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	<title>SCRIVONAPOLI &#187; Chiesa</title>
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	<description>Giornale Online &#124; Le notizie di Napoli e Campania</description>
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		<title>Le reliquie di Santa Bernadette di Lourdes ai Granili</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Feb 2026 11:11:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>

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		<description><![CDATA[La Parrocchia Santuario Sant’Erasmo ai Granili si prepara a vivere un intenso momento di spiritualità e partecipazione comunitaria in occasione ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="s3"><span class="s4">La </span><span class="s2">Parrocchia Santuario Sant’Erasmo ai </span><span class="s2">Granili</span><span class="s4"> si prepara a vivere un intenso momento di spiritualità e partecipazione comunitaria in occasione della presenza delle </span><span class="s2">reliquie di Santa Bernadette di Lourdes</span><span class="s4">, che saranno accolte con una solenne celebrazione </span><span class="s2">sabato 7 febbraio alle ore 20.30</span></p>
<p class="s3"><span class="s4">A partire da </span><span class="s2">domenica 8 e fino a martedì 10 febbraio 2026</span><span class="s4">, la comunità parrocchiale e l’intera città saranno coinvolte in </span><span class="s2">tre giorni di celebrazioni liturgiche, momenti di preghiera, incontri e iniziative pastorali</span><span class="s4">, pensati per offrire a fedeli, famiglie, bambini e ammalati un’occasione di raccoglimento, riflessione e condivisione, nel segno della testimonianza di fede e semplicità di Santa Bernadette.</span></p>
<p class="s5"><span class="s6">Le reliquie di </span><span class="s7">Santa Bernadette</span> <span class="s7">Soubirous</span><span class="s7"> di Lourdes</span><span class="s6"> giungeranno </span><span class="s7">domani sera, sabato 7 febbraio</span><span class="s6">, presso la parrocchia Sant’Erasmo ai </span><span class="s6">Granili</span><span class="s6">, dove saranno </span><span class="s7">accolte con una solenne e sentita celebrazione comunitaria</span><span class="s6">, segno di profonda devozione e partecipazione da parte dei fedeli. Un momento carico di spiritualità che darà ufficialmente inizio ai tre giorni di preghiera e di incontri in programma, trasformando la parrocchia in un luogo di raccoglimento, speranza e comunione per l’intero quartiere e per la città.</span><span class="s6"> Un evento di grande rilievo spirituale e comunitario </span><span class="s6">che </span><span class="s6">coinvolgerà parrocchia</span><span class="s6"> e territorio</span><span class="s6"> con </span><span class="s6">una serie di </span><span class="s6">attività</span><span class="s6"> religios</span><span class="s6">e</span><span class="s6"> dedicat</span><span class="s6">e</span><span class="s6"> all</span><span class="s6">a </span><span class="s6">veggente di Lourdes, figura tra le più amate della spiritualità cristiana contemporanea.</span></p>
<p class="s5"><span class="s6">Ad annunciare l’iniziativa è il parroco </span><span class="s7">don Paolo Melito</span><span class="s6">, che ha fortemente voluto questo momento di grazia per i fedeli e per l’intera città, adoperandosi affinché le reliquie potessero fare tappa anche nella comunità parrocchiale dei </span><span class="s6">Granili</span><span class="s6">. Un risultato reso possibile grazie alla preziosa collaborazione e al sostegno </span><span class="s6">dell’</span><span class="s7">U.N.I.T.A.L.S.I.</span><span class="s6">.</span></p>
<p class="s5"><span class="s8">«L’arrivo delle reliquie di Santa Bernadette – </span><span class="s7">spiega don Paolo Melito</span><span class="s8"> – rappresenta un’occasione speciale di preghiera, di riscoperta della fede e di vicinanza a chi soffre. È un dono non solo per la nostra parrocchia, ma per tutta la comunità cittadina».</span></p>
<p class="s5"><span class="s6">Il programma delle giornate prevede un intenso calendario di celebrazioni e momenti di incontro. </span><span class="s7">Domenica 8 febbraio</span><span class="s6"> sono in programma le Sante Messe alle ore 9.00, 10.30 e 12.00, mentre in serata, alle ore 19.00, si terrà la proiezione del film dedicato a Santa Bernadette. </span><span class="s7">Lunedì 9 febbraio</span><span class="s6">le celebrazioni eucaristiche saranno alle ore 9.30 e 18.30, con la celebrazione dell’Unzione degli infermi; nel pomeriggio, alle ore 17.00, un incontro speciale con i bambini e le famiglie del catechismo, seguito dall’adorazione notturna alle ore 21.00. </span><span class="s7">Martedì 10 febbraio</span><span class="s6"> le Sante Messe saranno celebrate alle ore 9.30 e 17.30, mentre alle ore 18.30 si svolgerà il suggestivo flambeaux e il saluto alle reliquie.</span></p>
<p class="s5"><span class="s6">Un ruolo centrale nell’organizzazione dell’evento è svolto </span><span class="s7">dall’U.N.I.T.A.L.S.I</span><span class="s6">., acronimo di </span><span class="s9">Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali</span><span class="s6">. Si tratta di un’associazione cattolica che, da oltre un secolo, si dedica al servizio dei malati, delle persone con disabilità e dei più fragili, accompagnandoli nei pellegrinaggi e promuovendo una cultura della solidarietà, della cura e della speranza.</span></p>
<p class="s5"><span class="s6">L’invito, rivolto dal parroco e dalla comunità parrocchiale, è aperto a tutti: fedeli, famiglie, associazioni e cittadini. </span><span class="s8">«È un tempo favorevole – </span><span class="s7">conclude don Paolo Melito </span><span class="s8">– per ritrovarci insieme, riscoprire il valore della preghiera e sentirci comunità, sull’esempio di Santa Bernadette, che ha fatto della semplicità e del sacrificio la sua forza».</span></p>
<p class="s5"><span class="s6">La parrocchia Sant’Erasmo ai </span><span class="s6">Granili</span><span class="s6"> si prepara così a vivere tre giorni di intensa partecipazione spirituale, nel segno della fede, della condivisione e dell’accoglienza.</span></p>
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		<title>La messa per la Pace con il cardinale Sepe</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Dec 2025 06:31:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabato 13 dicembre, alle ore 18, presso la Basilica Reale Pontificia San Francesco di Paola, in piazza del Plebiscito, si ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato 13 dicembre, alle ore 18, presso la Basilica Reale Pontificia San Francesco di Paola, in piazza del Plebiscito, si terrà la Messa per la Pace. Un momento di preghiera e raccoglimento per tutti i popoli che soffrono per i conflitti del mondo. A celebrare la funzione religiosa sarà il Cardinale Crescenzio Sepe, delegato da Papa Leone XIV quale messaggero di pace per l’Ucraina. Al termina della Messa per la Pace, saranno consegnati doni ai bambini e seguirà un momento di auguri per il Santo Natale. Tra i tanti regali messi a disposizione, anche quelli di Euronics con palloni e magliette e gagliardetti firmati dai calciatori del Napoli. L’evento è organizzato dal Corpo Diplomatico consolare Napoli-Campania. Tra i promotori il segretario generale l’avv. Gennaro Famiglietti, coordinatore nazionale FE.N.CO, Federazione Nazionale dei Diplomatici e Consoli Esteri in Italia, e Maksym Kovalenko, console generale dell&#8217;Ucraina a Napoli. Parteciperanno di numerose autorità, istituzioni e consoli. Un messaggio chiaro: la pace nel mondo deve essere un obiettivo comune affinché i popoli oppressi smettano di soffrire.</p>
