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	<title>SCRIVONAPOLI &#187; LA SCOPERTA</title>
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	<description>Giornale Online &#124; Le notizie di Napoli e Campania</description>
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		<title>Nel mare di Bacoli, reperti di epoca imperiale</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jun 2025 10:34:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[LA SCOPERTA]]></category>

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Un’importante operazione di recupero archeologico è stata condotta con successo nei fondali marini antistanti il porto di Miseno a ]]></description>
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<p class="wp-block-heading">Un’importante operazione di recupero archeologico è stata condotta con successo nei fondali marini antistanti il porto di Miseno a Bacoli, in particolare nei pressi dell’imboccatura del porto romano dell’antica colonia di <em>Misenum</em>, base navale della <em>Classis Misenensis</em>, la più importante flotta dell’impero Romano nel Mar Tirreno, portando alla luce reperti di eccezionale valore storico e culturale, risalenti all’epoca imperiale.</p>
</blockquote>
<p>L’intervento s’inserisce all’interno di un più ampio progetto di tutela e valorizzazione del patrimonio sommerso dei Campi Flegrei, uno dei poli archeologici subacquei più rilevanti del Mediterraneo, avviando un’attività di documentazione e recupero di un cumulo archeologico di notevoli proporzioni, unico nel suo genere.</p>
<p>Si tratta di un contesto archeologico di materiali eterogenei, che si estende per circa 90 m di lunghezza nel tratto di mare che va da Punta Terone a Punta Pennata, largo mediamente 22-23 m, alto circa 2 m, e che si trova ad una profondità variabile da 5 a 9 m sotto il livello del mare. Ad esso si riferiscono, a partire dagli inizi degli anni ‘80 del secolo scorso, numerosi quanto sorprendenti rinvenimenti occasionali, mentre uno scavo sistematico condotto nel 1996, portò alla luce, nonostante la parzialità dell’indagine, una messe di reperti di pregio e dati storico-archeologici di grande rilevanza (statue, basi iscritte, frammenti di architravi, basi di colonne), ora conservati al Museo Archeologico dei Campi Flegrei.</p>
<p>Si tratta evidentemente di elementi scultorei e decorativi appartenenti agli edifici pubblici della colonia romana che costellavano l’insenatura, prima che il bradisismo li sommergesse. Il cumulo archeologico, che costituisce dunque un bacino inestimabile di informazioni e dati storici, rappresenta un intervento post-antico, creato non dal sovrapporsi di strutture crollate, ma da un accumulo intenzionale di materiali edilizi, probabilmente con lo scopo di ottenere una barriera di protezione soffolta, alla stessa stregua della funzione esercitata dalla moderna diga foranea, contro le ingressioni marine generate in particolare dai venti di Scirocco. A suggerire l’interpretazione è lo stato di conservazione dei reperti, che mostrano la faccia inferiore corrosa dai litodomi, sebbene non sia a diretto contatto con l’ambiente marino, e alcuni segni di percolazioni che conservano in superficie alcuni architravi, come se fossero stati a lungo esposti agli agenti atmosferici, e quindi accantonati dopo il crollo o lo smontaggio intenzionale, per essere poi utilizzati come materiali di reimpiego.</p>
<p>Pertanto, sia in ragione della tutela di reperti archeologici alla mercè degli agenti naturali, sia dell’alto interesse che riveste dal punto di vista archeologico la conoscenza della consistenza di tali reperti conservati sul fondale, è stato stipulato un anno fa un Protocollo d’intesa tra la Soprintendenza e il Comune di Bacoli, grazie anche al vivo interesse del Sindaco Josi Gerardo della Ragione e di Mauro Cucco, Vicesindaco del Comune di Bacoli con delega alla Cultura, finalizzato alla realizzazione di indagini indirette nell’area del Porto di <em>Misenum</em>, nell’ottica di promuovere e sostenere, congiuntamente, ricerche, studi e altre attività conoscitive sul patrimonio culturale sommerso e di promuovere azioni di sensibilizzazione relative ai temi della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale costiero e marino.</p>
