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	<title>SCRIVONAPOLI &#187; Archeologia</title>
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	<description>Giornale Online &#124; Le notizie di Napoli e Campania</description>
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		<title>Tessere storie e luoghi oltre il mercato di Resina</title>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2026 17:49:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>

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		<description><![CDATA[<br />
Jane’s Walk è una manifestazione culturale internazionale che ogni anno, nel mese di maggio, anima centinaia di città in ]]></description>
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<div>Jane’s Walk è una manifestazione culturale internazionale che ogni anno, nel mese di maggio, anima centinaia di città in tutto il mondo con passeggiate libere e gratuite. L’iniziativa nasce per incoraggiare le persone a esplorare, raccontare e celebrare i propri quartieri, promuovendo un’educazione urbana condivisa e un approccio progettuale fondato sulla partecipazione della comunità.</div>
<div>Per la IX edizione, Ercolano diventa protagonista con “Trame in Movimento”, una passeggiata critica che propone un’esplorazione del Mercato di Resina e del centro storico come parti di un unico tessuto urbano in trasformazione. Il percorso — dalla suggestiva Piazza Pugliano fino a Piazza Fontana, A’ Ruana e via Mare — intreccia storie, luoghi e voci diverse per svelare le reti più ampie di pratiche, persone e spazi che attraversano il quartiere: economie informali, innovazione sociale, arte contemporanea e patrimonio culturale.</div>
<div>Il Parco Archeologico di Ercolano partecipa attivamente all’iniziativa, contribuendo con la presenza di Maricarmen Pepe in qualità di Walk Speaker. La sua presenza testimonia l’impegno del Parco nel dialogare con il territorio contemporaneo, mettendo in relazione il patrimonio antico con le trasformazioni sociali e urbane della città di Ercolano.</div>
<div>La walk si inserisce nel progetto di ricerca “MOTILITY. Metabolism of Intersectionality”, finanziato dall’Università degli Studi di Napoli Federico II (FRA 2024, DiARC) e coordinato dalle professoresse Anna Attademo, Gilda Berruti, Katia Fabbricatti e Orfina Fatigato. Il progetto indaga i temi dell’intersezionalità, del genere e della mobilità nello spazio urbano, con Ercolano come laboratorio privilegiato di ricerca sul campo.</div>
<div><b>I protagonisti della passeggiata</b></div>
<div><b>Walk Leader: </b>Giorgia Arillotta (Motility, DiARC, UNINA), Luigi Vangone (Variabile K)</div>
<div><b>Walk Speaker: </b>Ricercatrici di Motility DiARC/UNINA, Sarah Senatore, Luigi Vangone (Variabile K), Maricarmen Pepe (Parco Archeologico di Ercolano), Ottavia Semerari (Packard Humanities Institute), Antonio Cervero e Catello Russo (Coop. Mercato di Resina), Giuseppe Bottone (Ercolano Cultura Vintage), Ciro Cozzolino (Artista)</div>
<div><b>Con la partecipazione di: </b>Prof.sse Annachiara Felleca e Carla Cante e studenti dell’Istituto Tilgher; studenti, ricercatori e dottorrandi del DiARC/UNINA; Carolina Andolfi (Associazione Onda); Maya Acampora (Don Orione Sport); Forum dei Giovani di Ercolano.</div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ercolano tra passato e presente</title>
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		<pubDate>Tue, 12 May 2026 10:22:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>

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		<description><![CDATA[<br />
Visita guidata e lettura condivisa per 10 utenti del Centro Polifunzionale per Disabili, in collaborazione con Biblioteca Civica G. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<div><i>Visita guidata e lettura condivisa per 10 utenti del Centro Polifunzionale per Disabili, in collaborazione con Biblioteca Civica G. Buonajuto e Cooperativa Boetheia ONLUS.</i></div>
</blockquote>
<div>Il Parco Archeologico di Ercolano ha ospitato questa mattina una visita speciale nell&#8217;ambito del progetto <i>&#8220;Maggio dei Libri 2026&#8243;</i>, promosso dal Comune di Ercolano con il tema &#8220;Ercolano tra passato e presente&#8221;. L&#8217;iniziativa si inserisce nel Patto locale per la lettura e ha coinvolto 10 utenti del Centro Polifunzionale per Disabili adulti, accompagnati da 3 operatori del Centro e 2 operatori della Biblioteca Civica &#8220;G. Buonajuto&#8221;.</div>
<div>Il programma ha previsto accesso gratuito al Parco e una lettura condivisa all&#8217;interno del sito archeologico, seguita da una visita guidata condotta dagli stessi operatori del Centro. L&#8217;evento è stato organizzato in collaborazione con la Società Cooperativa Sociale <i>Boetheia ONLUS e la Biblioteca Civica.</i></div>
<div>L&#8217;attività si colloca in una più ampia prospettiva di accessibilità e inclusione del Parco, finalizzata alla promozione dei percorsi di autonomia personale e sociale degli utenti del Centro, con particolare riferimento alla conoscenza e valorizzazione del territorio di appartenenza.</div>
<div>«<i>Il Parco Archeologico di Ercolano</i> &#8211; <b>dichiara la Direttrice del Parco Archeologico  Federica Colaiacomo </b>&#8211; <i>crede profondamente nel valore della cultura come strumento di inclusione e crescita collettiva. Iniziative come questa ci ricordano che il patrimonio antico appartiene a tutti e deve essere accessibile a tutti</i>.»</div>
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		<title>Pompei, l’intelligenza artificiale entra nell’archeologia</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 12:31:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>

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Pompei, nuovi ritrovamenti presso la necropoli di Porta Stabia: due uomini in fuga dall’eruzione, uno si copriva la testa con ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<div><b>Pompei, nuovi ritrovamenti presso la necropoli di Porta Stabia: </b><b>due uomini in fuga dall’eruzione, uno si copriva la testa con un vaso.</b></div>
</blockquote>
<div>Per la prima volta, il Parco Archeologico di Pompei ha utilizzato strumenti di intelligenza artificiale per proporre, in collaborazione con l’Università degli Studi di Padova – Laboratorio Digital Cultural Heritage, una ricostruzione digitale basata sui dati emersi dalle indagini archeologiche condotte dagli archeologi del Ministero della Cultura.</div>