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		<title>Pompei, la preghiera è un grido di pace</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Oct 2025 11:21:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>

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		<description><![CDATA[A due settimane dalla canonizzazione di Bartolo Longo, è stato Monsignor Vincenzo Pisanello, Vescovo di Oria, la diocesi pugliese di ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>A due settimane dalla canonizzazione di Bartolo Longo, è stato Monsignor Vincenzo Pisanello, Vescovo di Oria, la diocesi pugliese di cui era originario il Fondatore del Santuario, a presiedere, sul sagrato della Basilica di Pompei, la Santa Messa e la tradizionale recita della Supplica nella prima domenica di ottobre. Nell’omelia il Presule ha esortato ad avere fede in Dio e a invocare l’intercessione della Madonna in un mondo nel quale «è sufficiente volgere lo sguardo all’Europa e al Mediterraneo per potersi rendere conto che sorta di violenza viene perpetrata, soprattutto verso gli indifesi ed inermi, bambini e anziani». Il Pastore ha incoraggiato i devoti a radicarsi nella fede, ad avere speranza, a vivere concretamente la carità, guardando proprio a Pompei e al suo Fondatore che, giunto in una Valle abbandonata nel 1872, seppe vedere ciò che ancora non era visibile. Alla preghiera pompeiana, nel corso della recita dell’Angelus in Piazza San Pietro, s’è unito spiritualmente anche Papa Leone XIV.</p></blockquote>
<p>Il popolo di Maria non si è fatto fermare dal maltempo e, malgrado la pioggia incessante, ha<br />
affollato stamane il sagrato del Santuario di Pompei, dove Monsignor Vincenzo Pisanello, Vescovo<br />
di Oria, ha presieduto la Santa Messa e la tradizionale recita della Supplica della prima domenica di<br />
ottobre, mese del Rosario. Una preghiera ricordata anche da Papa Leone XIV che, nell’Angelus in<br />
Piazza San Pietro, ha detto tra l’altro: «Ci uniamo spiritualmente a quanti sono radunati presso il<br />
Santuario di Pompei per la Supplica alla Vergine del Santo Rosario. In questo mese di ottobre,<br />
contemplando con Maria i misteri di Cristo Salvatore, intensifichiamo la nostra preghiera per la<br />
pace, una preghiera che si fa solidarietà concreta con le popolazioni martoriate dalla guerra. Grazie<br />
ai tantissimi bambini che in tutto il mondo si sono impegnati a pregare il Rosario per questa<br />
intenzione. Grazie di cuore».<br />
Monsignor Pisanello, che guida la diocesi pugliese nel cui territorio rientra Latiano, dove<br />
Bartolo Longo, Fondatore della Nuova Pompei, nacque nel 1841, è stato accolto dall’Arcivescovo<br />
della Città mariana, Monsignor Tommaso Caputo, ha aperto la sua omelia parlando di pace: «È<br />
sufficiente volgere lo sguardo all’Europa e al Mediterraneo per potersi rendere conto che sorta di<br />
violenza viene perpetrata, soprattutto verso gli indifesi ed inermi, bambini e anziani. E nonostante<br />
da tempo, anche su sollecitazione dei Sommi Pontefici, Francesco e Leone XIV, stiamo invocando<br />
da Dio il dono della pace per quelle terre martoriate, ma anche per i tutti i luoghi che sono in guerra,<br />
sembra che il Padre della misericordia non voglia ascoltarci». Monsignor Pisanello ha commentato<br />
così le parole della Prima lettura, tratte dal Libro di Abacuc nel quale il Profeta alza il suo grido per<br />
chiedere a Dio perché non ascolti la sua implorazione d’aiuto. Ma la sua fede è radicata e forte:<br />
l’aiuto di Dio verrà. La speranza resta viva. «Dinanzi a questa facciata del Santuario di Pompei,<br />
intitolata alla pace universale e inaugurata nel 1901, all’inizio del secolo scorso – ha proseguito il<br />
Vescovo – salga a Dio per intercessione della Madonna di Pompei, ancora più forte, il grido di pace<br />
e, integrando le parole della Supplica, preghiamo: “Pietà e pace oggi imploriamo per le Nazioni<br />
traviate, per tutta l’Europa, per tutto il mondo, perché pentito ritorni al tuo Cuore. Misericordia per<br />
tutti, o Madre di Misericordia!”».</p>
<p>Il Pastore ha esortato i devoti a radicarsi nella fede, ad avere speranza, a vivere concretamente<br />
la carità, guardando proprio a Pompei e al suo Fondatore, Bartolo Longo, che Papa Leone XIV<br />
proclamerà santo presiedendo la Messa di canonizzazione, in Piazza San Pietro, il prossimo 19<br />
ottobre. «Proprio Pompei, la nuova Pompei, con lo splendore del suo Santuario e con le Opere di<br />
carità ad esso collegate – ha detto ancora Monsignor Pisanello – dà corpo alla nostra speranza, ci<br />
permette di vedere un mondo nuovo, fondato sulla fede e manifestato dalla carità. Sono proprio le<br />
tre virtù teologali, cioè doni di Dio, che hanno Dio come fine e che sono possibili solo attraverso<br />
l’azione divina nella persona e non derivano dallo sforzo umano, che hanno sostenuto il Beato<br />
Bartolo Longo e sua moglie, la Contessa Marianna Farnararo de Fusco, nell’intuire prima e nel<br />
realizzare poi, la Città di Maria, la nuova Pompei. Com’è noto, tutto è partito in quel lontano<br />
ottobre del 1872 quando, giungendo nella Valle di Pompei, il nostro Santo continuava a domandarsi<br />
come avrebbe fatto a salvarsi, dato che aveva vissuto esperienze poco edificanti (adesione allo<br />
spiritismo, al positivismo – negando il soprannaturale – e all’ateismo pratico). Era verso<br />
mezzogiorno quando ebbe una monizione interiore: “Se propaghi il Rosario, sarai salvo!”. Che<br />
credito dare ad una tale ispirazione mentre girando solamente lo sguardo sulle campagne che<br />
doveva amministrare e sulle quali oggi esiste la Città di Maria, vedeva solo desolazione ed<br />
abbandono? È la fede di quest’uomo, un laico – lo voglio ribadire, un laico come tantissimi di voi –<br />
che gli ha fatto credere in una ispirazione divina e gli ha fatto sentire la materna protezione di Maria<br />
Vergine. È la fede che gli ha permesso di vedere ciò che ancora non era visibile. È la fede che lo ha<br />
spinto ad iniziare a catechizzare i contadini, a ristrutturare la chiesa parrocchiale del Santissimo<br />
Salvatore e ad erigere una nuova chiesa dedicata alla Madonna del Rosario, la cui prodigiosa<br />
immagine arrivò a Pompei, su un umile carro di letame, il 13 novembre 1875, centocinquant’anni<br />
fa! Un giubileo nel Giubileo!».<br />
Nell’accogliere Monsignor Pisanello, l’Arcivescovo Caputo ha ricordato il legame tra<br />
Pompei e la Puglia: «Lei – ha evidenziato – è il “vescovo di Bartolo Longo” perché Latiano, la Città<br />
che nel 1841 diede i natali al Fondatore, è nel cuore del territorio della sua Chiesa particolare. È a<br />
Latiano che Bartolo Longo fu educato alla fede da mamma Antonia Luparelli e dal papà medico<br />
Bartolomeo; è a Latiano che gli fu insegnato a fare il segno della croce e a pronunciare per la prima<br />
volta le parole “Ave Maria” Si può comprendere, così, la forza del vincolo che unisce Pompei e<br />
Latiano, sigillato dal gemellaggio tra le Città e dagli innumerevoli pellegrinaggi che, dalla sua terra,<br />
florida di fede, giungono ogni anno al Trono della Madonna». Ed era pugliese anche la Fondatrice<br />
Marianna Farnararo De Fusco, nata a Monopoli, come ha ricordato ancora il Presule salutando i<br />
responsabili e gli ospiti delle numerose Opere di carità che accolgono neonati, bambini, ragazzi,<br />
mamme e tante altre persone in difficoltà.<br />
La Santa Messa, animata dal Coro Pompeiano “Don Franco Di Fuccia”, è stata concelebrata<br />
dal Nunzio Apostolico Monsignor Luigi Travaglino; da Monsignor Gennaro Pascarella, Vescovo<br />
