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	<title>SCRIVONAPOLI &#187; L&#8217;approfondimento</title>
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	<description>Giornale Online &#124; Le notizie di Napoli e Campania</description>
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		<title>Pompei, tra archeologia e intelligenza artificiale</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Nov 2025 11:38:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[L'approfondimento]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160;<br />
<br />
Ricerca e sperimentazione a Pompei tra archeologia, intelligenza artificiale e computer vision<br />
<br />
Volge al termine il progetto ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>&nbsp;</div>
<blockquote>
<div><strong><em>Ricerca e sperimentazione a Pompei tra archeologia, intelligenza artificiale e computer vision</em></strong></div>
</blockquote>
<div>Volge al termine il progetto di ricerca <strong><em>RePAIR&rdquo;, </em></strong>acronimo di<strong><em>&nbsp;Reconstructing the Past: Artificial Intelligence and Robotics Meet Cultural Heritage</em></strong>, finanziato dall&rsquo;Unione Europea, che ha inteso sperimentare la realizzazione di una infrastruttura robotica, guidata dall&rsquo;intelligenza artificiale e l&rsquo;uso di algoritmi per la ricomposizione di affreschi di Pompei in frammenti, come in un &ldquo;puzzle&rdquo;. Il prototipo &egrave; stato validato con prime prove sperimentali sul campo presso il Parco Archeologico di Pompei, dimostrando che la robotica e l&rsquo;intelligenza artificiale potranno in futuro facilitare il lavoro degli archeologi.</div>
<div>La ricerca ha avuto per oggetto due esempi iconici di grandi affreschi del patrimonio culturale mondiale che si trovano in stato frammentario e sono conservati nei depositi del Parco Archeologico di Pompei. Si tratta degli affreschi del soffitto di ambienti della <strong>Casa dei Pittori al Lavoro</strong>&nbsp;<strong>nell&rsquo;Insula dei Casti Amanti</strong>, danneggiati nel corso della eruzione del 79 d.C. e poi ridotti in frantumi in seguito ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e degli affreschi della <strong>Schola Armaturarum</strong>,&nbsp;determinati dal crollo dell&rsquo;edificio nel 2010 e in parte ancora non ricollocati.</div>
<div><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Screenshot-2025-11-27-alle-12.35.43.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-159129" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2025/11/Screenshot-2025-11-27-alle-12.35.43-300x180.png" alt="Pompei artificiale" width="300" height="180" /></a></div>
<div>Nel primo caso sul contesto gi&agrave; lavoravano a partire dal 2018 un gruppo di esperti di pitture murali dell&rsquo;Universit&agrave; di Losanna, guidato dal professor Michel E. Fuchs, con un programma di studio e di ricomposizione manuale, con cui i ricercatori del progetto RePair hanno avuto confronto.</div>
<div>Partito a settembre 2021, il progetto &egrave; stato coordinato <strong>dall&rsquo;Universit&agrave; Ca&rsquo; Foscari di Venezia</strong>&nbsp;e ha coinvolto universit&agrave; e istituti di ricerca in Europa e in Italia, tra cui <strong>l&rsquo;Istituto Italiano di Tecnologia (IIT</strong>) e <strong>il Parco Archeologico di Pompei</strong>&nbsp;sede d&rsquo;eccezione e campo sperimentale di applicazione del progetto.<strong>&nbsp; </strong>Tra i partner stranieri la <strong>Ben-Gurion University of the Negev&nbsp;di Israele, l&rsquo;Associacao do Instituto Superior Tecnico Para a Investigacao e Desenvolvimento&nbsp;del Portogallo, la Rheinische Friedrich Wilhelms Universitat&nbsp;di Bonn&nbsp;in Germania</strong>. Il progetto ha ricevuto finanziamenti dal programma di ricerca e innovazione <strong>Horizon 2020 dell&rsquo;Unione Europea</strong>, nell&rsquo;ambito della Grant agreement n. 964854. <u><a id="OWAecee6c1d-59e1-821a-81e0-8992d3e4b193" class="x_x_OWAAutoLink" href="https://www.repairproject.eu/" data-auth="NotApplicable">https://www.repairproject.eu/</a></u></div>
<div><em>&ldquo;Dopo quattro anni di lavoro si &egrave; concluso il progetto europeo RePAIR,&nbsp;una cooperazione internazionale che ha messo insieme mondi apparentemente lontani, le pi&ugrave; avanzate tecniche di intelligenza artificiale e la robotica, con l&rsquo;archeologia e la preservazione dei beni culturali, patrimonio dell&rsquo;umanit&agrave;. Ha rappresentato un primo, pionieristico passo verso un traguardo ambizioso: eliminare una delle attivit&agrave; pi&ugrave; laboriose e frustranti della ricerca archeologica, consentendo cos&igrave; di convogliare energie e competenze preziose verso attivit&agrave; pi&ugrave; propriamente scientifiche e creative&rdquo;&mdash; </em>commenta <strong>Marcello Pelillo</strong>, Professore all&rsquo;Universit&agrave; Ca&rsquo; Foscari di Venezia e coordinatore di progetto.</div>
<div>L&rsquo;infrastruttura robotica &egrave; stata posizionata presso <strong>Casina Rustica</strong>, edificio demaniale all&rsquo;interno del Parco Archeologico di Pompei, ristrutturato e rifunzionalizzato per ospitare le attrezzature tecnologiche necessarie.</div>
<div>Mentre <strong>i team di robotica si sono occupati della</strong> <strong>progettazione e realizzazione del sistema</strong>, gli <strong>esperti in intelligenza artificiale e machine learning hanno</strong> <strong>elaborato e definito gli algoritmi</strong>&nbsp;per la ricomposizione degli affreschi.</div>
<div>Per potere studiare i reperti e preservarli ulteriormente, il gruppo di ricerca ha realizzato, in seguito alla <strong>digitalizzazione dei frammenti</strong>, delle <strong>repliche artificiali</strong>, in modo che il sistema robotico potesse manipolare pezzi non autentici nelle fasi di test.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div><em>&ldquo;Dopo aver acquisito e digitalizzato le immagini dei singoli frammenti il sistema cerca di risolvere il &ldquo;puzzle&rdquo;&nbsp;e la soluzione trovata viene inviata alla piattaforma hardware che, utilizzando due bracci robotici dotati di &ldquo;soft hand&rdquo;, colloca automaticamente i frammenti nella posizione desiderata. Si tratta di un puzzle estremamente complesso, formato da centinaia o migliaia di frammenti spesso logorati o gravemente danneggiati, senza conoscere in anticipo quale dovrebbe essere il risultato finale</em>. &ndash; Spiega <strong>il Prof. Pelillo</strong>&nbsp;&ndash; M<em>anca, per cos&igrave; dire, l&rsquo;immagine sulla scatola che possa guidare il lavoro. Inoltre, i pezzi recuperati rappresentano frequentemente solo una porzione dell&rsquo;opera originaria, rendendo inevitabili ampie o numerose lacune nella ricostruzione. A complicare ulteriormente il processo, vi &egrave; la difficolt&agrave; di stabilirne l&rsquo;effettiva provenienza, poich&eacute; non di rado i frammenti, pur appartenendo a opere differenti, risultano mescolati tra loro. Per affrontare questo formidabile problema abbiamo impiegato sofisticate tecniche di Intelligenza Artificiale e realizzato un&rsquo;interfaccia che consente agli archeologi di dialogare con il sistema.&rdquo;</em></div>
