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	<title>SCRIVONAPOLI &#187; BUONA SANITA&#8217;</title>
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	<description>Giornale Online &#124; Le notizie di Napoli e Campania</description>
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		<title>Cardarelli, nuovo reparto di Medicina di Urgenza</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 16:30:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[BUONA SANITA']]></category>

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		<description><![CDATA[<br />
<br />
L’ospedale si attrezza per continuare a garantire l’eccellenza assistenziale ai cittadini campani: in 3 anni e mezzo ristrutturati ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div></div>
<blockquote>
<div><b>L’ospedale si attrezza per continuare a garantire l’eccellenza assistenziale ai cittadini campani: in 3 anni e mezzo ristrutturati 20 reparti ed un intero padiglione. Da gennaio sono stati 571 i pazienti che hanno lasciato le strutture sanitarie cui avevano fatto ricorso, preferendo il Pronto Soccorso del <span class="il">Cardarelli</span>; in 345 provenivano da ospedali pubblici.</b></div>
</blockquote>
<div>Da oggi i cittadini della regione Campania possono contare su un nuovo reparto di medicina di Emergenza ed Urgenza ed un reparto UTIC all’avanguardia non solo nella gestione assistenziale, ma anche nell’organizzazione degli spazi e nelle tecnologie. Le due nuove strutture si trovano presso l’ospedale Antonio <span class="il">Cardarelli</span> di Napoli, un punto di riferimento assoluto per la gestione dell’emergenza e per i pazienti che non trovano risposte in altri ospedali della regione; da gennaio a marzo, infatti, sono stati ben 571 i cittadini (di cui 345 provenienti da ospedali pubblici) che, dopo un passaggio in altre strutture sanitarie campane, hanno fatto ricorso alle cure in emergenza del <span class="il">Cardarelli</span>.</div>
<div>All’apertura hanno preso parte, tra gli altri, la presidente della Commissione Sanità della Regione Campania Loredana Raia, lo scrittore Maurizio De Giovanni, che ha raccontato la sua esperienza di cura al <span class="il">Cardarelli</span>, e don Tonino Palmese.</div>
<div><b><i> </i></b></div>
<div><b><i>Un reparto nuovo: la medicina di emergenza ed urgenza</i></b></div>
<div>Il reparto di Medicina di Urgenza è una novità assoluta per la gestione dell’emergenza-urgenza al <span class="il">Cardarelli</span>. L’ospedale napoletano, infatti, nonostante registri ogni anno oltre 70.000 accessi in Pronto Soccorso non era dotato di uno specifico reparto di Medicina di Urgenza, una vera anomalia organizzativa nel panorama degli ospedali italiani. La realizzazione del nuovo reparto è avvenuta in un’area del padiglione L che era stata oggetto di sequestro nel 2008 da parte della magistratura, a seguito di gravi inadeguatezze strutturali. L’intervento edilizio ha richiesto un impegno economico di circa 1 milione di euro. La nuova struttura, diretta dalla dottoressa Filomena Liccardi, è dotata di sedici posti letto ordinari e di un posto letto in isolamento e rappresenterà il continuum con la struttura del Pronto Soccorso-OBI. In questo reparto, infatti, saranno trattati i pazienti che, dato il loro quadro clinico complesso, non possono essere ancora dimessi dalla struttura di prima emergenza verso reparti ordinari. L’attivazione del nuovo reparto nasce dall’esigenza di offrire una risposta ancora più strutturata all’affluenza in termini di numeri e complessità assistenziale che fa registrare il Pronto soccorso del <span class="il">Cardarelli</span> ed è stata resa possibile anche dalla disponibilità di giovani medici a partecipare all’ultimo concorso per medici dell’emergenza.</div>
<div></div>
<div><b><i>Spazi nuovi per la nuova UTIC e la terza sala di emodinamica nella cardiologia</i></b></div>
<div>La nuova struttura dedicata all’Unità di Terapia Intensiva Coronarica è dotata di 8 posti letto, organizzati in singole capsule in cui i pazienti saranno monitorati dal personale del reparto presso una consolle centrale. La nuova area di accoglienza dei pazienti garantisce il massimo della sicurezza e della privacy e condizioni di lavoro ottimali per il personale. Inoltre, presso il reparto di Cardiologia con UTIC &#8211; diretto da Ciro Mauro &#8211; è stata allestita una nuova sala di emodinamica che si aggiunge alle due già in uso all’interno del Pronto Soccorso per la gestione delle emergenze cardiologiche. La terza sala di emodinamica permetterà di aumentare la possibilità di effettuare interventi di cardiologia interventistica in elezione, aumentando le capacità di assistenza dell’ospedale.</div>