<div>La ricostruzione riguarda un uomo morto durante l’eruzione del Vesuvio, che distrusse la città nel 79 d.C. in meno di 24 ore, ritrovato con un mortaio di terracotta, che sembra essere stato utilizzato come protezione durante la caduta di lapilli e frammenti vulcanici. Il gesto richiama le descrizioni di Plinio il Giovane, testimone oculare, che in una lettera riferisce come le persone in fuga dal vulcano cercassero di difendersi dal materiale eruttivo con cuscini legati sulla testa.</div>
<div><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-27-alle-14.29.20.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-159796" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot-2026-04-27-alle-14.29.20-300x183.png" alt="pompei" width="300" height="183" /></a></div>
<div>Il rinvenimento è avvenuto durante recenti scavi nell’area della necropoli di Porta Stabia, appena fuori le mura dell’antica Pompei, condotti nell’ambito del completamento dell’indagine sulla tomba a schola di <i>Numerius Agrestinus Equitius Pulcher.</i> Gli archeologi impegnati sul campo hanno portato alla luce i resti di due uomini che tentarono di fuggire verso la costa durante l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. I due individui, morti in momenti diversi dell’eruzione, offrono nuovi elementi per comprendere le dinamiche dell’evento e le condizioni affrontate dagli abitanti nelle vie di fuga.</div>
<div>Uno di loro, più giovane, fu probabilmente travolto da una corrente piroclastica, ovvero una nube ardente di cenere e gas tossici, mentre tentava di allontanarsi dalla città. L’altro, più adulto, morì qualche ora prima sotto una fitta pioggia di lapilli, cercando di proteggersi la testa con un mortaio di terracotta ritrovato accanto al corpo, con evidenti segni di frattura. Inoltre, portava con sé una lucerna in ceramica per orientarsi in condizioni di scarsa visibilità, un piccolo anello in ferro al mignolo sinistro e un gruzzolo di dieci monete in bronzo.</div>
<div>Il modello digitale, che propone una ricostruzione della seconda vittima, è stato generato attraverso una combinazione di software di intelligenza artificiale e tecniche di fotoritocco, con l’obiettivo di restituire un’immagine scientificamente fondata ma accessibile a tutti. La ricostruzione rappresenta un prototipo sperimentale, pensato per rendere i risultati delle ricerche archeologiche maggiormente accessibili a un pubblico di non specialisti.</div>
<div><i>“L&#8217;Italia storicamente ha sempre fatto della cultura classica un ingrediente fondamentale dell&#8217;innovazione. – </i>dichiara il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli <i>&#8211; A Pompei l&#8217;intelligenza artificiale, tema che il Ministero della Cultura sta seguendo con attenzione, aiuta non solo nella tutela dell&#8217;immenso patrimonio archeologico, ma anche nel racconto, coinvolgente e accessibile, della vita antica; un modello che potrà essere ulteriormente sviluppato a Pompei e oltre, per supportare le attività di tutela e valorizzazione su tutto il territorio nazionale, anche relativamente all&#8217;archeologia preventiva e urbana, fermo restando che al centro di ogni attività culturale resta sempre l&#8217;essere umano. “</i></div>
<div><i>“La vastità dei dati archeologici a Pompei e oltre è ormai tale che solo con l’aiuto dell’intelligenza artificiale saremo in grado di tutelarli e valorizzarli adeguatamente</i> – afferma il Direttore Zuchtriegel – <i>Ed è importante che noi archeologi ce ne occupiamo in prima persona, perché altrimenti lo faranno altri al posto nostro che non hanno le basi umanistiche e scientifiche necessarie. Se usata bene, l’IA può contribuire a un rinnovamento degli studi classici, raccontando il mondo classico in maniera più immersiva. Visitare Pompei o imparare il latino, essenzialmente, significa fare un’esperienza profonda, unica e bellissima, e le ricostruzioni ci aiutano a coinvolgere più persone in questa avventura.”</i></div>
<div><i> “Il</i> <i>progetto apre una riflessione più ampia sull’impiego dell’IA in archeologia &#8211; </i>aggiunge il prof. Jacopo Bonetto dell’Università di Padova<i> &#8211; una tecnologia che può contribuire alla produzione di modelli interpretativi e al miglioramento degli strumenti di comunicazione, ma che richiede un uso controllato e metodologicamente fondato, sempre in integrazione con il lavoro degli specialisti.”</i></div>
<div>Proprio sul tema dell’intelligenza artificiale, a luglio nel Parco Archeologico di Pompei, è in programma l’edizione 2026 di “Orbits — Dialogues with Intelligence. Habitat — Disegnare la società post-AI” che riporta l’etica e la filosofia al centro del dibattito tecnologico, promuovendo un uso consapevole del digitale. Tra i protagonisti, il prof. Luciano Floridi, founding director del Digital Ethics Center a Yale, che ha commentato così la novità:</div>
<div><i>“L&#8217;uomo di Pompei fuggiva con un mortaio sul capo, una lucerna in mano, e dieci monete: portava ciò che gli sembrava utile per orientarsi nel buio. Duemila anni dopo, l&#8217;IA ci aiuta a ricostruire i suoi ultimi momenti. Il caso parla a tutte le discipline umanistiche. L&#8217;IA non sostituisce l&#8217;archeologo. Sotto il suo controllo, ne amplia e approfondisce le potenzialità; e rende accessibile a molti ciò che prima era leggibile solo per pochi. Senza l&#8217;IA, gran parte del patrimonio rischia di restare inesplorato per chi fa archeologia, e muto per chi la ama. Marguerite Yourcenar, nei taccuini delle «Memorie di Adriano», descriveva il suo «esercizio» come «un piede nell&#8217;erudizione, l&#8217;altro nella magia»: quella magia che consiste nel trasportarsi col pensiero dentro qualcun altro. È esattamente ciò che l&#8217;archeologia fa da sempre: ricostruire scientificamente dal di dentro un mondo scomparso, e permetterci di immaginarlo. L&#8217;IA accelera la resa di quella ricostruzione, ma la magia resta umana. Una tecnologia così potente porta con sé rischi reali. L&#8217;IA produce ipotesi, non verità. Le ipotesi vanno riviste, discusse, corrette, integrate, approvate. La responsabilità scientifica non si delega. Ma il rischio non è che l&#8217;IA sbagli: è che smettiamo di pensare usandola. Le discipline umanistiche ci insegnano proprio questo, a distinguere la ricostruzione dalla fantasia. Pompei, ancora una volta, è il grande laboratorio che ci istruisce.”</i></div>
<div></div>
<div><strong>Fonte foto: Sovrintendenza</strong></div>