emerito di Pozzuoli e Ischia; e da Monsignor Vijay Kumar Ravayala, Vescovo di Srikakulam, in<br />
India, e missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere.<br />
Hanno partecipato al rito le Suore domenicane “Figlie del Santo Rosario di Pompei”, i<br />
Fratelli delle Scuole Cristiane e i responsabili delle case famiglia del Centro per il bambino e la<br />
famiglia “Giovanni Paolo II”, che si prendono cura dei minori accolti.<br />
Ai fedeli, presenti sul sagrato della Basilica, si sono unite migliaia di persone che hanno<br />
seguito il rito, in televisione o in streaming, grazie all’emittente Canale 21.</p>
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		<title>Torna a casa la croce di Cariati</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Apr 2025 10:46:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>

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		<description><![CDATA[<br />
La croce esposta alla Chiesa di S. Maria del Carmine alla Concordia in un incontro con la comunità e ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="font-weight: 400;"><strong>La croce esposta alla Chiesa di S. Maria del Carmine alla Concordia in un incontro con la comunità e le autorità militari e cittadine</strong></p>
</blockquote>
<p style="font-weight: 400;">La Croce dei Cariati è tornata a casa, accolta da quella devozione popolare che ne ha fatto il simbolo dei Quartieri Spagnoli. <strong>Vincenzo Migliaro</strong>, pittore dell&#8217;800 napoletano la ritrae tra i simboli di Napoli, <strong>Sergio Siano</strong>, tra i fotografi che meglio hanno raccontato la Napoli contemporanea la rende protagonista nell&#8217;ultimo suo volume scritto con <strong>Vittorio del Tufo</strong> sui Quartieri Spagnoli. Eretta per la prima volta dai fedeli come ringraziamento a Dio nel 1836, quando la città fu colpita dal colera che causò oltre 5.000 vittime, è considerata un simbolo di protezione del popolo napoletano contro pestilenze, epidemie e catastrofi naturali.  Nacque con una particolarità: il Cristo non guardava verso il mare, ma verso la collina quasi a dare il benvenuto ai viandanti provenienti dalle terre agricole del Vomero per giungere nel centro della città.<br />
Fu restaurata nel 1884 e poi posizionata dopo un restauro nel 1980. Il crocifisso, crollato dal basamento nel 2023 in seguito ad una tempesta di vento è stato custodito dal parroco e dai fedeli della <strong>Chiesa di S. Maria del Carmine alla Concordia don Mario Ziello e don Francesco De Luca, situata nel cuore dei Quartieri Spagnoli</strong>. Poi è stato affidato agli <strong>“Scugnizzi a vela”</strong> per importanti interventi di restauro.</p>
<p style="font-weight: 400;">            Gli &#8220;Scugnizzi a vela&#8221; e gli esperti volontari, oramai abituati a restaurare antiche e storiche imbarcazioni a vela in legno, sono intervenuti per restaurare e consolidare i legni della croce. Hanno partecipato al recupero del crocifisso ligneo i giovani a rischio dell&#8217;area penale campana e provenienti dall’IPM di Nisida, i detenuti in messa alla prova dell&#8217;UIEPE e provenienti dal carcere di Poggioreale e Aversa, gli utenti dell&#8217;ASL NA 1 e ASL NA 2, i giovani dei Servizi sociali del Comune di Napoli particolarmente legati al simbolo della passione e della fede rappresentato dalla Croce dei Cariati.  Via la vecchia pittura, asportata la vecchia vernice e la diffusa marcescenza, armati di scalpellino gli Scugnizzi hanno fatto riemergere l&#8217;anima lignea del 1836, lavorando di cesello per riportare all&#8217;antico splendore la Croce di Cariati. Alberto, Ernest, Genny, Hashraf, Joseph, Lyoni, Nicola, Sabatino i ragazzi dell&#8217;area penale campana che hanno effettuato l&#8217;intervento di recupero.</p>
<p style="font-weight: 400;">Oggi la Croce è tornata a casa, nella Chiesa di S. Maria del Carmine alla Concordia, venerdì 18 aprile sarà nuovamente sul basamento che l&#8217;ha ospitata dal 1836. A salutare la croce tornata a casa da la <strong>Dott.ssa Chiara Marciani </strong>Assessore alle politiche Giovanili e al Lavoro del Comune di Napoli, la <strong>Dott.ssa Paola Brunese, </strong>Presidente del Tribunale dei Minori di Napoli,<strong> la Dott.ssa Patrizia Imperato </strong>Procuratore della Repubblica c/o il Tribunale dei minori di Napoli,<strong> la Dott.ssa Emilia Galante  </strong>Sost. Procuratore della Repubblica c/o il Tribunale dei minori di Napoli,<strong> il Dott. Francesco Chiaromonte </strong>Magistrato di Sorveglianza del Tribunale di Napoli,<strong> il Dott. Andrea De Dominicis </strong>Commissariato PS San Ferdinando, in rappresentanza del Questore di Napoli dott. Maurizio Agrigola, la Dirigente I.C. Casanova<strong> Prof.ssa Palmira Masillo, il CV Fabio Danese, </strong>c.te Quartier Generale Marina Militare di Napoli in rappresentanza del Comandante logistico Amm. Squadra Salvatore Vitiello,<strong> D.ssa Benedetta Sciannamanica </strong>in rappresentanza di Giovanna Mazzone, presidente I Municipalità Napoli.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Stefano Lanfranco, presidente Scugnizzi a Vela:</strong> “Oggi viviamo la magia del crocifisso che ha messo insieme i giovani in messa alla prova e adulti in misura alternativa che provengono dal carcere, giovanissimi dei Servizi sociali del Comune di Napoli provenienti dai Quartieri, utenti del <a href="http://dip.to/">Dip.to</a> di Salute Mentale ASL NA 1 e ASL NA 2 e volontari Scugnizzi a vela. Cristiani, musulmani, giovani e meno giovani, persone in cerca di un equilibrio interiore, accomunati dai sentimenti di altruismo e amicizia, uniti come un vero equipaggio, per riportare il crocifisso tra la gente. Un &#8220;segnale&#8221;, manifestato nel crollo avvenuto del 2023, in un periodo di particolare criticità per i giovani nella nostra città”.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Chiara Marciani,</strong> <strong>assessore alle Politiche Giovanili del Comune di Napoli:</strong> “La croce di Cariati tornata a casa è il risultato di un grande lavoro di squadra fatto tra Associazioni, Comune di Napoli. E quando Scugnizzi a Vela chiama noi siamo sempre pronti ad ascoltare progetti e iniziative”.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Paola Brunese, Presidente del Tribunale dei Minori di Napoli: </strong>“Collaboriamo da anni con Scugnizzi a Vela e con i loro progetti. Il restauro di questa croce va oltre il valore materiale dell’intervento ma ha prodotto benefici dal punto di vista dell’impegno dei ragazzi provenienti da culture e religioni diverse”.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Luigi Carbone, Consigliere Comunale: “</strong>La croce di Cariati è la croce dei quartieri spagnoli e quindi del popolo, non potevamo quindi restaurarla con una operazione di palazzo. Quella che ho ideato quindi è una rete di cura più che di mero restauro: ci siamo seduti senza gerarchie allo stesso tavolo, l’associazionismo con scugnizzi a vela, la municipalità, la parrocchia , l’imprenditoria. Abbiamo tirato su la croce dal basso per ridare un messaggio di speranza a questo quartiere e questa città proprio durante la Settimana Santa. C’è bisogno di messaggi positivi e la spiritualità è un vettore importante in questi tempi bui”.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Patrizia Imperato, Procuratore della Repubblica c/o il Tribunale dei minori di Napoli : </strong>&#8220;In un momento particolarmente delicato per i giovani della nostra città, vedere la rinascita del Crocifisso dei Cariati attraverso il restauro dei giovani appartenenti all&#8217;area penale campana rappresenta l&#8217;opportunità di rivincita dei giovani &#8220;Scugnizzi a vela&#8221;.</p>
