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	<title>SCRIVONAPOLI &#187; ARTE</title>
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	<description>Giornale Online &#124; Le notizie di Napoli e Campania</description>
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		<title>Aprile, le mostre d’arte aperte durante la Pasqua</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 17:16:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[TERZA PAGINA]]></category>

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		<description><![CDATA[<br />
Festività primaverili, tra aprile e maggio, nella bellezza dell’arte a Napoli, Roma, e Parma che, con specifici progetti espositivi ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="font-weight: 400;">Festività primaverili, tra aprile e maggio, nella bellezza dell’arte a Napoli, Roma, e Parma che, con specifici progetti espositivi dedicati a Mirò, a Matisse, a Caravaggio, a Monet e all’Impressionismo francese, propongono una panoramica della storia dell’arte attraverso quattro secoli, dal Seicento al Novecento, tra sperimentazioni, innovazioni e ribellioni.</p>
</blockquote>
<p style="font-weight: 400;"> <em><u>Napoli, sino al 26 aprile</u></em>: la Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta ospiterà sino al 26 aprile la mostra: “<strong>Joan Miró: per poi arrivare all’anima”, </strong>prodotta da Navigare S.r.l. e curata da Achille Bonito Oliva con Vittoria Mainoldi. Protagonista della rassegna è la poetica del pittore catalano che, attraverso circa 120 opere – quasi tutte litografie – provenienti da collezioni private, si rivela in un’arte fatta di sperimentazioni, di continua ricerca, di connubio tra parola e immagine, tra arte visiva e letteratura, in un universo in cui la parola diventa plastica, si rende forma, segno e colore. Tra le opere esposte, le tavole che accompagnano i volumi I e II del catalogo ragionato delle litografie di Miró, alcune copertine di LP disegnate dall’artista, e la personale interpretazione del personaggio teatrale Ubu Roi creato nel 1896 da Alfred Jarry, padre della Patafisica, con alcune litografie originali a colori (1966) e una serie di riproduzioni “after” di litografie (Ed. Seat, 1987) intitolate <em>Enfance d’Ubu</em>, sempre ispirate alla trilogia scritta da Jarry. Di grande suggestione, infine, anche la raccolta di opere dedicate a soggetti ricorrenti nell’arte di Miró: la figura femminile, il mondo della natura, in particolare degli uccelli, e i famosi “Personnages”, figure ibride, immaginarie, collegate ad un’idea di universo e di natura primordiale.</p>
<p style="font-weight: 400;"><em><u>Parma, sino al 31 maggio:</u></em> <strong>“<em>Impressionisti: 100 anni di riflessi. Gli Impressionisti da Monet a Bonnard”</em></strong> è il titolo della mostra in corso a Palazzo Tarasconi nel centro di Parma che, in soli 45 giorni, ha registrato 16 mila visitatori. Nel centenario della morte del pittore francese Claude Monet (1840 – 1926), l’esposizione, prodotta da Navigare S.r.l. con il patrocinio della Provincia di Parma e curata dallo storico dell’arte Stefano Oliviero, presenta più di 70 opere di oltre 30 artisti, provenienti da collezioni private italiane e francesi, tra le quali spiccano due dipinti di Monet, figura cardine della rivoluzione artistica impressionista. Un focus speciale mette, infatti, in dialogo l’opera giovanile <em>Tempête à Sainte-Adresse</em> (1857 ca.) e un dipinto della maturità, <em>Les Pêcheurs de Poissy</em> (attr., 1882 ca.), offrendo uno sguardo privilegiato sull’evoluzione della poetica del Maestro. Nei 100 anni di riflessi evidenziati dal titolo, corre la storia dell’arte e risiede il significato della mostra che rimanda non solo al riflesso della luce, elemento centrale nell’opera di Monet e degli Impressionisti, ma anche al riflesso di un’eredità artistica. Dipinti a olio, acquerelli, disegni e incisioni, sono le opere di artisti del calibro di: Théodore Rousseau, Charles-François Daubigny, Jean François Millet, Antoine Guillemet, Eugène Isabey, Narcisse Virgile Diaz De La Peña, Alfred Sisley, Paul César Helleu, Johan Barthold Jongkind, Henri Gervex, Giovanni Boldini sino aPierre Bonnard.</p>
<p style="font-weight: 400;">
<p style="font-weight: 400;"><em><u>Roma, sino al 28 </u></em><em>giugno: </em>al Museo della Fanteria e dell’Esercito Italiano, a Roma, l’arte raddoppia grazie alle due mostre prodotte da Navigare S.r.l., dedicate al genio del Caravaggio e dei caravaggeschi e alle sperimentazioni del francese Henri Matisse. Le due esposizioni prevedono un biglietto abbinato di 20 euro (lun/ven) e di 22 euro nelle giornate festive e nei weekend, da acquistare direttamente in biglietteria.</p>
<p style="font-weight: 400;">Al piano terra è presente l’esposizione <strong>“<em>Caravaggio e i Maestri della luce</em>”, </strong>a cura di Alberto Bertuzzi e Francesco Gallo Mazzeo, un invito a immergersi nel mondo straordinario del caravaggismo, esplorando l’influenza di Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, su un’intera generazione di artisti europei. Al centro dell’esposizione l’olio su tela del Caravaggio <em>L’incredulità di San Tommaso</em>, a cui fanno da contorno 22 opere di artisti come, tra gli altri, Bartolomeo Manfredi, Orazio Gentileschi, Matthias Stomer, Giovan Battista Caracciolo detto Battistello, Massimo Stanzione, Bartholomeus Van Der Helst e Jusepe De Ribera.</p>
<p style="font-weight: 400;">Nelle sale al secondo piano è presente la mostra <strong><em>“</em></strong><strong><em>L’ultimo Matisse &#8211; Morfologie di carta”,</em></strong> a cura della storica dell’arte Vittoria Mainoldi. Con 114 opere divise nelle sezioni <em>Verve, Jazz, Disegni, Libri d’artista e libri illustrati</em>, l’esposizione racconta la colorata rivoluzione gli ultimi 15 anni del percorso artistico del pittore francese maestro del Fauvismo, che, dagli anni delle avanguardie parigine della pittura, dopo essersi trasferito a Nizza (dove morì nel 1954), trova ispirazione nelle nuove forme espressive, dal disegno alla grafica, dando vita alle opere papier découpé, “dipingendo con le forbici”.</p>
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		<title>A villa Pignatelli la mostra Warhol vs Banksy</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 17:11:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTE]]></category>

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		<description><![CDATA[Andy Warhol, Banksy e il percorso innovativo e rivoluzionario di questi due grandi artisti che hanno cambiato il modo di ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Andy <b>Warhol,</b> <b>Banksy </b>e il percorso innovativo e rivoluzionario di questi due grandi artisti che hanno cambiato il modo di vivere l’arte degli ultimi 50 anni, sono al centro della mostra <b><i>Warhol Vs Bansky Passaggio a Napoli</i></b>, curata da <b>Sabina de Gregori</b> e <b>Giuseppe Stagnitta</b>, a <b>Villa Pignatelli</b> di Napoli <b>dal 22 gennaio al 2 giugno 2026.<span class="Apple-converted-space"> </span></b></p>