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		<title>L&#8217;età del bronzo, a Pozzuoli memoria e arte</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 10:39:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Due giorni di studio, approfondimento scientifico, confronto e dibattito sulla riscoperta e la valorizzazione dei siti archeologici, del turismo culturale ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b></b><span style="font-weight: 400;">Due giorni di studio, approfondimento scientifico, confronto e dibattito sulla riscoperta e la valorizzazione dei siti archeologici, del turismo culturale e del Mediterraneo. Palazzo Toledo a Pozzuoli apre le porte alla storia, il 22 e 23 aprile, grazie al convegno dal titolo “</span><b>Dalle antiche rotte al turismo culturale</b><span style="font-weight: 400;">”. L’iniziativa si snoderà attraverso un </span><span style="font-weight: 400;">incontro di studi, una mostra e visite guidate nel ricordo di </span><b>Robert Ross Holloway</b><span style="font-weight: 400;">. Studiosi e docenti, assieme a esponenti delle istituzioni dell’area Flegrea, si confronteranno sul ruolo degli itinerari culturali Europei, nell’attualità svolta per lo sviluppo economico dei territori. Un focus sarà aperto sull’età del bronzo sull’isolotto di Vivara. Si parlerà di contrassegni e simboli sulla ceramica di capo graziano (Isole Eolie) e delle recenti ricerche nel villaggio fortificato dei Faraglioni (Ustica)</span><span style="font-weight: 400;">. Al centro dell’attenzione anche i</span><span style="font-weight: 400;">l caso della statuetta di divinità femminile, rinvenuta da R.R. Holloway nel villaggio preistorico di Ustica e l’insediamento fortificato sulla collina del Castiglione a Casamicciola, sull’isola d’Ischia. E si parlerà anche dei primi contatti elladico-micenei nel Mediterraneo centrale. </span><span style="font-weight: 400;">Il progetto, promosso da RoMeB, Parco Archeologico di Himera Solunto Iato in collaborazione con L’Università Suor Orsola Benincasa, prevede l’esposizione di opere di artisti contemporanei e un patrimonio iconografico straordinario composto da oltre sessanta fotografie, spesso inedite.</span><span style="font-weight: 400;">“</span><i><span style="font-weight: 400;">Visions of Bronze</span></i><span style="font-weight: 400;">”, questo è il titolo della mostra di arte contemporanea e fotografia in programma nell’ambito dell’evento di Palazzo Toledo. Il progetto espositivo non si limita a raccontare l’età del Bronzo, ma la reinterpreta attraverso sensibilità contemporanee, creando un ponte tra ricerca scientifica, memoria e visione artistica. “</span><i><span style="font-weight: 400;">Visions of Bronze</span></i><span style="font-weight: 400;">” è stata Ideata da Anna Russolillo e curata insieme ad Anna Abbate. Partner dell’iniziativa sono Unisob, il parco di Himera, l’accademia CF, Kyme e Villaggio Letterario. Le opere di </span><b>Pina Testa, Katalin Visky e Ciro D’Alessio</b><span style="font-weight: 400;"> si inseriscono in questo racconto ampliandone le prospettive, mentre il contributo fotografico di </span><b>Vittorio Sciosia</b><span style="font-weight: 400;"> costruisce una dimensione visiva sospesa tra indagine e suggestione. A inaugurare la mostra, mercoledì 22 aprile alle ore 17.00, saranno  sindaco di Pozzuoli </span><b>Luigi Manzoni</b><span style="font-weight: 400;">, il direttore del Parco Archeologico di Himera, Solunto e Iato della Regione Siciliana </span><b>Domenico Targia</b><span style="font-weight: 400;">, il consigliere dell’Area Metropolitana di Napoli </span><b>Vincenzo Cirillo</b><span style="font-weight: 400;">, il consigliere alla Cultura di Procida </span><b>Michele Assante del Leccese</b><span style="font-weight: 400;"> e gli assessori alla Cultura di Pozzuoli </span><b>Mariasole La Rana</b><span style="font-weight: 400;">, di Quarto</span><b> Raffaella De Vivo</b><span style="font-weight: 400;"> e di Bacoli </span><b>Mauro Cucco</b><span style="font-weight: 400;">. Interventi di </span><b>Anna Russolillo e Anna Abbate</b><span style="font-weight: 400;">. L’esposizione sarà preceduta da un confronto scientifico e culturale che riunisce studiosi e docenti. Tra cui i professori Massimiliano Marazzi, Pierfrancesco Talamo, Carla Pepe, Teodoro Scarano, Maurizio Cattani, Maria Clara Martinelli, Massimo Cultraro, Sandro de Vita, Franco Foresta Martin e Federica Bertino.</span></p>
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		<title>A Pompei il cantiere diventa aula</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Apr 2026 16:48:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>

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		<description><![CDATA[<br />
È iniziato il percorso formativo di sette settimane per il primo gruppo di allievi che si occuperà della manutenzione ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<div><i>È iniziato il percorso formativo di sette settimane per il primo gruppo di allievi che si occuperà della manutenzione del Parco insieme al gruppo multidisciplinare di esperti di Ales S.p.A.</i></div>
</blockquote>
<div>Grazie alla convenzione stipulata tra il Parco Archeologico di Pompei, Ales S.p.A. e Valore Italia, prende avvio un programma di<b> tirocini formativi curriculari</b> destinato agli allievi del corso di Laurea in Restauratore di Beni Culturali della <b>Scuola di Restauro di Botticino.</b></div>
<div>Sono iniziate oggi le attività di <b>monitoraggio e manutenzione di apparati decorativi nei cantieri</b> attivi nel sito archeologico per il primo gruppo di lavoro composto da due studenti che vivranno un’esperienza formativa immersiva a stretto contatto con uno dei contesti di conservazione più complessi e prestigiosi al mondo.</div>
<div>I tirocini si svolgeranno in <b>cicli di sette settimane</b>, per un totale di <b>250 ore per ciascuno dei quattordici tirocinanti complessivi</b>, offrendo un’opportunità unica di apprendimento pratico accanto a professionisti impegnati quotidianamente nella tutela del patrimonio pompeiano. Questo permetterà agli allievi della Scuola di Restauro di Botticino di sviluppare competenze tecniche, capacità di osservazione e senso di responsabilità fondamentali per la loro futura professione, trasformando Pompei in una vera e propria aula a cielo aperto.</div>
<div>Gli studenti saranno seguiti dal personale di <b>Ales S.p.A.</b>, società in house del Ministero della Cultura, che da anni opera nel settore della conservazione dei beni archeologici e nei servizi di manutenzione programmata per Pompei. Un <b>gruppo multidisciplinare</b> composto da archeologi, architetti, restauratori, ingegneri e operai specializzati, che lavora in costante confronto con i funzionari del Parco per garantire il mantenimento in condizioni di integrità delle <b>strutture murarie</b> e delle <b>superfici decorate</b> – intonaci, affreschi e mosaici.</div>
