Cappelluccio: “ I ragazzi ci dicono : sto nel branco o non sono niente”
Paura, vergogna, rabbia, ansia: sentimenti che emergono tra gli studenti di età compresa tra i 13 e i 18 anni e che spesso si trasformano in chiusura e silenzio, a volte quasi totale. I ragazzi chiedono adulti di riferimento perché si sentono privi di identità. Circa il 70 per cento degli studenti delle scuole medie dichiara di volersi affiliare alle baby gang per sentirsi accettato: “ sto nel branco o non sono niente” è la frase che più risuona tra i banchi di scuola. E ancora, per molti di essi far parte del gruppo è un modo per attirare l’attenzione dei genitori .
C’è una generazione Alpha che è fragile e che a suo modo chiede di essere ascoltata, anche nella scuola.
E’ quanto emerge dal rapporto Parla, (acronimo di Prevenzione, aggressività, rischi, legalità, abusi) che è il progetto che la Fondazione I Figli degli Altri, guidata dalla psicologa e psicoterapeuta Rosetta Cappelluccio – porta da diversi anni nelle scuole della Campania.
“ Lavoriamo a stretto contatto con gli studenti – spiega la Cappelluccio – che quest’anno, con il suo team di counselor e psicologi, ha intervistato 1500 ragazzi in otto scuole, tra le province di Napoli e Caserta – ( Scuola Media Artiaco, Istituto Superiore Antonio Serra, IC 53 Gigante Neghelli, Scuola Secondaria di primo grado Giovanni Verga, IC Ariosto Arzano, Liceo Scientifico Statale Renato Caccioppoli, Istituto Francesco Giordani e IC Principe di Piemonte).
Proponiamo ai ragazzi questionari anonimi e proiettiamo filmati di violenza tra pari, spesso sfociata in omicidi. E, in due di queste scuole, abbiamo aperto sportelli di Ascolto gratuiti perché le richieste di aiuto sono veramente tantissime. La prevenzione è fondamentale. Quello che abbiamo notato è che negli Istituti Superiori, dove abbiamo già lavorato lo scorso anno, c’è stata una lieve flessione sull’aiuto che loro ci chiedono per l’adescamento in chat pedopornografiche. Mentre negli altri Licei il dato conferma, se non addirittura supera quello dello scorso anno: oltre il 90 per cento degli studenti chiede aiuto per il sexting e la pedopornografia”.
Questo significa che i ragazzi non hanno consapevolezza dei rischi digitali e della pericolosità degli scambi on line di contenuti intimi.
Scambiarsi su whatsapp una foto di nudo significa correre il rischio, inconsapevole, di entrare nella rete di organizzazioni criminali, anche internazionali, che mettono in commercio quelle immagini.
Non a caso la Fondazione ha recentemente stipulato un Protocollo d’Intesa con la Polizia Postale proprio per arginare il fenomeno della pornografia on line.
Ma la fondazione I Figli degli Altri, che lavora anche nel carcere minorile di Nisida, con un progetto che aiuta i detenuti a gestire la rabbia e l’aggressività e che si occupa di disagio giovanile anche attraverso strumenti ben noti ai ragazzi, come l’omonimo Podcast su una delle piattaforme web più ascoltate tra i giovani, porta avanti anche progetti legati all’autismo e alla prevenzione al bullismo fisico, e cyber, soprattutto attraverso interventi mirati del Progetto Parla.
I dati parlano chiaro: nelle Scuole medie, dove quest’anno la Fondazione è intervenuta per la prima volta, il 50 per cento degli studenti ha rilevato di essere stato vittima, almeno una volta, di episodi di bullismo, che è già di per sé un dato preoccupante. Ma la forbice si allarga ancora al Liceo, dove la percentuale raggiunge quota 75 per cento.
Le tematiche emerse in Parla riguardano anche i modelli devianti, l’assenza genitoriale, i conflitti e gli esempi criminali. Ma c’è anche una spasmodica ricerca di potere, misto a visibilità e alla possibilità di guadagni facili.
“ L’acquisto , quasi compulsivo, il cosiddetto panic buying – spiega la Cappelluccio – che passa spesso dall’utilizzo incontrollato della carta di credito dei genitori e che si identifica con oggetti di lusso trainati dagli influencer, in realtà rivela una ricerca di identità che, in alcuni casi, manca completamente negli adolescenti”.
Cosa fare?
“ E’ necessario – conclude – intervenire sulla regolazione emotiva dei più piccoli per insegnare loro a gestire la rabbia e l’impulsività. Bisogna lavorare di concerto con gli insegnanti e con le famiglie per la costruzione di una identità non violenta, che passi dalla denuncia, se necessario e che si avvalga di figure di riferimento stabili e di spazi continuativi di ascolto, anche attraverso follow-up periodici. I ragazzi vanno seguiti non è un modo di dire; è un’esigenza, concreta, perché l’ansia, gli adescamenti, le pericolosissime sfide in rete rappresentano un rischio continuo per gli adolescenti. Intervenire quando è troppo tardi può, spesso, rivelarsi inutile”.