<p>La mostra inaugurata il 21 gennaio alle ore 15:00 alla presenza del Direttore Generale Musei <b>Massimo Osanna</b>, della Direttrice delegata di Palazzo Reale, <b>Tiziana D’Angelo</b>, del Presidente di MetaMorfosi, <b>Pietro Folena</b>, dal Coordinatore delle Politiche Culturali del Comune di Napoli, <b>Sergio Locoratolo</b>, dal Presidente dalla Commissione Cultura della Camera dei deputati on. <b>Federico Mollicone</b> e dai curatori della mostra <b>Sabina de Gregori</b> e <b>Giuseppe Stagnitta</b>.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Patrocinata dal <b>Ministero della Cultura</b> e dal <b>Comune di Napoli</b>, prodotta e organizzata da <b>Metamorfosi Eventi</b>, catalogo <b>Gangemi</b> editore, con il sostegno di <b>Enel </b>e di <b>Romeo Collection</b>, la mostra propone un confronto stimolante tra due artisti e due personalità apparentemente distanti: il favoloso mondo di Andy Warhol, l’artista più fotografato al mondo, famoso e onnipresente, contro l’anonimo Banksy, che ha reso la sua arte un evento mediatico mondiale.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b><i>Passaggio a Napoli</i></b> vuole essere il racconto di come, a trent’anni di distanza, i due più noti artisti del pianeta – l’americano Andy Warhol, nato a Pittsburgh, e il britannico Banksy, originario di Bristol – hanno subìto il fascino irresistibile di Napoli, di Partenope, di Pompei, del Vesuvio, e della forza mediterranea e globale di questa grande capitale culturale. Oltre a mettere a confronto i due grandi artisti, infatti, la mostra offre una lettura del legame speciale che entrambi hanno avuto con Napoli, e alcuni elementi di approfondimento scientifico sulla cosiddetta <i>Madonna con la pistola</i> di Banksy a Piazza Gerolomini.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Le opere esposte sono oltre 100, provenienti da famose collezioni private di tutto il mondo e da importanti gallerie d’arte. Dalla <b>Marilyn Monroe</b> realizzata da Warhol dopo la morte dell’attrice nel 1962 ai famosi ritratti di <b>Mick Jagger</b>, <b>Keith Haring</b>, <b>Joseph Beuys</b>, <b>Liza Minelli</b>, <b>Mao</b>, <b>Lenin</b> e <b>Kennedy</b> di Warhol e la <b>Regina Vittoria </b>di Banksy.</p>
<p>«Con Warhol vs Banksy | Passaggio a Napoli, Villa Pignatelli conferma la propria apertura al dialogo con l’arte contemporanea &#8211; dichiara il Direttore generale Musei <b>Massimo Osanna</b> &#8211; inserendosi in una visione che vede i musei come luoghi capaci di accogliere linguaggi diversi e di parlare al presente. Il confronto tra Andy Warhol e Banksy mette in luce due modalità differenti, ma ugualmente incisive, di interpretare la città, l’immaginario collettivo e il rapporto tra arte e società. Napoli diventa così non semplice sfondo, ma parte attiva di questo dialogo, luogo di passaggi, stratificazioni e trasformazioni. È un progetto che rafforza l’idea di museo come spazio vivo, in cui il contemporaneo non è un’aggiunta, ma uno strumento per ampliare lo sguardo e coinvolgere pubblici diversi, a partire dalle nuove generazioni».</p>
<p>Da una parte, dunque, Warhol e le sue opere diventate un prodotto di consumo e il suo nome un vero e proprio brand, e dall’altra Banksy grande esperto di comunicazione, che continua a far parlare di sé trasformando il vandalismo di strada in un evento internazionale da prima pagina, capace di raggiungere l’intero pianeta, usando il suo anonimato per diventare icona, e dunque brand, allo stesso modo di Warhol.<span class="Apple-converted-space">  </span>Il focus della mostra è proprio questo: investigare in parallelo gli obiettivi e gli intenti dei due artisti che più hanno lavorato sulla propria immagine pubblica. Due artisti geniali, capaci di creare un cocktail potente di celebrità, satira e voyerismo e che hanno saputo trasformare la loro arte in un evento straordinario.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Secondo il Presidente dalla Commissione Cultura della Camera dei deputati on. <b>Federico Mollicone</b> «Mettere in dialogo questi due artisti all’ombra del Vesuvio – anzi, all’ombra di Vesuvius, un’opera di Warhol fuori dal comune presente in mostra – significa riconoscere a Napoli la sua natura di capitale culturale europea, un luogo dove l&#8217;alto e il basso, il sacro e il profano, la cultura d&#8217;élite e la street art si fondono in un unicum irripetibile».</p>
<p>Si affronteranno inoltre temi comuni a entrambi come la musica e che costituiranno un faccia a faccia unico. Dischi e manifesti iconici dei due artisti – tra tutti la famosa banana del 1967 della copertina di <b>The Velvet Underground &amp; Nico</b>, simbolo di una generazione musicale che sarà in dialogo con l’opera di Banksy dal titolo <b>Pulp Fiction</b>, in cui John Travolta anziché la pistola ha in mano la banana iconica di Warhol e oltre 50, tra vinili di Warhol firmati e cd con le copertine realizzate da Banksy. «Su Warhol e Banksy, Napoli ha esercitato un fascino che richiama quello esercitato su tanti altri nel passato – commenta il Presidente di MetaMorfosi, <b>Pietro Folena</b>. &#8211; Da Caravaggio, fuggito da Roma, alla stagione del Grand Tour, pittori e artisti italiani ed europei hanno scelto Napoli, il Vesuvio, Pompei, Capri, le marine come scenari senza paragoni per la propria ispirazione».</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Calvizzano, dipinto dedicato alla Patrona d’Europa</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Dec 2025 08:21:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTE]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160;<br />
Il 9 dicembre sera &#232; stato inaugurato nella Chiesa di San Giacomo Apostolo un imponente dipinto raffigurante Santa Brigida ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div data-canvas-width="641.5733333333332">&nbsp;</div>
<div data-canvas-width="509.58133333333353">Il 9 dicembre sera &egrave; stato inaugurato nella Chiesa di San Giacomo Apostolo un imponente dipinto raffigurante Santa Brigida di Svezia, fondatrice dell&rsquo;Ordine e Patrona d&rsquo;Europa. L&rsquo;iniziativa, promossa dall&rsquo;Ordine Militare del SS. Salvatore e di Santa Brigida di Svezia, ha visto la partecipazione del parroco Don Ciro Tufo, del Cavaliere di Collare Biagio Abbate (responsabile dell&rsquo;Ordine) e del pittore Giuseppe Vitale, autore dell&rsquo;opera. Durante l&rsquo;omelia, Don Ciro ha ricordato le numerose tele gi&agrave; realizzate dal Maestro Vitale per la chiesa, tra cui la Madonna che scioglie i nodi, San Giuseppe e vari santi patroni. Il Cavaliere di Gran Croce Scarpa ha illustrato le</div>
<div data-canvas-width="51.81866666666673">attivit&agrave; caritative dell&rsquo;Ordine, come l&rsquo; orto sociale dedicato alla Santa e la proposta di intitolarle una strada a Mugnano. Nel corso della cerimonia, il Preside del Molise, Cavaliere Ufficiale Giac&ograve;, ha consegnato al maestro Vitale un attestato di benemerenza per il suo contributo artistico alla diffusione del culto di Santa Brigida.</div>
<div data-canvas-width="67.424">L&rsquo;evento si &egrave; concluso con la lettura, a cura del Commendatore Paiano, del messaggio di saluto di Monsignor Davide Carbonaro, Arcivescovo di Potenza e Gran Priore dell&rsquo;Ordine di Santa Brigida.</div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Dipinti e sculture a Santa Maria la Nova</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Dec 2025 19:02:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTE]]></category>

