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	<title>SCRIVONAPOLI &#187; scavi</title>
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	<description>Giornale Online &#124; Le notizie di Napoli e Campania</description>
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		<title>Palazzo Reale, allestita una mostra con i reperti</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Dec 2024 18:16:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono stati inaugurati i nuovi spazi che saranno riservati al bookshop del Palazzo Reale di Napoli che si trovano nella ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Sono stati inaugurati i nuovi spazi che saranno riservati al bookshop del Palazzo Reale di Napoli che si trovano nella parte terminale del percorso di visita. Uno spazio di oltre 280 mq e una saletta al piano superiore dedicati alla vendita dei cataloghi, di libri e al merchandising di Palazzo Reale e dove sarà possibile anche organizzare eventi letterari e didattici.</p></blockquote>
<p>I lavori di recupero architettonico e impiantistico sono iniziati nel settembre del 2023 e si sono appena conclusi. Oltre a creare un nuovo spazio di accoglienza sono stati messi in risalto gli scavi archeologici  di un pozzo e di alcuni camminamenti ( XV e XVI secolo) dove sono stati trovato circa 5000 frammenti  ed è stata allestita una  piccola mostra in cui sono esposti 17 reperti restaurati.</p>
<p>Lo spazio che precedentemente era utilizzato come biglietteria  era buio e cupo, ma con questo allestimento è stato illuminato da una pavimentazione bianca in marmo <i>Calacatta Caldia</i> con fasce grigie in marmo azzurrato <i>Bardiglio imperiale</i>  ed arredato da scaffalature in legno bianco.</p>
<p><i>“Una scelta che si armonizza sia con lo Scalone d’Onore sia con la pavimentazione dell’Ambulacro e del Giardino Pensile uniformandosi alle tonalità del Palazzo</i> &#8211; dichiara l’architetto <b>Paola Ricciardi</b>, dirigente delegata dal Direttore generale dei Musei prof. Massimo Osanna – <i>Un nuovo spazio che amplia i servizi offerti ai visitatori che sarà disponibile dalla primavera non appena sarà scelto il concessionario attraverso un bando che partirà la prossima settimana”.</i></p>
<p style="font-weight: 400;">Anche questo progetto (circa 800 mila euro) è inserito nel Piano Strategico “Grande Progetto Beni Culturali” del MIC che ha assegnato al Palazzo Reale, nel febbraio del 2022, un finanziamento di 23 milioni di euro.</p>
<p style="font-weight: 400;"><em>“Non solo è stato effettuato un recupero degli spazi, ma anche un incremento del piano calpestabile attraverso la realizzazione di passerelle in acciaio e vetro che permettono al pubblico di osservare le aree archeologiche, risalenti al periodo vicereale, creando una suggestione attraverso un camminamento sospeso” </em>ha<em> </em>dichiarato la responsabile del progetto <strong>Almerinda Padricelli.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2024/12/Screenshot-2024-12-13-alle-19.12.58.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-157027" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2024/12/Screenshot-2024-12-13-alle-19.12.58-300x203.png" alt="mostra scala reale" width="300" height="203" /></a></p>
<p style="font-weight: 400;">Il bookshop sarà accessibile al termine del percorso di visita, ma sarà anche aperto un ulteriore ingresso per il pubblico  dai porticati del Palazzo dal lato di Piazza del Plebiscito.<em> </em></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>“In fase progettuale – </em>continua l&#8217;architetto <strong>Padricelli</strong><em> &#8211; è stato deciso di riaprire una finta porta, murata da anni, che permette il passaggio direttamente al Cortile d’Onore. Un attraversamento su una seconda passerella vetrata che consente la vista degli scavi ma che, soprattutto, apre un cannocchiale prospettico tramite il quale lo sguardo si proietta attraverso il Cortile d’Onore, il Giardino Romantico verso il Maschio Angioino”.</em></p>
<p style="font-weight: 400;">L’inaugurazione è stata preceduta da una breve conferenza alla quale è intervenuto anche il progettista <strong>Vittorino Parente</strong> e nel corso della quale è stato proiettato un video che ha illustrato lo svolgimento dei lavori e che sarà visibile anche al pubblico all’interno del bookshop.</p>
<p style="font-weight: 400;"><em> </em><strong>Gli scavi</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Nel 1999 i locali che ospiteranno il bookshop furono interessati da lavori di restauro che portarono alla luce opere murarie dell’area di un parco annesso al Maschio Angioino, danneggiate dagli scontri avvenuti tra Angioini e Aragonesi. Il viceré spagnolo Don Pedro da Toledo, nella metà del 1500, contestualmente alla costruzione del Palazzo Vicereale, dispose la riorganizzazione dell’area del parco a cui è riconducibile la pavimentazione in laterizi a spina di pesce. Allo stesso periodo risale la costruzione di una cisterna profonda circa 19 metri,  che costituiva probabilmente, un punto di approvvigionamento idrico</p>
<p style="font-weight: 400;">Il pozzo e le vasche furono poi occlusi dopo la costruzione del Palazzo ad opera di Domenico Fontana, nel 1600, ma nel corso dei lavori furono utilizzati come discariche per rifiuti domestici. Gli scavi, infatti, hanno portato alla luce oltre 5000 frammenti di vetro, oggetti metallici, di legno, in cuoio e in osso che hanno concorso a fornire uno spaccato della cultura materiale e delle abitudini alimentari a Napoli in epoca Vicereale.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>La mostra</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>&#8220;Le ceramiche dei Viceré. I reperti provenienti dal pozzo di Palazzo Vecchio&#8221; </em>è il titolo dell’esposizione permanente aperta oggi e il cui allestimento è stato curato dall’architetto Stefano Gei con i testi dell’archeologa Milena Morreale.</p>
<p style="font-weight: 400;">L’esposizione sulle ceramiche vicereali è ospitata in un piccolo ambiente ottocentesco dal quale anticamente avveniva l’accesso ai locali della <em>Tesoreria della Real Casa</em>, gli uffici contabili dei Borbone, ubicati al piano ammezzato; oggi lo spazio si connota come punto di snodo tra il percorso di visita dell’Appartamento di Etichetta e il nuovo bookshop. In mostra sono esposti 17 pezzi, tra ciotole, brocche, piatti e mattonelle selezionati tra i ritrovamenti degli scavi che forniscono uno spaccato della cultura materiale e delle abitudini alimentari a Napoli in epoca Vicereale. Tra i reperti esposti spicca una coppetta in porcellana bianca e smalto blu cobalto del Periodo Ming, della fine XVI sec., corrispondente all’Era di regno Wanli, importata dalla Cina meridionale.</p>
<p style="font-weight: 400;"><em>“Collocata al termine del percorso di visita, subito dopo lo Scalone d’Onore e in stretto rapporto dialettico con la sua monumentale architettura neoclassica, la piccola mostra anticipa il tema dei ritrovamenti archeologici che si materializzano negli adiacenti spazi del nuovo bookshop, proponendo ai visitatori di compiere un flashback nella narrazione delle vicende storico-architettoniche di Palazzo Reale, immergendosi nel tempo in cui lo stesso edificio non era stato ancora costruito &#8211; </em>specifica l’architetto <strong>Stefano Gei</strong>, che ha curato l’allestimento della mostra<em> &#8211; Con l’essenziale allestimento, che ripropone in chiave contemporanea il tema neoclassico dell’esedra, si intende stabilire una nuova visuale prospettica dal Cortile d’Onore, riproponendo l’idea originaria dell’architetto Domenico Fontana del collegamento visivo con un secondo cortile, rimasto incompiuto e poi soppresso per la costruzione dello scalone, di cui possiamo ancora ammirare tracce in piperno nel locale della mostra”.</em></p>
<p style="font-weight: 400;">Per la mostra ci si è avvalsi della collaborazione della dott.ssa <strong>Sonia Pomicino</strong>, progettista e direttore operativo per la componente archeologica della Soprintendenza ABAP per il Comune di Napoli.</p>
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		<title>Pompei, riapre la casa della Fontana piccola</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Nov 2024 16:38:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[casa]]></category>