<div>Dice <b>Antonio d’Amore, direttore generale</b> dell’AORN A. <span class="il">Cardarelli</span>: <i>“L’ospedale <span class="il">Cardarelli</span> è un nodo fondamentale dell’assistenza sanitaria campana. Un chiaro segnale di ciò si evidenzia nel flusso continuo di pazienti che, dopo essersi rivolti ad altre strutture, accedono in emergenza ai nostri servizi. Per continuare a garantire servizi di elevata qualità abbiamo bisogno anche di dotarci di strutture capaci di affiancare alla capacità assistenziale la dignità di cure per pazienti e contesti lavorativi adeguati. Le aperture di questi nuovi reparti vanno esattamente in questo senso. Con il nuovo reparto di Medicina di Emergenza e Urgenza abbiamo colmato un vuoto organizzativo tanto più importante, tenuto conto che il nostro ospedale registra ogni anno 70.000 accessi in Pronto Soccorso. Questo reparto, infatti, è un continuum con le attività di prima emergenza e, come tale, contiamo che possa garantire una risposta ancora più pronta e adeguata alle esigenze di cura dei cittadini della regione Campania. Ringrazio il personale tutto dell’ospedale che lavora ogni giorno con professionalità, nella consapevolezza del valore del ruolo svolto in favore di tutti cittadini campani; con il loro impegno, spesso, si gravano di un carico assistenziale essenziale per la tutela della salute”.</i></div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Al Cardarelli esplorata la “Escape Immunology”</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 17:59:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[BUONA SANITA']]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;L&#8217;immunologia &#232; un campo multidisciplinare per eccellenza. Le ultime scoperte in tutti gli ambiti oncologico, ematologico, neurologico, sia in termini ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">&ldquo;L&rsquo;immunologia &egrave; un campo multidisciplinare per eccellenza. Le ultime scoperte in tutti gli ambiti oncologico, ematologico, neurologico, sia in termini diagnostici che terapeutici, hanno portato veramente a una rivoluzione e ad oggi diventa davvero fondamentale l&rsquo;interazione tra i vari protagonisti della ricerca, dell&rsquo;assistenza clinica quotidiana, degli immunologi in tutte le sue sfaccettature&rdquo;. Cos&igrave; Andrea Del Mastro, responsabile della Immunologia e malattie disreattive nella UOC Medicina 1 dell&rsquo;ospedale Cardarelli di Napoli, spiega le vie esaminate oggi nell&rsquo;ospedale nella giornata di approfondimento &ldquo;Escape Immunology&rdquo;, organizzata da lui con il dottor Marco Laccetti, ex primario. Nella giornata, aperta da Massimo Costa, direttore del dipartimento Polispecialisti del Cardarelli e Orfeo Mazzarella, senatore che &egrave; nella commissione &ldquo;Affari sociali, sanit&agrave;, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale&rdquo; e che ha proposto l&rsquo;idea di realizzare un codice di triage specifico per i pazienti con malattia rara gi&agrave; diagnosticata, per migliorare il percorso di tali pazienti anche nel setting dell&rsquo;emergenza.</p>
<p style="font-weight: 400;">&nbsp;&nbsp; La giornata &egrave; andata avanti tra molti medici del Cardarelli ma anche dell&rsquo;Ospedale Pediatrico Santobono e del Policlinico di Napoli, parlando delle esperienze e dei passi avanti nei farmaci, come spiega Del Mastro: &ldquo;tra i temi affrontati oggi &ndash; spiega &ndash; &egrave; la malattia Igg4, una forte sfida per gli immunologi e per tutte le branche di stampo internistico, una patologia che pu&ograve; interessare veramente tutti gli organi e su cui stiamo lavorando, creando un team multidisciplinare e grazie al quale siamo riusciti anche a impiegare per la prima volta un farmaco che &egrave; il primo che &egrave; stato realizzato con la finalit&agrave; specifica di curare questa malattia rara. E&rsquo; un farmaco gi&agrave; approvato negli Usa ed &egrave; in corso l&rsquo;iter per l&rsquo;autorizzazione nell&rsquo;UE. E&rsquo; gi&agrave; commercializzato per altri usi e noi l&rsquo;abbiamo provato in un paziente con una forma particolarmente severa e recidivante della Igg4, dove gi&agrave; avevano fallito tutte le linee terapeutiche pi&ugrave; avanzate attualmente disponibili. I primi risultati sono molto incoraggianti, condividere questa nostra esperienza con i vari colleghi delle varie branche &egrave; molto importante&rdquo;.</p>
<p style="font-weight: 400;">&nbsp;&nbsp; Tra gli interventi nella mattinata anche la biologa francese Anne Puel con la sua lectio magistralis &ldquo;Immunodeficenze con suscettibilit&agrave; a patogeni specifici&rdquo;, in una giornata contraddistinta dalla multidisciplinariet&agrave; con l&rsquo;interazione tra le diverse figure del multiverso internistico per la diagnosi e al trattamento di casi complessi, in particolare con disregolazione immunitaria. Il format ha fornito spunti di riflessione e una serie di tavole rotonde che vedr&agrave; la partecipazione di esperti delle varie discipline del mondo internistico e immunologico provenienti sia dal Cardarelli che della Universit&agrave; Federico II, CEINGE e CNR. &ldquo;La decisione di iniziare &ndash; spiega Marco Laccetti, presidente del corso &ndash; un percorso multidisciplinare sull&rsquo;immunologia &egrave; uno degli aspetti di assoluta novit&agrave; della medicina moderna, in cui l&rsquo;immunologia &egrave; il terreno comune di tante specialit&agrave; diverse nella interpretazione dei casi complessi e delle situazioni cliniche che ogni giorno aprono la diagnostica e quindi il campo a una collaborazione fondamentale per le patologie complesse. I reparti che vivono in maniera indipendente devono cambiare, perch&eacute; il futuro della medicina soprattutto nell&rsquo;affrontare le sfide sempre pi&ugrave; complesse sta proprio nella creazione delle &lsquo;escape room&rsquo;, cio&egrave; i gruppi di lavoro nei quali il contributo di ogni singola specialit&agrave; pu&ograve; portare alla soluzione del problema. Non un uomo solo al comando ma il lavoro di equipe e il riconoscimento dell&rsquo;importanza di ciascuna specialit&agrave; nell&rsquo;affrontare le patologie complesse&rdquo;.</p>