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		<description><![CDATA[Città Metropolitana di Napoli: inaugurata una selezione di dipinti della Collezione d’Arte in tre sale nel Complesso Monumentale di Santa ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="gmail-Standard"><b>Città Metropolitana di Napoli: inaugurata una selezione di dipinti della Collezione d’Arte in tre sale nel Complesso Monumentale di Santa Maria la Nova con il sindaco metropolitano Gaetano Manfredi</b></p>

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<p class="gmail-Standard">A partire dal mese di dicembre 2025 sarà possibile ammirare una selezione di opere, dipinti e sculture, appartenenti alla Collezione d’Arte della Città Metropolitana di Napoli in tre sale del Complesso Monumentale di Santa Maria la Nova. Un primo passo nel percorso di valorizzazione di un ricco patrimonio storico-artistico che conta oltre 500 opere tra Ottocento e Novecento, in spazi propri dedicati.</p>
<p class="gmail-Standard">Tre i nuclei tematici presenti nelle sale adiacenti alla Sala del Coro, immediatamente successiva all’Aula del Consiglio: dalle opere ritrovate e recuperate che raccontano la grande pittura dell&#8217;Ottocento, alle suggestive vedute del Golfo partenopeo, fino alle raffigurazioni della figura femminile nella pittura napoletana tra fine Ottocento e primo Novecento.</p>
<p class="gmail-Standard"><i>“Sono particolarmente orgoglioso di inaugurare queste tre sale espositive qui a Santa Maria la Nova che ospitano una selezione di opere della prestigiosa Collezione d’Arte dell’ex Provincia di Napoli riferite in prevalenza all’Ottocento e al Novecento, acquisite al patrimonio, soprattutto grazie alla volontà dell’Ente di sostenere le manifestazioni espositive della Società Promotrice di Belle Arti a Napoli nel XIX secolo. Da ultimo la Collezione si è arricchita anche grazie alla prezioso lavoro del Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale che ha riportato a casa alcune importanti tele, come “L’Oracolo di Delfo” di Camillo Miola e il “Ritratto di Vittorio Emanuele III” di Achille Talarico, presentate alla stampa lo scorso mese di febbraio e qui esposte alla piena fruizione del pubblico, insieme alle altre. L’apertura di queste tre sale è un primo passo per una valorizzazione più ampia della Collezione d’Arte che possiamo riassumere essenzialmente in due azioni: nel 2026 faremo una mostra presso la Reggia di Portici con i nostri dipinti, e nei prossimi anni un’esposizione permanente, con un numero maggiore di opere, presso il Complesso Monumentale di Santa Maria la Nova”</i>afferma il sindaco metropolitano di Napoli, <b>Gaetano Manfredi.</b></p>
<p class="gmail-Standard"><i>“Plauso a questa bella operazione di fruizione della Collezione d’Arte della Città Metropolitana di Napoli, una raccolta davvero rilevante di opere dell’Ottocento e Novecento, siamo al fianco dell’Ente per valorizzarla al meglio”</i> così l’architetto <b>Rosalia D’Apice</b>, delegato della soprintendenza ABAP per il Comune di Napoli.</p>
<p class="gmail-Standard"><b>&#8220;DIPINTI RITROVATI &#8211; RITORNI E RECUPERI&#8221;</b></p>
<p class="gmail-Standard">La prima sala celebra il recupero e il ritorno di importanti opere della Collezione d’Arte della Città Metropolitana di Napoli, presentando dipinti che raccontano la storia, la società e la pittura napoletana tra Ottocento e primo Novecento.</p>
<p class="gmail-Standard">Domina la sala il maestoso dipinto di <b>Lionello Balestrieri</b> <b><i>Il Pazzo e i savi</i></b> (1911, olio su tela, 400 x 200 cm). Al centro della scena un povero pazzo su cui piovono gli insulti dei “savi” e carote e pomodori, nonché bambini spettatori della scena, un episodio vero a cui il pittore senese ha  assistito a Parigi rimanendone profondamente turbato come racconta nell’autobiografia romanzata data alle stampe con lo pseudonimo di Arduino Bassi nel 1933 con il titolo <i>Una rondine non fa primavera</i>, in cui viene descritto il motivo ispiratore del quadro: “<i>Nel pomeriggio di una bella giornata di sole s’era imbattuto per strada in un crocchio di gente di ogni ceto che rideva e sghignazzava intorno a un povero diavolo, mezzo scemo, che cercava di sottrarsi ai motteggi delle gente. Il primo impeto fu di difendere il malcapitato ma il branco di savi si sarebbe fatto ancora più minaccioso e lui passò oltre, disgustato che nella Ville Lumière succedessero simili scene. Tutti gridavano “Fouiou, Fouiou”, era il nome del pazzo e l’artista sentì quel grido negli orecchi per parecchi mesi e non fu contento fino a che non ebbe fissato quella scena su una grande tela”.</i> Balestrieri cominciò a lavorarci nel 1901 ma il quadro rimase per dieci anni nello studio parigino del pittore che intanto si era trasferito a Napoli, a dirigere il Museo Artistico Industriale. Tornato a Parigi, avrebbe apportato modifiche e alcuni critici hanno notato, dal grappolo di palloncini colorati e dalla signora in rosso che sorride, quasi un richiamo alla cartellonistica pubblicitaria di inizio Novecento.</p>
<p class="gmail-Standard">Sulla parete frontale la monumentale tela di <b>Francesco Sagliano</b> <b><i>Entrata di Sua Maestà Vittorio Emanuele II in Roma</i></b> (1872, olio su tela, 280 x 160 cm), che gli fu commissionata dall’allora ministro della Pubblica Istruzione Cesare Correnti, opera celebrata nelle grandi esposizioni nazionali dell&#8217;epoca &#8211; Milano 1872, Vienna 1873, Napoli 1877 &#8211; dove il pittore casertano utilizza il pretesto dell&#8217;evento storico per dare prova di una spiccata vena paesaggistica. La splendida veduta di Roma sotto un cielo che si dirada all&#8217;arrivo del sovrano diventa metafora della nuova stagione politica dei Savoia.</p>
<p class="gmail-Standard">In sala è possibile ammirare anche <b><i>I perditempo</i></b> di <b>Achille Martelli</b> (1873, olio su tela, 100 x 72 cm) e <b><i>I maldicenti </i></b>di Giuseppe Boschetto (1886, olio su tela, cm 57 x 102 cm). Quest’ultimo ritrae un gruppo di uomini e donne impegnati in una conversazione “pettegola” ai danni di un signore vestito di scuro sull’estrema sinistra, nello spiazzo antistante un edificio antico. L’opera venne presentata alla Promotrice napoletana del 1886 e registrata nell’inventario delle opere d’arte della Provincia pubblicato nel 1912. Da non perdere il dipinto<b><i> Un discendente del Profeta</i></b> di <b>Attilio Pagliara</b> (1881, olio su tela, 58 x 74 cm), testimonianza della pittura orientalista.</p>
