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	<title>SCRIVONAPOLI &#187; Archeologia</title>
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	<description>Giornale Online &#124; Le notizie di Napoli e Campania</description>
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		<title>A Pompei il cantiere diventa aula</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Apr 2026 16:48:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>

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		<description><![CDATA[<br />
È iniziato il percorso formativo di sette settimane per il primo gruppo di allievi che si occuperà della manutenzione ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<div><i>È iniziato il percorso formativo di sette settimane per il primo gruppo di allievi che si occuperà della manutenzione del Parco insieme al gruppo multidisciplinare di esperti di Ales S.p.A.</i></div>
</blockquote>
<div>Grazie alla convenzione stipulata tra il Parco Archeologico di Pompei, Ales S.p.A. e Valore Italia, prende avvio un programma di<b> tirocini formativi curriculari</b> destinato agli allievi del corso di Laurea in Restauratore di Beni Culturali della <b>Scuola di Restauro di Botticino.</b></div>
<div>Sono iniziate oggi le attività di <b>monitoraggio e manutenzione di apparati decorativi nei cantieri</b> attivi nel sito archeologico per il primo gruppo di lavoro composto da due studenti che vivranno un’esperienza formativa immersiva a stretto contatto con uno dei contesti di conservazione più complessi e prestigiosi al mondo.</div>
<div>I tirocini si svolgeranno in <b>cicli di sette settimane</b>, per un totale di <b>250 ore per ciascuno dei quattordici tirocinanti complessivi</b>, offrendo un’opportunità unica di apprendimento pratico accanto a professionisti impegnati quotidianamente nella tutela del patrimonio pompeiano. Questo permetterà agli allievi della Scuola di Restauro di Botticino di sviluppare competenze tecniche, capacità di osservazione e senso di responsabilità fondamentali per la loro futura professione, trasformando Pompei in una vera e propria aula a cielo aperto.</div>
<div>Gli studenti saranno seguiti dal personale di <b>Ales S.p.A.</b>, società in house del Ministero della Cultura, che da anni opera nel settore della conservazione dei beni archeologici e nei servizi di manutenzione programmata per Pompei. Un <b>gruppo multidisciplinare</b> composto da archeologi, architetti, restauratori, ingegneri e operai specializzati, che lavora in costante confronto con i funzionari del Parco per garantire il mantenimento in condizioni di integrità delle <b>strutture murarie</b> e delle <b>superfici decorate</b> – intonaci, affreschi e mosaici.</div>
<div>L’iniziativa rafforza il ruolo del Parco Archeologico di Pompei come luogo di conservazione, ricerca e come <b>laboratorio permanente di formazione professionale</b>, dove la trasmissione delle competenze diventa parte integrante della tutela del patrimonio culturale.</div>
<div><i>“La conservazione del patrimonio archeologico passa anche attraverso la formazione di nuovi professionisti. Pompei è da sempre una palestra per studiosi e ricercatori, un laboratorio straordinario dove il rigore scientifico incontra la pratica quotidiana della tutela. Accogliere studenti e giovani restauratori significa investire nella trasmissione delle competenze e rafforzare collaborazioni che rendono il Parco un luogo di crescita condivisa»</i>, dichiara <b>Gabriel Zuchtriegel</b>, Direttore del Parco Archeologico di Pompei.</div>
<div> “<i>Offrire ai nostri studenti l’opportunità di formarsi in un contesto prestigioso come quello del Parco Archeologico di Pompei significa mettere nelle loro mani un’esperienza di alto valore professionale. Qui il sapere teorico si confronta quotidianamente con la complessità reale della conservazione, permettendo agli allievi di crescere in termini di responsabilità e consapevolezza del proprio ruolo grazie alla guida del team altamente qualificato di ALES che li supporterà e guiderà in questi mesi</i>”,<b> ha affermato Salvatore Amura, Amministratore Delegato di Valore Italia &#8211; Scuola di Restauro di Botticino.</b></div>
<div><i>“Con l’avvio di questo tirocinio formativo, Ales S.p.A. conferma la posizione di rilievo assunta nell’ambito dei   servizi di manutenzione programmata, che rappresentano il primo presidio nella conservazione del patrimonio, e si impegna a trasmettere agli studenti le proprie esclusive competenze, maturate nel corso di oltre dieci anni di esperienza al servizio di una ricchezza inestimabile e altamente complessa come quella del Parco Archeologico di Pompei”, </i><b>ha dichiarato il Presidente e Amministratore Delegato di Ales S.p.A. Fabio Tagliaferri.</b></div>
<div></div>
<div id="x_x_x_x_x_x_x_Signature"></div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Pompei, controlli digitali sugli scavi</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 09:42:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>

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		<description><![CDATA[<br />
Pompei, completato il monitoraggio puntuale dell’intera città antica. Una conoscenza dettagliata, come mai prima, pone la base per la ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<div>Pompei, completato il monitoraggio puntuale dell’intera città antica. Una conoscenza dettagliata, come mai prima, pone la base per la manutenzione programmata e la conservazione del sito. Il Ministro Giuli: “Pompei è un grande laboratorio per l’idea di Tutela”.</div>
</blockquote>
<div>Dopo mesi di indagini in campo da parte di squadre multidisciplinari (architetti, ingegneri, restauratori ed archeologi) è stata completata la schedatura a tappeto del sito archeologico di Pompei: oltre 70.000 schede per ubicare, classificare e definire le diverse tipologie di rischio e degrado delle strutture archeologiche presenti nel sito.</div>
<div>Utilizzando una web app è stata adottata una soluzione innovativa per il monitoraggio continuo che il Parco archeologico ha messo a punto per garantire la conservazione della città antica di Pompei.</div>
<div>Si tratta di oltre 13.000 ambienti, appartenenti a circa 1.200 “unità catastali” tra case e botteghe costruite due millenni fa. In passato, la mancanza di una conoscenza aggiornata e dettagliata dello stato di conservazione di tutti questi ambienti, nonché le difficoltà nel garantire una manutenzione costante e periodica, hanno portato a perdite considerevoli. Dai muri e affreschi documentati nel Settecento e nell’Ottocento e ormai degradati o non più esistenti, fino al crollo della Schola Armaturarum nel 2010 da cui è scaturito un successivo intervento di “salvataggio” finanziato dallo Stato italiano e dall’UE (“Grande Progetto Pompei”), la conservazione è sempre stata la sfida più grande di Pompei.</div>
<div>Per affrontarla è stato necessario risolvere due ordini di problemi. Il primo è sapere esattamente cosa accade in ciascuno dei 13.000 ambienti della città antica (con oltre 70.000 “superfici” tra pareti, mosaici e, in alcuni casi, soffitti e tetti); il secondo, intervenire subito laddove si rilevino dei rischi di perdita e di degrado di materia antica, come un intonaco che, esposto costantemente alle intemperie, potrebbe staccarsi dal muro.</div>
