em>Emanuele Trevi, Giulia Caminito</em></strong>(Campiello 2021), <em><strong>Paolo Nori, Gavin Francis, Donatella Di Pietrantonio e Fabio Genovesi</strong></em>), <strong>Artecinema</strong> (1-3 luglio, con documentari su Banksy, Jan Fabre, Pablo Picasso, Marina Abramovic e Renzo Piano), <strong>Eruzioni Festival</strong> (luglio), <strong>Il mondo salvato dai ragazzini</strong>(gennaio e aprile, un laboratorio creativo ispirato da Elsa Morante per educare i più piccoli alla lettura e alle relazioni attraverso buone prassi condivise, tra gli ospiti l’artista francese <strong><em>Hervé Tullet</em></strong>) e <strong>il Premio Isola di Procida &#8211; Elsa Morante</strong> (settembre).</p>
<p dir="ltr">Torna, con nomi importanti, <strong>Il Vento del Cinema</strong> (2-5 giugno), la rassegna ideata da <strong><em>Enrico Ghezzi</em></strong>, che affronterà il tema degli immaginari futuri con nomi di primo piano del cinema contemporaneo, da <strong><em>Gabriele Mainetti</em></strong> <em>a</em><strong><em>Mario Martone,</em></strong> <em>da</em> <strong><em>Alice Rohrwacher</em></strong> <em>a</em> <strong><em>Carlo Verdone,</em></strong> <em>da</em> <strong><em>Paolo Virzì a Marco Bellocchio</em></strong>.<br />
Con il Coro della <strong>Fondazione Teatro di San Carlo</strong> di Napoli, diretto da <strong><em>José Luis Basso</em></strong>, i porticcioli di Marina Corricella e Chiaiolella ospiteranno <strong>Oper(A)mare</strong> (3 e 25 giugno), con la rappresentazione di due opere liriche in forma di concerto e il pubblico che potrà assistervi anche dalle barchette e dai balconi delle case tipiche dell’isola. Con <strong>Ritual Project</strong> i suoni originali delle celebrazioni rituali dell’isola vengono rigenerati, dando vita a performance artistiche live e attività laboratoriali, anche grazie alla visione e al talento di Pier Paolo Polcari degli <strong>Almamegretta</strong>; con “<strong>Il suono del tempo</strong>” (maggio) tre installazioni sonore, nei pressi dei fari dell’isola, traducono in melodie i dati delle condizioni meteorologiche.</p>
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		<title>Napoli, le proposte degli Industriali</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Sep 2021 07:24:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Napoli deve tornare a essere una grande capitale europea, finalmente in grado di sfruttare la sua collocazione baricentrica nel Mediterraneo, ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="page" title="Page 1"> Napoli deve tornare a essere una grande capitale europea, finalmente in grado di sfruttare la sua collocazione baricentrica nel Mediterraneo, tra sponda Sud e Nord Europa.</div>
<div class="page" title="Page 2">
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<p>Napoli è il Nord del Sud e, come tale, deve riconoscersi la responsabilità di rilancio di un’area strategica per il Paese nella più ampia cornice continentale. Se, infatti, l’equilibrio europeo non può prescindere dall’Italia, un’Italia sostenibile non può fare a meno del Mezzogiorno, di cui Napoli deve tornare a essere avanguardia.</p>
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<p>Si tratta di un obiettivo ambizioso, eppure alla portata purché si abbia chiara la risposta da dare alcune questioni prioritarie:</p>
<p>1) SINDACO METROPOLITANO<br />
Quale ruolo riconosce alla Città metropolitana nell’interlocuzione con il Governo, l’Europa e la Regione nell’ambito della programmazione degli investimenti del Pnrr e dei fondi strutturali per la riqualificazione territoriale e del rilancio economico e sociale ?</p>
<p>2) ATTRATTIVITÀ E INVESTIMENTI PER IL RILANCIO<br />
Come rendere la città di nuovo attrattiva anche in vista di un’azione di rilancio della Regione e dell’intero Mezzogiorno?</p>
<p>3) PARTENARIATO / DIALOGO ISTITUZIONALE<br />
Come pensa di realizzare un efficace partenariato della Città con tutti i numerosi protagonisti istituzionali attivi sul territorio in una logica di sussidiarietà orizzontale e di condivisione di azioni e di progetti?</p>
<p>4) ROMPERE LOGICHE ISOLAZIONISTE<br />
Come pensa di superare le “cittadelle fortificate” in cui sovente si isolano le varie realtà istituzionali, produttive e professionali della città? Il caso porto.</p>
<p>Elezioni Amministrative 2021 Comune di Napoli – Città Metropolitana 1 Le Imprese al Nuovo Sindaco: proposta di collaborazione fino al 2026 – Posizione Unione Industriali Napoli – Confindustria Napoli</p>
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<p>PROPOSTE PER NAPOLI 2026</p>
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<p>1) SINDACO METROPOLITANO</p>
<p>Il Sindaco di Napoli sarà anche Sindaco della Città Metropolitana. Un’istituzione importante, che tuttavia finora non è riuscita a decollare nel nostro Paese.<br />
È comunque fondamentale che il disegno di sviluppo comunale sia concepito in un’ottica di area vasta, che tenga conto dell’integrazione di funzioni e servizi sovracomunali, nonché della necessità di evitare sovrapposizioni e duplicazioni. L’area metropolitana di Napoli conta più di 3 milioni di abitanti, ha la popolazione più giovane d’Italia, costituisce la quarta provincia nazionale per numero di imprese. Preesistenze e potenzialità del territorio vanno concepite in un’ottica di integrazione e complementarità, con una visione e una prospettiva condivisa di sviluppo.</p>
<p>In tale prospettiva vanno rilanciati anche i grandi progetti di riconversione territoriale. Da Napoli est, che certamente non può iniziare e finire intorno alla Stazione Centrale, ma deve essere vista in un unicum con l’area vesuviana, a Bagnoli che invece va congiunta con l’area flegrea, al centro storico che va allo stesso tempo valorizzato e preservato, alla periferia nord che è stata oggetto, così come per quella orientale, negli ultimi anni di troppi progetti annunziati e non realizzati.</p>
<p>Bisogna procedere con una logica sistemica, l’unica che può massimizzare la progettualità singola in un programma di sviluppo che abbracci il più vasto territorio in cui il sincronismo dei tempi e delle azioni valorizzi e massimizzi i risultati . L’unica che può attrarre investimenti e creare centinaia di migliaia di opportunità di lavoro. Ma per agire in tal senso c’è bisogno di coinvolgere i soggetti potenziali protagonisti dello sviluppo: le imprese! Altrimenti si rischia di definire vincoli tali da rendere problematica la sostenibilità finanziaria del rapporto tra investimento pubblico prospettato e ritorno per la collettività, in termini di maggiore pil generato e nuova occupazione.</p>
<p>Elezioni Amministrative 2021 Comune di Napoli – Città Metropolitana 2 Le Imprese al Nuovo Sindaco: proposta di collaborazione fino al 2026 – Posizione Unione Industriali Napoli – Confindustria Napoli</p>
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<p>2) ATTRATTIVITÀ E INVESTIMENTI PER IL RILANCIO</p>
<p>A Napoli vanno realizzate condizioni di attrattività per capitali internazionali, non solo endogeni o comunque nazionali. Napoli va trasformata in una Smart City, sul modello di esperienze già vissute in Europa e nel Mondo e con un disegno di sviluppo inclusivo per le zone periferiche, che vanno in tal senso recuperate a una identità estetica e funzionale, dotandole di servizi all’altezza di una metropoli evoluta.</p>