<div><em>&ldquo;Il Futuro dell&rsquo;archeologia presuppone un uso eticamente corretto dell&rsquo;intelligenza artificiale.</em> <em>&Egrave; una grande sfida &ndash; </em>spiega il direttore del Parco Archeologico, <strong>Gabriel Zuchtriegel</strong><em>&nbsp;&ndash; affrontare la ricomposizione di una immensa mole di frammenti, come ad esempio quelli danneggiati durante i bombardamenti di Pompei nel 1943, e che dovrebbe essere possibile grazie alla forma e alla decorazione singolare di ogni elemento. Ma nessun essere umano ci riuscirebbe da solo. &Egrave; qui che entra in gioco l&rsquo;intelligenza artificiale, che ci aiuta ad affrontare la complessit&agrave; dei materiali archeologici, e che in futuro avr&agrave; un ruolo centrale nell&rsquo;archeologia, se pensiamo anche alle quantit&agrave; di dati che emergono negli scavi di archeologia preventiva su cantieri in tutta Italia. Ci vogliono, tuttavia, competenze e valori condivisi per utilizzare l&rsquo;intelligenza artificiale in modo scientificamente ed eticamente corretto e Pompei sta partecipando a questo sviluppo globale.&rdquo;</em></div>
<div><strong>&nbsp;</strong></div>
<div><strong>LE ATTIVIT&Agrave; DEI PARTNER</strong></div>
<div><strong>L&rsquo;Universit&agrave; Ca&rsquo; Foscari e gli altri partner europei</strong>&nbsp;hanno affrontato lo sviluppo delle tecniche di intelligenza artificiale. Dopo aver acquisito e digitalizzato le immagini dei singoli frammenti, il sistema cerca di risolvere il &ldquo;puzzle&rdquo; e la soluzione trovata viene inviata alla piattaforma hardware che, utilizzando i due bracci robotici, colloca automaticamente i frammenti nella posizione desiderata.</div>
<div><strong>Il Parco Archeologico di Pompei</strong>, oltre a essere sede e campo sperimentale di applicazione del progetto, ha contribuito con il trasferimento di know-how nell&rsquo;ambito delle scienze archeologiche e del restauro e ha contestualmente realizzato un esteso dataset di immagini di affreschi, che costituisce la base di conoscenza dell&rsquo;Intelligenza artificiale per il riconoscimento iconografico, elemento utile alla ricomposizione degli affreschi contenuti nei depositi del Parco.</div>
<div><strong>L&rsquo;Istituto Italiano di Tecnologia (IIT)</strong>&nbsp;&egrave; stato autore del prototipo di piattaforma robotica e del sistema di digitalizzazione, con la partecipazione al progetto di quattro gruppi di ricerca che lavorano nei Centri di Genova e Venezia, guidati da Antonio Bicchi, Alessio Del Bue, Arianna Traviglia e Nikolaos Tsagarakis.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div><strong>LA PIATTAFORMA ROBOTICA E IL SISTEMA DI DIGITALIZZAZIONE</strong></div>
<div>Il sistema si compone di due bracci robotici identici, collegati tra loro da un torso munito di sensori di visione, e da due mani dalla struttura cedevole e capaci di una presa delicata. Il sistema &egrave; installato su un banco da lavoro in alluminio, dotato di una guida lineare lungo cui il robot pu&ograve; muoversi orizzontalmente, scivolando nelle posizioni pi&ugrave; vicine al frammento da manipolare. Le mani robotiche sono due SoftHand &ndash; mano robotiche cedevoli e facilmente adattabili a diverse forme e oggetti &ndash; presenti in due dimensioni differenti, cos&igrave; da potere manipolare frammenti di diversa taglia. Per gli oggetti pesanti e di grandi dimensioni, inoltre, il sistema pu&ograve; operare in modo bimanuale, coordinando gli spostamenti delle due mani e garantendo una presa stabile. Al fine di avere una presa stabile e delicata, che non danneggi la superfice degli affreschi, i polpastrelli delle mani robotiche sono stati dotati di cuscinetti morbidi ad alto attrito. A livello del polso, sono state integrate delle telecamere per il riconoscimento degli oggetti e la pianificazione del percorso dell&rsquo;intero sistema robotico. Il sistema, inoltre, &egrave; in grado di capire se la presa degli oggetti &egrave; andata a buon fine o &egrave; fallita, riposizionandosi per ritentare immediatamente.</div>
<div>Al fine di aiutare gli archeologi nelle operazioni di classificazione dei reperti, che nel caso specifico degli affreschi pu&ograve; risultare un lavoro laborioso e lento, i ricercatori dell&rsquo;IIT hanno realizzato un dispositivo portatile per la scansione 3D, in modo che la digitalizzazione possa essere eseguita sul campo in modo semplice ed economico. Il dispositivo &egrave; composto da una scatola di illuminazione, un piatto rotante, una telecamera RGB ad alta risoluzione e un sensore di scansione 3D. Grazie a tale dispositivo, il team di ricerca ha potuto acquisire l&rsquo;immagine digitale di circa 2000 frammenti, raggruppati in 117 gruppi differenti, e caratterizzati da diversi decori identificati dagli archeologi, come per esempio in stucco o erosi. Oltre alla digitalizzazione 3D, il gruppo di ricerca dell&rsquo;IIT ha anche realizzato un&rsquo;analisi iperspettrale della pittura muraria. I dati acquisiti possono essere utilizzati per supportare gli algoritmi di Intelligenza Artificiale nella ricostruzione dei &ldquo;puzzle&rdquo; dei frammenti, per facilitare l&rsquo;assemblaggio dei pezzi. L&rsquo;approccio iperspettrale permette infatti di identificare i pigmenti utilizzati, fornendo informazioni aggiuntive e dettagliate anche su caratteristiche non pi&ugrave; visibili a occhio nudo, contribuendo cos&igrave; a una migliore comprensione della decorazione originaria.</div>
<div>Per potere studiare i reperti e preservarli ulteriormente, il gruppo di ricerca ha realizzato, in seguito alla digitalizzazione dei frammenti, delle repliche artificiali, in modo che il sistema robotico potesse manipolare pezzi non autentici nelle fasi di test.</div>
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		<title>Campania, record di donazioni e trapianti</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Nov 2025 10:42:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[L'approfondimento]]></category>

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		<description><![CDATA[+36,9% le segnalazioni, +36% le donazioni effettive. Pierino Di Silverio (CRT): «Un risultato di squadra, abbiamo rimesso al centro organizzazione, ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>+36,9% le segnalazioni, +36% le donazioni effettive. Pierino Di Silverio (CRT): «Un risultato di squadra, abbiamo rimesso al centro organizzazione, formazione e dialogo con i cittadini». Partito anche un progetto con le scuole.</p></blockquote>