<div>Al fine di garantire una conoscenza multiscalare dell’avanzamento del degrado dell’intero sito archeologico è stato realizzato – in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università di Salerno e la società Visivalab &#8211; un sistema informatico per il monitoraggio a tappeto di tutti gli elementi costruttivi: pavimenti, muri, solai coperture, intonaci, apparati decorativi, arredi e così via.</div>
<div>Questo sistema attraverso una web app, creata su misura per Pompei, ha consentito a squadre di tecnici di analizzare tutti gli ambienti, secondo un approccio multidisciplinare e stando sul campo per oltre otto mesi, e di segnalare per ogni singolo elemento la presenza di degrado per tipologia, estensione e gravità. Oggi il Parco dispone dei risultati di questa indagine ed è in grado di studiarli, analizzarli nel dettaglio anche mediante sistemi informatici e di AI, in quanto tutto è digitale sin dalla redazione delle schede. L’applicazione consentirà anche di acquisire segnalazioni da parte dei funzionari e collaboratori che in tempo reale possono evidenziare con tanto di fotografia un qualunque problema. Il sistema di monitoraggio restituisce così una mappatura completa di tutto il sito di Pompei.</div>
<div>Le segnalazioni sono state catalogate automaticamente in un sistema cartografico; in base alla gravità e urgenza sono state poi distribuite secondo una programmazione triennale per interventi di manutenzione ordinaria con le squadre interne e di manutenzione straordinaria, che riguardano principalmente le strutture di copertura, le murature, le pavimentazioni, i mosaici e gli affreschi, e per cui è stato attivato lo strumento dell’accordo quadro.</div>
<div>Dall’analisi dei dati emersi dal monitoraggio un dato che colpisce in modo particolare riguarda le correlazioni tra certe tipologie di degrado: ciò rappresenta un importante passo in avanti nella comprensione delle dinamiche di rischio e di possibili forme di deterioramento del patrimonio, e quindi anche delle vie per contrastarli. Ma è anche un dato scientifico di grande rilevanza per confrontarsi con altre realtà che presentano simili criticità e rischi.</div>
<div><i>&#8220;La tutela sia la sfida più grande di Pompei, oggi raccolta e fronteggiata con spirito di innovazione. Il nuovo sistema di monitoraggio offre, finalmente, una mappatura completa del sito e una conoscenza circostanziata di ogni suo elemento, a partire dalle forme di degrado e dalle dinamiche di rischio, fino alle stime dei costi da sostenere. Il gran lavoro di tutti i professionisti, i tecnici e gli operatori del Parco, ha dato forma a un modello di gestione integrata nel quale si fondono restauro, manutenzione programmata, nuove tecnologie e sostenibilità ambientale. Volendo riassumere il senso complessivo di questo operare, si potrebbe dire che Pompei è un grande laboratorio per l’idea di Tutela. Senza tralasciare un’ulteriore considerazione, tanto generale quanto essenziale: conoscere è fondamentale per intervenire e agire&#8221;.  </i>Lo ha dichiarato il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, nel testo del messaggio affidato al Capo di Gabinetto, Valentina Gemignani.</div>
<div><i>“Il completamento del monitoraggio dell’intera città antica di Pompei rappresenta un passaggio fondamentale per la valorizzazione e tutela del sito. Una conoscenza puntuale e aggiornata dello stato di conservazione consente di programmare interventi più efficaci e tempestivi, migliorando al contempo la fruizione e ampliando progressivamente le aree accessibili. In questa prospettiva, Pompei rafforza il proprio ruolo come modello avanzato di gestione integrata, in cui tutela e valorizzazione procedono insieme, a beneficio di un pubblico internazionale sempre più ampio e della comunità”, </i>ha affermato il Capo Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale del MiC, Alfonsina Russo.</div>
<div><i>“Ho concepito un sogno su Pompei da Presidente del Consiglio Superiore con Roberto Cecchi 15 anni fa sulla manutenzione programmata di quel sito. Solo il Direttore Gabriel Zuchtriegel lo ha finalmente trasformato in compiuta realtà, per cui esulto di gioia, anche perché il Direttore ha varato lo studio delle regioni della città, i cui tessuti sono inediti, in accordo con la Sapienza di Roma. Così conoscenza e tutela sistematiche si confronteranno come in un dittico. Che ciò sia di esempio!”</i>, ha sottolineato il professore Andrea Carandini</div>
<div><i>“Conservare Pompei è una sfida enorme, ma proprio per questo ci spinge a dare il massimo e a cercare continuamente nuove soluzioni, a esplorare tutte le possibilità di migliorare il nostro lavoro anche attraverso l’uso della tecnologia. Base fondamentale per ogni intervento di tutela del patrimonio è, uno, la consapevolezza che il patrimonio è fragile, specialmente in un sito come Pompei, e, due, una conoscenza dettagliata di tutto il sito quale condizione imprescindibile per programmare le attività di manutenzione e restauro”</i>, ha aggiunto il Direttore di Pompei, Gabriel Zuchtriegel.</div>
<div>In sintesi, l’approccio del Parco archeologico di Pompei mira a una manutenzione preventiva, scientifica, tecnologicamente avanzata e sistematica, in quanto basata su una visione globale delle esigenze e non più su singole segnalazioni di emergenze. Si tratta, inoltre, di un approccio sostenibile, in quanto consente di avere un quadro generale delle necessità di intervento e di prevedere i costi aggiornati in maniera ragionata e programmabili; infine, il modello sviluppato a Pompei è anche estendibile ovvero replicabile presso altri siti.</div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Pompei, un percorso nella storia dell’eruzione</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 22:21:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>

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<br />
“Poiché l&#8217;angoscia di ciascuno è la nostra<br />
<br />
<br />
<br />
Ancora riviviamo la tua, fanciulla scarna<br />
Che ti ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="x_x_x_x_x_x_x_x_x_Signature">
<blockquote>
<div>“<i>Poiché l&#8217;angoscia di ciascuno è la nostra</i></div>
</blockquote>
</div>
<blockquote>
<div><i>Ancora riviviamo la tua, fanciulla scarna<br />
Che ti sei stretta convulsamente a tua madre. (…)<br />
Sono passati i secoli, la cenere si è pietrificata<br />
A incarcerare per sempre codeste membra gentili.<br />
Così tu rimani tra noi, contorto calco di gesso,<br />
Agonia senza fine, terribile testimonianza”</i></div>
<div> <b>Primo Levi &#8211; </b>La Bambina di Pompei &#8211;</div>
</blockquote>
<blockquote>
<div>“<i>Sono morti da diciotto secoli, ma sono creature umane che si vedono nella loro agonia. Lì non è arte, non è imitazione; ma sono le loro ossa, le reliquie della loro carne e de’ loro panni mescolati col gesso: è il dolore della morte che riacquista corpo e figura….</i> “</div>
<div><b>Luigi Settembrini &#8211;</b> scrittore e patriota napoletano dell’800</div>
</blockquote>
<div></div>