<p style="font-weight: 400;"> Gli Scugnizzi a vela da quasi venti anni realizzano il progetto di integrazione e inserimento lavorativo dei giovani e adulti a rischio nel &#8220;Laboratorio i mestieri del mare&#8221; ospitato e sostenuto dalla Marina Militare all&#8217;interno del Quartier Generale di Napoli. Ultimato il percorso di formazione i ragazzi sono inseriti nell&#8217;organico di etiche imprese del Porto di Napoli. Nell&#8217;ambito di questo percorso formativo negli ultimi dodici mesi sono stati assunti quattro ragazzi, grazie alla consolidata rete composta dalla Marina Militare, dal Ministero della Giustizia, dal Comune di Napoli, dall&#8217;Autorità Portuale di Napoli e da LIBERA contro le mafie. Le attività di formazione e inserimento attraverso la partecipazione ai “Cantieri scuola” sono rese possibili grazie al determinante ed etico sostegno della Fondazione Grimaldi, UNICREDIT e Fondazione Roma.</p>
<p style="font-weight: 400;">            La “rinascita” dei giovani avviene attraverso il restauro di imbarcazioni a vela in legno appartenute alla Marina Militare e impiegate come vero e proprio materiale didattico nelle attività di laboratorio: una fantastica miscela di storia, cultura ed arte marinaresca che fa da innesco del processo di autostima dei ragazzi, e consente di creare una sinergia tra i giovani e le storiche barche a vela in legno. I ragazzi vivono all’interno del Quartier Generale della Marina Militare di Napoli uno stage di “educazione civica” con il miglior modello rappresentativo che possa essere preso come riferimento. La realtà quotidiana dei nostri giovani è fatta di esempi “positivi”, di uomini e donne da imitare. Il cerchio si chiude attraverso il reinserimento lavorativo con etiche imprese del comparto portuale. In questo ambito sociale si integra la scelta di accogliere la richiesta di aiuto espressa dal Consigliere del Comune di Napoli Luigi Carbone, che a nome dell’Amm.ne Comunale, partner del progetto &#8220;Scugnizzi a vela&#8221;, ha coordinato tutte le attività dell&#8217;iniziativa.  Alle attività di restauro realizzate su base volontaria hanno partecipato a sostegno dell’iniziativa i soci della nascente Delegazione della Lega Navale Italiana di San Giovanni a Teduccio. Il restauro del policromo raffigurante il Cristo è stato realizzato dagli esperti restauratori della sotto l&#8217;attenta guida del Direttore dei Lavori l&#8217;Arch. Michele Matino.</p>
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		<title>Canto di Pace, il Cardinale con Enzo Avitabile</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Apr 2025 08:41:45 +0000</pubDate>
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Il Cardinale Don Mimmo Battaglia desidera che la prossima Settimana Santa sia segnata da due eventi dal forte valore ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div></div>
<div dir="auto">Il Cardinale Don Mimmo Battaglia desidera che la prossima Settimana Santa sia segnata da due eventi dal forte valore simbolico: una preghiera in musica, scritta insieme al Maestro Enzo Avitabile, e il rito della Lavanda dei piedi, vissuto accanto alle realtà dell&#8217;associazionismo impegnate nella diffusione di una cultura di pace.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Due gesti diversi, ma un unico messaggio: la pace non sarà solo un ideale, ma un impegno concreto per la giustizia.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">&#8211; <b>&#8220;Perdonaci la pace&#8221;</b>  la preghiera che diventa canto</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Grazie alla collaborazione con il Maestro Enzo Avitabile, l&#8217;Arcivescovo di Napoli, il Cardinale don Mimmo Battaglia, offrirà alla città una preghiera inedita, &#8220;Perdonaci la pace&#8221;, che per la prima volta è stata tradotta in napoletano e musicata da Avitabile. Non un semplice inno, ma una supplica collettiva, un grido che sale dal cuore di una terra che conosce il dolore della violenza ma che continua a sognare e a costruire pace per se stessa e per il mondo intero.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">&#8220;Sono felice di questa collaborazione con don Mimmo- spiega Avitabile- Napoli, con la sua lingua e la sua musica, diventa ancora una volta voce universale, capace di unire radici e futuro, tradizione e profezia. E la musica è preghiera, una preghiera che diventa strada da percorrere insieme per costruire la pace di cui il mondo ha bisogno&#8221;.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">La canzone e il video saranno disponibili sui canali social della Chiesa di Napoli e del Maestro Enzo Avitabile da oggi 12 aprile</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">&#8211; Giovedì Santo 17 aprile 2025, alle ore 17</div>
<div dir="auto"><b>La Messa in Coena Domini</b> al Maschio Angioino – un gesto di pace nel cuore della storia</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">A ottant&#8217;anni dalla fine della seconda guerra mondiale, don Mimmo Battaglia celebrerà la Messa in Coena Domini in un luogo simbolico: il cortile del Maschio Angioino. Fortezza e castello, memoria di assedi e battaglie, il Maschio Angioino si trasformerà in spazio di comunione e di servizio, richiamando la chiamata alla pace che risuona più urgente che mai.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Durante il rito della Lavanda dei piedi, l&#8217;Arcivescovo laverà i piedi a rappresentanti dell&#8217;associazionismo e del volontariato impegnati nella promozione della pace, nella difesa della giustizia e nel contrasto alla logica del riarmo. Un gesto che richiama il Vangelo, ma che si fa impegno concreto: la pace non è solo un&#8217;idea, è un&#8217;azione, è un servizio, è una scelta che chiede di essere vissuta ogni giorno.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">In un tempo in cui le guerre sembrano moltiplicarsi e il futuro sembra minacciato dalla logica della divisione e del conflitto, la Chiesa di Napoli risponde con la sua storia e il suo cuore: non restiamo spettatori, mettiamoci in piedi, costruttori di pace.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Al termine della celebrazione, la processione eucaristica si concluderà presso l&#8217;altare della deposizione nella Basilica di San Giacomo degli Spagnoli, in piazza Municipio.</div>
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		<title>La Diocesi di Napoli a Roma per il Giubileo</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Mar 2025 17:57:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Arriveranno da ogni angolo del vasto territorio diocesano migliaia e migliaia di<br />
fedeli, servendosi di treni ad alta velocità (7), ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Arriveranno da ogni angolo del vasto territorio diocesano migliaia e migliaia di<br />
fedeli, servendosi di treni ad alta velocità (7), di autobus (circa 200) e di auto, su<br />
iniziativa di parroci, rettori, istituti religiosi, movimenti e associazioni ecclesiali,<br />
appositamente coordinati da don Salvatore Giuliano posto a capo del Comitato<br />
organizzatore.<br />
Partono nella notte e alle prime luci del giorno (ma non pochi hanno preferito<br />
partire già nel pomeriggio di oggi) per essere nella grande piazza vaticana, dominata<br />
dalla stupenda Basilica di San Pietro, all’apertura dei varchi prevista per le ore 7.30 e<br />
trovare posto ordinatamente prima della lettura del messaggio del Santo Padre ai<br />
pellegrini alle ore 9 e della catechesi del vescovo ausiliare Mons. Francesco<br />