<p>La metamorfosi virtuosa può essere agevolata dal Pnrr, i cui assi strategici &#8211; digitalizzazione, transizione ecologica e inclusione sociale &#8211; rappresentano linee di indirizzo basilari per il conseguimento dello scopo. Bisognerà utilizzare in maniera coerente ed efficace i fondi FSC e le ingenti risorse messe a disposizione dal POR e dal PON 2021/27. Ciò sarà possibile anche promuovendo un nuovo protagonismo di giovani preparati e formati con il supporto e l’interazione con il mondo accademico e produttivo.</p>
<p>Non si parte da zero. La presenza a Napoli e provincia di cinque atenei, prestigiosi centri di ricerca e di un polo universitario dell’innovazione a San Giovanni a Teduccio costituisce un valore aggiunto da far fruttificare per trainare un’economia provinciale ancora lontanissima dagli standard medi nazionali e, ancor più, da quelli di altre metropoli come Milano.</p>
<p>Su scala metropolitana, vanno realizzate condizioni che favoriscano nuovi insediamenti, dalla infrastrutturazione di aree industriali spesso ancora carenti anche nei servizi primari, al decollo della Zona economica speciale, con la realizzazione degli opportuni collegamenti intermodali oltre che con condizioni agevolative fiscali, contributive e di semplificazione amministrativa.</p>
<p>La definizione degli interventi finalizzati al miglioramento delle aree di insediamento produttivo va realizzata con l’indispensabile coinvolgimento delle imprese. In tal senso andrebbero ripristinate esperienze analoghe ai Comitati di indirizzo dei distretti, promossi dalla legge n. 317 del ’91.</p>
<p>Elezioni Amministrative 2021 Comune di Napoli – Città Metropolitana 3 Le Imprese al Nuovo Sindaco: proposta di collaborazione fino al 2026 – Posizione Unione Industriali Napoli – Confindustria Napoli</p>
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<p>Più in generale, uno dei presupposti per rendere attrattivo un territorio per nuovi insediamenti è dato dall’attenzione riservata al patrimonio produttivo preesistente. In questa ottica vanno valorizzate e rafforzate le filiere produttive, partendo dalle tante eccellenze presenti su scala vasta nell’ambito manifatturiero: dall’agroalimentare al sistema moda, dall’aerospaziale all’automotive, dal packaging all’industria chimico-farmaceutica, all’industria di costruzione e manutenzione dei mezzi di trasporto.</p>
<p>Ma occorre naturalmente avere riguardo anche alle prospettive di un patrimonio produttivo futuro connesso alle nuove opportunità offerte dal pnrr. Una per tutte: va considerato il nuovo enorme fabbisogno di energia rinnovabile, che in Italia, per gran parte, può essere prodotta soltanto al sud.</p>
<p>3) PARTENARIATO / DIALOGO ISTITUZIONALE</p>
<p>Il Comune non è un’Isola, ma un ente costretto, al di là di qualsiasi intenzione dei suoi vertici, a dialogare con altri livelli istituzionali. In tal senso, il nuovo Sindaco dovrà imprimere una svolta netta rispetto all’esperienza precedente. La polemica sterile e demagogica danneggia in primo luogo i cittadini, che ne pagano il prezzo in termini di ritardi di opere e servizi. Il dialogo interistituzionale costituisce, tra l’altro, uno dei presupposti per realizzare efficacemente e nei tempi fissati dall’Ue gli interventi varati nel quadro del Pnrr e le iniziative finanziabili con le altre disponibilità in dotazione, a partire dalla nuova programmazione dei fondi comunitari (POR Campania e PON 2021/27). Il confronto costruttivo con gli altri livelli istituzionali è indispensabile inoltre per dare finalmente concretezza ai grandi interventi di rigenerazione e riconversione urbana, immobilizzati da decenni a causa di un mix tra diatribe, superficialità, indecisionismo.</p>
<p>All’interno di questo processo si innesca il ruolo attivo del tessuto imprenditoriale. Il mondo delle imprese deve infatti contribuire al processo decisionale dell’Istituzione.</p>
<p>Elezioni Amministrative 2021 Comune di Napoli – Città Metropolitana 4 Le Imprese al Nuovo Sindaco: proposta di collaborazione fino al 2026 – Posizione Unione Industriali Napoli – Confindustria Napoli</p>
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<p>Il confronto va realizzato nella concretezza dei temi. Promuovendo tavoli specifici sulle tematiche di interesse dei settori produttivi, sulla base di loro istanze, suggerimenti, sollecitazioni. Assicurando risposte pertinenti e non generiche, definendo tempistiche perentorie per l’attuazione degli interventi e consentendone nei fatti il monitoraggio alle associazioni rappresentative del mondo produttivo.</p>
<p>È il solo modo efficace con il quale le imprese, soggetti vocati per ruolo a promuovere sviluppo, possono svolgere il loro compito. Avendo così la possibilità di esprimere progettualità, cultura imprenditoriale e manageriale, e di raccordare linee di indirizzo dell’amministrazione alle concrete specificità di aree, attività economiche, insediamenti produttivi.</p>
<p>Ma le imprese possono offrire un contributo anche per accelerare la rifondazione della macchina amministrativa. L’attuale struttura conta su circa 5 mila dipendenti, contro gli 11 mila di non troppi anni fa. Va innovata nei sistemi e nelle procedure, digitalizzata e riqualificata con l’ingresso di personale giovane e abile nelle nuove tecnologie.</p>
<p>4) ROMPERE STERILI ISOLAZIONISMI<br />
Superare la logica delle cittadelle fortificate. Il caso del porto</p>
<p>Lo scalo partenopeo costituisce la prima ‘azienda’ cittadina, producendo circa il 15% del Pil regionale, per un’occupazione di circa 8 mila addetti tra diretti e indotto.<br />
Nel porto di Napoli transita gran parte delle merci dirette nel Sud Italia, il 35% dell’export della regione.</p>
<p>Il golfo di Napoli, con oltre 8mln di passeggeri all’anno, è il secondo per traffico al mondo dopo Bangkok. Ma il porto di Napoli, ogni anno, ‘rifiuta’ circa 40 navi da crociera (per un totale di 200 mila passeggeri) per mancanza di spazi, così come non è attrezzato per l’ormeggio delle navi c.d. Long Range 1 e 2, oggi sempre più richieste dal mercato.</p>
<p>Elezioni Amministrative 2021 Comune di Napoli – Città Metropolitana 5 Le Imprese al Nuovo Sindaco: proposta di collaborazione fino al 2026 – Posizione Unione Industriali Napoli – Confindustria Napoli</p>
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<p>È una situazione che può ribaltarsi, trasformandosi in una enorme opportunità di crescita per la città e l’economia dell’intera regione. Il Pnrr destina oltre 3,8 miliardi di euro a interventi per l’ammodernamento e il potenziamento dei porti, per la realizzazione del Piano nazionale del cold ironing che permette alle navi di sostare al porto eliminando le emissioni inquinanti, per l’efficientamento energetico (green ports), per agevolare l’intermodalità (consentendo in tal modo la realizzazione dell’ultimo miglio ferroviario anche nel porto di Napoli).</p>
<p>La Città metropolitana è membro effettivo del Comitato di Gestione dell’Autorità di Sistema Portuale e, come la Regione, deve interloquire con le imprese che a vario titolo partecipano all’economia del mare per una programmazione strategica basata sulle effettive esigenze degli operatori economici e della loro utenza.</p>
