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	<title>SCRIVONAPOLI &#187; LA MOSTRA</title>
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	<description>Giornale Online &#124; Le notizie di Napoli e Campania</description>
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		<title>Totò e la sua Napoli, la mostra</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Apr 2026 17:22:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[FOCUS]]></category>
		<category><![CDATA[LA MOSTRA]]></category>
		<category><![CDATA[Totò]]></category>

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		<description><![CDATA[<br />
L’inedita esposizione dedicata al legame indissolubile tra il Principe della risata e la sua città<br />
<br />
Sarà la prestigiosa ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="font-weight: 400;"><em>L’inedita esposizione dedicata al legame indissolubile tra il Principe della risata e la sua città</em></p>
</blockquote>
<p style="font-weight: 400;">Sarà la prestigiosa sede dell’<strong>Italian American Museum di New York </strong>ad accogliere, <strong>dal 16 aprile al 29 agosto 2026</strong>, la mostra <strong><em>Totò e la sua Napoli</em></strong>, un’esposizione inedita che celebra il legame profondo e inscindibile tra Totò e la sua città natale, nell’ambito delle celebrazioni per i 2500 anni della fondazione di Napoli. <strong>Dopo il grande successo registrato a Napoli</strong>, la mostra – resa possibile grazie al supporto del <strong>Comitato Nazionale Neapolis 2500</strong> e del <strong>Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale </strong>– <strong>approda a New York come tappa di un progetto internazionale</strong> che intende rafforzare il dialogo culturale tra Napoli e il mondo, nel segno di un artista che di quel ponte è stato, e continua a essere, uno dei più straordinari interpreti. Il progetto, a cura di <strong>Alessandro Nicosia</strong> e <strong>Marino Niola</strong>, è organizzato e prodotto da <strong>C.O.R. Creare Organizzare Realizzare</strong>, con la partecipazione degli <strong>Eredi Totò</strong>, che hanno contribuito mettendo a disposizione materiali inediti e preziose testimonianze, e con la collaborazione dell’<strong>Istituto Italiano di Cultura di New York</strong>. <strong>La mostra si propone di restituire la complessità del rapporto tra Antonio de Curtis e Napoli</strong>: un legame originario e generativo, nel quale si sono formati il suo sguardo, il suo linguaggio comico e quella maschera mutevole e universale che lo ha reso un’icona senza tempo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Oltre ogni dimensione cronologica, il dialogo tra Totò e la sua città si configura come un patrimonio condiviso: <strong>Napoli rivive attraverso il suo interprete più emblematico, mentre Totò trova nella città la matrice profonda della propria identità artistica e umana</strong>. Una napoletanità intesa non solo come appartenenza geografica, ma come visione del mondo, sensibilità e cifra espressiva.<em>“</em><em>Resto un napoletano con tutti i pregi e i difetti del napoletano. Ogni quindici giorni torno a Napoli per un brevissimo soggiorno, non posso stare più a lungo lontano dalla mia città, la gente di là mi dà il calore della vita. E ogni volta mi commuovo come un bambino</em><em>”</em>: così l’artista raccontava il suo legame con la città, sottolineandone la dimensione intima e imprescindibile. Questo rapporto si riflette in tutta la sua produzione: dal teatro – con la Compagnia Stabile Napoletana e le collaborazioni con i fratelli De Filippo – al cinema, con capolavori come <em>Miseria e nobiltà</em> e <em>L’oro di Napoli</em>; dalla poesia, con testi celebri come <em>&#8216;A livella</em> e <em>Napule, tu e io</em>, fino alla musica, con brani come <em>Malafemmena</em>, autentica espressione del lirismo partenopeo. Attraverso <strong>fotografie</strong>, <strong>filmati</strong>, <strong>costumi di scena</strong>, <strong>documenti originali</strong> e <strong>manufatti</strong>, il percorso espositivo accompagna il visitatore in un viaggio immersivo nell’universo artistico di Totò, facendo emergere aspetti meno noti della sua vita e della sua carriera. Per i tanti americani di origine napoletana, Totò rappresenta molto più di un attore: è il simbolo vivente di una memoria collettiva, l’incarnazione di un’identità culturale che attraversa oceani e generazioni.</p>
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		<title>Spazi Verdi Urbani, una mostra al Maschio Angioino</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jan 2026 17:53:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[LA MOSTRA]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell’antisala dei Baroni del Maschio Angioino, si è tenuta la giornata su architettura e arte sostenibile. Nel corso dell’evento, che ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Nell’antisala dei Baroni del Maschio Angioino, si è tenuta la giornata su architettura e arte sostenibile. Nel corso dell’evento, che chiude la rassegna, c’è stata una mostra e la presentazione del libro Spazi Verdi Urbani, alla presenza di esponenti delle Istituzioni e del mondo dell’imprenditoria. Al centro della discussione il tema del verde urbano nella città di Napoli. Il giornalista Giorgio Bruno ha coordinato il finissage. Hanno partecipato Dario Catania e Mariano Peluso della Associazione &#8216;N sea yet, che si occupa di ecologia e del Vallone San Rocco, sul quale l’architetto Paola Lista, che si occupa di progettazione ambientale, ha realizzato un focus che funga anche da monito all&#8217;amministrazione comunale, sulla necessità di incrementare e mettere in sicurezza il verde cittadino.</span></p>
<p><br style="font-weight: 400;" /><br style="font-weight: 400;" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Io sono qui, la mostra del vignettista Anto Sullo</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Nov 2025 11:28:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[LA MOSTRA]]></category>

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		<description><![CDATA[In collaborazione con il Comune di Salerno, l’edizione 2025/2026 di “Luci d’Artista” accende i riflettori sull’arte illuminante e poetica del ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="s2"><span class="s4">In collaborazione con il </span><span class="s5">Comune di Salerno</span><span class="s4">, l’edizione 2025/2026 di </span><span class="s5">“Luci d’Artista”</span> <span class="s4">accende</span><span class="s4"> i riflettori sull’arte </span><span class="s4">illuminante</span><span class="s4"> e poetica del </span><span class="s5">vignettista napoletano</span> <span class="s5">Anto Sullo</span><span class="s4">, protagonista di un racconto visivo che unisce ironia, spiritualità e impegno civile. </span><span class="s6">La mostra sarà inaugurata </span><span class="s7">giovedì 4 dicembre 2025 alle ore 18.00</span><span class="s6"> con un v</span><span class="s7">ernissage</span><span class="s6"> presso </span><span class="s7">Palazzo Fruscione</span><span class="s6">, v</span><span class="s8">icolo </span><span class="s8">Adelberga</span><span class="s8"> 19</span><span class="s8"> &#8211;</span><span class="s8"> Salerno</span><span class="s6"> e sarà aperta al pubblico dal </span><span class="s7">5 dicembre 2025 al</span><span class="s7">l’11</span><span class="s7"> gennaio 2026</span><span class="s6">. </span><span class="s6">Un omaggio al sorriso e alla forza di </span><span class="s7">Papa Francesco</span><span class="s6">, raccontato attraverso il segno ironico e profondo di Anto Sullo, che ne interpreta in chiave artistica oltre un decennio di pontificato, tra fede, umanità e speranza.</span></p>
<p class="s2"><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Screenshot-2025-11-18-alle-12.25.17.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-159067" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Screenshot-2025-11-18-alle-12.25.17-300x176.png" alt="sullo vignetta" width="300" height="176" /></a></p>