<div>L’iniziativa rafforza il ruolo del Parco Archeologico di Pompei come luogo di conservazione, ricerca e come <b>laboratorio permanente di formazione professionale</b>, dove la trasmissione delle competenze diventa parte integrante della tutela del patrimonio culturale.</div>
<div><i>“La conservazione del patrimonio archeologico passa anche attraverso la formazione di nuovi professionisti. Pompei è da sempre una palestra per studiosi e ricercatori, un laboratorio straordinario dove il rigore scientifico incontra la pratica quotidiana della tutela. Accogliere studenti e giovani restauratori significa investire nella trasmissione delle competenze e rafforzare collaborazioni che rendono il Parco un luogo di crescita condivisa»</i>, dichiara <b>Gabriel Zuchtriegel</b>, Direttore del Parco Archeologico di Pompei.</div>
<div> “<i>Offrire ai nostri studenti l’opportunità di formarsi in un contesto prestigioso come quello del Parco Archeologico di Pompei significa mettere nelle loro mani un’esperienza di alto valore professionale. Qui il sapere teorico si confronta quotidianamente con la complessità reale della conservazione, permettendo agli allievi di crescere in termini di responsabilità e consapevolezza del proprio ruolo grazie alla guida del team altamente qualificato di ALES che li supporterà e guiderà in questi mesi</i>”,<b> ha affermato Salvatore Amura, Amministratore Delegato di Valore Italia &#8211; Scuola di Restauro di Botticino.</b></div>
<div><i>“Con l’avvio di questo tirocinio formativo, Ales S.p.A. conferma la posizione di rilievo assunta nell’ambito dei   servizi di manutenzione programmata, che rappresentano il primo presidio nella conservazione del patrimonio, e si impegna a trasmettere agli studenti le proprie esclusive competenze, maturate nel corso di oltre dieci anni di esperienza al servizio di una ricchezza inestimabile e altamente complessa come quella del Parco Archeologico di Pompei”, </i><b>ha dichiarato il Presidente e Amministratore Delegato di Ales S.p.A. Fabio Tagliaferri.</b></div>
<div></div>
<div id="x_x_x_x_x_x_x_Signature"></div>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Pompei, controlli digitali sugli scavi</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 09:42:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>

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		<description><![CDATA[<br />
Pompei, completato il monitoraggio puntuale dell’intera città antica. Una conoscenza dettagliata, come mai prima, pone la base per la ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<div>Pompei, completato il monitoraggio puntuale dell’intera città antica. Una conoscenza dettagliata, come mai prima, pone la base per la manutenzione programmata e la conservazione del sito. Il Ministro Giuli: “Pompei è un grande laboratorio per l’idea di Tutela”.</div>
</blockquote>
<div>Dopo mesi di indagini in campo da parte di squadre multidisciplinari (architetti, ingegneri, restauratori ed archeologi) è stata completata la schedatura a tappeto del sito archeologico di Pompei: oltre 70.000 schede per ubicare, classificare e definire le diverse tipologie di rischio e degrado delle strutture archeologiche presenti nel sito.</div>
<div>Utilizzando una web app è stata adottata una soluzione innovativa per il monitoraggio continuo che il Parco archeologico ha messo a punto per garantire la conservazione della città antica di Pompei.</div>
<div>Si tratta di oltre 13.000 ambienti, appartenenti a circa 1.200 “unità catastali” tra case e botteghe costruite due millenni fa. In passato, la mancanza di una conoscenza aggiornata e dettagliata dello stato di conservazione di tutti questi ambienti, nonché le difficoltà nel garantire una manutenzione costante e periodica, hanno portato a perdite considerevoli. Dai muri e affreschi documentati nel Settecento e nell’Ottocento e ormai degradati o non più esistenti, fino al crollo della Schola Armaturarum nel 2010 da cui è scaturito un successivo intervento di “salvataggio” finanziato dallo Stato italiano e dall’UE (“Grande Progetto Pompei”), la conservazione è sempre stata la sfida più grande di Pompei.</div>
<div>Per affrontarla è stato necessario risolvere due ordini di problemi. Il primo è sapere esattamente cosa accade in ciascuno dei 13.000 ambienti della città antica (con oltre 70.000 “superfici” tra pareti, mosaici e, in alcuni casi, soffitti e tetti); il secondo, intervenire subito laddove si rilevino dei rischi di perdita e di degrado di materia antica, come un intonaco che, esposto costantemente alle intemperie, potrebbe staccarsi dal muro.</div>
<div>Al fine di garantire una conoscenza multiscalare dell’avanzamento del degrado dell’intero sito archeologico è stato realizzato – in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università di Salerno e la società Visivalab &#8211; un sistema informatico per il monitoraggio a tappeto di tutti gli elementi costruttivi: pavimenti, muri, solai coperture, intonaci, apparati decorativi, arredi e così via.</div>
<div>Questo sistema attraverso una web app, creata su misura per Pompei, ha consentito a squadre di tecnici di analizzare tutti gli ambienti, secondo un approccio multidisciplinare e stando sul campo per oltre otto mesi, e di segnalare per ogni singolo elemento la presenza di degrado per tipologia, estensione e gravità. Oggi il Parco dispone dei risultati di questa indagine ed è in grado di studiarli, analizzarli nel dettaglio anche mediante sistemi informatici e di AI, in quanto tutto è digitale sin dalla redazione delle schede. L’applicazione consentirà anche di acquisire segnalazioni da parte dei funzionari e collaboratori che in tempo reale possono evidenziare con tanto di fotografia un qualunque problema. Il sistema di monitoraggio restituisce così una mappatura completa di tutto il sito di Pompei.</div>
<div>Le segnalazioni sono state catalogate automaticamente in un sistema cartografico; in base alla gravità e urgenza sono state poi distribuite secondo una programmazione triennale per interventi di manutenzione ordinaria con le squadre interne e di manutenzione straordinaria, che riguardano principalmente le strutture di copertura, le murature, le pavimentazioni, i mosaici e gli affreschi, e per cui è stato attivato lo strumento dell’accordo quadro.</div>
<div>Dall’analisi dei dati emersi dal monitoraggio un dato che colpisce in modo particolare riguarda le correlazioni tra certe tipologie di degrado: ciò rappresenta un importante passo in avanti nella comprensione delle dinamiche di rischio e di possibili forme di deterioramento del patrimonio, e quindi anche delle vie per contrastarli. Ma è anche un dato scientifico di grande rilevanza per confrontarsi con altre realtà che presentano simili criticità e rischi.</div>