Beneduce. La celebrazione della Santa Messa, alle ore 10, sarà presieduta dal<br />
Cardinale don Mimmo Battaglia e animata dal coro costituito da circa 200 coristi<br />
provenienti dalle parrocchie della diocesi.<br />
Con l’Arcivescovo Metropolita concelebreranno i Vescovi Ausiliari mons. Michele<br />
Autuoro, mons. Francesco Beneduce, mons. Gaetano Castello, il Pro Vicario mons.<br />
Gennaro Matino, sacerdoti, religiosi e gli organizzatori che provvedono ad<br />
accogliere, accompagnare e assistere i pellegrini.<br />
A tutti i partecipanti viene fatto dono del kit del pellegrino e del sacchetto per il<br />
pranzo.<br />
Si vivrà una giornata di intensa fede, che rinsalderà il forte legame di appartenenza<br />
alla Chiesa universale e al Santo Padre. Si pregherà per la pace nel mondo, per la<br />
salute dell’anima e del corpo, per le persone che vivono nel disagio e nella<br />
sofferenza, per Papa Francesco, per il suo ministero e la sua guarigione, nel caro<br />
ricordo delle sue visite nella città di Napoli il 2015 e il 2019.<br />
Si farà tesoro della omelia pronunciata dall’Arcivescovo don Mimmo Battaglia e,<br />
forti delle sue parole, delle sue riflessioni, dei suoi ammonimenti e incoraggiamenti,<br />
si lascerà la piazza al termine della Celebrazione Eucaristica e si entrerà nella Basilica<br />
attraverso la Porta Santa con il proposito del proprio cambiamento spirituale e<br />
nell’intento di guadagnare l’indulgenza plenaria previa la confessione, fondamentale<br />
nel cammino giubilare, e previa la preghiera per il Santo Padre, segno di comunione<br />
ecclesiale.</p>
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		<title>Omelia per il Giubileo della Speranza</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Dec 2024 22:04:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Carissimi fratelli e sorelle, <br />
siamo qui, insieme, come comunità diocesana, perché si apre oggi una porta invisibile, la porta santa ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="s3"><span class="s4">Carissimi fratelli e sorelle, </span></p>
<p class="s3"><span class="s4">siamo qui, insieme, come comunità diocesana, perché </span><span class="s2">s</span><span class="s2">i apre oggi una porta </span><span class="s2">invisibile</span><span class="s4">, la porta santa del cuore di Dio</span><span class="s4">: una porta che invita, accoglie e abbraccia.</span><span class="s4"> In realtà è una porta sempre spalancata ma che spesso, distratti dall’ordinario, affaccendati dietro il tanto da fare, non vediamo. Guardarla insieme, incoraggiarci a vicenda nel varcare la sua soglia, è invece</span><span class="s4"> l’inizio di un cammino, </span><span class="s4">di </span><span class="s4">un respiro di grazia, </span><span class="s4">di </span><span class="s4">un tempo in cui le ferite </span><span class="s4">possono divenire</span><span class="s4"> spiragli di luce</span><span class="s4">, di un tempo</span><span class="s4"> che profuma di libertà, di guarigione,</span><span class="s4"> di perdono,</span> <span class="s4">di riscatto</span><span class="s4">. </span><span class="s4">Siamo qui perché q</span><span class="s4">uesto Giubileo è</span> <span class="s4">l’eco di una promessa: nessuno è escluso dall’amore, nessuno è dimenticato dalla speranza.</span></p>
<p class="s5"><span class="s2">Siamo qui nel segno della Croce</span><span class="s4">, della sua Croce, </span><span class="s4">del Crocifisso Risorto</span><span class="s4">,</span> <span class="s4">di quella Croce in cui tutte le nostre croci trovano senso, diventando provvisorie, illuminando di </span><span class="s4">speranza </span><span class="s4">il presente e di</span><span class="s4">resurrezione</span><span class="s4"> il futuro.</span><span class="s4">  </span><span class="s4">Proprio per questo </span><span class="s4">abbiamo aperto la</span><span class="s4"> processione di inizio</span><span class="s4"> con la croce di Lampedusa, </span><span class="s4">una croce</span><span class="s4"> di legno e sale che racconta le storie di chi ha attraversato il mare cercando vita</span><span class="s4"> e</span><span class="s4"> trovando troppo spesso morte. È una croce che porta dentro tutte le croci: quelle degli abbandonati, dei feriti, di chi cerca un domani ma vive un oggi fa</span><span class="s4">ticoso, denso di ferite e dolori</span><span class="s4">. Questa croce non è solo un segno: è un ponte, un faro, una promessa. Rappresenta la speranza che non tradisce, che non confonde,</span><span class="s4"> che non delude,</span><span class="s4"> ma che illumina anche la notte più buia. </span></p>
<p class="s5"><span class="s4">Nel Giubileo, il primo passo lo fa lei: a ricordarci che fede è riconoscere il dolore del mondo e trasformarlo in amore, in accoglienza, in un futuro che abbraccia tutti</span><span class="s4"> senza lasciare ai margini nessuno.  Il </span><span class="s4">Giubileo non è </span><span class="s4">infatti </span><span class="s4">soltanto una celebrazione</span><span class="s4">, un rito,</span><span class="s4"> ma un</span><span class="s4">a possibilità concreta che ci è data per ascoltare il</span><span class="s4"> respiro di Dio che soffia sulle nostre vite per liberarci dalle catene e riportarci alla nostra dignità di figli amati. </span><span class="s4">I</span><span class="s4">n </span><span class="s4">quest’</span><span class="s4">anno santo </span><span class="s4">siamo invitati dal Signore a </span><span class="s4">volgere</span><span class="s4">ancor di più</span><span class="s4"> lo sguardo verso il cielo, ma con i piedi ben piantati a terra, nella realtà di questa nostra </span><span class="s4">terra</span><span class="s4">, con le sue ferite, i suoi dolori e, soprattutto, con il suo cuore grande</span><span class="s4">, </span><span class="s4">per trovare</span><span class="s4"> nel Vangelo le risposte più profonde alle nostre domande, alle domande di questo nostro tempo.</span><span class="s4"> Le domande, quanto sono importanti le domande, quelle che ci muovono, che ci rendono inquieti perché abitati dal desiderio, dalla ricer</span><span class="s4">ca, da</span><span class="s4">l bisogno di trovare risposte. </span></p>
<p class="s5"><span class="s4">Anche</span><span class="s4"> il</span><span class="s4"> Vangelo </span><span class="s4">che abbiamo ascoltato ci mette dinanzi alle domande di Giuseppe e Maria, alla loro ricerca di </span><span class="s4">Gesù</span><span class="s4">,</span> <span class="s4">ritrovato</span><span class="s4"> &#8211; </span><span class="s4">dopo giorni di </span><span class="s4">paura e </span><span class="s4">smarrimento</span><span class="s4"> interiore</span><span class="s4"> &#8211; </span><span class="s4">nel tempio, immerso </span><span class="s4">n</span><span class="s4">elle cose del Padre.</span> <span class="s2">Quante volte, anche noi, come Maria e Giuseppe, ci sentiamo smarriti</span><span class="s2"> e impauriti</span><span class="s2">?</span><span class="s4"> Pensiamo di avere tutto sotto controllo, poi basta un imprevisto</span> <span class="s4">e ci sentiamo persi. Ma è proprio lì, nel tempo dell’attesa e delle domande, che il Signore ci chiama a fare un passo nuovo. Non sempre è facile comprendere le sue vie: anche Maria, che lo amava più di chiunque altro, non capisce subito le parole di Gesù. Ma non si arrende, le custodisce nel cuore, perché sa che la fede non è capire tutto, ma fidarsi.