<p class="s12"><span class="s10">Dopo il successo delle precedenti tappe di Assisi e Roma, torna il racconto di Anto Sullo su Papa Francesco con la mostra </span><span class="s11">“IO SONO QUI il pontificato di Papa Francesco in vignette 2013/2024”</span><span class="s10">. Il geniale vignettista napoletano omaggia ancora Papa Bergoglio a circa 8 mesi dalla sua scomparsa, stavolta con il racconto completo del suo grande pontificato. Prestigiosi i Patrocini Morali della mostra: </span><span class="s11">la Regione UMBRIA</span><span class="s10">, che ha deciso di essere dopo Assisi,</span> <span class="s10">vicino all’artista napoletano, dando valenza nazionale all’evento, il </span><span class="s11">Comune di Salerno</span><span class="s10"> e </span><span class="s11">l’Arcidiocesi di Salerno</span><span class="s10">, </span><span class="s11">Campagna ed Acerno</span><span class="s10">, che hanno sposato con entusiasmo il progetto</span><span class="s10"> e </span><span class="s10">la </span><span class="s11">Comunità di Sant’Egidio</span><span class="s10">, da sempre vicin</span><span class="s10">a</span><span class="s10"> all’arte di </span><span class="s11">Anto Sullo</span><span class="s10">.</span></p>
<p class="s12"><span class="s10">La mostra sarà inaugurata </span><span class="s11">giovedì 4 dicembre 2025, alle ore 18.00</span><span class="s10">, presso gli spazi storici del prestigios</span><span class="s10">o</span> <span class="s11">Palazzo Fruscione di Salerno</span><span class="s10">, cuore pulsante del centro storico e monumento simbolo della Salerno del XIII secolo. Il Palazzo è da anni sede di grandi eventi culturali, ed è</span> <span class="s10">qui che le </span><span class="s11">vignette di Anto Sullo</span><span class="s10"> troveranno, la loro cornice ideale: un percorso tra arte, fede, umorismo e bellezza e </span><span class="s11">con oltre </span><span class="s11">duecento </span><span class="s11">opere e schizzi</span><span class="s10"> che raccontano l’eredità umana e spirituale di Papa Francesco. Non a caso il vignettista napoletano è stato scelto</span> <span class="s10">come </span><span class="s11">artista dell’anno</span><span class="s10"> nell’ambito dell’</span><span class="s10">appuntamento</span> <span class="s11">“SALERNO Luci d’Artista 2025/2026”</span><span class="s10">. </span></p>
<p class="s12"><span class="s10">Un</span><span class="s10">a rassegna </span><span class="s10">di grande suggestione</span><span class="s10"> e </span><span class="s10">armonia visiva</span><span class="s10"> tra satira, poesia e spiritualità. Le sale di Palazzo Fruscione, diventeranno per l’occasione anima vibrante dell’arte e della fede. U</span><span class="s10">n viaggio emozionale che unisce la forza dell’immagine, alla profondità del messaggio, </span><span class="s10">nell’ambito di un evento </span><span class="s11">atteso da oltre un milione di visitatori</span><span class="s10">. </span><span class="s10">D</span><span class="s10">ue sezioni della mostra omaggeranno Napoli, città natale dell’artista, e San Francesco </span><span class="s10">d’Assisi, nell’anniversario della scrittura del </span><span class="s11">“Cantico delle creature” (2025) e degli 800 anni dalla morte del santo “poverello” (2026). </span></p>
<p class="s12"><span class="s10">Così l’artista napoletano: </span><span class="s13">&#8220;Anche dopo la sua scomparsa non ho mai smesso di disegnarlo. Come se non fosse mai andato via, come se ci indicasse da lassù, la strada giusta da seguire. Molti temi da lui toccati sono ancora, ahimè, tragicamente attuali: guerra, fame, infanzia negata, violenza, donne, ambiente, moralità, migranti, famiglia, giovani&#8230; </span></p>
<p class="s12"><span class="s13">La sua lezione,</span> <span class="s13">Il suo lascito morale unito indissolubilmente a quella del santo di Assisi,</span> <span class="s10">continua il </span><span class="s10">Maestro, </span><span class="s13">non</span><span class="s13"> può essere sprecato, non</span><span class="s13"> deve essere</span><span class="s13"> perduto, soprattutto dai più giovani. Si dice che le persone care non muoiono mai se continuiamo ad agire e a pensare come loro, se parliamo ogni giorno con loro&#8230; </span><span class="s13">È</span><span class="s13">quello che io ho fatto e che faccio, anche con Papa Francesco&#8230; </span></p>
<p class="s12"><span class="s14">IO SONO QUI</span><span class="s13"> è un regalo di Natale per la città di Salerno, per la Regione Campania, per la Regione Umbria, per tutti, per me. </span></p>
<p class="s12"><span class="s10">Anto Sullo, conclude la sua dichiarazione sottolineando l’importanza </span><span class="s10">che Papa Bergoglio aveva dato ad alcune parole </span><span class="s11">“</span><span class="s14">Il sorriso e l&#8217;umorismo</span><span class="s14">”</span> <span class="s10">che egli stesso aveva inserito </span><span class="s10">anche nel suo decalogo della</span> <span class="s10">felicità</span><span class="s13">. </span><span class="s10">S</span><span class="s10">criveva</span><span class="s10">, infatti, </span><span class="s10">Bergoglio:</span><span class="s13"> &#8211; </span><span class="s13">“</span><span class="s13">l&#8217;autoironia, il senso dell’umorismo sono atteggiamenti vicini alla grazia di Dio. La capacità di ridere di sé stessi permette di affrontare la vita con uno spirito più positivo, anche di fronte alle difficoltà, guardatevi allo specchio e ridete di voi stessi! </span><span class="s13">–</span></p>
<p class="s12"><span class="s10">Con </span><span class="s15">IO SONO QUI</span><span class="s10"> – spiega Anto Sullo – </span><span class="s13">“</span><span class="s13">vorrei che il sorriso diventasse scintilla, che da un segno d’inchiostro nascesse una vampa di speranza capace di propagarsi nel cuore</span> <span class="s13">di molti.</span> <span class="s13">Perché</span><span class="s13"> l’arte</span><span class="s13">, </span><span class="s13">può ancora illuminare il mondo</span><span class="s13">, </span><span class="s13">nel segno indelebile tracciato da P</span><span class="s13">APA</span><span class="s13"> F</span><span class="s13">RANCESCO</span><span class="s13">, </span><span class="s13">il grande!”</span></p>
<p class="s12"><span class="s10">La mostra sarà aperta al pubblico da</span> <span class="s10">venerdì</span> <span class="s10">5 </span><span class="s10">dicembre 2025 e fino a</span><span class="s10"> sabato</span><span class="s10"> 10 gennaio 2026 con i seguenti orari: h. </span><span class="s11">16/20</span><span class="s10"> (dal Lunedi al</span> <span class="s10">giovedì</span><span class="s10">) e h. </span><span class="s11">16/22</span><span class="s10">(</span><span class="s10">venerdì</span><span class="s10">/</span><span class="s10">sabato</span><span class="s10">/</span><span class="s10">domenica</span><span class="s10">).</span> <span class="s11">L’ingresso è gratuito</span><span class="s10">. </span></p>
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		<title>Totò e la sua Napoli, mostra a Palazzo Reale</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Oct 2025 09:48:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[LA MOSTRA]]></category>
		<category><![CDATA[Totò]]></category>

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		<description><![CDATA[<br />
<br />
Fino al 25 gennaio la mostra dedicata all’indimenticabile attore che ha segnato la storia del teatro, del cinema e della ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">
<blockquote>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Fino al 25 gennaio la mostra </strong><strong>dedicata all’indimenticabile attore </strong><strong>che ha segnato la storia del teatro, del cinema e della televisione italiana.</strong></p>
</blockquote>
<p style="font-weight: 400;">Nella sede di <strong>Palazzo Reale a Napoli</strong>, <strong>Sala Belvedere</strong>, da domani 31 ottobre fino al 25 gennaio 2026, aprirà la mostra <strong><em>Totò e la sua Napoli</em>, l’inedita esposizione che celebra il grande legame inscindibile tra Totò e Napoli in occasione delle celebrazioni per i 2500 anni della fondazione di Napoli</strong>. Proprio in virtù di questo forte legame si è scelto di ospitare, nella città da lui tanto amata, questa mostra che omaggia uno dei suoi figli più illustri e simbolo universale di napoletanità e genialità comica, come prima tappa di un progetto che proseguirà a New York nella prossima primavera, proseguendo idealmente quel ponte culturale tra Napoli e il mondo che l’attore ha sempre rappresentato.</p>