<p class="gmail-Standard">Il <b><i>Ritratto del Re Vittorio Emanuele III</i></b> di <b>Achille Talarico</b> (1902, olio su tela, 144 x 85 cm), è stato riportato a casa grazie al prezioso lavoro del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, insieme al dipinto <b><i>L&#8217;Oracolo di Delfo</i></b> di <b>Camillo Miola</b> (1881, olio su tela, 144 x 107 cm), capolavoro assoluto, opera neopompeiana presentata all&#8217;Esposizione nazionale di Torino del 1880 e acquistata dalla Provincia di Napoli nel 1881. L&#8217;impostazione scenica teatrale, la sacerdotessa Pizia al culmine dell&#8217;estasi tra sacerdoti e interroganti in vesti sontuose, i riferimenti archeologici alla <i>Vittoria Alata</i> di Pompei, rendono quest&#8217;opera una sintesi perfetta delle esperienze dell&#8217;artista napoletano. L’opera era finita nelle sale del Getty Museum di Los Angeles, attraverso il mercato antiquario americano, dopo essere stata illecitamente portata all’estero ed è ritornata nella Collezione d’Arte della Città Metropolitana di Napoli grazie al prezioso lavoro della Procura di Roma, del Reparto Operativo del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale. Chiude il percorso il gruppo scultoreo in bronzo del 1929 <b><i>La spina </i></b>di Saverio Gatto.</p>
<p class="gmail-Standard"><b>“OMAGGIO A NAPOLI&#8221;</b></p>
<p class="gmail-Standard">Un affascinante viaggio visivo attraverso il Golfo di Napoli tra Settecento e Ottocento, con vedute che celebrano la bellezza del paesaggio partenopeo e la sua luce unica.</p>
<p class="gmail-Standard">Il percorso si apre con la grande <b><i>Marina</i></b> settecentesca di <b>Adrien Manglard</b> (olio su tela, 202 x 107 cm), artista lionese attivo a Roma, che ritrae il paesaggio marino del Golfo con il Castel dell&#8217;Ovo e il Vesuvio sullo sfondo, mentre pescatori intenti a sistemare gli attrezzi occupano il primo piano. Manglard combina sapientemente elementi reali ad altri inventati, come il torrione sulla destra che funge da quinta teatrale.</p>
<p class="gmail-Standard">La <b><i>Veduta di Napoli da Santa Lucia</i></b> di <b>Pietro Fabris</b> (secolo XVIII, olio su tela, 76 x 42 cm) offre un controcampo rispetto alla veduta di Manglard: il Borgo di Santa Lucia e il Chiatamone con il Convento dell&#8217;Immacolata sul Monte Echia (oggi sede dell&#8217;Archivio di Stato) e la chiesetta di Santa Maria della Catena, prima degli stravolgimenti tardo ottocenteschi. Una strada litoranea &#8220;democratica&#8221; affollata da gente comune, frati domenicani e notabili con le loro carrozze.</p>
<p class="gmail-Standard">Splendido anche il panorama <b><i>Da Mergellina</i></b> di <b>Federico Cortese</b> (1881, olio su tela, 68 x 29 cm), dove l&#8217;artista mescola magistralmente la pittura dal vero appresa nella Parigi degli impressionisti, con ricercati effetti luministici ed espedienti romantici. Alla luce abbagliante che produce la specchiatura in acqua di Castel dell&#8217;Ovo si contrappone un primo piano in ombra, in cui spicca il puntino rosso del copricapo di un pescatore. A questa veduta fa da contraltare la <b><i>Marina da Palazzo Donn&#8217;Anna </i></b>di Giuseppe Laezza, un olio su tela del 1885 circa. In sala sono esposti anche il capolavoro di <b>Joseph Rebell <i>Veduta di Ischia da San Michele</i></b><i> </i>(1813, olio su tela, cm 44 x 59) e il dipinto di <b>Pasquale Mattej <i>Pio IX benedice il popolo dai balconi della Reggia di Napoli</i></b><i> </i>(1849, olio su tela, cm 39 x 61)</p>
<p class="gmail-Standard">I quadri di paesaggio sono numerosissimi nella Collezione d’arte della Città Metropolitana di Napoli, valorizzata in passato grazie a ben tre mostre tematiche<i>: I colori di Napoli. Nuove acquisizioni di paesaggi per la Quadreria della Provincia di Napoli </i>(2003)<i>, I luoghi e la memoria del paesaggio: vedute dalla collezione della Provincia di Napoli </i>(2011)<i>, La Scuola di Resina nella Collezione della Provincia di Napoli e da raccolte pubbliche e private </i>(2012).<i></i></p>
<p class="gmail-Standard">A dimostrazione che la luce, i colori, e le bellezze architettoniche di Napoli e dei suoi dintorni, da sempre hanno affascinato gli artisti provenienti da tutto il mondo.</p>
<p class="gmail-Standard"><b>&#8220;FIGURE DI DONNA&#8221;</b></p>
<p class="gmail-Standard">Una raffinata selezione di opere dedicate alla rappresentazione della figura femminile nella pittura napoletana tra la fine dell&#8217;Ottocento e i primi del Novecento, che documenta le diverse sensibilità artistiche del periodo: dal ritratto intimo, al realismo al simbolismo.</p>
<p class="gmail-Standard">Il percorso si apre con <b><i>La Civiltà del 1870</i></b> di <b>Eurisio Capocci</b> (1871, olio su tela, 80 x 118 cm), opera dal forte contenuto simbolico, in cui l’artista raffigura una donna investita da una folata di vento che le sconvolge il vestito e i capelli che guarda, davanti a un dirupo, un paesaggio stravolto dalla brutalità della guerra. Il dipinto fu presentato all’VIII Promotrice napoletana del 1871 e riproposto alla stessa esposizione del 1888, figura nell’inventario dell’Amministrazione provinciale del 1875. E’ sconvolta dal vento anche la figura femminile ritratta da <b>Michele Tedesco</b> ne<b><i> La tempesta</i></b> (1890, olio su tela, 57 x 105 cm): la scena raffigurata è in riva al mare, la spuma creata dalle onde lambisce le gambe della donna, il cui busto e viso sono avvolto da un gran velo scuro che lascia solo intravedere il suo delicato profilo; tutto intorno un cielo oscurato a nuvole grigie. Il dipinto fu esposto alla Promotrice napoletana del 1890. In sala anche <b><i>Impressioni di una fanciulla</i></b> di <b>Francesco Sagliano</b> (1876, olio su tela, 42 x 78 cm) che mostra il versante più intimista dell&#8217;artista casertano, la piccola <b><i>Figurina</i></b> di <b>Edoardo Gallì</b> (inizio secolo XX, olio su tavola, 25 x 42 cm) dialoga con le opere di formato maggiore: e il suggestivo <b><i>Sogni</i></b> di <b>Carmine Toro</b> (1890, olio su tela, 133 x 93 cm), opera di impronta simbolista e la sensualità di <b><i>Pallida Mors</i></b> di <b>Mario Borgoni 1891 </b>(olio su tela, cm 75&#215;115). Il titolo di quest’ultima opera è tratto da un verso di un’ode di Orazio sulla caducità della vita. Borgoni riprende la grande tradizione italiana del nudo femminile, dipinto su un letto sfatto con una luce proveniente dall’alto che ne disegna i volumi. La tela fu presentata alla XXVII Promotrice napoletana ed entra negli inventari del 1912 della Provincia di Napoli. Completano la sala due pregevoli opere su carta: <b><i>Mezza Figura in bianco</i></b> di <b>Giuseppe De Sanctis</b> (1890, pastello su cartoncino, 52 x 35 cm), raffinato esempio della tecnica del pastello applicata al ritratto femminile e <b><i>Settembrina</i></b> di <b>Mario Borgoni</b>(1890, pastello su carta, 73 x 120 cm), che cattura con delicatezza la stagione autunnale dipingendo una ragazza sorridente a figura intera, in un luminoso paesaggio campestre, con una gerla d’uva in bella mostra ai suoi piedi. In dialogo con le pitture anche una scultura: <b><i>Clara</i></b> di <b>Giuseppe Renda </b>(1890, marmo bianco, h 49 cm): la testa di una donna dai lineamenti classici, con un mento volitivo e uno sguardo malinconico. L’opera è registrata negli inventari dell’Ente di piazza Matteotti nel 1912.</p>
<p class="gmail-Standard">Insieme, queste opere restituiscono uno spaccato della rappresentazione femminile nell&#8217;arte napoletana del periodo post-unitario, tra ideale e realtà, intimità domestica e simbolismo.</p>