</span> <span class="s4">E allora questo Vangelo ci chiede: cosa cerchiamo davvero nella nostra vita? Dove stiamo guardando? Gesù, </span><span class="s4">ritrovato </span><span class="s4">nel cuore del tempio, </span><span class="s4">afferrato dal desiderio di occuparsi delle cose del Padre, dialoga con coloro che ne cercano il volto, invitandoci</span><span class="s4"> così</span><span class="s4"> a tornare al centro, a rimettere Dio al primo posto, non come un’idea lontana, ma come una presenza viva, che parla alle nostre domande e ai nostri desideri.</span><span class="s4"> Lui</span><span class="s4"> non ha risposte preconfezionate, ma è lì che ascolta, che interroga, che dialoga. </span><span class="s4">Forse è questo che dobbiamo imparare: metterci in ascolto, accettare di non avere subito tutte le risposte, ma fidarci del Padre che ci guida. La vita è un cammino, non sempre chiaro, ma se rimaniamo nelle “cose del Padre” – nella sua Parola, nella sua volontà – possiamo ritrovare il senso, anche dopo giorni di smarrimento.</span> <span class="s4">Oggi il Vangelo ci consegna questa speranza: anche quando ci sentiamo perduti, Gesù è già lì, ad aspettarci. Non dobbiamo fare altro che camminare verso di Lui, fidarci e, come Maria, </span><span class="s4">custodire con tenerezza</span><span class="s4">tutto nel cuore, lasciando che Dio faccia nuove tutte le cose</span><span class="s4">, anche le nostre certezze e i nostri schemi, spesso così resistenti alla novità di Dio</span><span class="s4">. </span></p>
<p class="s5"><span class="s4">Fratelli e sorelle,</span></p>
<p class="s5"><span class="s4">il tempo del Giubileo si apre oggi davanti a noi come una porta spalancata sul</span><span class="s4">l’amore, sulla misericordia tenerissima </span><span class="s4">di Dio, che è Padre, che è Madre, che è Speranza infinita. È un tempo di grazia, un tempo di guarigione e di libertà, un tempo in cui </span><span class="s4">il Signore, si piega</span><span class="s4"> sulle ferite del mondo</span><span class="s4">, </span><span class="s4">invita</span><span class="s4">ndoci</span><span class="s4"> a guardare oltre l’orizzonte delle nostre paure.</span> <span class="s2">“Il Signore mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai poveri, a proclamare la liberazione ai prigionieri, la vista ai ciechi, a rimettere in libertà gli oppressi”</span><span class="s4"> (Lc 4,18). Queste parole di Gesù,</span> <span class="s4">lette nella sinagoga di Nazaret, sono le parole di oggi, per questa Chiesa di Napoli, per i suoi vicoli, le sue piazze, i suoi cuori che cercano una luce nuova. Questo è il Giubileo della Speranza: il tempo in</span><span class="s4"> cui volgiamo lo sguardo ad un </span><span class="s4">Dio vicino, </span><span class="s4">che </span><span class="s4">si fa medico e guaritore,</span><span class="s4"> che ci perdona,</span> <span class="s4">che s</span><span class="s4">i fa liberatore per ogni uomo e donna.</span></p>
<p class="s5"><span class="s4">Permettetemi di raccontarvi un momento che porto nel cuore</span><span class="s4"> da qualche giorno</span><span class="s4">,</span><span class="s4"> dopo essere stato al </span><span class="s2">Pausillipon</span><span class="s4"> a trovare i b</span><span class="s4">amb</span><span class="s4">i</span><span class="s4">n</span><span class="s4">i e i ragazzi ricoverati. </span><span class="s4">Per salutare uno di loro</span> <span class="s4">ho</span><span class="s4"> dovuto indossare dei calzari, un camice e una cuffia. Pensavo fosse un gesto solo pratico, </span><span class="s4">sanitario e in effetti lo è </span><span class="s4">ma poi</span><span class="s4">, nella preghiera,</span><span class="s4"> ho capito che quei tre segni racchiudono un messaggio profondo</span><span class="s4">, un simbolismo che</span><span class="s4"> è</span><span class="s4"> utile a</span><span class="s4"> noi oggi, </span><span class="s4">all’inizio del cammino giubilare: </span></p>
<p class="s5"><span class="s2">I calzari</span><span class="s4"> sono il simbolo del cammino. Entrare in quel reparto significava percorrere una strada nuova, farsi piccoli per incontrare il mistero della vita </span><span class="s4">ferita</span><span class="s4">. Anche il Giubileo è un cammino: un invito a metterci in movimento, a lasciare le nostre comodità per andare incontro agli altri, specialmente ai poveri, agli oppressi, a chi si sente abbandonato. Mosè davanti al roveto ardente si tolse i sandali perché riconobbe che </span><span class="s4">la terra</span><span class="s4"> che calpestava era sant</span><span class="s4">a</span><span class="s4"> (Es 3,5). Anche </span><span class="s4">la nostra città metropolitana</span><span class="s4"> è una terra santa, perché qui Dio abita</span> <span class="s4">nei vicoli, nei cuori, nella vita di ogni persona, soprattutto dei più poveri</span><span class="s4"> e dei più feriti</span><span class="s4">.</span></p>
<p class="s5"><span class="s2">Il camice</span><span class="s4"> c</span><span class="s4">i richiama al servizio. In quel reparto, indossare il camice significava proteggere la vita, essere al servizio di quei piccoli che lottavano per respirare. Così anche noi, nel Giubileo, siamo chiamati a indossare il grembiule del servizio, come Gesù che si cinse un asciugamano per lavare i piedi dei discepoli (</span><span class="s4">Gv</span><span class="s4"> 13,4-5). Il Giubileo è il tempo in cui </span><span class="s4">possiamo </span><span class="s4">rivestir</span><span class="s4">ci</span><span class="s4"> della misericordia di Dio per diventare misericordia per gli altri. È il tempo in cui la Chiesa deve essere sempre più serva, vicina, madre per chi è fragile.</span></p>
<p class="s5"><span class="s2">La cuffia</span> <span class="s4">mi fa</span><span class="s4"> invece</span><span class="s4"> pensare alla mente e al cuore che devono essere custoditi. In un mondo rumoroso, pieno di distrazioni, </span><span class="s4">la nostra coscienza ha bisogno</span><span class="s4"> del silenzio necessario </span><span class="s4">ad</span><span class="s4"> ascoltare la voce di Dio, </span><span class="s4">a</span><span class="s4"> discernere ciò che è essenziale. In questo Giubileo, siamo chiamati a fare spazio al silenzio, alla preghiera, a un ascolto profondo che ci permetta di riconoscere il soffio dello Spirito, che guida i nostri passi verso ciò che è vero</span><span class="s4">,</span><span class="s4"> bello</span><span class="s4">, buono, giusto.</span></p>
<p class="s5"><span class="s4">Fratelli e sorelle, </span><a name="_GoBack"></a><span class="s4">questo Giubileo è il tempo in cui </span><span class="s4">dobbiamo consentire a </span><span class="s4">Dio </span><span class="s4">di </span><span class="s4">fascia</span><span class="s4">re</span><span class="s4"> le</span><span class="s4"> nostre</span><span class="s4"> ferite, </span><span class="s4">per fare altrettanto con coloro che incontriamo</span><span class="s4">. È il tempo in cui il povero, l’emarginato, il peccatore trovano il riscatto della propria dignità. È il tempo in cui le catene dell’ingiustizia, della violenza, della corruzione </span><span class="s4">attraverso di noi possono spezzarsi.</span><span class="s4"> È il tempo in cui prendiamo sul serio l’invito di Dio a custodire la terra, nella consapevolezza che è il luogo sacro pieno della Sua presenza, la casa comune da abitare con rispetto, stupore, e cura! È il tempo di rimettere i debiti, </span><span class="s4">di restituire dignità a chi vive oppresso dal peso dell’ingiustizia</span><span class="s4"> perché condonare</span> <span class="s4">il </span><span class="s4">debito ai paesi poveri non è solo un gesto economico, ma un atto di giustizia </span><span class="s4">e di onestà, soprattutto perché a volte gli aiuti offerti, i prestiti donati, sono stati preamboli di nuove forme di dominio e sfruttamento, che oggi più che mai devono cessare! </span><span class="s4">È il tempo in cui prendendoci per mano e operando la giustizia possiamo aprire nuove</span><span class="s4"> strade di pace. È il tempo in cui ognuno di noi, riscoprendo il proprio battesimo, </span><span class="s4">può </span><span class="s4">diventa</span><span class="s4">re</span><span class="s4"> artigiano di speranza</span><span class="s4">, di quella speranza di cui il mondo ha bisogno.</span></p>