<p style="font-weight: 400;">La mostra <strong><em>Totò e la sua Napoli</em></strong> è promossa dal <strong>Comitato Nazionale Neapolis 2500</strong> con il <strong>Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Palazzo Reale di Napoli</strong> (<strong>Ministero della Cultura</strong>), con la partecipazione degli <strong>Eredi Totò</strong>, con la collaborazione di <strong>Rai Teche</strong> e <strong>Archivio Storico Luce</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il progetto è a cura di <strong>Alessandro Nicosia</strong> e <strong>Marino Niola</strong> ed è organizzato e prodotto da <strong>C.O.R. Creare Organizzare Realizzare</strong>. <strong><em>Totò e la sua Napoli</em></strong> si propone di far affiorare quel legame tra Antonio de Curtis e la città dove si è formato il suo sguardo, affinato il suo linguaggio comico e costruito quel volto inconfondibile ma provvisorio, pronto a cambiare fattezze, come ogni maschera che si rispetti. Come emerge dall’esposizione, è impossibile parlare di Totò senza parlare di Napoli, la grande sorgente della sua attorialità ma anche della sua personalità. Della sua capacità di essere uno, nessuno e centomila.</p>
<p style="font-weight: 400;">Di fatto Totò – come sostiene Marino Niola – “riassume le mille identità di una Napoli che diventa teatro universale, grande metafora della condizione umana. La città lo ha amato moltissimo e incondizionatamente perché ciascun napoletano si è riconosciuto in una delle mille sfaccettature di questa maschera interclassista. Personaggio e persona nel senso letterale del termine che significa appunto maschera. In effetti <em>Totò e la sua Napoli</em> vuole mostrare come Partenope ha modellato Totò e come Totò ha rimodellato Partenope, in tutta la sua miseria e nobiltà, facendone un simbolo che rappresenta tutti coloro che in ogni paese del mondo si sentono vesuviani”.</p>
<p style="font-weight: 400;">La faccia di Totò era un qui pro quo. Come ogni maschera che si rispetti. La sua asimmetria, da virgola fuori posto, gli dava quell’aria stralunata, da burattino cubista. “Dicono che ho la faccia triste. Non ce l’ho triste. Ce l’ho storta perché mi sono rotto il naso”. Lo ripeteva spesso per prendere le distanze da quelli che facevano troppa filosofia sulla sua comicità. A chi lo considerava un cugino di Pulcinella o un nipote di Arlecchino, lui rispondeva con un’alzata di spalle che voleva dire “Ma mi faccia il piacere!”</p>
<p style="font-weight: 400;">Così ogni volta il principe de Curtis si nascondeva dietro il personaggio che lui era e non era, tanto che parlava di sé in terza persona. “Totò è un buffone serissimo. Incontrandomi per la prima volta mi disse che avevo proprio la faccia che serviva a lui”. “Uno snobismo plebeo e insieme una sprezzatura aristocratica – dice il curatore – come quella dei grandi attori della Commedia dell’Arte che si facevano ritrarre con la maschera in mano e mai sul volto, per sottolineare quell’impercettibile abisso che li separa. Per far capire che il personaggio non è la persona, ma il suo doppio. E in questo, Totò era la maschera perfetta di Napoli, una città-mondo che è facile riconoscere ma che è difficile conoscere”. Popolata com’è di marionette stralunate, di parole in libertà, di caratteristi h24, di personaggi in cerca di autore “ricchi di guai, di beffe subite, di appetiti arretrati”. Che lui ha trasformato in una umanissima metafora che fa di Partenope un luogo dell’anima e proietta Napoli oltre Napoli.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il visitatore potrà ripercorrere il suo mondo e la sua storia <strong>attraverso documenti originali, manufatti, ricordi, fotografie, filmati, costumi, installazioni mediali, ricostruzioni scenografiche, manifesti e locandine, giornali, testimonianze di coloro che lo hanno amato.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>La mostra si articola in sezioni tematiche che ripercorrono la vita e la carriera dell’artista: </strong><em>Le origini, Il Rione Sanità, Il teatro, Le canzoni, Il cinema, Le poesie, Un maestro insostituibile, Totò e le bellezze della sua Napoli, Il saluto della sua Napoli</em>. Ci sarà spazio anche per i focus su <em>Il Principe di Bisanzio</em> e <em>Gli amori di Totò</em>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Un momento particolarmente emozionante dell’esposizione sarà l’ascolto dell’orazione funebre tenuta il 17 aprile 1967 da un Nino Taranto che non riesce a trattenere il pianto in piazza del Carmine davanti a centomila persone in lacrime.<strong> </strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><em>Totò e la sua Napoli</em></strong>, sarà accompagnata da un importante catalogo pubblicato da <strong>Gangemi Editore</strong>, un volume che raccoglie storia, immagini e un ricco repertorio di straordinarie testimonianze, offrendo una profonda comprensione del suo spirito eclettico in cui molti giovani si ritrovano condividendo la sua voglia di libertà.</p>
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		<title>A Palazzo Reale la mostra su Pino Daniele</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Feb 2025 15:28:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[LA MOSTRA]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal 20 marzo fino al 6 luglio la Sala Plebiscito e la Sala Belvedere di Palazzo Reale a Napoli ospitano Pino Daniele. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><strong>Dal 20 marzo fino al 6 luglio la Sala Plebiscito e la Sala Belvedere di</strong> <strong>Palazzo Reale a Napoli ospitano <em>Pino Daniele. Spiritual</em>, l’inedita esposizione che celebra il grande PINO DANIELE a 70 anni dalla sua nascita e a 10 anni dalla sua scomparsa. </strong>La mostra è un <strong>progetto culturale che intende rievocare</strong> <strong>le origini del mondo artistico di Pino Daniele</strong>, la sua dimensione trascendente e il suo lascito socio-culturale. <strong>Per la prima volta, la storia di uno degli artisti più amati della musica italiana viene raccontata attraverso un ricco mosaico di contenuti</strong> <strong>audiovisivi, pubblici e privati, materiali d’autore e amatoriali, documenti inediti, oggetti personali e strumenti che lo hanno accompagnato nel suo percorso creativo.</strong> Ogni elemento esposto è una tessera che contribuisce a delineare <strong>il ritratto di un artista e di un uomo, la cui eredità va ben oltre la musica.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><em>Pino Daniele. Spiritual</em></strong> non è solo il titolo di una mostra, ma è un concetto che<strong> racchiude l’essenza più profonda di uno degli artisti più amati, il cui viaggio musicale e umano ha saputo attraversare confini geografici e culturali, fondendo tradizioni diverse in un’armonia unica.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Un’esposizione inedita con <strong>installazioni scenografiche</strong>, <strong>“tante rarità” concesse per l’occasione dalla Fondazione Pino Daniele</strong> e <strong>materiali originali</strong>, molti dei quali esposti per la prima volta, che documentano l’intera esperienza musicale ed umana dell’artista. <strong>A partire da una dichiarazione di Pino Daniele, “<em>La musica esprime socialità</em>”, l’obiettivo principale della mostra è anche quello di perseguire il suo impegno e stimolare l’animo delle persone</strong>, portarle a guardarsi dentro e a dare una valenza alle proprie azioni, offrire al visitatore un viatico ripercorrendo la storia di Pino Daniele in modo intenso e toccante. <strong>Pino Daniele era un essere “spirituale” per la sua attitudine a dare un significato profondo alle sue azioni. <em>Spiritual</em> è anche la forte connessione con la musica blues</strong>, un genere musicale che affonda le sue radici nella musica spirituale africana. Questa connessione si manifesta in vari modi nelle sue opere: nella struttura musicale, nelle tematiche, nell’espressività emotiva e nell’improvvisazione, elemento chiave sia nella musica spiritual africana, sia nel blues, che in quella di Pino che componeva ed improvvisava con istintività e per farlo si dedicava ad una profonda ricerca musicale ed una disciplina sul suo strumento, la chitarra. <strong>La sua arte ha sempre dialogato con Napoli</strong>, una città che è al tempo stesso radice e orizzonte, specchio di un’identità complessa e universale. <strong>Pino è stato espressione vivente di questa città-mondo, intrecciando la tradizione partenopea con linguaggi contemporanei e dando voce a un patrimonio culturale che attraversa i secoli e i confini.