<p>Il Porto e la Città, dopo decenni di parziale isolamento dello scalo, devono tornare a essere una cosa sola, a interagire e integrarsi socialmente ed economicamente. Anche il decollo della Zes può accelerare questa svolta.</p>
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<p>Elezioni Amministrative 2021 Comune di Napoli – Città Metropolitana 6 Le Imprese al Nuovo Sindaco: proposta di collaborazione fino al 2026 – Posizione Unione Industriali Napoli – Confindustria Napoli</p>
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<p>ALTRI PUNTI QUALIFICANTI</p>
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<p>Mobilità sostenibile</p>
<p>Porto, Aeroporto, Trasporto su ferro e su gomma devono essere tasselli armoniosi su cui innestare uno sviluppo di nuovi traffici e insediamenti produttivi. E’ fondamentale a tal fine garantire fluidità ai vari snodi, nell’ottica dell’intermodalità, ma per ottimizzare il trasporto delle persone e la movimentazione delle merci su scala locale è necessario condividere un Piano della Mobilità Sostenibile dell’Area Metropolitana.</p>
<p>E’ fondamentale infatti portare a sintesi la complessità di ambiti coinvolti e di interessi, spesso confliggenti, dei vari stakeholder (dagli automobilisti, al trasporto pubblico; dai ciclisti, agli utenti dei sistemi di micromobilità; dai pedoni agli operatori della logistica).</p>
<p>Tra gli obiettivi del piano dovrebbero figurare la riduzione della congestione stradale, l’incremento della velocità commerciale, il contenimento delle emissioni. Strumento decisivo per conseguirli dovrebbe essere la gestione digitale dello spazio urbano.</p>
<p>Occorre altresì: pianificare e raccordare con le funzioni urbane la mobilità a breve e medio-lungo raggio; riqualificare la rete delle infrastrutture, come le aree di interscambio; definire regole di accesso alle aree urbane in modo congruo per un periodo industrialmente significativo.</p>
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<p>Elezioni Amministrative 2021 Comune di Napoli – Città Metropolitana 7 Le Imprese al Nuovo Sindaco: proposta di collaborazione fino al 2026 – Posizione Unione Industriali Napoli – Confindustria Napoli</p>
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<p>Turismo</p>
<p>Il turismo va valorizzato nei suoi asset, non considerato per i circoscritti proventi originabili dall’aumento di flussi low cost.<br />
Vanno dunque messe in campo iniziative per il suo definitivo rilancio:</p>
<ul>
<li>&#8211;  Incentivi e/o riduzioni IMU e TARI, finalizzate all’incremento delle strutture alberghiere, anche attraverso il riutilizzo di un patrimonio pubblico spesso svilito o abbandonato al degrado;</li>
<li>&#8211;  Disincentivi all’uso di alloggi per “fitto breve”;</li>
<li>&#8211;  Apertura al pubblico di siti di particolare attrazione, allo stato inaccessibili;</li>
<li>&#8211;  Potenziamento dei trasporti in particolar modo finalizzati a veicolare flussituristici;</li>
<li>&#8211;  Destinazione esclusiva a sostegno del comparto delle risorse ricavate dallatassa di soggiorno.<br />
Deve inoltre essere modificato il regolamento edilizio che, ad esempio, allo stato impedisce l&#8217;accorpamento di edifici &#8211; spesso disabitati e degradati &#8211; che potrebbero essere recuperati e valorizzati sotto i profili sia turistico che residenziale, contribuendo così alla riqualificazione sociale di alcune aree.</li>
</ul>
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<p>Elezioni Amministrative 2021 Comune di Napoli – Città Metropolitana 8 Le Imprese al Nuovo Sindaco: proposta di collaborazione fino al 2026 – Posizione Unione Industriali Napoli – Confindustria Napoli</p>
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<p>Le incompiute</p>
<p>Le opere incompiute non si traducono solo in sprechi di tempo e di denaro. Costituiscono anche un duplice disagio per la cittadinanza, che subisce le conseguenze sia dei cantieri sempre aperti (inquinamento ambientale, ostacoli alla circolazione), sia della ritardata realizzazione dei servizi al cui soddisfacimento le opere erano destinate.</p>
<p>La futura Amministrazione dovrà modificare l’attuale deplorevole stato di proliferazione delle opere incompiute in città, intervenendo direttamente oppure facendo valere il peso e le ragioni della cittadinanza nel confronto con altri enti e istituzioni e con gli stessi operatori economici interessati. Va posto fine alla consuetudine dannosa di prorogare di volta in volta i tempi di apertura di nuove strutture e servizi. In presenza di imprevisti, le nuove scadenze vanno rimodulate con rigore e non annunciate con superficialità, con deadline destinate ancora una volta a non essere rispettate. Va ripristinata la buona prassi di indicare con un’apposita segnaletica obiettivi e termini di scadenza di ogni cantiere aperto nel territorio.</p>
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<p>Elezioni Amministrative 2021 Comune di Napoli – Città Metropolitana 9 Le Imprese al Nuovo Sindaco: proposta di collaborazione fino al 2026 – Posizione Unione Industriali Napoli – Confindustria Napoli</p>
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<p>Una città normale</p>
<p>La manutenzione di strade, la riqualificazione di edifici, la realizzazione di nuove strutture e infrastrutture devono essere caratterizzate dalla qualità dell’intervento. La sobrietà e l’esigenza di contenere i costi non possono tradursi in progettazioni carenti, utilizzo di materiali scadenti, ricorso a lavoro superficiale e improvvisato. Gli effetti, altrimenti, sono quelli sotto gli occhi dei napoletani: necessità di rifare dopo pochi mesi quanto si era concluso, spesso dopo anni di ritardi.</p>
<p>In mancanza di correttivi continueranno a verificarsi vicende come quelle della Galleria Vittoria, o più in generale condizioni di degrado urbano come quelle riscontrabili non solo a Ponticelli o a Scampia ma perfino in quartieri caratterizzati da un mercato immobiliare di lusso come Posillipo. A partire dai bandi, occorre quindi assicurare standard adeguati di qualità per gli interventi di edilizia pubblica e per i servizi connessi.</p>
<p>Possibile che, ancora nel 2021, non si riesca ad avere un quadro esauriente dei servizi presenti nel sottosuolo di Napoli? Di tubi, fili, condotte, canali che lo attraversano in lungo e in largo? La perdurante carenza di dati al riguardo è un fattore di rischio per qualsiasi opera pubblica si intraprenda. Può comportare la scoperta, al solito in ritardo, di impedimenti tali da dover rivedere progetti e rifare lavori. La nuova Amministrazione dovrebbe dunque chiamare a raccolta i responsabili degli enti fornitori dei vari servizi e creare uno staff preposto ad analizzare documentazioni prodotte, elaborare una mappa dei sottoservizi e comunicarla per tempo a chi è chiamato a progettare nuovi interventi.</p>
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<p>Elezioni Amministrative 2021 Comune di Napoli – Città Metropolitana 10 Le Imprese al Nuovo Sindaco: proposta di collaborazione fino al 2026 – Posizione Unione Industriali Napoli – Confindustria Napoli</p>