<div>Un “memoriale” che racconta la fine di Pompei e le sue vittime. L’eruzione del 79 d. C. &#8211; che ha colpito migliaia di persone e fatto della antica città vesuviana una testimonianza unica nella storia &#8211; per la prima volta viene narrata attraverso un allestimento museale permanente che ne restituisce la storia momento per momento, esponendo i calchi delle vittime e una selezione di reperti organici straordinariamente conservati. Sarà visitabile alla <b>Palestra Grande degli scavi, dal 12 marzo 2026</b>.</div>
<div></div>
<div>La nuova esposizione che ripercorre <b>l’origine, la storia dell’eruzione e la tecnica dei calchi</b>, è il risultato di un dialogo tra un linguaggio museale teso a dare dignità alle vittime dell’eruzione, ma al tempo stesso a raccontarne la storia con cura scientifica.</div>
<div>Una narrazione oggettiva di quella vicenda attraverso la quale il visitatore si trova di fronte al <i>“… dolore della morte che riacquista corpo e figura”</i> con cui lo scrittore Luigi Settembrini nel ‘800, aveva descritto i calchi di Pompei, <i>“non arte, non imitazione; ma le loro ossa, le reliquie della loro carne e de’ loro panni mescolati col gesso</i>”. Primo Levi, nella poesia La bambina di Pompei, parla di “<i>agonia senza fine, terribile testimonianza</i>”.</div>
<div></div>
<div><b>22 i calchi di vittime, </b>tra i vari rinvenimenti esposti, scelti fra quelli meglio conservati e più leggibili, presentati sulla base del contesto di provenienza, che va dalle domus nelle aree interne della città fino alle porte e alle strade che uscivano dal centro abitato, scappando lungo le quali gli abitanti cercarono invano la salvezza.</div>
<div><b>L’esposizione riunisce assieme, per la prima volta, un così ampio numero di testimonianze. </b>A Pompei dall’800 è stato possibile realizzare un centinaio di calchi. Altri, singoli o in piccoli gruppi, sono visibili nelle domus o in altri edifici della città, nei luoghi originari del loro rinvenimento.</div>
<div></div>
<div>I<b>l percorso si articola nei portici sud e nord della Palestra Grande,</b> il grande edificio quadrato ubicato di fronte all’Anfiteatro e un tempo destinato alla formazione dei cittadini, con una sezione dedicata alla Vulcanologia e ai reperti organici, piante e animali e una sezione dedicata ai resti umani.</div>
<div></div>
<div>Dichiara il Ministro della Cultura Alessandro Giuli: “Mi ha colpito l’allestimento fatto con grandissimo rigore scientifico, la capacità di restituire la cruda verità dell’eruzione di Pompei e l’espressività dei calchi. E al tempo stesso l’atteggiamento rispettoso nei confronti delle vittime, attraverso una galleria del dolore che ci restituisce la verità come in un sacrario contemporaneo, perché tutte le tragedie che avvengono per calamità naturali sono condensate in questa magnifica, terrificante ed esplicativa rappresentazione che il direttore e tutto il magnifico staff del Parco archeologico ci hanno offerto.</div>
<div>È una mostra coraggiosa perché è anche estremamente contemporanea. Non è facile la rappresentazione della morte, non è facile mettere in mostra la nudità dei calchi di corpi travolti da ceneri, lapilli e lava. Bisogna saperlo fare e saper raccontarlo con uno sguardo scientifico ma allo stesso tempo empatico nei confronti del dolore. E la missione è riuscita”.</div>
<div></div>
<div>Dichiara il Direttore Generale del Parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel: “Personalmente ritengo questa la più grande sfida museologica che abbiamo mai affrontato, e ringrazio tutto il gruppo di lavoro, in particolare Silvia Bertesago e Tiziana Rocco, che hanno seguito l’allestimento dai primi passi. Abbiamo cercato un linguaggio museografico che unisca la semplicità toccante di un memoriale, perché non volevamo in nessun modo rinunciare all’aspetto umano ed etico, con la gioia della scoperta attraverso apparati didattici inclusivi e facilmente comprensibili. I calchi delle vittime non sono reperti, non sono statue e non sono opere d’arte, né d’arte antica né contemporanea. Per dire cosa sono, forse basta una frase, pronunciata una volta da un collega su uno scavo dove scoprimmo una vittima: questo siamo noi. Possiamo vedere nei calchi di bambini, donne e uomini morti nel 79 d.C. la nostra fragilità, la nostra umanità e vulnerabilità: perciò, da un incontro rispettoso con queste testimonianze, che abbiamo cercato di rendere possibile con il nuovo allestimento, può scaturire un messaggio profondo: la vita è precaria, preziosa, la vita è bella”.</div>
<div></div>
<div><b><u>L’origine dei calchi  </u></b></div>
<div>Nel 79 d.C., l’eruzione del Vesuvio distrusse improvvisamente la città di Pompei, seppellendola sotto metri di cenere e pomici. Questo evento catastrofico ha conservato intatti non solo edifici e strade, ma anche le tracce delle vite di chi vi abitava. Le persone rimaste intrappolate durante la seconda fase dell’eruzione, ovvero dopo la caduta dei lapilli, furono avvolte da una nube ardente di cenere vulcanica (cosiddetta “corrente piroclastica”), che si solidificò intorno ai loro corpi.</div>
<div>Con il tempo, i corpi e tutti i materiali organici si decomposero, lasciando degli spazi vuoti nella cenere indurita. Nell’800, questi vuoti intercettati durante gli scavi, furono per la prima volta riempiti con gesso per creare calchi fedeli delle vittime e sono oggi una testimonianza potente e toccante della tragedia, che ci permette di “vedere” gli oggetti andati distrutti e le persone che vissero e morirono in quel momento. Pompei è l’unico sito al mondo che consente il recupero di questo tipo di testimonianze.</div>
<div><b>I calchi non sono dunque semplici reperti, ma testimonianze dirette della tragedia</b> <b>che colpì</b> <b>Pompei. </b>Attraverso di essi, la scienza ci restituisce i volti, i gesti e l’umanità degli abitanti dell’antica città, fermi nell’attimo in cui il tempo si è interrotto.</div>
<div><b><u> </u></b></div>
<div><b><u>Il percorso espositivo</u></b></div>
<div>Nel <b>braccio Sud</b> trova spazio una <b>sezione vulcanologica</b>, dedicata al Vesuvio e al racconto dell’eruzione del 79 d.C., arricchito da un nuovo video che ne ripropone in sintesi la dinamica e dalla ricostruzione di una colonna di circa 4 metri di ceneri e lapilli, il materiale eruttivo che seppellì completamente la città di Pompei. Segue una <b>parte dedicata agli animali e alle piante con una collezione dei reperti organici</b> straordinariamente conservati che raccontano il rapporto fra l’uomo e le risorse naturali.</div>
<div>La sezione è accompagnata da un apparato grafico di testi e riproduzioni iconografiche di fauna e flora presenti in famosi affreschi pompeiani, alcuni anche di recente scoperta (come quelli provenienti dalla casa del Tiaso).</div>
<div>Il <b>braccio Nord</b>, accanto ad una piccola parte sugli arredi con due calchi di porte, ospita la grande <b>sezione dedicata ai resti umani</b>, che espone una collezione di calchi originali delle persone colpite dall’eruzione.</div>
<div>I calchi delle vittime del 79 d.C. sono tra le testimonianze più famose e commoventi di Pompei. Spesso confusi con corpi pietrificati, sono in realtà il risultato di un processo unico, reso possibile dalle condizioni create dall’eruzione e da una tecnica archeologica sviluppata nel tempo.</div>