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		<title>La medicina di famiglia apre alle scuole</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Feb 2026 11:33:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[BUONA SANITA']]></category>

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		<description><![CDATA[Un ponte concreto tra scuola e sanità territoriale, tra educazione civica e orientamento alle professioni della salute. È questa la ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Un ponte concreto tra scuola e sanità territoriale, tra educazione civica e orientamento alle professioni della salute. È questa la traiettoria dell’iniziativa promossa dalla FIMMG Napoli in collaborazione con il Liceo Scientifico Silvestro, che ha portato una delegazione composta da due docenti e circa trenta studenti all’interno degli studi associati dei medici di medicina generale del territorio. Non una semplice visita, ma un’esperienza immersiva nella medicina di famiglia. Gli studenti hanno potuto osservare da vicino l’organizzazione delle cure primarie, comprendere il funzionamento quotidiano di uno studio associato e cogliere l’evoluzione della medicina territoriale, oggi sempre più orientata alla presa in carico proattiva del paziente e alla gestione della salute nella comunità. Durante la mattinata, i medici hanno illustrato le nuove modalità di approccio assistenziale, mostrando le dotazioni diagnostiche presenti negli ambulatori e spiegando come la tecnologia stia progressivamente integrandosi con la relazione di cura. Una sessione formativa, supportata da slide dedicate ai principi fondanti del Servizio Sanitario Nazionale, ha consentito ai ragazzi di approfondire struttura, missione e valori del sistema pubblico italiano. Al centro dell’incontro, il ruolo strategico del medico di famiglia: primo riferimento clinico, ma anche umano e organizzativo per il cittadino. Un presidio di prossimità che intercetta i bisogni di salute, coordina i percorsi assistenziali e garantisce continuità di cura. Un messaggio chiaro è stato rivolto agli studenti: tra loro potrebbero esserci i medici di domani, ma certamente vi sono già i cittadini e i pazienti di domani. Da qui l’importanza di trasferire, fin dall’età scolastica, la conoscenza dei meccanismi del SSN, promuovendo consapevolezza, fiducia istituzionale e cultura della prevenzione. L’iniziativa si inserisce in un percorso articolato in due tappe. Un primo incontro si era svolto presso il liceo, con la presenza di una delegazione di medici; la visita negli studi associati ha completato lo scambio formativo, rendendolo bidirezionale: dalla scuola al territorio e dal territorio alla scuola. Particolarmente significativa la parte pratica. Gli studenti hanno assistito all’esecuzione di indagini diagnostiche di primo livello: spirometrie, ecografie ed elettrocardiogrammi, illustrate nei loro principi generali, nelle indicazioni cliniche e nelle modalità corrette di esecuzione. Il momento tecnico si è così trasformato in un’opportunità di educazione sanitaria, capace di coniugare teoria e pratica e di avvicinare i giovani alla dimensione concreta dell’assistenza. L’esperienza, definita dagli organizzatori “informale ma altamente formativa”, si propone come modello replicabile di educazione sanitaria e orientamento. Un esempio di come la medicina generale possa aprirsi al territorio, dialogare con la scuola e contribuire alla costruzione di una cittadinanza sanitaria più consapevole. Nei prossimi giorni l’iniziativa sarà documentata anche attraverso immagini e materiali fotografici realizzati durante la visita, a testimonianza di una giornata che ha intrecciato formazione, partecipazione civica e possibile vocazione professionale.</p>
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		<title>Tumore della laringe, Monaldi tra i primi in Italia</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jan 2026 13:43:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[BUONA SANITA']]></category>

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		<description><![CDATA[Giuseppe Tortoriello: «Eliminare il tumore è solo una parte del nostro lavoro, il nostro obiettivo è restituire la voce a ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Giuseppe Tortoriello: «Eliminare il tumore è solo una parte del nostro lavoro, il nostro obiettivo è restituire la voce a chi l’ha persa»</p></blockquote>