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>La mostra è suddivisa in due parti ed in 9 aree tematiche<span style="text-decoration: line-through;">.</span></strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>La prima parte</strong> ripercorre la storia di Pino Daniele<strong> </strong><strong>dal 1955 al 1977</strong>, anno di pubblicazione del suo primo album, impreziosita dalle <strong>ricostruzioni scenografiche </strong><strong>della sala prove</strong> (la “Grotta” di tufo, punto di riferimento per suonare e fare ricerca musicale) e <strong>di un tipico live club notturno</strong> <strong>di Napoli degli anni ’70</strong>, luoghi che contestualizzano gli esordi del musicista, consentendo ai visitatori di attraversare varie epoche e di interagire con la sua magia.</p>
<p style="font-weight: 400;">La <strong>seconda parte</strong>, invece,<strong> </strong>narra in maniera intima e completa la sua vita e la sua carriera<strong> dal 1977 al 2014</strong> attraverso un <strong>percorso cronologico</strong> <strong>che intreccia la sua evoluzione musicale e personale</strong> con un focus sugli <strong>incontri</strong>, sulle <strong>collaborazioni</strong> e sulle <strong>produzioni musicali</strong>. La mostra <strong><em>Pino Daniele. Spiritual</em></strong> è promossa dalla <strong>Fondazione Pino Daniele</strong>, presieduta da<strong> Alessandro Daniele</strong>, con il <strong>Ministero della Cultura</strong>, <strong>Palazzo Reale</strong>, <strong>Regione Campania</strong>, <strong>Comune di Napoli</strong>, prodotta da <strong>C.O.R. Creare Organizzare Realizzare</strong>, con la media partner di<strong> Rai </strong>con la collaborazione di<strong> Rai Teche, Archivio Luce </strong>e con<strong> Fondazione Campania dei Festival</strong>, curata da <strong>Alessandro Daniele</strong> e <strong>Alessandro Nicosia</strong> che la organizza. Il progetto porta il <strong>sigillo “<em>70/10 Anniversary</em>”</strong>, assegnato esclusivamente a eventi, progetti e manifestazioni che, oltre a rendere omaggio alla memoria di Pino Daniele, rappresentano un valore significativo e un contributo rilevante alla sua eredità musicale e culturale, in occasione dei 10 anni dalla sua scomparsa e dei 70 anni dalla sua nascita. <strong><em>Pino Daniele. Spiritual</em></strong> vedrà la realizzazione di un <strong>catalogo</strong>, pubblicato da <strong>Silvana Editoriale</strong>, <strong>che raccoglie la storia, le immagini e un ricco repertorio di straordinarie testimonianze.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong> </strong></p>
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		<title>“Pattern Community”, tra provocazione e ambiguità</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Dec 2024 17:54:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[LA MOSTRA]]></category>

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		<description><![CDATA[Giovedì 12 dicembre dalle ore 18.00, la Shazar Gallery presenta “Pattern Community” di Gianfranco De Angelis, con testo di Marco ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>Giovedì 12 dicembre dalle ore 18.00, la Shazar Gallery presenta “Pattern Community” di Gianfranco De Angelis, con testo di Marco Izzolino. La personale dell’artista napoletano negli spazi di via Scura propone un percorso espositivo provocatorio e ambiguo dove tele monumentali dai colori vibranti sorprendono nella ripetizione ossessiva dello stesso modulo grafico. Le linee che scorrono parallele nello spazio pittorico illudono otticamente nella loro impeccabilità geometrica, è qui che agisce l’artista, sullo schema che varia e diventa pittura individuale, la perfezione si stempera, le modifiche impercettibili delle pennellate e il cambiamento di tono di colore richiamano verso un soggettivismo negato. La percezione superficiale di un linguaggio visivo, dall’apparenza fortemente pop, viene ribaltata in favore di riflessioni sulla tecnologia per la comunicazione. L’occhio abituato alla velocità massificata e spersonalizzata proposta da internet e dai social network, viene sfidato dalle opere di De Angelis a favore di una lettura profonda, lenta e riflessiva, l’unica che consente di captare il cambiamento minimo della forma e del colore. Così l’arte cancella il pattern, cui il titolo fa riferimento, il fenomeno ricorrente storico, sociale e psicologico che accomuna e organizza la realtà secondo canoni e schemi regolari. Sono gli algoritmi informatici che individuano pattern anche nei comportamenti individuali creando “comunità artificiali basate su affinità comportamentali, escludendo di fatto qualsiasi elemento di novità o diversità.”</div>
<div></div>
<div><strong>“</strong><em>Le opere dell’artista invitano a riflettere sull’attuale paradosso della tecnologia per la comunicazione: da un lato, essa consente ad un numero sempre maggiore di persone di entrare in contatto, anche a grandi distanze o al di là di qualsiasi limitazione, ma, dall’altro, rischia di omologarne i comportamenti e di ridurne l’individualità</em><strong>.</strong>” Commenta Marco Izzolino. “<em>Gianfranco De Angelis ci propone così un’esperienza pittorica che è al tempo stesso un’accusa e una provocazione. La metafora visiva del pattern costruisce un mondo parallelo che rispecchia il comportamento sociale; ma attraverso la scelta di colori vivaci e contrastanti, che egli definisce «come un urlo», l’artista afferma la necessità di una reazione, di un’affermazione dell’individualità di fronte all’omologazione imposta dagli algoritmi e dai social network. Le opere diventano come dei catalizzatori che scuotono l’osservatore dalla sua apatia: con la loro energia vibrante, si contrappongono alla passività dello spettatore, abituato a un consumo rapido e superficiale delle immagini; e questi, difronte ad una esplosione di energia visiva, è costretto ad una riflessione sulla propria condizione</em>”.</div>
<div></div>
<div><strong>La mostra “Pattern Community” sarà visitabile fino al 1 febbraio 2025 dal martedì al sabato dalle 14.30 alle 19.30 e su appuntamento.</strong></div>
<div></div>
<div>Grafico e designer di fama nazionale, De Angelis ha diretto per oltre trenta anni lo studio Curvilinee, specializzandosi in grafica editoriale e progettazione visiva. Attualmente è direttore artistico di un importante gruppo editoriale. Ha ricevuto un riconoscimento nazionale per la sua carriera nella grafica. Oltre alla sua attività nel design, è un artista e pittore, nonché creatore di installazioni, con esposizioni in Italia e all’estero. Le sue opere esplorano la vita contemporanea e le dissonanze nell’umanità, stimolando riflessioni profonde. Il suo lavoro artistico e grafico si alimentano reciprocamente, unendo diversi linguaggi visivi per suscitare riflessioni intense.</div>
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		<title>Corpi scomodi, mostra contro il pregiudizio</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Nov 2024 09:35:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[LA MOSTRA]]></category>