<div>Anche se sono noti tentativi negli anni precedenti, fu nel 1863 che l’archeologo Giuseppe Fiorelli,<b> </b>versando<b> </b>gesso liquido in queste cavità, per primo riuscì a restituire la forma originaria delle vittime. Una volta indurito il gesso e rimossa la cenere circostante, riemergevano figure umane sorprendentemente dettagliate, spesso con ossa ancora presenti al loro interno.</div>
<div></div>
<div>Il tema trattato e il tipo di reperti esposti ci pongono a stretto contatto con il momento della morte improvvisa. Per tale motivo <b>la sezione delle vittime non è subito visibile, ma è protetta alle due estremità, da elementi divisori che avvisano dell’ingresso in un settore peculiare, dando quindi allo spettatore la possibilità di scegliere se affrontare o meno la visita</b>.</div>
<div></div>
<div><b>L’allestimento è scandito da un apparato grafico in cui è ridotto al minimo l’uso del colore e di ogni elemento decorativo</b>, a vantaggio di testi lineari accompagnati da foto d’archivio, che documentano i contesti o i calchi in fase di scavo o di restauro. È arricchito da contenuti multimediali dedicati da un lato alla tecnica di realizzazione dei calchi dal momento dell’invenzione fino ad oggi e alla struttura interna dei calchi con immagini tratte da TAC eseguite su alcuni esemplari, dall’altro lato a contenuti storici come l’intervista ad Amedeo Maiuri sui calchi dell’Orto dei Fuggiaschi o ancora agli aspetti emozionali legati alla vista di questi reperti, come ben rappresentato nel frammento del film “Viaggio in Italia” di R. Rossellini</div>
<div></div>
<div><b><u>Un percorso flessibile e accessibile: video in LIS e ISL e modellini tattili</u></b></div>
<div>Tutto il percorso, per la sua ubicazione all’interno dell’area archeologica, è volutamente flessibile, è cioè strutturato per poter essere visitato ed avere una lettura compiuta nei diversi sensi di marcia e a prescindere dal lato di ingresso al monumento, adattandosi così alle diverse direzioni dei flussi di visitatori.</div>
<div>Particolare attenzione è stata data all’accessibilità, attraverso contenuti audio, video in LIS e ISL, strumenti in CAA (Comunicazione Aumentata Alternativa) e due sezioni tattili dedicate rispettivamente una alla parte sulle vittime umane e l’altra a quella sugli animali e le piante con modellini 3d dei reperti accompagnati da testi in braille.</div>
<div>Attraverso gli apparati grafici, i video e gli approfondimenti, l’allestimento vuole garantire la più ampia fruizione di questi materiali unici, rispettandone e valorizzandone le peculiarità, restituendo loro il giusto significato, quali straordinarie testimonianze della storia di Pompei e dei suoi abitanti.</div>
<div><b> </b></div>
<div></div>
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		<title>Quanto costava il blu delle pareti di Pompei?</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 17:49:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160;<br />
Il “sacrario blu” di Regio IX,10 è stato oggetto di un articolo scientifico appena pubblicato sulla prestigiosa rivista npj ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Il “sacrario blu” di Regio IX,10 è stato oggetto di un articolo scientifico appena pubblicato sulla prestigiosa rivista <i>npj Heritage Science. </i>Le analisi scientifiche, condotte dal MIT (Massachusetts Institute of Technology) insieme al Parco Archeologico di Pompei e all’Università degli Studi del Sannio, hanno avuto ad oggetto il pigmento blu che rivestiva le pareti della stanza (il famoso il blu egizio o <i>caeruleum </i>per gli antichi romani).</p>
<p>La caratterizzazione multi-scala del pigmento, che ha visto più metodologie di indagine (da quelle non distruttive a quelle microdistruttive, dalla scala atomica a quella macroscopica) ha permesso di quantificare gli esatti quantitativi di colore applicati tramite la tecnica dell’affresco e, pertanto, <b>di stimare i notevoli costi dei pigmenti utilizzati per la decorazione, paragonandoli al costo della vita presso gli antichi romani. Le stime<span class="Apple-converted-space">  </span>rivelano che i costi del solo pigmento ceruleo si aggiravano fra il 50% e il 90% del salario di un legionario</b><i>. </i>Lo studio ribadisce la necessità di studi diagnostici integrati per la comprensione del mondo antico dal punto di vista pittorico e simbolico, ma senza dimenticare anche il lato pragmatico ed economico.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Pompei, scene di gladiatori e storie d’amore</title>
		<link>https://www.scrivonapoli.it/pompei-scene-di-gladiatori-storie-damore/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 17:52:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>

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		<description><![CDATA[<br />
<br />
<br />
Dopo due secoli, nuove scoperte nel corridoio di passaggio dei teatri<br />
<br />
<br />
Una storia d’amore di ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>
<div id="x_x_x_x_x_x_Signature"></div>
<blockquote>
<div><b>Dopo due secoli, nuove scoperte nel corridoio di passaggio dei teatri</b></div>
</blockquote>
</div>
<div>Una storia d’amore di una donna di nome Erato, <i>Erato amat</i>… (“Erato ama&#8230;”), la scena di un combattimento gladiatorio, e tanti altri istanti e sentimenti fissati su una parete nel quartiere dei teatri, al pari di quelli che oggi troveremmo lungo i muri delle strade moderne o nelle chat e sui social. Storie di vita vissuta, amori, passioni, insulti, incitazioni sportive che sarebbero andati perduti per sempre e che, invece, stanno riaffiorando a Pompei grazie alla tecnologia. Succede nel corridoio di passaggio che collegava l’area dei teatri alla via Stabiana. Un muro scavato oltre 230 anni fa, davanti al quale sono passati milioni di visitatori ogni anno e da cui non ci si aspettava nessuna novità, nessun altro racconto e dove invece – attraverso l’impiego di metodologie di ricerca d’avanguardia &#8211; emergono quasi 300 iscrizioni, tra quelle già note da tempo (circa 200) e quelle nuove identificate (79).</div>
<div>Il progetto si chiama <i>Bruits de couloir</i> (“Voci di corridoio”) ed è stato ideato da Louis Autin ed Éloïse Letellier-Taillefer dell&#8217;Università della Sorbona e Marie-Adeline Le Guennec dell&#8217;Università del Québec a Montréal, in collaborazione con il Parco archeologico di Pompei.</div>
<div><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-21-alle-18.48.39.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-159335" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-21-alle-18.48.39-300x174.png" alt="pompei" width="300" height="174" /></a></div>
<div>Come raccontato sull’E-Journal degli Scavi di Pompei <a id="OWAa67a994a-fc0c-642c-b5c9-aab9af3b0f79" class="x_x_x_x_x_x_x_OWAAutoLink" href="https://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei/" data-auth="NotApplicable">https://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei/</a> , è stato eseguito in due campagne nel 2022 e nel 2025. Così è stato possibile arrivare a una rilettura complessiva della vasta testimonianza di graffiti presenti in questo ambiente di passaggio, attraverso un approccio multidisciplinare che combina epigrafia, archeologia, filologia e digital humanities.</div>