<p>Sono stati pertanto eseguiti un rilievo completo dell’intero cumulo, comprensivo di caratterizzazione 3D, foto di dettaglio, rilievi iperspettrali delle sezioni più rappresentative del cumulo e del fondale marino su cui esso s’imposta, che hanno consentito di individuare alcuni reperti notevoli giudicati idonei al recupero e all’acquisizione al patrimonio dello Stato, mediante una delicata operazione di recupero, con l’utilizzo di palloni di sollevamento, con carico sommerso sospeso, e trasportati via mare con l’ausilio della motovedetta dei Carabinieri Subacquei. Nello specifico si tratta di due architravi marmorei con modanature in rilievo e un frammento di colonna in marmo cipollino.</p>
<p>L’importanza di tali reperti consiste nel dato archeologico e storico che essi restituiscono, fornendo un importante tassello ricostruttivo sulla vicenda insediativa della colonia romana di <em>Misenum</em> e dei suoi monumenti pubblici, di cui ancora poco si conosce.</p>
<p>I reperti recuperati saranno sottoposti ad un accurato lavoro di restauro e conservazione dopo le operazioni di desalinizzazione in vasche, predisposte presso il Parco Borbonico del Fusaro, con l’obiettivo di essere a breve esposti al pubblico, nelle sale del Palazzo dell’Ostrichina, voluto da Ferdinando IV di Borbone, messe a disposizione dal Comune di Bacoli, in una mostra permanente.</p>
<p>Le operazioni, coordinate dal responsabile dell’Ufficio Archeologia Subacquea della Soprintendenza, la dott.ssa Simona Formola, sono state rese possibili grazie al supporto operativo e tecnico specialistico dei Carabinieri Subacquei del Nucleo di Napoli, con cui sono state effettuate numerose ricognizioni preliminari, documentazione video-fotografica di tutte le operazioni svolte nell’area e infine il sollevamento e il trasporto via mare dei reperti, il Comando Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale (TPC), e grazie alla disponibilità della base logistica del Reparto di Supporto tecnico della Guardia di Finanza di Miseno, offerta dal Colonnello Biagio Looz – Comandante del Gruppo di Ricerca, Sviluppo, Standardizzazione e Supporto Tecnico della GdF di Nisida – e del Ten. Col. Nicola Attollino, per tutte le attività di terra relative al sollevamento, carico e trasporto dei reperti.</p>
<p>A garantire la sicurezza della navigazione sono intervenute le unità navali della Guardia Costiera dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Pozzuoli, grazie alla disponibilità del Comandante Tenente di Vascello Edoardo Russo, e del Comando Locamare di Baia, grazie al Comandante Marco D’ Angiolella.</p>
<p>Ad assicurare invece l’idonea cornice di sicurezza in mare, anche in considerazione dell’avvento del periodo estivo, caratterizzato da numerose unità da diporto nell’area teatro delle operazioni, hanno offerto il necessario supporto le motovedette della Guardia di Finanza del Reparto operativo Aeronavale di Napoli, comandate dal Colonnello Emilio Vitrone.</p>
<p>Si è voluto condividere, anche in linea con gli auspici della Convenzione Unesco per la protezione del patrimonio culturale subacqueo, questa eccezionale operazione di recupero, la prima di numerose altre in programma, anche con una diretta streaming subacquea realizzata con tecnologia Naumacos di Gabriele Gomez de Ayala, che ha consentito al vasto pubblico collegato on line di seguire in tempo reale le operazioni di recupero su tutte le piattaforme social istituzionali della Soprintendenza.</p>
<p>Il Soprintendente Mariano Nuzzo, che ha seguito di persona l’intera operazione da mare, illustrando le procedure seguite e le diverse fasi del recupero, dichiara: “<em>Il recupero di questi reperti rappresenta un risultato di straordinaria rilevanza storica e scientifica. I frammenti marmorei rinvenuti testimoniano la ricchezza e l’importanza anche simbolica di complessi pubblici che caratterizzavano l’intera colonia. Si tratta di elementi architettonici che con ogni probabilità appartenevano ad edifici rappresentativi del potere imperiale, strettamente connessi alla Classis Misenensis. Questi reperti non solo arricchiscono le nostre conoscenze del paesaggio urbano dell’epoca, ma ci restituiscono anche un’immagine viva e tangibile della dimensione politica, sociale e culturale di Miseno nel contesto del Mediterraneo antico.</em></p>