<div><i>&#8220;La tutela sia la sfida più grande di Pompei, oggi raccolta e fronteggiata con spirito di innovazione. Il nuovo sistema di monitoraggio offre, finalmente, una mappatura completa del sito e una conoscenza circostanziata di ogni suo elemento, a partire dalle forme di degrado e dalle dinamiche di rischio, fino alle stime dei costi da sostenere. Il gran lavoro di tutti i professionisti, i tecnici e gli operatori del Parco, ha dato forma a un modello di gestione integrata nel quale si fondono restauro, manutenzione programmata, nuove tecnologie e sostenibilità ambientale. Volendo riassumere il senso complessivo di questo operare, si potrebbe dire che Pompei è un grande laboratorio per l’idea di Tutela. Senza tralasciare un’ulteriore considerazione, tanto generale quanto essenziale: conoscere è fondamentale per intervenire e agire&#8221;.  </i>Lo ha dichiarato il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, nel testo del messaggio affidato al Capo di Gabinetto, Valentina Gemignani.</div>
<div><i>“Il completamento del monitoraggio dell’intera città antica di Pompei rappresenta un passaggio fondamentale per la valorizzazione e tutela del sito. Una conoscenza puntuale e aggiornata dello stato di conservazione consente di programmare interventi più efficaci e tempestivi, migliorando al contempo la fruizione e ampliando progressivamente le aree accessibili. In questa prospettiva, Pompei rafforza il proprio ruolo come modello avanzato di gestione integrata, in cui tutela e valorizzazione procedono insieme, a beneficio di un pubblico internazionale sempre più ampio e della comunità”, </i>ha affermato il Capo Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale del MiC, Alfonsina Russo.</div>
<div><i>“Ho concepito un sogno su Pompei da Presidente del Consiglio Superiore con Roberto Cecchi 15 anni fa sulla manutenzione programmata di quel sito. Solo il Direttore Gabriel Zuchtriegel lo ha finalmente trasformato in compiuta realtà, per cui esulto di gioia, anche perché il Direttore ha varato lo studio delle regioni della città, i cui tessuti sono inediti, in accordo con la Sapienza di Roma. Così conoscenza e tutela sistematiche si confronteranno come in un dittico. Che ciò sia di esempio!”</i>, ha sottolineato il professore Andrea Carandini</div>
<div><i>“Conservare Pompei è una sfida enorme, ma proprio per questo ci spinge a dare il massimo e a cercare continuamente nuove soluzioni, a esplorare tutte le possibilità di migliorare il nostro lavoro anche attraverso l’uso della tecnologia. Base fondamentale per ogni intervento di tutela del patrimonio è, uno, la consapevolezza che il patrimonio è fragile, specialmente in un sito come Pompei, e, due, una conoscenza dettagliata di tutto il sito quale condizione imprescindibile per programmare le attività di manutenzione e restauro”</i>, ha aggiunto il Direttore di Pompei, Gabriel Zuchtriegel.</div>
<div>In sintesi, l’approccio del Parco archeologico di Pompei mira a una manutenzione preventiva, scientifica, tecnologicamente avanzata e sistematica, in quanto basata su una visione globale delle esigenze e non più su singole segnalazioni di emergenze. Si tratta, inoltre, di un approccio sostenibile, in quanto consente di avere un quadro generale delle necessità di intervento e di prevedere i costi aggiornati in maniera ragionata e programmabili; infine, il modello sviluppato a Pompei è anche estendibile ovvero replicabile presso altri siti.</div>
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		<title>Pompei, un percorso nella storia dell’eruzione</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 22:21:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>

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<br />
“Poiché l&#8217;angoscia di ciascuno è la nostra<br />
<br />
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Ancora riviviamo la tua, fanciulla scarna<br />
Che ti ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="x_x_x_x_x_x_x_x_x_Signature">
<blockquote>
<div>“<i>Poiché l&#8217;angoscia di ciascuno è la nostra</i></div>
</blockquote>
</div>
<blockquote>
<div><i>Ancora riviviamo la tua, fanciulla scarna<br />
Che ti sei stretta convulsamente a tua madre. (…)<br />
Sono passati i secoli, la cenere si è pietrificata<br />
A incarcerare per sempre codeste membra gentili.<br />
Così tu rimani tra noi, contorto calco di gesso,<br />
Agonia senza fine, terribile testimonianza”</i></div>
<div> <b>Primo Levi &#8211; </b>La Bambina di Pompei &#8211;</div>
</blockquote>
<blockquote>
<div>“<i>Sono morti da diciotto secoli, ma sono creature umane che si vedono nella loro agonia. Lì non è arte, non è imitazione; ma sono le loro ossa, le reliquie della loro carne e de’ loro panni mescolati col gesso: è il dolore della morte che riacquista corpo e figura….</i> “</div>
<div><b>Luigi Settembrini &#8211;</b> scrittore e patriota napoletano dell’800</div>
</blockquote>
<div></div>
<div>Un “memoriale” che racconta la fine di Pompei e le sue vittime. L’eruzione del 79 d. C. &#8211; che ha colpito migliaia di persone e fatto della antica città vesuviana una testimonianza unica nella storia &#8211; per la prima volta viene narrata attraverso un allestimento museale permanente che ne restituisce la storia momento per momento, esponendo i calchi delle vittime e una selezione di reperti organici straordinariamente conservati. Sarà visitabile alla <b>Palestra Grande degli scavi, dal 12 marzo 2026</b>.</div>
<div></div>
<div>La nuova esposizione che ripercorre <b>l’origine, la storia dell’eruzione e la tecnica dei calchi</b>, è il risultato di un dialogo tra un linguaggio museale teso a dare dignità alle vittime dell’eruzione, ma al tempo stesso a raccontarne la storia con cura scientifica.</div>
<div>Una narrazione oggettiva di quella vicenda attraverso la quale il visitatore si trova di fronte al <i>“… dolore della morte che riacquista corpo e figura”</i> con cui lo scrittore Luigi Settembrini nel ‘800, aveva descritto i calchi di Pompei, <i>“non arte, non imitazione; ma le loro ossa, le reliquie della loro carne e de’ loro panni mescolati col gesso</i>”. Primo Levi, nella poesia La bambina di Pompei, parla di “<i>agonia senza fine, terribile testimonianza</i>”.</div>
<div></div>