<p>Quando si parla di tumori della laringe, in gioco non c’è solo la sopravvivenza: c’è la deglutizione, il respiro e soprattutto la voce. Ed è anche per questo che gli ultimi indicatori del Programma Nazionale Esiti (PNE) di Agenas, che misurano i volumi di interventi per neoplasie maligne della laringe, accreditano l’Ospedale Monaldi di Napoli tra le prime strutture in Italia e leader di riferimento nel Sud Italia per la chirurgia laser, la chirurgia ricostruttiva, l’inserimento delle protesi fonatorie e la chirurgia robotica. Va però chiarito un punto spesso frainteso: il PNE non fotografa “tutta” la chirurgia laringea in un’unica voce. Per la laringe, infatti, esistono indicatori distinti sui volumi di ricovero per l’approccio open (chirurgia tradizionale) e un indicatore che aggrega open ed endoscopico. Questo significa che la lettura dei dati va contestualizzata: i numeri descrivono un perimetro specifico e non sempre riescono a restituire, da soli, l’evoluzione delle tecniche mini-invasive che oggi fanno la differenza in molti casi selezionati. È qui che si colloca l’esperienza dell’équipe dell’Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico-Facciale del Monaldi, diretta dal professor Giuseppe Tortoriello, punto di riferimento nazionale per la chirurgia laser e mini-invasiva nel trattamento delle patologie oncologiche laringee. Ma in cosa consiste, concretamente, l’intervento con il laser? «Nella forma più diffusa (Transoral Laser Microsurgery, TLM) &#8211; spiega il professor Giuseppe Tortoriello, direttore dell’UOC di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico-Facciale &#8211; il tumore viene rimosso attraverso la bocca, senza incisioni sul collo». Il chirurgo lavora con strumenti endoscopici e un microscopio, usando un fascio laser molto preciso per “tagliare” il tessuto malato con grande accuratezza. L’obiettivo, quando le condizioni cliniche lo consentono, è ridurre l’invasività, limitare il sanguinamento e preservare quanto più possibile le funzioni della laringe (voce e deglutizione), con tempi di recupero più rapidi rispetto a interventi più demolitivi. In questo scenario si inserisce la seconda edizione del “Corso di Chirurgia Laser Laringea”, in programma il 22 e 23 gennaio 2026 proprio al Monaldi: due giornate che riportano a Napoli uno degli appuntamenti formativi più rilevanti per l’otorinolaringoiatria, con sessioni teoriche, confronto multidisciplinare e live surgery dalle sale operatorie commentata in tempo reale. Presidente onorario dell’iniziativa è il professor Gaetano Motta, Direttore della Clinica Otorinolaringoiatrica e del Dipartimento di Chirurgia Generale e Specialistica dell’AOU Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”. Tra gli ospiti d’onore figurano il professor Marco De Vincentiis (Presidente SIOeChCF), il professor Marco Radici (Presidente del 112° Congresso Nazionale SIO 2026) e il professor Giovanni Succo (Presidente EHNS e Presidente AUORL), a conferma del respiro nazionale e internazionale dell’evento. Direttori del corso, oltre al professor Tortoriello, il professor Giorgio Peretti (Ospedale Policlinico San Martino di Genova) e il professor Mohssen Ansarin (IEO di Milano). «La seconda edizione di questo corso – sottolinea il Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, Avv. Anna Iervolino – testimonia l’impegno costante dell’azienda nel promuovere innovazione, alta formazione e qualità delle cure, anche per i numerosi pazienti che raggiungono il nostro ospedale da altre regioni».</p>
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		<title>Trapianti di cuore, Monaldi da record</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Dec 2025 12:26:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[BUONA SANITA']]></category>

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		<description><![CDATA[Il cardiochirurgo Claudio Marra: «In 3 anni aumento del numero di trapianti di cuore, ridotta la mortalità al 9% ed ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Il cardiochirurgo Claudio Marra: «In 3 anni aumento del numero di trapianti di cuore, ridotta la mortalità al 9% ed esiti superiori al resto del paese». Anna Iervolino: «Costruito un modello solido, replicabile e orientato agli esiti».</p></blockquote>
<p>Negli ultimi 3 anni il Monaldi ha rilanciato i trapianti di cuore e oggi è uno dei migliori centri d’Italia nel rapporto tra interventi e sopravvivenza ad un anno. Sono stati presentati oggi dal dott. Claudio Marra (direttore della U.O.S.D. Procedure Innovative in Cardiochirurgia e Trapianti) i dati che confermano l’efficacia della riorganizzazione messa in campo dalla Direzione Generale guidata dall’avvocato Anna Iervolino. «In soli 3 anni – spiega il cardiochirurgo Marra – la curva di sopravvivenza a 365 giorni è aumentata al 90% (la media nazionale è al 75%) e nel contempo il numero di trapianti di cuore è cresciuto del 43%, passando da 15 a 23 ai quali si aggiungono 8 procedure di impianto di LVAD con una curva di sopravvivenza a 365 giorni dell’85%». L’approccio voluto dalla Direzione Generale supera il modello tradizionale centrato sul singolo specialista per valorizzare un lavoro di squadra che integra competenze diverse in tutte le fasi del percorso di cura: dalla presa in carico del paziente affetto da scompenso avanzato ed end-stage al post-operatorio, sino ad arrivare alla fase di follow up della malattia cronica che durerà tutta la vita. LA presa in carico è globale e multidisciplinare: gli anestesisti coordinano le prime fasi del recupero, mentre internisti e cardiologi assicurano la prosecuzione del monitoraggio clinico. Sul fronte immunoterapia, il dott. Cristiano Amarelli ha presentato gli aggiornamenti clinici più recenti. A seguire, l’attenzione si è spostata sulla descrizione delle attività ambulatoriali dedicate ai pazienti trapiantati, alla loro organizzazione ed ai loro risultati; tali attività sono svolte dalla dott.ssa Irene Mattucci e dal dott. Angelo Caiazzo. È stato poi approfondito il tema della qualità di vita dei pazienti, con