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		<description><![CDATA[È stata un grande successo la presentazione della mostra fotografica itinerante &#8220;Corpi Scomodi&#8221;, che si è tenuta sabato 16 novembre ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>È stata un grande successo la presentazione della mostra fotografica itinerante &#8220;Corpi Scomodi&#8221;, che si è tenuta sabato 16 novembre presso Villa Angela a Napoli. L&#8217;iniziativa, un progetto speciale che nasce dalla collaborazione tra il rinomato chirurgo plastico Ivan La Rusca e l&#8217;Associazione Amici Obesi Onlus, ha attirato un folto pubblico di esperti, cittadini e pazienti.<br />
La mostra, che si propone di rompere il silenzio sull&#8217;obesità, affronta il tema con un approccio autentico e coraggioso, utilizzando l&#8217;immagine fotografica per sensibilizzare sul delicato tema delle persone affette da questa malattia. I &#8220;corpi scomodi&#8221;, immortalati attraverso le fotografie, non sono solo corpi da guardare, ma raccontano storie di fatica, riscatto e speranza, invitando il pubblico a riflettere sui pregiudizi e sugli stereotipi che circondano l&#8217;obesità.<br />
Ivan La Rusca, chirurgo plastico esperto in chirurgia ricostruttiva post-bariatrica di fama internazionale, ha aperto la mostra con un intervento appassionato in cui ha sottolineato l&#8217;importanza di affrontare con coraggio le sfide legate all&#8217;obesità e di contrastare la discriminazione sociale che spesso accompagna questa condizione. &#8220;Questa mostra è un atto di coraggio e un invito alla riflessione. Ogni corpo racconta una storia unica, e l&#8217;obiettivo è quello di mostrare che la bellezza non è solo una questione estetica, ma anche un percorso di salute e benessere che va oltre i canoni tradizionali&#8221;, ha dichiarato La Rusca.<br />
A seguire, Iris Zani, presidentessa dell&#8217;Associazione Amici Obesi Onlus, ha ribadito l&#8217;importanza di sensibilizzare la società sull&#8217;obesità, una malattia che ancora troppo spesso viene ignorata o trattata con superficialità. &#8220;Con questa iniziativa vogliamo dare voce a chi troppo spesso viene messo ai margini. Il nostro impegno è quello di offrire sostegno, informazione e possibilità di cambiamento a chi vive questa condizione&#8221;, ha detto Zani.<br />
La cerimonia è proseguita con l&#8217;intervento della Professoressa Simona Damiano, docente di fisiologia all&#8217;Università Federico II di Napoli, che ha analizzato l&#8217;aspetto scientifico e medico dell&#8217;obesità, sottolineando l&#8217;importanza di un approccio integrato tra medicina, psicologia e supporto sociale per il trattamento di questa malattia.<br />
Particolarmente emozionante è stato l&#8217;intervento in chiusura di alcune pazienti testimonial del progetto, che hanno raccontato la loro esperienza di rinascita, grazie al supporto medico e psicologico ricevuto dal Dott. La Rusca e il suo team. Le due donne hanno affrontato con forza e coraggio il difficile percorso di cambiamento con la chirurgia ricostruttiva post bariatrica, che in Campania è sovvenzionata dal sistema sanitario nazionale, quasi un unicum in Italia. La mostra &#8220;Corpi Scomodi&#8221; proseguirà il suo tour in altre città italiane, con l&#8217;obiettivo di sensibilizzare un pubblico sempre più vasto e di promuovere un cambiamento culturale che aiuti a superare le barriere del pregiudizio e della discriminazione.</p>
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		<title>Corpi scomodi, mostra itinerante a Napoli</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Nov 2024 18:25:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Accade a Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[LA MOSTRA]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabato 16 novembre 2024, alle ore 11.00, presso Villa Angela a Napoli, si terrà la mostra fotografica itinerante Corpi Scomodi, ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>Sabato 16 novembre 2024, alle ore 11.00, presso Villa Angela a Napoli, si terrà la mostra fotografica itinerante Corpi Scomodi, un progetto che nasce dalla collaborazione tra il rinomato chirurgo plastico Ivan La Rusca e l&#8217;associazione Amici Obesi Onlus. L&#8217;iniziativa mira a rompere il silenzio sull&#8217;obesità, affrontando il tema con uno sguardo autentico e coraggioso, per sensibilizzare il pubblico e superare i pregiudizi legati a questa malattia.<br />
La Mostra &#8220;Corpi Scomodi&#8221;<br />
Corpi Scomodi si propone di dare visibilità alle storie di cambiamento fisico ed emotivo, offrendo uno spazio di riflessione su un tema che spesso viene trattato con superficialità o tabù. Con un approccio empatico e inclusivo, il Dott. Ivan La Rusca invita il pubblico a riflettere sulla relazione tra corpo, identità e salute.<br />
&#8220;I corpi che mostriamo nella nostra mostra non sono &#8216;scomodi&#8217; per chi li osserva, ma per chi li vive&#8221;, afferma il Dott. La Rusca. &#8220;Sono corpi che raccontano storie di coraggio, sacrificio ed evoluzione. Sono corpi sbagliati alla ricerca di una rinascita.”<br />
Corpi Scomodi racconta, attraverso l&#8217;obiettivo della fotografa, le storie di donne che vivono con l&#8217;obesità, una condizione che spesso si nasconde dietro il velo dell&#8217;invisibilità e dello stigma sociale. Le protagoniste della mostra si mostrano al mondo senza filtri, senza vergogna, in tutta la loro autenticità. Corpi segnati dalla malattia, ma anche corpi che raccontano la forza di chi lotta per rinascere, per riconquistare la propria vita e dignità.<br />
L&#8217;obesità, purtroppo, continua a essere una malattia oggetto di pregiudizi e giudizi superficiali. Corpi Scomodi ha l&#8217;obiettivo di abbattere questo tabù, dando visibilità a chi è spesso costretto a nascondersi, sottolineando che l&#8217;obesità è una patologia curabile. La mostra non solo racconta la sofferenza legata a questa condizione, ma celebra anche il desiderio di cambiamento, la speranza di un futuro diverso, reso possibile anche grazie agli interventi di chirurgia bariatrica e ricostruttiva.<br />
Il Progetto e il Ruolo della Chirurgia Bariatrica e Ricostruttiva<br />
Il progetto sarà presentato dal Dott. Ivan La Rusca, chirurgo plastico esperto in chirurgia ricostruttiva post-bariatrica, una branca della medicina che si occupa di correggere le deformazioni del corpo dopo un intervento di chirurgia bariatrica (chirurgia per la perdita di peso). La sua esperienza in questo campo lo ha reso un punto di riferimento per pazienti che, dopo aver perso una notevole quantità di peso, desiderano ripristinare l&#8217;armonia e la funzionalità del proprio corpo, spesso compromesso da cedimenti cutanei o altre alterazioni morfologiche.<br />
La mostra avrà come ospite speciale Iris Zani, presidente dell&#8217;associazione Amici Obesi Onlus, che con il suo impegno quotidiano supporta le persone nel lungo percorso della lotta contro l&#8217;obesità e la prof.ssa Damiano Simona, Professore di Fisiologia umana dell’Università Federico II, Napoli, specialista in scienza dell’alimentazione.<br />
La Campania è una delle regioni italiane più all’avanguardia in questo ambito, con un sistema sanitario che offre il supporto necessario per gli interventi di chirurgia bariatrica e ricostruttiva, consentendo a molte persone di intraprendere un cammino di cambiamento fisico e psicologico.<br />
Il Ruolo della Chirurgia Plastica come Strumento di Inclusione<br />
Il Dott. La Rusca crede fortemente nell&#8217;importanza della chirurgia plastica come parte integrante di un percorso complesso di recupero fisico e psicologico per i pazienti bariatrici. La rapida e significativa perdita di peso può comportare problematiche estetiche e funzionali, come l&#8217;eccesso di pelle che ostacola il movimento, provoca irritazioni o danneggia l&#8217;autostima. Le tecniche chirurgiche del Dott. La Rusca, tra cui l&#8217;addominoplastica, la mastopessi (lifting del seno) e la ricostruzione corporea completa, sono pensate per restituire ai pazienti una nuova qualità della vita.<br />
Il Dott. La Rusca è un forte sostenitore di un approccio alla chirurgia plastica che non si limita alla sola armonia del corpo ma che promuove anche il benessere psicologico e sociale. Il suo impegno è rendere la chirurgia plastica uno strumento di inclusione e accettazione, aiutando ogni paziente a riscoprire un nuovo equilibrio con il proprio corpo.</div>