<p class="gmail-Standard">E anche nella Collezione d’Arte della Città Metropolitana di Napoli il tema della donna è molto presente, prova ne è l’esposizione di alcune opere in due mostre tematiche: <i>Storie di donne </i>(2008) ed <i>Eroine invisibili </i>(2010).</p>
<p class="gmail-Standard">
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		<title>Città della Scienza, tra arte e meraviglia</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Oct 2025 08:27:55 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[SCIENZA]]></category>

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		<description><![CDATA[<br />
Città della Scienza si prepara a lanciare un nuovo, affascinante percorso di scoperta che intreccia la magnificenza dell’arte barocca ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p class="p1">Città della Scienza si prepara a lanciare un nuovo, affascinante percorso di scoperta che intreccia la magnificenza dell’arte barocca con il rigore e la curiosità del metodo scientifico.</p>
</blockquote>
<p class="p1"><strong>Sabato 18 e domenica 19 ottobre</strong> si terrà il primo appuntamento de “<strong>I weekend di Luca Giordano: Arte, Scienza e Meraviglia</strong>“, un ampio progetto finanziato dalla Regione Campania, pensato per far conoscere alle nuove generazioni le eccellenze culturali del passato attraverso un approccio del tutto innovativo. Da sempre, infatti, il connubio tra arte e scienza rappresenta un pilastro fondamentale dell’identità di Città della Scienza.</p>
<p class="p1">Nel corso del fine settimana, i visitatori saranno immersi nell’universo di <strong>Luca Giordano</strong>, maestro del Seicento napoletano la cui opera diventerà un inaspettato terreno di indagine e sperimentazione. L’iniziativa si distingue per la sua capacità di declinare temi artistici in chiave scientifica attraverso una serie di laboratori interattivi differenziati per fasce d’età, in cui arte e scienza si incontrano e dialogano<span class="s1"><sup>.</sup></span></p>
<p class="p1">Per i più piccoli, dai 3 ai 6 anni, è stato pensato l’interactive lab <strong>“Un movimento colorato”</strong>, un’esperienza creativa in cui il gesto e il movimento si traducono in colore, invitando i bambini a osservare e interpretare la dinamicità del corpo in una forma artistica. I giovani esploratori tra i 7 e i 10 anni potranno invece partecipare a <strong>“Un mondo che si muove intorno a noi”</strong>, un laboratorio dedicato all’osservazione delle dinamiche e delle traiettorie di oggetti di uso quotidiano, trasformando la fisica del moto in una composizione grafica, un disegno colorato o uno schizzo.</p>
<p class="p1">Ai ragazzi dagli 11 ai 13 anni è rivolto l’interactive lab <strong>“Luca si muove”</strong>, un approfondimento che parte direttamente dall’analisi delle opere dell’artista. Osservando capolavori come <em>“Il ratto di Elena” </em>e “<em>Il trionfo di Galatea</em>“, i partecipanti impareranno a riconoscere le direzioni e le geometrie del movimento impresse sulla tela, svelando la scienza nascosta nei capolavori del pittore.</p>
<p class="p1">L’offerta del fine settimana si completa con lo spettacolare science show per tutti <strong>“Giochi di luce”</strong><span class="s1"><sup>. </sup></span>Un viaggio affascinante per comprendere la natura sfuggente e ambigua della luce, come si propaga e quali inganni può creare, svelando le leggi della natura che governano questo elemento fondamentale tanto nell’arte quanto nella scienza.</p>
<p class="p1">Questo primo fine settimana segna l’avvio di un percorso che proseguirà con altri appuntamenti, confermando ancora una volta la vocazione di Città della Scienza come laboratorio di idee e di cultura. Una missione che mira a superare le barriere disciplinari per offrire al pubblico, e soprattutto ai giovani, chiavi di lettura sempre nuove per comprendere la realtà e il patrimonio culturale, stimolando la curiosità e la sete di conoscenza attraverso l’emozione della scoperta.</p>
<p class="p4">Inoltre i visitatori potranno esplorare le affascinanti attrazioni del museo.  L’avventura scientifica si rinnova con <strong>Corporea,</strong> un viaggio interattivo all’interno del corpo umano, la mostra <strong>Insetti &amp; Co.,</strong> per esplorare da vicino il mondo degli insetti; il <strong>Planetario </strong>con spettacoli immersivi per perdersi tra le stelle e i misteri dell’universo…<strong>e la novità</strong>: fino all’11 gennaio 2026 è visitabile la mostra: <strong>Arachnida: il fascino segreto di ragni e scorpioni</strong>.</p>
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		<title>Arte presepiale, un progetto per i ragazzi</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Oct 2025 09:17:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[Progetto]]></category>

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		<description><![CDATA[Mercoledì 15 ottobre alle ore 11,30 in piazzetta San Gaetano, 322 a Napoli è in programma la conferenza stampa di ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Mercoledì 15 ottobre alle ore 11,30 in piazzetta San Gaetano, 322 a Napoli è in programma la conferenza stampa di presentazione del laboratorio di arte presepiale dell&#8217;associaizone Progetto Itaca.</p></blockquote>
<p>Accogliere persone con una storia di sofferenza psichica è la mission della associazione Progetto Itaca Napoli costituita nel 2014 con lo scopo di attivare iniziative e azioni gratuite di informazione, prevenzione, supporto e riabilitazione. L’associazione napoletana è frutto di una sinergia con la Fondazione Progetto Itaca, presente sul territorio nazionale con oltre 17 realtà associative ed è aderente al modello internazionale Clubhouse International, nato negli Stati Uniti nel 1948 e oggi presente in oltre 32 Paesi, con più di 340 club attivi nel mondo.<br />
Il Club Itaca Napoli, secondo le regole di questo modello, offre ai fruitori un contesto accogliente dove attraverso attività condivise si ricostruiscono autostima, autonomia e capacità relazionali. L’espressione artistica rappresenta uno degli strumenti più efficaci per promuovere benessere e trasformazione personale ed è per questo che il Progetto Itaca Napoli promuove, grazie alla preziosa ed esclusiva partecipazione della casa farmaceutica “Otsuka Pharmaceutical Italy”, un laboratorio di arteterapia che consiste in una disciplina che utilizza mezzi espressivi come la pittura, la scultura, la modellazione, la musica e il teatro per favorire l’esplorazione del sé. Nello specifico, il laboratorio si fonda sull’arte presepiale napoletana, riconosciuta nel mondo come patrimonio di creatività, ingegno e identità collettiva. Immergersi nel mondo straordinario del Presepe significa accedere a uno spazio simbolico ricco di storia, narrazione e manualità. A coordinare le lezione il maestro di arte presepiale Marco Ferrigno che ha messo a disposizione oltre alla sua professionalità anche la sua struttura per accogliere i fruitori dell&#8217;iniziativa. Otsuka sostiene il progetto ed è presente in Italia dal 2009, si contraddistingue per la sua filosofia di condivisione e collaborazione per studiare soluzioni sempre più innovative e per rispondere alle esigenze di salute e benessere dei pazienti, fornendo farmaci che fanno la differenza concreta nella vita delle persone.<br />