il supporto delle psicologhe dott.ssa Mariella Pratillo e Valentina Penta, mettendo a fuoco gli aspetti che incidono sul vivere quotidiano dopo il trapianto. Non meno importanti le prospettive future, delineate dai dottori Fabio Ursomando e Salvatore Costanza, indicando le traiettorie di sviluppo e gli obiettivi prossimi. È in quest’ottica che ogni trapianto diventa il risultato di una rete di professionalità che comprende, oltre alla Cardiochirurgia, anche l’Infettivologia, la Cardiologia con le equipe del dottor Di Lorenzo, del dottor Masarone e del professor Golino, l’Anestesia e Rianimazione, l’Immunoematologia, le procedure di Aferesi e la Farmacia ospedaliera. Il Monaldi, inoltre, è tra i pochi centri in Italia ad aver realizzato con successo trapianti con supporto di cuore artificiale, confermando la sua vocazione alla ricerca e all’innovazione. «I risultati presentati oggi &#8211; dice Pierino Di Silverio, coordinatore del Centro Regionale Trapianti della Campania &#8211; confermano che quando si lavora con un&#8217;impostazione di squadra la qualità cresce e gli esiti migliorano. In Campania stiamo portando avanti una riorganizzazione della rete trapiantologica fondata su integrazione tra centri, percorsi condivisi e collaborazione costante tra professionisti e strutture: dalla presa in carico alla gestione del post-trapianto. È questo lavoro corale, coordinato e misurabile, che permette di trasformare l’impegno quotidiano in risultati concreti per i pazienti e per l’intero sistema regionale».</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Bollini Rosa, riconoscimento per l’AOU Federico II</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Nov 2025 17:58:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[BUONA SANITA']]></category>

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		<description><![CDATA[<br />
Bollini Rosa, massimo riconoscimento per l&#8217;Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli. Il Direttore Generale Elvira Bianco: &#171;Continueremo a ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p class="ydpa7d646e6MsoNormal" align="center"><strong>Bollini Rosa, massimo riconoscimento per l&rsquo;Azienda Osp</strong><strong>edaliera Universitaria Federico II di Napoli. </strong><strong>Il Direttore Generale Elvira Bianco: &laquo;</strong><strong><em>Continueremo a migliorare per garantire un ospedale sempre pi&ugrave; attento, accogliente e vicino ai bisogni delle donne</em></strong><strong>&raquo;.</strong></p>
</blockquote>
<p class="ydpa7d646e6MsoNormal" align="center">&nbsp;Anche per il biennio 2026 &ndash; 2027, sono tre i Bollini Rosa assegnati all&rsquo;Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli dalla Fondazione Onda. Si tratta del <strong>massimo riconoscimento attribuito agli ospedali che offrono servizi di prevenzione, diagnosi e cura, non solo delle specifiche problematiche di salute femminile, ma anche di quelle patologie trasversali a uomini e donne</strong>, per cui vengono realizzati percorsi ospedalieri in ottica di genere. Sono 370 gli ospedali premiati con il &lsquo;Bollino&rsquo; sul territorio nazionale, 21 in Campania. La Federico II &egrave; una delle 3 strutture napoletane che hanno ottenuto il massimo riconoscimento.</p>
<div>&laquo;<em>Siamo orgogliosi di aver ricevuto, anche per questo biennio, il massimo riconoscimento di Fondazione Onda. Questo risultato premia il lavoro delle nostre &eacute;quipe e la qualit&agrave; dei percorsi che offriamo con un approccio attento alle differenze di genere. Ringrazio tutto il personale per la professionalit&agrave; e le nostre pazienti per la fiducia. Continueremo a impegnarci per migliorare costantemente e garantire un ospedale sempre pi&ugrave; vicino ai bisogni delle donne, in ogni fascia d&rsquo;et&agrave;, e, pi&ugrave; in generale, un luogo ancora pi&ugrave; accogliente ed efficiente per le persone</em>&raquo;, le parole del Direttore Generale <strong>Elvira Bianco</strong>.</div>
<div>Ogni due anni Fondazione Onda ETS apre un Bando a cui gli ospedali possono candidarsi e ricevere da 0 a 3 &lsquo;Bollini&rsquo; sulla base di alcuni criteri valutati con un questionario di oltre 500 domande: presenza di specialit&agrave; cliniche femminili o trasversali uomo-donna che necessitano di un percorso dedicato al femminile, appropriatezza dei percorsi diagnostico-terapeutici in ottica multidisciplinare, offerta di servizi relativi all&rsquo;accoglienza, alla degenza e alla violenza sulle donne e sugli operatori. Un Advisory Board valida l&rsquo;assegnazione e i Bollini, tenendo in considerazione anche elementi qualitativi di particolare rilevanza (servizi e percorsi speciali, iniziative e progetti particolari ecc..).</div>
]]></content:encoded>
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		<title>Ordine dei medici e giovani, dialogo sulla salute</title>
		<link>https://www.scrivonapoli.it/ordine-dei-medici-giovani-dialogo-sulla-salute/</link>
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		<pubDate>Tue, 18 Nov 2025 11:34:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[BUONA SANITA']]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>