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		<title>Lucio Dalla, il sogno di essere napoletano</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Mar 2023 17:52:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[LA MOSTRA]]></category>

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		<description><![CDATA[<br />
<br />
Lucio Dalla e Napoli, una grande passione d&#8217;amore che arriva da lontano. Inevitabile celebrarlo nel giorno del suo 80° compleanno con ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="center"></div>
<blockquote>
<p align="center"><span style="font-family: Garamond, serif;">Lucio Dalla e Napoli, una grande passione d&#8217;amore che arriva da lontano. </span><span style="font-family: Garamond, serif;">Inevitabile celebrarlo nel giorno del suo </span><span style="font-family: Garamond, serif;"><b>80° compleanno</b></span><span style="font-family: Garamond, serif;"> con la grande</span><span style="font-family: Garamond, serif;"> <b>mostra-evento,</b> <b>ribattezzata per l’occasione “Lucio Dalla. Il sogno di essere napoletano”</b>, </span><span style="font-family: Garamond, serif;">dedicata all’imprevedibile genio umano e musicale, in programma </span><span style="font-family: Garamond, serif;"><b>da oggi al 25 giugno 2023 al MANN, Museo Archeologico Nazionale di Napoli</b></span><span style="font-family: Garamond, serif;">. Un viaggio visivo e sensoriale, un’esperienza immersiva che trasformerà lo spazio espositivo in una scatola scenica. La mostra prosegue il percorso iniziato un anno fa a Bologna, approdato con enorme successo a Roma e giunto finalmente nella sua città del cuore, Napoli. </span></p>
</blockquote>
<p align="justify"><span style="font-family: Garamond, serif;">La città di Partenope e la penisola sorrentina, luoghi di mille colori, folklore e bellezza, hanno ispirato alcuni dei suoi più grandi capolavori, come </span><span style="font-family: Garamond, serif;"><b><i>Caruso</i></b></span><span style="font-family: Garamond, serif;">. La melodia e la magia di quel brano &#8211; </span><span style="font-family: Garamond, serif;"><b>uno dei pezzi più conosciuti e cantati al mondo</b></span><span style="font-family: Garamond, serif;"> &#8211; nacquero con la stessa naturalezza con cui il sangue scorre nelle vene, anzi “<i>dint e vene</i>”, con quel celebre “<i>Te voglio bene assaj</i>” che è una ideale dichiarazione d’amore estendibile a tutto l’universo napoletano. </span><span style="font-family: Garamond, serif;"><b>Gigantesco poeta che ha cambiato il corso della canzone d’autore </b>Dalla, </span><span style="font-family: Garamond, serif;">da attento osservatore, sapeva trasformare in musica e arte visiva gli aspetti più sottili della città e della società napoletana, sfondo naturale e pittoresco di uno dei suoi più celebri videoclip, quello di </span><span style="font-family: Garamond, serif;"><i>Canzone</i></span><span style="font-family: Garamond, serif;">.</span><span style="font-family: Garamond, serif;"> </span><span style="font-family: Garamond, serif;">“La prossima volta voglio nascere qua, essere napoletano a tutti gli effetti, non solo importato” &#8211; aveva dichiarato l’artista.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Garamond, serif;">La mostra, promossa dal </span><span style="font-family: Garamond, serif;"><b>MANN</b></span><span style="font-family: Garamond, serif;"> e dalla </span><span style="font-family: Garamond, serif;"><b>Fondazione Lucio Dalla</b></span><span style="font-family: Garamond, serif;"> con </span><span style="font-family: Garamond, serif;"><b>Ministero della Cultura, con la collaborazione e il sostegno di Regione Campania e Fondazione Campania dei Festival</b>,</span><span style="font-family: Garamond, serif;"> è organizzata e prodotta da </span><span style="font-family: Garamond, serif;">C.O.R. Creare Organizzare Realizzare.</span><span style="font-family: Garamond, serif;"> L’esposizione, a cura di </span><span style="font-family: Garamond, serif;">Alessandro Nicosia </span><span style="font-family: Garamond, serif;">con la </span><span style="font-family: Garamond, serif;">Fondazione Lucio Dalla</span><span style="font-family: Garamond, serif;">, Special partner </span><span style="font-family: Garamond, serif;">Lavoropiù</span><span style="font-family: Garamond, serif;">,</span><span style="font-family: Garamond, serif;"> </span><span style="font-family: Garamond, serif;">fa parte delle iniziative “Il MANN per la città” e vede la partecipazione di</span><span style="font-family: Garamond, serif;"> Archivio Luce Cinecittà,</span><span style="font-family: Garamond, serif;"> con il patrocinio di </span><span style="font-family: Garamond, serif;">RAI</span><span style="font-family: Garamond, serif;"> e la collaborazione tecnica di </span><span style="font-family: Garamond, serif;">SIAE Società Italiana degli Autori e degli Editori, Universal Music Publishing Group</span><span style="font-family: Garamond, serif;">, </span><span style="font-family: Garamond, serif;">Grand Hotel Vesuvio </span><span style="font-family: Garamond, serif;">e </span><span style="font-family: Garamond, serif;">BIG|Broker Insurance Group</span><span style="font-family: Garamond, serif;">. Catalogo </span><span style="font-family: Garamond, serif;">Skira editore</span><span style="font-family: Garamond, serif;">.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Garamond, serif;"><span style="font-family: Garamond, serif;">Non è impresa facile raccontare in una esposizione cinquant’anni di storia. Tutto nasce da una lunga ricerca di materiali, molti dei quali esposti per la prima volta, </span><b><span style="font-family: Garamond, serif;">che documentano l’intero cammino umano e artistico di uno dei più amati artisti italiani e internazionali</span><span style="font-family: Garamond, serif;">. </span><span style="font-family: Garamond, serif;">Lucio Dalla</span><span style="font-family: Garamond, serif;"> </span><span style="font-family: Garamond, serif;">ha segnato in modo assolutamente unico e innovativo la storia della musica italiana</span></b><span style="font-family: Garamond, serif;">: ha reinventato jazz, pop, lirica a suo piacimento, mescolandoli sapientemente con libertà assoluta. Ha raccontato le storie degli “ultimi” con </span><span style="font-family: Garamond, serif;">Piazza Grande</span><span style="font-family: Garamond, serif;">, degli innamorati e illusi con </span><span style="font-family: Garamond, serif;">Cara</span><span style="font-family: Garamond, serif;">. Un cantore di vita e suoni che con graffiante ironia e sguardo poetico ha conquistato il cuore di tutti. Non solo musicista. ma anche attore, scrittore, regista teatrale, amante dello sport e appassionato di motori, danza, opera lirica, pittura, letteratura. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Garamond, serif;"><span style="font-family: Garamond, serif;">Così, attraverso</span><span style="font-family: Garamond, serif;"> <b>documenti, foto, copertine dei dischi, video, oggetti, abiti di scena, locandine dei film a cui ha partecipato, manifesti, la ricca collezione di cappelli e berretti</b></span><span style="font-family: Garamond, serif;"><b>,</b></span><span style="font-family: Garamond, serif;"> </span><span style="font-family: Garamond, serif;">sarà possibile scoprire l’intimità di Lucio e vivere la forza della sua anima e musica.