<p><em>Desidero esprimere un sentito ringraziamento all’Ufficio Archeologia Subacquea della nostra Soprintendenza, per la professionalità e la competenza dimostrate in tutte le fasi dell’intervento, nonché agli operatori subacquei e tecnici specializzati che hanno lavorato con dedizione e rigore scientifico al recupero. È grazie alla sinergia di queste forze che oggi possiamo restituire alla comunità un tassello prezioso della nostra memoria storica</em>”.</p>
<p>Il sindaco di Bacoli Josi Gerardo Della Ragione, presente anch’egli durante l’intervento di recupero, dichiara: “<em>È una giornata storica per Bacoli ed i Campi Flegrei. Recuperare meraviglie d’epoca romana dal nostro fondale, significa ridare luce a tesori che arricchiranno l’offerta turistica della città. E qualifica il mare flegreo come scrigno di tesori ancora da scoprire. Accade anche questo in un angolo di mondo che convive da millenni con il bradisismo. Da Baie a Misenum, all’intera costa bacolese. Così il Parco Vanvitelliano diventerà ancor di più polo museale di epoche diverse, culture interconnesse. Ringrazio per la grande sensibilità il Soprintendente Mariano Nuzzo, con il quale continua una sinergia capace di valorizzare l’archeologia, i paesaggi e la cultura come volano indiscusso dello sviluppo sostenibile a cui deve tendere il nostro territorio</em>”.</p>
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		<title>Castellammare di Stabia, i resti di un antico mulino</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Mar 2025 17:36:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[LA SCOPERTA]]></category>

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		<description><![CDATA[Vincenzo Esposito&#160;(Presidente Archeoclub d&#8217;Italia sede di Castellammare di Stabia) : &#8220;Abbiamo scoperto i resti di un antico mulino nei pressi ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Vincenzo Esposito&nbsp;</strong>(Presidente Archeoclub d&rsquo;Italia sede di Castellammare di Stabia) : &ldquo;Abbiamo scoperto i resti di un antico mulino nei pressi del Palazzo Reale di Quisisana a Castellammare di Stabia, grazie ad una mappa del 1790, abbiamo individuato un mulino molto antico, forse il pi&ugrave; antico tra le decine di mulini individuati nella Citt&agrave; di Castellammare di Stabia&nbsp;&rdquo;.</p>
<p><strong>Massimo Santaniello</strong>&nbsp;(socio fondatore Archeoclub d&rsquo;Italia sede di Castellammare di Stabia che da anni, con un gruppo di studio sempre di Archeoclub d&rsquo;Italia, sta seguendo un filone di ricerche e approfondimenti sul territorio di Castellammare di Stabia) :&nbsp;&nbsp;&ldquo;Questa scoperta consente di ricostruire il tracciato del primo acquedotto che alimentava il Palazzo Reale. Altro riscontro ci proviene direttamente dal Boccaccio nella 6&deg; Novella del Decameron, ambientata nella Dimora di Quisisana&rdquo;.</p>
<p>&ldquo;Abbiamo scoperto i resti di un antico mulino nei pressi del Palazzo Reale di Quisisana a Castellammare di Stabia. Grazie ad una mappa del 1790, abbiamo individuato un mulino molto antico, forse il pi&ugrave; antico tra le decine di mulini individuati nella Citt&agrave; di Castellammare di Stabia. (privilegio dell&rsquo;allaccio all&rsquo;acquedotto concesso da Roberto d&rsquo;Angi&ograve; al Monastero di San Bartolomeo Apostolo)&rdquo;.&nbsp;<strong>Lo ha annunciato Vincenzo Esposito, neo-Presidente di Archeoclub d&rsquo;Italia, sede di Castellammare di Stabia.</strong></p>
<p>&ldquo;Questa scoperta consente di ricostruire il tracciato del primo acquedotto che alimentava il Palazzo Reale. Altro riscontro ci proviene direttamente dal Boccaccio nella 6&deg; Novella del Decameron, ambientata nella Dimora di Quisisana&nbsp;<strong>&ndash; ha affermato Massimo Santaniello, socio fondatore dell&rsquo;Archeoclub d&rsquo;Italia sede di Castellammare di Stabia che da anni, con un gruppo di studio sempre di Archeoclub d&rsquo;Italia, sta seguendo un filone di ricerche e approfondimenti sul territorio di Castellammare di Stabia &ndash;</strong>&nbsp;in cui si parla di peschiere, quindi vasche per allevamento di pesce che richiedeva acqua corrente. Mettendo insieme le varie testimonianze possiamo datare l&rsquo;acquedotto prima del periodo angioino. Mentre il Mulino potrebbe essere dato al periodo alto medievale&rdquo;.</p>