<div><b>22 i calchi di vittime, </b>tra i vari rinvenimenti esposti, scelti fra quelli meglio conservati e più leggibili, presentati sulla base del contesto di provenienza, che va dalle domus nelle aree interne della città fino alle porte e alle strade che uscivano dal centro abitato, scappando lungo le quali gli abitanti cercarono invano la salvezza.</div>
<div><b>L’esposizione riunisce assieme, per la prima volta, un così ampio numero di testimonianze. </b>A Pompei dall’800 è stato possibile realizzare un centinaio di calchi. Altri, singoli o in piccoli gruppi, sono visibili nelle domus o in altri edifici della città, nei luoghi originari del loro rinvenimento.</div>
<div></div>
<div>I<b>l percorso si articola nei portici sud e nord della Palestra Grande,</b> il grande edificio quadrato ubicato di fronte all’Anfiteatro e un tempo destinato alla formazione dei cittadini, con una sezione dedicata alla Vulcanologia e ai reperti organici, piante e animali e una sezione dedicata ai resti umani.</div>
<div></div>
<div>Dichiara il Ministro della Cultura Alessandro Giuli: “Mi ha colpito l’allestimento fatto con grandissimo rigore scientifico, la capacità di restituire la cruda verità dell’eruzione di Pompei e l’espressività dei calchi. E al tempo stesso l’atteggiamento rispettoso nei confronti delle vittime, attraverso una galleria del dolore che ci restituisce la verità come in un sacrario contemporaneo, perché tutte le tragedie che avvengono per calamità naturali sono condensate in questa magnifica, terrificante ed esplicativa rappresentazione che il direttore e tutto il magnifico staff del Parco archeologico ci hanno offerto.</div>
<div>È una mostra coraggiosa perché è anche estremamente contemporanea. Non è facile la rappresentazione della morte, non è facile mettere in mostra la nudità dei calchi di corpi travolti da ceneri, lapilli e lava. Bisogna saperlo fare e saper raccontarlo con uno sguardo scientifico ma allo stesso tempo empatico nei confronti del dolore. E la missione è riuscita”.</div>
<div></div>
<div>Dichiara il Direttore Generale del Parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel: “Personalmente ritengo questa la più grande sfida museologica che abbiamo mai affrontato, e ringrazio tutto il gruppo di lavoro, in particolare Silvia Bertesago e Tiziana Rocco, che hanno seguito l’allestimento dai primi passi. Abbiamo cercato un linguaggio museografico che unisca la semplicità toccante di un memoriale, perché non volevamo in nessun modo rinunciare all’aspetto umano ed etico, con la gioia della scoperta attraverso apparati didattici inclusivi e facilmente comprensibili. I calchi delle vittime non sono reperti, non sono statue e non sono opere d’arte, né d’arte antica né contemporanea. Per dire cosa sono, forse basta una frase, pronunciata una volta da un collega su uno scavo dove scoprimmo una vittima: questo siamo noi. Possiamo vedere nei calchi di bambini, donne e uomini morti nel 79 d.C. la nostra fragilità, la nostra umanità e vulnerabilità: perciò, da un incontro rispettoso con queste testimonianze, che abbiamo cercato di rendere possibile con il nuovo allestimento, può scaturire un messaggio profondo: la vita è precaria, preziosa, la vita è bella”.</div>
<div></div>
<div><b><u>L’origine dei calchi  </u></b></div>
<div>Nel 79 d.C., l’eruzione del Vesuvio distrusse improvvisamente la città di Pompei, seppellendola sotto metri di cenere e pomici. Questo evento catastrofico ha conservato intatti non solo edifici e strade, ma anche le tracce delle vite di chi vi abitava. Le persone rimaste intrappolate durante la seconda fase dell’eruzione, ovvero dopo la caduta dei lapilli, furono avvolte da una nube ardente di cenere vulcanica (cosiddetta “corrente piroclastica”), che si solidificò intorno ai loro corpi.</div>
<div>Con il tempo, i corpi e tutti i materiali organici si decomposero, lasciando degli spazi vuoti nella cenere indurita. Nell’800, questi vuoti intercettati durante gli scavi, furono per la prima volta riempiti con gesso per creare calchi fedeli delle vittime e sono oggi una testimonianza potente e toccante della tragedia, che ci permette di “vedere” gli oggetti andati distrutti e le persone che vissero e morirono in quel momento. Pompei è l’unico sito al mondo che consente il recupero di questo tipo di testimonianze.</div>
<div><b>I calchi non sono dunque semplici reperti, ma testimonianze dirette della tragedia</b> <b>che colpì</b> <b>Pompei. </b>Attraverso di essi, la scienza ci restituisce i volti, i gesti e l’umanità degli abitanti dell’antica città, fermi nell’attimo in cui il tempo si è interrotto.</div>
<div><b><u> </u></b></div>
<div><b><u>Il percorso espositivo</u></b></div>
<div>Nel <b>braccio Sud</b> trova spazio una <b>sezione vulcanologica</b>, dedicata al Vesuvio e al racconto dell’eruzione del 79 d.C., arricchito da un nuovo video che ne ripropone in sintesi la dinamica e dalla ricostruzione di una colonna di circa 4 metri di ceneri e lapilli, il materiale eruttivo che seppellì completamente la città di Pompei. Segue una <b>parte dedicata agli animali e alle piante con una collezione dei reperti organici</b> straordinariamente conservati che raccontano il rapporto fra l’uomo e le risorse naturali.</div>
<div>La sezione è accompagnata da un apparato grafico di testi e riproduzioni iconografiche di fauna e flora presenti in famosi affreschi pompeiani, alcuni anche di recente scoperta (come quelli provenienti dalla casa del Tiaso).</div>
<div>Il <b>braccio Nord</b>, accanto ad una piccola parte sugli arredi con due calchi di porte, ospita la grande <b>sezione dedicata ai resti umani</b>, che espone una collezione di calchi originali delle persone colpite dall’eruzione.</div>
<div>I calchi delle vittime del 79 d.C. sono tra le testimonianze più famose e commoventi di Pompei. Spesso confusi con corpi pietrificati, sono in realtà il risultato di un processo unico, reso possibile dalle condizioni create dall’eruzione e da una tecnica archeologica sviluppata nel tempo.</div>
<div>Anche se sono noti tentativi negli anni precedenti, fu nel 1863 che l’archeologo Giuseppe Fiorelli,<b> </b>versando<b> </b>gesso liquido in queste cavità, per primo riuscì a restituire la forma originaria delle vittime. Una volta indurito il gesso e rimossa la cenere circostante, riemergevano figure umane sorprendentemente dettagliate, spesso con ossa ancora presenti al loro interno.</div>
<div></div>
<div>Il tema trattato e il tipo di reperti esposti ci pongono a stretto contatto con il momento della morte improvvisa. Per tale motivo <b>la sezione delle vittime non è subito visibile, ma è protetta alle due estremità, da elementi divisori che avvisano dell’ingresso in un settore peculiare, dando quindi allo spettatore la possibilità di scegliere se affrontare o meno la visita</b>.</div>