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Garamond, serif;"><span style="font-family: Garamond, serif;"><b>Oltre dieci le sezioni</b></span><span style="font-family: Garamond, serif;"> in cui è suddivisa l’esposizione: </span><span style="font-family: Garamond, serif;"><i>La sua musica, Famiglia-Infanzia-Amicizie-<wbr />Inizi musicali, Dalla si racconta, Il clarinetto, Dalla e Napoli, Il cinema, il teatro, la televisione, Dalla e Roversi, Universo Dalla, Il museo Lucio Dalla</i></span><span style="font-family: Garamond, serif;">. La </span><b><span style="font-family: Garamond, serif;">sezione inedita </span><span style="font-family: Garamond, serif;"><i>Dalla e Napoli</i></span><span style="font-family: Garamond, serif;"> è dedicata al rapporto tra il cantante e il capoluogo campano</span></b><span style="font-family: Garamond, serif;">, città che inevitabilmente lo ha incantato e grande fonte di ispirazione per le sue canzoni. Apprezzava la folla tra i vicoli, gli odori della cucina, i suoni, le voci, </span><span style="font-family: Garamond, serif;"><b>quel dialetto che amava al punto di studiarlo tre ore a settimana per più di dodici anni</b></span><span style="font-family: Garamond, serif;">. Amava gli scorci sul mare, un mare che navigava spesso con la sua barca </span><span style="font-family: Garamond, serif;"><i>Brilla&amp;Billy</i></span><span style="font-family: Garamond, serif;">. Aveva un </span><span style="font-family: Garamond, serif;"><b>legame profondo con Diego Armando Maradona</b></span><span style="font-family: Garamond, serif;">. Con lui si erano scambiati nel tempo doni e amuleti: il campione gli aveva donato </span><b><span style="font-family: Garamond, serif;">un orecchino che Dalla indossava sempre volentieri e</span><span style="font-family: Garamond, serif;"> </span><span style="font-family: Garamond, serif;">anche la sua maglia della nazionale argentina &#8211; esposti in mostra per la prima volta</span></b><span style="font-family: Garamond, serif;">. Dalla invece gli donò un rosario che conservava dai tempi in cui era negli scout, oggetto che Maradona apprezzò moltissimo. </span></span><span style="font-family: Garamond, serif;"><span style="font-family: Garamond, serif;"><span style="font-family: Garamond, serif;">Insieme ai documenti che ci raccontano la vita, l’arte e le passioni, la mostra offrirà allo spettatore l’opportunità di </span><span style="font-family: Garamond, serif;"><b>un incontro unico e speciale con l’artista</b></span><span style="font-family: Garamond, serif;">. </span></span></span><span style="font-family: Garamond, serif;"><span style="font-family: Garamond, serif;"><span style="font-family: Garamond, serif;">La mostra sarà arricchita anche da un importante </span><span style="font-family: Garamond, serif;"><b>catalogo edito da Skira</b>,</span><span style="font-family: Garamond, serif;"> che contiene storia, immagini e anche un lungo elenco di straordinarie testimonianze che aiutano a comprendere nel profondo il suo eclettico carattere.</span></span></span></p>
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		<title>Il legno che non bruciò ad Ercolano</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2022 10:34:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[LA MOSTRA]]></category>

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		<description><![CDATA[Materia. Il legno che non bruciò ad Ercolano alla Reggia di Portici dal 14 dicembre 2022 al 31 dicembre 2023 ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Materia. Il legno che non bruciò ad Ercolano alla Reggia di Portici dal 14 dicembre 2022 al 31 dicembre 2023 a cura di Francesco Sirano e Stefania Siano Mille sono gli usi degli alberi, in mancanza dei quali non sarebbe possibile vivere. Con l’albero solchiamo i mari e avviciniamo le terre l’una all’altra, con l’albero costruiamo le case. Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XII, 2 Alcune specie di alberi sono oggetto di una continua protezione in quanto dedicate ciascuna ad una sua propria divinità, come la quercia a Giove, l’alloro ad Apollo, l’olivo a Minerva, il mirto a Venere, il pioppo ad Ercole. Inoltre, crediamo che i boschi siano popolati da Silvani, Fauni e varie specie di dee, attribuendo alle selve divinità peculiari, come se fossero scese dal cielo. Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XII, 2.</p></blockquote>
<p>Ercolano non solo è l’unica città del mondo romano che conserva il suo antico fronte a mare e l’elevato delle case sino al secondo piano, ma anche il legno come materiale di costruzione, di arredo e non solo. Lo si deve al particolare tipo di seppellimento, causato dalle ondate di fango vulcanico dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.</p>
<p><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2022/12/Screenshot-2022-12-14-alle-11.26.57.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-154819" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2022/12/Screenshot-2022-12-14-alle-11.26.57-300x193.png" alt="ercolano" width="300" height="193" /></a></p>
<p>Infatti, la coltre piroclastica di circa 20 metri di spessore ha inglobato anche materiali, utensili, elementi architettonici, arredi in legno che si sono carbonizzati ma non bruciati. La loro conservazione si deve soprattutto al certosino ed appassionato lavoro portato avanti da operai, restauratori, architetti e archeologi, che si sono succeduti nella gestione del sito, e si sono passati il testimone da una generazione all’altra nella complessa ed entusiasmante sfida della conservazione a partire dagli scavi Maiuri e poi nel corso di ben nove decenni. Un elenco di persone e di professionisti impossibile da proporre qui, grazie al cui straordinario impegno è giunto a compimento quello che non si esita a definire un prodigio: riannodare nel mezzo di tanta distruzione, provocata dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., prima il filo della forma e poi quello della vita di oggetti destinati all’oblio. Ercolano conserva quindi un patrimonio di reperti in legno assolutamente unico, che va dai serramenti come porte, finestre, tramezzi, fino agli arredi, ad esempio armadi, casse, tabernacoli, letti e tavolini in legno, frutto di un lavoro artigianale realizzato con grande perizia. L’accurata opera di restauro ha consentito il recupero di molti preziosissimi oggetti che, pur presentandosi, nella maggior parte dei casi, come legno carbonizzato, conservano, tuttavia, la loro forma originale e la raffinatezza delle p. 2 con la collaborazione di decorazioni intagliate. Inoltre, tutti gli oggetti in legno di Ercolano danno uno straordinario riscontro a quanto si conosce dalle fonti scritte, dagli affreschi e dai rilievi antichi e costituiscono una rarissima opportunità di ricostruire le antiche tecniche di falegnameria ed ebanisteria. Il legno e la sua materia sono al centro della mostra Materia. Il legno che non bruciò ad Ercolano, curata dal direttore del Parco Archeologico di Ercolano, Francesco Sirano e dall’archeologa Stefania Siano, e che apre il 14 dicembre nella settecentesca Reggia di Portici, residenza estiva della famiglia reale borbonica e sede del Herculanense Museum, tra i primi musei archeologici al mondo e meta dei viaggiatori del Grand Tour, nell’Ottocento anche residenza di Murat e poi sede della Real Scuola di Agricoltura di Portici. L’esposizione è prodotta dal Parco Archeologico di Ercolano con il consueto affiancamento del Packard Humanities Institute, partner storico con il quale sono state condivise molte delle più recenti scoperte che saranno per la prima volta presentate al pubblico (come il tetto di legno dalla Casa del Rilievo di Telefo e i mobili rivestiti in avorio dalla Villa dei Papiri). La mostra nasce nell’ambito di una straordinaria collaborazione interistituzionale con la Città Metropolitana di Napoli, il Dipartimento di Agraria e del Musa (Centro Museale Reggia di Portici) dell&#8217;Università degli Studi di Napoli Federico II, con lo sponsor di HEBANON Fratelli Basile 1830. L’allestimento è affidato alla società ACME04 e con il contributo della Regione Campania – Direzione Generale per le Politiche Culturali ed il Turismo, nell’ambito degli interventi del POC 2014-2020. I visitatori potranno usufruire del biglietto di mostra al costo di 5 euro, ma anche di un biglietto integrato al costo di 15euro, che consentirà di vedere l’esposizione e anche la Reggia di Portici, l’Orto botanico e il Parco Archeologico di Ercolano. Il percorso si articola in alcune delle sale al piano nobile del Palazzo Reale, secondo un registro di indubbia potenza evocativa che consentirà al visitatore non solo di apprezzare il vero e proprio miracolo della conservazione del legno sfuggito alla catastrofe che investì l’area del Vesuvio, ma anche di immergersi nella vita degli antichi e di comprendere, attraverso oltre 120 oggetti, tutti provenienti da Ercolano e mai sinora presentati al pubblico in forma monografica, quanto il legno fosse vitale per ogni attività oltre ad essere un materiale prezioso al punto che sovente gli alberi e i boschi assumevano aspetti di sacralità e valori simbolici.</p>