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<p>Le municipalizzate</p>
<p>E’ necessario, a monte, superare una concezione assistenzialistica di società municipalizzate che non servono per dare lavoro ai dipendenti ma per assicurare servizi ai cittadini utenti. Al momento, la gestione risulta inadeguata sia in termini di sostenibilità economico finanziaria che di qualità delle prestazioni rese.</p>
<p>Una conduzione manageriale rigorosa è dunque la precondizione per il recupero di efficienza non solo dell’amministrazione di Palazzo San Giacomo tout court ma anche delle sue controllate.<br />
Una conduzione manageriale rigorosa è dunque la precondizione per il recupero di efficienza non solo dell’amministrazione di Palazzo San Giacomo tout court ma anche delle sue controllate, a partire da Napoli Holding-Anm e, più in generale, dalla qualità complessiva del sistema di trasporto locale cittadino e metropolitano.</p>
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<p>Elezioni Amministrative 2021 Comune di Napoli – Città Metropolitana 11 Le Imprese al Nuovo Sindaco: proposta di collaborazione fino al 2026 – Posizione Unione Industriali Napoli – Confindustria Napoli</p>
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<p>Vivibilità</p>
<p>Non esiste sviluppo possibile in una comunità senza un quadro generale di regole chiare e rispettate, sia dalla cittadinanza, sia da chi governa il territorio.<br />
Legalità e trasparenza sono precondizioni per un sano e corretto svolgimento delle attività economiche ordinarie, nonché per attrarre investimenti e per qualsiasi progettualità finalizzata al rilancio del territorio.</p>
<p>Il recupero di maggiori livelli di vivibilità richiede da parte dell’amministrazione una costante interlocuzione con i livelli istituzionali preposti alla tutela dell’ordine pubblico. Ma la sicurezza da garantire in funzione di una maggiore qualità della vita e dell’agibilità stessa dell’impresa non si esprime solo nel contrasto alla criminalità e al sommerso. Va intesa anche, in un senso più ampio, di salvaguardia del patrimonio urbano e del sottosuolo. In tal senso, vanno ridefinite le regole urbanistiche necessarie per la riqualificazione urbana.</p>
<p>Occorre intervenire per combattere efficacemente l’abusivismo e superare condizioni di dissesto idrogeologico, per le quali anche perdite nelle adduzioni di acqua possono provocare voragini, con danni rilevanti per la comunità.<br />
Vanno inoltre sanzionate con rigore le trasgressioni quotidiane che, ledendo i diritti del prossimo, generano caos e disagi. Dai parcheggi in seconda fila agli atti di vandalismo contro il decoro urbano.</p>
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<p>Elezioni Amministrative 2021 Comune di Napoli – Città Metropolitana 12 Le Imprese al Nuovo Sindaco: proposta di collaborazione fino al 2026 – Posizione Unione Industriali Napoli – Confindustria Napoli</p>
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<p>La Giunta e il Management</p>
<p>Il nuovo Sindaco deve dare a se stesso e alla sua Giunta un metodo. Idee e progetti vanno fatti seguire da rigorosi cronoprogramma. Bisogna tracciare una mappa delle tappe parziali e dei traguardi finali da raggiungere, controllando che vengano perseguiti con coerenza, nei tempi e nei modi.</p>
<p>Questa prassi deve diventare ordinaria e non essere adottata soltanto in circostanze eccezionali, come una emergenza sanitaria o un grande evento da organizzare. Naturalmente, per realizzare questo cambiamento, il Sindaco deve poter contare sui collaboratori giusti, dalla squadra di governo comunale a una macchina amministrativa in grado di funzionare, dotata di capacità e competenze adeguate. Occorrono dunque sia una Giunta formata da Assessori di alto profilo, sia professionalità dotate di competenze manageriali acclarate, che supportino l’azione del Sindaco e della sua squadra.</p>
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<p>Elezioni Amministrative 2021 Comune di Napoli – Città Metropolitana 13 Le Imprese al Nuovo Sindaco: proposta di collaborazione fino al 2026 – Posizione Unione Industriali Napoli – Confindustria Napoli</p>
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		<title>Raffaello a Capodimonte: l’officina dell’artista</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2021 15:57:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[LO SPECIALE]]></category>

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		<description><![CDATA[<br />
<br />
<br />
Si è aperta al Museo e Real Bosco di Capodimonte la mostra Raffaello a Capodimonte: l’officina dell’artista ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="page" title="Page 2">
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<div class="column">
<p>Si è aperta al Museo e Real Bosco di Capodimonte la mostra Raffaello a Capodimonte: l’officina dell’artista a cura di Angela Cerasuolo e Andrea Zezza. L’esposizione rientra tra le celebrazioni per i 500 anni dalla morte dell’artista e si propone di valorizzare il patrimonio raffaellesco del Museo, molto più ricco e vario di quanto si sia soliti pensare. Il percorso di visita offre al pubblico le novità emerse dalla campagna di indagini diagnostiche condotte nel Museo, grazie a importanti collaborazione istituzionali – alla base di questa mostra – che permetteranno un approccio originale sia alle opere d’arte, sia al lavoro della bottega dell’artista e a quelle dei suoi seguaci, mettendo in luce il complesso lavoro che sta dietro la creazione di originali, multipli, copie, derivazioni.</p>
<p><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2021/06/Schermata-2021-06-11-alle-17.55.01.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-150515" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2021/06/Schermata-2021-06-11-alle-17.55.01-300x236.png" alt="Raffaello" width="300" height="236" /></a></p>
<p>Il Museo e Real Bosco di Capodimonte, infatti, conserva alcune opere autografe di grande rilevanza, che permettono di esemplificare i momenti principali della carriera dell’artista: L’Eterno e la Vergine, due frammenti della Pala di San Nicola da Tolentino (1500-1501) prima opera nota del diciassettenne Raffaello, dipinta per la chiesa di Sant’Agostino di Città di Castello, distrutta alla fine del Settecento, il Ritratto di Alessandro Farnese (1511 circa) il giovane cardinale che tanti anni dopo diventerà il potente papa Paolo III, il Mosé e il roveto ardente (1514) cartone preparatorio eseguito per l’affresco della volta della Stanza di Eliodoro in Vaticano, la Madonna del Divino Amore (1516-18) dipinto tra i più ammirati dell’artista nel corso del Cinquecento, poi caduto nell’oblìo e sottratto solo recentemente, anche grazie alle indagini scientifiche e al restauro, alla sfortuna critica in cui era caduto nel Novecento.</p>
<p><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2021/06/Schermata-2021-06-11-alle-17.54.44.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-150517" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2021/06/Schermata-2021-06-11-alle-17.54.44-300x228.png" alt="Schermata 2021-06-11 alle 17.54.44" width="300" height="228" /></a></p>