<div><i>“Vado di fretta; stammi bene, mia Sava, fa che mi ami!” – “Miccio-cio-cio, a tuo padre che cacava hai rotto la pancia; guardate un po&#8217; come sta Miccio!” – “Methe, (schiava) di Cominia, di Atella, ama Cresto nel suo cuore. Che ad entrambi la Venere di Pompei sia propizia e che vivano sempre in armonia.” </i>Sono alcuni esempi, tra quelli già precedentemente noti, che attestano la vitalità, la molteplicità delle interazioni e delle forme di socialità, che si sviluppavano in uno spazio pubblico così frequentato dagli abitanti dell’antica Pompei:</div>
<div><i>“La tecnologia è la chiave che ci apre nuove stanze del mondo antico e quelle stanze le dobbiamo anche raccontare al pubblico – </i>ha commentato il Direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel <i>– Stiamo lavorando su un progetto di tutela e valorizzazione delle scritte, che in tutta Pompei sono oltre 10mila, un patrimonio immenso</i>. <i>Solo l’uso della tecnologia può garantire un futuro a tutta questa memoria della vita vissuta a Pompei.”</i></div>
<div>La metodologia adottata utilizza una griglia virtuale, documenta legami spaziali e tematici tra le iscrizioni e analizza le pareti del corridoio con RTI (<i>Reflectance Transformation Imaging</i>, tecnica di fotografia computazionale che acquisisce una serie di immagini di un oggetto sotto diverse direzioni di illuminazione). Così, si riesce a vedere ciò che l’occhio nudo non vede e dopo più di due secoli dallo scavo, emergono ancora novità. Al tempo stesso, questa tecnica è fondamentale per la conservazione digitale di una collezione di testimonianze di per sé fragili.</div>
<div>Lo sviluppo di una piattaforma 3D che integri fotogrammetria, dati RTI e metadati epigrafici porterà alla creazione di un nuovo strumento per la visualizzazione congiunta e l’annotazione delle iscrizioni. Per favorire al meglio la conservazione di questo importante complesso di attestazioni epigrafiche pompeiane concentrate in un unico ambiente, portate alla luce nel 1794, il Parco Archeologico di Pompei ha messo in programma la realizzazione di una copertura del corridoio, per consentire finalmente un’adeguata protezione degli intonaci su cui sono state incise le iscrizioni, e per favorire una futura esperienza di visita integrata con l’ausilio delle tecnologie sviluppate dalle nuove ricerche.</div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ercolano, focus sulla Casa del Bicentenario</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Dec 2025 17:20:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>

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		<description><![CDATA[<br />
I “prima e dopo” di un restauro aperto e condiviso<br />
La Casa del Bicentenario riaperta finalmente nel 2019, dopo ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div></div>
<div><b>I “prima e dopo” di un restauro aperto e condiviso</b></div>
<div>La Casa del Bicentenario riaperta finalmente nel 2019, dopo un’importante e delicata fase di recupero per garantire la fruizione in sicurezza, è oggi interessata da un’ulteriore fase di conservazione, durante la quale è possibile offrire, al contempo, ai visitatori la possibilità di osservare da vicino le attività di restauro in corso. Il cantiere oggi si configura, dunque, come un laboratorio a cielo aperto, dove rigore scientifico, trasparenza, valorizzazione e condivisione con il pubblico si intrecciano. L’esperienza, sulla scia dei “close up cantieri”, consente infatti di vivere un momento unico di confronto diretto tra le porzioni già restaurate e quelle ancora da trattare, cogliendo con immediatezza la trasformazione del “prima e dopo”. Un prima e dopo che potrebbe essere percepito all’esterno come un semplice intervento estetico, ma che, nella buona pratica del restauro, implica la complessa riduzione delle cause del degrado e la restituzione delle superfici alla patina del tempo.</div>
<div><b>Perché “cantieri partecipati”?</b></div>
<div>La conservazione del patrimonio archeologico “all’aperto” richiede molteplici attenzioni, una cura continua e attenta che il Parco Archeologico di Ercolano attua attraverso un ampio programma di interventi di manutenzione programmata ciclica, che includono opere di riduzione delle cause di degrado e di miglioramento dello stato di fatto. C’è sempre molto fermento dietro queste attività e non sempre è possibile rendere partecipe il visitatore. L’intento di condividere il delicato e importante lavoro che è alla base della conservazione delle superfici archeologiche non è teso solo a soddisfare la curiosità del visitatore ma mira soprattutto a farne comprendere il valore; una missione, questa, per gli operatori tecnici, che non solo migliora la visita di oggi ma rende possibile poter godere del patrimonio archeologico il più a lungo possibile.</div>
<div>I visitatori che accedono in questi giorni alla Casa del Bicentenario hanno sia l’opportunità di ammirare le parti restaurate durante le precedenti campagne di lavori, sia quella di assistere dal vivo alle nuove opere in corso nell’atrio, secondo la formula ormai consolidata del “cantiere partecipato”.</div>
<div>Il contesto, il progetto più ampio Il progetto di manutenzione straordinaria è finanziato con Legge 190 e rappresenta una tappa importante nella crescita del Parco, seguendo le orme del primo ciclo di manutenzione straordinaria, il cui progetto fu donato al Parco dal Packard Humanities Insitute (PHI) e portato a termine dal Parco stesso nel 2021. La campagna di manutenzione straordinaria in corso rappresenta la continuità della manutenzione programmata, per la quale il Parco si è occupato interamente della progettazione e dei lavori, ma valorizzando gli approcci e l’innovazione sviluppati dal team del Packard Humanities Institute e dai tecnici del Parco in questo ambito, nel corso dell’ultimo decennio. Ciò conferma la volontà di David W. Packard di vedere lo stato italiano prendere spunto dagli avanzamenti ottenuti nell’ambito del partenariato pubblico-privato in atto a Ercolano dal 2001 e portarli avanti sempre più autonomamente.</div>
<div><b>Un ricordo speciale</b></div>
<div>Con la ripresa dei lavori alla Casa del Bicentenario, il personale del Parco e il team del Packard Humanities Institute ricordano con profonda commozione e riconoscenza per il lavoro svolto il restauratore Giuseppe Giordano del Consorzio Roma, recentemente scomparso. Il suo apporto professionale e lo spirito collaborativo, testimoniati in particolare nel grande cantiere del 2019 alla Casa del Bicentenario, restano vivi come esempio di dedizione e passione per il mondo del restauro.</div>
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		<title>L&#8217;Ercole ritrovato della Villa di Civita Giuliana</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Dec 2025 19:40:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>

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		<description><![CDATA[<br />