		<category><![CDATA[piccola]]></category>
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		<description><![CDATA[<br />
Con la riapertura al pubblico della casa della Fontana Piccola giovedì 21 novembre, a seguito della conclusione del cantiere ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2024/11/Screenshot-2024-11-18-alle-17.35.52.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-156784" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2024/11/Screenshot-2024-11-18-alle-17.35.52-300x194.png" alt="Pompei" width="300" height="194" /></a></div>
<div><b>Con la riapertura al pubblico della casa della Fontana Piccola giovedì 21 novembre</b>, a seguito della conclusione del cantiere di restauro, si inaugura la nuova stagione dell’iniziativa <b>“<i>Raccontare i cantieri”</i></b><i>.</i></div>
<div>L’iniziativa, alla sua quarta edizione, consentirà<b> ogni giovedì fino al 17 aprile 2025 (alle ore 10,30)</b>, ai possessori della <b>MyPompeii Card </b>la visita ai cantieri di valorizzazione e restauro in corso presso i siti del Parco archeologico di Pompei.</div>
<div>Il primo cantiere della <b>Casa della Fontana Piccola</b> sarà illustrato ai visitatori dai funzionari e restauratori del Parco che hanno seguito i lavori, <b>giovedì 21 novembre a partire dalle ore 10,30.</b></div>
<div>Collocata in una posizione importante lungo Via di Mercurio, la casa è organizzata in modo tale che sin dall&#8217;ingresso sia possibile scorgere la splendida fontana che decora il giardino della parte posteriore, e intuire l’elevato stato sociale del proprietario. La preziosa fontana è rivestita di mosaici colorati e conchiglie ed è ornata dalla statua bronzea di un pescatore e di un Amorino (esposti in copia). Tutto intorno, le pareti laterali del peristilio sono affrescate con grandi vedute di paesaggio eseguite pochi anni prima dell’eruzione, tra cui notevole è la rappresentazione di una città marittima, tema molto in voga nelle rappresentazioni dell’epoca e particolarmente adatto alla decorazione di giardini. Le coperture in cemento dei due atri, riposizionate all&#8217;altezza originaria, risalgono ad un restauro del 1971 e restituiscono la percezione della volumetria antica dell’abitazione.</div>
<div><b>La casa è stata oggetto di interventi di manutenzione straordinaria delle coperture. </b>Tra le principali operazioni condotte, spicca il rinforzo strutturale delle travi in calcestruzzo dell&#8217;atrio principale, effettuato con l&#8217;impiego di materiali FRP, insieme alla completa sostituzione del suo manto di copertura.</div>
<div>Un&#8217;attenzione particolare è stata dedicata alla revisione della copertura del peristilio, per garantire una protezione ottimale dagli agenti atmosferici, e all&#8217;impermeabilizzazione di tutti i solai piani, intervento fondamentale per prevenire infiltrazioni d&#8217;acqua che potrebbero danneggiare le strutture storiche. Inoltre, è stata effettuata la messa in sicurezza degli apparati decorativi del peristilio, preservandone l&#8217;integrità e la bellezza.</div>
<div>Questo ciclo di lavori è stato completato dal restauro dei blocchi in muratura della facciata della Fontana Grande, domus adiacente alla Fontana Piccola, intervento complesso per la movimentazione dei singoli blocchi, e testimonianza del continuo impegno del Parco nella salvaguardia e nella valorizzazione del patrimonio storico di Pompei.</div>
<div></div>
<div>L’iniziativa <b>“Raccontare i cantieri</b>” fino al 17 aprile 2025, consentirà di conoscere 20<b> cantieri del sito di Pompei e del sito di Oplontis. </b>Dalla Casa della Fontana Piccola allo Scavo IX-10, dalla Casa dell’Atrio all’Insula Occidentalis. E poi, ancora, le Terme del Foro, l’Insula Meridionalis, la Necropoli di Porta Stabia, l’Insula dei Casti Amanti, il cantiere di Civita Giuliana, la Casa di Leda, i Granai del Foro, la casa di Cesio Blando, la casa di Giulio Polibio a vari altri cantieri.</div>
<div>Un’occasione per conoscere la delicata e al tempo stesso complessa attività di scavo, di messa in sicurezza, restauro e manutenzione, attraverso il racconto e la visione in diretta degli esperti sul campo – archeologi, architetti, restauratori e ingegneri. Ma anche un’occasione di poter fruire in anteprima assoluta di dimore di eccezionale pregio e raffinatezza o di straordinaria condizione di ritrovamento</div>
<div></div>
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		<title>Pompei, gli scavi per tutti</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Apr 2024 08:36:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Pompei]]></category>
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		<description><![CDATA[Un altro tassello per implementare l’accessibilità e la fruizione dell’antica città di Pompei. Il Parco Archeologico aggiunge alle iniziative volte ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Un altro tassello per implementare l’accessibilità e la fruizione dell’antica città di Pompei. Il Parco Archeologico aggiunge alle iniziative volte a favorire l’inclusione di tutti i cittadini al patrimonio culturale, le guide <i>Museo per tutti di Pompei,</i> nate dalla collaborazione con l’équipe di Museo per tutti dell’associazione <i>L’abilità onlus</i> in collaborazione con <i>Fondazione De Agostini.</i> Due guide facilitate gratuite rivolte a persone con disabilità intellettiva che contengono una serie di materiali in linguaggio Easy to read e in Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA), da guardare e utilizzare sia in preparazione che durante la visita stessa o successivamente come follow up dell’esperienza.</p>
<p>Pompei entra così a far parte della <b>rete di <i>Museo per tutti</i>,</b> ideata nel 2015 da<b> L’abilità onlus</b> e <b>da Fondazione De Agostini</b>, che include così 38 siti fra Beni artistici e culturali presenti in tutto il territorio nazionale, con l’obiettivo di abbattere le barriere cognitive attraverso uno strumento semplice e un linguaggio comune a tutti.</p>
<p>Questi strumenti si uniscono alle altre iniziative del Parco volte a garantire la più ampia fruizione dei siti archeologici di competenza: dagli itinerari senza barriere architettoniche come “<i>Pompei per tutti</i>” e quelli della Villa Arianna e Villa San Marco a Stabia, della Villa di Poppea a Oplontis e presso il sito di Boscoreale con la Villa Regina e l’Antiquarium; ai  modellini tattili in 3d con supporti esplicativi in braille in alcuni luoghi di Pompei (come lo scheletro di cavallo presso l&#8217;ambiente stalla nei pressi della casa di Cerere e i supporti didattici della Conceria); alla guida “<i>Pompei in blu &#8211; viaggio nella casa del Menandro</i>” agenda visiva interattiva per persone con disturbi dello spettro autistico; fino ai percorsi multimediali inclusivi <i>Enjoy LIS Art</i> presenti sui monitor e sull’app, per visitare i siti di Oplontis, Boscoreale e Stabia.</p>
<p><i>“Oggi celebriamo una tappa importante del percorso che il Parco Archeologico di Pompei ha intrapreso, a partire dal 2016 con Pompei per Tutti, verso una nuova visione dell’accessibilità. In tale ottica il sito archeologico diventa luogo di incontro inclusivo della comunità tutta,dove le diversità sono un arricchimento e non più un limite. – dichiara il </i><b>Direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel</b><i> &#8211; La guida accessibile rappresenta uno strumento fondamentale di lettura della città antica, attraverso un linguaggio semplificato che permette di conoscere la ricchezza di questo sito. Semplificare, però, non deve essere confuso con banalizzare o limitare la conoscenza; al contrario vogliamo rendere decifrabile la complessità che ci circonda in modo che tutti possano cogliere la bellezza di Pompei nella sua interezza, anche coloro che non hanno gli strumenti per interpretare concetti astratti come, ad esempio, i bambini piccoli. Lo strumento Musei per tutti di Pompei sarà fondamentale anche per lavorare con le scuole in modo sempre più inclusivo”.</i></p>