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		<title>Acerra, spunta l&#8217;antico pavimento a mosaico</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jan 2025 15:28:19 +0000</pubDate>
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Una straordinaria scoperta a conferma della grande ricchezza del patrimonio storico-artistico di Acerra. Durante i lavori di ripavimentazione del ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div data-canvas-width="628.8240000000001"></div>
<div data-canvas-width="574.4320000000002">Una straordinaria scoperta a conferma della grande ricchezza del patrimonio storico-artistico di Acerra. Durante i lavori di ripavimentazione del centro storico, in via Lauro, è infatti emerso un pavimento a mosaico. Esso presenta nel campo centrale, delimitato da una linea nera, un motivo geometrico del tipo reticolato romboidale a linee doppie e costituisce il piano pavimentale di un ambiente. Secondo la Sovrintendenza di Napoli, proprio per il motivo geometrico riscontrato, è ipotizzabile una datazione al I sec. a.C.</div>
<div>“Davvero una bella notizia per la nostra città&#8221;, ha sottolineato il sindaco Tito d’Errico. &#8220;Giunta proprio mentre sono in corso le attività di ripavimentazione del nostro centro storico, un luogo la cui riqualificazione si sta completando grazie ai Fondi del PNRR che il Comune ha saputo intercettare negli ultimi 12 anni. Lavori che sono sotto la tutela della Sovrintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio di Napoli con la quale c’è un’interlocuzione costante al fine di continuare nell’opera di valorizzazione del meraviglioso patrimonio storico-artistico di Acerra. Una volta che saranno completati tutti gli interventi necessari, il mosaico ritrovato in via Lauro verrà esposto all’interno del Museo Archeologico di Acerra e Suessula&#8221;.</div>
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		<title>Tra la polvere dell’archivio spunta la “Pala Radolovich”, commissionata al Caravaggio?</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Oct 2016 14:22:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[LA SCOPERTA]]></category>

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		<description><![CDATA[Sensazionale scoperta nell’archivio del Banco di Napoli. Si tratta di un’opera minuziosamente descritta in un pagamento, dichiarata perduta o forse ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sensazionale scoperta nell’archivio del Banco di Napoli. Si tratta di un’opera minuziosamente descritta in un pagamento, dichiarata perduta o forse mai realizzata; il prezioso documento, relativo al dipinto, che ancora non si sa se sia stato realmente mai realizzato è “venuto fuori”, in qualche modo, dalla polvere di una delle 330 stanze dell’Archivio Storico del Banco di Napoli.</p>
<p>La cosiddetta <strong>“Pala Radolovich”</strong>, <strong>capolavoro di Caravaggio</strong>, commissionata nel 1606 dal mercante croato Niccolò Radolovich, sarà presentata in anteprima mondiale <a href="http://airmail.calendar/2016-10-27%2012:00:00%20CEST">il 27 ottobre</a> alle ore 19, presso <strong>il Cartastorie</strong>, il museo dell’Archivio Storico del Banco di Napoli (via dei Tribunali, 214).</p>
<p>Anni e anni di ricerche a partire da una causale di pagamento rintracciata circa trent’anni fa dal direttore dell’Archivio <strong>Eduardo Nappi</strong> all’interno di un “giornale copiapolizze” del <strong>Banco di Sant’Eligio</strong>, uno degli otto banchi pubblici di cui l’Archivio conserva memoria, giungono finalmente ad una conclusione del tutto inaspettata.</p>
<p>Ancora una volta l’Archivio Storico del Banco di Napoli, il più imponente archivio storico bancario del mondo, si conferma una miniera inesauribile di tesori per Napoli e per il mondo intero. Un appuntamento, quello del <a href="http://airmail.calendar/2016-10-27%2012:00:00%20CEST">27 ottobre</a>, che svelerà un mistero celato per secoli… <strong>410 anni</strong> dopo, la Pala Radolovich torna “in vita”, riemersa direttamente da una montagna di antiche carte.</p>
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