<p>Gennaio–settembre 2025 segnano per la Campania un cambio di passo netto nella cultura della donazione. Secondo il report CNT, le segnalazioni di potenziali donatori crescono del 36,9% (media nazionale +3,3%), le donazioni effettive aumentano del 36% (sono 68; media nazionale +1,5%), facendo della Campania la regione prima in Italia per incremento percentuale. Anche sul fronte trapianti la curva è positiva: cuore +20% (media nazionale +9,6%), fegato +62,9% (media nazionale +1,3%), rene +25% (a fronte di una media nazionale -6,5%). E ottobre 2025 si consacra come mese record per le segnalazioni dalla nascita del CRT Campania. Alla spinta dei numeri si affianca un’evidenza di partecipazione civica: 432 dei 1.384 “sì” alla donazione raccolti in Italia fino a settembre provengono dalla Campania, quasi un terzo del totale nazionale. Durante le Giornate Napoletane della Salute in Piazza del Plebiscito si è registrato un ulteriore traguardo: 425 dichiarazioni di volontà raccolte dai Coordinamenti Territoriali Trapianti presenti in piazza (ASL Napoli 2 Nord, Cardarelli, A.O. dei Colli, Pascale, Santobono e Vanvitelli). È il segno di una rete che funziona quando ospedali, ASL, professionisti e cittadini dialogano nello stesso spazio. «Questi risultati non sono un caso – dice Pierino Di Silverio, Coordinatore Regionale Trapianti Campania &#8211; sono il frutto di un lavoro di rete che ha rimesso al centro organizzazione, formazione e dialogo con i cittadini. La crescita della Campania dice che quando la comunità si fida, la donazione diventa un gesto naturale. Ora investiamo sui giovani: portiamo la verità della donazione nelle aule, perché la scelta informata a 18 anni nasca da conoscenza e responsabilità. È così che si riducono le liste d’attesa e si restituisce vita a chi aspetta».</p>
<p>Su questo terreno fertile il Centro Regionale Trapianti ha lanciato il percorso con le scuole, pensato sia come Formazione scuola–lavoro (ex PCTO) sia come giornata di orientamento. Non una lezione frontale, ma un’esperienza: fornire ai ragazzi informazioni corrette per arrivare ai 18 anni capaci di una scelta consapevole; allenarli a diventare “moltiplicatori” di cultura della donazione tra coetanei e adulti; farli entrare in contatto con le storie di chi il trapianto lo attende o lo ha ricevuto. In aula si parlerà di prevenzione (patologie cardiache e renali, abuso di alcol e droghe), dell’organizzazione della rete nazionale e regionale, della donazione da vivente (sangue, cellule staminali ematopoietiche, PMA), di ciò che avviene in Terapia Intensiva davanti a un potenziale donatore e delle differenze tra trapianti di organi solidi (cuore, polmoni, fegato, reni – anche da vivente) e tessuti come le cornee. Un modulo sarà dedicato alla comunicazione: uffici stampa e comunicatori di ASL e Aziende Ospedaliere guideranno gli studenti nella realizzazione di un prodotto multimediale rivolto ai loro coetanei, che il CRT utilizzerà nelle prossime campagne. Il percorso coinvolgerà anche gli psicologi della rete e i pazienti, per dare volto ed emozioni ai dati. La giornata di orientamento, aperta a tutte le classi del triennio, sarà curata dai Coordinamenti Territoriali Trapianti come momento di riflessione sugli snodi cruciali del processo donazione–trapianto. Ad oggi hanno aderito 55 istituti in tutta la regione: il primo incontro si è tenuto martedì 4 novembre all’Istituto “Novelli” di Marcianise.</p>
<p><strong>LE SCUOLE COINVOLTE</strong></p>
<p>Tra i primi partner figurano licei e istituti tecnici di Avellino (Imbriani, Colletta, IC Manzi di Calitri), Benevento (Giannone, IPSAR Le Streghe, IIS Alberti, IIS Lombardi di Airola), Caserta (Giordani, Giannone, Lener e Novelli di Marcianise, Galilei di Piedimonte, Pizzi di Capua, Don Gnocchi di Maddaloni, Amaldi–Nevio di S. Maria C.V., Volta, Mattei, Conti, Da Vinci di Vairano), Napoli e area metropolitana (tra gli altri Ferraioli, Caccioppoli, Livatino, Gentileschi, Nitti, Salesiani, Vittorini, Mazzini, Giustino Fortunato, Vico, Alberti, Fonseca, Elsa Morante, Umberto, Caselli–Palizzi, Montalcini di Quarto, Virgilio di Pozzuoli, Giordano Bruno e Don Geremia Piscopo di Arzano, IISS Siani di Casalnuovo, Gandhi di Casoria, Dalla Chiesa di Afragola, Filangieri e IPIA Niglio di Frattamaggiore, Tilgher di Ercolano, Albertini di Nola, Diaz di Ottaviano, De Bottis di Torre del Greco), e Salerno e provincia(Genovesi–Da Vinci e Giovanni XXIII di Salerno, Scientifico Genoino di Cava, Severi di Salerno, Fermi di Sarno, Polo Rescigno di Roccapiemonte, Besta Gloriosi e Liceo Medi di Battipaglia).</p>
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		<title>Campania regione più superstiziosa d’Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Oct 2025 16:04:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[L'approfondimento]]></category>

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		<description><![CDATA[<br />
Boom di veggenti e ricerche sul “malocchio”: la Campania è la regione più superstiziosa d’Italia<br />
<br />
Con 80 milioni ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p dir="ltr">Boom di veggenti e ricerche sul “malocchio”: la Campania è la regione più superstiziosa d’Italia</p>
</blockquote>
<p dir="ltr">Con 80 milioni di euro spesi in consulti e il record di ricerche online per “portafortuna” e “malocchio”, la regione domina l’Indice di Superstizione Regionale di Casinos.com. La Campania si conferma la terra dove la fortuna non si lascia al caso. Secondo l’<strong>Indice di Superstizione Regionale (ISR)</strong> elaborato da <a href="http://url94.gdcgroupmedia.com/ls/click?upn=u001.wT07RAx9SWCxyECMm9LaHSCr0H-2FBs-2F4fGAzg9CPr8azk8o9m8b7cUoL0-2B6CKK6xdCMkU3Nea3Z0pnxaS8mWFbQ-3D-3Dpp2l_-2B0Ok6Af7hyz7Kqg6CR74pVdvAiZ2-2FPNQ8s1eYdwhBji2QVyLb3jQH7Lg0xwySiySdju0Cne-2B49eLXF-2F8pDE5nooHCUR24ahBzQsysD-2F79pkT4MQgKJcX9K28G2W3d6yOv-2F0QSW5JAdJaJGi1OvMf-2BzqoIUUPciIqME4XKmElHw2ZSLSMjjEkVi2wdIiFnVeDgaKvJ44GQk7cVmyTQ4FzguMWrr2w8knk86Dw9XfznCTjqY8CnvOJ5NwLt3J9hySH5q67Xlekz93rc24NXtJ7RIJ9AEqfnysKXktdtjc5KITngXZ-2FY-2BfIIkZpuLDQbWFB0uV-2F7MS8sVDn-2Fs25eFkfHFIZRlFKeY3EbRnB59ixa9Fd9MlnDvjxMLl-2BprpyTZpt" target="_blank"><strong><u>Casinos.com</u></strong></a> in vista del nuovo venerdì 17 di ottobre, la regione conquista il primo posto assoluto con <strong>81,9 punti su 100</strong>, grazie a un mix di <strong>2.200 veggenti attivi</strong>, <strong>80 milioni di euro di spesa annua nei consulti in presenza</strong> e un’attenzione digitale ai massimi livelli.</p>
<p dir="ltr">Le ricerche Google su <strong>“portafortuna” (100/100)</strong> e <strong>“malocchio” (81/100)</strong> sono tra le più alte d’Italia, a conferma di una tradizione che resiste ai tempi e continua a rinnovarsi anche online.</p>
<p dir="ltr">A Napoli, dove il <strong>Report Antiplagio 2025</strong> dell’<strong>Osservatorio Antiplagio</strong> stima circa <strong>54.000 truffe</strong> legate all’occulto ogni anno, la scaramanzia resta un linguaggio quotidiano: un corno appeso allo specchietto, un gesto rapido per “togliere il malocchio”, una battuta al momento giusto. Qui la fortuna non si aspetta, ma si invoca.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Un viaggio virtuale nella Sepino Romana</title>
		<link>https://www.scrivonapoli.it/viaggio-virtuale-nella-sepino-romana/</link>