<p>Ma Capodimonte conserva anche un’opera fondamentale di Giulio Romano, il principale allievo di Raffaello, la Madonna della gatta (1518-1520 ca.?), eseguita seguendo un modello del maestro, e di cui le indagini diagnostiche aiutano a comprendere meglio tanto la complessa genesi esecutiva, quanto le cause dei problemi che ne hanno resa problematica la conservazione. Una serie di copie, derivazioni, multipli, alcune delle quali forse elaborate nella bottega stessa dell’artista (Madonna del Passeggio, Madonna del Velo), altre per mano di artisti di prima grandezza per committenti importanti – è il caso della famosa copia del Ritratto di Leone X di Andrea del Sarto – dove la nozione di ‘copia’ costeggia quella di ‘falso d’autore’, e che secondo Vasari avrebbe ingannato lo stesso Giulio Romano – o forse per esercitazione, come il San Giuseppe dalla Madonna del velo realizzato da Daniele da Volterra. Queste, assieme ad altre realizzate da più meccanici copisti (Madonna Bridgewater) permettono di esplorare ad ampio raggio questo tipo di produzione, che costituiva larga parte dell’opera delle botteghe del Cinque e del Seicento e che oggi forma una parte enorme, anche se spesso trascurata, del nostro patrimonio artistico.</p>
<p><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2021/06/Schermata-2021-06-11-alle-17.54.36.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-150518" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2021/06/Schermata-2021-06-11-alle-17.54.36-300x223.png" alt="Schermata 2021-06-11 alle 17.54.36" width="300" height="223" /></a></p>
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<p><strong>Le indagini diagnostiche</strong></p>
<p>Dal 2018 il Museo e Real Bosco di Capodimonte ha avviato una importante campagna di indagini diagnostiche sui dipinti delle sue collezioni. Le indagini sui dipinti di Raffaello e del suo ambito sono parte di un programma di collaborazione ampio che include il Dipartimento di Lettere e Beni Culturali dell’Università della Campania Vanvitelli e il LAMS (Laboratoire d’archéologue moléculaire et structurale) di Parigi e che ha visto recentemente la partecipazione scientifica dell’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale (ISPC) del CNR e i Laboratori Nazionali del Sud (LNS) dell’INFN di Catania ed l’Istituto di Scienze e Tecnologie Chimiche del CNR (SCITEC) di Perugia.</p>
<p>Le misure MA-XRF sono state svolte nel museo dal laboratorio XRayLab dell’ISPC-CNR impiegando il sistema a scansione LANDIS-X progettato e sviluppato dal laboratorio.</p>
<p>La realizzazione delle indagini è stato un momento impegnativo ed emozionante dell’approccio alle opere che ha coinvolto un team multidisciplinare con varie professionalità. Il confronto ha aiutato da una parte storici e restauratori ad accedere alla complessa lettura dei dati scientifici, dall’altra ha portato i componenti del team scientifico ad affinare strumenti e metodi in funzione dei problemi conservativi e dei quesiti posti dalle opere esaminate.</p>
<p>I risultati di queste indagini sono la base scientifica di questa mostra e sono illustrati con video esplicativi su monitor presenti in sala. Inoltre, scaricando liberamente l’app Capodimonte su App store e Google play sarà possibile rivederli anche a casa e rivivere l’emozione della visita.</p>
<p>Le indagini diagnostiche saranno discusse anche nel corso del convegno internazionale Raffaello 1520-2020, rinviato di un anno a causa della pandemia, in programma da giovedì 1° luglio 1-2-3 luglio a sabato 4 luglio al Museo e Real Bosco di Capodimonte e all’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”.</p>
<p><strong>Il percorso espositivo</strong></p>
<p>Una scuola eccezionale: maestri e fratelli maggiori – sala 5, primo piano</p>
<p>Raffaello nacque nel 1483 a Urbino, città straordinariamente vivace. Nello splendido Palazzo Ducale, che dobbiamo immaginare frequentato dal pittore bambino, lavoravano artisti fiorentini, senesi, fiamminghi. Qui Raffaello imparò presto ad avere uno sguardo aperto su ciò che vedeva intorno a lui.</p>
<p>La città di Urbino è rappresentata, nella prima sala della mostra, dal Ritratto di fra Luca Pacioli con un allievo attribuito a Jacopo de’ Barbari, pittore e incisore veneziano. Pacioli era francescano, matematico, allievo di Piero della Francesca e amico di Leonardo, qui è ritratto mentre illustra gli Elementi di Euclide. Sullo scrittoio di Pacioli si vedono gli strumenti del matematico. A destra, sopra la Summa de arithmetica di Pacioli, c’è un dodecaedro, uno dei cinque solidi regolari simboli degli elementi fondanti dell’Universo secondo Platone. I solidi platonici erano illustrati nel trattato di Piero della Francesca De quinque corporibus regularibus allora conservato nella biblioteca dei duchi d’Urbino. A quest’opera si ispirerà Pacioli nel trattato sulla sezione aurea, la Divina proportiione, che sarà illustrato da Leonardo. In alto è sospeso un solido di cristallo, un rombicubottaedro, riempito per metà di acqua, in cui si riflette tre volte un palazzo, forse il Palazzo Ducale di Urbino. Jacopo de’ Barbari dal 1500 si trasferirà in Germania. La sua lettera a Federico di Sassonia esalta il fondamento matematico della pittura, in profonda sintonia con il pensiero di Pacioli. Il quadro rappresenta bene la raffinata cultura di Urbino e di quella corte, dove Raffaello fu educato allo studio delle proporzioni armoniche e alla consapevolezza della valenza intellettuale del lavoro artistico.</p>
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<p>Seguono tre dipinti che esemplificano l’opera degli artisti che ispirarono il pittore agli inizi della sua carriera.<br />
La Natività di Luca Signorelli, allievo di Piero della Francesca poi aiuto del Perugino, era attivissimo tra Umbria e Toscana e lavorò a lungo a Città di Castello, città fortemente legata a Urbino. Luca non fu in senso stretto un maestro per Raffaello, ma disegni e opere giovanili mostrano l’ammirazione che il giovane provò per il suo stile, caratterizzato da figure fortemente plastiche e monumentali. La Madonna col Bambino di Perugino, maestro di Raffaello secondo Vasari, che adotta una peculiare «dolcezza nei colori unita», qui è rappresentata in un arioso paesaggio nel quale si vedono arrivare i Re Magi. Il disegno utilizzato è alla base anche di altre opere del Perugino, la cui produzione matura è caratterizzata da una gestione del lavoro ‘preindustriale’, ampiamente affidata ad aiuti.</p>
<p>Nell’Assunta di Pinturicchio la Vergine è raffigurata in una mandorla circondata da angeli con gli apostoli in basso, frequente nel tardo ‘400. Pinturicchio qui dà il meglio di sé nelle teste dei personaggi descritti con raffinatissima precisione, costruiti su tipi perugineschi, ma con un diverso senso decorativo tratto dall’antico. Raffaello dialogò fittamente con lui all’epoca della pala di Città di Castello.</p>
<p>Raffaello a Capodimonte: dall’inizio alla piena maturità – sala 6, primo piano</p>
<p>Raffaello ebbe sempre una straordinaria capacità di accogliere ogni stimolo dagli artisti con cui entrava in contatto, assimilandone i caratteri di stile e rielaborandoli per restituirli più vitali. La stessa abilità dimostrò nelle pratiche esecutive delle sue opere, dove dispiegò ogni mezzo che potesse rispondere alla sua ricerca.</p>