<p><i>“Siamo molto orgogliosi che “Museo per tutti” possa annoverare tra i suoi beni culturali Pompei. &#8211; spiega</i><b><i>Carlo Riva direttore di L’abilità onlus e responsabile di Museo per tutti</i></b><i> -La presentazione di oggi arriva alla fine di un lavoro molto articolato della nostra équipe in collaborazione con il personale del Parco Archeologico, che ha richiesto un tempo molto lungo di pensiero riflessivo e confronto tecnico per capire come restituire le bellezze dell’antica Pompei ai visitatori con disabilità intellettiva. Ci ha condotto la passione e il desiderio di raccontare la storia, la vita, l’arte ad un pubblico che vogliamo avvicinare a questo luogo per percepirne – come in tutti noi &#8211; il valore e il significato. La fruizione di questo patrimonio dell’umanità ai bambini e agli adulti con disabilità intellettiva è un atto di civiltà e di rispetto perché la cultura sia di tutti e per tutti. Duecento pagine di parole corrette, immagini e simboli comunicativi, descrizioni dedicate che vengono messe a disposizione di persone che potranno così comprendere nel piacere della loro visita il mito, la vita quotidiana, la spiritualità di Pompei con facilità e quindi con lo stupore nato dal capire dove sei e cosa Pompei vuol dire per te”. </i></p>
<p><i> “Museo per tutti &#8211; aggiunge </i><b><i>Marcella Drago, Segretario Generale di Fondazione De Agostini</i></b><i> &#8211; ci rende particolarmente orgogliosi, perché unico nel suo genere. Lo abbiamo ideato insieme all’associazione L’abilità nel 2015 e continuiamo a sostenerlo perché crediamo che offrire alle persone con disabilità intellettiva la possibilità di fruire delle opere d’arte e godere la bellezza di luoghi di cultura sia importante tanto quanto eliminare le barriere architettoniche che limitano le persone con disabilità fisica. Quello dell’inclusione sociale è, infatti, uno degli obiettivi che la nostra Fondazione incoraggia in molti progetti, con la profonda convinzione che sia importante assicurare a tutti, soprattutto ai più fragili, le stesse opportunità. Siamo davvero soddisfatti che Museo per tutti approdi al Parco Archeologico di Pompei, uno dei siti archeologici più rappresentativi e tra i più importanti al mondo. Questo traguardo definisce bene il successo dell’iniziativa e il mio augurio oggi è quello che Museo per tutti possa rendere questo sito di incredibile bellezza davvero per tutti”.</i></p>
<p>Il percorso delle guide, sviluppato grazie al lavoro di accessibilità a cura dell’équipe di <i>Museo per tutti </i>con il supporto di funzionari e personale del Parco per consentire di gestire agevolmente la visita pur nella complessità del luogo, si snoda all’interno dell’intera area archeologica proponendo <b>15 tappe</b>, comprendenti edifici pubblici, privati e l’Antiquarium. A quest’ultimo è dedicato un approfondito excursus con la descrizione di una decina di reperti.</p>
<p><b>Le guide sono realizzate in <i>Easy to read </i>e con i simboli della Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA), con un adattamento dei contenuti mirato a rispettare bisogni differenti. </b></p>
<p>Il pubblico ha così a disposizione <b>schede descrittive</b>, ricche di dettagli tanto sull’organizzazione degli spazi quanto sugli apparati decorativi che rendono uniche ville e palazzi; <b>capitoli o box  di approfondimenti </b>per chi vuole conoscere di più; una <b>mappa orientativa facilitata </b>che permette di <b>localizzare facilmente </b>le tappe del percorso e tutti gli spazi di servizio disponibili, così da rendere il pubblico più autonomo nell’orientamento; <b>un indice dei percorsi costruito in immagini </b>per facilitare la comprensione del tempo di visita; <b>un insieme di pittogrammi </b>in CAA che permetteranno ai caregiver di realizzare materiali ancor più personalizzati a supporto della comprensione delle spiegazioni e della visita stessa.</p>
<p>Il lavoro ha coinvolto due associazioni locali,<i>la Scintilla</i>, in collaborazione con i Servizi Educativi del Pio Monte della Misericordia di Napoli,e il <i>Tulipano</i>per la validazione delle guide. Tale collaborazione ha visto i gruppi di validatori formati da persone con disabilità intellettiva, protagonisti di un lavoro di perfezionamento delle guide e di messa alla prova della sua fruibilità direttamente in loco tramite l’organizzazione di cicli di visite all’interno dell’area.</p>
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		<title>Pompei, nuova luce sui segreti dell’edilizia romana</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Mar 2024 09:43:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nuovi dati sull’edilizia romana emergono dagli scavi in corso al Parco Archeologico di Pompei. Negli ambienti di antiche domus che lo ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nuovi dati sull’edilizia romana emergono dagli scavi in corso al Parco Archeologico di Pompei. Negli ambienti di antiche domus che lo scavo archeologico sta portando alla luce nella Regio IX, insula 10, sono riemerse importanti testimonianze di un cantiere in piena attività: strumenti di lavoro, tegole e mattoni di tufo accatastati e cumuli di calce.</p>
<p><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2024/03/File-di-tegole-e-cataste-di-blocchetti-in-tufo-giallo-dallatrio-del-panificio-Regio-IX-2.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-156316" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2024/03/File-di-tegole-e-cataste-di-blocchetti-in-tufo-giallo-dallatrio-del-panificio-Regio-IX-2-300x225.jpeg" alt="File di tegole e cataste di blocchetti in tufo giallo dall'atrio del panificio Regio IX  - 2" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Secondo gli studiosi il cantiere era attivo fino al giorno dell’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., che iniziò intorno all’ora di pranzo e durò fino alla mattina del giorno successivo. Lo scavo nell’area in questione, finalizzato alla regimentazione dell’assetto idrogeologico lungo il confine tra la parte scavata e quella non scavata della città romana, sta attestando la presenza di un cantiere antico che interessava tutto l’isolato. Particolarmente numerose sono le evidenze dei lavori in corso nella casa con il panificio di Rustio Vero, dove è stata già documentata negli scorsi mesi una natura morta con la raffigurazione di una focaccia e un calice di vino. L’atrio era parzialmente scoperto, a terra si trovavano accatastati materiali per la ristrutturazione e su un’anta del tablino (ambiente di ricevimento), decorato in IV stile pompeiano con un quadro mitologico con “Achille a Sciro”, si leggono ancora oggi quelli che probabilmente erano i conteggi del cantiere, ovvero numeri romani scritti a carboncino, facilmente cancellabili a differenza dei graffiti incisi nell’intonaco.</p>
<p>Tracce delle attività in corso si trovano anche nell’ambiente che ospitava il larario, dove sono state trovate anfore riutilizzate per “spegnere” la calce impiegata nella stesura degli intonaci. In diversi ambienti della casa sono stati scoperti strumenti di cantiere, dal peso di piombo per tirare su un muro perfettamente verticale (“a piombo”) alle zappe di ferro usate per la preparazione della malta e per la lavorazione della calce. Anche nella casa vicina, raggiungibile da una porta interna, e in una grande dimora alle spalle delle due abitazioni, per ora solo parzialmente indagata, sono state riscontrate numerose testimonianze di un grande cantiere, attestato anche dagli enormi cumuli di pietre da impiegare nella ricostruzione dei muri e dalle anfore, ceramiche e tegole raccolte per essere trasformate in cocciopesto.</p>
<p><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2024/03/Serpenti-agatodemoni-in-stucco-Larario-Regio-IX.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-156317" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2024/03/Serpenti-agatodemoni-in-stucco-Larario-Regio-IX-300x200.jpeg" alt="Serpenti agatodemoni in stucco Larario Regio IX" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Si tratta di un’“<em>occasione straordinaria per sperimentare le potenzialità di una stretta collaborazione tra archeologi e scienziati dei materiali</em>”, scrivono gli autori di un articolo pubblicato su<u>ll’E-Journal degli Scavi di Pompei</u>. Nell’analisi dei materiali e delle tecniche costruttive, il Parco Archeologico di Pompei si è avvalso del supporto di un gruppo di esperti del <em>Massachusetts Institute of Technology</em>, USA. “L’ipotesi portata avanti dal team è quella dello <strong><em>hot mixing</em></strong>, ovvero la miscelazione a temperature elevate, dove la calce viva (e non la calce spenta) è premiscelata con pozzolana a secco e successivamente idratata e applicata nella costruzione dell’<em>opus caementicium</em>”, si legge nel testo.</p>