<p class="s5"><span class="s2">Terra mia, </span><span class="s2">Chiesa </span><span class="s2">partenopea</span><span class="s2">, </span><span class="s2">viva e ardente, questo è il tuo tempo!</span><span class="s4"> Sii luce che illumina i vicoli più bui, sii mano che rialza chi è caduto, sii voce che annuncia la libertà di Dio. Sii madre che co</span><span class="s4">nsola, padre che protegge, amico</span><span class="s4"> che cammina accanto.</span></p>
<p class="s5"><span class="s4">Il</span><span class="s4"> Giubileo non è </span><span class="s4">un dono solo per te</span><span class="s4">, ma</span> <span class="s4">è un dono</span> <span class="s4">che</span><span class="s4"> sei chiamata a condividere con</span><span class="s4"> tutta la nostra città</span><span class="s4">: il dono della Misericordia!</span><span class="s4"> È il tempo in cui </span><span class="s4">tu,</span><span class="s4"> Chiesa di Napoli dev</span><span class="s4">i</span><span class="s4"> alzar</span><span class="s4">t</span><span class="s4">i e camminare, diventando strumento di liberazione per chi vive oppresso. Quanti prigionieri ci sono tra noi! Non solo chi vive dietro le sbarre di un carcere, ma anche chi è prigioniero della povertà, della solitudine, della violenza, della mancanza di speranza. Questo è il tempo in cui Dio </span><span class="s4">ti</span><span class="s4"> chiede</span><span class="s4"> e chiede a tutti</span><span class="s4"> di aprire le porte, di spezzare le catene, di restituire dignità a chi l’ha perduta</span><span class="s4">, annunciando con un nuovo entusiasmo la buona notizia della Pasqua!</span></p>
<p class="s5"><span class="s4">Sorelle e fratelli</span><span class="s4">, </span></p>
<p class="s5"><span class="s4">il</span><span class="s4"> Giubileo è un invito a sperare. In un mondo spesso segnato dalla sfiducia, Dio ci chiama a guardare oltre, a credere che il futuro è nelle sue mani</span><span class="s4">, che c’è ancora spazio per la speranza</span><span class="s4">. </span><span class="s4">E la speranza non confonde,</span><span class="s4"> la speranza non è un’illusione: è un cammino concreto, fatto di piccoli passi, di gesti semplici che costruiscono il Regno di Dio. </span></p>
<p class="s5"><span class="s4">E allora, con i calzari </span><span class="s4">necessari al cammino</span><span class="s4">,</span><span class="s4"> con</span><span class="s4"> il camice del servizio e la cuffia del discernimento, entriamo in questo Giubileo con coraggio. </span></p>
<p class="s5"><span class="s4">Lasciamo che il Signore ci liberi, </span><span class="s4">ci perdoni, </span><span class="s4">ci guarisca, ci renda uomini e donne capaci di speranza. </span></p>
<p class="s5"><span class="s4">Che questo tempo santo ci trasformi e renda la nostra </span><span class="s4">Chiesa e la nostra </span><span class="s4">città un segno di risurrezione per il mondo.</span></p>
<p class="s5"><span class="s4">Amen.</span></p>
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		<title>Lettera di Natale, gli auguri del Cardinale Battaglia</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Dec 2024 10:56:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>

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		<description><![CDATA[Ancora Natale, e quale augurio quest’anno? Ci auguriamo sempre di tutto, abbondanza, ricchezza, salute… e ci crediamo pure.<br />
Eppure quest’anno ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Baskerville Old Face', serif;">Ancora Natale, e quale augurio quest’anno? Ci auguriamo sempre di tutto, abbondanza, ricchezza, salute… e ci crediamo pure.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Baskerville Old Face', serif;">Eppure quest’anno vorrei augurare a tutti un Natale al contrario, un Natale “senza…”. A me, alla mia comunità, alla mia città… si, un Natale al contrario, un Natale “senza…”. Vorrei che per quest’anno potessimo sostituire il segno “più” con il segno “meno”: meno immagine, meno abbondanza, meno addobbi… un Natale in cui togliere piuttosto che aggiungere. E non per la crisi, quello è un altro discorso.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Baskerville Old Face', serif;">Un Natale sotto il segno del meno è forse più vero, una specie di magia che ci riporta indietro, indietro nel tempo della nostra vita in un istante preciso: l’istante in cui siamo venuti al mondo, in cui siamo diventati creature, prima eravamo sogni! Neonati senza ricordi, senza il dolore che avremmo poi vissuto o causato, senza le parole dette o ascoltate, senza gli incontri che hanno cambiato nel tempo il corso della nostra storia. Un Natale “senza”.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Baskerville Old Face', serif;">Neonati, come in una mangiatoia di molti secoli fa. Nudi, senza un abito buono o stracciato, senza il vestito della festa o la borsa di moda, senza le toppe sugli ultimi </span><span style="font-family: 'Baskerville Old Face', serif;"><em>jeans</em></span><span style="font-family: 'Baskerville Old Face', serif;"> che ci sono rimasti, senza. Né poveri, né ricchi. Nudi!</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Baskerville Old Face', serif;">Neonati senza un titolo e senza un’immagine da difendere o da voler modificare, senza un ruolo o una maschera da indossare. Solo creature, nella loro semplicità ed essenzialità.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Baskerville Old Face', serif;">Bambini e non signori o dottori, ingegneri, onorevoli, presidenti, professori. Bambini e non tossici, delinquenti, emarginati, carcerati, immigrati. Bambini. Semplicemente bambini. Senza medaglie o successi, senza ferite o cicatrici.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Baskerville Old Face', serif;">Vi auguro un Natale “senza”, perché è l’unico Natale in cui possiamo scoprirci liberi. Liberi dal dover fare, dal dover sembrare, dal dover dimostrare, liberi dai bisogni che ci siamo costruiti o da quelli che ci hanno imposto. Liberi di abbandonarci ad un altro, all’Altro, ad una madre, ad un padre, ad un figlio, ad un amore, ad una comunità che, in semplicità, si prenda cura di noi, dei nostri bisogni autentici, quelli che ci rendono umani: calore, protezione, attenzione, amore. Liberi come i gigli del campo, come un neonato in una mangiatoia.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Baskerville Old Face', serif;">Indifesi come un neonato, indifesi ma non deboli. Perché un neonato in una mangiatoia non ha forza, ma la trova nelle braccia di un padre che lo solleva, di una madre che lo stringe al cuore. E impone nel mondo un nuovo modo di respirare, dove il sospetto cede alla confidenza, la vendetta è disarmata dal perdono, e forse verrà un giorno in cui saremo tutti liberi e vulnerabili, senza più la paura di essere aggrediti o usati dagli altri.