Come in un romanzo giallo che vede ricomporsi nel tempo, tra indizi e ipotesi, una vicenda dai contorni criminosi, ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div></div>
<div>Come in un romanzo giallo che vede ricomporsi nel tempo, tra indizi e ipotesi, una vicenda dai contorni criminosi, restituendo verità e dignità alla Storia, così la Villa suburbana di Civita Giuliana a nord di Pompei, si riappropria di un frammento di affresco trafugato anni addietro da uno dei suoi ambienti di culto. Si tratta del <b>frammento di un affresco raffigurante Ercole bambino nell’atto di strozzare i serpenti,</b> un tempo collocato nello spazio di una lunetta superiore della parete di fondo dell’ambiente &#8211; che risultava asportata da tombaroli &#8211; e le cui caratteristiche consentono di riconoscerne inequivocabilmente la provenienza da tale contesto.</div>
<div></div>
<div>Il reperto, illecitamente asportato, proveniva da una collezione privata negli Stati Uniti. Nel 2023, nell’ambito di un procedimento penale della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, a seguito della collaborazione tra il Comando Tutela Patrimonio Culturale Carabinieri di Roma e le Autorità degli Stati Uniti, è stata disposta l’assegnazione al Parco Archeologico di Pompei.</div>
<div></div>
<div>La vicenda si inserisce nell’ambito di una serie di azioni che il Parco Archeologico di Pompei sta conducendo dal 2017 assieme alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, consistenti in campagne di scavo e indagini giudiziarie presso la Villa romana di Civita Giuliana. Una collaborazione strategica, formalizzata da un protocollo d&#8217;intesa rinnovato più volte dal 2019, che ha permesso non solo di riportare alla luce testimonianze storiche di eccezionale importanza, ma anche di contrastare il sistematico saccheggio condotto da anni di attività criminale nell’area e che nel tempo, oltre alla sottrazione di reperti e decorazioni, ha causato la  distruzione irreversibile di preziosi dati scientifici.</div>
<div></div>
<div>Nell’ambito di questa collaborazione, gli scavi archeologici condotti nel sito di Civita Giuliana tra il 2023 e il 2024 avevano portato <b>all’individuazione di un ambiente</b> a pianta rettangolare con funzioni rituali, identificato come un possibile <b>sacello o <i>sacrarium</i></b>. Il sacello presentava un basamento quadrangolare, probabilmente destinato a sostenere una statua, ed era stato quasi completamente spogliato della sua decorazione dai tombaroli, inclusi 12 pannelli figurati e la lunetta affrescata superiore, di cui il frammento recuperato sarebbe pertinente.</div>
<div></div>
<div><b>La restituzione dell’opera si inserisce, a sua volta, in una più ampia operazione che ha permesso il rientro in Italia di 129 reperti</b>, nell’ambito del Protocollo siglato tra il District Attorney della Contea di New York e il Governo della Repubblica Italiana.</div>
<div><b> </b></div>
<div><b>Accertata la provenienza pompeiana dell’affresco</b>, la Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio <b>ne ha quindi disposto l’assegnazione al Parco Archeologico di Pompei: al momento della restituzione non era però possibile fare alcuna ipotesi sulla sua collocazione originaria.</b></div>
<div><b> </b></div>
<div><b>Grazie a successive indagini approfondite</b>, a cura dei funzionari del Parco in parallelo impegnati nello scavo extraurbano, e <b>al confronto con informazioni acquisite, inclusi i dati emersi da intercettazioni ambientali, è stato possibile identificare con assoluta certezza l’affresco come proveniente dal sacello di Civita Giuliana.</b></div>
<div><b> </b></div>
<div>Di fatto l&#8217;affresco raffigura Ercole in fasce mentre strozza i serpenti alla presenza di Zeus (simboleggiato dall&#8217;aquila sul globo) e Anfitrione: <b>tale episodio non fa parte delle canoniche 12 fatiche, ma ne è un presagio</b>.<b> Poiché le pareti del sacello presentano traccia di altri 12 pannelli figurati</b>, staccati clandestinamente, si può ragionevolmente ipotizzare che il tema dei pannelli staccati fosse costituito dalle dodici fatiche di Ercole: <b>seguendo questa ipotesi, ben si inserisce l’affresco con Ercole bambino che lotta con i serpenti, poiché tale episodio non costituisce una delle fatiche che Ercole compirà in età adulta bensì è un evento che segna la sua nascita ed è la dimostrazione della sua forza prodigiosa.</b> La sua collocazione in alto, all’interno della lunetta, sarebbe dunque prodromica e presagio delle future dodici fatiche.</div>
<div>Sono in corso analisi e indagini sul pannello per chiarire nel dettaglio le geometrie e i punti di connessione con i lacerti di affresco ancora conservati in loco per una futura (auspicata) ricollocazione, all’interno di quel processo di valorizzazione e fruizione del sito archeologico di Civita Giuliana.</div>
<div></div>
<div>Gli ulteriori approfondimenti investigativi proseguiranno per rintracciare gli altri affreschi sottratti dal sacello.</div>
<div></div>
<div>“<i>Un reperto archeologico possiede valore non soltanto per la sua materialità, ma soprattutto per ciò che può raccontare sul passato. –</i><b> spiega il Direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel </b><i>&#8211; Ogni oggetto rinvenuto in uno scavo è una testimonianza storico-culturale preziosa, perché il suo significato dipende dal contesto in cui è stato trovato. Quando un reperto viene rubato, questo legame con il suo contesto originario si spezza irrimediabilmente. Anche se l’oggetto rimane integro dal punto di vista fisico, perde gran parte del suo valore scientifico. Senza conoscere dove, come e insieme a cosa è stato scoperto, il reperto non può più contribuire alla ricostruzione storica e diventa un semplice oggetto isolato, privato della sua funzione di testimonianza. Per questo rubare un reperto significa sottrarre a tutti noi una parte di conoscenza e cancellare un frammento della storia dell’umanità.</i>”</div>
<div></div>
<div>“<i>Questo ritrovamento – </i><b>dichiara il Procuratore della Repubblica di Torre Annunziata, Nunzio Fragliass<i>o</i></b><i> &#8211; è l’ennesimo frutto della collaborazione sinergica tra il Parco Archeologico di Pompei e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata, rivelatasi uno straordinario strumento non solo per riportare alla luce reperti archeologici di eccezionale importanza, ma anche per interrompere l’azione criminale di soggetti che per anni si sono resi protagonisti di un sistematico saccheggio dell’enorme patrimonio archeologico custodito nella vasta area, ancora in gran parte sepolta, della villa romana di Civita Giuliana, recuperando preziose testimonianze storiche e restituendole alla fruizione della collettività</i>. “</div>
<div></div>
<div>L’affresco sarà esposto da metà gennaio all’Antiquarium di Boscoreale, che già ospita una sala dedicata ai rinvenimenti di Civita Giuliana.</div>
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		<title>Pompei, i nuovi dati sull’edilizia romana</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Dec 2025 08:05:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>

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		<description><![CDATA[<br />
Pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Communications un articolo scientifico su nuovi dati sull’edilizia romana,  emersi grazie a indagini nell’ultimo cantiere ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<div><b>Pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Communications un articolo scientifico </b><b>su nuovi dati sull’edilizia romana,  </b><b>emersi grazie a indagini nell’ultimo cantiere di scavo di Pompei, la Regio IX.</b></div>
</blockquote>
<div>Un cantiere romano antico straordinariamente ben conservato a Pompei ha fornito la prova più chiara finora di come i costruttori romani realizzavano il loro celebre e durevole opus <i>caementicium</i>, confermando che impiegavano un approccio di “hot‑mixing” che intrappolava clasti di calce reattiva nel materiale e poneva le basi per secoli di autoriparazione.  La notizia è stata riportata in un articolo scientifico oggi pubblicato sulla autorevole rivista Nature Communications.</div>
<div>Il team della Massachusetts Institute of Technology (MIT), in collaborazione con il team del Parco di Pompei e l&#8217;Università degli Studi del Sannio, ha campionato nella Regio IX cumuli di materie prime pre‑miscelate a secco, un muro in corso d’opera e persino riparazioni antiche, il tutto all’interno di un unico contesto di officina sigillato dall’eruzione del 79 d.C. All’interno di quei cumuli di materie prime, il gruppo ha trovato frammenti di quello che all&#8217;origine era calce viva: la prova inequivocabile che i Romani macinavano calce viva a la miscelavano a secco con la pozzolana prima di aggiungere l’acqua direttamente in cantiere.</div>
<div>“<i>È una collaborazione internazionale di altissimo profilo</i>&#8211; ha dichiarato <b>il Direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel</b>&#8211;<i> che dimostra che i parchi archeologici italiani sono anche enti di ricerca di primo ordine</i>.”</div>
<div>Il contributo di Pompei è straordinario poiché il sito conserva strumenti, cumuli di materie prime e muri in più fasi all’interno della stessa area di lavoro, cosi ancorando la tecnologia a un tempo e a una pratica precisi, invece che a frammenti isolati di strutture finite. Quell’«officina congelata» trasforma l’ipotesi in dimostrazione: hot‑mixing non era soltanto possibile nel mondo romano — veniva messo in pratica, sul campo e su larga scala, nel 79 d.C. La capacità di autoriparazione, resa possibile dall’approccio di hot‑mixing e dai componenti vulcanici reattivi, apre la strada a materiali più durevoli e a tecniche di restauro più efficaci e sostenibili.</div>
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		<title>Pompei, fave e frutta per gli schiavi</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Dec 2025 10:36:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[scrivonapoli.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>

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		<description><![CDATA[<br />
<br />
Paradossalmente, i lavoratori schiavizzati che i Romani consideravano “strumenti parlanti” (instrumentum vocale), in alcuni casi godevano di una ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div></div>
<div><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-05-alle-11.33.04.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-159181" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-05-alle-11.33.04-300x175.png" alt="pompei" width="300" height="175" /></a></div>
<div>Paradossalmente, i lavoratori schiavizzati che i Romani consideravano “strumenti parlanti” (<i>instrumentum vocale</i>), in alcuni casi godevano di una nutrizione migliore dei loro prossimi “liberi”. Tale quadro, suggerito dalle fonti scritte, sembra ora trovare riscontro negli scavi della villa di Civita Giuliana vicino a Pompei, realizzati con un contributo di 140mila Euro nell’ambito della “<i>Campagna nazionale di scavi a Pompei e in altri parchi nazionali</i>” finanziata con la Legge di Bilancio 2024 su proposta del Ministero della Cultura.</div>
<div>Come pubblicato sull’E-Journal degli Scavi di Pompei, in uno degli ambienti al primo piano del quartiere servile della grande villa sono stati trovati<b> anfore con fave</b>, di cui una semivuota, nonché <b>un grande cesto con frutta (pere, mele o sorbe)</b>. Si tratta di integratori preziosi per uomini, donne e bambini ridotti in schiavitù, che abitavano in piccole celle di 16 mq. Ciascuna cella conteneva fino a tre letti. In quanto “strumenti di produzione”, il cui valore poteva arrivare a diverse migliaia di sesterzi, il padrone evidentemente aveva pensato bene di integrare la dieta dei lavoratori agricoli, basata sul grano, con alimenti ricchi di vitamine, come le pere o le mele, e proteine, come le fave.</div>
<div><a href="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-05-alle-11.32.59.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-159182" src="http://www.scrivonapoli.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-05-alle-11.32.59-300x210.png" alt="pompei" width="300" height="210" /></a></div>
<div><b>La conservazione al primo piano</b>, in una zona dove le indagini stratigrafiche continueranno nei prossimi mesi, <b>verosimilmente aveva una doppia finalità</b>: in primo luogo, <b>gli alimenti erano più protetti da parassiti come i roditori.</b> Sin dal 2023, sono stati trovati resti di diversi esemplari di topi e ratti negli alloggi servili del pianterreno, che non disponevano di un vero e proprio pavimento ma solo di un battuto di terra. Inoltre, <b>è probabile che comunque fosse previsto un razionamento</b> e dunque un controllo di quanto ciascuno poteva prendere giornalmente dalla dispensa, anche in base alle mansioni, all’età e al sesso. Tale controllo potrebbe essere risultato più facile conservando i viveri al primo piano, dove potrebbero aver alloggiato i servi più fidati del padrone di casa, che esercitavano un controllo sugli altri, secondo un articolato sistema ricostruito in precedenza in base all’analisi del quartiere servile.</div>
<div>Si stima che per un numero di cinquanta lavoratori, che corrisponde alla capienza del quartiere servile di Civita Giuliana, uno dei più grandi noti dal territorio dell’antica Pompei, servissero circa 18.500 chilogrammi di grano all’anno. Per la produzione di una tale quantità era necessaria una superficie di circa 25 ettari. Tuttavia, per evitare il diffondersi di malattie legate alla malnutrizione, era essenziale aggiungere altri alimenti alla dieta; solo così si poteva garantire la piena efficacia degli “strumenti parlanti”. Poteva così verificarsi che gli schiavi delle ville intorno a Pompei fossero meglio nutriti di molti cittadini formalmente liberi, alle cui famiglie mancava il minimo per vivere e che erano pertanto costretti a chiedere elemosine ai personaggi eminenti della città.</div>
<div>Le indagini archeologiche si sono concentrate nel settore nord del quartiere servile nello spazio occupato dall’attuale strada di Via Giuliana, al di sotto della quale si sono messe in luce le strutture murarie riferibili ai piani superiori della villa, e in particolar modo a quattro ambienti delimitati da tramezzi in <i>opus craticium.</i></div>