<p>Normalmente, la calce viva viene immersa nell’acqua, cioè “spenta”, molto tempo prima dell’uso in cantiere, formando il cosiddetto grassello di calce, un materiale di consistenza plastica. Lo “spegnimento”, ovvero la reazione tra calce viva e acqua, produce calore. Solo al momento della messa in opera, la calce viene poi mescolata con sabbia e inerti per produrre la malta o il cementizio.</p>
<p>Nel caso del cantiere di Pompei, invece, risulta che la calce viva, ovvero non ancora portata a contatto con l’acqua, venisse in un primo momento mescolata solo con la sabbia pozzolanica. Mentre il contatto con l’acqua avveniva poco prima della posa in opera del muro. Ciò significa che, durante la costruzione della parete, la miscela di calce, sabbia pozzolanica e pietre era ancora calda per via della reazione termica in corso e di conseguenza si asciugava più rapidamente, abbreviando i tempi di realizzazione dell’intera costruzione.</p>
<p>Diversamente quando si trattava di intonacare le pareti, sembra che la calce venisse prima spenta e successivamente mescolata con gli inerti per essere poi stesa, come si fa ancora oggi.</p>
<p><strong>“</strong><em>Pompei è uno scrigno di tesori e non tutto si è svelato nella sua piena bellezza. Tanto materiale deve ancora poter emergere. Nell’ultima Legge di Bilancio abbiamo finanziato nuovi scavi in tutta l’Italia e una parte importante di questo stanziamento è destinata proprio a Pompei </em>– dichiara il Ministro della Cultura,<strong> Gennaro Sangiuliano –</strong><em> Mi ha fatto molto piacere quando il direttore del Parco archeologico, Gabriel Zuchtriegel, ha ricordato che, mai come in questo momento, sono attivi così tanti scavi nel sito: possiamo dire che è un record degli ultimi decenni. Allo stesso tempo stiamo lavorando anche su altri fronti. Nei mesi scorsi il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha ceduto al Ministero della Cultura l’ex Spolettificio di Torre Annunziata,</em><em> dove nascerà un grande museo per raccogliere tutti questi reperti</em><strong>”.</strong></p>
<p><strong> </strong>“<em>Lo scavo nella Regio IX, insula 10, progettato negli anni del Grande Progetto Pompei sta dando, come era prevedibile, importanti risultati per la conoscenza della città antica. Un cantiere di ricerca interdisciplinare, nato come il precedente scavo della Regio V, dalla necessità di mettere in sicurezza i fronti di scavo, ossia le pareti di materiale eruttivo lasciate dagli scavi del XIX e XX secolo che incombono pericolosamente sulle aree scavate. Pompei continua a essere un cantiere permanente dove ricerca, messa in sicurezza, manutenzione e fruizione sono attività connesse e prassi quotidiana</em>”, afferma il Direttore generale Musei, <strong>Massimo Osanna</strong>.</p>
<p><strong> </strong>“<em>È un ulteriore esempio di come la piccola città di Pompei ci fa capire tante cose del grande Impero romano, non ultimo l’uso dell’opera cementizia. Senza il cementizio non avremmo né il Colosseo, né il Pantheon, né le Terme di Caracalla. Gli scavi in corso a Pompei offrono la possibilità di osservare quasi in diretta come funzionava un cantiere antico </em>– sottolinea il Direttore del Parco, <strong>Gabriel Zuchtriegel</strong> – <em>I dati che emergono sembrano puntare sull’utilizzo della calce viva nella fase di costruzione dei muri, una prassi già ipotizzata in passato e atta ad accelerare notevolmente i tempi di una nuova costruzione, ma anche di una ristrutturazione di edifici danneggiati, per esempio da un terremoto. Questa sembra essere stata una situazione molto diffusa a Pompei, dove erano in corso lavori un po’ ovunque, per cui è probabile che dopo il grande terremoto del 62 d.C., diciassette anni prima dell’eruzione, ci fossero state altre scosse sismiche che colpirono la città prima del cataclisma del 79 d.C. Ora facciamo rete tra enti di ricerca per studiare il saper fare costruttivo degli antichi romani: forse possiamo imparare da loro, pensiamo alla sostenibilità e al riuso dei materiali</em>”.</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Pompei, rinvenuti due antichi scheletri tra gli scavi</title>
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		<pubDate>Tue, 16 May 2023 09:06:49 +0000</pubDate>
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<br />
Subbuglio, confusione, tentativi di fuga e nel mentre terremoto, lapilli, correnti turbolente di cenere vulcanica e gas ]]></description>
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<li class="p1"><b><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2023/05/Screenshot-2023-05-16-alle-11.05.29.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-155356" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2023/05/Screenshot-2023-05-16-alle-11.05.29-300x178.png" alt="Pompei" width="300" height="178" /></a></b><span class="Apple-converted-space"> </span></li>
</ol>
<p class="p1">Subbuglio, confusione, tentativi di fuga e nel mentre terremoto, lapilli, correnti turbolente di cenere vulcanica e gas caldi. Fu l’inferno dell’eruzione del 79 d.C. Quello in cui si trovarono gli abitanti dell’antica città di Pompei, tra cui le ultime due vittime, di cui sono stati rinvenuti gli scheletri durante uno scavo nell’Insula dei Casti Amanti. Vittime di un terremoto che ha accompagnato l’eruzione, ritrovate sotto il crollo di un muro avvenuto tra la fase finale di sedimentazione dei lapilli e prima dell’arrivo delle correnti piroclastiche che hanno definitivamente sepolto Pompei costituiscono la testimonianza sempre più chiara che, durante l’eruzione, non furono solo i crolli associati all’accumulo dei lapilli o l’impatto delle correnti piroclastiche gli unici pericoli per la vita degli abitanti dell&#8217;antica Pompei, come gli scavi degli ultimi decenni stanno sempre più investigando.</p>
<p class="p4">L&#8217;eruzione del Vesuvio del 79 d.C., inizia nella mattinata di un giorno autunnale, ma solo intorno alle 13:00 comincia la cosiddetta fase “Pliniana” durante la quale si forma una colonna eruttiva, alte decine di chilometri, dalla quale cadono pomici. Questa fase è seguita da una serie di correnti piroclastiche che sedimentano depositi di cenere e lapilli. I fenomeni vulcanici uccisero chiunque si fosse ancora rifugiato nell&#8217;antica città di Pompei, a sud dell&#8217;odierna Napoli, togliendo la vita ad almeno il 15-20% della popolazione, secondo le stime degli archeologi. Tra le cause di morte anche il crollo degli edifici, in alcuni casi dovuto a terremoti che accompagnarono l&#8217;eruzione, si rivelò una minaccia letale.</p>
<p class="p4">Gli scheletri sono stati ritrovati nel corso del <b>cantiere di messa in sicurezza, rifacimento delle coperture e riprofilatura dei fronti di scavo dell’Insula dei Casti Amanti,</b> che sta prevedendo anche degli interventi di scavo in alcuni ambienti. Giacevano riversi su un lato, in un ambiente di servizio, al tempo in dismissione per probabili interventi di riparazioni o ristrutturazione in corso nella casa, nel quale si erano rifugiati in cerca di protezione.<span class="Apple-converted-space">   </span></p>
<p class="p4"><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2023/05/Screenshot-2023-05-16-alle-11.05.20.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-155357" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2023/05/Screenshot-2023-05-16-alle-11.05.20-300x182.png" alt="Pompei scheletro" width="300" height="182" /></a></p>
<p class="p4"><b>I dati delle prime analisi antropologiche sul campo &#8211; </b>pubblicati nell’<b>E-journal</b> degli scavi di Pompei<b> &#8211; indicano che entrambi gli individui sono morti verosimilmente a causa di traumi multipli causati dal crollo di parti dell&#8217;edificio. </b><b>Si trattava probabilmente di due individui di sesso maschile di almeno 55 anni.</b></p>
