“In Carcere mi chiamano Biondo per via dei capelli che sono del colore di quelli di mamma. Non so spiegarlo ma anche se mi ha abbandonato sentirmi chiamare così mi emoziona, perché sono felice di assomigliare a lei però mi prende la tristezza e anche la rabbia pensando a lei. Lo so che aveva ragione quando se né andata ma mi continuo a chiedere come abbia potuto lasciarmi in quella casa con papà. Nel nostro quartiere nessuna femmina lascia i figli. Nel nostro quartiere non succede mai, ogni tanto se ne vanno con un altro uomo, ma poi tornano a riprendersi le creature”.
Questa è solo una delle sei storie raccontate nel libro Vite Costrette, scritto dalla psicologa Rosetta Cappelluccio, edizioni Franco Angeli, che lunedì 27 luglio sarà presentato in anteprima a Maratea nel nuovo Anfiteatro Parco Pietra del Sole alle ore 19 .
Accanto all’autrice, il vicesindaco di Maratea Lorenzo Chiacchio, l’assessore al Turismo Mariastella Gambardella e la giornalista Tiziana Morgese.
Le storie, che saranno interpretate dall’attore lucano Ulderico Pesce, noto per il suo impegno nel teatro civile e messe in musica dal musicista napoletano Mario Scamardella, sono storie che arrivano direttamente dal carcere. Quello minorile di Nisida: sei vite costrette, dietro le sbarre. Sei drammi di adolescenti che hanno commesso reati, gravi, a volte molto gravi, ma che hanno incontrato un giorno, di due anni fa “la dottorè” come la chiamano a Nisida. Che li ha ascoltati, invitati a partecipare a corsi di gruppo, ma soprattutto ha saputo tirare fuori, con non poca fatica, le loro emozioni.
La dottoressa è la psicologa cognitivo-comportamentale Rosetta Cappelluccio, la presidente della Fondazione I Figli degli Altri, che da sempre si occupa di giovani e di disagio giovanile. Nel carcere di Nisida ha sperimentato la Dialectical Behaviourtherapy DBT ( terapia dialettico comportamentale ) adattata agli adolescenti per controllare l’impulso alla rabbia e all’aggressività e prevenire, in qualche caso, la recidiva di reato.
Attraverso un adattamento della Dbt l’autrice approfondisce i processi di regolazione emotiva, costruzione della responsabilità personale e sviluppo delle competenze relazionali. Il testo accompagna il lettore nel lavoro quotidiano tra resistenze, acting-out, ritiri emotivi e aperture improvvise e ci mostra come l’intervento clinico possa assumere una funzione riparativa quando è sostenuto da rigore metodologico,continuità operativa e attenzione alla dimensione relazionale.
“Quando sono entrata per la prima volta nel Carcere minorile di Nisida – spiega la Cappelluccio – mi sono trovata di fronte un muro di diffidenza e chiusura. Nelle carceri italiane manca un percorso terapeutico, i detenuti non sono abituati al dialogo o al confronto. Fidarsi per loro non è semplice ma nel momento in cui hanno acquisito fiducia hanno cominciato ad aprirsi e a raccontarmi le loro storie”.
Vite spezzate appunto, come quella del Biondo, di Avellino, di Occhiali Cartier, ma anche del Re della frutta, del Professore o del Genio: storie vere e nomi di fantasie, drammi di spaccio, omicidi, droga, abbandoni; ma anche vite di ragazzi, poco più che quattordicenni con famiglie alle spalle radicate in quartieri difficili, dove vivere è complicato, delinquere è facilissimo ed insegnare i giusti valori è rarissimo.
Non sempre però: nel libro si legge la storia del Re della frutta che con la droga voleva fare soldi facili perché il lavoro troppo duro, e onesto, dei genitori al mercato ogni giorno alle 4 del mattino, doveva cambiare. “ Quel ragazzo – scrive la Cappelluccio – ringrazia sempre dopo ogni incontro. Perché, spesso dietro un grazie ripetuto si nasconde il bisogno di essere visto “.
Il libro si articola in quattro parti: la prima descrive il lavoro clinico posto in essere a Nisida, la seconda racconta le storie, appunto, dei ragazzi, la terza ripropone il ruolo fondamentale della psicologa, che analizza l’insieme delle relazioni emotive e la quarta è una riflessione al momento della scarcerazione, alla luce del percorso clinico e di chi lo ha eseguito.
E infine c’è quell’arrivederci, che aiuta a proteggere l’usura emotiva e permette di collocare l’esperienza in una dimensione di continuità.
“Perché ogni intervento – conclude la Cappelluccio – anche se breve può lasciare tracce significative. Uscire dal cerchio non significa necessariamente spezzarlo, significa lasciare uno spazio aperto, un varco da cui, un giorno, potrà passare qualcosa di nuovo”.
Rosetta Cappelluccio è psicoterapeuta cognitivo- comportamentale, docente e supervisore presso l’Istituto A. T.Beck di Roma e Caserta. Opera nei contesti di Giustizia minorile e della tutela dell’infanzia, è consulente tecnico d’ufficio presso Procure e Tribunali e coordina programmi e gruppi DBT per adulti e adolescenti con adattamenti per contesti complessi e restrittivi.
E’ Presidente della Fondazione “I figli degli Altri” dove si occupa di disagio giovanile curando nelle scuole progetti contro il bullismo, progetti legati all’autismo, offre sportelli di Ascolto gratuiti negli istituti scolastici della Campania ed è attiva sul web con il Podcast che porta il nome della sua Fondazione, dove ha trattato argomenti complessi: dalla fobia sociale, ai disturbi alimentari, all’autismo fino al suicidio giovanile.
Gli altri suoi volumi sono : “Gestire le sfide emotive e comportamentali del bambino” Cortina Editori e “I figli degli Altri” Guida edizioni, dove si racconta anche la storia di Fortuna Loffredo, la bambina torturata e uccisa, dieci anni fa, dal suo aguzzino nel Parco Verde di Caivano.