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		<pubDate>Thu, 16 Oct 2025 08:36:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[L'approfondimento]]></category>

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		<description><![CDATA[<br />
Si è tenuto il Demo Day del progetto innovativo frutto della collaborazione tra Università degli Studi del Molise e STRESS ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="font-weight: 400;"><em>Si è tenuto il Demo Day del progetto innovativo </em><em>frutto della collaborazione tra Università degli Studi del Molise e STRESS S.c.ar.l</em></p>
</blockquote>
<p style="font-weight: 400;">Vivere l’emozione di esplorare l’antica città di <strong>Sepino</strong> come non la si era mai vista prima, grazie a <strong>SEPIVERSO</strong>, la piattaforma immersiva che unisce <strong>tecnologia 3D, realtà virtuale e storytelling digitale</strong>. È quanto avvenuto nel corso del <strong>Demo Day dedicato al progetto “SEPIVERSO – Sepino nel metaverso: viaggio virtuale nella storia di un teatro vissuto”</strong>, frutto della collaborazione tra l’<strong>Università degli Studi del Molise</strong> e <strong>STRESS S.c.a.r.l.</strong> (con il supporto tecnologico del socio <strong>ETT S.p.A.</strong>) e con il <strong>Parco Archeologico di Sepino</strong> come end user finale dell’iniziativa.</p>
<p style="font-weight: 400;">L’evento ha permesso a studenti, istituzioni e cittadini di vivere un’esperienza immersiva straordinaria alla scoperta del patrimonio archeologico di <strong>Altilia-Sepino</strong>, tra <strong>narrazione, interazione e innovazione</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">L’iniziativa, che ha rappresentato un <strong>momento di restituzione pubblica della piattaforma</strong>, ha coinvolto tre classi di scuole superiori di Campobasso e Casacalenda, insieme ai partner di progetto, agli stakeholder e a numerose presenze istituzionali di rilievo, tra cui il <strong>Magnifico Rettore dell’Università degli Studi del Molise, Giuseppe Peter Vanoli</strong>, il <strong>Presidente di STRESS Scarl, Ennio Rubino</strong>, e il <strong>dott. Enrico Rinaldi</strong> , <strong>Direzione Regionale Musei Molise</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">I partecipanti hanno vissuto un’esperienza immersiva nel metaverso grazie all’utilizzo di <strong>visori VR</strong>, entrando virtualmente nel <strong>Parco Archeologico di Sepino</strong> e nel suo <strong>Teatro Romano</strong>, accompagnati dalle <strong>narrazioni interattive di Valeria e Rufus</strong>, i personaggi guida di epoca romana del SEPIVERSO, e dagli <strong>avatar delle guide reali</strong>, che hanno arricchito il racconto con spiegazioni e approfondimenti in diretta.</p>
<p style="font-weight: 400;">«<em>SEPIVERSO rappresenta un esempio concreto di come l’Università possa essere motore di innovazione e di sviluppo territoriale, costruendo ponti tra ricerca, cultura e comunità</em>», ha dichiarato il Rettore dell’Università degli Studi del Molise, <strong>Giuseppe Peter Vanoli.</strong><br />
«<em>Si tratta di una straordinaria opportunità per la ricerca e per la didattica, capace di mettere in dialogo saperi umanistici e innovazione tecnologica per valorizzare il patrimonio archeologico in modo nuovo, rendendo la conoscenza più accessibile, coinvolgente e stimolante per le nuove generazioni. </em><em>Ponendo al centro i giovani, il progetto testimonia come le prospettive e la vitalità del nostro Ateneo risiedano anche nella capacità di connettere saperi e generazioni</em>, promuovendo un modello di università aperta, dinamica e profondamente radicata nel territorio. E da genitore di due ragazzi adolescenti, vedo davvero con entusiasmo l’impatto positivo che le nuove tecnologie possono avere nell’esplorazione del sapere e delle diverse modalità di apprendimento. SEPIVERSO è solo l’inizio di un percorso di crescita condivisa, capace di generare continuità, nuovi progetti e strumenti per il futuro».</p>
<p style="font-weight: 400;"><em> “SEPIVERSO testimonia l’importanza di soggetti come  Stress, hub a partecipazione mista pubblico privata  </em>&#8211; spiega <strong>Ennio Rubino</strong>, Presidente di Stress-<em>  per la diffusione e la valorizzazione dell’innovazione,  capaci di favorire la messa in campo  di gruppi operativi composti da competenze scientifiche, tecnologiche e umanistiche  per trasformare in fattori di sviluppo e di crescita  le tante potenzialità diffuse sul nostro territorio, nello specifico  il  parco archeologico di Sepino presente nel Molise. SEPIVERSO rappresenta a nostro avviso una buona pratica non solo dal punto di vista scientifico ma anche in termini di collaborazione virtuosa fra diverse aree geografiche del nostro paese con focus applicativo presso il Comune di Sepino in provincia di Campobasso.</em></p>
<p style="font-weight: 400;"><em> </em></p>
<p style="font-weight: 400;">
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Le sfide del Mediterraneo, tra instabilità e sviluppo</title>
		<link>https://www.scrivonapoli.it/le-sfide-del-mediterraneo-tra-instabilita-sviluppo/</link>
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		<pubDate>Wed, 12 Mar 2025 12:02:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[L'approfondimento]]></category>

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		<description><![CDATA[Giovedì 13 marzo alle 10.00 sarà presentato a Napoli, presso l’Aula Magna dell’Università Parthenope (via Acton 38), “Mediterranean Economies 2024” ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>Giovedì 13 marzo alle 10.00 sarà presentato a Napoli, presso l’Aula Magna dell’Università Parthenope (via Acton 38), “Mediterranean Economies 2024” (ME24) ventennale Rapporto curato dall’Istituto di studi sul Mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ismed). Temi al centro del volume, le priorità delineate dall&#8217;Agenda per il Mediterraneo: stato di diritto e sviluppo umano, resilienza, prosperità e transizione digitale, pace e sicurezza, migrazione e mobilità, transizione verde, resilienza climatica, energia e ambiente. All’evento prenderanno parte la Presidente del Cnr, Maria Chiara Carrozza, il Viceministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale Edmondo Cirielli, il Direttore del Dipartimento di Scienze umane e sociali, patrimonio culturale del Cnr Salvatore Capasso (Cnr-Dsu), oltre all’intervento degli autori del volume.</div>
<div></div>
<div>“La Dichiarazione di Barcellona, adottata nel novembre 1995, mirava all’integrazione regionale tra il Mediterraneo meridionale e l’Euro-Mediterraneo, ma, da allora, l&#8217;instabilità politica, i conflitti e le fragilità economiche hanno ampliato il divario economico tra le due sponde. L&#8217;Agenda per il Mediterraneo dell&#8217;UE mira a colmare il divario tra le due sponde attraverso la costruzione di partnership e un investimento di 7 miliardi di euro per il periodo 2021-2027. L’obiettivo, spiega Salvatore Capasso, curatore del volume e direttore del Cnr-DSU, è mobilitare fino a 30 miliardi di euro in investimenti privati e pubblici nella regione nel corso del prossimo decennio, nell&#8217;ambito dello Strumento di Vicinato, Cooperazione allo Sviluppo e Cooperazione Internazionale. Sebbene le iniziative dell&#8217;UE siano essenziali, ritengo che esse siano insufficienti per affrontare i problemi strutturali più profondi che hanno afflitto la regione per decenni.”</div>