<p>Il nucleo di opere raffaellesche del Museo di Capodimonte, visibile nella seconda sala di mostra, può dare un’idea della straordinaria versatilità dell’artista, del suo continuo sperimentare e del lungo cammino percorso nella sua breve e folgorante carriera che lo portò, nell’arco di vent’anni, ad aprire strade nuove in ognuno dei generi artistici che praticò, come si potrà osservare nei frammenti Eterno Padre e Vergine della perduta pala d’altare Incoronazione del Beato Nicola da Tolentino, nel Ritratto del cardinale Alessandro Farnese, nel Mosé davanti al roveto ardente cartone preparatorio eseguito per l’affresco della volta della Stanza di Eliodoro in Vaticano e nella Madonna del Divino Amore dipinto tra i più ammirati dell’artista nel corso del Cinquecento presentato in sala accanto al disegno preparatorio conservato nel Gabinetto Disegni e Stampe del Museo e Real Bosco di Capodimonte.</p>
<p>Di assoluto interesse per i visitatori e gli studiosi la ricostruzione in sala della pala d’altare perduta qui proposta, nella sua integrità, sulla base dei disegni preparatori di Raffaello, su una copia parziale realizzata dopo la vendita e da osservazioni su elementi figurativi e materiali desumibili dai frammenti, come la dimensioni delle assi del supporto, le proporzioni delle figure, la costuzione prospettica dello spazio. L’Incoronazione di San Nicola da Tolentino, infatti, è la prima opera realizzata da Raffaello insieme a Evangelista da Pian di Meleto, già collaboratore del padre, per Città di Castello. Nei documenti Raffaello, diciassettenne, viene già definito “magister”. Nel 1789 la pala, danneggiata da un terremoto, fu venduta a papa Pio VI e ridotta in piccoli quadri. I due frammenti conservati a Capodimonte – Eterno Padre e Vergine – furono acquisiti a Roma nel 1799 per le collezioni borboniche, senza più memoria della loro provenienza, ricostruita solo nel 1912 con l’identificazione di un Angelo conservato a Brescia e dei frammenti napoletani, a cui si è poi aggiunto un Angelo acquistato dal Louvre nel 1981.</p>
<p>E che dire della Madonna del Divino Amore? Oggi è ritenuta un capolavoro di Raffaello, dopo il restauro e le indagini che hanno rivelato novità tra le più spettacolari negli studi degli ultimi decenni. Dal Cinquecento all’Ottocento era stato considerato uno dei dipinti più preziosi della collezione Farnese, ammiratissimo e continuamente copiato. Poi però la critica lo aveva declassato, attribuendolo alla bottega; su questa decisione molto aveva influito la convinzione che il grande disegno conservato a Capodimonte fosse un cartone preparatorio, utilizzato per trasferire i contorni</p>
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<p>sulla tavola. Ma le indagini hanno chiarito che si tratta di una copia, poiché riproduce ogni dettaglio del dipinto finito. La riflettografia ha invece rivelato sulla tavola, al di sotto della pellicola pittorica, un disegno preparatorio con cui Raffaello ha apportato importanti modifiche alla composizione nel corso dell’esecuzione pittorica con un tratto straordinariamente libero e creativo.</p>
<p>Una straordinaria fortuna: derivazioni, variazioni, copie, repliche – sala 7, primo piano</p>
<p>Ancor prima della morte del loro autore, le composizioni di Raffaello venivano copiate e replicate. Ciò avveniva innanzitutto all’interno della sua bottega che egli aveva consapevolmente trasformato in una squadra in grado di promuovere e diffondere le sue invenzioni.<br />
Per questo il concetto di ‘copia’ in Raffaello è ricco di significati diversi, dalla replica alla contraffazione. Nella prima eccellevano i suoi stessi allievi, autorizzati a possedere ‘il marchio di fabbrica’, nella seconda si sfidavano seguaci e artisti anche di massimo livello. La duplicazione delle sue opere sarebbe proseguita nei secoli per la rapida elevazione del ‘divin pittore’ al rango dei modelli dell’antichità.</p>
<p>Nell’ultima sala della mostra sono riunite le opere significative di quella straordinaria fortuna che le collezioni del Museo e Real Bosco di Capodimonte possono documentare nella loro varietà, a cominciare dalla Sacra Famiglia con Sant’Anna e San Giovannino, detta Madonna della gatta di Giulio Romano, principale allievo di Raffaello.</p>
<p>L’opera, un olio su tavola del 1520 circa, è citata da Vasari una volta come di Raffaello un’altra come di Giulio Romano. Come opera di Raffaello sembra fosse stata acquistata dai Gonzaga, ma da almeno due secoli è considerata il capolavoro di Giulio Romano.<br />
Le indagini giustificano queste oscillazioni, mostrando il complesso iter compositivo che ha portato al suo aspetto attuale. Radiografie, riflettografie e MA-XRF rivelano una stesura estremamente stratificata, dove i volti delle figure principali, già dipinti negli strati inferiori in modo naturale e armonioso, appaiono trasformati nella stesura finale in modo più incisivo e caricato, tipico di Giulio Romano. Si tratta probabilmente di un’opera portata avanti da Raffaello prima di morire, lasciata incompiuta e poi terminata dal suo erede secondo il proprio gusto. La inusuale stratificazione è alla base anche della precaria conservazione del dipinto, in alcune parti significative gravemente sfigurato da antiche cadute di colore e da malaccorti restauri. In sala il dipinto è esposto in relazione a un disegno e un’incisione sullo stesso soggetto, conservati nel Gabinetto Disegni e Stampe del Museo e Real Bosco di Capodimonte.</p>
<p>Nell’ultima sala del percorso espositivo ci sono altre opere, tutte ritenute copie da composizioni di Raffaello ben note, ma molto diverse tra loro: la Madonna del Passeggio, la Madonna di Loreto (o del velo) e la Madonna “Bridgewater”. Le indagini e il restauro della Madonna del Passeggio hanno evidenziato un’opera dipinta in modo accurato e diligente con materiali e metodi non diversi da quelli usati nella bottega di Raffaello. Le indagini hanno rivelato poi punti di contatto con il dipinto ritenuto ‘originale’ oggi a Edimburgo, soprattutto con il disegno sottostante reso visibile dalla riflettografia, mentre tra i due quadri finiti ci sono analogie e varianti significative. Ciò porta a pensare che si tratti di una replica, di un secondo esemplare portato avanti da un collaboratore in modo parallelo all’‘originale’. Le altre due opere esposte in mostra, invece, mostrano chiaramente nel disegno sottostante un procedimento meccanico di trasposizione, più libero in un caso (Loreto o del velo), più pedissequo nell’altro (“Bridgewater”).</p>
<p>In mostra c’è anche un’opera di Daniele da Volterra, olio su carta incollata su tela, del 1545-1550 circa, raffigurante San Giuseppe, copia parziale della Madonna del velo di Raffaello. Conclude il percorso espositivo di questa sala e della mostra il Ritratto di papa Leone X di Andrea del Sarto (da Raffaello). Questo dipinto ha lo strano destino di essere tra i più celebri del museo pur essendo una copia. Ciò avviene non solo per la sua qualità e per l’importanza del copista, che fu il migliore</p>