Il laboratorio sarà presentato mercoledì15 ottobre alle ore 11,30 in Piazzetta San Gaetano, 322 a Napoli. Alla conferenza stampa parteciperanno Andrea Fiorillo del Dipartimento di Psichiatria dell&#8217;Università &#8220;Luigi Vanvitelli&#8221;, Raffaele Caramuscio, Market Access &amp; Regulatory Affairs Director della OTSUKA Pharmaceutical Italy, il Maestro Marco Ferrigno e Alessandra Bocchino, presidente di progetto Itaca Napoli. A supportare il progetto il professore Andrea Fiorillo, un&#8217;eccellenza di rilievo internazionale capace di coniugare scienza, empatia e innovazione, un professionista capace di mettere la persona al centro, in un approccio bio-psico-sociale che celebra l’unicità di ogni individuo.</p>
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		<title>Mecenati per il Palazzo Reale e Villa Pignatelli</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jun 2025 09:34:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTE]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono stati presentati ieri i due orologi restaurati grazie ad una sponsorizzazione del Rotary Club Napoli per il recupero e ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Sono stati presentati ieri i due orologi restaurati grazie ad una sponsorizzazione del Rotary Club Napoli per il recupero e la tutela del patrimonio del Palazzo Reale. Da oggi due “macchine del tempo” ritornano al loro posto dopo i restauri: l’orologio dell’<strong>Atlante che sorregge il mondo</strong>, opera di <em>Jaques Augustin Thuret </em>esposto nel Salone d’Ercole della reggia partenopea e una <strong>pendola da camino</strong>, che ritorna a Villa Pignatelli, conservata smontata fino a poco fa nei depositi della dimora storica alla Riviera di Chiaia.</p>
<p style="font-weight: 400;">Nello scorso mese di aprile <strong>Paola Ricciardi</strong>, Delegata alla Direzione del Palazzo Reale di Napoli e Villa Pignatelli e il prof. <strong>Massimo Franco</strong>, Presidente del Rotary Club Napoli, hanno siglato un contratto di sponsorizzazione. L’iniziativa, prima nel suo genere per Palazzo Reale e Villa Pignatelli, ha riguardato il restauro di due orologi della collezione che conta 26 pezzi esposti e una ventina giacenti nei depositi in attesa di restauro. Dopo il Quirinale il Palazzo Reale di Napoli è il museo con più orologi funzionanti esposti.</p>
<p style="font-weight: 400;"><em>&#8220;La sponsorizzazione rinsalda il legame tra gli Istituti museali e il territorio &#8211; </em>dichiara<strong> Paola Ricciardi </strong><em>&#8211; dando agli operatori economici e agli attori sociali uno strumento per promuovere la propria immagine attraverso un atto di mecenatismo, un modo concreto di contribuire alla tutela e alla valorizzazione di un patrimonio che, ricordiamo, appartiene prima di tutto alla comunità&#8221;.</em></p>
<p style="font-weight: 400;">Ma la sponsorizzazione non è l’unico strumento per contribuire alla tutela del patrimonio culturale comune.  La legge di stabilità 2016 ha reso permanente l’<strong>Art Bonus, </strong>un <em>fundraising </em>per favorire le<strong> </strong>erogazioni liberali<strong> </strong>a sostegno della cultura<strong><em> </em></strong>che però restituisce, con <strong>un credito di imposta, </strong>un’agevolazione fiscale pari al 65% dell’importo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Molti i musei che coinvolgono mecenati per progetti su interventi di restauro, protezione e manutenzione, ma anche promozione ed eventi culturali. I progetti vengono pubblicati sulla piattaforma  <a href="http://www.artbonus.gov.it/">www.artbonus.gov.it</a> e i contribuiti volontari possono essere erogati da uno o più soggetti, persone fisiche o imprese. Negli ultimi 10 anni i mecenati della cultura sono stati circa 48.500 a partire dai 450 pionieri del 2014, primo anno di applicazione della legge. Attualmente la direzione di Palazzo Reale sta lavorando alla pianificazione del recupero della <strong>Serra di Villa Pignatelli</strong>, per cui è già stato individuato un possibile mecenate e che sarà pubblicato a breve sulla piattaforma Art Bonus e, tramite lo stesso strumento, al progetto di restauro del <strong>Salottino Pompeiano:</strong> entrambi questi spazi costituiscono due gemme poco note all&#8217;interno del contesto di Villa Pignatelli, meritevoli di tornare a una piena fruizione del pubblico.</p>
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		<title>Al Tesoro di San Gennaro mostra sugli ex-voto</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Apr 2025 16:07:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTE]]></category>

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		<description><![CDATA[<br />
Sabato 12 aprile apre a Napoli al Tesoro di San Gennaro la mostra “Per Grazia Ricevuta – Visioni contemporanee dell&#8217;Ex Voto” a cura di Alberto Mattia Martini che, ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2025/04/san-gennaro.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-158355" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2025/04/san-gennaro-300x262.png" alt="san gennaro" width="300" height="262" /></a></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Sabato 12 aprile</strong> apre a Napoli al <strong>Tesoro di San Gennaro</strong> la mostra <strong>“Per Grazia Ricevuta – Visioni contemporanee dell&#8217;Ex Voto”</strong> a cura di <strong>Alberto</strong> <strong>Mattia</strong> <strong>Martini</strong> che, dopo<strong> </strong>il successo riscosso a Milano, prosegue il suo percorso nella città partenopea con una nuova edizione arricchita per l&#8217;occasione di importanti opere.</p>
<p style="font-weight: 400;">Grande protagonista della mostra è il <strong>celebre monocromo blu</strong> di <strong>Yves Klein</strong> donato dall&#8217;artista francese nel 1958 al monastero di Santa Rita da Cascia in segno di devozione, qui eccezionalmente esposto nella Sacrestia della Cappella del Tesoro di San Gennaro dove sono custoditi i dipinti di Luca Giordano.</p>
<p style="font-weight: 400;">Prodotta da <strong>D&#8217;Uva</strong> , l&#8217;esposizione si propone di esplorare e reinterpretare l&#8217;antico tema degli <strong>ex voto</strong> – testimonianze tangibili di fede, gratitudine, miracolo e sopravvivenza – attraverso lo sguardo di <strong>120 artisti</strong> , tra cui <strong>Mimmo Jodice, Mimmo Paladino, Michelangelo Pistoletto, Antonio Biasiucci, Giulia Piscitelli, Roxy in the Box, Igor Mitoraj</strong> e altri prestigiosi autori della scena contemporanea.</p>
<p style="font-weight: 400;">La mostra è stata presentata (oggi 11 aprile) da <strong>Mons. Vincenzo De Gregorio</strong> Abate Prelato della Reale Cappella del Tesoro di San Gennaro, <strong>Alberto Mattia Martini</strong> curatore, <strong>Francesca Ummarino</strong> Direttrice del Museo del Tesoro di San Gennaro, <strong>Ilaria D&#8217;Uva</strong> CEO D&#8217;Uva srl azienda che gestisce il Museo e <strong>Francesco Imperiali</strong> , Museo del Tesoro di San Gennaro.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>“Per Grazia Ricevuta – Visioni contemporanee dell&#8217;Ex Voto”</strong> al Museo del Tesoro di San Gennaro di Napoli sarà aperta al pubblico <strong>fino al 30 settembre 2025</strong> e sarà visitabile negli orari di apertura del museo (il costo del biglietto del museo comprende l&#8217;ingresso alla mostra).</p>