<div>La dipendenza dal petrolio ha limitato la diversificazione economica nel Mediterraneo meridionale, contribuendo a rallentare la crescita e ad ampliare il divario con l’Euro-Mediterraneo. Sebbene Paesi come Egitto e Turchia abbiano dimostrato resilienza e capacità di adattamento, altre economie, come quelle di Giordania e Libano, hanno registrato un forte calo del PIL pro capite, aggravando le disuguaglianze economiche. L’instabilità politica, insieme agli shock globali, come la crisi finanziaria e la pandemia di COVID-19, hanno ulteriormente compromesso le prospettive di crescita, mentre l’aumento del debito esterno solleva preoccupazioni sulla sostenibilità economica della regione.</div>
<div>La dipendenza da settori con produzioni non stabili, come le risorse energetiche e le rimesse, ha ridotto la capacità dei Paesi mediterranei di sviluppare economie più resilienti agli shock globali. “Per invertire questa tendenza e ridurre il divario con l’Euro-Mediterraneo, sono indispensabili riforme strutturali, stabilità politica e una governance economica più efficace. Solo attraverso un forte impegno per la cooperazione internazionale e strategie di sviluppo sostenibile sarà possibile costruire un Mediterraneo più stabile e prospero”, prosegue Salvatore Capasso.</div>
<div></div>
<div>Sintetizzando la situazione economica del Mediterraneo Meridionale, infatti, si evidenzia una crescita del divario con l’Europa. A 30 anni dalla Dichiarazione di Barcellona, i paesi del Mediterraneo meridionale non solo non hanno colmato il gap economico con l’Europa, ma in molti casi lo hanno ampliato. Il PIL pro capite della Giordania, ad esempio, è sceso dal 26,6% della media euro-mediterranea nel 1994 al 19,9% nel 2021, mentre il Libano è passato dal 33,4% al 25,9%. La Libia, un tempo tra le economie più forti della regione, ha visto il suo PIL pro capite crollare dal 68,3% al 39,6% della media europea.<br />
Diverse le criticità riscontrabili nell’area. Incertezza e crisi politiche hanno bloccato la crescita. Guerre civili, instabilità politica e cattiva gestione economica hanno frenato lo sviluppo. Il Libano è in piena crisi finanziaria dal 2019, con iperinflazione e collasso bancario, aggravati dall’esplosione del porto di Beirut nel 2020. La Siria, devastata da oltre un decennio di guerra, ha visto il suo PIL pro capite crollare al 6,4% della media euro-mediterranea. Anche la Palestina è intrappolata in un conflitto che limita ogni possibilità di sviluppo economico.<br />
Nel 2021, alcune economie hanno registrato una forte ripresa dopo la crisi COVID, con la Libia in crescita del 153,5%, seguita da Turchia (+11,4%) e Marocco (+8%). Tuttavia, nel 2023 tale crescita si è stabilizzata a livelli bassi: Turchia +4,5%, Tunisia e Libano quasi a zero.<br />
“Senza riforme sostanziali e stabilità politica, il Mediterraneo meridionale rischia di restare bloccato in una stagnazione economica. La crisi del debito, la dipendenza da fonti energetiche tradizionali e l’instabilità politica mettono a rischio il futuro della regione”, aggiunge Salvatore Capasso.</div>
<div>Un tema cruciale per l’area e centrale per l’agenda europea è quello della transizione energetica. Nel settore energetico, la transizione è in corso ma petrolio e gas naturale restano dominanti. La regione MENA (<em>Middle East and North Africa</em>) si conferma tra i principali produttori e consumatori di combustibili fossili, con Arabia Saudita e Iran tra i maggiori utilizzatori (7,15 e 3,69 exajoule di petrolio e 4,33 e 8,24 exajoule di gas). In Europa, l’Italia è tra i paesi con il più alto consumo di gas naturale (2,35 exajoule). Le importazioni petrolifere europee sono aumentate dell&#8217;11,2% nel 2022, superando i 14 milioni di barili al giorno, mentre le esportazioni dal Medio Oriente sono cresciute dell’8,7%. Nonostante la spinta verso le energie rinnovabili, la dipendenza dai fossili persiste. Spagna, Francia e Italia stanno accelerando sulle rinnovabili, in particolare sull’eolico e solare, ma petrolio e gas restano ancora fondamentali. La regione MENA, invece, avanza più lentamente nella transizione, con l’Iran che ha prodotto 259,4 miliardi di metri cubi di gas naturale, pari al 6,4% della produzione mondiale.<br />
“In sintesi, la transizione energetica è iniziata, ma il petrolio e il gas continuano a essere centrali. L’Europa spinge sulle rinnovabili, mentre il Medio Oriente e il Nord Africa restano fornitori strategici nel mercato globale&#8221;, conclude Giovanni Canitano, curatore del volume e autore di un capitolo su transizione e sicurezza energetica.</div>
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<div class="adL"></div>
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		<title>La fontana del Nettuno</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Feb 2025 09:47:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[L'approfondimento]]></category>

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		<description><![CDATA[<br />
Voluta dal viceré Enrique de Guzmán, conte di Olivares, il quale governò a Napoli dal 1595 al 1599, fu effettivamente realizzata tra il 1600 e il 1601, ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p class="ydpb9c00f47yiv9437685357gmail-post-title ydpb9c00f47yiv9437685357entry-title">Voluta dal viceré Enrique de Guzmán, conte di Olivares, il quale governò a Napoli dal 1595 al 1599, fu effettivamente realizzata tra il 1600 e il 1601, durante il viceregno del conte di Lemos, su direzione di Domenico Fontana. Alla realizzazione della fontana parteciparono anche Michelangelo Naccherino (che realizzò il Nettuno), Angelo Landi e Pietro Bernini (che scolpì i mostri marini). Si pensava in passato che la fontana fosse opera di Giovanni Domenico D&#8217;Auria, il quale tuttavia era già morto quando l&#8217;Olivares era viceré.</p>
</blockquote>
<div id="ydpb9c00f47yiv9437685357gmail-post-body-8442484593886242983" class="ydpb9c00f47yiv9437685357gmail-post-body ydpb9c00f47yiv9437685357entry-content">
<p>(<strong>di Achille della Ragione</strong>) &#8211; La fontana fu costruita presso l&#8217;Arsenale del porto e inizialmente lì sistemata. Rimasta a secco di acqua a causa del luogo idricamente infelice, nel 1628 per iniziativa del viceré duca d&#8217;Alba fu trasportata al largo di Palazzo (attuale Piazza del Plebiscito) presso il Palazzo Reale. Ricevono l&#8217;ordine di smontarla e trasportarla Vitale Finelli e Matteo de Curtis. Data l&#8217;importanza del provvedimento, il topografo Alessandro Baratta si premurò di disegnare la fontana nella nuova collocazione all&#8217;interno della prima edizione della sua veduta della città, pubblicata nel 1629. Tuttavia risultando d&#8217;intralcio per le feste in piazza, nel 1634 durante il viceregno del conte di Monterey fu spostata a Santa Lucia, presso il baluardo d&#8217;Alcalà, dove fu arricchita dalle sculture di Cosimo Fanzago, il quale vi lavorò assieme ai figli Carlo e Ascenzio. Il nobile Cesare Carmignano, ideatore dell&#8217;omonimo acquedotto cittadino aperto nel 1629, progettò la tubazione che avrebbe alimentato la fontana nel suo nuovo collocamento.</p>