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<p>pittore fiorentino della sua generazione, ma anche per il lungo brano che gli dedicò Vasari, rendendolo un caso esemplare della difficoltà di distinguere gli originali dalle copie, se fatte da un pittore eccellente. La copia sarebbe stata eseguita per ingannare il duca di Mantova, che aveva richiesto in dono l’originale di Raffaello, e il risultato sarebbe stato tanto perfetto da ingannare anche il suo pittore di corte Giulio Romano, che pure da giovane aveva partecipato all’esecuzione del prototipo. Giulio una volta scoperto l’inganno non avrebbe cambiato idea, concludendo: «Io non lo stimo meno […] anzi molto più, perché è cosa fuor di natura che un uomo eccellente imiti sì bene la maniera d’un altro e la faccia così simile».</p>
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		<title>Dipinti e capolavori, restauri d&#8217;Italia con Archeoclub</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2021 15:09:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Il dipinto “TRE SANTE” (Santa Scolastica, Santa Apollonia e Santa Lucia) di autore ignoto, proveniente dalla chiesa di Santo Stefano ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>“Il dipinto “TRE SANTE” (Santa Scolastica, Santa Apollonia e Santa Lucia) di autore ignoto, proveniente dalla chiesa di Santo Stefano di Castelsantangelo sul Nera in provincia di Macerata è stato gravemente danneggiato dal terremoto del 2016. Grazie al finanziamento della Sede di Fano dell’Archeoclub d’Italia, la tela è stata restaurata ad opera delle restauratrici fanesi Andreazzo M. Letizia e Bartoletti Paola. Un intervento di restauro doveroso perché l’opera, assieme a tante altre, costituisce la memoria, oramai secolare, delle comunità; una prova tangibile dell’anima dei luoghi, dove la storia ha lasciato una ricchezza impensabile, che non può essere né dispersa né tantomeno perduta”. Lo ha dichiarato <b>Piergiorgio Budassi</b>, Presidente di Archeoclub d’Italia sede di Fano, nelle Marche. Ma anche questa sede non è nuova ad opere di restauro a testimonianza del grande contributo che Archeoclub d’Italia sta dando alla tutela del Patrimonio Culturale italiano.</p>
<p>“La sede di Fano dell’Archeoclub d’Italia ha promosso e finanziato diversi restauri grazie all’impegno dei Soci e al sostegno di quanti visitano l’area archeologica di S. Agostino, area gestita dalla nostra associazione. Per il biennio 2014/2015 abbiamo deciso di finanziare il restauro di uno dei tanti dipinti che si trovano nei Depositi della Pinacoteca per restituire alla città un’altra delle sue tante ricchezze. La scelta è caduta su un dipinto del XVIII secolo raffigurante S. Antonio da Padova e attribuito a Giuseppe Ceccarini. Questo dipinto infatti &#8211; ha proseguito <b>Budassi</b> &#8211; si trovava in pessime condizioni e, senza un restauro urgente, rischiava di andare perduto. Inoltre abbiamo scelto di finanziarne il restauro anche perché, nonostante la patina di sporco che lo offuscava, ci sembrava proprio un bel quadro, equilibrato nella struttura compositiva, ricco e vivace dal punto di vista cromatico e, soprattutto, caratterizzato da una vitalità quasi nascosta, suggerita dal gioco degli sguardi dei vari personaggi raffigurati nel dipinto. Infine, altro fattore determinante per questa scelta, il fatto che il dipinto, una volta restaurato, sarebbe stato nuovamente collocato nel suo ambito originario e cioè nella chiesa di S. Maria al Ponte Metauro. Ottenuti i permessi, le operazioni di restauro hanno avuto inizio nel novembre 2014 e, dopo un lungo lavoro, nel giugno 2015 sono terminate e così questo dipinto è tornato a risplendere in tutta la sua bellezza”.</p>
<p><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2021/04/Schermata-2021-04-16-alle-17.07.15.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-149697" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2021/04/Schermata-2021-04-16-alle-17.07.15-300x211.png" alt="Schermata 2021-04-16 alle 17.07.15" width="300" height="211" /></a> <a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2021/04/Schermata-2021-04-16-alle-17.07.01.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-149698" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2021/04/Schermata-2021-04-16-alle-17.07.01-300x150.png" alt="Schermata 2021-04-16 alle 17.07.01" width="300" height="150" /></a></p>
<p><strong>Nelle Marche, a Morrovalle, Archeoclub d’Italia  sta portando avanti un altro importante restauro.</strong></p>
<p>“Dopo anni di lettere, di pratiche, d’interventi, di sollecitazioni, ora finalmente, l’Archeoclub d’Italia – Sede di Morrovalle(MC), in possesso di tutte le autorizzazioni &#8211; ha dichiarato Nazzarena Acquaroli Cerone – Presidente Archeoclub d’Italia di Morrovalle – ha dato inizio ai lavori di risanamento e restauro conservativo della FONTE DEL COPPO in contrada del Coppo : una delle Fonti più antiche e rappresentative di fatti storici particolarmente significativi per i Morrovallesi ma anche per i cittadini marchigiani. Documenti di archivio attestano, infatti, l’esistenza in tale località del primo romitorio dei Frati Francescani in cui sostò Giordano d’Aglano , vicario del re Manfredi, venuto nelle Marche il 31 Agosto 1264 a portare uno speciale privilegio a favore di Montolmo , fedele al Re , ed un proclama contro gli abitanti di Petriolo schieratisi a favore del Papa Alessandro IV intenzionato a riconquistare la Sicilia. Archeoclub d’Italia sede di Morrovalle continua la sua opera a tutela del patrimonio storico del territorio. Il recupero del patrimonio storico dell’Italia è una battaglia di civiltà!”. I luoghi della storia rivivono grazie ai restauri. La Fonte ritornerà ad antichi splendori!! Ma cosa è la Fonte del Coppo?</p>
<p>“La fonte ricorda l&#8217;antico romitorio dei Frati Francescani in cui sostò il 21 agosto 1254 Giordano d&#8217;Aglano, vicario del re Manfredi, venuto nelle Marche a portare uno speciale privilegio a favore di Montolmo, fedele al re, ed un proclama contro gli abitanti di Petriolo schieratesi a favore del papa Alessandro IV. &#8220;.. Jordanus de Aglano….apud Murrum de Vallibus in loco Fratrum minorum regnante Manfredo….”. La Fonte del Coppo è importante perché è tutto ciò che resta dell’antico cenobio. Oggi la FONTE versa in pessime condizioni: le murature che compongono le tre vasche sono in forte stato di degrado; la scarpata di terra a nord della Fonte, a causa del dilavamento e della coltivazione – ha continuato <b>Acquaroli Cerone</b> è aumentata notevolmente in altezza senza che vi sia alcun sostegno che impedisca alla terra stessa di scivolare nelle vasche in caso di pioggia battente; sulla scarpata sono cresciuti, inoltre, molteplici alberi che con le loro robuste radici stanno dissestando le varie murature.</p>
<p>Il restauro era quanto mai urgente e necessario e l’Archeoclub è orgogliosa di comunicare che diamo inizio ai lavori e dunque recupereremo un bene storico importante per l’intera comunità con piena soddisfazione per la salvaguardia della memoria storica cara a tutti i morrovallesi”.</p>
<p><strong>Ecco le nozioni storiche essenziali:</strong></p>