<p><strong>IL PERCORSO DELLA MOSTRA</strong></p>
<p>Il visitatore, dopo essere stato introdotto al percorso da un’installazione di luci e suoni, suggestivi del calore e della forza distruttiva dell’eruzione, che hanno incredibilmente determinato ad Ercolano la conservazione dei materiali lignei, si trova immerso nei colori e nei profumi della materia, cioè il legno, come se si trovasse nell’officina di un p. 3 con la collaborazione di falegname, dove accumuli di tavolati e tranciati stagionano in attesa di essere utilizzati. Sarà questo il primo approccio con la materia, termine tecnico che i Romani utilizzavano non solo con il significato attuale, ma anche per indicare il legno da taglio, ancora non lavorato: legno come materiale per eccellenza. La sala successiva propone la medesima ambientazione, ma, questa volta, riferendosi al momento della lavorazione del legno e accostando strumenti e oggetti antichi ad una serie di attrezzi e oggetti dell’Ottocento, provenienti dalla collezione di Hebanon, società dei fratelli Basile, che testimoniano la secolare continuità nell’ambito di questa produzione essenziale per tutte le società umane. Gli attrezzi per le varie fasi di lavorazione del legno sono spesso raffigurati nei rilievi che decorano monumenti funerari in vari siti del mondo romano o, più raramente, anche altri tipi di manufatti; talvolta sono citati in testi antichi e, in alcuni casi fortunati, in cui le condizioni di seppellimento lo hanno consentito, come quelli di Pompei ed Ercolano, ne sono state rinvenute testimonianze materiali. In realtà, comparando gli attrezzi antichi con quelli moderni, è evidente quanto poco siano cambiati nel corso dei secoli, essendo strettamente legati alla loro funzione e non richiedendo cambiamenti se non qualche dettaglio migliorativo. È incredibile osservare come ascia, sega, trapano, compasso e squadra, martello, livella e filo a piombo, scalpello, lima e raspa siano rimasti fondamentalmente gli stessi; e poiché gli autori antichi raramente descrivono le tecniche dei falegnami e dei carpentieri, le testimonianze di oggetti in legno provenienti dagli scavi di Ercolano costituiscono una eccezionale opportunità di studiare le antiche tecniche di lavorazione di mobili e oggetti anche minuti, come portamonete e sculture, ma anche di scale, porte, infissi, imbarcazioni, tetti e controsoffitti. La lavorazione era basata principalmente sull’uso di ammorsature e incastri, entrambi attestati ad Ercolano, rispettivamente negli elementi strutturali e nel mobilio. Tra gli incastri, il più utilizzato era quello a tenone e mortasa, composto da un maschio (tenone) e dall&#8217;alloggio corrispondente (mortasa), che viene adoperato da migliaia di anni per unire pezzi di legno, soprattutto quando questi formano un angolo di 90 gradi. I chiodi e la colla servivano per il fissaggio delle giunzioni e non va dimenticato che, sebbene i piedi dei mobili in metallo fossero preferiti per la robustezza portante, vi sono ad Ercolano numerose testimonianze di piedi in legno lavorati al tornio. La terza sala è dedicata a dei manufatti particolarmente rappresentativi delle tecniche di lavorazione del legno, appartenenti al controsoffitto in legno del c.d. salone dei marmi della Casa del Rilievo di Telefo, da dove provengono circa 250 frammenti (nella quasi totalità di abete bianco) di un tetto e di un controsoffitto di legno, incredibilmente conservati dall’eruzione. Un manufatto di assoluta unicità per il mondo antico.</p>
<p>Il legno è ancora “vivo” e conserva in più punti tracce di pigmento colorato. Grazie alle ottime condizioni di conservazione è stato possibile ricostruire le tecniche ad incastro e ipotizzare l’aspetto generale del controsoffitto a lacunari, compresa l’antica colorazione. L’analisi delle tracce di pigmenti colorati, ancora conservati in alcuni frammenti, ha consentito di ricostruire la vivace sovra dipintura in azzurro, rosso, verde e bianco. L’elemento centrale del controsoffitto era rivestito con una lamina in foglia d’oro. Grazie al complesso studio della posizione di caduta di ciascun elemento, è stato possibile ipotizzare la loro posizione originaria nella controsoffittatura e proporre un’ipotesi di ricostruzione. Lo schema del controsoffitto, sia per i singoli motivi decorativi, sia per lo schema compositivo, si può inquadrare nella piena età augustea. Proseguendo nel percorso espositivo sarà come trovarsi sul mare. Gli scavi condotti tra gli anni ’80 e gli anni ’90 del secolo scorso hanno messo in evidenza uno degli aspetti più importanti di Ercolano: il fronte mare della città, che costituisce un unicum nell’archeologia romana, unitamente agli scheletri di chi tentava di scampare l’eruzione via mare e ai resti eccezionali di imbarcazioni e di oggetti legati alla marineria e alla pesca, molti dei quali in legno, sughero, cordame e cuoio, straordinariamente conservati. Una di queste imbarcazioni si troverà al centro della sala, come immersa nell’acqua, assieme a un argano verticale e un dritto di prora. Si tratta di una piccola imbarcazione utilizzata per la pesca, scoperta negli anni Novanta del secolo scorso nell’area vicina al complesso termale dell’Insula Nordoccidentale della città, dove sono stati rinvenuti numerosi reperti che attestano come, al momento dell’eruzione, le terme fossero utilizzate come luogo di rimessaggio di barche e di deposito di attrezzature legate alle attività marinare. Il corpo dell’imbarcazione, solo in parte conservato, misura in lunghezza 280 cm e in larghezza 118 cm, ma le sue proporzioni lasciano presumere che le dimensioni fossero in origine significativamente più ampie rispetto alla porzione di carena conservata. Accanto alla barca è esposto lo straordinario dritto di prora in legno a forma di testa di serpente dipinta in rosso, che trova numerosi confronti in affreschi pompeiani, anch’esso rinvenuto nella stessa area della barca, insieme a un timone in legno e sei remi, sempre riconducibili ad imbarcazioni da pesca, a un rotolo di corda e a una rete da pesca con numerosissimi pesi da rete in piombo. Lo stesso contesto ha restituito l’eccezionale argano verticale in legno esposto in mostra, tecnicamente definito «cabestano», che veniva probabilmente utilizzato per tirare in secca le barche, e che conserva ancora gli incassi per le assi di manovra e le ali verticali per la raccolta della corda.</p>
<p>Da questa sala due piccole passerelle attraversano un ambiente pavimentato con mosaici, suggerendo l’attraversamento di un fiume metaforicamente disegnato da una proiezione a pavimento, in cui scorrono, spinte dalla forza della corrente, brevi frasi e parole che, da un lato, richiamano la sfera di sacralità del bosco, dall’altro evocano poeticamente attrezzi, oggetti e figure legate al tema della lavorazione e trasformazione della preziosa materia lignea. È l’approdo verso una dimensione diversa, più simbolica, intima e magica, verso il luogo da cui proviene la materia, il bosco. Infatti, nell’ultima sala, la più ampia del percorso, che accoglie oggetti di mobilio e suppellettili in legno di rara bellezza, per evocare l’origine dei reperti, le teche sono collocate all’interno della ricostruzione stilizzata di un bosco in orario notturno, con proiezione, nel centro del soffitto, delle costellazioni e della Via Lattea. Nella radura che apre allo sguardo il cielo, un confortevole divano permetterà la sosta e la visione delle frasi evocative che si andranno a comporre tra le stelle. A conclusione della mostra, una proiezione multipla consente l’ultimo suggestivo apprezzamento dei reperti, con le immagini che scorrono ritmicamente sui sei monitor in un gioco coordinato tra visione d’insieme e particolari. Le iscrizioni dei loro nomi in italiano, latino ed inglese e i suoni che evocano la funzione dei singoli oggetti completano l’ultima suggestione del percorso.</p>
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