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		<description><![CDATA[Ben 15 scuole, più di 3.000 studenti coinvolti, tra i temi anche depressione e ansia. L’Ordine dei Medici di Napoli ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Ben 15 scuole, più di 3.000 studenti coinvolti, tra i temi anche depressione e ansia. L’Ordine dei Medici di Napoli presenta i progetti per parlare di salute con gli studenti.</p></blockquote>
<p>Cresce e si consolida l’alleanza tra l’Ordine dei Medici di Napoli e il mondo della scuola. Per il terzo anno consecutivo – con il supporto dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Campania guidato da Ettore Acerra – prendono il via le iniziative che mettono i medici accanto agli studenti su temi di salute, prevenzione e benessere. Il progetto cardine, nato su impulso della Commissione Infanzia, Famiglia, Scuola coordinata dalla dottoressa Raffaella De Franchis e intitolato “La salute passa attraverso le immagini”, porta i ragazzi a confrontarsi su questioni sensibili (obesità, bullismo, anoressia e bulimia, dipendenze, salute orale, affettività, alcol) con una novità: il focus sul disagio psichico. Dalle discussioni in classe nascono veri e propri spot destinati ai social, prodotti “dai giovani per i giovani”, con la guida di medici e docenti. Alla fine del percorso, una commissione valuterà i lavori e premierà il migliore — lo scorso anno ha vinto l’Istituto Fermi-Gadda con uno spot dedicato all’alimentazione. Quest’anno al progetto parteciperanno 9 scuole, cinque in più dello scorso anno: gli istituti Cavalcanti, Fermi-Gadda, Vico, Nitti, Comenio, Vittorio Emanuele, Marie Curie, Da Vinci, Bernini-De Sanctis e il Torrente di Casoria. Accanto a questo progetto, prosegue “La scatola delle domande”, affidata alla dottoressa Clara Imperatore e già attiva all’ISIS Bernini-De Sanctis: uno strumento semplice che consente agli studenti di porre quesiti in forma anonima, cui i medici rispondono aprendo spazi di ascolto e confronto informale. La scatola delle domande sarà installata anche per quest’anno all’Istituto Bernini-De Sanctis di Napoli. Completa il quadro delle iniziative messe in campo dall’Ordine dei Medici di Napoli il Percorso di Competenze Trasversali per l’Orientamento (PCTO) alle professioni sanitarie, curato dal professor Mario Delfino, pensato per offrire informazioni chiare e realistiche a chi guarda al futuro in corsia o nei servizi territoriali. Il PCTO vedrà quest’anno la partecipazione di cinque scuole, tre in più dello scorso anno: il Liceo Braucci di Caivano, il Plinio Seniore di Castellammare di Stabia, il Da Vinci di Poggiomarino, il Cartesio di Giugliano e il Pitagora-Croce di Torre Annunziata. Globalmente, i numeri raccontano una crescita costante: 400 studenti coinvolti nel 2023, saliti a 1.000 nel 2024, 1.900 nel 2025, con l’obiettivo di superare quota 3.000 nell’anno in corso. «Come ente sussidiario dello Stato, la nostra funzione è anche sociale: prevenzione, informazione e sostegno agli adolescenti sono oggi indispensabili» – dice Bruno Zuccarelli, presidente dell’Ordine dei Medici di Napoli. – «Quando i ragazzi hanno modo di aprirsi, discutere di temi così importanti e tirare fuori un eventuale disagio, si riescono a intercettare problemi che possono anche finire in modo drammatico. Il nostro obiettivo è portare questi progetti in modo capillare, non solo nella città di Napoli, coinvolgendo sempre di più scuole e famiglie. Attraverso l’educazione dei ragazzi, inoltre, riusciamo ad arrivare alle famiglie, rafforzando un clima di fiducia e una vicinanza nei confronti dei medici, dando vita a un percorso virtuoso che aiuterà nel tempo a contrastare il fenomeno dilagante delle aggressioni».</p>
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		<title>Dal dramma di Gaza alla speranza di Napoli</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Oct 2025 11:45:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Il cardiochirurgo Guido Oppido: «Operazione complessa e rischiosa, ma ora è fuori pericolo»<br />
È un complesso intervento quello che ha ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p> Il cardiochirurgo Guido Oppido: «Operazione complessa e rischiosa, ma ora è fuori pericolo»</p></blockquote>
<p>È un complesso intervento quello che ha consentito al dottor Guido Oppido, direttore dell’UOC di Cardiochirurgia Pediatrica, e alla sua équipe di salvare la vita del piccolo Rayan. Il bimbo, scampato all’orrore di Gaza, era arrivato all’Ospedale Monaldi di Napoli per essere curato da una grave cardiopatia congenita che in breve tempo non gli avrebbe lasciato scampo. Con lui i giovanissimi genitori, ospitati nel parco dell’Azienda Ospedaliera presso la casa di accoglienza Maria Rosaria Sifo Ronga. Durante la degenza, il bimbo e la sua famiglia sono stati “adottati” dal personale dell’ospedale, che ha cercato anche di fargli dimenticare l’orrore della guerra e il suono assordante delle bombe. La famiglia ha ricevuto la visita dell’ambasciatrice dello Stato di Palestina in Italia, S.E. Mona Abuamara, che ha incontrato e ringraziato i medici e tutto il personale che si è occupato della salute del bambino. Preso in cura dall’UOC di Cardiologia Pediatrica guidata dalla professoressa Maria Giovanna Russo, dopo le prime visite e la conferma della diagnosi, Rayan è stato preparato all’intervento. «Semplificando – spiega Guido Oppido – la malattia del piccolo Rayan è un difetto cardiaco congenito in cui entrambi i grandi vasi, aorta e arteria