<p>Nei pressi della Fonte del Coppo, sita in contrada del Coppo o dell’Angelo, sorse a Morrovalle il primo Convento dei frati Minori Osservanti. Si trattava di un piccolo romitorio, eretto intorno all’anno 1210. L’avvenimento che dà certezza dell’esistenza del romitorio francescano è la presenza in tale luogo il 31 Agosto 1264 di Jordanus de Aglano. Il vicario del re Manfredi era venuto a portare uno speciale privilegio a favore di Montolmo, fedele al re, e un proclama contro gli abitanti di Petriolo, schieratisi a favore del Papa Alessandro IV.</p>
<p>Un altro documento che attesta la presenza dei Frati Minori a Morrovalle sin dal secolo XIII è la bolla di Papa Niccolò IV, con la quale veniva concessa l’indulgenza a tutti coloro che avessero visitato la chiesetta dei frati.</p>
<p>Anche Fra’ Ugolino da Montegiorgio, negli “Actus San Francisci” risalenti alla seconda metà del sec. XIII, fa menzione nello stesso luogo del primo convento di Morrovalle.</p>
<p>Il convento-eremo di Fonte dell’Angelo fu tanto caro al Cardinal Minio che si oppose sempre a ogni tentativo di chiusura; anzi cercò di valorizzarlo, ottenendo dal Papa francescano Niccolò IV una particolare indulgenza da lucrare visitando devotamente quella umile chiesetta.</p>
<p>E continua a stupire l’importante restauro, ad opera di Archeoclub d’Italia sede di Formello, nel Lazio, presso la chiesa medievale.</p>
<p>“All’interno di una nicchia dell’antica Chiesa Medievale di Formello, abbiamo trovato e riportato alla luce immagini di figure femminili, è venuta fuori la Madonna della Misericordia che pone sotto la protezione tutti i formellesi. Il restauro è in questo momento ancora in corso</p>
<p>Grazie alla tenacia di Archeoclub d’Italia si è coagulato un grande interesse intorno all’antica chiesa medievale di Formello dovuto ai primi tentativi di capire cosa ci fosse sotto l’intonaco. Al restauro voluto e finanziato da Archeoclub d’Italia faranno seguito altri due restauri molto importanti a cura della Soprintendenza &#8211; ha affermato <b>Isabella Del Frate, s</b>torica dell’arte che dal 1984 è in ruolo presso il Ministero dei Beni Culturali con la qualifica di Storico dell’arte, che sta seguendo i restauri a Formello &#8211; grazie ai quali speriamo di riportare alla luce tutti gli affreschi. Abbiamo restaurato l’immagine di <b>Santa Lucia</b>, l’intervento è stato reso necessario anche per il fatto che si rischiava di perdere l’affresco. Abbiamo ottenuto un risultato davvero ottimale è tornata alla luce anche la cornice che completava la decorazione. Mancava la fase tardo &#8211; quattrocentesca della chiesa e dunque abbiamo fatto dei saggi in controfacciata ed è ecco la bellissima sorpresa quando dal primissimo saggio è uscito l’occhietto della Madonna. Abbiamo portato alla luce una Madonna del tardo ‘400 e allargando il saggio è uscito anche Sant’Antonio ed anche un frammento della figura di San Biagio. All’interno di una Nicchia abbiamo trovato e riportato alla luce immagini di donne, è venuta fuori la Madonna della Misericordia che pone sotto la protezione tutti i formellesi. Un dipinto che potrebbe essere stato commissionato dalla famiglia Orsini. Abbiamo scoperto decorazioni del tardo – quattrocento sull’altare principale, è venuto fuori anche lo stemma degli Orsini ma anche San Michele contro i demoni”.</p>
<p>Il team di restauro è formato da <b>Isabella Del Frate, s</b>torica dell’arte e dalle restauratrici <b>Stella Mitrii</b> e <b>Carolina Fiori</b>.</p>
<p>“I risultati che stanno maturando a Formello, paesino non distante da Roma, sono sorprendenti. I restauri sono in corso nell’antica chiesa medievale di Formello, vicino Roma. Archeoclub d’Italia sede di Formello, ha “adottato” l’antica chiesa medievale di Sant’Angelo, nel centro storico di Formello, con il proposito di recuperare alla fruizione aurale l’edificio, da anni chiuso al pubblico e di fatto dimenticato dalla Comunità formellese ed ha promosso il restauro pittorico che per la prima volta in assoluto mostreremo domani durante la diretta social. La chiesa di Formello, dedicata all’Arcangelo Michele &#8211; ha affermato <b>Carla Sisto Canali</b>, Presidente Archeoclub d’Italia sede di Formello, archeologa, docente di materie letterarie &#8211; potente protettore contro il demonio, le malattie e i disastri climatici, e storico venerato patrono dei Longobardi, dei guerrieri, dei pastori della transumanza ecc….ha avuto la sua importanza nel tempo, ed è stata la seconda parrocchia del paese, fino al XVIII secolo. Successivamente, persa questa funzione a vantaggio della chiesa di San Lorenzo, fu dimenticata e lasciata in abbandono, fino al crollo del tetto e alla definitiva chiusura. Negli anni 2000 ci furono i restauri architettonici, non seguiti da un recupero funzionale.</p>
<p>Con la nostra adozione abbiamo voluto provocare un’inversione di tendenza e tornare all’uso di un Bene culturale, che mostrava opere di valore, ma neglette e danneggiate”.</p>
<p>Eccezionale la scoperta: rinvenuta la storica frase di Dante. Sotto la Sacra Famiglia è emerso l’affresco dell’Apparizione di San Michele Arcangelo sul Gargano.</p>
<p>“Si tratta di un unicum. Abbiamo trovato anche la scritta molto rara tratta dalla Divina Commedia “Lasciate ogni speranza voi che è entrate”. Si tratta di un unicum, una scoperta particolare, rara la quale ci dice che la Divina Commedia doveva essere addirittura nota anche tra il popolo in quanto queste raffigurazioni riportate alla luce a Formello erano destinate al popolo. Dunque all’epoca la Divina Commedia era conosciuta anche dal popolo!</p>
<p>Abbiamo riportato alla luce anche una rappresentazione della <b>Sacra Famiglia – ha concluso la Sisti &#8211;</b> e sotto la Sacra Famiglia abbiamo trovato incredibilmente trovato l’Apparizione di San Michele sul Gargano.</p>
<p>L’Apparizione di San Michele sul Gargano potrebbe avere come autore Antoniazzo Romano, grande artista che ha lavorato moltuissimo nella seconda metà del ‘400 ed è lo stesso autore dell’Apparizione di San Michele sul Gargano che triviamo nella Cappella del Cardinal Bessarione a Roma”.</p>
<p>E Archeoclub d’Italia sostiene la candidatura dell’Italia a sede del Decimo Forum Mondiale dell’Acqua – Italy World Water Forum 2024!</p>
<p>“Acheoclub d’Italia sostiene concretamente la candidatura dell’Italia a sede del Decimo Forum Mondiale dell’Acqua. L’Italia è la patria dell’archeologia subacquea &#8211; ha annunciato <b>Rosario Santanastasio</b>, Presidente Nazionale di Archeoclub d’Italia &#8211; con numerosi siti sommersi di epoca storica che stanno continuando a venire alla luce. E l’Italia ha dei veri “fiumi archeologici”, un Paese che non finisce mai di sorprendere: i laghi conservano un importante patrimonio archeologico ma abbiamo anche i “fiumi archeologici” del Nord Italia, mentre il Mare del Sud è un vero museo in grado di tutelare un grande patrimonio archeologico. E proprio questo patrimonio archeologico sommerso è in grado di raccontarci cambiamenti climatici e essere memoria del Mediterraneo. Assegnare la sede all’Italia del Decimo Forum Mondiale dell’Acqua significherebbe un grande riconoscimento per il Mediterraneo, per la sua storia e per i suoi popoli”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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