<div></div>
<div><b>L’allestimento è scandito da un apparato grafico in cui è ridotto al minimo l’uso del colore e di ogni elemento decorativo</b>, a vantaggio di testi lineari accompagnati da foto d’archivio, che documentano i contesti o i calchi in fase di scavo o di restauro. È arricchito da contenuti multimediali dedicati da un lato alla tecnica di realizzazione dei calchi dal momento dell’invenzione fino ad oggi e alla struttura interna dei calchi con immagini tratte da TAC eseguite su alcuni esemplari, dall’altro lato a contenuti storici come l’intervista ad Amedeo Maiuri sui calchi dell’Orto dei Fuggiaschi o ancora agli aspetti emozionali legati alla vista di questi reperti, come ben rappresentato nel frammento del film “Viaggio in Italia” di R. Rossellini</div>
<div></div>
<div><b><u>Un percorso flessibile e accessibile: video in LIS e ISL e modellini tattili</u></b></div>
<div>Tutto il percorso, per la sua ubicazione all’interno dell’area archeologica, è volutamente flessibile, è cioè strutturato per poter essere visitato ed avere una lettura compiuta nei diversi sensi di marcia e a prescindere dal lato di ingresso al monumento, adattandosi così alle diverse direzioni dei flussi di visitatori.</div>
<div>Particolare attenzione è stata data all’accessibilità, attraverso contenuti audio, video in LIS e ISL, strumenti in CAA (Comunicazione Aumentata Alternativa) e due sezioni tattili dedicate rispettivamente una alla parte sulle vittime umane e l’altra a quella sugli animali e le piante con modellini 3d dei reperti accompagnati da testi in braille.</div>
<div>Attraverso gli apparati grafici, i video e gli approfondimenti, l’allestimento vuole garantire la più ampia fruizione di questi materiali unici, rispettandone e valorizzandone le peculiarità, restituendo loro il giusto significato, quali straordinarie testimonianze della storia di Pompei e dei suoi abitanti.</div>
<div><b> </b></div>
<div></div>
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		<title>Quanto costava il blu delle pareti di Pompei?</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 17:49:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160;<br />
Il “sacrario blu” di Regio IX,10 è stato oggetto di un articolo scientifico appena pubblicato sulla prestigiosa rivista npj ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Il “sacrario blu” di Regio IX,10 è stato oggetto di un articolo scientifico appena pubblicato sulla prestigiosa rivista <i>npj Heritage Science. </i>Le analisi scientifiche, condotte dal MIT (Massachusetts Institute of Technology) insieme al Parco Archeologico di Pompei e all’Università degli Studi del Sannio, hanno avuto ad oggetto il pigmento blu che rivestiva le pareti della stanza (il famoso il blu egizio o <i>caeruleum </i>per gli antichi romani).</p>
<p>La caratterizzazione multi-scala del pigmento, che ha visto più metodologie di indagine (da quelle non distruttive a quelle microdistruttive, dalla scala atomica a quella macroscopica) ha permesso di quantificare gli esatti quantitativi di colore applicati tramite la tecnica dell’affresco e, pertanto, <b>di stimare i notevoli costi dei pigmenti utilizzati per la decorazione, paragonandoli al costo della vita presso gli antichi romani. Le stime<span class="Apple-converted-space">  </span>rivelano che i costi del solo pigmento ceruleo si aggiravano fra il 50% e il 90% del salario di un legionario</b><i>. </i>Lo studio ribadisce la necessità di studi diagnostici integrati per la comprensione del mondo antico dal punto di vista pittorico e simbolico, ma senza dimenticare anche il lato pragmatico ed economico.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Pompei, scene di gladiatori e storie d’amore</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 17:52:07 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>

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<br />
Dopo due secoli, nuove scoperte nel corridoio di passaggio dei teatri<br />
<br />
<br />
Una storia d’amore di ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>
<div id="x_x_x_x_x_x_Signature"></div>
<blockquote>
<div><b>Dopo due secoli, nuove scoperte nel corridoio di passaggio dei teatri</b></div>
</blockquote>
</div>
<div>Una storia d’amore di una donna di nome Erato, <i>Erato amat</i>… (“Erato ama&#8230;”), la scena di un combattimento gladiatorio, e tanti altri istanti e sentimenti fissati su una parete nel quartiere dei teatri, al pari di quelli che oggi troveremmo lungo i muri delle strade moderne o nelle chat e sui social. Storie di vita vissuta, amori, passioni, insulti, incitazioni sportive che sarebbero andati perduti per sempre e che, invece, stanno riaffiorando a Pompei grazie alla tecnologia. Succede nel corridoio di passaggio che collegava l’area dei teatri alla via Stabiana. Un muro scavato oltre 230 anni fa, davanti al quale sono passati milioni di visitatori ogni anno e da cui non ci si aspettava nessuna novità, nessun altro racconto e dove invece – attraverso l’impiego di metodologie di ricerca d’avanguardia &#8211; emergono quasi 300 iscrizioni, tra quelle già note da tempo (circa 200) e quelle nuove identificate (79).</div>
<div>Il progetto si chiama <i>Bruits de couloir</i> (“Voci di corridoio”) ed è stato ideato da Louis Autin ed Éloïse Letellier-Taillefer dell&#8217;Università della Sorbona e Marie-Adeline Le Guennec dell&#8217;Università del Québec a Montréal, in collaborazione con il Parco archeologico di Pompei.</div>
<div><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-21-alle-18.48.39.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-159335" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-21-alle-18.48.39-300x174.png" alt="pompei" width="300" height="174" /></a></div>
<div>Come raccontato sull’E-Journal degli Scavi di Pompei <a id="OWAa67a994a-fc0c-642c-b5c9-aab9af3b0f79" class="x_x_x_x_x_x_x_OWAAutoLink" href="https://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei/" data-auth="NotApplicable">https://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei/</a> , è stato eseguito in due campagne nel 2022 e nel 2025. Così è stato possibile arrivare a una rilettura complessiva della vasta testimonianza di graffiti presenti in questo ambiente di passaggio, attraverso un approccio multidisciplinare che combina epigrafia, archeologia, filologia e digital humanities.</div>