<p>Nei primi mesi del 1639 il viceré Ramiro Felipe Núñez de Guzmán, duca di Medina di las Torres, decise che la fontana fosse portata al largo delle Corregge, in corrispondenza della chiesa di San Gioacchino (la chiesa di San Diego all&#8217;Ospedaletto) e incaricò il Fanzago, che si avvalse della collaborazione di Donato Vannelli e Andrea Iodice, di rimaneggiarla ulteriormente. Nel 1642 i lavori erano terminati. Lo spostamento dell&#8217;opera era nell&#8217;ottica di abbellimento della strada stabilito dal viceré, per cui da allora sia la strada che la fontana furono indicate col suo nome: Medina. Mutilata al tempo della rivolta di Masaniello (1647-1648), fu nel 1649 oggetto di restauro da parte dello Iodice e di Francesco Castellano. Depredata dal viceré Pedro Antonio de Aragón (1672), fu di nuovo parzialmente restaurata nel 1675 e dopo questa data ebbe probabilmente un ulteriore spostamento, presso l&#8217;inizio della via del Molo.</p>
<p>Carlo Celano nel 1692 e Domenico Antonio Parrino nel 1725 infatti la segnalano all&#8217;altezza del palazzo Caravita di Sirignano, cioè all&#8217;inizio di via Medina (dove cominciava pure la via del Molo, che scendeva appunto verso il Molo Grande). La guida erudita de&#8217; forestieri di Pompeo Sarnelli del 1688 contiene al suo interno una stampa (con dedica del libraio Antonio Bulifon) che raffigura la fontana dirimpetto il Castel Nuovo. Anche la mappa del Duca di Noja, prima carta topografica moderna della città, completata nel 1775, la colloca in questo luogo. Dopo circa due secoli, in cui si susseguirono altri restauri, nel 1886, in vista dei grandi lavori imposti dal &#8220;Risanamento&#8221; e che prevedevano il rifacimento di via Medina, fu rimossa da quel luogo e depositata nelle grotte sotto Pizzofalcone (in via della Pace, attuale via Domenico Morelli). Nell&#8217;aprile 1896 il regio commissario Ottavio Serena deliberò che il luogo deputato ad accogliere la fontana fosse una nuova piazza ottenuta dai lavori del Risanamento: piazza Agostino Depretis (attuale piazza Nicola Amore), ma problemi tecnici ne impedirono la collocazione. Sette mesi dopo, a novembre, una proposta della commissione municipale per i monumenti suggeriva di collocarla nella nuova piazza Municipio, che in quegli anni veniva ampliata con la demolizione di molti degli edifici che la ingombravano.</p>
<p>Nel 1898 (anno dell&#8217;ultima delibera del Comune sul suo riposizionamento) riapparve finalmente nella piazza della Borsa (attuale piazza Bovio), dove rimase fino al 2000, quando, rimossa per l&#8217;apertura del cantiere della metropolitana, riapparve nel 2001, con grande sorpresa dei napoletani, in via Medina (anche se la sua posizione differì di poco dalla prima, essendo posta all&#8217;altezza di palazzo Fondi) dopo accurato intervento di restauro.</p>
<p>Nel 2014 la fontana è stata restaurata e smontata per essere poi ricostruita (operazione conclusasi nei primi mesi del 2015) in piazza Municipio dinanzi palazzo San Giacomo, come previsto dal progetto della nuova piazza curato dagli architetti Álvaro Siza e Eduardo Souto de Moura che hanno progettato innanzitutto la sottostante stazione Municipio della linea 1 della metropolitana. L&#8217;inaugurazione della fontana e la conseguente apertura al pubblico della parte di piazza dove è collocata sono avvenute il 23 maggio 2015, giorno in cui si è svolta l&#8217;inaugurazione della stazione alla presenza delle autorità.</p>
<table class="ydpb9c00f47yiv9437685357gmail-tr-caption-container" cellspacing="0" cellpadding="0" align="center">
<tbody>
<tr>
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</tr>
<tr>
<td class="ydpb9c00f47yiv9437685357gmail-tr-caption">La fontana posta all&#8217;inizio di via Medina,<br />
prima del 1886</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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<tbody>
<tr>
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</tr>
<tr>
<td class="ydpb9c00f47yiv9437685357gmail-tr-caption">Dopo il 1898.<br />
La fontana al centro di piazza Bovio</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<table class="ydpb9c00f47yiv9437685357gmail-tr-caption-container" style="height: 292px;" width="282" cellspacing="0" cellpadding="0" align="center">
<tbody>
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</tr>
<tr>
<td class="ydpb9c00f47yiv9437685357gmail-tr-caption">La Fontana del Nettuno<br />
ancora a piazza Bovio, nel 1982&nbsp;</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table class="ydpb9c00f47yiv9437685357gmail-tr-caption-container" cellspacing="0" cellpadding="0" align="center">
<tbody>
<tr>
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</tr>
<tr>
<td class="ydpb9c00f47yiv9437685357gmail-tr-caption">La Fontana del Nettuno<br />
nuovamente a via Medina nel 2008</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Riguardo la sua struttura, vediamo che questa fontana di forma circolare,  è circondata da una balaustra con quattro gradinate diametralmente opposte, ornate da eleganti viticci a traforo su cui sono posti quattro leoni dai quali sgorga l&#8217;acqua, recanti tra le zampe lo scudo della città e del duca di Medina e di Carafa, frutti di un rimaneggiamento ed ampliamento ad opera di Cosimo Fanzago. Due mostri marini versano l&#8217;acqua nella vasca centrale sottostante, adornata con delfini che cavalcano tritoni che a loro volta emettono acqua: una composizione dovuta alla mano di Pietro Bernini. Al centro della fontana, su uno scoglio, due ninfe e due satiri reggono sulla testa una coppa sulla quale troneggia una statua di Nettuno con tridente, opera di Michelangelo Naccherino, dalla quale zampilla l&#8217;acqua.</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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		<title>Obiettivo nuova vita per lo sferisterio</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jan 2025 18:38:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[L'approfondimento]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Marco Martone) -È un vero peccato o forse sarebbe meglio dire un drammatico contro senso che Napoli che si ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">(<strong>di Marco Martone</strong>) -È un vero peccato o forse sarebbe meglio dire un drammatico contro senso che Napoli che si appresta ad essere capitale dello sport nel 2026 debba convivere con alcuni scempi  legati al mondo dello sport e testimoni di un colpevole disinteresse nei confronti di un settore strategico per lo sviluppo del territorio. </span><span style="font-weight: 400;">Quella dello sferisterio è una storia lunga e tormentata, una ferita non solo per il quartiere di Fuorigrotta ma per tutti quelli che alla struttura hanno legato i ricordi della propria vita. </span><span style="font-weight: 400;">Dato alle fiamme dalla camorra </span><span style="font-weight: 400;">la notte prima del Capodanno </span><span style="font-weight: 400;">1987, per il rifiuto di una richiesta del racket per lo svolgimento di un concerto, lo sferisterio ha visto sfumare una possibilità di rilancio quando nel 2005 fu presentato un progetto di recupero che non è mai stato attuato. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Da anni la struttura è un mostro di cemento abbandonato e distrutto chiuso da un muro altrettanto malridotto. L&#8217;edificio è un ammasso di pietre pericolanti all&#8217;interno soltanto abbandono e desolazione. </span><span style="font-weight: 400;">L&#8217;ultima speranza di recupero è legata ad una iniziativa intrapresa dal sindaco Gaetano Manfredi che ha firmato un’ordinanza per imporre la rimozione immediata dei pericoli per la cittadinanza. </span><span style="font-weight: 400;">Nel documento si legge l’urgenza di provvedere a eseguire opere di messa in sicurezza al fine di </span><span style="font-weight: 400;">eliminare ogni pericolo per la tutela di incolumità delle persone e integrità dei beni. </span><span style="font-weight: 400;">Alla società che detiene la proprietà dell’immobile viene imposto con immediatezza di “isolare” l’area circostante lo sferisterio per evitare che possibili cedimenti possano colpire i passanti. </span><span style="font-weight: 400;">Non si sa quanto questo rappresenti un primo nuovo passo verso la rinascita dello sferisterio ma almeno qualcosa si muove</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Antiche terme dal cantiere della Regio IX di Pompei</title>
		<link>https://www.scrivonapoli.it/antiche-terme-dal-cantiere-di-scavo-della-regio-ix-di-pompei/</link>
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		<pubDate>Fri, 17 Jan 2025 18:05:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[L'approfondimento]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160;<br />
<br />
Il direttore Zuchtriegel:&#8221;&#160;Un esempio di come la domus romana fungeva da palcoscenico per lo spettacolo di arte e ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>&nbsp;</div>
<blockquote>
<div><strong>Il direttore Zuchtriegel:&rdquo;&nbsp;<em>Un esempio di come la domus romana fungeva da palcoscenico per lo spettacolo di arte e cultura che il proprietario inscenava per acquisire voti o ingraziarsi la benevolenza degli ospiti&rdquo;.</em></strong></div>
</blockquote>
<div>Un grande complesso termale all&rsquo;interno di una&nbsp;<em>domus</em>&nbsp;privata, annesso ad un salone per banchetti, emerge nel cantiere di scavo in corso nell&rsquo;<em>insula</em>&nbsp;10 della&nbsp;<em>Regio</em>&nbsp;IX di Pompei. Il complesso rientra tra i pi&ugrave; grandi e articolati settori termali privati finora noti nelle&nbsp;<em>domus</em>&nbsp;pompeiane in luce. Pochi altri esempi di queste dimensioni sono presenti a Pompei, tra questi le terme dei Praedia di Giulia Felice, quelle della Casa del Labirinto e della Villa di Diomede.</div>
<div>La diretta connessione degli spazi termali alla grande sala conviviale (il cosiddetto salone nero, gi&agrave; emerso e reso noto qualche mese fa), lascia intuire quanto la casa romana si prestava ad essere un vero e proprio palcoscenico per le celebrazioni di sontuosi banchetti, che nella societ&agrave; di allora avevano una funzione non limitata a ci&ograve; che oggi definiremmo &ldquo;privata&rdquo; in senso stretto. Al contrario si trattava di occasioni preziose per il proprietario di per assicurarsi il consenso elettorale dei propri ospiti, per promuovere la candidatura di amici o parenti, o semplicemente per affermare il proprio status sociale.</div>
<div>Le terme, composte da&nbsp;<strong><em>calidarium, tepidarium, frigidarium</em></strong>&nbsp;(sala calda, tiepida e fredda) e spogliatoio (<strong><em>apodyterium</em></strong>), potevano accogliere fino a trenta persone a giudicare dalle panchine presenti in quest&rsquo;ultimo ambiente. Di grande effetto &egrave; la sala fredda, composta da un peristilio, ovvero una corte porticata di dimensioni 10 x 10 metri, al cui centro si trova una grande vasca.</div>
<div>La scelta di collocare il complesso vicino al grande triclinio (sala per banchetto) rimanda e incontra una chiave di lettura nel&nbsp;<em>Satyricon,&nbsp;</em>nel quale<em>&nbsp;</em>il ricco liberto Trimalcione celebra la sua famosa cena, ambientata in una citt&agrave; campana di I secolo d.C. e dunque culturalmente non lontana dalla realt&agrave; di Pompei prima dell&rsquo;eruzione del 79 d.C. &nbsp;Prima di recarsi al banchetto, i protagonisti del romanzo, incluso Trimalcione, si recano in un&nbsp;<em>balneum (</em>bagno<em>)</em>.</div>
<div>L&rsquo;intera&nbsp;<em>domus&nbsp;</em>occupava la parte sud dell&rsquo;<em>insula</em>&nbsp;10, e doveva appartenere a un personaggio importante della societ&agrave; locale. Le pareti decorate in II e III Stile dimostrano che aveva alle spalle una storia importante. Di sicuro chi possedeva questa dimora doveva appartenere all&rsquo;<em>&eacute;lite</em>&nbsp;della citt&agrave; nei suoi ultimi decenni di vita e dunque sentire la necessita di allestire a casa propria uno spazio per ospitare numerose persone, a cui offrire ricchi banchetti e l&rsquo;opportunit&agrave; di fare il bagno e rilassarsi nelle terme.</div>
<div>&ldquo;<em>Il tutto era funzionale alla messa in scena di uno &ldquo;spettacolo&rdquo;, al cui centro stava il proprietario stesso. &ndash;&nbsp;</em>sottolinea il direttore<strong>&nbsp;Gabriel Zuchtriegel</strong>&nbsp;&ndash;&nbsp;<em>Le pitture di III stile con soggetti della guerra di Troia, gli atleti nel peristilio &ndash; tutto doveva conferire agli spazi un&rsquo;atmosfera di grecit&agrave;, ovvero di cultura, erudizione oltre che di ozio. Cos&igrave; come il salone nero doveva trasportare gli ospiti in un palazzo greco, cos&igrave; il peristilio con la grande vasca al centro e il complesso termale adiacente aveva la funzione di creare una scenografia da ginnasio greco, che veniva accentuata ulteriormente dalle scene atletiche successivamente apportate.</em></div>
<div><em>E dunque il pubblico, grato e affamato, avrebbe applaudito con sincera ammirazione allo spettacolo orchestrato dal padrone di casa e dopo una serata nel suo &ldquo;ginnasio&rdquo; ne avrebbe parlato ancora a lungo. &ldquo;</em></div>
<div><em>&ldquo;Lo scavo degli ambienti in questione, ed in particolare del peristilio &ndash;&nbsp;</em>aggiunge il Direttore dei lavori, Anna Onesti<em>&nbsp;&ndash; &egrave; avvenuto grazie ad una modalit&agrave; di esecuzione innovativa, che ha consentito di raggiungere il piano pavimentale evitando lo smontaggio degli elementi architettonici instabili del colonnato&rdquo;.</em></div>