<p class="p4">Durante la rimozione delle vertebre cervicali e del cranio di uno dei due scheletri, sono emerse tracce di materiale organico, verosimilmente <b>un involto di stoffa</b>. All’interno sono state trovate, oltre a cinque elementi in pasta vitrea identificabili come vaghi di collana, sei monete. Due denari in argento: un denario repubblicano, databile alla metà del II sec. a.C., e un altro denario, più recente, da riferire alle produzioni di Vespasiano. Le restanti monete in bronzo (due sesterzi, un asse e un quadrante), erano anch’esse coniate durante il principato di Vespasiano e pertanto di recente conio.</p>
<p class="p4">“Il ritrovamento dei resti di due pompeiani avvenuto nel contesto del cantiere in opera nell’Insula dei Casti Amanti dimostra quanto ancora vi sia da scoprire riguardo la terribile eruzione del 79 d.C. e conferma l’opportunità di proseguire nelle attività scientifiche di indagine e di scavo. Pompei è un immenso laboratorio archeologico che negli ultimi anni ha ripreso vigore, stupendo il mondo con le continue scoperte portate alla luce e manifestando l’eccellenza italiana in questo settore”, dichiara il <b>Ministro della cultura Gennaro Sangiuliano.</b></p>
<p class="p4">&#8220;Le tecniche dello scavo moderno ci aiutano a comprendere sempre meglio l&#8217;inferno che in due giorni distrusse interamente la città di Pompei, uccidendone molti abitanti: bambini, donne e uomini. Con le analisi e le metodologie riusciamo ad avvicinarci agli ultimi istanti di chi ha perso la vita. <i>– </i><b>evidenzia il Direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel</b><i> – </i>In una delle discussioni di cantiere, durante il recupero dei due scheletri, uno degli archeologi indicando le vittime che stavamo scavando, ha detto una frase che mi è rimasta impressa e che sintetizza forse la storia di Pompei, quando, ha dichiarato: &#8216;questo siamo noi&#8217;. A Pompei, infatti, l&#8217;avanzamento delle tecniche non ci fa mai dimenticare la dimensione umana della tragedia, piuttosto ce la fa vedere con più chiarezza.&#8221;</p>
<p class="p4"><b>Nella stanza in cui giacevano i corpi sono emersi anche alcuni oggetti</b>, quali un&#8217;anfora verticale appoggiata alla parete nell&#8217;angolo vicino a uno dei corpi e una collezione di vasi, ciotole e brocche accatastata contro la parete di fondo. La cosa più impressionante è l&#8217;evidenza dei danni subiti da due pareti, probabilmente, a causa dei terremoti che hanno accompagnato l&#8217;eruzione. Parte della parete sud della stanza è crollata colpendo uno degli uomini, il cui braccio alzato rimanda forse alla tragica immagine di un vano tentativo di proteggersi dalla caduta della muratura. Le condizioni della parete ovest, invece, dimostrano la forza drammatica dei terremoti contestuali all’eruzione: l&#8217;intera sezione superiore si è staccata ed è caduta nella stanza, travolgendo e seppellendo l’altro individuo.</p>
<p class="p4"><b>L’ambiente adiacente ospita un bancone da cucina in muratura</b>, temporaneamente fuori uso nel 79 d.C.: sulla sua superficie si trova infatti un mucchio di calce in polvere in attesa di essere impiegata in attività edilizie, il che suggerisce che al momento dell&#8217;eruzione si stavano effettuando delle riparazioni nelle vicinanze. Lungo la parete della cucina si trova una serie di anfore cretesi, originariamente utilizzate per il trasporto del vino. Sopra il bancone della cucina, le tracce di un santuario domestico sotto forma di un affresco che sembra raffigurare i <i>lares</i> della casa e un vaso di ceramica parzialmente incassato nel muro che potrebbe essere stato utilizzato come ricettacolo di offerte religiose. Accanto alla cucina, inoltre, una stanza lunga e stretta con una latrina, il cui contenuto sarebbe defluito in un canale di scolo sotto la strada.</p>
<p class="p4"><span class="s2"><b>APPROFONDIMENTI </b></span></p>
<p class="p4"><b>CRONOLOGIA DELL&#8217;ERUZIONE </b></p>
<p class="p4">La cronologia degli eventi succedutisi a Pompei durante l’eruzione del 79 d.C. è stata ricostruita coniugando la stratigrafia dei depositi e il resoconto dell’evento fatto da Plinio il Giovane in due lettere inviate a Tacito.</p>
<p class="p6"><b>Precursori dell’eruzione</b></p>
<p class="p6">Fenomeni sismici precursori si verificano negli anni e nei giorni che precedono l’eruzione. In particolare, Plinio il Giovane riporta l’accadimento di terremoti per diversi giorni prima dell’inizio dell’eruzione.</p>
<p class="p6"><b>L’eruzione</b></p>
<p class="p6">L’eruzione può essere divisa in tre fasi principali: una fase di apertura di breve durata, una seconda fase caratterizzata dalla formazione di una alta colonna eruttiva, dalla quale cadono lapilli e una fase finale caratterizzata dal succedersi di diverse correnti piroclastiche. Queste ultime sono misture di gas e particelle solide ad alta temperatura che scorrono al suolo per effetto della gravità e sono tra i fenomeni vulcanici più distruttivi.</p>
<p class="p6"><span class="s2"><b>Giorno 1</b></span></p>
<p class="p6">Durante la mattinata del primo giorno, un’esplosione nel cratere genera una nube di cenere che si espande a est del vulcano ma non raggiunge Pompei. Questa fase rappresenta l’apertura dell’eruzione.</p>
<p class="p6"><b>Ore 13:00:</b> Una colonna eruttiva comincia ad innalzarsi sul cratere raggiungendo decine di chilometri di altezza. Questa fase dura in totale circa 18-19 ore. Le eruzioni caratterizzate da questo tipo di fenomeni sono definite “Pliniane” a seguito della perfetta descrizione della forma della colonna eruttiva fatta da Plinio il Giovane. Egli la descrive come un albero di pino il cui tronco si espande nella parte alta in più rami. Ed in effetti le colonne eruttive sono formate da un “tronco”, che si innalza verticalmente in atmosfera, la cui parte sommitale si espande lateralmente in direzione del vento. Poco dopo l’inizio di questa fase e fino alle 20:00, pomici bianche cadono a Pompei accumulandosi sui tetti delle case e nelle strade. In questa fase la colonna eruttiva raggiunge un’altezza massima di 26 km.</p>
<p class="p6"><b>A partire dalle 20:00</b> e fino alle prime ore del mattino del secondo giorno, a causa di una variazione della composizione chimica del magma eruttato, il colore delle pomici varia dal bianco al grigio. In questa fase la colonna eruttiva si innalza ulteriormente raggiungendo<span class="Apple-converted-space">  </span>un’altezza massima di 32 km. In totale, alla fine della fase Pliniana, lo spessore del deposito di pomici è 2,8 m anche se spessori maggiori (fino a 5 m) posso verificarsi nei vicoli, a causa dello scivolamento dei lapilli lungo le tettoie spioventi, o per il drenaggio delle pomici attraverso i compluvia e successivo accumulo negli impluvia all’interno delle case. L’accumulo di lapilli provoca il seppellimento del piano terra degli edifici e il crollo dei tetti uccidendo i Pompeiani che non avevano tentato la fuga e avevano cercato riparo nelle case. Collassi parziali della colonna eruttiva generano delle correnti piroclastiche, nella notte tra il primo e il secondo giorno dell’eruzione, che però non raggiungono Pompei.</p>
<p class="p6"><span class="s2"><b>Giorno 2</b></span></p>
<p class="p6"><b>Ore 7:30:</b> Una prima corrente piroclastica penetra dentro Pompei sedimentando pochi centimetri di cenere immediatamente sopra le pomici grigie. Questa corrente non crea grandi danni. Tra le 07:30 e le 08:00 una nuova breve fase da caduta sedimenta un sottile deposito formato principalmente da frammenti di lava e pomici.</p>
<p class="p6"><b>Ore 08:00</b>: Una seconda corrente piroclastica arriva in città. A differenza della precedente, questa corrente è estremamente energetica e violenta, interagisce con la struttura urbana, e segna la definitiva distruzione di Pompei. La parte bassa di questa corrente, ad alta concentrazione, viene incanalata e deflessa dai vicoli mentre la parte alta, più diluita e turbolenta, non risente degli ostacoli e scavalca gli edifici. La violenza dell’impatto di tale corrente piroclastica è testimoniata dagli ingenti danni che provoca. Essa è capace di abbattere pareti perpendicolari alla direzione di scorrimento, lasciando profonde e ampie brecce nei muri, talvolta danneggiando più pareti in sequenza. Questa corrente, inoltre, lascia dietro di sé una scia di morte uccidendo gli abitanti sopravvissuti alla fase di caduta dei lapilli. In alcuni casi, l’ultimo istante di vita delle vittime di questa corrente piroclastica, congelato dalla cenere, è arrivato fino a noi grazie alla tecnica dei calchi ideata da Giuseppe Fiorelli. Altre correnti piroclastiche si succedono nel corso del secondo giorno dell’eruzione. Esse contribuiscono a seppellire definitivamente una Pompei ormai già completamente distrutta.</p>