polmonare, originano dal ventricolo destro, con un circuito di sangue poco ossigenato». In queste condizioni il piccolo mostrava ormai gravi segni di affaticamento cardiaco, da cui l’esigenza di procedere con l’intervento. «È stata una ricostruzione molto complessa, ma alla fine tutto è andato per il meglio» prosegue il cardiochirurgo. Nei giorni scorsi Rayan si è ristabilito del tutto ed è stato dimesso. «Nonostante la sua età – dicono i medici – ha mostrato tanto coraggio e non ha mai smesso di regalarci sorrisi. Poterlo curare e coccolare anche un po’ è stato per tutti noi un privilegio, ricordandoci ogni giorno il senso più profondo del nostro lavoro: restituire ai bambini come lui la possibilità di crescere, giocare e sperare nel futuro». Anche ai successivi controlli di follow-up le condizioni del bimbo sono apparse ottimali e i medici sono fiduciosi che questo capitolo della sua vita possa considerarsi ormai chiuso. «Ogni storia come quella del piccolo Rayan – commenta la direttrice generale Anna Iervolino – rappresenta l’essenza più autentica della nostra missione: garantire cure di altissima complessità a tutti i bambini, senza distinzione di provenienza o condizione. Dietro a ogni successo clinico c’è un lavoro di squadra che unisce professionalità, competenza e un profondo senso di umanità. È questo il valore che rende il Monaldi un punto di riferimento nazionale e internazionale nella sanità pubblica».</p>
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		<title>Al Cardarelli la prima angiosuite per l&#8217;emergenza</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Oct 2025 08:17:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[BUONA SANITA']]></category>

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<br />
 Visita del presidente della Regione De Luca al reparto. In un’unica sala di Radiologia Interventistica, un Angiografo, una Tac, il ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="elementToProof"></div>
<blockquote>
<div class="elementToProof"> <i>Visita del presidente della Regione De Luca al reparto. </i><i>In un’unica sala di Radiologia Interventistica, un Angiografo, una Tac, </i><i>il Tavolo operatorio e l’ecografo permettono di non spostare il paziente in emergenza, riducendo i tempi che intercorrono tra diagnosi e intervento.</i></div>
</blockquote>
<div class="elementToProof">L’Ospedale Cardarelli di Napoli è la prima struttura sanitaria pubblica italiana a dotarsi di una sala con “angiosuite” che potrà gestire sia l’emergenza che le attività in elezione. L’altra macchina dello stesso genere (un modello meno performante) è presente in Italia solo all’IEO di Milano &#8211; ospedale privato – ed è usata solo per le procedure in elezione. L’investimento per la nuova tecnologia del Cardarelli è stato di circa 3 milioni di euro ed è stato effettuato attingendo a fondi ministeriali per l’innovazione tecnologica in ambito sanitario.</div>
<div class="elementToProof"></div>
<div class="elementToProof">Il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, ha visitato il reparto di Radiologia interventistica dove è presente la tecnologia insieme al direttore generale del Cardarelli Antonio d&#8217;Amore. Successivamente, ha visitato anche il cantiere della nuova sala emodinamica della Cardiologia con UTIC e il cantiere del padiglione centrale in fase di restauro.</div>
<div class="elementToProof"></div>
<div class="elementToProof">La sala angiosuite permetterà di effettuare in un unico ambiente le procedure che prima si realizzavano in Sala operatoria e nei reparti di Radiologia e Radiologia Interventistica, evitando di spostare il paziente e riducendo così i tempi di intervento. L’integrazione tra le diverse tecnologie, inoltre, permette di avere delle immagini di altissimo dettaglio, aumentando la precisione di intervento del Radiologo Interventista.</div>
<div class="elementToProof"></div>
<div class="elementToProof">L’angiosuite, infatti, permette di acquisire le immagini dei vasi sanguigni attraverso l’angiografo e le immagini degli organi e delle ossa attraverso la TAC; le informazioni raccolte dai due sistemi vengono integrate da un software di modellazione 3d che restituisce una visione estremamente affidabile e dettagliata al medico. Questa tecnologia apre nuove possibilità di intervento anche nell’ambito dei trattamenti percutanei in oncologia, evidenziando al Radiologo una mappa puntuale dei vasi danneggiati, permettendo biopsie estremamente precise e garantendo tempi di recupero rapidi al paziente.</div>
<div class="elementToProof"></div>
<div class="elementToProof">La Radiologia interventistica dell’Ospedale Cardarelli, diretta da Raffaella Niola, è l’unico reparto in Italia in cui i medici sono presenti, in guardia attiva, h24, permettendo un’estrema velocità di intervento per la gestione dei pazienti in emergenza e una riduzione dei tempi di ospedalizzazione. Soltanto nel 2024 sono state effettuate ben 11.185 procedure, di cui 4mila urgenze (il 40% circa), 8.465 a beneficio di pazienti interni e 1.290 per l’utenza esterna, proveniente cioè da ospedali ed altre strutture del territorio (seconde cure) o da aziende in convenzione.</div>