<div>L&rsquo;utilizzo di una struttura di supporto transitoria ha permesso di scavare l&rsquo;intero colonnato, lasciando tutte le porzioni murarie<strong>&nbsp;</strong>al proprio posto, e rimarr&agrave; a presidio del sistema della trabeazione (la struttura orizzontale retta dalle colonne) fino ad un nuovo, futuro, progetto di restauro architettonico e strutturale, servendo anche da supporto alla sua stessa esecuzione.</div>
<div>L&rsquo;ingresso principale della&nbsp;<em>domus</em>&nbsp;era a sud. Qui era probabilmente collocato un atrio, dal quale si giungeva a un grande peristilio (giardino colonnato) che occupa quasi l&rsquo;intera larghezza dell&rsquo;isolato e di cui si intravedono le parti superiori delle colonne angolari, non ancora scavate. Su un lato del peristilio si aprivano una serie di vani. Da ovest a est: un grande&nbsp;<em>oecus</em>&nbsp;(ambiente di soggiorno) decorato in II stile, un corridoio, un piccolo ambiente decorato in IV stile e un&nbsp;<em>oecus</em>&nbsp;corinzio, circondato da almeno 12 colonne su tre lati, con una megalografia di II stile che attualmente &egrave; ancora in corso di scavo e di cui sono stati presentati a dicembre i primi risultati: il fregio con composizioni di nature morte che rappresentano cacciagione e prodotti della pesca offerti al godimento degli ospiti durante i banchetti.</div>
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		<title>La rinascita di Caivano, tra dramma e speranza</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Dec 2024 16:10:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[(di Marco Martone) &#8211; È già trascorso oltre un anno da quell&#8217;estate del 2023, segnata a Caivano da uno degli ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">(<strong>di Marco Martone</strong>) &#8211; È già trascorso oltre un anno da quell&#8217;estate del 2023, segnata a Caivano da uno degli eventi più disgustosi e criminali che si possano commettere ai danni dei minori. Due bambine si poco più di 10 e 13 anni violentate da un gruppetto di balordi, solo di poco più grandi. Una vicenda che ha portato a tre condanne e a due esistenze che non saranno mai più quelle di prima. Da allora Caivano è stata al centro di un processo di riqualificazione, rinascita e riscatto senza precedenti. Il governo è sceso in campo al fianco della comunità, quella sana, che intende reagire ad una realtà fatta di sopraffazione, omertà e degrado. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il ruolo delle istituzioni, assieme a quello della chiesa, svolto grazie all&#8217;azione del parroco del Parco Verde, don Maurizio Patriciello. Il teatro degli stupri, il vecchio centro sportivo, trasformato in un luogo di aggregazione, svago e crescita del territorio. Poi tante iniziative legate alla cultura, il mondo della scuola, l&#8217;università, il sociale. La lotta agli abusi, lo smantellamento delle piazze di spaccio, il ripristino della legalità. Battaglie per ora vinte, nell&#8217;attesa di vincere la guerra contro decenni di abbandono e di indifferenza. In questo solco vanno le visite di oggi dei ministri Bernini e Piantedosi. Cultura e sicurezza che non allentano la presa su un territorio che chiede aiuto e non vuole essere mai più dimenticato.</span></p>
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		<title>Prima tappa &#8220;Campioni campani&#8221; di nuoto</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Jan 2024 07:53:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Oltre mille tra bambini e adolescenti, iscritti a 42 società, hanno partecipato alla prima tappa del progetto “Campioni campani” di ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>Oltre mille tra bambini e adolescenti, iscritti a 42 società, hanno partecipato alla prima tappa del progetto “Campioni campani” di nuoto che si è tenuta nella piscina Scandone di Napoli. Il progetto riguarda otto categorie che vanno dai bambini di 6 anni fino agli amatori di 20 anni.  I più piccoli, appartenenti alla categoria Esordienti, hanno gareggiato sui 25 metri in stile dorso, mentre i ragazzi delle altre categorie hanno gareggiato sui 50 metri negli stili dorso e rana.</div>
<div>   Il progetto “Campioni campani”, nato nel 2010 per coinvolgere nelle attività natatorie organizzate dal settore Propaganda del Comitato regionale campano della Federazione Italiana Nuoto, cui è affidata l’organizzazione dell&#8217;attività competitiva di bambini e adolescenti, si svolgerà quest’anno su un totale di otto tappe.</div>
<div>   I nuotatori che prendono parte alle varie manifestazioni non sono atleti agonisti in quanto il progetto promuove le attività natatorie tenendo presente gli aspetti psicologici della competizione. Pur non coinvolgendo un settore agonistico, l&#8217;iniziativa ha avuto un notevole successo, grazie all’adesione e alla fattiva collaborazione delle società campane che si sono impegnate nel coinvolgimento dei nuotatori e delle loro famiglie. La partecipazione al progetto potrebbe comunque rappresentare per i giovanissimi un’attività propedeutica ad un successivo impegno di natura più strettamente agonistica.</div>
<div>    Il calendario prevede lo svolgimento di gare individuali, a staffetta e anche il nuoto per salvamento. Si tratta infatti di un progetto multidisciplinare e nelle prossime tappe vi sarà anche la simulazione del nuoto in acque libere, attraverso l’utilizzazione della piscina senza le corsie.</div>
<div>   “E’ molto importante &#8211; osserva il Vicepresidente della Fin Campania, responsabile del settore Propaganda, prof. Vincenzo Allocco &#8211;  il coinvolgimento di tutte le scuole nuoto e di tante società regionali. A noi interessa molto sottolineare l&#8217;aspetto competitivo inteso come fenomeno educativo. per i bambini e i ragazzi per i quali è importante confrontarsi vincendo il timore di mettersi in mostra.  Lo scopo è quello di affermare la cultura della sconfitta più che quella della vittoria”</div>
<div>   “E’ per noi motivo di grande soddisfazione &#8211; dice il presidente della Fin Campania, Paolo Trapanese &#8211; la straordinaria risposta delle società campane che hanno aderito con entusiasmo al progetto “Campioni campani”, coinvolgendo i bambini e i ragazzi tesserati in una iniziativa che ha soprattutto una finalità educativa. I valori dello sport, soprattutto tra le generazioni dei giovanissimi, si affermano non tanto con l’agonismo, quanto piuttosto con i principi di lealtà, di affermazione del coraggio di mettere alla prova se stessi e con il piacere di confrontarsi con il proprio corpo e con la propria mente. L’agonismo, che appartiene a una fase successiva della vita dei nostri giovani, si fonda anche su questi principi che cerchiamo di affermare attraverso le attività del settore Propaganda della Federazione e che comunque faranno parte del bagaglio dei campioni del domani”.</div>
<p>&nbsp;</p>
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