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		<title>Pompei, si amplia lo scavo di Civita Giuliana</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Mar 2023 15:44:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<br />
Un carro cerimoniale decorato con rilievi d’argento, una stalla con un sauro bardato, due vittime dell’eruzione di cui furono ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>
<blockquote><p><span lang="it">U</span><span lang="it">n carro cerimoniale decorato con rilievi d’argento, una stalla con un sauro bardato, due vittime dell’eruzione di cui furono eseguiti i calchi, una stanza dove abitavano tre schiavi, forse una piccola famiglia.</span><span lang="it"> </span></p></blockquote>
<p><span lang="it">E’ ormai lungo l’elenco delle sorprese emerse dallo scavo di Civita Giuliana, il sito sottratto a un’annosa attività di depredamento da parte di scavatori clandestini grazie a un protocollo d’intesa tra la Procura della Repubblica di Torre Annunziata e il Parco Archeologico di <span class="il">Pompei</span>, siglato nel 2019 dall’allora direttore </span><span lang="it"><b>Massimo Osanna</b></span><span lang="it">, ora Direttore generale Musei, e dal Procuratore della Repubblica di Torre Annunziata </span><span lang="it"><b>Pierpaolo Filippelli</b></span><span lang="it">. L’accordo, rinnovato nel 2021 dal Direttore del Parco </span><span lang="it"><b>Gabriel Zuchtriegel</b></span><span lang="it"> e dal Procuratore </span><span lang="it"><b>Nunzio Fragliasso,</b></span><span lang="it"> prevede sforzi congiunti per contrastare gli scavi clandestini nei dintorni di <span class="il">Pompei</span> e per indagare e valorizzare scientificamente i siti sottratti ai tombaroli, grazie anche al supporto del Nucleo Tutela patrimonio culturale Campania e del Nucleo investigativo Torre Annunziata dell’Arma dei Carabinieri. </span><span lang="it"> </span></p>
<p><span lang="it">Ora si aggiungono nuovi reperti, tra stoviglie e coppe in ceramica comune e da fuoco, trovati in posizione capovolta lungo le pareti di un ambiente che faceva parte dei quartieri servili di un vasto complesso residenziale. Si presuppone che i vasi fossero in situ, all’epoca della fase finale dell’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C..  Si tratta di un ulteriore dato che conferma come l’indagine stratigrafica di un complesso, per anni oggetto di scavi clandestini, riesca ad arricchire la nostra conoscenza di aspetti della vita quotidiana poco documentati nelle fonti scritte, grazie allo straordinario stato di conservazione riscontrato qui come in altri siti vesuviani.</span><span lang="it"> </span><span lang="it">Il ritrovamento è avvenuto nei pressi di una strada moderna che attraversa la Villa e che è stato necessario chiudere non solo per consentire l’indagine delle strutture antiche al di sotto della carreggiata, ma anche perché una estesa rete di cunicoli realizzati dai tombaroli ha finito per minare il terreno, rendendo necessaria una tempestiva messa in sicurezza dell’area.</span><span lang="it"> </span></p>
<p><span lang="it">“</span><span lang="it"><i>Questi ritrovamenti dimostrano l’impegno e la capacità dello Stato di arginare la piaga degli scavi clandestini e del commercio di beni archeologici e costituisce una importante risposta allo scempio perpetrato negli anni dai tombaroli</i></span><span lang="it"> </span><span lang="it"><i>&#8211; </i></span><span lang="it">dichiara il Ministro della cultura, </span><span lang="it"><b>Gennaro Sangiuliano </b></span><span lang="it"><i>&#8211; <span class="il">Pompei</span> è l’orgoglio dell’Italia ed è nostra intenzione difendere e promuovere ancora di più un patrimonio che è un unicum a livello mondiale</i></span><span lang="it">”. </span><span lang="it"> </span><span lang="it">“</span><span lang="it"><i>Il cantiere di Civita Giuliana ha consolidato un approccio innovativo allo scavo che vede istituzioni differenti muoversi fianco a fianco, grazie all’intuizione della Procura di Torre Annunziata che da subito ha coinvolto il Parco archeologico. </i></span><span lang="it">&#8211; afferma il Direttore </span><span lang="it"><b>Osanna</b></span><span lang="it"> &#8211; </span><span lang="it"><i>In un territorio così ricco di storia e pure così tanto abusato, che ancora cela importanti tracce del passato, come stanno dimostrando le scoperte di questi anni, è fondamentale che la tutela dei Beni Culturali e la Legalità procedano di pari passo</i></span><span lang="it">”.</span><span lang="it"> </span></p>
<p><span lang="it">Come sottolineato dal direttore del Parco, </span><span lang="it"><b>Zuchtriegel:</b></span><span lang="it"> “</span><span lang="it"><i>Queste scoperte confermano l’importanza di ampliare ancora l’area di scavo. Per questo vorrei ringraziare la Procura, con la quale coordiniamo il proseguimento delle ricerche, e anche il Comune di <span class="il">Pompei</span> che ha reso possibile l’ampliamento dello scavo interrompendo il traffico in un breve tratto stradale. Siamo certi che i risultati, in termini scientifici ma anche turistici, giustificheranno qualche piccolo disagio che l’intervento può provocare per il traffico in questo periodo. Lavoriamo affinché il sito di Civita Giuliana possa entrare a pieno titolo nei circuiti di visita del sistema <span class="il">Pompei</span>, come anche le ville di Boscoreale, Oplontis-Torre Annunziata e Castellamare di Stabia</i></span><span lang="it">”. </span><span lang="it"> </span></p>
<p><span lang="it">“</span><span lang="it"><i>I recenti ritrovamenti archeologici nel sito di Civita Giuliana si collocano nell’ambito di una campagna di scavi che da tempo vede la Procura della Repubblica di Torre Annunziata a fianco del Parco Archeologico di <span class="il">Pompei</span>, in attuazione del protocollo sottoscritto dai due enti, che, coniugando le ricerche archeologiche con le attività investigative, rappresenta un vero e proprio accordo ‘pilota’ nel campo della sinergia tra le istituzioni pubbliche per la tutela e la valorizzazione del patrimonio archeologico nazionale e si è rivelato uno strumento formidabile per il contrasto alle attività clandestine di scavo e la restituzione alla collettività di reperti e testimonianze di eccezionale valore storico e culturale</i></span><span lang="it">”, sottolinea il Procuratore </span><span lang="it"><b>Fragliasso</b></span><span lang="it">.</span><span lang="it"><b> </b></span><span lang="it"> </span></p>
</div>
<div></div>
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		<title>Kandis Williams, Pompei tra passato e presente</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Jan 2022 17:36:03 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160;In una nuova e inedita collaborazione, CIRCA e Pompeii Commitment. Materie archeologiche presentano A Monument A Ruin di Cassandra Press, ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">&nbsp;In una nuova e inedita collaborazione, <strong>CIRCA e <em>Pompeii Commitment. Materie archeologiche</em></strong> presentano <strong><em>A Monument A Ruin</em></strong> di <strong>Cassandra Press</strong>, la piattaforma editoriale fondata nel 2016 dall&rsquo;acclamata artista <strong>Kandis Williams</strong>. Il nuovo lavoro &ndash;&nbsp;una breve <em>video-lecture </em>in cui le antiche iscrizioni parietali sono messe in relazione ai graffiti contemporanei di protesta per interrogare la natura dei monumenti &ndash; apparir&agrave; ogni sera alle 20:22 sull&rsquo;iconico schermo di <strong>Piccadilly Lights</strong> di Londra e sar&agrave; trasmesso su una rete di schermi a Los Angeles, Milano, Melbourne, New York, Seul e Tokyo.</p>
<p class="p5">Sulla scia delle proteste globali di <strong>Black Lives Matter </strong>nel 2020, l&rsquo;uso e la simbologia dei graffiti negli spazi pubblici hanno assunto una rilevanza e un&rsquo;influenza nuove e potenti, sollecitando una riflessione urgente sul significato e sull&rsquo;espressione della &ldquo;storia collettiva&rdquo; nella sfera pubblica, in particolare nel contesto dei memoriali e delle statue legate alla schiavit&ugrave; e al colonialismo.</p>