<div><i>“Vado di fretta; stammi bene, mia Sava, fa che mi ami!” – “Miccio-cio-cio, a tuo padre che cacava hai rotto la pancia; guardate un po&#8217; come sta Miccio!” – “Methe, (schiava) di Cominia, di Atella, ama Cresto nel suo cuore. Che ad entrambi la Venere di Pompei sia propizia e che vivano sempre in armonia.” </i>Sono alcuni esempi, tra quelli già precedentemente noti, che attestano la vitalità, la molteplicità delle interazioni e delle forme di socialità, che si sviluppavano in uno spazio pubblico così frequentato dagli abitanti dell’antica Pompei:</div>
<div><i>“La tecnologia è la chiave che ci apre nuove stanze del mondo antico e quelle stanze le dobbiamo anche raccontare al pubblico – </i>ha commentato il Direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel <i>– Stiamo lavorando su un progetto di tutela e valorizzazione delle scritte, che in tutta Pompei sono oltre 10mila, un patrimonio immenso</i>. <i>Solo l’uso della tecnologia può garantire un futuro a tutta questa memoria della vita vissuta a Pompei.”</i></div>
<div>La metodologia adottata utilizza una griglia virtuale, documenta legami spaziali e tematici tra le iscrizioni e analizza le pareti del corridoio con RTI (<i>Reflectance Transformation Imaging</i>, tecnica di fotografia computazionale che acquisisce una serie di immagini di un oggetto sotto diverse direzioni di illuminazione). Così, si riesce a vedere ciò che l’occhio nudo non vede e dopo più di due secoli dallo scavo, emergono ancora novità. Al tempo stesso, questa tecnica è fondamentale per la conservazione digitale di una collezione di testimonianze di per sé fragili.</div>
<div>Lo sviluppo di una piattaforma 3D che integri fotogrammetria, dati RTI e metadati epigrafici porterà alla creazione di un nuovo strumento per la visualizzazione congiunta e l’annotazione delle iscrizioni. Per favorire al meglio la conservazione di questo importante complesso di attestazioni epigrafiche pompeiane concentrate in un unico ambiente, portate alla luce nel 1794, il Parco Archeologico di Pompei ha messo in programma la realizzazione di una copertura del corridoio, per consentire finalmente un’adeguata protezione degli intonaci su cui sono state incise le iscrizioni, e per favorire una futura esperienza di visita integrata con l’ausilio delle tecnologie sviluppate dalle nuove ricerche.</div>
<p>&nbsp;</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Ercolano, focus sulla Casa del Bicentenario</title>
		<link>https://www.scrivonapoli.it/ercolano-focus-sulla-casa-del-bicentenario/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Dec 2025 17:20:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>

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		<description><![CDATA[<br />
I “prima e dopo” di un restauro aperto e condiviso<br />
La Casa del Bicentenario riaperta finalmente nel 2019, dopo ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div></div>
<div><b>I “prima e dopo” di un restauro aperto e condiviso</b></div>
<div>La Casa del Bicentenario riaperta finalmente nel 2019, dopo un’importante e delicata fase di recupero per garantire la fruizione in sicurezza, è oggi interessata da un’ulteriore fase di conservazione, durante la quale è possibile offrire, al contempo, ai visitatori la possibilità di osservare da vicino le attività di restauro in corso. Il cantiere oggi si configura, dunque, come un laboratorio a cielo aperto, dove rigore scientifico, trasparenza, valorizzazione e condivisione con il pubblico si intrecciano. L’esperienza, sulla scia dei “close up cantieri”, consente infatti di vivere un momento unico di confronto diretto tra le porzioni già restaurate e quelle ancora da trattare, cogliendo con immediatezza la trasformazione del “prima e dopo”. Un prima e dopo che potrebbe essere percepito all’esterno come un semplice intervento estetico, ma che, nella buona pratica del restauro, implica la complessa riduzione delle cause del degrado e la restituzione delle superfici alla patina del tempo.</div>
<div><b>Perché “cantieri partecipati”?</b></div>
<div>La conservazione del patrimonio archeologico “all’aperto” richiede molteplici attenzioni, una cura continua e attenta che il Parco Archeologico di Ercolano attua attraverso un ampio programma di interventi di manutenzione programmata ciclica, che includono opere di riduzione delle cause di degrado e di miglioramento dello stato di fatto. C’è sempre molto fermento dietro queste attività e non sempre è possibile rendere partecipe il visitatore. L’intento di condividere il delicato e importante lavoro che è alla base della conservazione delle superfici archeologiche non è teso solo a soddisfare la curiosità del visitatore ma mira soprattutto a farne comprendere il valore; una missione, questa, per gli operatori tecnici, che non solo migliora la visita di oggi ma rende possibile poter godere del patrimonio archeologico il più a lungo possibile.</div>
<div>I visitatori che accedono in questi giorni alla Casa del Bicentenario hanno sia l’opportunità di ammirare le parti restaurate durante le precedenti campagne di lavori, sia quella di assistere dal vivo alle nuove opere in corso nell’atrio, secondo la formula ormai consolidata del “cantiere partecipato”.</div>
<div>Il contesto, il progetto più ampio Il progetto di manutenzione straordinaria è finanziato con Legge 190 e rappresenta una tappa importante nella crescita del Parco, seguendo le orme del primo ciclo di manutenzione straordinaria, il cui progetto fu donato al Parco dal Packard Humanities Insitute (PHI) e portato a termine dal Parco stesso nel 2021. La campagna di manutenzione straordinaria in corso rappresenta la continuità della manutenzione programmata, per la quale il Parco si è occupato interamente della progettazione e dei lavori, ma valorizzando gli approcci e l’innovazione sviluppati dal team del Packard Humanities Institute e dai tecnici del Parco in questo ambito, nel corso dell’ultimo decennio. Ciò conferma la volontà di David W. Packard di vedere lo stato italiano prendere spunto dagli avanzamenti ottenuti nell’ambito del partenariato pubblico-privato in atto a Ercolano dal 2001 e portarli avanti sempre più autonomamente.</div>
<div><b>Un ricordo speciale</b></div>
<div>Con la ripresa dei lavori alla Casa del Bicentenario, il personale del Parco e il team del Packard Humanities Institute ricordano con profonda commozione e riconoscenza per il lavoro svolto il restauratore Giuseppe Giordano del Consorzio Roma, recentemente scomparso. Il suo apporto professionale e lo spirito collaborativo, testimoniati in particolare nel grande cantiere del 2019 alla Casa del Bicentenario, restano vivi come esempio di dedizione e passione per il mondo del restauro.</div>
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