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Baskerville Old Face', serif;">Vi auguro un Natale “senza”, un Natale in cui non camuffare la nostra solitudine nell’ubriacatura di una folla, in cui non negare la nostra solitudine dimostrandoci come altri vorrebbero che noi fossimo ma, al contrario, abbracciare quell’unica solitudine che ci permette di essere sempre noi stessi fino in fondo. Quella solitudine in cui ci costruiamo come persone capaci di amore, la stessa solitudine di Giuseppe sulla via di Betlemme, con i suoi pensieri, i suoi dubbi e le sue paure, con la sua forza di scegliere sempre e comunque il sogno, la forza del sogno. Perché il sogno è sempre possibile.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Baskerville Old Face', serif;">Un Natale “senza”, in cui anziché il dono, possiamo scambiarci il perdono. Perdono sotto il nostro albero: per noi stessi innanzitutto, per i nostri sbagli, per la nostra vita che è più grande di ogni errore. Perché la vita non coincide mai con i nostri sbagli né con le sue fratture. È sempre più grande. Perché, come un neonato, noi siamo infinito. Vuol dire che il bene possibile domani vale più del male di ieri.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Baskerville Old Face', serif;">Auguro un Natale “senza” anche a voi che non vivrete un Natale. A voi che avete perso il lavoro o non lo avete mai trovato, a voi che avete perso la casa, che avete perso l’amore, che avete perso la fede. Un Natale “senza” è il Natale che parte dal nulla con un dono solo, ma più grande di tutti: la speranza. Una speranza che è concreta, che è nel miracolo del vostro arrivare a sera, che è nella sacralità di ogni vostra lacrima, di ogni vostro sospiro. Che è nel domani che arriverà comunque, nel vostro esserci a pugni chiusi. Speranza che giace e fiorisce nel buio e nel freddo della vostra disperazione, nel vostro non arrendervi. Nel vostro ostinato restare umani.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Baskerville Old Face', serif;">È in questo restare umani il senso del Natale che voglio augurarvi, in quella Umanità essenziale che Dio ha scelto. Rinunciando all’onnipotenza, all’assoluto, all’infinito, ha scelto la nudità, ha scelto il “senza”, ha scelto l’umano, l’Umanità. Solo per amore.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Baskerville Old Face', serif;">Sorella, fratello, buon Natale “senza”!</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Baskerville Old Face', serif;">Che tu possa ricordare che Dio non cerca il giusto che temi di non poter mai essere. Lui guarda quella fragilità che ti appartiene come un respiro antico, la debolezza che è sorgente, ferita e mistero. E proprio lì, in quel punto segreto, Dio vuole entrare. Vuole farsi lievito nella tua creta, sole che illumina le ombre, fuoco che scalda ciò che si è raffreddato, spirito che danza nella tempesta.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Baskerville Old Face', serif;">Che tu possa accorgerti che, dove il tuo sogno riposa in silenzio, nel luogo più nascosto che sfugge persino a te stesso/a, Dio si fa volto dentro il tuo volto. Lì, nell’intimità che non puoi raccontare, Dio prende carne in te. Non è lontano: è la tua profondità più profonda, è il battito che ti anima.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Baskerville Old Face', serif;">Che tu possa vivere ogni giorno come un atto di pazienza infinita, la pazienza di ricominciare. Non temere di partire ancora, perché la vita non è solo raccogliere o arrivare, ma seminare a ogni stagione, con fiducia.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a name="_GoBack"></a> <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Baskerville Old Face', serif;">Che tu possa trovare forza nell’abbandonarti alla relazione, perché è lì che si rinnova la tua esistenza. Nasciamo da una relazione e rinasciamo in ogni legame autentico, sincero, profondo. Sii coraggioso/a nell’aprirti: è nel dono di te stesso/a che scoprirai la bellezza di essere vivo/a.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">† <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Baskerville Old Face', serif;">don Mimmo</span></span></span></p>
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		<title>Don Battaglia Cardinale, Chiesa di Napoli in festa</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Dec 2024 16:21:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Diocesi di Napoli e la comunità dell’area metropolitana in festa per il neo Cardinale don Mimmo Battaglia, Arcivescovo Metropolita. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La Diocesi di Napoli e la comunità dell’area metropolitana in festa per il neo Cardinale don Mimmo Battaglia, Arcivescovo Metropolita. Martedì 10 dicembre, ore 17.30, nel Duomo Celebrazione Eucaristica di Ringraziamento con la partecipazione di Autorità Civili e Militari, Prelati, Clero, Religiosi e Religiose, popolo di Dio.</p>
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		<title>Cardinale Zucchi: “Mediterraneo, tenda di pace”</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Nov 2024 10:26:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mercoled&#236;&#160;27 novembre, presso la Sezione San Luigi della&#160;Pontificia Facolt&#224; Teologica dell&#8217;Italia Meridionale&#160;(PFTIM), in via Petrarca 115, avranno luogo i lavori ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Mercoled&igrave;&nbsp;<strong>27 novembre</strong>, presso la Sezione San Luigi della&nbsp;<strong>Pontificia Facolt&agrave; Teologica dell&rsquo;Italia Meridionale</strong>&nbsp;(PFTIM), in via Petrarca 115, avranno luogo i lavori per l&rsquo;inaugurazione dell&rsquo;anno accademico 2024-25, alla presenza del&nbsp;<strong>Presidente della Conferenza Episcopale Italiana</strong>, il cardinale&nbsp;<strong>Matteo Zuppi</strong>, e del Gran Cancelliere della PFTIM, l&rsquo;arcivescovo metropolita di Napoli monsignor&nbsp;<strong>Domenico Battaglia</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Le celebrazioni prenderanno il via alle&nbsp;<strong>ore 16.00</strong>&nbsp;con la&nbsp;<strong>preghiera iniziale</strong>, curata degli studenti della PFTIM, cui seguiranno i saluti istituzionali&nbsp;<strong>del Preside</strong>&nbsp;Don&nbsp;<strong>Francesco Asti</strong>&nbsp;e del sindaco di Napoli&nbsp;<strong>Gaetano Manfredi</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Alle ore 16.30, avr&agrave; luogo la prolusione d&rsquo;inizio anno accademico di sua eminenza il cardinale&nbsp;<strong>Matteo Zuppi</strong>&nbsp;sul tema&nbsp;&laquo;<strong><em>Il Mediterraneo deve diventare una Grande tenda di pace</em></strong>&raquo;.&nbsp;<strong><em>Fondamenti per una teologia e una prassi di pace</em></strong>. All&rsquo;intervento del Presidente della CEI seguir&agrave;, alle ore 17.30, quello dell&rsquo;arcivescovo di Napoli, sua eccellenza monsignor&nbsp;<strong>Domenico Battaglia</strong>. Per l&rsquo;occasione, saranno anche consegnate le pergamene ai vincitori del&nbsp;<em>Premio Migliori Tesi</em>&nbsp;della PFTIM.</p>
<p style="font-weight: 400;">&laquo;Napoli e il Meridione d&rsquo;Italia &ndash; ha dichiarato il Preside della PFTIM, Don&nbsp;<strong>Francesco Asti</strong>&nbsp;&ndash;&nbsp;sono il cuore vivo e pulsante del Mediterraneo, per questo Papa Francesco nel giugno del 2019, proprio qui sulla collina di Posillipo, tra queste mura, volle affidarci la &ldquo;Teologia del Mediterraneo&rdquo;. Da quel giorno, non abbiamo mai smesso di rispondere positivamente all&rsquo;invito del Pontefice che ci chiedeva di porci in ascolto delle istanze dei popoli del&nbsp;<em>Mare Nostrum</em>. L&rsquo;arrivo qui tra noi del cardinale Zuppi sar&agrave; una importantissima tappa di questo straordinario cammino che, da allora, non abbiamo mai smesso di percorrere&raquo;.</p>
<p style="font-weight: 400;">&nbsp;</p>
<p style="font-weight: 400;">&nbsp;</p>
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