<p class="p5"><strong><em>A Monument A Ruin</em></strong> prende ispirazione dal recupero da parte degli archeologi di un numero eccezionale di <em>tituli picti</em> &ndash;&nbsp;una forma antica di graffiti urbani, che includono slogan e propaganda elettorale (<em>programmata</em>) &ndash; dipinti per le strade dell&rsquo;antica citt&agrave; romana di Pompei, sepolta sotto le ceneri vulcaniche dopo l&rsquo;eruzione del Monte Vesuvio nel 79 DC. Queste iscrizioni offrono un racconto fitto delle preoccupazioni quotidiane degli abitanti di Pompei, e riflettono l&rsquo;influenza politica di gruppi privi del diritto al voto, quali le donne e gli schiavi.</p>
<p class="p5">Nella nuova commissione di Cassandra Press per CIRCA, le antiche iscrizioni parietali vengono sovrapposte con le problematiche contemporanee dell&rsquo;influenza politica e della visibilit&agrave; di categorie oppresse nelle societ&agrave; occidentali del giorno d&rsquo;oggi. <strong><em>A Monument A Ruin</em></strong> si sviluppa a partire dalla partecipazione dell&rsquo;artista a <em>Pompeii Commitment. Materie archeologiche</em> &ndash; il primo programma di ricerca e arte contemporanea commissionato dal Parco Archeologico di Pompeii &ndash;, e costruisce un complesso insieme di sovrapposizioni fotografiche, riprese e parti testuali che si svolgono attraverso il movimento e il dialogo per connettere il passato e il presente con un focus simultaneo. Il fotografo <strong>Brandon English</strong> ha collaborato con Cassandra Press ad una nuova serie di fotografie scattate in situ a Pompei nel corso di due notti nell&rsquo;estate del 2021, proiettando le proprie testimonianze visive di proteste e assemblee di gruppi abolizionisti di New York nel 2020 su diversi edifici e affreschi a Pompeii, e che appaiono ora su diversi edifici nel mondo per tutto febbraio.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<p class="p5">In linea con il manifesto di <a href="http://AND NOW WE BUILD WORLDS">CIRCA 2022</a> questo nuovo lavoro si interroga in maniera puntuale su quali nuove possibilit&agrave; possano emergere dalle rovine dei monumenti passati.</p>
<p class="p5">&mdash;&mdash;&mdash;&mdash;&mdash;&mdash;-</p>
<p class="p7"><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2022/01/Schermata-2022-01-31-alle-18.26.39.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-152273" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2022/01/Schermata-2022-01-31-alle-18.26.39-300x194.png" alt="Kandie" width="300" height="194" /></a></p>
<p class="p1"><strong>Kandis Williams</strong></p>
<p class="p1">Kandis Williams &egrave; un&rsquo;artista visiva la cui pratica abbraccia collage, performance, scrittura, pubblicazione e curatela. Esplora e decostruisce la teoria critica su razza, nazionalismo, autorit&agrave; ed erotismo. Il suo lavoro esamina il corpo come luogo di esperienza mentre attinge al suo background in drammaturgia per immaginare spazi che accolgono economie biopolitiche diversificate che influenzano come la forma e il movimento possano essere letti. Williams stabilisce indici che collegano tra di loro parti dell&rsquo;anatomia, regioni della diaspora nera, nonch&eacute; comunicazione e offuscamento, raccontando come la cultura popolare e il mito siano interconnessi. L&rsquo;artista &egrave; anche la fondatrice e capo-redattore di Cassandra Press, una piattaforma editoriale e educativa gestita da artisti che produce e presenta stampati lo-fi, corsi, progetti, libri d&rsquo;artista e mostre. L&rsquo;intenzione della piattaforma &egrave; quella di diffondere idee, distribuire un nuovo linguaggio, diffondere pratiche di etica, estetica, attivismo <em>femme driven </em>ed erudizione nera incentrati sul dialogo.</p>
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		<title>L’ultimo fuggiasco di Ercolano e i suoi averi</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Dec 2021 09:02:28 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[fuggiasco]]></category>
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		<description><![CDATA[L’antica Ercolano continua a stupire: dopo il ritrovamento dello scheletro sull’antica spiaggia, e l’avvio dello scavo, una piccola borsa con ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><span style="color: #333333;"><span style="font-weight: 400;">L’antica Ercolano continua a stupire: dopo il ritrovamento dello scheletro sull’antica spiaggia, e l’avvio dello scavo, una piccola borsa con i suoi averi è stata riportata in luce accanto alla vittima.</span><br />
</span></p></blockquote>
<p><span style="color: #333333;"><b>Il Direttore Sirano</b>: “<i>Empatia </i><i>è il termine che esprime il sentimento provato nel momento in cui ho visto il ritrovamento; poter associare con certezza un oggetto personale alla vittima che lo stringeva letteralmente su di sè, trasmette a pieno il senso di umanità che ancora si respira </i><i>ad Ercolano e lo studio di un contesto indisturbato ci condurrà verso una serie di approfondimenti che racconteranno tanto del passato di questa città. Si tratta di una nuova tessera del mosaico di informazioni che rendono Ercolano unica nel mondo antico: </i><i>un luogo che trasmette istantanee dal passato anche dagli angoli più impensabili. Da Ercolano provengono negli anni recenti reperti di assoluto valore artistico come la testa di Amazzone dalla Basilica Noniana e gli elementi del cassettonato in legno della </i><i>casa del Rilievo di Telefo, che conservano il colore originario. Ma questo stesso luogo ha restituito anche elementi della cultura materiale umili, come i 700 e più contenitori con sedimenti dal collettore fognario della Palestra, ma in grado di illuminare </i><i>aspetti inediti della vita quotidiana: dagli scarti delle cucine alla dieta e alle prelibatezze amate dagli antichi ercolanesi e persino offrono informazioni sulle infezioni che affliggevano gli abitanti del caseggiato”.</i></span></p>
<p>Lo scheletro appena ritrovato è il primo fuggiasco caduto all’esterno dei fornici sul quale è possibile mettere in campo uno studio transdisciplinare. Nel tempo trascorso le metodologie di indagine si sono totalmente rivoluzionate e oggi si è in grado di trarre molte più informazioni dal nuovo ritrovamento soprattutto con riferimento al contesto nel quale esso è avvenuto. È un progetto reso possibile con un finanziamento del MiC (Fondi FSC) nell’ambito delle attività sul territorio della cosiddetta buffer zone UNESCO promosso dall’Unità Grande Pompei. Fondamentale il supporto del Packard Humanities Institute, che ha anche donato il progetto di sistemazione complessiva dell&#8217;area di antica spiaggia.<br />
<b></b></p>
<p><span style="color: #333333;"><b>Il Manager dell’Herculaneum Conservation Project Jane Thompson</b>:<br />
<i>“Ercolano non delude mai: ogni volta che si tocca un fronte si scoprono reperti incredibili. La Fondazione Packard in questi anni ha concentrato </i><i>le proprie energie proprio sui confini del sito perché, come nel caso dell’antica spiaggia, le esplorazioni erano state parziali e avevano lasciato condizioni irrisolte e critiche. </i><i>Grazie a questo lavoro di ‘ricucitura’ lungo i confini negli anni passati sono emersi una testa di statua di amazzone, gioielli e un soffitto dipinto. </i><i>Oggi i resti di un ercolanese con addosso le proprie cose Viviamo queste scoperte come veri e propri premi per chi come noi lavora incessantemente per la conservazione del sito ma anche per il pubblico senza il quale questo patrimonio culturale perderebbe </i><i>il suo animo.” </i></span></p>
<p><span style="color: #333333;">“<i>Si tratta di uno scavo moderno &#8211; </i><b>continua il Direttore Francesco Sirano </b><i>&#8211; impostato come un laboratorio all’aperto multidisciplinare, ove il lavoro simultaneo di più professionalità ha consentito di esplorare,</i><br />
<i>documentare, rilevare* tridimensionalmente e sistematicamente ogni fase di scavo dell’area dell’Antica Spiaggia e offrire un’istantanea della tragedia, con il contesto perfettamente preservato e il corredo in situ. Gli averi della vittima restano visibili </i><i>vicino al suo scheletro, così come si trovavano, ed è possibile per gli archeologi, antropologi, restauratori, intervenire in maniera sinergica sulla lettura e interpretazione di una scoperta scientifica che emoziona</i>”.<br />