<p style="font-weight: 400;"><em>&#8220;Nella mostra</em> &#8211; afferma il curatore &#8211; <em>la tradizione antica si fonde con nuovi linguaggi e forme espressive contemporanee. L&#8217;oggetto votivo, da materia, si fa emblema del rapporto con altre dimensioni e affronta questioni delicate come la malattia, la morte, la rinascita: un simbolo che diviene mezzo per esprimere emozioni universali o narrazioni individuali.&#8221;</em></p>
<p style="font-weight: 400;">In “Per Grazia Ricevuta”, gli artisti attraverso vari medium e <strong>approcci artistici differenti</strong> , spaziando dalla pittura alla scultura, esplorano il concetto in un contesto attuale, rivisitando e reinterpretando il significato e l&#8217;estetica di questo <strong>genere</strong> <strong>iconografico</strong> . Gli ex voto, che <strong>Georges</strong> <strong>Didi</strong> &#8211; <strong>Huberman</strong> definiva come <em>“forme capaci di sparire e riapparire nel tempo”</em> , sono oggetti carichi di mistero e memoria. Con questa mostra, essi tornano protagonisti trasformandosi in strumenti di riflessione sulla <strong>condizione umana, la fragilità, la ricerca di senso, la relazione con il sacro e con il destino.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Non poteva che essere il <strong>Museo del Tesoro di San Gennaro</strong> — luogo da sempre deputato ad accogliere ex voto e preziose donazioni dedicate al Santo Patrono — ad ospitare una mostra che interroga la <strong>dimensione votiva come ponte tra il terreno e il trascendente.</strong> L&#8217;esposizione si snoda lungo <strong>l&#8217;intero percorso museale</strong> , dalla Cappella e le antiche Sacrestie alle sale del museo, in un contesto che custodisce da oltre sette secoli offerte provenienti da papi, sovrani e figure di spicco dell&#8217;aristocrazia napoletana ed europea, restituendo così alla pratica votiva una nuova voce, contemporanea e condivisa.</p>
<p style="font-weight: 400;">Accompagna la mostra il <strong>catalogo pubblicato da D&#8217;Uva</strong> , che raccoglie l&#8217;intervento del curatore <strong>Alberto</strong> <strong>Mattia</strong> <strong>Martini</strong> insieme ai testi<strong> </strong>di <strong>Mons. Vincenzo De Gregorio</strong> Abate della Real Cappella del Tesoro di San Gennaro, <strong>Francesco Imperiali</strong> , e <strong>Francesca Ummarino</strong> direttrice del Museo del Tesoro di San Gennaro <strong>.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Partendo dal suo valore simbolico come veicolo di esplorazione del divino, l&#8217;ex voto spinge ad una riflessione profonda anche sulla <strong>relazione dell&#8217;uomo con un&#8217;ipotetica fine</strong> oppure può essere <strong>un&#8217;occasione per un nuovo inizio</strong> .</p>
<p style="font-weight: 400;">L&#8217;ex voto, inteso come offerta religiosa in segno di gratitudine o richiesta di grazia, affonda <strong>le sue radici nella storia più antica dell&#8217;umanità</strong> . Le prime testimonianze risalgono addirittura al Paleolitico, esattamente alle impronte delle mani presenti all&#8217;interno della grotta du Peche-Merle in Francia e successivamente nella Cueva de las manos in Patagonia. Pratiche votive sono documentate in Mesopotamia, Egitto, Grecia e Roma, dove si diffondono le prime tavolette dipinte, antesignane dell&#8217;ex voto cristiano. Quest&#8217;ultimo, adottato dalla tradizione religiosa come forma di supplica o ringraziamento, si esprime attraverso immagini simboliche – spesso parti del corpo – legati al bisogno espresso. Il termine stesso “ex voto” deriva da <em>ex voto suscepto</em> , ovvero “secondo la promessa fatta”.</p>
<p style="font-weight: 400;">L&#8217;esposizione si configura come un dialogo sulla relazione tra il sacro e il profano, tra il tangibile e il trascendente. Gli ex voto contemporanei, pur mantenendo il loro valore simbolico, si muovono dalle radici puramente religiose per abbracciare una <strong>prospettiva più laica e universale.</strong> Attraverso un allestimento immersivo che richiama l&#8217;atmosfera dei luoghi di culto, dove gli ex voto si accumulano in una stratificazione temporale e simbolica, la mostra invita il visitatore a una contemplazione profonda. Le opere dialogano tra loro vengono in una <strong>preghiera collettiva</strong> , offrendo molteplici punti di vista sulla realtà, <strong>sulla ricerca di conforto e speranza.</strong></p>
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		<title>Al Palazzo Reale si celebra Giacomo Casanova</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Apr 2025 10:31:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTE]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 2 aprile ricorre l’anniversario della nascita di Giacomo Casanova e il Palazzo Reale di Napoli partecipa alle celebrazioni per i 300 anni ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Il 2 aprile ricorre l’anniversario della nascita di Giacomo Casanova e il Palazzo Reale di Napoli partecipa alle celebrazioni per i 300 anni ospitando dal prossimo 20 maggio, nelle sale dell’Appartamento di Etichetta, tre opere del pittore veneziano Giambattista Pittoni (1687-1767) appartenenti ad un collezionista americano e alcuni materiali provenienti dal fondo del casanovista Aldo Ravà conservato presso la Biblioteca del Museo Correr.</p>
<p style="font-weight: 400;">Giacomo Casanova (Venezia, 2 aprile 1725 – Duchcov, 4 giugno 1798) fu scrittore, diplomatico, scienziato, esoterista, ma anche protagonista assoluto di una moltitudine di stagioni erotiche da Venezia a Napoli, dove soggiornò per cinque volte, e dove in seguito fiorirono gli studi casanovisti di intellettuali del calibro di <strong>Benedetto Croce </strong>e <strong>Salvatore Di Giacomo</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">La storia di Casanova si lega non solo a Napoli, ma anche al Palazzo Reale dove si reca nella sua seconda visita nella città partenopea, come racconta<strong> Croce </strong><strong>nel suo testo</strong><strong> “Aneddoti e profili Settecenteschi”</strong><strong>,</strong><strong> </strong>e incontra una sorta di guida che si sarebbe offerta di fargli vedere l’edificio.</p>
<p style="font-weight: 400;">I tre dipinti di Pittoni, rappresentano Venere e Diana  e Apollo (quest’ultimo è un inedito), riproducono le atmosfere voluttuose e maliziosamente libertine sul cui sfondo si svolsero le vicende umane e intellettuali di Casanova e provengono dagli eredi Miari Cumani, discendenti di due antiche famiglie venete.</p>
<p style="font-weight: 400;">Considerati scomparse, le opere sono state rinvenute e riconosciute dallo storico dell’arte <strong>Andrea  Gianluca Donati </strong>nel 2024. A lui è affidata la curatela della mostra che sarà inaugurata il prossimo 20 maggio<strong> </strong>nella reggia partenopea, con il supporto scientifico e tecnico dello staff di Palazzo Reale, che ne curerà anche l’allestimento, in collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia. L’accesso sarà compreso nel biglietto d’ingresso.</p>