<div>Gli ambienti indagati al piano terra hanno restituito il calco dell’<b>anta di una porta,</b> composta da due pannelli rettangolari e con ancora le borchie in ferro, probabilmente una delle ante della porta a doppio battente che dal portico conduceva al corridoio che terminava all’ingresso del sacrario. <b>Un secondo calco sembra rientrare nella sfera degli attrezzi agricoli</b>, forse un aratro a spalla o una stegola, ovvero l’elemento che serve a guidare un aratro trainato da animali.</div>
<div></div>
<div><b>Un altro calco di notevoli dimensioni</b> <b>potrebbe essere interpretato come un’anta di un portone</b> che, a giudicare dagli incassi e dagli alloggi presenti sul lato lungo superiore, doveva essere a doppio battente. La sua posizione leggermente inclinata verso la parete a cui si appoggia e la vicinanza alla stanza cosiddetta del carpentiere lascia ipotizzare che potesse essere qualcosa in attesa o in fase di riparazione.</div>
<div></div>
<div> “<i>Sono casi come questo in cui l’assurdità del sistema schiavistico antico diventa palese</i> – commenta <b>il Direttore di Pompei, Gabriel Zuchtriegel</b>, co-autore dello studio sul quartiere servile di Civita Giuliana – <i>Esseri umani vengono trattati come attrezzi, come macchine, ma l’umanità non si può cancellare così facilmente. E così, il confine tra schiavo e libero rischiava continuamente di svanire: respiriamo la stessa aria, mangiamo le stesse cose, a volte gli schiavi mangiano persino meglio dei cosiddetti liberi. Allora si spiega come in quel periodo ad autori come Seneca o San Paolo potesse venire in mente che alla fine siamo tutti schiavi in un senso o nell’altro, ma possiamo anche tutti essere liberi, almeno nell’anima. Si tratta del resto di un tema che non appartiene soltanto al passato, dal momento che la schiavitù, in altre forme e sotto altri nomi, è ancora una realtà a livello globale; alcune stime parlano di oltre 30milioni di persone nel mondo che vivono in condizioni assimilabili a forme moderne della schiavitù.”</i></div>
<div></div>
<div>La villa di Civita è stata oggetto di una campagna di scavo avviata a partire dal 2017 grazie alla collaborazione con la Procura della Repubblica di Torre Annunziata, che nel 2019 è stata sancita dalla sottoscrizione di un Protocollo d’intesa, rinnovato più volte, finalizzato ad arrestare il saccheggio sistematico che per anni aveva interessato la villa. Le indagini del 2023-24 si sono concentrate lungo il tratto urbano di strada, investigando per la prima volta un’area interposta tra i due settori già noti, quello residenziale a nord e il quartiere servile a sud, allo scopo di verificare l’attendibilità delle informazioni recuperate dalle indagini giudiziarie condotte dalla Procura.</div>
<div>Attualmente è in corso il progetto “<i>Demolizione, scavo e valorizzazione in località Civita Giuliana</i>” finanziato con i fondi ordinari del Parco, che prevede la demolizione di due costruzioni che insistono sul quartiere servile e il successivo ampliamento delle attività di scavo archeologico di questo quartiere di cui, allo stato attuale, conosciamo solo una parte. Lo scavo permetterà di ricostruire un quadro più completo e articolato dell’organizzazione planimetrica della villa e della sua estensione nel quartiere servile, elemento di fondamentale importanza per mettere a punto nuove strategie di conservazione e valorizzazione di tutta l’area in questione.</div>
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		<title>Un viaggio sulle tracce della “Preistoria facile”</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Oct 2025 08:11:30 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Quattro giorni sulle tracce della preistoria, tra le antiche vie della necropoli di San Vito, sulle rotte del Mediterraneo e ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b></b><span style="font-weight: 400;">Quattro giorni sulle tracce della preistoria, tra le antiche vie della necropoli di San Vito, sulle rotte del Mediterraneo e alla scoperta della cucina dell’età del bronzo. Il cibo riscoperto e studiato dagli alunni delle scuole del territorio flegreo. Dal 28 ottobre al 2 novembre, i Campi Flegrei diventano il fulcro di una serie di eventi e iniziative che coinvolgeranno studenti, docenti e istituzioni, in un viaggio affascinante tra storia, archeologia e cultura. Si chiama “</span><i><span style="font-weight: 400;">Preistoria facile nei Campi Flegrei</span></i><span style="font-weight: 400;">” in ricordo di Giorgio Buchner, </span><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Archeologo"><span style="font-weight: 400;">archeologo</span></a> <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Germania"><span style="font-weight: 400;">tedesco</span></a><span style="font-weight: 400;"> che ha aperto la strada alla preistoria flegrea con la scoperta dei siti di Vivara e di Ischia, curato da </span><b>Anna Russolillo</b><span style="font-weight: 400;"> in collaborazione con </span><b>Anna Abbate, Francesca Diana e Sonia Gervasio</b><span style="font-weight: 400;">. L’evento è promosso da Villaggio Letterario con il contributo della Regione Campania. Il programma dell’iniziativa sarà illustrato nell’ambito di una conferenza stampa che si terrà martedì 28 ottobre, alle 9.30, presso la Necropoli di San Vito (via San Vito, 7) a Pozzuoli. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Presenti il sindaco di Pozzuoli </span><b>Luigi Manzoni</b><span style="font-weight: 400;"> e il sindaco di Quarto </span><b>Antonio Sabino</b><span style="font-weight: 400;">. Alla conferenza, che sarà moderata dal direttore di Canale 21, </span><b>Gianni Ambrosino</b><span style="font-weight: 400;">, prenderanno parte anche </span><b>Vincenzo Cirillo</b><span style="font-weight: 400;">, consigliere della Città Metropolitana, </span><b>Filippo Monaco</b><span style="font-weight: 400;">, dirigente scolastico dell’istituto Petronio, </span><b>Vincenzo Barbuto</b><span style="font-weight: 400;">, Riserva Statale Naturale di Vivara, </span><b>Michele Assante del Leccese</b><span style="font-weight: 400;">, consigliere con delega alla cultura di Procida e a Vivara, </span><b>Raffaella De Vivo</b><span style="font-weight: 400;">, assessore alla cultura del comune di Quarto, </span><b>Teresa Cantiello</b><span style="font-weight: 400;">, docente di Storia del Petronio, </span><b>Francesca Diana</b><span style="font-weight: 400;">, proprietà di Vivara. La figura di Giorgio Buchner sarà ricordata da </span><b>Anna Russolillo</b><span style="font-weight: 400;">, architetto presidente Villaggio Letterario, </span><b>Anna Abbate</b><span style="font-weight: 400;">, archeologa presidente Gruppo Archeologico Kyme e </span><b>Gea Palumbo</b><span style="font-weight: 400;">, presidente Accademia dei Campi Flegrei. Nell’occasione ci sarà una degustazione di prodotti del territorio di Villa Elvira e del Blamangieri, una visita guidata alla necropoli tardoantica e l’accoglienza a cura degli alunni del Petronio di Monteruscello e dell’Isis Montalcini di Quarto coordinati da Elisabetta Cioffi e Raffaella Iovine.</span></p>
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