<div class="elementToProof">L’Unità Operativa Complessa di Radiologia Interventistica può contare oggi su 53 unità in totale (10 medici, 22 Tecnici di Radiologia, 18 Infermieri e 3 OSS) ed è sede di training nazionali ed internazionali accreditati dalla Società Europea di Radiologia Cardiovascolare e Interventistica.</div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Cuore, studio campano rivoluziona standard cura</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Sep 2025 16:01:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
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Un nuovo studio italiano rivoluziona lo standard di cura dei pazienti che hanno subito un&#8217;angioplastica coronarica, dimostrando sicurezza ed ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center">&nbsp;</p>
<p>Un nuovo studio italiano rivoluziona lo standard di cura dei pazienti che hanno subito un&rsquo;angioplastica coronarica, dimostrando sicurezza ed efficacia di un approccio farmacologico personalizzato. Il team di ricerca tutto campano, coordinato dal prof.&nbsp;<strong>Giovanni Esposito</strong>, Direttore del DAI di Scienze Cardiovascolari, Diagnostica per Immagini e Rete Tempo Dipendente delle Emergenze Cardiovascolari dell&rsquo;Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II e Presidente della Scuola di Medicina e Chirurgia dell&rsquo;Universit&agrave; federiciana, ha dimostrato che la terapia antiaggregante doppia (DAPT), che di solito viene prescritta per 12 mesi, &egrave; pi&ugrave; efficace se somministrata &ldquo;su misura&rdquo; per un periodo che pu&ograve; variare dai 3 ai 24 mesi. I risultati dello studio PARTHENOPE sono stati pubblicati sul Journal of the American College of Cardiology, insieme a un editoriale che ne sottolinea il valore e le implicazioni cliniche. Il lavoro &egrave; stato discusso di recente anche in occasione del meeting annuale dell&rsquo;European Society of Cardiology (ESC), che si &egrave; tenuto a Madrid ed &egrave; stato presentato dal prof.&nbsp;<strong>Raffaele Piccolo</strong>, responsabile del Programma di Trattamento percutaneo della malattia coronarica acuta e cronica e direttore della Scuola di Specializzazione in Malattie dell&rsquo;Apparato Cardiovascolare dell&rsquo;Universit&agrave; Federico II di Napoli.</p>
<p>&laquo;<em>La DAPT &egrave; un trattamento farmacologico che combina due farmaci antiaggreganti piastrinici, solitamente aspirina e un inibitore del recettore P2Y12</em>&nbsp;&ndash; spiega&nbsp;il prof.&nbsp;<strong>Esposito</strong>&nbsp;&ndash;&nbsp;<em>viene prescritta ai pazienti che hanno subito un&rsquo;angioplastica coronarica, una procedura mininvasiva che serve a ripristinare il flusso sanguigno al cuore, dilatando le arterie coronarie ristrette o ostruite dalla placca aterosclerotica. Si ricorre alla DAPT dopo l&rsquo;intervento per prevenire la formazione di coaguli di sangue che potrebbero ostruire nuovamente i vasi sanguigni. Generalmente, nella stragrande maggioranza dei pazienti la durata di questa terapia &egrave; di 12 mesi. Lo studio PARTHENOPE mette in discussione questa strategia di cura, dimostrando l&rsquo;efficacia di un approccio personalizzato</em>&raquo;.</p>
<p>Lo studio, che ha coinvolto oltre 2.100 pazienti, &egrave; il primo randomizzato che ha confrontato i due approcci: da un lato la strategia standard, cio&egrave; la DAPT per 12 mesi, indipendentemente dalle condizioni del paziente; dall&rsquo;altro una strategia personalizzata, in cui la durata della DAPT &egrave; stata adattata in base al &ldquo;punteggio DAPT&rdquo; del paziente e alla sua presentazione clinica (sindrome coronarica acuta o cronica). Il &ldquo;punteggio DAPT&rdquo; (Dual Antiplatelet Therapy Score) &egrave; uno strumento clinico che valuta il rapporto rischio-beneficio di continuare la DAPT per un periodo prolungato, generalmente oltre i 12 mesi dopo l&rsquo;impianto dello stent.</p>
<p>&laquo;<em>I risultati del nostro lavoro sono stati sorprendenti</em>&nbsp;&ndash; sottolinea&nbsp;<strong>Esposito</strong>&nbsp;&ndash;&nbsp;<em>la strategia personalizzata ha portato a una riduzione del 20% del rischio di eventi avversi clinici netti (NACE), come morte, infarto miocardico, ictus o sanguinamento grave in un periodo di due anni. Il beneficio principale &egrave; stato una riduzione degli infarti del miocardio e delle rivascolarizzazioni urgenti, senza un aumento del rischio di sanguinamento</em>&raquo;.</p>
<p>I ricercatori hanno quindi concluso che, in una popolazione eterogenea di pazienti sottoposti ad angioplastica coronarica, un approccio personalizzato alla durata della DAPT offre un beneficio clinico netto superiore rispetto all&rsquo;approccio standard.</p>
<p>&laquo;<em>Questo risultato segna un traguardo importante per la nostra Azienda Ospedaliera Universitaria. Il forte legame tra ricerca, assistenza e formazione arricchisce professionisti, ricercatori e pazienti, permettendoci di offrire cure di eccellenza e di produrre evidenze scientifiche di altissimo livello, contribuendo al progresso scientifico. Lo studio rappresenta un passo avanti nelle scienze cardiovascolari, puntando l&rsquo;attenzione sull&rsquo;efficacia di terapie mirate alle esigenze dei singoli pazienti verso una medicina sempre pi&ugrave; personalizzata</em>&raquo;, sottolinea&nbsp;<strong>Elvira Bianco&nbsp;</strong>Direttore Generale dell&rsquo;Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II.</p>
<p>&nbsp;</p>
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