Sull&#8217;antica spiaggia oltre allo scheletro sono stati ritrovati in questi mesi moltissimi reperti di legno trascinati dal flusso piroclastico. Arbusti, radici di alberi ad alto fusto, grandi travi, frammenti di cornici e pannelli appartenenti probabilmente a controsoffitti e alle coperture degli edifici, oltre ad assi di legno, puntoni e altri elementi forse di barche. Tutto questo rende gli scavi di Ercolano unici al mondo. La vittima è un uomo di circa 40/45 anni di età. Tutti gli elementi fanno pensare ad un corpo trascinato dalla forza dell’eruzione perché i resti si trovano all&#8217;interno<br />
di un flusso piroclastico, circondato e coperto da materiale della città antica trasportato giù verso mare. Si trovava probabilmente in riva al mare o nelle aree della città soprastante. Sul perché si trovasse lì e non nei fornici dove è stata scoperta la maggior parte delle vittime possiamo fare solo ipotesi. Lo scavo in laboratorio della cassettina di legno che lo accompagnava ci aiuterà a comprendere meglio. Il fuggiasco è stato trovato in posizione supina, con la testa rivolta verso la città. Il suo corpo, che riporta numerose fratture dovute agli effetti dell’eruzione, cadde sotto la spinta del primo flusso piroclastico e galleggiò tra i flutti insieme ai legni che provenivano dagli edifici della città, anch’essi trascinati sull’antico litorale. All’impatto la vittima subì lo stesso destino delle altre 330 già ritrovate negli anni addietro. Le altissime temperature del flusso che lo investì provocarono l’evaporazione immediata dei tessuti e lo scheletro fu imprigionato nella massa di cenere, gas e detriti trascinati.<br />
Per esigenze conservative, al termine dello scavo dello scheletro, il reperto, un piccolo contenitore in legno conservato probabilmente in una sacca di tessuto, sarà prelevato con il pane di terra nel quale è imprigionato per proseguire lo scavo del suo contenuto in laboratorio.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Gli Scavi in Giappone con la mostra &#8220;Pompeii&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Oct 2021 18:40:24 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Mostra]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli in Giappone: sarà in programma dal 14 gennaio 2022, al Tokyo National Museum, la mostra ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli in Giappone: sarà in programma dal 14 gennaio 2022, al Tokyo National Museum, la mostra itinerante &#8220;Pompeii&#8221;, che presenterà esclusivamente reperti del MANN. L&#8217;evento coinvolgerà, sino a dicembre 2022, le prefetture di Kyoto, Miyagi e Fukuoka: le tappe successive dell&#8217;esposizione includeranno il Kyoto City KYOCERA Museum of Art e anche il Kyushu National Museum. L&#8217;allestimento &#8220;Pompeii&#8221; sarà inaugurato nella capitale nipponica in una data simbolica: nel 2022, infatti, ricorrerà il centocinquantesimo anno dalla fondazione del Tokyo National Museum, che è il più antico ed importante museo del paese, specializzato nella tutela e valorizzazione di antichità giapponesi e, più in generale, asiatiche. &#8220;Pompeii&#8221;, dunque, non soltanto rappresenta una mostra che intende raccontare i legami tra le radici storiche dell&#8217;Occidente e dell&#8217;Oriente, in un certo senso &#8220;infrangendo&#8221; la specializzazione tematica e geografica dell&#8217;Istituto, ma è anche il primo grande percorso espositivo internazionale lanciato nell&#8217;era post-Covid. Articolato &#8211; spiega una nota &#8211; il framework di sinergie istituzionali che hanno dato vita al progetto: nel 2019, infatti, il MANN ha siglato una Convenzione Quadro con il Tokyo National Museum, proprio per valorizzare, con una grande mostra nel paese del Sol Levante, la conoscenza della cultura delle antiche città vesuviane.</p>
<p>Seguendo la politica di promozione delle relazioni internazionali messa in atto dal Ministero della Cultura- Mic, si è sviluppato il progetto scientifico della mostra che ha previsto, tra l&#8217;altro, la cooperazione del Ministero della Cultura Giapponese, dei Musei di Tokyo, Fukuoka e Kyoto, dell&#8217;Ambasciata d&#8217;Italia a Tokyo e della Fondazione Italia Giappone. L&#8217;esposizione è organizzata dal famoso quotidiano The Asahi Shimbun e dalla NHK, NHK Promotions Inc (Nippon Hoso Kyokai &#8211; Japan Broadcasting Corporation). È sempre The Asahi Shimbun tra i finanziatori del restauro del Mosaico di Alessandro, attività che si avvale della collaborazione anche dell&#8217;Istituto Superiore per il Restauro del MIC: alla prima fase di messa in sicurezza dell&#8217;opera, seguirà, nei prossimi mesi, la movimentazione del manufatto, per analizzare direttamente lo stato di conservazione del supporto originario, al momento non accessibile, e definirne compiutamente gli interventi da eseguire. Il restauro sarà concluso entro il 31 dicembre 2022 ed i lavori saranno condotti in un cantiere aperto ai visitatori: sarà così restituito a napoletani e turisti un capolavoro di tutti i tempi, dopo un&#8217;operazione senza precedenti di ricerca e tutela.</p>
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		<title>Pompei, tornerà alla luce l’Insula Occidentalis</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jun 2021 10:04:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[insula]]></category>
		<category><![CDATA[Pompei]]></category>
		<category><![CDATA[scavi]]></category>

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		<description><![CDATA[Prende avvio il cantiere di messa in sicurezza dell’Insula Occidentalis di Pompei, che, in poco più di un anno, permetterà ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #333333;">Prende avvio il cantiere di messa in sicurezza dell’<strong>Insula Occidentalis</strong> di Pompei, che, in poco più di un anno, permetterà di restituire al pubblico le straordinarie ville urbane di <strong>Marco</strong> <strong>Fabio</strong> <strong>Rufo</strong> e di <strong>Maio</strong> <strong>Castricio</strong>, della <strong>Casa del Bracciale d’Oro</strong> e della <strong>Biblioteca</strong>, affacciate sul Golfo di Napoli e finora non accessibili perché utilizzate come sede dei laboratori di restauro del Parco.<br />
L’intervento, che prevede il montaggio di una gru da 65 metri, consentirà di restituire alla fruizione dei visitatori dei complessi abitativi unici per eleganza e per raffinatezza, estesi per quasi 6.000 metri quadrati, e dove il legame tra Pompei e il territorio circostante, tra Pompei e il “suo” mare, prende forma e significato.<br />
Il grandioso complesso delle ville urbane dell’<strong>Insula</strong> <strong>Occidentalis</strong> è situato ai margini della città antica, nella <strong>Regione VI</strong> e non distante dal <strong>Foro</strong>. Quattro terrazze panoramiche, digradanti scenograficamente verso il mare, offrono al visitatore un’emblematica testimonianza del gusto romano di vivere in fastose ed eleganti dimore dove il paesaggio costituisce uno degli elementi predominanti della stessa composizione architettonica.<br />
Affreschi, mosaici, arredi sono gli elementi ancora oggi presenti che costruiscono uno spazio dove si sperimenta il piacere del vivere e il lusso quotidiano; spazi immersi in una raffinata bellezza fatta di pitture dai colti riferimenti letterari o che ritraggono lussureggianti giardini aperti sulla vallata dove il fiume incontra il mare; mosaici pavimentali con marmi colorati provenienti da diverse regioni dell’impero arredavano gli ambienti, mentre spettacolari giochi d’acqua arricchivano le sale da pranzo all’aperto.<br />
I lavori sono  finanziati dai fondi CIPE del Piano Stralcio “Cultura e Turismo” Fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC), oltre che con fondi propri del Parco Archeologico di Pompei, e si concluderanno tra un anno, quando si riapriranno al pubblico non solo gli spazi pubblici e domestici dei palazzi, ma anche i loro giardini e gli spazi verdi interni dove riscoprire, oggi, quel complesso legame tra cultura e natura che caratterizzava la vita degli antichi pompeiani.<br />
</span></p>
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