<p style="font-weight: 400;"><em>“Questa mostra rappresenta un’occasione per ritessere i fili di una vicenda poco nota che  lega Napoli a Venezia – </em>afferma <strong>Paola Ricciardi</strong>, Dirigente delegata di Palazzo Reale<em> – Nell’anno  in cui si celebrano i 300 anni dalla nascita di Giacomo Casanova, Palazzo Reale arricchisce l’offerta per il pubblico facendo conoscere, attraverso l’arte, un’altra delle numerose storie di cui è stato testimone e uno dei personaggi illustri protagonista del ‘700 italiano”.</em></p>
<blockquote>
<p style="font-weight: 400;"><em>FOTO: Apollo, inedito (G.B.Pittoni) &#8211; ritratto di Giacomo Casanova</em></p>
</blockquote>
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		<title>Mantegna, il capolavoro ritrovato</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Mar 2025 07:13:04 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[ARTE]]></category>

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		<description><![CDATA[Da giovedì 20 marzo la Tela sarà esposta nei Musei Vaticani in una mostra dal titolo “Il Mantegna di Pompei. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Da giovedì 20 marzo la Tela sarà esposta nei Musei Vaticani in una mostra dal titolo “Il Mantegna di Pompei. Un capolavoro ritrovato” e, nei mesi seguenti, sarà nuovamente accolta in Santuario dove troverà collocazione definitiva in una sezione del Museo diocesano.</p></blockquote>
<p>Le analisi degli esperti e i recenti lavori di restauro non lasciano più spazio ad<br />
alcuna incertezza: la “Deposizione di Cristo”, una tela custodita nel Santuario di Pompei,<br />
è stata definitivamente attribuita al pittore veneto Andrea Mantegna, grande maestro<br />
rinascimentale nato a Isola di Carturo (Padova) nel 1431 e morto a Mantova il 13<br />
settembre 1506. Da giovedì 20 marzo la Tela sarà esposta nei Musei Vaticani, nella Sala<br />
XVII della Pinacoteca, in una mostra dal titolo “Il Mantegna di Pompei. Un capolavoro<br />
ritrovato” e, nei mesi seguenti, sarà nuovamente accolta in Santuario dove troverà<br />
collocazione definitiva in una sezione del Museo diocesano.<br />
La scoperta, di eccezionale rilievo per la storia dell’arte, è il risultato della<br />
collaborazione tra i Musei Vaticani e il Santuario e del dialogo, reso concreto, tra fede,<br />
arte e cultura. L’opera, già documentata nel XVI secolo nella basilica napoletana di San<br />
Domenico Maggiore, era scomparsa dalle fonti storiche, sollevando dubbi finanche sulla<br />
sua effettiva esistenza oltre che sulla possibile attribuzione. In questo senso è stata<br />
importante anche la ricerca condotta da Stefano De Mieri, dell’Università Suor Orsola<br />
Benincasa di Napoli, che ha avuto l’intuizione dell’originalità della tela, la cui immagine<br />
era disponibile on line. In precedenza, infatti, il Santuario l’aveva inserita sul sito della<br />
Conferenza Episcopale Italiana che cataloga tutti i beni culturali ecclesiastici delle varie<br />
diocesi. Quella fotografia gli ha permesso di ricostruire la storia dell’opera,<br />
ricollocandola pienamente all’interno della tradizione mantegnesca. Da questa intuizione<br />
ha preso il via la “macchina” dei Musei Vaticani con indagini diagnostiche, ricerche e il<br />
restauro del dipinto. Categorica è stata l’affermazione di Fabrizio Biferali, curatore delle<br />
Arti del Rinascimento dei Musei Vaticani: «Le analisi tecniche e documentarie hanno<br />
chiarito che l’opera non è una copia, ma un dipinto originale di Mantegna. La sua<br />
iconografia si ricollega a modelli rinascimentali e al classicismo tipico dell’artista, con<br />
richiami all’antichità che ne fanno un unicum nella produzione mantegnesca». Il lungo e<br />
meticoloso restauro, eseguito nei Laboratori dei Musei Vaticani sotto la direzione del<br />
Laboratorio di Restauro Dipinti e Materiali Lignei guidato da Francesca Persegati, ha</p>
<p>visto impegnati i Maestri Restauratori Lorenza D’Alessandro e Giorgio Capriotti e ha<br />
rivelato importanti dettagli iconografici e tecnici. Le indagini diagnostiche preliminari,<br />
coordinate dal Gabinetto di Ricerche Scientifiche dei Musei Vaticani diretto da Fabio<br />
Morresi, hanno confermato senza ombra di dubbio l’autografia di Andrea Mantegna. Nel<br />
progetto, un lavoro di collaborazione tra diverse istituzioni, sono stati coinvolti anche il<br />
Parco Archeologico di Pompei, e in modo particolare il direttore Gabriel Zuchtriegel, e<br />
Luigi Gallo, direttore della Galleria Nazionale delle Marche a Urbino e della Direzione<br />
Regionale Musei delle Marche.<br />
La scoperta è annunciata nell’anno in cui, a Pompei, si celebrano i 150 anni<br />
dall’arrivo del Quadro della Madonna di Pompei, venerato oggi in tutto il mondo. «C’è<br />
un nuovo titolo di cui tener conto quando, d’ora in poi, centocinquant’anni dopo l’arrivo<br />
del quadro originario, si parlerà della Nuova Pompei di Bartolo Longo – commenta<br />
l’Arcivescovo della Città mariana, Monsignor Tommaso Caputo, nel catalogo scientifico<br />
che accompagnerà la mostra – un titolo semplice e suggestivo: “Il Mantegna di Pompei.<br />
Un capolavoro ritrovato”. È ancora intorno a un Quadro che Pompei scrive un nuovo<br />
capitolo della sua storia. Come per ogni ritrovamento non potevano mancare, alla<br />
fonte e nelle fasi successive, i percorsi legati al caso e anche alla fortuna. Ma se<br />
dietro ai grandi eventi – e il Mantegna ritrovato di Pompei è anche qualcosa in più –<br />
c’è sempre una regia nascosta, qui è agevole vedere in quale modo sia stata<br />
illuminata”. Il Prelato mette in rilievo, oltre che l’aspetto culturale e artistico, quello<br />
religioso, soffermandosi sul senso spirituale della scoperta. In modo particolare sulla<br />
corona del Rosario ben visibile nella tela. «Come non rilevare che nel dipinto di<br />
Mantegna – prosegue Monsignor Caputo – accanto alle figure dolenti, appare un<br />
prezioso rosario, con grani di corallo e ciondolo in cristallo di rocca, avvolto nella<br />
mano destra della Maddalena? Tutto lascia pensare che il quadro di Mantegna<br />
“appartenesse” a Pompei ancor prima della sua scoperta. Nel momento in cui lo<br />
accogliamo, in coincidenza con l’Anno giubilare, il Mantegna ritrovato non può che<br />
indicare una nuova tappa nel cammino della città e della chiesa di Pompei».<br />
“Chiamati da Monsignor Caputo a visionare l’opera nel marzo del 2022 –<br />
spiega Barbara Jatta, Direttore dei Musei Vaticani e dei Beni culturali della Santa<br />
Sede – abbiamo immediatamente compreso che sotto gli strati di ridipinture si celava<br />
una materia pittorica straordinaria. Il restauro ha rivelato dettagli iconografici e<br />
tecnici che confermano l’autografia di Mantegna, restituendo alla storia dell’arte un<br />
capolavoro che si pensava perduto”.</p>
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